Gli Scolopi a Francavilla Fontana

Chiesa di San Sebastiano (XVIII secolo) (tutte le foto sono dell’Autore)

 

di Mirko Belfiore

Terra di Francavilla, seconda metà del XVII secolo. Giunge in città uno sparuto gruppo di religiosi dell’ordine dei chierici regolari poveri della Madre di Dio, più comunemente conosciuti come i Padri delle scuole pie o ancora più semplicemente come: gli Scolopi.

Cosa portano? Portano una piccola-grande rivoluzione per uno degli insediamenti della terra di Brindisi fra i più dinamici per numero e attività economiche. La prova tangibile di questo evento è ancora oggi riscontrabile lungo l’antico itinerario urbano che da piazza Umberto I conduce verso la chiesa dei Padri cappuccini (Corso Garibaldi): un complesso monastico che comprende l’antico tempio dedicato a San Sebastiano e l’attigua struttura conventuale, dove oggi trova sede la scuola “Vitaliano Bilotta”.

Questa congregazione nacque per iniziativa dello spagnolo Giuseppe Calasanzio (1558-1648) a Roma e nel 1597, sulla grande spinta di rinnovamento che la Chiesa cattolica, sconvolta dai subbugli della Riforma protestante, dovette autoimporsi dalla seconda metà del XVI secolo. Oggi come allora, la contraddistingue uno spirito profondamente cristiano, dove alla massima benedettina: ora et labora e alla visione di una società più democratica ed egualitaria, si unisce la volontà di superare le distinzioni di ceto grazie all’ausilio del mezzo pedagogico per eccellenza: la scuola. Attraverso l’uso di un manifesto formativo nuovo e moderno, costruito ad hoc secondo le attitudini/inclinazioni dello studente, si arriva a un più rapido avvicendamento verso il mondo del lavoro e della società civile.

Quale era il fine di tutto ciò? La volontà era quella di sviluppare un vero e proprio moto di rinnovamento sociale all’interno di una società rigida e complessa come quella seicentesca. Alla luce di questi presupposti, ben si comprende il motivo del perché la famiglia al potere in città, gli Imperiali, decise di esporsi con convinzione in favore degli Scolopi. Il modus operandi dei padri ben si confaceva con il programma istituzionale di intervento che la dinastia intraprese sulla propria cittadinanza, volto a raggiungere il benessere della comunità anche tramite un’evoluzione del contesto sociale. Da non sottovalutare inoltre, di come tutta questa formazione possa aver influito positivamente sull’iniziativa privata di alcune fasce della popolazione, una simbiosi operativa e ideologica: potere feudale – potere religioso – popolazione, da tenere presente nello studio del contesto economico locale.

2 Particolare dello stemma di Casa Imperiali

 

L’intero progetto architettonico venne finanziato dall’Universitas, dalla comunità francavillese e dai Padri delle scuole pie, insieme alle donazioni di Casa Imperiali. Molti furono i membri del gruppo famigliare che parteciparono al progetto e in particolare Don Andrea Imperiali, secondo Principe di Francavilla e primo promotore, il quale una volta morto (25 settembre 1678) dispose l’assegnazione di un legato e la vendita di alcune proprietà. Le disposizioni del nobiluomo vennero messe in atto dalle principesse Brigida e Pellina Grimaldi, rispettivamente madre e moglie, a cui si aggiunse l’apporto del potente fratello Giuseppe Renato Imperiali, allora chierico della Camera Apostolica e futuro Cardinale, il quale incrementò di cinquecento ducati il patrimonio degli Scolopi. Ottenuto il consenso dalla Sede Apostolica (11 settembre 1681), l’Universitas accordò il suo beneplacito agli Scolopi.

Particolari emergono da un atto del 20 gennaio 1682, rogato dal notaio Leonardo Antonio D’Ambrosio di Latiano, il quale ci riporta che i membri dell’ordine giunsero in città: …in numero sei e che scelsero come loro sede il tempio religioso dedicato a San Sebastiano, allora gestito dai pochi sacerdoti rimasti della regola di San Filippo Neri.

