
Con A Levante, l’aurora (Manni editore, 160 pp.) Pier Francesco Liguori consegna ai lettori un romanzo che intreccia memoria familiare, archeologia, avventura e riflessione storica.
Liguori, già autore de La stanza del naturalista, di Viaggiatori e liberi muratori e di Ultime voci dai fondali notturni – La maledizione del Travancore, rimane fedele a un tratto che attraversa tutta la sua produzione: l’attenzione per le radici, la capacità di far vivere nella scrittura la propria terra, anche a distanza.
Il protagonista è l’archeologo italo-argentino Eduardo Bromer, che riceve in eredità non soltanto un legame affettivo con il nonno Hugo, ex ufficiale nazista, ma anche un segreto sepolto nelle acque dello Jonio. Sul letto di morte, infatti, il nonno gli confida l’esistenza di un tesoro: reperti archeologici trafugati dalla Grecia durante l’occupazione italo-tedesca, finiti in fondo al mare con l’affondamento del sommergibile Zoea al largo di Santa Maria di Leuca.
Da qui prende avvio una trama che conduce Eduardo, negli anni Novanta, proprio nel Capo di Leuca. Non si tratta solo di un viaggio archeologico, ma di un confronto con la memoria oscura di una famiglia, con il peso della storia e con il mare come custode silenzioso di segreti e di verità. Nel piccolo borgo salentino, lontano dai ritmi frenetici e dai dispositivi che oggi ci rendono costantemente reperibili, l’archeologo incontra figure ambigue e affascinanti come la pescatrice Addolorata, segnata da un passato doloroso, e l’ammiraglio Kondylis, depositario di un sapere non meno enigmatico.
Il romanzo alterna pagine di avventura a momenti di introspezione, offrendo al lettore una riflessione sul rapporto tra eredità e responsabilità, tra colpa e riscatto. La scrittura esterofila di Liguori, scorrevole ma densa di riferimenti culturali, rende accessibile anche a chi non ha competenze specifiche il mondo dell’archeologia subacquea, restituendolo come spazio di mistero e suggestione.
A Levante, l’aurora è dunque molto più di una vicenda di recupero e restituzione di reperti antichi: è il racconto di come la storia personale e quella collettiva possano convergere in un punto preciso della geografia e del tempo, e di come il mare – con i suoi fondali e le sue voci – continui a custodire tanto la violenza della guerra quanto il desiderio di rinascita.
