Due tele di Giovanni Papagiorgio a Latiano

di Domenico Ble

Due tele presenti a Latiano, una conservata presso Palazzo Imperiali e l’altra nella sagrestia della chiesa di Sant’Antonio, testimoniamo l’attività del pittore Giovanni Papagiorgio, artista per certi versi ancora nascosto nell’ombra nonostante una prolifera produzione pittorica in diverse aree del Salento.

Notizie sul pittore Giovanni Papagiorgio le riporta Massimo Guastella sottolineando lo scarso numero di fonti biografiche e l’incertezza sull’excursus pittorico ipotizzabile solamente attraverso la numerosa produzione costituita da opere autografe e attribuite.

Il pittore era di origini ateniesi, stando all’iscrizione presente all’interno della tela conservata a Latiano e visse ed operò a Manduria, città in cui aveva sposato Perna Durante.

Guastella sulla formazione pittorica riporta: “non è improbabile che nei primi anni del suo soggiorno in Italia, potesse aver fatto tappa a Roma, guardando ai fatti del tardo manierismo zuccaresco che alle innovazioni naturaliste caravaggesche o classiciste carraccesche. Ma anche Napoli poté essere una sua meta, visto che risiedeva il suocero Gioserio Durante e vi si trasferì il primogenito che portava lo stesso nome come il nono materno[1].

Le opere di Giovanni Papagiorgio sono conservate in diverse chiese del Salento: a Manduria nella Collegiata il Cristo e la Vergine in trono; a Brindisi in Santa Maria degli Angeli il Sant’Antonio da Padova e nella cappella del Forte a Mare una Santa Barbara, un San Francesco ed i Santi Cosmo e Damiano; a Oria nella chiesa di San Francesco la tela raffigurante San Francesco da Durazzo [2].

Forse il Papagiorgio a Manduria fondò una bottega a conduzione familiare, questo perché nella chiesa dell’Immacolata a Manduria è conservata la tela raffigurante la Madonna delle Grazie con i Santi Donato e Liborio, firmata “M. GABRIEL PAPAGIORGIU / MANDURIENS / PINGEBAT”, un’opera di Gabriele Papagiorgio, figlio di Giovanni.

A Palazzo Imperiali è conservata la tela raffigurante l’episodio della Conversione di Paolo. L’opera risale al 1641 ed è di Giovanni Papagiorgio, sulla lapide raffigurata nell’opera è presente la firma: “IOANNES PAPAGEORGIVS ATHENIENSIS FACIEBAT A.D. 1641”.

 

Giovanni Papagiorgio, La conversione di Saul, 1641, Latiano, Palazzo Imperiali
Giovanni Papagiorgio, La conversione di Saul, 1641, Latiano, Palazzo Imperiali

 

particolare nella tela, firma dell’autore “IOANNES PAPAGEORGIVS ATHENIENSIS FACIEFAT. AD 1641”.
particolare nella tela, firma dell’autore “IOANNES PAPAGEORGIVS ATHENIENSIS FACIEFAT. AD 1641”.

 

L’opera è menzionata all’interno dell’inventario di Michele IV Imperiali, redatto nel 1735, come “Conversione di San Paolo[3].

La composizione ruota intorno a Paolo, raffigurato disteso per terra, intorno i soldati sono spaventati per quanto accaduto. Il terrore dell’istante viene espresso attraverso i movimenti dei personaggi: i cavalli imbizzarriti, le braccia dei soldati rivolte verso l’alto.

Nell’opera sono presenti due atmosfere contrapposte: a destra e sinistra la scena è movimentata, mentre al centro è tranquilla, questa calma è evidenziata dagli occhi chiusi di Paolo e dalla luce scendente dallo squarcio di cielo centrale in cui è raffigurato il Cristo. Questa divisione mette in evidenza il momento principale della composizione: la conversione.

In secondo e terzo piano il paesaggio campestre, all’apparenza tranquillo, partecipa all’episodio: in alto nel cielo fra le nuvole di colore grigiastro è raffigurato il Cristo circondato da una luce dorata.

L’altra tela, conservata nella sagrestia della chiesa di Sant’Antonio, raffigura Sant’Antonio da Padova e si tratta di un’attribuzione a Giovanni Papagiorgio, vista la somiglianza con una omonima tela del pittore conservata presso la chiesa di Santa Maria degli Angeli a Brindisi. Anch’essa è collocabile alla metà del XVII secolo.

Questa tela un tempo faceva parte della Quadreria Imperiali, infatti l’opera è menzionata all’interno dell’inventario del Principe Michele IV Imperiali come: “…un altro, alto palmi sette e largo palmi quattro, rappresenta S. Antonio de Padoa, con sua cornice negra profilata d’oro” [4].

Nella tela sant’Antonio è raffigurato per intero, con addosso il saio francescano stretto sopra la vita da una sottile corda. Con la mano destra regge un libro su cui è raffigurato in piedi il Bambino Gesù benedicente, nella mano sinistra tiene il giglio.

In secondo piano sulla destra si intravede un alto basamento su cui è posta una colonna, dietro in profondità fa da sfondo un panorama campestre. In alto al centro dei cherubini rivolgono lo sguardo verso il santo.

Giovanni Papagiorgio (attribuito), Sant’Antonio da Padova, XVII sec., Latiano, chiesa di Sant’Antonio
Giovanni Papagiorgio (attribuito), Sant’Antonio da Padova, XVII sec., Latiano, chiesa di Sant’Antonio

 

[1] M. Guastella, Iconografia Sacra a Manduria. Repertorio delle opere pittoriche (secc. XVI – XX), Barbieri Editore, 2002, Manduria, p. 25.

[2] R. Jurlaro, Storia e cultura dei monumenti brindisini, Galatina, 1976, p. 193

[3] A.S.B. Inventario dei beni mobili dell’ecc.mo don Michele Imperiali esistenti nei castelli di Franvilla Fontana, Caselnuovo, Avetrana, Massafra e Carovigno, 1735. Trascrizione a cura di Francesco Ragione.

[4] A.S.B., Inventario dei beni mobili dell’Ecc.mo don Michele Imperiali esistenti nei castelli di Francavilla Fontana, Caselnuovo, Avetrana, Massafra e Carovigno, 1735, vol. 317. Trascrizione a cura di Francesco Ragione.

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