Tracce di capriolo nell’Arneo: un’indiretta testimonianza notarile sulla fauna scomparsa del Salento

di Marcello Gaballo

 

Nel cuore della Terra d’Otranto, tra le distese selvagge dell’Arneo e le pietraie assolate intorno a Nardò, viveva un tempo il capriolo, presenza silenziosa e oggi dimenticata di un paesaggio radicalmente mutato.

La sua esistenza nel territorio neretino è documentata non da trattati di zoologia, ma da una fonte inaspettata: un rogito notarile, che fa luce su una vicenda apparentemente marginale, eppure rivelatrice.

In un atto d’indagine rogato presso un notaio neretino, si racconta infatti che “di fronte alla chiesa del Carmine vi era la conciaria di Leonardo Massa e dei suoi figli Bonaventura, Agostino e Alberto”, artigiani della pelle ben noti in città, i quali “una settimana prima avevano lavorato una pelle di caprio per farne una sacchetta di caccia”.

Questo dettaglio, quasi di sfondo, diventa il cuore di un’indagine più ampia: “nel contempo era stato ammazzato un capriolo e si trattava di scoprire l’autore”, giacché il diritto esclusivo di caccia “nella predetta foresta”, cioè nell’Arneo, “era esclusivo del Duca di Nardò Acquaviva d’Aragona”. L’atto, che tenta di risalire all’uccisore del capriolo, testimonia da un lato la presenza reale di questi animali nella zona, e dall’altro la rigidissima regolamentazione venatoria vigente nel Settecento: la foresta, bene riservato della nobiltà, era difesa con zelo, e la fauna che vi viveva era parte del patrimonio esclusivo dei feudatari.

L’Arneo, esteso territorio a sud-ovest di Nardò, era ancora nel XVIII secolo una vasta selva di macchia e querceti, interrotta da pascoli e radure, dove il capriolo trovava rifugio e nutrimento. La presenza di cervidi nel Salento, e in particolare del Capreolus capreolus italicus, è oggi scientificamente attestata solo fino al primo Ottocento, ma frammenti documentari come questo rogito permettono di retrocedere la datazione con maggiore certezza.

In epoca medievale e moderna, cervi e caprioli erano comuni nel Mezzogiorno, presenti non solo nei grandi complessi boschivi dell’Appennino ma anche nelle zone  litoranee come l’Arneo e la serra di Supersano. La loro graduale estinzione fu dovuta alla pressione antropica, alla deforestazione, alla caccia non regolamentata (nonostante i divieti formali), ma anche all’evoluzione della cultura venatoria: il capriolo, ritenuto preda di pregio, era cacciato non per necessità alimentare ma come trofeo aristocratico.

Il particolare della “sacchetta di caccia” ricavata dalla pelle dell’animale è emblematico: si trattava di un oggetto probabilmente di lusso o di distinzione, segno che anche la trasformazione della fauna in manufatto seguiva logiche sociali e simboliche. La conceria dei Massa, ubicata nei pressi del Carmine, agiva così al crocevia tra l’artigianato urbano e le risorse naturali dei feudi: ciò che arrivava dalle selve del Duca diventava, attraverso la lavorazione, bene di consumo urbano.

Oggi il capriolo è scomparso da tutto il Salento. Gli ultimi esemplari furono segnalati tra la fine del XVIII secolo e l’inizio del XIX in aree come l’Arneo, le campagne di Supersano e la boscaglia tra Ugento e Presicce. La sua memoria si conserva in toponimi sbiaditi e, più ancora, in documenti come questo, in cui la cronaca di un illecito, la morte di un animale e la destinazione della sua pelle ci restituiscono un’immagine viva — e insospettata — della biodiversità perduta. L’Arneo che oggi conosciamo, agricolo e disboscato, non è più quello del tempo dei Massa: ma in certe pagine d’archivio tornano a vivere il silenzio della selva, l’eleganza del capriolo e la complessa trama di poteri, diritti e mestieri che lo circondava.

3 Commenti a Tracce di capriolo nell’Arneo: un’indiretta testimonianza notarile sulla fauna scomparsa del Salento

  1. Non a caso, la via che sta alle spalle della Chiesa del Carmine si chiama ”Via dei Pellettieri”

  2. Non solo capriolo………..
    (1733) – Il dr. Gio: Camillo Cacciatore, (nipote del vicario generale di Brindisi)
    ricevute due segnalazioni una da parte dell’agente Pappi di Copertino e l’altra del sig. Sambiasi di Nardò, chiede al vicario generale di Brindisi di prendere diligente informazione nei confronti del chierico beneficiato Domenico Sozzo per aver ucciso un CINGHIALE nel bosco di Arneo, riserva di caccia del conte di Conversano, e poi venduto nella piazza di Lecce.
    (1714) – Processo contro alcuni chierici perché armati di schioppette si sono recati nel bosco di Arneo e ucciso un CAPRIOLO in violazione degli ordini emanati dal vicario generale.
    (Dagli atti criminalia della Curia arcivescovile di Brindisi.

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