Quando l’ulivo è monumentale?

ph. http://www.frantoionline.it/

di Mimmo Ciccarese

 

La tutela degli alberi monumentali è legge dello Stato, è stata pubblicata con la G.U del 1 febbraio 2013, per la prima volta in Italia. I comuni dovranno censirli, documentarli e chi ne provoca l’abbattimento potrebbe essere sanzionato con ammende salate. Tali norme riguardano anche il verde urbano e prevedono l’istituzione della giornata degli alberi il 21 novembre. Già si contano in Italia circa 22.000 alberi notevoli tra cui 2.000 esemplari di grande interesse e 150 di eccezionale valore storico. È senza dubbio un passo di rilievo per lo sviluppo sostenibile delle città che comunque peccano ancora di riferimenti comuni sulla manutenzione degli spazi verdi urbani.  I sindaci, a cui si appella l’esplicita richiesta di consultare le giuste competenze di tecnici e appassionati, dovranno rendere noto alla fine del loro mandato il bilancio del verde. Tale regolamento convalida la bontà e la perseveranza  delle campagne ecologiche sostenute fino ad adesso, in favore del patrimonio arboreo e boschivo.

Con l’attuazione del protocollo di Kyoto e le politiche di riduzione delle emissioni, la prevenzione del dissesto idrogeologico e la protezione del suolo si giunge ad evidenziare la monumentalità come fattore vitale. Con il rito della giornata degli alberi si vogliono interessare le scuole di concerto ai ministeri dell’Istruzione e delle Politiche agricole per promuovere iniziative in sostegno all’ecosistema, nel rispetto di tutte le specie vegetali. Modelli di educazione civica e ambientale senza dubbio forti e ricchi di volontà di cambiare gli attuali atteggiamenti d’indifferenza o d’imperizia amministrativa in tema di verde.

Allora cosa cambierà con tale legge per gli ulivi millenari e soprattutto adesso le domande diventano più che pertinenti!

 ulivo23

Cosa definisce la “monumentalità”?

C’è da riflettere sul David o la Pietà di Michelangelo, sul Quarto Stato di Pellizza da Volpedo o l’Urlo di E.Munch e poi associarli ad uno solo dei nostri ulivi; per quelli che un mio amico salentino mi ripete sempre: “se riesci a vedere un solo profilo su queste piante è troppo poco”.

Per la legge regionale del 2007 sulla “Tutela e Valorizzazione del paesaggio degli Ulivi della Puglia” si definisce il carattere di monumentalità quando la pianta possiede un’età plurisecolare. L’art.2 della legge, lo deduce dalla dimensione del tronco, che deve avere un diametro uguale o superiore a un metro misurato all’altezza di un metro e trenta dal suolo; nel caso di alberi con tronco “frammentato” il diametro è quello complessivo ottenuto ricostruendo la forma teorica del tronco intero.

 ulivo6

Avete mai provato a misurare un albero d’olivo millenario?

La monumentalità non è solo una questione di assi cartesiani! Saremmo certamente in grado di ricavarne grandezze come altezza o circonferenza, quando un fusto è regolare o la sua impalcatura non deriva da un innesto su olivastro. Quasi sicuramente potrebbero sfuggire tante altri variabili utili all’intenzione di valutarne monumentalità o perfino l’età di un albero, come quelle relative alla velocità d’accrescimento, all’incidenza della sua chioma, alla sua biomassa o alla sua produzione di CO2.

Se la purezza di queste valutazioni si traduce con una misura del tronco inferiore alle aspettative, si dovrebbe valutare anche il “carattere”.  “Il carattere di monumentalità può attribuirsi agli uliveti che presentano una percentuale minima del 60 per cento di piante monumentali all’interno dell’unità colturale, individuata nella relativa particella catastale”. Va bene porre un parametro per questa stima, ma si sa, il territorio pugliese, in particolare quello più meridionale è molto frazionato ed ancora intorpidito da incertezze sociali ed economiche.

 ulivo-silvana1

Ma  cosa s’intende per “unità colturale”?

L’azienda olivicola media ha pochi ettari e, in genere, ha differenti unità produttive sparse in più comuni; il rilevamento satellitare in tempi recenti ha rivalutato questo concetto e i ritocchi su questa materia potrebbero essere in itinere. Per queste sollecitazioni dovremmo solo rendere merito a migliaia di piccoli conduttori di piccoli unità secolari, che con amorevole dedizione tra tante difficoltà hanno tutelato questo patrimonio conoscendo solo le leggi della natura. Purtroppo, a questo proposito, va accentuato il riferimento all’uso dei pesticidi sotto chioma degli ulivi per la preparazione delle piazzole di raccolta. Per questo motivo, un sistema di tracciabilità di un olio proveniente da olivi secolari ben venga, ma che sia anche salutare; non è certo piacevole pensare alla tutela di un olivo senza considerare anche il suo agro-ecosistema, compreso quello delle aree protette.

 

La legge sulla Tutela degli ulivi accetta la monumentalità quando accerta il “valore storico-antropologico, quando sono citati o rappresentati in documenti o in rappresentazioni iconiche – storiche”.

 ulivogiusto1

Quanti epiteti d’eccezione conoscete nel vostro agro?

Fortunatamente, d’immagini, ritratti e testimonianze ce ne sono a bizzeffe da accreditare e conservare un intero territorio, basterebbe solo consultare le antiche mappe medioevali. A differenza di altre regioni, dove gli olivi secolari sono rari, identificati e appellati, la Puglia possiede un patrimonio così esteso che non riesce neanche a marcare un’identità per ognuno di essi e comunque individuarli o mapparli è già un atto di tutela che ogni cittadino potrebbe assumere. Un censimento è difficile ma non impossibile se ci si avvale dei moderni mezzi di rilevamento e di tracciabilità disponibili. In Puglia il valore storico-antropologico ed emotivo oltrepassa qualsiasi valutazione tecnica o teorica.

 

Cosa definisce una forma teorica nel regolamento di Tutela degli ulivi?

La cosiddetta  forma teorica, infatti, può essere: spiralata, alveolare, cavata, con portamento a bandiera o con presenza di formazioni mammellonari tanto che qualcuno riesce a riconoscerne una faccia, un’espressione, una danza o addirittura una caricatura. Forse sarebbe il caso di consultare  una commissione di esperti d’arte per valutare la struttura scultorea dell’albero e magari anche di definire il suo limite spaziale ed estetico.  Per la “Tutela degli ulivi” una pianta è monumentale quando trovasi (localizzata) adiacente a “beni d’interesse storico-artistico, architettonico, archeologico riconosciuti ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali, ai sensi dell’articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137)”. Una regione come il Salento, con centinaia di migliaia di alberi secolari di respiro messapico dovrebbe essere rivalutata o meglio dettagliata. In questa terra non c’è uliveto secolare senza un menhir, un dolmen, un ipogeo o un’antica masseria.

L’adiacenza non specifica la distanza reale, anzi, in alcuni casi diventa paradossalmente un infelice anomalia per la stessa pianta. Basterebbe, quindi, riconoscere meglio il valore di questi ultimi per proteggere un solo ulivo e di chi vive della loro presenza.

 

Allora non sarebbe il caso di riassumere le nostre riflessioni su questo argomento?

L’ulivo secolare dovrebbe essere vissuto come un richiamo per chiunque voglia relazionare il proprio status creativo con il territorio. L’osservatore percepisce questa dimensione ecologica e naturale con lo stesso stupore con cui ammira un opera d’arte, s’incuriosisce e quota con interesse; quasi sempre ritorna ai piedi del suo albero più caro in segno di devozione e ringraziamento. Si dovrebbe dire monumentale anche quando si riconosce il suo valore simbolico ed ecologico; questa definizione avrebbe una considerevole valenza anche per i gruppi olivicoli più appassionati, quelli che per intenderci, sarebbero eticamente i veri custodi degli alberi secolari con cui adesso ogni comune dovrebbe relazionare. L’ulivo è stato da sempre portavoce di pace per i popoli del mediterraneo ed indubbiamente emblema di grazia e sacralità da millenni. Secondo il mito fu proprio Atena a ingentilire l’oleastro per farlo diventare simbolo di castità. Per i romani era il simbolo degli uomini illustri, per gli ebrei era simbolo di giustizia e sapienza, mentre per i cristiani è figura di rigenerazione e di riconciliazione della terra con il cielo tanto che il suo olio è ancora oggi usato nelle celebrazioni liturgiche.

 

L’Italia con l’art 9 della costituzione Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Lo Stato italiano demanda alle Regioni la tutela e la selezione delle aree protette, tra cui i monumenti naturali. La Legge quadro 394 del 1991, chiamata anche legge Moschini, al comma 8 dell’art. 2 recita: «la classificazione e l’istituzione dei parchi e delle riserve naturali d’interesse generale e locale sono compiute dalle Regioni». Ai fini della presente legge costituiscono il patrimonio naturale, le formazioni fisiche, geologiche, geomorfologiche e biologiche, o gruppi di esse, che hanno rilevante valore naturalistico e ambientale. I territori nei quali siano presenti i valori di cui al comma 2, specie se vulnerabili, sono sottoposti ad uno speciale regime di tutela e di gestione, allo scopo di perseguire, in particolare, le seguenti finalità: a) “conservazione di specie animali o vegetali, di associazioni vegetali o forestali, di singolarità geologiche, di formazioni paleontologiche, di comunità biologiche, di biotopi, di valori scenici e panoramici, di processi naturali, di equilibri idraulici e idrogeologici, di equilibri ecologici”. b) applicazione di metodi di gestione o di restauro ambientale idonei a realizzare un’integrazione tra uomo e ambiente naturale, anche mediante la salvaguardia dei valori antropologici, archeologici, storici e architettonici e delle attività agro-silvo-pastorali e tradizionali; c) promozione di attività di educazione, di formazione e di ricerca scientifica, anche interdisciplinare, nonché di attività ricreative compatibili; d) difesa e ricostituzione degli equilibri idraulici e idrogeologici. I territori sottoposti al regime di tutela e di gestione di cui al comma 3 costituiscono le aree naturali protette. In dette aree possono essere promosse la valorizzazione e la sperimentazione di attività produttive compatibili.

