di Fabio Cavallo
Una questione – per quanto marginale sul piano storico – continua ad alimentare l’interesse di studiosi e appassionati, spinti dal desiderio di sciogliere un enigma che, da troppo tempo, avvolge la storia di Casarano: l’esistenza o meno di antiche mura urbiche erette a protezione del nucleo medievale del borgo.
L’ipotesi della presenza di qualche forma di perimetro difensivo, a tutela dell’agglomerato urbano casaranese, non appare priva di fondamento, tutt’altro. Anzi trova un’armonica collocazione nel contesto salentino delle strutture difensive, il cui sviluppo è databile nel tardo medioevo. In tale periodo, segnato da frequenti scorrerie, saccheggi e conflitti feudali, era quanto mai necessaria una protezione, anche minima, dei centri abitati.
Per quanto riguarda Casarano, le mura avrebbero avuto il carattere della “funzionalità essenziale”, prive, quindi, di elementi architettonici distintivi in linea con le esigenze di una comunità di modeste dimensioni, non direttamente affacciata sul mare, ma non per questo esente da pericoli. Ed infatti, a differenza delle ben più note cinte murarie di Lecce, Nardò, Gallipoli e Otranto, costruite con precisi elementi distintivi ed articolati sistemi di difesa (bastioni, cannoniere, torelli, ecc.) quelle della nostra cittadina, strutturalmente semplici e costruite con materiale di risulta, ci sono pervenute, non fisicamente, ma attraverso flebili tracce reperibili su alcuni documenti storici.


Non è escluso, però, che alcune vestigia di esse siano ancora presenti e nascoste nel tessuto urbano del centro storico cittadino. Per l’individuazione fisica ci può aiutare l’indagine toponomastica con preziosi indizi circa l’ubicazione dell’antico “castrum” e della cinta muraria.
L’ANTICO “CASTRUM”
La denominazione popolare, ancor oggi in uso “a su Casteddhru” (letteralmente sopra il Castello)(1) ci dà conferma della presenza di un antico maniero. Padre Antonio Chetry (1913-1984) nella sua monumentale opera “Spigolature Casaranesi”(2) cita un atto legale del 1558 la cui postilla conclusiva indica il luogo di redazione:
“in Provintia terrae hydronti appud terram Casarani magni et proprie intus cameram aulae castri dicte terre ex parte occidentis…”
[trad.: Nella provincia di Terra d’Otranto, presso la Terra di Casarano grande e precisamente all’interno della sala del castello della detta terra, nella parte occidentale…].
In quell’anno, il patrizio napoletano Bartolomeo D’Aquino (1609-1658) non aveva ancora acquistato i feudi di Casarano e Casaranello (lo farà nel 1637) tanto meno eretto il palazzo ducale. Ne consegue che il “castrum” citato nella postilla può identificarsi in una struttura databile al tardo medioevo.
LA “TERRA” FORTIFICATA
Padre Luigi Tasselli (1622-1694), nella sua ultima opera “Antichità di Leuca”(3) afferma che la nascita di Casarano grande si deve alla trasmigrazione degli abitanti di Casaranello i quali, seguendo l’esempio del loro feudatario, Giacomo Tomacelli (4) (sec. XIII-XIV), stabilitosi in una struttura fortificata sulle pendici della serra, si insediarono nei dintorni di essa costituendo, così, la “Terra”, il nucleo primitivo del borgo. Non a caso, a pochi metri dal probabile sito del castello, si sviluppa un agglomerato di casupole dette appunto “Vico Terra” o anche “quartiere vecchio” corrispondente al nucleo più antico del centro storico casaranese(5). Gerhard Rohlfs (1892-1986) nel suo Vocabolario dei dialetti salentini, a proposito del luogo detto “Terra”, lo definisce come:”…il nome che viene dato alla parte vecchia di un paese o di una città”. Pierre Toubert (1932-2025), medievalista francese recentemente scomparso, nel libro Dalla Terra ai castelli traccia la differenza fra la “Terra”, borgata abitativa più o meno grande, chiusa da mura di cinta e da fossati, in contrapposizione col “Casale” in cui queste strutture sono assenti.(6) Fin dal Medioevo, epoca in cui iniziano a emergere le prime attestazioni storiche sul borgo casaranese, e per tutto il Settecento, la nostra cittadina è indicata con il termine di “Terra” riscontrabile in diversi documenti dell’epoca con queste diciture: “presso la Terra di Casarano”, ”nella terra di Casarano”, “apud terram Casarani”.