Nella veduta del 1643, l’antico sito religioso occupato dai filippini ben si evince nei suoi contorni e grazie alla relazione della visita pastorale del 1565 (Arcivescovo di Brindisi e Oria, Giovanni Carlo Bovio), sappiamo di come la cappella fosse di piccole dimensioni e adornata solo di alcuni altari. Una volta entrati in possesso del plesso, i padri controriformati si impegnarono da subito nell’esecuzione di considerevoli lavori di ampliamento, abbattendo le preesistenze e edificando una nuova chiesa con annesso collegio. Non a caso, il sito divenne un tassello importante del rinnovamento urbano intrapreso dalla famiglia feudale, volto a riordinare il reticolato cittadino in espansione fuori dalle antiche mura del Quattrocento.

3 Lapide che attesta la posa della prima pietra (1696)

 

I lavori iniziarono nel 1696, come attesta una lapide posta sul lato destro esterno della Chiesa: “Funditus erecta / Primo lapide solemniter / benedictu / Die XX Oct. MDCXCVI /”, e durarono fino ai primi anni del XVIII secolo. Ciò ci è testimoniato da varie fonti: dall’abate-viaggiatore Pacichelli che nel 1703 annotò nella sua relazione: …che ancora sontuosamente si stanno fabbricando, dalla Platea del Collegio riferibile agli anni 1682-1710 e dal Libro Maggiore del 1735, dove sono numerose le annotazioni riferibili alle spese sostenute per la fabbrica, senza dimenticare il Palumbo, il quale afferma che nel 1728 fu ultimata la cupola. L’architetto che progettò la chiesa di San Sebastiano fu con certezza fra’ Benedetto Margherita di San Nicolò, ispettore del cantiere dal 1710 al 1723, insigne architetto dell’ordine scolopico e uomo molto stimato dagli Imperiali che lo impiegarono in altri feudi.

Come si presenta l’edificio? La considerevole mole campeggia in un ampio slargo e in facciata mostra forme e linee di chiara matrice barocca: due ordini sovrapposti suddivisi in tre sezioni, finte colonne che poggiano su capitelli dorici, architravi decorati con motivi geometrici, alcune nicchie vuote e un campanile a vela con due monofore contenenti fino a qualche tempo fa le due grandi campane fuse a Gallipoli nel 1747.

4 cupola con decorazione a tasselli

 

La prima evidenza artistica di questo complesso architettonico è sicuramente rappresentata dalla grande cupola, imponente per altezza e diametro, e finemente decorata da una copertura a mosaico costituita da tessere invetriate policrome, che una volta riflessa la luce solare restituiscono quell’incredibile tavolozza di colori dalle nuances brillanti e vivaci, all’epoca vero elemento di novità sia a Francavilla quanto nel territorio salentino.

5 volta con decorazione a stucco

 

L’impianto della chiesa è a navata unica ed è fiancheggiata da tre cappelle per lato inserite entro archi a tutto sesto. Appena superato l’ingresso, si è sopravanzati da una massiccia cantoria contenente uno splendido organo settecentesco, mentre l’abbondanza di luce che filtra dalle finestre delle lunette, illumina l’enorme spazio suddiviso fra l’atrio, l’aula assembleare e la considerevole altezza della cupola. Tutta la superfice è costellata da una decorazione a stucco fitta ma leggera, che coinvolge tutti gli elementi architettonici presenti, ed è esaltata al massimo nei particolari dei due altari dedicati a San Gaetano e a San Elzeario, commissionati dalla succitata Brigida Grimaldi e dalla nobildonna Irene Delfina di Simeana, moglie di Michele III, a sua volta figlio di Andrea I.

6 Altare di San Gaetano Thiene e di sant’Elzeario vescovo (XVIII secolo)

 

Qui esplode la bellezza della manifattura di matrice leccese, quel barocco “esagerato” che ha fatto scuola lungo tutto il territorio pugliese. Le committenze sono attestate dalla presenza dei grandi araldi della famiglia Imperiali, posti sulle arcate dalle cappelle, e dai cartigli marmorei riportanti le epigrafi dedicatorie, dolcemente sostenuti da teneri puttini in stucco. Assistiamo a un incontrollabile esuberanza di decorazioni, fregi e motivi in pietra, i quali con continuità ricoprono copiosamente tutta la superficie degli altari e delle imponenti colonne tortili, con dettagli ripresi sia dal mondo floreale quanto da quello animale, mentre in tutta la loro tenerezza dolci volti dall’aspetto umano fanno capolino dalle sculture in rilievo.