Alla luce di tali regolamenti e dell’insieme di valori sarebbe importante considerare la regione Puglia come un enorme Parco degli Ulivi secolari, magari accompagnato da un valido disciplinare di produzione, in cui gli enti locali dovrebbero acquisire le prerogative e la volontà di farne parte integrante, come una sorta di debito etico nei confronti di una civiltà rurale ancora fondata sull’atavica passione per il suo patrimonio estremamente vulnerabile. Evidentemente c’è ancora molto da censire: si spera che questo impegno abbia la sua utilità.

 

In difesa degli ulivi e del territorio salentino

Prefettura di Lecce

Grande successo venerdì pomeriggio della mobilitazione ambientalista in difesa degli ulivi e del territorio salentino alla Prefettura di Lecce, serrata. Appuntamento domenica sera in piazza Sant’Oronzo, sotto l’ulivo

 di Paolo Rausa

 

‘Vogliamo sapere la verità sugli ulivi e, a prescindere, i nostri ulivi non si toccano!’ Con questa richiesta e affermazione di volontà si può riassumere il senso di una manifestazione che ha visto la partecipazione di una buona rappresentanza, diverse decine, di ambientalisti giunti da ogni dove, ognuno con le proprie rivendicazioni, ognuno con le proprie storie di lotta per preservare un ambiente che viene attaccato da più parti. Ma è l’ulivo, pianta attecchita da millenni in Salento, che ha modellato l’anima di un territorio e dei suoi abitanti che si sono succeduti nel corso dei secoli, l’emblema di questa lotta a oltranza. Si lamentano i primi provvedimenti di estirpamento di un centinaio di alberi secolari e si temono ulteriori provvedimenti che farebbero tabula rasa di un lembo di territorio nei comuni di Copertino, Galatina, Trepuzzi, Lecce, Sternatia, ecc. Un documento riservato della Commissione Europea, finito in mano agli ambientalisti, disegna una specie di road map, che prevede la distruzione (abbattimento e incenerimento) degli alberi infetti riscontrati nei focolai di questi paesi, non solo. Un paragrafo a parte è previsto per l’area di Gallipoli, con le decisioni rimandate dopo il piano di monitoraggio e i relativi risultati, senza escludere anzi caldeggiando misure appropriate di eradicazione, contenimento e l’istituzione di una zona tampone. Si richiede alle Autorità competenti Italiane  la redazione di un piano d’azione che sarà la base per le decisioni della Commissione Europea da votare al Comitato fitosanitario permanente di fine aprile. Dulcis in fundo le modalità per i finanziamenti necessari alla distruzione degli alberi infetti e per un piano di monitoraggio. Gli ambientalisti respingono al mittente queste proposte, considerate particolarmente odiose e lesive dell’esistenza delle piante e distruttive del territorio. Un momento particolarmente difficile per il Salento questo, interessato da autostrade che si allungano verso il mare (la Maglie-Otranto e la Maglie-S. Maria di Leuca), bretelle stradali che solcano il territorio agricolo fertile, impianti di trattamento rifiuti, condutture che dal mare si interrano ferendo la terra e mega porti, accompagnati da resort pronti da approvare e da realizzare. Ce n’è donde per essere preoccupati. Ecco perché gli ambientalisti sono decisi ad allargare la protesta, coinvolgendo i cittadini, con un presidio immediato la sera di Pasqua nel cuore di Lecce, quella piazza Sant’Oronzo che ospita un florido ulivo, una raccolta popolare di firme da indirizzare al Presidente della Repubblica, ai Commissari Europei, al Presidente della Regione Puglia e financo al Papa, una forma organizzativa stabile ed efficace. E’ giunto il momento – ritengono – di rispondere colpo su colpo agli attacchi contro il territorio, consapevoli che la partita che si sta giocando cambierà il volto del Salento, se non si opporrà una nuova forma di Resistenza! Info: Associazione Spazi Popolari, http://spazipopolari.blogspot.it/, spazipopolari@gmail.com, https://www.facebook.com/groups/421893727923961/?fref=ts; Coordinamento Civico per la Tutela del Territorio e della Salute del Cittadino, coordinamento.civico@libero.it, coordinamentocivico@yahoo.it, Forum Ambiente e Salute del Grande Salento, forum.salento@yahoo.it, forumambientesalute@gmail.comhttp://forumambiente.altervista.org/

