Taranto ed Ebalo: un mito sempre vivo

di Armando Polito

Su Ebalo e derivati non mi pare il caso di ripetere quanto ho avuto occasione di scrivere in https://www.fondazioneterradotranto.it/2019/01/08/taranto-piazza-ebalia-le-origini-di-un-toponimo/.

Rischierei, da parte di chi a suo tempo mi lesse, l’accusa di autoriciclaggio o, se preferite, di autocopia-incolla, oppure di avanzata arteriosclerosi …

A chi, invece, sente questo nome per la prima volta e non vuole precludersi la possibilità di comprendere più agevolmente quanto dirò, faccia una visita preliminare al link appena segnalato.

E allora? Qui integrerò aggiungendo i riferimenti testuali ad un autore lì citato con scarne notizie e presentando ex novo un altro più vicino a noi.

Tommaso Niccolò d’Aquino (1665-1721) nel 1706 entrò nell’Arcadiaed assunse lo pseudonimo di Ebalio Siruntino2. Fu sindaco di Taranto, subentrando al padre, nel 1705-1706. In vita non pubblicò nulla. Il suo Deliciae Tarentinae, il cui autografo risulta disperso, fu pubblicato per i tipi della Stamperia Raimondiana a Napoli nel 1771 da Cataldantonio Artenisio Carducci (1733-1775), che lo corredò di traduzione in endecasillabi del testo latino in esametri e di commento.

Ne riporto fedelmente i versi che ci interessano, con la mia traduzione perché quella del Carducci raramente coincide con l’estensione del verso originale:

LIBRO I

1 Oebaliae canimus silvas, bimarisque Tarenti (Cantiamo le selve di Ebalia e di Taranto dai due mari)

82 magna per Oebalios volant examina campos (grandi sciami volano per i campi ebalii)

137 explicat, Oebaliae qua surgunt moenibus arces (elargisce, per dove le rocche di Ebalia sorgono con le loro mura)

151 Oebalii exultant, et amabilis ora Phalanti (esultano gli Ebalii e l’amabile contrada di Falanto)

166 Oebaliam iuxta, nec longo dissita tractu (Presso Ebalia, né lontana per lungo tratto)

232 Oebalias parit, unda tamen sua munera nutrit ([il clima caldo] genera le ebalie [qualità], l’onda tuttavia nutre i suoi doni)

237 Perpetuus micat Oebaliae thesaurus aquarum (In Ebalia brilla il perpetuo tesoro delle acque)

244 Oebaliam propter felicibus ora fluentis (presso Ebalia una contrada dalle copiose acque)

298 Alluit Oebaliam longi molimine tractus (Bagna Ebalia un corso d’acqua dal lungo tratto con argine)

326 Oebaliam ingreditur, secum arcubus ipsa triumphans [l’acqua entra in Ebalia, trionfando essa stessa con getti arcuati)

335 civibus Oebaliis: agitant sub nocte choreas (per i cittadini ebalii: di notte intrecciano le danze)

372 appulit Oebalios fines spartana iuventus (la gioventù spartana

437 Oebalii plaudunt, tolluntque ad sidera nomen (Gli Ebalii applaudono ed elevano il nome alle stelle)

456 Instant adversi Oebalii, ferroque coruscant (Gli Ebalii oppongono resistenza e brillano nell’armatura)

493 nutriit Oebaliae divino nectare alumnos (nutrì gli allievi col divino nettare di Ebalia)

544 Oebalii: fors astra, novo seu Cinthia ([del mare] di Ebalo: per caso gli astri o la luna col nuovo)

LIBRO II

4 sit pecori: Oebalio quanta experientia nautae (ci sia per il gregge di Nereo; quanta esperienza per il marinaio ebalio)

35 Oebalius certo piscator tempore jactat (il pescatore Ebalio in tempo opportuno getta)

72 Oebalio illuxit quondam medicata veneno (trattata col veleno ebalio un tempo superò)

263 Oebaliae servant, riguo data munera coelo (custodiscono [le conchiglie] di Ebalia, doni concessi dal cielo ricco di piogge)

