Le radici di un mito: Felline, Fellone e lo sbarco di San Pietro a Bevagna (II parte)

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di Nicola Morrone

 

LA LEGGENDA DI BEVAGNA

Vari storiografi fanno riferimento, nelle loro opere, al passaggio di San Pietro nel Golfo di Taranto: ricordiamo  tra tutti  Antonio De Ferrariis , detto il Galateo, il quale scrive che “a dodici miglia da Saturo si incontra una chiesa dedicata a San Pietro, il qual luogo dicono che San Pietro venendo dall’Oriente toccasse per primo in Italia, ed ivi sacrificasse”[1]. Il luogo menzionato dal Galateo dovrebbe coincidere con il lido di Bevagna, presso Manduria. In seguito, vari altri storici locali hanno liberamente ampliato il riferimento  galateano. Di fatto, però, l’unico narrato che riporta per intero la leggenda dello sbarco dell’Apostolo a Bevagna rimane  quello dell’erudito  Domenico Saracino o.p., che dedica alla vicenda  alcune pagine della sua opera manoscritta  sulla storia di Manduria. Dell’opera del Saracino esistono due copie, di diverso titolo, data e collocazione. La copia più antica si intitola “Brieve descrizione dell’Antica città di Manduria, oggi detta Casalnovo, 1741”, ed  è in proprietà privata. La copia più recente è invece conservata nella Biblioteca Comunale “Marco Gatti” di Manduria, e si intitola “Antichità di Manduria oggi detta Casalnovo Raccolta da moltissimi autori, così Paesani, come Greci, e da Manuscritti più antichi che si trovano sparsi per la Provincia d’Otranto. Alla memoria dè Posteri MDCCLXXVIII 1778”. Il manoscritto  è liberamente consultabile in Biblioteca. Per la stesura del presente contributo abbiamo fatto riferimento al testo riportato nel manoscritto del 1741, già pubblicato  dagli storici locali e un tempo riprodotto in un grande pannello cartaceo all’interno del Santuario di San Pietro in Bevagna, a beneficio dei fedeli. La leggenda è quella da noi precedentemente riportata. Nel redigere la sua opera storiografica, il Saracino si è avvalso della consultazione di numerose fonti ,la gran parte delle quali sono a noi sconosciute, perchè l’autore non le ha citate. Essendo un consacrato, avrà verosimilmente consultato le biblioteche monastiche del Salento. Per ciò che riguarda la leggenda petrina, il frate non ha comunque citato la fonte di riferimento. Al fine di verificare se il narrato riportato dal Saracino presenta qualche elemento di verosimiglianza, focalizzeremo dunque la nostra attenzione su alcuni elementi del narrato leggendario.

 

[1] Cfr. Galateo, Liber De situ Japigiae (Basilea 1558), pp.27-28.

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