Xylella salentina e ulivi. Lo stato dell’arte attraverso una diffida

Gli stupendi uliveti acquitrinosi del cuore del bassoSalento, beni paesaggistici da-tutelare, foto di Giovanni Enriquez
Gli stupendi uliveti acquitrinosi del cuore del bassoSalento, beni paesaggistici da-tutelare, foto di Giovanni Enriquez
a cura di Forum Ambiente e Salute
ATTO DI SIGNIFICAZIONE-DIFFIDA
da FORUM AMBIENTE E SALUTE (Rete apartitica coordinativa di movimenti, comitati ed associazioni a difesa del territorio e della salute delle persone) – sede in Lecce
da COORDINAMENTO CIVICO APARTITICO PER LA TUTELA DEL TERRITORIO E  DELLA SALUTE DEL CITTADINO (Rete d’azione apartitica coordinativa  di associazioni, comitati e movimenti locali e non, ambientalisti, culturali e socio-assistenziali) – sede c/o Tribunale Diritti del Malato – CittadinanzAttiva in Maglie (Lecce)
 rivolto ai seguenti enti
Commissione Fitosanitaria UE
Commissario Agricoltura UE
Commissario Salute UE
Presidente Commissione Agricoltura Parlamento Europeo
EFSA – European Food Safety Authority – Parma
Ministro Agricoltura del Governo Italiano
Assessore agricoltura della Regione Puglia
Osservatorio Fitosanitario – Bari
 e per conoscenza, all’attenzione
Provincia di Lecce
Parlamentari della Repubblica Italiana
Commissione Agricoltura della Camera
Commissione Agricoltura del Senato
C.R.A. (Centro Ricerche Agronomiche) con sede a Rende (Cs)
Soprintendenza per i Beni Culturali e Paesaggistici della Puglia
Corpo Forestale dello Stato
ARPA – Agenzia per la Prevenzione e Protezione Ambiente – Puglia
ASL – Agenzie Sanitarie Locali del Territorio Salentino
Sindaci dei Comuni Pugliesi, massime autorità sanitarie locali
Organi di Stampa
OGGETTO:
NO A  EVENTUALI E IPOTIZZATI INTERVENTI DI DEVASTAZIONE DEL PAESAGGIO E DELLA BIODIVERSITA’ (ANCHE IN DEROGA A  NORME E VINCOLI REGIONALI, NAZIONALI, COMUNITARI), NON GIUSTIFICABILI per nessunissima ragione, e tanto meno per un’emergenza fito-sanitaria, tutta da verificare e approfondire, persino non imputabile, sulla base delle nozioni scientifiche ad oggi emerse sin dalle prime ricerche divulgate, al batterio della specie Xylella, in nome del quale si paventa invece il rischio dell’applicazione di un regime di quarantena nocivo per la salute pubblica e chimico-eradicativo finanziato con immensi fondi pubblici.
Ulivi vita millenaria da salvare - ''l'Ulivo urlatore'' - Salento, entroterra otrantino, ARCHIVIO FORUM AMBIENTE E SALUTE
Ulivi vita millenaria da salvare – ”l’Ulivo urlatore” – Salento, entroterra otrantino, ARCHIVIO FORUM AMBIENTE E SALUTE
PREMESSO CHE
– le analisi sulla sintomatologia del disseccamento di alcuni rami degli ulivi in una zona limitata del Salento, sud-ovest, particolarmente osservata a macchia di leopardo nel corso della scorsa estate 2013, a detta di alcuni tecnici avrebbe permesso, in seguito ad analisi svolte, anche il rilevamento della presenza di un batterio appartenente ad un ceppo della specie Xylella, di cui si è data comunicazione nei convegni in cui sono state elencate le differenti e varie presenze di patogeni riscontrati sugli ulivi più colpiti, tra questi funghi muffe e l’insetto rodilegno giallo;
– le indagini di laboratorio, per accertare la sottospecie di Xylella e l’eventuale patogenicità, e quindi in tal caso il grado di patogenicità, sono in corso e non saranno concluse a breve termine, e che dai primi riscontri i tecnici hanno scritto dell’appartenenza della Xylella salentina a sottospecie non patogene per l’ulivo e non patogene per le altre colture e piante locali (vedi l’articolo in merito sul sito internet ufficiale dell’Accademia dei Georgofili, pubblicato il 30 ottobre 2013, link:http://www.georgofili.info/detail.aspx?id=1510).“Per quanto riguarda la patogenicità della Xylella nel 2010 R.Krugner per l’Univ. della California ha pubblicato uno studio in cui si afferma come l’inoculazione della Xylella in piante di olivo sane non ha portato a riscontrare gli stessi sintomi del disseccamento, questo ha dimostrato come la patogenicità al momento non è dimostrata per l’ulivo e ancora da dimostrare scientificamente” (ha scritto l’ On. Adriano Zaccagnini il 4 dicembre 2013). I postulati di Henle-Koch per la patogenicità della Xylella per l’ ulivo non son stati ad oggi mai confermati;
–  gli studi in merito finora sono stati gestiti dal C.N.R. ed Università di Bari; di recente sono stati coinvolti anche il C.R.A. (Centro Ricerche Agronomiche) con sede a Rende (Cs) e l’E.F.S.A. Con sede a Parma;
–   altri enti scientifici (tra cui l’Università del Salento, che ha denunciato il mancato coinvolgimento, nonché l’ingiustificata segretezza e non trasparenza  delle indagini ad oggi svolte) intendono collaborare all’approfondimento  delle indagini di laboratorio: ciò va favorito per una più articolata e veloce analisi e diagnosi del fenomeno;
–   è doveroso  rendere  pubblici  protocolli e risultati della ricerca, alfine di un rigoroso confronto e riscontro scientifico di una pluralità di enti e istituzioni; laddove  ragioni ad oggi poco comprensibili hanno portato all’accentramento  delle indagini  e della gestione  dei risultati solo presso il CNR e l’Università di Bari;
ph Marco Cavalera
ph Marco Cavalera
– occorre abbinare la pluralità e velocizzazione delle analisi (per conoscere appieno la ad oggi alquanto dubbia eventuale patogenicità del microorganismo), alla prudenza volta a scongiurare inammissibili interventi drastici, irreversibili e devastanti, che nessunissima ragione potrebbe giustificare e tanto più, ad oggi, assolutamente sproporzionati alla luce dei risultati delle analisi, delle opinioni scientifiche di autorevoli esperti, e della situazione del territorio. Situazione che vede oggi, soprattutto dopo le piogge autunnali, la stragrande maggioranza degli alberi d’olivo, che in questa estate (particolarmente arida e siccitosa, e che ha visto l’imperversare di numerosissimi incendi), avevano manifestato sintomatologie di secco su alcuni rami, esser tornati perfettamente rivegetanti e rigogliosi;
– tale prudenza, (motivata dal buon senso, dall’evidenza empirica, dagli incerti e parziali risultati delle analisi), è sostenuta anche da dichiarazioni autorevoli:
per il prof. Alexander Sandy Purcell dell’Università California: “non abbiamo prove al momento”, in riferimento alla patogenicità dellaXylella fastidiosa per l’olivo, “In California non siamo riusciti a causare la fitopatologia su ulivi partendo dal batterio in coltura, isolato” “ Credo che X. è molto diffusa nel Mediterraneo e più volte rilevata in Europa; probabilmente ci sono molti casi di X. non conosciuti o non denunciati: infatti la sua presenza è spesso asintomatica , senza danno alle piante che la ospitano” (Gazzetta Mezzogiorno 5 novembre 2013);
per il prof. Giovanni Martelli dell’Università di Bari “le indicazioni molecolari acquisite a Bari forniscono buoni motivi per ritenere che il ceppo salentino di Xylella appartenga ad una specie che non infetta viti e agrumi e che esperienze USA ritengono di scarsa patogenicità per l’ulivo”, “non vi sono al momento elementi per ritenere Xylella l’agente primario del disseccamento dell’ulivo” (Gazzetta del Mezzogiorno 5 novembre 2013). Vedi anche in merito l’articolo del Prof. Martelli pubblicato sul sito internet ufficiale dell’Accademia dei Georgofili, il 30 ottobre 2013, link: http://www.georgofili.info/detail.aspx?id=1510;
anche per il brasiliano prof. J. Chaves Barbosa la Xylella è comune nei paesi del Mediterraneo;
anche per il prof. L. De Bellis dell’Università del Salento, non si può escludere, a priori, che la Xylella riscontrata nel Salento appartenga a ceppi endemici nel territorio e nell’area mediterranea presenti da tempo immemore;
gli stessi esperti  dell’EFSA ,  interpellati ad hoc dal Commissario alla salute UE, hanno evidenziato  che la Xylella nell’U.E. ha una vasta gamma di piante ospiti note, sia di produzione agricola, che selvatiche autoctone, ad ulteriore sostegno della potenziale endemicità del microrganismo;
lo stesso Assessore alle Risorse Agroalimentari della Regione Puglia, Fabrizio Nardoni, durante l’audizione informale dell’ 11 dicembre 2013, presso la Commissione Agricoltura della Camera a Roma, ha parlato della Xylella come di un microrganismo presente da molto tempo nella biodiversità pugliese, dunque non si comprende perché ora lo si tenti di presentare come oggetto di un’ emergenza urgentissima;
ph Mauro Minutello
ph Mauro Minutello
-non risulta prima di ora che siano state fatte analisi per  verificare la presenza di X. in Puglia;  per questo non si può escludere la sua endemicità, sostenuta dai suddetti  scienziati; né si hanno prove che essa  sia  stata importata con piante di provenienza extraeuropea: è solo una comoda ipotesi, talora spacciata come vera, da taluni evidentemente poco documentati;
– gli esami avrebbero dovuto anche riguardare anche lo stato chimico-fisico dei terreni, e le condizioni idrogeologiche e climatiche, per valutare vari fattori di stress, naturali (stagionali, ecc.), o antropici, (inquinamento, magari anche proprio legato all’ uso ad esempio di pratiche agricole troppo industrializzate, di disseccanti chimici, ecc.), causa dell’ indebolimento delle piante, con conseguente proliferazione di muffe-funghi, e insetti xilofagi, come appunto riscontrato.  Lo stress idrico estivo durato diversi mesi, e più marcato proprio nell’area sud occidentale del Salento,  ha creato uno stress idrico negli alberi che ha comportato una debilitazione generale per perdita di acqua per evapotraspirazione. L’ albero per gestire la perdita di acqua, è ipotizzabile che abbia potuto attuare, come strategia di sopravvivenza, la limitazione della superficie fogliare abscindendo parti di chioma. Una apoptosi. Ora i medesimi alberi d’olivo hanno una vegetazione ricca di foglie lucenti e sono carichi di olive, alla ceppaia sono pieni di polloni verdi e folti
uliveti
– la marcata presenza di Rodilegno giallo, (Zeuzera pyrina, un lepidottero dalla larva xilofaga la cui diffusione è oggi favorita dall’abbandono di antiche pratiche naturali di olivicoltura), e di varie specie di funghi-muffe, viene considerata basilare da tutti i tecnici che stanno studiando il fenomeno, (oggi in regressione per l’azione combinata e salutare delle piogge e delle basse temperature), per la comparsa della sintomatologia del disseccamento osservato su alcuni rami. Lo sviluppo opportunistico del batterio Xylella sarebbe favorito proprio dalle concomitanti situazioni di indebolimento ed aggressione della pianta, nonché da numerosi inverni miti che si son susseguiti nel Salento dove le temperature di gennaio non sono inferiori ai 5 gradi (temperatura di soglia mortale per il batterio): è il caso del Salento e soprattutto della zona sud-ovest, più protetta dai venti freddi; e dunque al più, la Xylella potrebbe essere una concausa ma non certo la causa, a detta degli esperti, della sintomatologia in questione;
– ad oggi le piante disseccate e semi disseccatesi in estate presentano una nuova rivegetazione persino già precedente alle piogge autunnali, ancora ben rigogliosa e in fase di ulteriore accrescimento dopo diversi mesi;
ph Mauro Minutello
ph Mauro Minutello
– la sintomatologia in questione si è presentata in aree limitate nella zona ionica del Salento sud occidentale a macchia di leopardo e non a macchia d’olio:  quindi impossibile parlare di una diffusione generalizzata, come  invece alcune dichiarazioni  allarmistiche  e frettolose di taluni hanno fatto immaginare danneggiando in tal modo gravemente l’economia e  l’immagine del  Salento e dei suoi prodotti ;
– la sintomatologia non ha neppure interessato l’insieme delle varietà di cultivar presenti nel Salento sud occidentale;
– assolutamente da stigmatizzare le irresponsabili ipotesi di svellimento delle piante ospitanti l’innocuo batterio avanzate da alcuni e sbandierate come metodica da perseguire per contenere la presenza del batterio;
– lo svellimento delle piante ospitanti il batterio non è assolutamente una pratica obbligatoria né vincolante (d.l. 214/2005), ma al più opzionale, e certamente folle, se applicata su culture legnose e persino con piante pluri secolari per loro natura iper resistenti come nel caso dell’ulivo, dove ipotizzare una tale drasticità d’intervento costituirebbe una violazione palese di principi costituzionali, comunitari ed internazionali inerenti la tutela dell’ambiente, del paesaggio, della cultura, dell’assetto idrogeologico, etc., etc., etc.;
ph Mauro Minutello
ph Mauro Minutello
– l’espianto che è stato da taluni  immaginato per migliaia di alberi d’ulivo, da 6.000 fino addirittura a 600.000-700.000 e più, su 8.000-10.000 ettari di territorio salentino, cifre apocalittiche, (e si è parlato persino di espiantare alberi del tutto verdi o anche non del tutto secchi ma in ripresa, solo perché ospitanti il microorganismo che forse in quegli alberi potrebbe vivere da sempre in maniera del tutto innocua, come sopra espresso), sta portando una parte crescente di ora in ora dell’opinione pubblica a ritenere la questione Xylella funzionale alla distruzione della locale economia agricola fondata su antiche cultivar ben adattate al territorio e sulle quali non pende alcun brevetto, funzionale all’introduzione in massa di nuove piante brevettate, d’ulivo o altre culture, anche eventualmente geneticamente modificate, dichiarate resistenti al batterio (di cui non si comprende neppure, nel Salento, sulla base di quanto sopra esposto, quale sarebbe la sua pericolosità patologica per i vegetali), così come avvenuto in Brasile, con agrumi ogm di multinazionali della agro-chimica e del biotech, dichiarati resistenti proprio guarda caso alla Xylella, e con colture transgeniche per la produzione di biocarburante. Ombre pesanti rese ancor più vivide da quanto asserito in alcuni convegni tenuti nel basso Salento in queste settimane, dove alcuni relatori hanno affermato che si dovranno cambiare colture e/o varietà nel verso di quelle resistenti allaXylella, che anche dopo tutti i catastrofici interventi previsti, continuerebbe a contaminare, a loro dire, i suoli per almeno 10, 20 o 30 anni. Così preoccupante allo stesso modo che delle multinazionali dei pesticidi e degli ogm, in questi giorni, in convegni a Bari, pubblicizzino prodotti diserbanti destinati espressamente agli uliveti pugliesi! Negli ultimi anni il Salento  ha  bocciato  il progetto di introdurre  la coltivazione di piantagioni per biocarburanti  su decine di migliaia di ettari, per numerose centrali biodiesel previste  sul territorio;  ciò è avvenuto in sintonia con le nuove linee anche dell’UE, della FAO, dell’ONU contro le agroenergie. Aleggia il sospetto che lo svellimento, ipotizzato da alcuni, irresponsabilmente, anche  di ben 600.000 piante di ulivo, possa essere funzionale a reintrodurre progetti  agroenergetici già bocciati e condannati, come anche a far legno-biomassa facile; né vanno esclusi ipotetici interessi di modificazione  urbanistica  dei suoli a fini speculativi;