269 vir fuit Oebaliae quo non praestantior alter (ci fu un uomo di Ebalia del quale un altro non fu più forte)

459 Oebalio vel quae nascantur in aequore conchae (di Ebalia o le conchiglie che nascono in mare)

473 O decor Oebaliae, si quid mea carmina possunt (O decoro di Ebalia, se i miei canti possono qualcosa)

611 Oebaliam pacis regat inviolabile foedus (un inviolabile patto regga la pace ebalia)

LIBRO III

23 te vocat Oebaliae lucus, te nota Galaesi (te chiama il bosco di Ebalia, te le note del Galeso)

51 Oebalii, generose, soli tu numine vindex (tu, o generoso, vendicatore con la tua potenza del suolo ebalio)

82 quae Oebalios fines oris accedat Hyberis (che dalle coste iberiche approdi ai confini ebalii)

468 panditur Oebaliis, frondentibus undique ramis (si apre agli ebalii, mentre da ogni parte verdeggiano i rami)

LIBRO IV

12 Oebaliae assurgunt tibi prata nitentia gazis (sorgono per te i prati ebalii splendenti di ricchezze)

24 Oebalios per agros, Coelum ditavit amicum (per le campagne ebalie arricchì il clima favorevole)

35 laudibus Oebaliae certent. Rhodos aurea neve (potrebbero gareggiare con le lodi di Ebalia. né Rodi con l’aurea neve)

65 Italicus sic Oebalios ad sidera lucos (così Italicoquesti boschi alle stelle)

72 visitur Oebalium variabile floribus arvum (vien vista la campagna ebalia ricca di fiori)

111 Oebalias inter silvas celebrabitur Hymen (tra le selve ebalie sarà celebrato l’imeneo)

158 Oebaliae nunc silva, et nostri placet aura recessus (piace ora la selva di Ebalia e il clima del nostro erifugio)

168 jugiter Oebaliis spes prodiga nata secundo (subito la prodiga speranza nata agli ebalii col favorevole)

273 Oebalii vernare horti, vernare recessus (rinverdire i giardini ebalii, rinverdire i rifugi)

313 dulce solum Oebaliae, et foecunda fruge superbit (dolce il suolo d’Ebalia e sarà orgoglioso dell’abbondante messe)

359 caesa gravi, queis Oebaliae praecepta ministrans (intagliati nel duro i precetti con i quali insegnando  ad Ebalia)

393 Hannibal Oebalius tollit victricia signa (l’ebalio Annibale solleva le insegne vittoriose)

419 Oebaliam reperet, praeeritque potentibus armis (entrerà in Ebalia e dominerà con le potenti armi)

423 attulit Oebaliae, et victricia cornua miscens (

431 Oebaliae plaudent arces, collesque supini (applaudiranno le rocche di Ebalia e gli inclinati colli)

448 Hoc reget Oebaliam, gaudens sua sceptra, caputque (questo reggerà Ebalia godendo il suo scettro e la testa)

464 Hoc genus Oebaliae praeerit, vix Regis habenas (questa stirpe reggerà Ebalia, a stento le redini del re)

503 haesit et Oebalio nimium dilecta Phalanto (restò unita e troppo amata dall’ebalio Falanto)

507 gloria, et Oebalii cecidit laus pristina fastus (la gloria e cadde la primitiva lode del fato ebalio)

515 Haec super Oebaliis ludens ad barbita plectro (queste cose sugli ebalii dilettandomi col plettro alla cetra)

Nel 1964 il tarantino Carlo D’Alessio rinveniva a Roma tra alcuni manoscritti arcadici Galesus piscator, Benacus pastor, ecloga del D’Aquino che venne pubblicata a cura di Ettore Paratore per i tipi di Laicata a Manduria nel 1969 con traduzione in prosa dell’originale latino in esametri (uno incompleto, in gergo tecnico tibicen=puntello: il v. 18). Procedo come sopra:

106 curabo, Oebaliumque Galesum hic Arcades inter (mi prenderò cura, e qui tra gli Arcadi che l’ebalio Galeso)

116 muricis Oebalii Clamydes, haec munera tandem ([mantelli tinti col colore] della conchiglia ebalia, questi doni finalmente) 

Giuseppe Dell’Antoglietta, discendente di Francesco Maria3, nel 1846 ristampava presso l’editore Pansini a Bari con le sue aggiunte l’opera di Scipione Ammirato Della famiglia Dell’Antoglietta di Taranto,  uscita per i tipi di Marescotti a Firenze nel 1597, col nuovo titolo Storia della famiglia dell’Antoglietta scritta da Scipione Ammirato stampata in Firenze appresso Giorgio Marescotti nell’anno 1597 con licenza dei superiori arricchita ed ornata di varie altre antichissime notizie storiche.

Giuseppe pensò bene di chiudere la pubblicazione con un componimentoin onore dell’avo già pubblicato nel 1717 da Carlo Maria Lizzani detto l’Accademico Ritirato5. Ai vv. 83-84: la Signoria donò di Fragagnano/nell’Ebalia maremma6.

 

Alessandro Criscuolo7, Ebali ed Ebaliche, Vecchi, Trani, 1887.

La voce di cui mi sto occupando non compare all’interno del volume, ma la sua presenza nel titolo al maschile ed al femminile è allusiva ai personaggi protagonisti delle undici storie raccontate ed al loro rapporto con Taranto. E sotto questo punto di vista spicca Lalla tarantata, che occupa le pp. 127-142.

____________

1 Giovanni Mario Crescimbeni, L’Arcadia, Antonio de’ Rossi, Roma, 1711, p.  367.

2 Per Siruntino vedi https://www.fondazioneterradotranto.it/2019/07/23/gli-arcadi-di-terra-dotranto-3-x-tommaso-niccolo-daquino-di-taranto-1665-1721/

3 Per quest’ultimo vedi https://www.fondazioneterradotranto.it/2019/07/15/gli-arcadi-di-terra-dotranto-2-x-francesco-maria-dellantoglietta-di-taranto/

4 Il titolo è Composizione epiditticha d’un illustre Ingegno, ovvero dell’Accademico Ritirato riguardante l’istoria della famiglia Dell’Antoglietta dirizzata al quindicesimo Signore, e Marchese di Fragagnano D. Francesco Maria Dell’Antoglietta stampata in Napoli presso Domenico Roselli l’anno 1717 col dovuto permesso.

5 Soprannome che aveva nell’Accademia degli Infuriati di Napoli. Pubblicò Manipolo di primizie dell’ingegno, Tommasini, Venezia, 1714, dove è inserito in lode dell’Antoglietta un sonetto.

6 Nel significato etimologico (la voce è dal latino maritima) di zona marittima.

7 (1850-1938), principe del foro, brillante conferenziere e letterato tarantino. Riporto le principali pubblicazionibed alcuni frontespizi:

Intorno a due artisti tarantini, S. Latronico & figlio, Taranto, 1874

Discorso intorno alla vita di Cataldo Sebastio, Tipografia Paisiello di S. Parodi, Taranto, 1880

Efesina: ricordi della Magna Grecia, Latronico, Taranto, 1881

Discorso letto il dì 5 giugno 1881 premiandosi gli alunni del Comune, Latronico, Taranto, 1881

Per Giuseppe Garibaldi celebrandosi la civile commemorazione dalle tre società: Operaia, de’ Muratori e de’ Figli del mare, In Taranto, il dì 11 giugno 1882, Latronico, Taranto, 1882

Difesa di Giuseppe e Vito Modesto Greco, Francesco Buttai e Domenico Scudieri accusati di grassazione, Latronico, Taranto, 1883

Discorso letto nel giorno della festa nazionale 7 giugno 1885 : premiandosi gli alunni del Liceo, delle scuole Tecniche ed Elementari del Comune di Taranto, Vecchi, Giovinazzo, 1885

