Nardò, Santa Maria al Bagno, via Giovan Battista Galvani, ieri (1930) e oggi

di Armando Polito

Immagine tratta da Salento come eravamo

 

Immagine tratta ed adattata da Google Maps

Si dice che la nostra epoca sia caratterizzata da un’informazione ridondante, cioè da un bombardamento continuo di suoni e, soprattutto, di immagini. Anche se, come pure io credo, fosse così, non sarebbe di per sé un male, a patto che venissero soddisfatte alcune condizioni che si possono sostanzialmente riassumere nel rispetto più grande possibile del certo (il vero, come ci ha insegnato Vico, è altra cosa e, probabilmente, non è di questo mondo …) e della libertà di opinione (purché più che di opinione non si tratti di una congerie di affermazioni senza capo né coda) di ognuno. Non fa male ricordare, a tal proposito, che il controllo dell’informazione è stato da sempre lo strumento primario dei detentori del potere per conservarlo, anche nei regimi cosiddetti democratici. Nell’età moderna prima la stampa, poi la stampa e la radio, successivamente la stampa, la radio e la televisione, ai nostri giorni la stampa, la radio, la televisione e la rete. Tra tutti gli strumenti la rete sembra teoricamente quella più refrattaria a lasciarsi manipolare, sembra, perché neppure essa può sfuggire all’oscuramento parziale o totale (ben venga con certi contenuti, non solo di natura politico-religiosa, inneggianti alla violenza fisica e psichica) e anche nel loro piccolo gli amministratori, tutti, non esclusi quelli a livello locale, dopo aver sfruttato il loro profilo su questo o quel social network per farsi pubblicità elettorale attaccando giornalmente la maggioranza, una volta diventati loro maggioranza, imitano il comportamento della ex pubblicizzando ogni loro scorreggia e bandendo (io dico così, anche se tutti dicono bannando …) ogni commento ostile, in ossequio alla loro malata idea di democrazia e all’altrettanto demenziale idea di libertà.

La rete, dicevo, offre opportunità impensate a tutti: al politico e al cittadino comune, all’onesto e al truffatore, al riservato e all’esibizionista,  all’intelligente e allo stupido, al credente e all’ateo. Però, come succede per tutti gli strumenti, le modalità d’uso sono fondamentali per evitare danni e il contenuto del libretto d’istruzioni della rete si può riassumere nel senso critico che si basa sulla cultura, quella che il potere politico odia (le menti che conservano autonomia di giudizio non sono facilmente manipolabili) e, in larghissima parte, mostra di non possedere, mentre si sciacqua la bocca con la digitalizzazione e la banda larga e, sul piano strettamente educativo, con la buona scuola

Bella la pappardella fin qui servita, ma, in concreto, come il lettore di questo post può manifestare il suo senso critico? Non accontentandosi, per esempio, del semplice esame comparativo consentito dalle due immagini, ma recandosi sul posto a verificare se ci sono stati ulteriori cambiamenti rispetto all’immagine tratta da Google Maps. Poi, magari sarà mosso dalla curiosità di rifare, con un soggetto diverso, la mia operazione-nostalgia utilizzando gli indirizzi riportati in calce alle immagini e, forse, percorrerà qualsiasi strada in modo meno frettoloso e meccanico. Così anche il selfie assumerà un significato più profondo e, magari, fra qualche decennio, se non sarà stato cancellato, rappresenterà esso stesso un valido elemento di confronto, proprio come una foto antica, tenendo conto dell’accelerazione negli ultimi tempi assunta dalla trasformazione antropica dei luoghi. Se, infine, decidesse di inviare il frutto della sua indagine alla redazione, credo che quest’ultima lo accoglierebbe a braccia aperte e io sarei felice di esserne stato, in qualche modo, l’ispiratore. Chi fosse mosso da questa … insana intenzione dovrebbe, però, fare in modo che il suo volto non sia tanto invadente da rendere invisibile lo sfondo …

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3 Commenti a Nardò, Santa Maria al Bagno, via Giovan Battista Galvani, ieri (1930) e oggi

  1. La ringrazio della segnalazione. Ho già provveduto a correggere l’imperdonabile svista, dovuta, però, ad un malfunzionamento (più che un malfunzionamento credo sia una lacuna) di GoogleMaps che in alto a sinistra indica il dato errato pur mostrando frontalmente la nostra via.

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