– allo stesso modo nell’opinione pubblica è cresciuto il dubbio del possibile coinvolgimento di interessi delle multinazionali dei pesticidi, da quando alcuni, hanno tentato di affermare l’inevitabilità (contro ogni logica scientifica), di interventi massicci di chimicizzazione  a tappeto, perfino non escludendo l’uso degli aerei per irrorare i pesticidi; interventi presentati come fito-sanitari, e coinvolgenti l’irrorazione di quintali e quintali di diserbanti-disseccanti e di pesticidi a distruzione, anche con l’uso del fuoco (con lancia fiamme), praticamente di ogni forma di vita vegetale (domestica e selvatica) e del microcosmo animale nei 10.000 ettari e più di territorio salentino. Ipotesi di intervento altamente nocive persino per la popolazione salentina. L’opinione pubblica legittimamente allarmata da queste ipotesi di interventi ha sottolineato anche i possibili interessi a fare biomassa del legno degli alberi e così dell’olio che si è fatto produrre quest’anno e che, guarda caso, anche in teoria nelle aree dette più colpite non ha visto significativi cali nella produttività, mentre sta riscontrando un inevitabile crollo della domanda per l’immane danno d’immagine causato. Così l’opinione pubblica vede nel tentativo di svellimento degli uliveti e della flora naturale e delle macchie e dei margini dei campi, come dei canali, habitat, questi, prioritari e tutelati, da norme nazionali (articolo 9 – Tutela del Paesaggio, articolo 32 – Tutela della Salute Pubblica, due articoli della Costituzione Italiana), europee e internazionali, possibili interessi a liberar suolo da vincoli ambientali e da ogni coltura tradizionale per speculazioni legate al cemento, all’attività estrattiva, ai villaggi turistici, a nuove infrastruttura stradali ridondanti, attività industriali e non ultimo persino per assurdi progetti di neo-campi da golf proprio nelle aree definite “affette”;
ulivi borgagne santoro
– è irresponsabile che si parli di lotta integrata coinvolgente la chimica per gli eventuali interventi e non, invece, della priorità di perseguire un approccio agro-ecologico e di lotta biologica  ben possibile, (senza alcun uso di chimica industriale, tanto più nel carsico Salento, la cui acqua potabile viene dal sottosuolo), attraverso il potenziamento della biodiversità naturale e domestica, a partire dal valore ridato ai manti erbosi ad alta biodiversità negli stessi uliveti come della flora e fauna, compresa l’entomofauna e l’avifauna insettivora negli ecosistemi naturali lungo i canali come al margine degli uliveti. Un’offesa alla cultura sentire ancora parlare di malerbe, erbe infestanti e di attacchi indiscriminati agli insetti buoni, come a tutti gli altri come anche di conseguenza ai danni delle importantissime api;
–  inoltre  va ricordato che  l’agricoltura , e in particolare l’olivicoltura salentina, è già pesantemente vittima di un uso scriteriato e incontrollato di  pesticidi (insetticidi ed erbicidi in primis) che hanno devastato l’equilibrio ecologico, la falda freatica, danneggiando la salute degli abitanti, e  distruggendo la biodiversità e specie animali fondamentali, a partire dalle api. A ciò va posto rimedio ripristinando le antiche pratiche di agri-cultura.  Inutili sono gli interventi drastici  sui canali (illegali e criminali se chimici) , la cui avifauna e flora vanno tutelate; eppure per questi sono stati stanziati 2 milioni di euro, che andrebbero utilizzati per incentivare  pratiche di bioagricultura;
ulive 020
– quand’ anche si trattasse di fenomeni epidemici per la sintomatologia osservata sugli ulivi ogni approccio deve tener conto che solo alcuni o molti individui vengono contagiati, di essi una percentuale , in genere prevalente, sopravvive alla malattia sviluppando resistenza. Mentre nel Salento anziché attendere e curare taluni vorrebbero distruggere e annientare ogni cosa nel verso della realizzazione di un criminale deserto avvelenato piro-chimico;
– centinaia di migliaia di ulivi secolari e millenari della  Puglia sono sopravvissuti a  numerose  epidemie fungine, batteriche, virali, da insetti, sviluppando anche imprevedibili e forse sconosciute capacità di resistenza e immunizzazione;
– l’enfatizzazione, (cui non erano estranei giganteschi interessi imprenditoriali ed economici), negli ultimi anni, della virulenza di epidemie influenzali e del loro contagio, poi ridimensionata se non sconfessata, impone un ulteriore preventiva prudenza e massima vigilanza su quanti si fanno promotori di soluzioni drastiche. Anche solo propagandare l’abbattimento di un albero, come l’uso di prodotti chimici deve portare all’apertura di inchieste urgenti atte a fermare i danni annunciati, perseguendo i colpevoli e stanandone interessi e mandanti;
– negli ultimi anni si è assistito in parte all’abbandono delle tradizionali pratiche di agri-cultura più impegnative, a vantaggio di insani interventi fito-chimici, oggi da vietare assolutamente, che hanno alterato l’equilibrio ecologico, inquinando l’ambiente. È quindi necessario da parte di tutte le istituzioni favorire pratiche di agri-cultura, di rigenerazione del suolo, di tutela ambientale, economica, culturale del territorio e della biodiversità protetta dalla Conferenza Internazionale di Rio del 1992 e dalla Direttiva Habitat 92/43/CEE (Natura 2000);
ph. http://www.frantoionline.it/
– la nuova politica agricola comunitaria (P.A.C.) avendo abbassato da quest’anno gli incentivi elargiti per gli alberi d’olivo può alimentari insani appetiti in chi può avere interessi ad abbandonare e sostituire con colture più incentivate  la millenaria cultura dell’olivo che rappresenta per il Salento una presenza agro-forestale dalle molteplici positive implicazioni, il cui svellimento sarebbe foriero di negatività non dissimili da quelle che portano la comunità internazionale a condannare unanimemente l’abbattimento della Foresta Amazzonica in Brasile;
–  tale crisi  economica si è aggravata  negli ultimi mesi a causa dell’allarme che ha terrorizzato i mercati,  allarme non del tutto ponderato,  sui disseccamenti osservati ; il mercato dell’olio è stato ulteriormente compromesso, con danni economici incalcolabili; il territorio non tollererebbe che ad essi si aggiungano altri danni ambientali paesaggistici, culturali, prodotti da interventi irreversibili, forse ingiustificati e inefficaci;
– la confermata proprio in questi giorni maxi frode comunitaria delle quote latte deve  allertare verso le richieste di maxifinanziamenti regionali, nazionali, comunitari e di pieni poteri, in vista di una quarantena  che implicherebbe  pratiche devastanti e inquinanti;
ph Silvana Bissoli
ph Silvana Bissoli
– già il territorio pugliese ha assistito a interventi scriteriati e schizofrenici assolutamente inutili nonché esibizionisti da parte di autorità sanitarie locali che in nome di rischi per patologie influenzali danneggiarono mortalmente in anni recenti la preziosissima popolazione di cigni reali svernanti nei bacini regionali accanendosi contro i grandi uccelli ritenuti possibili vettori, quando poi migliaia e migliaia di piccoli passeriformi migratori ben potevano trasportare l’ipotetico virus ben di più di quei pochi grandi e splenditi cigni che costituivano un bene ambientale e paesaggistico di prim’ordine per la regione Puglia. Un crimine grave poco balzato ingiustamente agli onori della cronaca e i cui danni devono essere ancora risanati;
– è necessaria stigmatizzare e condannare l’azione allarmistica che è stata montata intorno alla Xylella nel Salento sull’assenza di dati certi con campagne d’opinione battenti, convegni intrisi di retorica e varie falsità, con azioni contraddittorie, non ultima, quella di vietare il prelievo di foglie e rametti per analisi indipendenti per il rischio di “contaminazione” di altre aree, e, poi, aver invece permesso la raccolta delle olive, e quindi di foglie e rametti, e la produzione dell’olio senza alcun limite territoriale per la scelta dei frantoi, contaminando, in tal modo, se vi fosse stata un’epidemia, l’intera regione e più, con lo spostamento delle olive e con lo spargimento nei campi, e negli oliveti, delle acque di vegetazioni prodotto secondario della molitura delle olive. Contraddittorio l’aver parlato di emergenza, insistendo sulla richiesta di finanziamenti pubblici, senza attuare nei fatti alcun cordone sanitario nelle aree definite “più colpite”, ma, anzi, facendovi accedere, senza alcuna precauzione, giornalisti e curiosi, giunti da ogni dove, convocati per assistere alla scena dell’esperto americano di Xylella dell’Università della California chiamato in Puglia, mentre prelevava campioni e catturava gli insetti con un retino nei pressi degli ulivi: ulivi questi che taluni avevano definito “morti stecchiti-eradicatisi da soli”, ma che in realtà i giornalisti presenti hanno osservato in piena rivegetazione e definito dei “Lazzaro” che ritornavano in vita dall’oltretomba. Di fronte poi ai tentavi di taluni di sminuire le rivegetazioni in corso, parlando di neo germogli “già disseccati”, ha voluto vederci chiaro anche l’ Onorevole Adriano Zaccagnini, Vicepresidente della Commissione Agricoltura della Camera, che ha appurato con i suoi occhi, in un suo recentissimo sopralluogo nelle aree definite “rosse” di massimo “attacco”,  la veridicità delle rigermogliazioni copiose (nuovi vivi germogli tanto sui tronchi alti, quanto dalla radice), sugli alberi d’olivo che avevano presentato in estate la sintomatologia del secco. Osservazioni divulgate poi in convegni e in sue note stampa dall’ Onorevole;
Un agire contraddittorio che solleva tanti dubbi, come ad esempio la tardiva, solo in questi giorni, ordinanza di blocco parziale dell’attività dei vivaisti,mentre si chiedono all’ Europa lauti finanziamenti per attuare l’intero apocalittico progetto, volto nei fatti, come è stato presentato sui media e nei convegni sin dalle prime ora, (vedi il servizio solo ad esempio, di TrNews http://www.trnews.it/2013/10/28/moria-ulivi-interventi-decine-di-milioni-di-euro-che-ci-sono/12364801/ ),  alla cancellazione del Salento e di tutto ciò che esso rappresenta. Contraddittorie le informazione elargite da taluni, e differenti a seconda dell’uditorio, così  mentre ai contadini si diceva che il batterio fosse stato introdotto dai vivaisti con l’importazione di piante, ai vivaisti si raccontava che il batterio è causa dei contadini che avrebbero abbandonato le terre; mettendo in tal modo le categorie le une contro le altre, aumentando il livello di confusione e la conflittualità sociale.
ulivo
– il paesaggio è tutelato fortemente dalla Costituzione Italiana; gli ulivi e gli alberi monumentali da leggi regionali, nazionali e sopranazionali;
– tale agire allarmistico ha compromesso gravemente il mercato dell’olio d’oliva, con danni economici incalcolabili per tutto il settore agricolo salentino come anche per quello turistico; un agire che ha visto un intervento di forte pubblica denuncia e stigmatizzazione da parte anche dell’ Onorevole Adriano Zaccagnini. E, a tali danni alla immateriale immagine del Salento vi è il rischio di aggiungervi ora immani danni materiali di tipo ambientale, paesaggistico, storico, culturale, e alla salute, prodotti da interventi sproporzionati e assolutamente ingiustificabili. Mai vistisi nella storia!
– l’ulivo rappresenta non una qualsiasi pianta, ma la storia, l’identità, la cultura, il paesaggio, l’economia del territorio: il simbolo della Regione Puglia; l’olivicoltura rappresenta per la Regione Puglia, ancor più per i 90.000 ettari della provincia di Lecce;
– lo sradicamento di una pianta d’ulivo era punito con la pena di morte nell’Atene  patria della civiltà occidentale (Aristotele: Costituzione degli ateniesi). Le istituzioni non possono macchiarsi dello stesso reato!
ulivo-raffaella
tutto ciò premesso con la presente
SI DIFFIDANO
formalmente gli enti, rappresentanti e pubblici sopra citati, i destinatari ciascuno per la propria competenza
– dall’ adottare misure irreversibili quali l’espianto degli alberi d’Olivo (uno come di più alberi – giovani come vetusti che siano), data la loro ripresa vegetativa, data la necessità di un periodo di tempo almeno di alcuni anni di mancata vegetazione e di mancata pollonatura per appurarne l’effettiva morte, data anche la possibilità di innestare le antiche e tradizionali cultivar sui nuovi polloni radicali, motivo anche per cui si deve stigmatizzare ancor più l’aver voluto parlare e proporre, da parte di taluni, non solo tagli, ma addirittura eradicazioni degli ulivi;
– le medesime prescrizioni del punto superiore valgono anche per tutti gli altri alberi delle altre specie domestiche e selvatiche autoctone (come Mandorli, le tante preziose specie di Querce, ecc., da tutelare massimamente!), e/o alloctone, (giovani o monumentali che siano), presenti nei campi come lungo i loro margini come nelle aree a macchia e lungo i bordi dei canali, come anche per gli arbusti tra cui i preziosi Oleandri presenti nel verde pubblico e privato e lungo i margini delle strade, importanti presenze verdi da tutelare e curare massimamente;
– dall’impiego di prodotti fitosanitari di chimica industriale (diserbanti, disseccanti, pesticidi antifungini, etc. etc.) nelle definite strategie di lotta integrata;
– dal consentire l’impiego dei 2 milioni di euro stanziati dalla Regione Puglia ai consorzi di bonifica per l’aggressione e cancellazione della flora lungo i canali e degli insetti con pratiche chimiche lontane da ogni buon principio di agricoltura biologica e di agro-ecologia;
– dal consentire l’impiego di parte dei 5 milioni di euro (o più) stanziati dall’attuale legge di stabilità dal Parlamento e dal Governo italiano, per opere di eradicazione  degli alberi o per interventi chimici (insetticidi ed erbicidi) sul territorio:
– dal consentire e/o propagandare l’impianto, la produzione e la diffusione nei vivai salentini, come nelle aree oggi olivetate e nel resto del Salento e del territorio pugliese, di altre varietà d’olivo, o  di altre colture, presentate, con la scusa, come resistenti alla Xylella, o meno, frutto di ibridazioni (contaminanti rispetto al patrimonio di cultivar locali tradizionali), varietà biotech magari anche proprio brevettate, e/o addirittura OGM, da organismi geneticamente modificati;
– dall’accettare e eseguire le predette o altre misure irreversibili  e devastanti per l’ambiente   passivamente , senza far valere le ragioni del territorio;
ulivogiusto1
SI INVITANO
i destinatari, ciascuno per la propria competenza
 