Ebali ed Ebaliche, Vecchi, Trani, 1887

Ricordi di Nicola Mignona, Latronico, Taranto, 1888

Per Camillo Callari (appellato) contro G. N. De Crisci: valore di contro-dichiarazione fatta per privata scrittura contro il terzo, Latronico, Taranto, 1888

Nei testamenti la condizione di farsi prete deve aversi per non apposta? (Art. 849, C. C.) : causa Ricci contro Ricci, Latronico, Taranto, 1891

Della corruzione di persona minore dei sedici anni mediante atti di libidine che infettino malattia venerea : interpretazione degli articoli 335, 336, 351 Codice Penale, Tipografia del Commercio, Taranto, 1892

Alligazione per il sig. Augusto Pegazzano tenente di vascello querelato per rapimento, Tipografia del Commercio, Taranto, 1895

Cronaca giudiziaria tarantina, Latronico, Taranto, 1895

Bugie e pregiudizi, Mazzolino, Taranto, 1896

Il giorno augurale del nuovo Palazzo degli Uffizi in Taranto 28 giugno 1896, Martucci, Taranto, 1896

Taranto ai suoi illustri cittadini D. Acclavio e G. De Cesare, Vecchi, Trani, 1907

Giureconsulti politici e libertà italiche, Spagnolo & Guernieri, Taranto, 1910

Le Alpi: orazione pronunziata in Taranto al Teatro Orfeo il 2 marzo 1916, Società tipografica Leonardo Da Vinci, Città di Castello, 1916

Discorso del gr. uff. avv. Alessandro Criscuolo nel Foro tarantino per Luigi Perrone, L’ora nuova, Taranto, 1924

Per l’inaugurazione della biblioteca Ugo Granafei, Società tipografica Leonardo da Vinci, Città di Castello, 1926

Medaglioni tarantini della storia e della leggenda, Pappacena, Taranto, 1926 (a p. 20 è trascritta la lapide in onore di Tommaso Niccolò d’Aquino collocata dal Comune di Taranto nell’aprile 1921 nella via a lui dedicata)

Discorso ai giovani, Il popolo ionico, 1927

I funerali di G. B. Vico in L’almanacco dell’avvocato 1934, La Toga, Napoli, 1934

Epigrafi, Lodeserto, Taranto, 1921 e Pappacena,Taranto, 1937

Nella ricorrenza del suo giubileo professionale : discorso pronunziato nel Palazzo di Giustizia di Taranto il 3 maggio 1925, Biblioteca dell’ Eloquenza, Roma, 1938

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3 Commenti a Taranto ed Ebalo: un mito sempre vivo

  1. P. S. – IN MEMORIA DI TOMMASO NICCOLO’D’AQUINO. L’ARCADIA E LA SIBILLA TARANTINA…

    PER ULTERIORI APPROFONDIMENTI SUL TEMA, SI CFR. LA TESI DI LAUREA (IN LETTERATURA ITALIANA E CULTURA REGIONALE) DI Cosimo DELLISANTI, DSL TITOLO «IL “GALESUS PISCATOR”DI TOMMASO NICCOLO’D’AQUINO», UNIVERSITA’ DI BARI – ANNO ACCADEMICO 2012/2013: “CAPITOLO PRIMO:TARANTO ARCADICA: NATURA E CULTURA DA VIRGILIO A TOMMASO NICCOLO’ D’AQUINO. 1. Taranto: l’Arcadia d’Italia”: http://www.tarentumfestival.com/tarentum/wp-content/uploads/2014/08/TESI_DELLISANTI.pdf).

