L’Arcadia salentina (Tommaso Perrone, Ignazio Viva, Pasquale Sannelli, Pietro Belli e Lucantonio Personè) e la peste di Messina (2/2)

di Armando Polito

Passo ora ai tre arcadi rimasti fino ad ora, almeno per me, sconosciuti.

Il primo è PASQUALE SANNELLI del quale, sotto il nome pastorale di Alfenore (probabilmente dal nome di uno dei compagni di Ulisse in Ephemeris belli Troiani, traduzione fatta nel IV secolo d. C. da Lucio Settimio di un’opera, perduta, scritta in greco da Ditti Cretese, autore del III-II secolo d. C.) sono riportati due sonetti (A e B), rispettivamente alle pagine 54 e 57.

A

Questa, che ricomporsi al fasto usato

e riprender l’onor d’alta Reinaa

del Sebetoa si mira alla vicina

sponda, è l’Italia; e tien fra ceppi il Fato.

Dal suol più adustob, e fin dal mar gelato

ciascun’Abitator sua gloria inchina.

Ceda il Trace, o s’aspetti alta rovina,

se non compie l’onor, che gli altri han dato.

Sì gran sorte serbata al secol nostro

fu per Carlo dal Ciel. Carlo ripose

lei c i nel suo stato del primier valore.

Or se industre scalpello e dotto inchiostro

serbano ad altre Età l’opre famose,

godrà l’Italia d’eternar suo Onore.

___________

a Vedi la nota b del componimento precedente.

b caldo; dal latino adustu(m)=bruciato.

c l’Italia

 

B

Mille cignia sublimi e mille Ingegni

volgan lor penne alla grand’opra e l’arte,

che più che ‘n marmi ad eternarla in carte

tutti ha mossi l’Idumeb i suoi disegni.

D’Orfeoc, d’Omerod in vece, i non men degni,

che onora il secol nostro in questa parte

faccian le Imprese del novello Marte

illustri e conteea’ più remoti Regni.

Io, cui fu il Ciel sì d’arte e ingegno avaro,

che non ispero aver dell’alta fronda

ornato il capo, e gir con quelli a paro,

son pur pago che Apollo ad essi infonda

tanta virtù per Carlo, ond’Ei sia chiaro

del nostro Idumef alla sinistra spondag.

___________

a poeti

b Vedi la nota a del componimento precedente.

c Mitico cantore che col suono della sua lira ammansiva le belve.

d L’aedo dell’Iliade e dell’Odissea.

e note

f Il nesso sembra  un ricalco dal verso iniziale (Del re de’ monti alla sinistra sponda) del petrarchista Angelo Di Costanzo (XVI secolo), che, a sua volta, può essersi ispirato, con le dovute differenze di situazione al ponsi del letto in su la sponda manca (Petrarca, Canzoniere, CCCLIX, 3)

g Vedi nella prima parte la nota b al secondo componimento di Tommaso Perrone.

 