– a valutare con estrema prudenza,  sostenuta da  articolata , complessa, pluralistica  attività di indagine,  la situazione in atto e l’adozione degli interventi;
– a favorire invece pratiche di agricoltura volte a risanare i terreni olivetati contaminati questo sì da troppa agrochimica industriale attraverso l’applicazione dei principi dell’agro-ecologia e le filosofie dell’agricoltura biologica fondate sull’incremento della biodiversità per un naturale incremento delle popolazioni di insetti utili, degli uccelli insettivori, e per il raggiungimento dei un dinamico equilibrio tra parassiti e predatori dei parassiti; buoni principi e buone pratiche volte a rafforzare  la salubrità delle piante e dei terreni, già provati dalla eccesiva chimicizzazione da aborrire;
– a  provvedere, anche in regime di autotutela, alla sospensione e blocco dei finanziamenti pubblici già eventualmente stanziati nel verso delle pratiche chimico-eradicative dannose al territorio e alla natura contro le quali sopra si diffida.
parco-ulivi-1
SI SIGNIFICA, INOLTRE
che, qualora non fossero osservate queste indicazioni di minimo buon senso dagli enti pubblici coinvolti e qui chiamati in causa ai vari livelli, regionali, nazionali e comunitari, saranno adite le competenti vie legali in sede giurisdizionale per il perseguimento dei colpevoli.
I contadini e i cittadini del Salento, già danneggiati pesantemente dall’allarmismo legato all’ipotesi “quarantena”, non possono subire e non permetteranno ulteriori danni dall’imposizione di irreversibili misure quale l’espianto e o la contaminazione chimica dei suoli e delle acque, e sono pronti per questo a rivolgersi a tutte le autorità giudiziarie nazionali ed internazionali. Inoltre, il territorio si sta attivando anche per la cura del danno d’immagine gravissimo già subito con conseguenze incalcolabili.
Ci si riserva pertanto di tutelare legalmente  i diritti , eventualmente calpestati dei contadini e l’immagine  vilipesa del territorio in tutte le sedi  nazionali e internazionali;  soprattutto se, ai danni finora derivati dall’irresponsabile e contraddittoria gestione dell’allarme Xylella si uniranno quelli legati  all’ipotesi quarantena,  e all’imposizione di irreversibili misure quale l’espianto o la  chimicizzazione  del territorio.
Iinvitiamo infine i destinatari a ponderare con estrema prudenza la situazione, ristabilire la serietà scientifica, cercare la saggezza che deve ispirare sempre e comunque ogni atto politico e amministrativo.

 

 
 
Info:
Coordinamento Civico apartitico per la Tutela del Territorio e  della Salute del Cittadino
rete d’azione apartitica coordinativa  di associazioni, comitati e movimenti locali e non, ambientalisti, culturali e socio-assistenziali
sede c/o Tribunale Diritti del Malato – CittadinanzAttiva
c/o Ospedale di Maglie “M.Tamborino”
Via N. Ferramosca, c.a.p. 73024  Maglie (LECCE) e-mail:coordinamento.civico@libero.it , coordinamentocivico@yahoo.it
Forum Ambiente e Salute del Grande Salento, rete apartitica coordinativa di movimenti, comitati ed associazioni a difesa del territorio e della salute delle persone
Lecce, c.a.p. 73100 , Via Vico dei Fieschi – Corte Ventura, n. 2

28 novembre, il giorno della Verità contro il “mal affaire Xylella”!

ULIVI CURA E NON TORTURA

a cura di Forum Ambiente Salute

 

23 nov 2013, Salento, olivi disseccati in rivegetazione, contro le menzogne
E’ il titolo dell’ attesissima conferenza stampa la mattina a Lecce, ore 11 a Palazzo Adorno, il 28 nov 2013,  e del  convegno che si terrà la sera a Sannicola, ore 18.30 nel centro Polivalente “Insieme” in via Sferracavalli.

Dopo la kermesse nauseante dei convegni itineranti, popolarmente ormai definiti “convegni del terrore”, che si son tenuti nelle scorse settimane in tantissimi paesi salentini, dove taluni hanno cercato di diffondere il panico in merito alla presenza di un microbo sconosciuto fino ad oggi negli ulivi, è questo il primo contro-convegno organizzato dai cittadini insieme a medici e veri agronomi per denunciare pubblicamente la follia di quanto sta avvenendo in Puglia, e nel Salento in particolar modo, con l’ “affaire Xylella”.