LE PORTE URBANE E IL TRACCIATO MURARIO
Un elemento architettonico urbano, privo di ornamenti esteriori, qual è il cosiddetto ”Arco di via Matino”, consente di ipotizzarne verosimilmente la funzione di antica porta d’accesso al sobborgo medievale.

A consolidare tale ipotesi è la presenza, su un muro fiancheggiante, di una targa lapidea ottocentesca recante il nome del paese, il mandamento e il circondario di appartenenza: un vero e proprio segnale stradale ante litteram, pensato per coloro che si accingevano ad attraversare quella soglia urbana.

Un documento del 1838 che regola una compravendita tra privati parla letteralmente di un “…Magazeno [omissis] detto delli Monaci in quest’abbitato di Casarano vicino alla porta della Terra…”(7). La porta più vicina al largo Terra è proprio l’arco di Via Matino.
Un’altra struttura simile, che si innesta sul fianco sinistro dell’antica ex chiesa di San Nicola, in via Bonifacio IX, potrebbe rappresentare una seconda porta di accesso destinata probabilmente al collegamento con aree agricole e pastorali.

Tuttavia, non si può escludere del tutto l’ipotesi che si tratti di un elemento di diversa funzione, dal momento che la volta, per quanto richiami quella dell’arco di via Matino, non trova corrispondenza nella cartografia ottocentesca della cittadina. Questa assenza solleva dubbi sull’effettiva natura dell’accesso e invita a ulteriori approfondimenti.


Ugualmente la presenza di un lungo tratto murario sinuoso, immediatamente a ridosso del muro posteriore della chiesuola lungo il confine sud-ovest, tra l’insediamento storico e la più recente urbanizzazione novecentesca (l’odierna Via Sesia), andrebbe approfondita. Questo muro, costruito a secco o con impasti di “terra cruda”(8) presenta alla base cavità carsiche adattate in epoca imprecisata a grotte artificiali, utilizzate plausibilmente come stalle e magazzini agricoli. Tali ambienti rupestri, comuni in molte realtà salentine, sembrano confermare la destinazione “di servizio” dell’area esterna alla cinta urbana.



L’ipotesi di mura litiche non è affatto peregrina in quanto questo tipo di tecnica costruttiva, che prevedeva la mancanza di fondazioni e la posa in opera di blocchi naturali, era alquanto diffusa nell’area salentina. In attesa di eventuali indagini archeologiche più approfondite, questi elementi costituiscono una base significativa per la ricostruzione storica dell’impianto difensivo del borgo e della sua evoluzione tra Medioevo e età moderna.
IL FOSSATO
Ugualmente significativa è la presenza del toponimo “Canale Cupo”, oggi Via Sesia, che, come già detto, identifica una zona ubicata tra le ipotetiche mura litiche e “l’extra moenia”. L’uso del termine “canale” lascia intuire l’esistenza di un fossato, elemento tipico della difesa medievale, mentre l’aggettivo “cupo” ne suggerisce la profondità e, meglio, il carattere marginale e… buio. Alcuni documenti di epoca moderna riportano il toponimo “via Fosso”, corrispondente ad un tratto dell’attuale via Vittorio Emanuele II. Tale asse viario, che si sviluppa in prossimità del limite del centro storico, si arresta nei pressi del Palazzo Ducale dei d’Aquino, edificio che — come già affermato — sarebbe sorto sui resti di un preesistente sito medievale. L’associazione tra la “via fosso” e la struttura castellana non può ritenersi casuale: la strada delimitava probabilmente l’area in cui correva un fossato o un tratto di mura, funzionali alla difesa della fortificazione signorile e, per estensione, dell’intero abitato.

In conclusione, il tracciato originario delle antiche mura di Casarano, sebbene non sempre visibile in modo diretto, sopravvive nel lessico urbano, nelle forme architettoniche residuali e nelle fonti documentarie. Esso attende solo di essere ricostruito con attenzione filologica e spirito critico, attraverso un approccio che sappia intrecciare topografia storica, archeologia urbana e linguaggio della pietra.