Il secondo è PIETRO BELLI (1680-1750 circa), del quale a p. 79 è riportato l’epigramma in distici elegiaci che fra poco leggeremo, mentre la nota 1 recita: Patrizio Leccese, detto tra gli Arcadi Ario Idumeneo … ci ha fatto avere il presente suo purgatissimo  Componimento, posto nel presente sito, non perché questo sia il suo propio [sic, ma la forma in passato era in uso anche in testi a stampa] luogo, ma solamente perché ci perviene in questo medesimo istante, nel quale il nostro Stampatore cerca por fine alla Stampa della presente Raccolta. Nonostante qui il Belli sia utilizzato come tappabuchi, debbo dire che non mi pare affatto un intruso, perché, come vedremo, l’epigramma riguarda sempre Carlo Borbone, con riferimento alla sfera personale non privo di valenza pubblica. Prima di passare alla lettura dell’epigramma debbo dire che il Belli fu il traduttore dell’edizione napoletana per i tipi di Parrino del 1731 (testo abbastanza raro, tant’è che l’OPAC ne registra solo dieci esemplari, di cui uno custodito nella Biblioteca comunale “Achille Vergari” di Nardò) del Syphilis sive de morbo gallico di Girolamo Fracastoro. Il volume reca la prefazione di Giambattista Vico, preceduta  dalla dedica del Belli a Monsignor Ernesto de’ Conti di Harrac Uditore della Sacra Ruota Romana. Tuttavia, a proposito di quest’ultima  Carlantonio De Rosa marchese di Villarosa nell’edizione da lui curata degli  Opuscoli di Giovanni Battista Vico, Porcelli, Napoli, 1818, a p. 7 in nota 1 scrive:  Quantunque la presente dedica si vegga impressa col nome del traduttore del Poema Pietro Belli, pure da uno squarcio di essa da me ritrovato fra le Carte del Vico deducesi esserne costui stato l’Autore. Ed oltre a ciò dallo stile, e dalle cose che contiene tutte uniformi ai pensieri del Vico, chiaramente si scorge averla egli distesa interamente. E a p. 327 ulteriormente precisa:  Il Signor Pietro Belli gentiluomo Leccese fu dotato a sufficienza di beni di fortuna, ed avendo contratta stretta dimestichezza con Vico l’aiutò bene spesso in urgenti bisogni … Grato il Vico al suo benefattore, ed amico si assunse la cura dell’edizione corredandola di una sua Prefazione, e distendendone anche la Dedica, del che io sono stato assicurato, avendo fra le Carte autografe di Vico ritrovato anche il principio di tale lettera dedicatoria scritta di suo carattere. Tradusse il Belli anche il Satyricon di Petronio, e scrisse molti altri Poetici Componimenti, le quali produzioni sono ite a male. Morì verrso la metà del secolo passato.

Per quanto riguarda il nome pastorale, se Ario potrebbe essere dal latino Ariu(m), a sua volta dal greco ᾿Αρεύς (leggi Arèus), nome di due re di Sparta (meno bene, perché poco confacente ad un arcade, dal greco  Ἄρειος, leggi Àreios, =di Marte, marziale, Idumeneo è certamente connesso con Idomeneo per quanto detto nella prima parte nella nota b al componimento A di Tommaso Perrone.                                                                                

Praesagium

Ad Amaliam

Da Natum Mundo tandem, Regina precanti,

cum Patre, qui regnet, iam seniore, senex.

En quot  regna fili Pater,et quot sceptra paravit,

et quot, vincendis hostibus, arma parat.

Nascere, parve Puer, sed maximus inde futurus,

nascere cunctorum maxime, Patre minor.

 

Presagio

Ad Amaliaa

Dà, di grazia, o Regina, un figlio al mondo che lo chiede,

che regni vecchio insiemecol padre ancora più vecchio.

Ecco quanti regni e quanti scettri del figlio il padre ha apprestato

e quante armi prepara per vincere i nemici!

Nasci, fanciullo piccolo ma destinato poi a diventare grandissimo,

nasci, o il più grande di tutti, minore del padre.

_____________

a Amalia di Sassonia (1724-1760), moglie di Carlo, regina consorte di Napoli e Sicilia dal 1738 al 1759 e di Spagna dal 1759 fino alla morte.

 

L’ordine di entrata, dicono, è importante e il primo e l’ultimo posto sono i più ambiti; per questo chiudo con l’ultimo arcade ritrovato, mio compaesano, LUCANTONIO PERSONÈ di Nardò, che va ad unirsi ad Antonio Caraccio, del quale mi sono occupato a più riprese1. E, per fare le cose come si deve, riproduco in formato immagine il suo componimento.