7 Epigrafi dedicatorie che testimoniano le committenze delle principesse Brigida Spinola e Irene Delfina di Simeana (XVIII secolo)

 

8 Particolare della decorazione a rilievo

 

Il patrimonio pittorico della chiesa, seppur in chiave locale, non sfigura al confronto con il resto dell’edificio. Nomi importanti della cultura artistica brindisina e tarantina hanno partecipato all’arricchimento decorativo: la bottega dei Bianchi di Manduria con Diego Oronzo, lavora alle due tele degli altari dove sono raffigurate la Vergine ed il Bambino con san Gaetano da Thiene e la Vergine con i santi Elzeario de Sabran e la beata Delphine de Signe, a cui va aggiunta la tela raffigurante la Madonna col Bambino tra i santi Francesco da Paola e Filippo Neri, risalente al 1723 e un tempo collocata sul lato destro del presbiterio della chiesa. Questa bottega, insieme a quella dei Delli Guanti e del Carella, di cui qui ritroviamo conservate alcune opere, concorrono a rappresentare quel crogiolo di artisti che andò a vivacizzarsi grazie al mecenatismo di Casa Imperiali.

9 Altare di san Roberto con paliotto in legno dipinto

 

Da evidenziare alcuni piccoli gioielli di manifattura leccese come il gruppo scultoreo in cartapesta policroma denominata “la Visitazione” o “la Matonna a doe”, recanti le raffigurazioni statuarie di Maria e di Santa Elisabetta entrambe incinte, o l’altare in legno della cappella dedicata a San Roberto costituto da assi orizzontali dipinte con pregevoli decorazioni a rilievo.

10 la Visitazione con Maria e santa Elisabetta (Ditta De Pascalis e Manzo, gruppo scultoreo policromo in cartapesta, 1892, Francavilla Fontana)

 

11 Madonna col Bambino tra i santi Francesco da Paola e Filippo Neri (Domenico Antonio Carella, XVIII secolo, olio su tela, Francavilla Fontana)

 

Accanto alla chiesa si estende l’ex collegio delle Scuole Pie, struttura che nella sua storia poté fregiarsi della concessione del titolo di Real Collegio Ferdinandeo (6 luglio 1841), all’epoca un vanto per la città, e da cui emersero figure illustri come il Beato Pompilio M. Pirrotta e il Beato Bartolo Longo. Ci troviamo davanti a un edificio a due piani con forma quadrangolare che insieme alla chiesa occupa tutto l’isolato compreso fra via Simeana e via Crispi e che emerge dal contesto per le linee compatte ed eleganti. Gli interni si articolano lungo un corridoio continuo voltato a botte e terminano con la scala d’ingresso principale, costituita da tre rampe e caratterizzata da una inconsueta forma a U.

12 Portale collegio scolopico, particolare del trittico di stemmi (famiglia Imperiali-Grimaldi, Padri Scolopi, Universitas di Francavilla)

 

In facciata si posiziona l’imponente portale a tutto sesto con stipiti a bugnato, sormontato da un trittico di stemmi in pietra, sintesi perfetta di chi in questo progetto ha avuto parte attiva: le famiglie Imperiali e Grimaldi, l’ordine degli Scolopi e infine la città di Francavilla. Un connubio fra potere religioso e potere pubblico, oggi come allora unici custodi di un pezzo di storia a cui è legata un’importante pagina della memoria collettiva e per cui ci si aspetta un destino ben diverso da quello attuale fatto di abbandono e degrado, dove ancora oggi rimangono come assoluti protagonisti sia l’asfissiante burocrazia che la totale mancanza di idee.

13 visuale interna della cupola

 

DOCUMENTI D’ARCHIVIO

A.S.B., Platea degli Scolopi, 1687-1711 e vari Atti Notarili.

A.D.O., Francavilla, aa. 1681-1932, Scuole Pie, permute, cartella 98. I. “della eretione del convento degli Scolopi di Francavilla”.

 

BIBLIOGRAFIA

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