 23 nov 2013, Salento, olivi disseccati in rivegetazione, contro le menzogne, 2

Si tratta dell’irresponsabile tentativo da parte di alcuni tecnici e politicanti di fare scattare, sulla base di norme europee interpretate in maniera oltranzista, una quarantena coercitiva iperspeculativa e applicata nella maniera più parossistica, che si possa immaginare, storicamente mai vistasi per nessun altra parassitosi o epidemia (vera o falsa che sia): eradicando ulivi con sintomi di disseccamento su alcuni rami, come ulivi perfettamente sani, ma nei quali dovesse vivere questo organismo microscopico, distruggendo con tonnellate di pesticidi e diserbanti nocivi flora e fauna, autoctona e domestica su oltre 8000, 10000 ettari di Salento, con l’uso anche di lancia fiamme per bruciare il muschio al suolo, e aerei per le irrorazioni degli agroveleni. Sembra un incubo, un brutto film di fantascienza, eppure senza alcuna esagerazione è proprio questo il protocollo che dicono di volere e dovere(?) applicare nel Salento,  nei “convegni del terrore”. Questo per un batterio di cui nei fatti non si conosce ad oggi granché, se non il fatto che sarebbe un parente di batteri patogeni per alcune colture, mai per l’ olivo, e che nel sud America, e non solo  è stato usato come cavallo di Troia per sradicare le cultivar locali, ed affermare l’egemonia di multinazionali delle sementi modificate geneticamente e comunque brevettate per la produzione di speculativi biocarburanti. Medesimo spettro, quello della produzione di biocarburanti-biomasse, che da anni minaccia il settore agricolo dell’agroalimentare di qualità e tradizione salentino. E così, oggi, l’eradicazione di ogni cosa, con la scusa di una folle quarantena, libererebbe suoli per ogni possibili speculazione consuma-suolo, offrirebbe terreni per nuove colture per biocarburanti a semi brevettati, e fornirebbe per anni tonnellate e tonnellate di legna per le centrali a biomasse.

Una quarantena da film di fantascienza, per un olocausto piro-chimico del Salento, per una “shoah degli olivi”, e la realizzazione di un malsano morto deserto artificiale al posto di quello che è oggi il paradiso rurale e naturale del Salento.

23 nov 2013, Salento, olivi disseccati in rivegetazione, contro le menzogne, 3

Sulla base del terrifico progetto di quarantena, i cittadini hanno cominciato ad indagare per difendersi, scoprire ed evidenziare le mille pesanti contraddizioni nelle azioni e negli argomenti di chi la vorrebbe fare applicare e gestire, senza ancora alcuna base scientifica certa, e con l’evidentissimo scopo di fare scattare la quarantena per il ritrovamento di un microbo assolutamente poco noto in Europa, e che si dice essere al più una concausa, non certo la causa, di una sintomatologia di disseccamento di alcuni rami degli ulivi, che ha avuto il suo acme al termine della passata stagione estiva fortemente siccitosa, nelle aree occidentali del basso Salento dove tale sintomatologia si è osservata. Ed ora corrono contro il tempo, le piogge autunnali, il freddo che uccide i parassiti; devono riuscire a gettare veleni disseccanti subito, con la scusa, o troppo palese potrebbe essere la ripresa degli alberi, a smascheramento del loro brutto ed immorale bluff.

Da qui l’estensione però delle aree in cui si vorrebbe poter intervenire con controlli, eradicazioni selvagge e la nociva chimica dei fitofarmaci, a gran parte del Salento, anche in aree in cui gli ulivi non hanno mostrato alcuna sintomatologia di disseccamento. Un progetto mefistofelico, che non cura e non studia, ma uccide, cancella la vita e la bellezza, la cultura millenaria scritta in un paesaggio unico che vorrebbe stuprare, e chiede per questo milioni e milioni di euro pubblici all’Europa. Un progetto che già ha visto la distruzione con la sua immagine dell’ economia basso Salentina, dal settore olivicolo di qualità, al settore vivaistico con anomalie e conflitti di interessi pesantissimi.

Bugie su bugie, falsità che si palesano tra loro, come quest’ ultima: i cittadini e giornalisti avevano osservato rigermogliare copiosi gli olivi che i tecnici del terrore dicevano “eradicatisi da soli”, morti senza speranza a causa della Xylella(?), e alla comunicazione pubblica della bella notizia, i tecnici come bambini elementari  col naso da pinocchio, hanno subito affermato che i nuovi germogli, favoriti dalle piogge autunnali si erano però già disseccati; tutto smentito dai cittadini che hanno rifotografato i medesimi alberi ricchi dei nuovi crescenti germogli con accanto la foto del giornale quotidiano che ne riportava la tecnica bugia degli “esperti”; esperti certo, ma di olocausto da quarantena e iperspeculativo, purtropppo e soprattutto! Esperti di mistificazione, professionisti della menzogna!

23 nov 2013, Salento, olivi disseccati in rivegetazione, contro le menzogne,4

Il pensiero unico, che stavano costruendo nel panico artefatto, è stato rotto ormai dalla divulgazione delle mille contraddizioni, i giornalisti ora si interrogano, e anche dal mondo accademico le perplessità sono tante. Il mondo medico è in subbuglio, ora che si è compresa la volontà di avvelenare con fondi pubblici il Salento e dunque le sue falde, suoli, acque potabili e genti.

Lo scandalo è ormai scoppiato, e il territorio intraprende un’ azione volta alla massima difesa, sebbene 5 milioni di euro son stati stanziati dallo Stato nella nuova legge di stabilità per gli “studi” sulla questione, ma anche follemente per la cancellazione chimica degli insetti vettore del piccolo batterio e dei loro ecosistemi, che son gli ecosistemi naturali e rurali di migliaia di specie preziosissime! Si calpesta impunemente la Conferenza internazionale di Rio del 1992 che tutela la biodiversità! L’articolo n. 32 della Costituzione Italiana che tutela la salute pubblica, e l’articolo n. 9 che tutela il paesaggio della Nazione!

Lo scandalo ha visto la denuncia pubblica del vicepresidente della Commissione Agricoltura della Camera, il deputato extra-salentino Adriano Zaccagnini, che sarà ospite nel convegno, che ringraziamo pubblicamente e vivamente e che ha ben compreso tutto il mal affaire Xyella, gli interessi speculativi, dagli ogm, alle biomasse, alla liberazione di suolo per varie speculazioni, fino al foraggiamento delle industrie dell’agrochimica, e che ha denunciato quanto fosse “criminale” aver chiesto fondi pubblici, alla sua commissione parlamentare, per gettare veleni sul Salento, ed eradicare i suoi ulivi persino i suoi sacri monumentali e plurisecolari titani in ripresa.

Mentre invece non si è voluta minimamente percorrere la strada della eventuale lotta biologica, come ben suggerito nel suo intervento dall’onorevole Zaccagnini, che ha portato ad esempio l’inefficacia e pericolosità della agro-chimica che si voleva usare contro un parassita del castagno, dove invece ottimi risultati si son avuti con la lotta biologica, fermando anche le mire di quanti volevano sostituirvi ai nostri castagni italici con varietà ibride alloctone e aliene! Le parassitosi ormai da troppo tempo, vere o artefatte che siano, sono cavalli di Troia grimaldello per grandi speculazioni di ogni tipo, ed oggi nel Salento con gli ulivi e la Xylella si sta troppo criminosamente esagerando!

Il virtuoso intervento di Zaccagnini, con i suoi dirompenti comunicati stampa, gli ha tirato addosso le ire di tanti  tecnici e politicanti, che nell’ira hanno palesato, con i loro aggressivi comunicati di attacco, tutte le loro insane contraddizioni e i loro progetti altamente lontani dal Bene Comune, permettendo di rendere il quadro sotteso ancora più chiaro.

Anche il mondo accademico italiano ormai si interroga sull’operato dei tecnici che vorrebbero applicare la quarantena, e si sta attivando per fare emergere la Verità scientifica. La riservatezza, quasi segretezza, incomprensibile posta sulle “ricerche”, ad oggi condotte, solleva non pochi interrogativi.

Non è un caso che nel convegno sarà presente proprio il Professor Giuseppe Altieri, noto agroecologo, docente ordinario di fitopatologia, entomologia e agricoltura biologica dell’Istituto Agrario di Todi (Perugia), e famoso per la sua conoscenza del perverso mondo degli ogm e delle sementi brevettate, come del giogo dell’agro-chimica industriale sull’agricoltura da cui oggi più che mai il Salento deve essere liberato.

Locandina Evento

Nel convegno anche il Medico epidemiologo Prisco Piscitelli dell’ ISBEM Istituto Scientifico Biomedico Euro-Mediterraneo, che denuncerà la follia e i mali per la salute umana legati all’uso dei pesticidi e diserbanti chimici di sintesi. Ecc. Modererà la fitopatologa Margherita d’Amico.

Il doppio appuntamento del 28 novembre segna una svolta e l’inizio della “reconquista” della verità, scientifica, e mira a smascherare del tutto, e sempre  più, il vile progetto della “quarantena da armageddon del male”che taluni vorrebbero applicare con pieni poteri nell’ emergenza (?) sul Salento. E’ una chiamata alla difesa del nostro territorio e al blocco dei finanziamenti già stanziati, 2 milioni di euro dalla Regione Puglia, ai consorzi di bonifica per il biocidio dei canali, i fiumi del Salento ricchi di biodiversità e suggestioni paesaggistiche, e per la lotta chimica agli insetti, che finirebbe per cancellare anche api e farfalle dal territorio con gravissime conseguenze inimmaginabili.