DI D(ON) LUCANTONIO PERSONÈ

Barone di Ogliastroa, tra gli Arcadi

Alcinisco Liceanitideb

 

Menic i giorni ciascun lieto e sereno

più che non feo nell’aurea età d’Augustod

il Popol di Quirinoe omai vetustof,

della cui gloria il vasto Mondo è pieno.

Poiché sul Trono del sicano adustog,

di Partenopeh bella accolto in seno,

regna il gran Carlo di virtù ripieno

e di trionfi e d’alte spoglie onustoi.

E tempo è già che la Regal Sirena

rimembril i pregi avitime il priscon usatoo

verso ripigli col suo dolce canto,

or chè rimbomba in questa Piaggiap amena

il nome del gran Carlo in ogni lato,

fugati i mali, e già sbanditoq il pianto.

____________

a Antico feudo di Nardò. Vedi Marcello Gaballo, Vicende della masseria e del feudo di Ogliastro in  https://www.fondazioneterradotranto.it/2010/04/28/vicende-della-masseria-e-feudo-diogliastro/

b Per Alcinisco il riferimento potrebbe essere al greco Ἀλκίνοος (leggi Alkìnoos)=Alcinoo, il mitico re dei Feaci, con aggiunta del suffisso diminutivo -ίσκος (leggi –iscos); Liceanitide potrebbe essere connesso con il greco Λύκειος (leggi Lùkeios)=della Licia, epiteto di Apollo.

c trascorra                                                                                                                                                            

d più di quanto fece durante l’età dell’oro al tempo di Augusto 

e il popolo romano; Quirino era il dio romano protettore delle curie.

f vecchio

g siciliano bruciato (dal sole). Per sicano vedi nella prima parte la nota t al primo componimento di Tommaso Perrone; per adusto vedi anche la nota b al primo componimento di  Pasquale Sannelli.   

h Metonimia per Napoli. Partenope era una delle tre sirene (le altre erano Ligeia e Leucosia) che si suicidarono buttandosi in mare e tramutandosi in scogli, perché battute nel canto da Orfeo secondo una tradizione, per non essere riuscite ad ammaliare Ulisse secondo un’altra. Ad ogni modo, Partenope finì alla foce del Sebeto e lì sarebbe stata fondata Napoli.

i carico

l ricordi

m degli avi, antichi

n antico

o abituale

p paese

q messo al bando, esiliato

 _____________

1 Vedi https://www.fondazioneterradotranto.it/2019/09/17/gli-arcadi-di-terra-dotranto-7-x-antonio-caraccio-di-nardo/

https://www.fondazioneterradotranto.it/2019/09/07/antonio-caraccio-di-nardo-e-le-sue-ecfrasi/

https://www.fondazioneterradotranto.it/2014/11/06/antonio-caraccio-nardo-1630-roma-1702-note-iconografiche/

 

Per la prima parte: https://www.fondazioneterradotranto.it/2020/04/13/larcadia-salentina-tommaso-perrone-ignazio-viva-pasquale-sannelli-pietro-belli-e-lucantonio-persone-e-la-peste-di-messina-1-2/?fbclid=IwAR36ToHbAWsBK3BlP0zscMfqWEStp6PD5hmmZX4DT-vcMXV_1eWFBrvMLdI

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2 Commenti a L’Arcadia salentina (Tommaso Perrone, Ignazio Viva, Pasquale Sannelli, Pietro Belli e Lucantonio Personè) e la peste di Messina (2/2)

  1. Ciao Armando! Personé è un cognome di Nardò? Io avevo una compagna del Liceo che si chiamava così e mi ricordo che diceva di essere di famiglia nobiliare. Se mi puoi dare una risposta, mi fai un favore. Grazie

  2. Sì, Sergio, i Personè erano tra i nobili più in vista di Nardò. Se ricordi il nome e, magari, qualche altro dato significativo, l’amico nonché patron del blog Marcello Gaballo, dottore nonché araldista e tanto altro ancora, potrebbe tentare la ricostruzione del ramo.

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