    UNA CITAZIONE DAL “CAPITOLO SECONDO: TOMMASO NICCOLO’D’AQUINO DI TARANTO,POETA E PASTORE” […] 7. Deliciae Tarentinae. a)Libro I […] il d’Aquino, nel 1700,era consapevole che la Taranto pitagorica di Archita non era più, eppure riconosce che conserva ancora le vestigia di un glorioso passato. E Pirro, Annibale e Archita fanno una fugace apparizione, così come lo stesso Romolo, che avrebbe visitato la grotta di Falanto, dove avrebbe vissuto, secondo il d’Aquino, la Sibilla Tarantina […] Ecco i versi riguardanti la Sibilla Tarantina (vss. 438-447): Hinc exesa videns longaeva ab origine saxa, Mirabar formam insolitam, mirabar Amictum 440 Horroremque sacrum texti; ignarumque laboris Ultro Nympha monet, dictisque ita fatur amicis: Aspicis antra, sacrae domus illa verenda Sybillae, Praescia venturi, cecinit quae fata nepotum, Ut ruerent tandem invictae Carthaginis arces, Infandum Capuae exitium, Argolicumque triunphos. Romulus ipse pater subiit spelaea Phalanti, Fata petens Romae, sacraeque oracula vatis 78 […]”.

    78.“Poscia vedendo un’antica spelonca, restava io meravigliato per la forma insolita, e pel sacro orrore che spirava quella tela trapunta; allora la ninfa mi spiega quel lavoro, e così parla: «Guarda quegli antri, ove dimorò la Sibilla, presaga dell’avvenire, la quale predisse i destini ai lontani nepoti, la ruina dell’invitta Cartagine, la miserevole distruzone di Capua e i trionfi dei Greci. Lo stesso padre Romolo visitò la grotta di Falanto per sapere i fati di Roma e udire gli oracoli della profetessa” (pp.. 41-45).

    Federico La Sala

    • P.S. 2 -“RRRTSDDRRRFFFF”: IN UNA SEQUENZA DI 14 LETTERE, LA “PROFEZIA” DELLA SIBILLA DI TARANTO SUI DESTINI DI ROMA…

      “[…] Finiamo la nostra rassegna segnalando l’opera di Antonio Guevara, Libro primo delle lettere. Tradotte dal signor Dominico di Catzelu. Con nuova tavola di sentenze, motti, argutie, historie, e di tutte le altre cose notabili, che in esso si contengono, In Vinegia, appresso Gabriel Giolito de’ Ferrari, 1558 (EDIT16, CNCE 22208). Legato con: Antonio Guevara, Libro secondo delle lettere, tradotte dal signor Dominico de Catzelu. Con nuova tavola di sentenze, motti, argutie, historie, e di tutte le altre cose notabili, che in esso si contengono. In Vinegia, appresso Gabriel Giolito de’ Ferrari, 1557, [in fine] In Vinegia, appresso Gabriel Giolito de Ferrari, 1557 (EDIT16, CNCE 22198). Queriniana, 4a L VIII 26 (Fig. 19). Sul frontespizio del libro I si legge la nota di possesso autografa Di Antonio Ricciardo.
      Il Rizzardi concentrò la sua attenzione sulla lettera a don Pietro de Acugna, Madrid, 18 gennaio 1535 (I, p. 162), dedicata alla esposizione della la profezia della Sibilla Delfica RRRTSSDDRRRFFFF: Romulo Regnante Roma Triumphante Sibilla Delphica Dixit Regnum Romae Ruet Ferro Flamma Fame Frigore. […]” (Cfr. Angelo Brumana, “Per la biblioteca di Antonio Rizzardi,autore dei Commentaria Symbolica (1591)”, Misinta, 48, DICEMBRE 2017, p. 25 e p. 39(http://www.misinta.it/wp-content/uploads/2009/12/MISINTA-48-dicembre-2017-ok-LD.pdf)

      SUL TEMA DI QUESTA “STORIA” DELLA SIBILLA DI TARANTO, anche e ancora, SI CFR. ALL’INTERNO dell’articolo di Simona De Vita, “Le donne di Taranto”, nel sito “inSolito Viola” (https://insolitoviola.wordpress.com/curiosita-tarantine/curiosita-tarantine-le-donne/).

      Federico La Sala

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