Solo smascherando gli interessi sottesi al vile progetto, salveremo tutti i nostri ulivi, la nostra flora  e fauna, e riscatteremo l’ immagine offesa e vilipesa del Salento salvando con essa la nostra economia oggi impunemente ed irresponsabilmente così aggredita, il nostro ricco millenario territorio e la nostra salute, il benessere, la cultura e la qualità della nostra vita e quella delle future generazioni.

Ulivi vita millenaria da salvare - ''l'Ulivo urlatore'' - Salento, entroterra otrantino, ARCHIVIO FORUM AMBIENTE E SALUTE
Ulivi vita millenaria da salvare – ”l’Ulivo urlatore” – Salento, entroterra otrantino, ARCHIVIO FORUM AMBIENTE E SALUTE

S.O.S. per gli ulivi del Salento!

Visita guidata e osservazioni presso gli oliveti situati a Sud-Est di Gallipoli interessati da un disseccamento della chioma

1u
Il 21/09/2013, il sottoscritto Prof. Vincenzo Mello, docente di Fitopatologia ed Entomologia agraria, insieme al Dirigente Scolastico Prof. Walter Livraghi e agli alunni delle quinte classi dell’Istituto Tecnico Agrario “G. Presta” di Lecce, ha effettuato un sopralluogo presso gli oliveti situati a Sud-Est di Gallipoli interessati da un disseccamento della chioma.
La prima visita ha interessato gli olivi nei dintorni della stazione di servizio ESSO “Li Sauli” sulla S.S. Gallipoli-Leuca. Le piante hanno una circonferenza del tronco di cm 150-200 e presentano la chioma con gravi disseccamenti riguardanti alcuni rami o addirittura intere branche.
2u
La prima osservazione che gli alunni hanno fatto è che le foglie secche, delle parti interessate, si sono accartocciate a sigaretta e sono rimaste attaccate ai rami. Ciò vuol dire che il ramo si è disidratato repentinamente, tanto da non dare il tempo necessario alla foglia di formare il cuscinetto di abscissione e cadere, come spesso avviene in risposta della pianta a sofferenze di varia natura.
3u
Molti rami secchi presentano, oltre alle foglie, anche le olive rinsecchite. Ciò fa pensare che il disseccamento di quei rami è avvenuto circa un mese fa.
Molti rametti di due anni, con le drupe in accrescimento, presentano un disseccamento basipeto. L’estremità è del tutto secca mentre andando verso la base le foglie e le olive sono sempre meno disidratate. E’ come se il rametto fosse stato strozzato da un qualcosa che non permette il flusso normale della  linfa.
 Spesso questi rametti si ergono da rami del tutto verde o viceversa si vedono rametti verde che partono da rami quasi secchi.
5u
Gli  studenti hanno messo in pratica le loro nozioni e armati di forbici da pota e coltelli da innesto hanno prelevato un po’ di materiale da osservare. Dapprima hanno effettuato delle sezioni oblique, a becco di clarino, alla base dei rami sofferenti ma non del tutto secchi per rinvenire eventuali imbrunimenti nel tessuto legnoso. Ciò avrebbe potuto far pensare ad una malattia fungina che insinuandosi con le ife nei vasi xilematici possa averli ostruiti impedendo così la salita della linfa grezza, costituita principalmente da acqua e sali minerali. La Tracheo-verticilliosi è una malattia dovuta al Verticillium dahliae che attacca molte piante sia erbacee e sia arboree tra cui anche l’olivo e da una sintomatologia molto simile a quella in esame. Ma, dall’osservazione macroscopica, non sono stati individuati imbrunimenti anulari dei cerchi legnosi che possano ricondurci a questa patologia.
7u
Continuando ad esaminare le chiome malate è stato osservato un sensibile attacco da Fleotribo (Phloeotribus scarabaeoides). All’ascella di molti rametti si rinvengono profonde ed estese erosioni di alimentazione dell’Insetto e molte di queste hanno permesso la penetrazione del batterio Pseudomonas savastanoi che causa la Rogna dell’olivo, consistente in evidenti escrescenze tumorali legnose. L’infestazione da parte di quest’Insetto, insieme all’Ilesino bruno (Hylesinus oleiperda), potrebbe provocare disseccamenti dei rametti e/o la loro caduta, sotto l’azione del vento e la colatura delle mignole che sono le infiorescenze dell’olivo. Non è da escludere quindi pensare che l’azione di questi Insetti, aggravata da quella della Rogna, possano aver fatto seccare all’inizio i rametti e poi via via i rami sempre più grandi fino ad interessare le branche o addirittura l’intera chioma, come abbiamo potuto osservare in altri oliveti di zone limitrofe.
8u
La Zeuzzera pyrina o Rodilegno giallo è una farfalla le cui larve, scavando gallerie nel legno e tranciando i vasi legnosi, potrebbero causare gravi ed estesi disseccamenti della chioma. All’osservazione però non sono stati individuati molti fori di areazione o di sfarfallamento dell’Insetto. I pochi fori osservati sono vecchi e interessano alcuni rami del tutto verdi. In questo caso è difficile pensare che sia il Rodilegno giallo il responsabile di tutto ciò.
Inoltre, nei tre oliveti della zona ispezionati, sono state rinvenute, sulla nuova vegetazione dei polloni e dei succhioni, macchie gialle sulle foglie e in corrispondenza di esse, sulla pagina inferiore, imbrunimenti ben definiti. Osservando prima con le lenti contafili in campo e poi con lo stereo-microscopio nel laboratorio dell’Istituto si notava che  i peli stellati cadevano facilmente evidenziando leggere escrescenze del tessuto fogliare.
Gli olivi che ricadono nell’areale dove si è notata per prima la manifestazione sono stati potati drasticamente o addirittura capitozzati. Le piante hanno reagito emettendo una grande quantità di polloni e succhioni. Ma anche su questi ultimi si nota la medesima sintomatologia con disseccamenti di alcuni giovani rami incastonati tra quelli verdi.
9u
Gli olivi che non sono stati potati, ricadenti sempre nella stessa zona, presentano quasi tutta la chioma disseccata e qua e la si evidenziano rametti ancora verdi. Spesso questi si notano all’estremità di grossi rami assurgenti del tutto secchi. In entrambi i casi i polloni sono molto vigorosi, sia i selvatici e sia i gentili, anche se su questi ultimi si osservano gli ingiallimenti sopra menzionati. Questi farebbero pensare a una lieve micro carenza e comunque di poca importanza dal punto di vista fitopatologico.
Tantomeno si può pensare ad inquinamento della falda o del terreno perché avremmo dovuto assistere alla morte dell’intera pianta, compresa la radice. Invece dal piede degli olivi nascono molti polloni vigorosi e sani che però possono seccare dopo due-tre anni.
Ovviamente gli Istituti di ricerca, le Università, il Servizio Fitosanitario Regionale, ecc. dovranno approfondire le indagini con esami di laboratorio per individuare con sicurezza l’agente responsabile, biotico o abiotico che sia per poter intervenire opportunamente per circoscrivere e bloccare la patologia.
Tornando a Lecce, tra l’uscita per Galatina e quella per San Donato sono stati individuati diversi olivi con la medesima sintomatologia.
Anche sulla strada provinciale San Donato-Copertino sono stati individuati molti olivi con parziali disseccamenti della chioma. Anche queste mostrano un notevole attacco da Fleotribo e/o Ilesino.
Sappiamo bene che non bisogna fare allarmismi inutili e dannosi ma sarebbe auspicabile che questo problema venga affrontato tempestivamente e risolto quanto prima. Una cosa è certa, questa manifestazione il sottoscritto l’ha notata da circa quattro-cinque anni ed interessava solo un’esigua superficie in località “La Castellana”, mentre ora investe diversi chilometri quadrati di superficie.
Prof. Mello Vincenzo
Alunni partecipanti:
Classe V A: Ciurlia Mirko, Corciulo Alexander, Della Giorgia Filippo, Durante Federico, Mandrà Monia, Marzo Biagio, Nicolì Marco, Rizzello Alberto, Romano Andrea, Tridici Samuele, Zecca Lorenzo e Zezza Matteo.
Classe V B: Aprile Alessandro, De Santis Kevin, D’Ospina Alessandro, Elia Serafino, Iasi Luca, Mariani Salvatore, Martina Gabriele, Miccoli Carlo, Pagano Alessio, Pinzi Giorgio, Sansone Biagio, Savarelli Angelo, Sicuro Andrea, Simone Ferderico, Stabile Adriano, Tondo Samuel e Vantaggiato Federico.
10u

Quando l’ulivo è monumentale?

ph. http://www.frantoionline.it/

di Mimmo Ciccarese

 

La tutela degli alberi monumentali è legge dello Stato, è stata pubblicata con la G.U del 1 febbraio 2013, per la prima volta in Italia. I comuni dovranno censirli, documentarli e chi ne provoca l’abbattimento potrebbe essere sanzionato con ammende salate. Tali norme riguardano anche il verde urbano e prevedono l’istituzione della giornata degli alberi il 21 novembre. Già si contano in Italia circa 22.000 alberi notevoli tra cui 2.000 esemplari di grande interesse e 150 di eccezionale valore storico. È senza dubbio un passo di rilievo per lo sviluppo sostenibile delle città che comunque peccano ancora di riferimenti comuni sulla manutenzione degli spazi verdi urbani.  I sindaci, a cui si appella l’esplicita richiesta di consultare le giuste competenze di tecnici e appassionati, dovranno rendere noto alla fine del loro mandato il bilancio del verde. Tale regolamento convalida la bontà e la perseveranza  delle campagne ecologiche sostenute fino ad adesso, in favore del patrimonio arboreo e boschivo.

Con l’attuazione del protocollo di Kyoto e le politiche di riduzione delle emissioni, la prevenzione del dissesto idrogeologico e la protezione del suolo si giunge ad evidenziare la monumentalità come fattore vitale. Con il rito della giornata degli alberi si vogliono interessare le scuole di concerto ai ministeri dell’Istruzione e delle Politiche agricole per promuovere iniziative in sostegno all’ecosistema, nel rispetto di tutte le specie vegetali. Modelli di educazione civica e ambientale senza dubbio forti e ricchi di volontà di cambiare gli attuali atteggiamenti d’indifferenza o d’imperizia amministrativa in tema di verde.

Allora cosa cambierà con tale legge per gli ulivi millenari e soprattutto adesso le domande diventano più che pertinenti!

 ulivo23

Cosa definisce la “monumentalità”?

C’è da riflettere sul David o la Pietà di Michelangelo, sul Quarto Stato di Pellizza da Volpedo o l’Urlo di E.Munch e poi associarli ad uno solo dei nostri ulivi; per quelli che un mio amico salentino mi ripete sempre: “se riesci a vedere un solo profilo su queste piante è troppo poco”.

Per la legge regionale del 2007 sulla “Tutela e Valorizzazione del paesaggio degli Ulivi della Puglia” si definisce il carattere di monumentalità quando la pianta possiede un’età plurisecolare. L’art.2 della legge, lo deduce dalla dimensione del tronco, che deve avere un diametro uguale o superiore a un metro misurato all’altezza di un metro e trenta dal suolo; nel caso di alberi con tronco “frammentato” il diametro è quello complessivo ottenuto ricostruendo la forma teorica del tronco intero.

 ulivo6

Avete mai provato a misurare un albero d’olivo millenario?

La monumentalità non è solo una questione di assi cartesiani! Saremmo certamente in grado di ricavarne grandezze come altezza o circonferenza, quando un fusto è regolare o la sua impalcatura non deriva da un innesto su olivastro. Quasi sicuramente potrebbero sfuggire tante altri variabili utili all’intenzione di valutarne monumentalità o perfino l’età di un albero, come quelle relative alla velocità d’accrescimento, all’incidenza della sua chioma, alla sua biomassa o alla sua produzione di CO2.

Se la purezza di queste valutazioni si traduce con una misura del tronco inferiore alle aspettative, si dovrebbe valutare anche il “carattere”.  “Il carattere di monumentalità può attribuirsi agli uliveti che presentano una percentuale minima del 60 per cento di piante monumentali all’interno dell’unità colturale, individuata nella relativa particella catastale”. Va bene porre un parametro per questa stima, ma si sa, il territorio pugliese, in particolare quello più meridionale è molto frazionato ed ancora intorpidito da incertezze sociali ed economiche.

 ulivo-silvana1

Ma  cosa s’intende per “unità colturale”?

L’azienda olivicola media ha pochi ettari e, in genere, ha differenti unità produttive sparse in più comuni; il rilevamento satellitare in tempi recenti ha rivalutato questo concetto e i ritocchi su questa materia potrebbero essere in itinere. Per queste sollecitazioni dovremmo solo rendere merito a migliaia di piccoli conduttori di piccoli unità secolari, che con amorevole dedizione tra tante difficoltà hanno tutelato questo patrimonio conoscendo solo le leggi della natura. Purtroppo, a questo proposito, va accentuato il riferimento all’uso dei pesticidi sotto chioma degli ulivi per la preparazione delle piazzole di raccolta. Per questo motivo, un sistema di tracciabilità di un olio proveniente da olivi secolari ben venga, ma che sia anche salutare; non è certo piacevole pensare alla tutela di un olivo senza considerare anche il suo agro-ecosistema, compreso quello delle aree protette.

 

La legge sulla Tutela degli ulivi accetta la monumentalità quando accerta il “valore storico-antropologico, quando sono citati o rappresentati in documenti o in rappresentazioni iconiche – storiche”.

 ulivogiusto1

Quanti epiteti d’eccezione conoscete nel vostro agro?

Fortunatamente, d’immagini, ritratti e testimonianze ce ne sono a bizzeffe da accreditare e conservare un intero territorio, basterebbe solo consultare le antiche mappe medioevali. A differenza di altre regioni, dove gli olivi secolari sono rari, identificati e appellati, la Puglia possiede un patrimonio così esteso che non riesce neanche a marcare un’identità per ognuno di essi e comunque individuarli o mapparli è già un atto di tutela che ogni cittadino potrebbe assumere. Un censimento è difficile ma non impossibile se ci si avvale dei moderni mezzi di rilevamento e di tracciabilità disponibili. In Puglia il valore storico-antropologico ed emotivo oltrepassa qualsiasi valutazione tecnica o teorica.

 

Cosa definisce una forma teorica nel regolamento di Tutela degli ulivi?

La cosiddetta  forma teorica, infatti, può essere: spiralata, alveolare, cavata, con portamento a bandiera o con presenza di formazioni mammellonari tanto che qualcuno riesce a riconoscerne una faccia, un’espressione, una danza o addirittura una caricatura. Forse sarebbe il caso di consultare  una commissione di esperti d’arte per valutare la struttura scultorea dell’albero e magari anche di definire il suo limite spaziale ed estetico.  Per la “Tutela degli ulivi” una pianta è monumentale quando trovasi (localizzata) adiacente a “beni d’interesse storico-artistico, architettonico, archeologico riconosciuti ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali, ai sensi dell’articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137)”. Una regione come il Salento, con centinaia di migliaia di alberi secolari di respiro messapico dovrebbe essere rivalutata o meglio dettagliata. In questa terra non c’è uliveto secolare senza un menhir, un dolmen, un ipogeo o un’antica masseria.

L’adiacenza non specifica la distanza reale, anzi, in alcuni casi diventa paradossalmente un infelice anomalia per la stessa pianta. Basterebbe, quindi, riconoscere meglio il valore di questi ultimi per proteggere un solo ulivo e di chi vive della loro presenza.

 

Allora non sarebbe il caso di riassumere le nostre riflessioni su questo argomento?

L’ulivo secolare dovrebbe essere vissuto come un richiamo per chiunque voglia relazionare il proprio status creativo con il territorio. L’osservatore percepisce questa dimensione ecologica e naturale con lo stesso stupore con cui ammira un opera d’arte, s’incuriosisce e quota con interesse; quasi sempre ritorna ai piedi del suo albero più caro in segno di devozione e ringraziamento. Si dovrebbe dire monumentale anche quando si riconosce il suo valore simbolico ed ecologico; questa definizione avrebbe una considerevole valenza anche per i gruppi olivicoli più appassionati, quelli che per intenderci, sarebbero eticamente i veri custodi degli alberi secolari con cui adesso ogni comune dovrebbe relazionare. L’ulivo è stato da sempre portavoce di pace per i popoli del mediterraneo ed indubbiamente emblema di grazia e sacralità da millenni. Secondo il mito fu proprio Atena a ingentilire l’oleastro per farlo diventare simbolo di castità. Per i romani era il simbolo degli uomini illustri, per gli ebrei era simbolo di giustizia e sapienza, mentre per i cristiani è figura di rigenerazione e di riconciliazione della terra con il cielo tanto che il suo olio è ancora oggi usato nelle celebrazioni liturgiche.

 

L’Italia con l’art 9 della costituzione Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Lo Stato italiano demanda alle Regioni la tutela e la selezione delle aree protette, tra cui i monumenti naturali. La Legge quadro 394 del 1991, chiamata anche legge Moschini, al comma 8 dell’art. 2 recita: «la classificazione e l’istituzione dei parchi e delle riserve naturali d’interesse generale e locale sono compiute dalle Regioni». Ai fini della presente legge costituiscono il patrimonio naturale, le formazioni fisiche, geologiche, geomorfologiche e biologiche, o gruppi di esse, che hanno rilevante valore naturalistico e ambientale. I territori nei quali siano presenti i valori di cui al comma 2, specie se vulnerabili, sono sottoposti ad uno speciale regime di tutela e di gestione, allo scopo di perseguire, in particolare, le seguenti finalità: a) “conservazione di specie animali o vegetali, di associazioni vegetali o forestali, di singolarità geologiche, di formazioni paleontologiche, di comunità biologiche, di biotopi, di valori scenici e panoramici, di processi naturali, di equilibri idraulici e idrogeologici, di equilibri ecologici”. b) applicazione di metodi di gestione o di restauro ambientale idonei a realizzare un’integrazione tra uomo e ambiente naturale, anche mediante la salvaguardia dei valori antropologici, archeologici, storici e architettonici e delle attività agro-silvo-pastorali e tradizionali; c) promozione di attività di educazione, di formazione e di ricerca scientifica, anche interdisciplinare, nonché di attività ricreative compatibili; d) difesa e ricostituzione degli equilibri idraulici e idrogeologici. I territori sottoposti al regime di tutela e di gestione di cui al comma 3 costituiscono le aree naturali protette. In dette aree possono essere promosse la valorizzazione e la sperimentazione di attività produttive compatibili.

Alla luce di tali regolamenti e dell’insieme di valori sarebbe importante considerare la regione Puglia come un enorme Parco degli Ulivi secolari, magari accompagnato da un valido disciplinare di produzione, in cui gli enti locali dovrebbero acquisire le prerogative e la volontà di farne parte integrante, come una sorta di debito etico nei confronti di una civiltà rurale ancora fondata sull’atavica passione per il suo patrimonio estremamente vulnerabile. Evidentemente c’è ancora molto da censire: si spera che questo impegno abbia la sua utilità.

 

I Greci condannavano con la morte chi uccideva un albero d’ulivo


di Antonio Bruno

quando impararono a coltivare l’olivo e la vite, i popoli del Mediterraneo cominciarono ad uscire dalla barbarie

Tucidide nel V secolo a.C.

L’olio d’oliva deodorato di provenienza africana o spagnola mette in crisi la produzione dell’olio lampante prodotto nel Salento leccese.  Questa «invasione barbarica» provoca danni incalcolabili all’economia della penisola salentina infatti in questo 2010 le olive rimangono sugli alberi o per terra. C’è il pericolo reale per l’intero ecosistema degli uliveti secolari, che rischia di morire ed essere soppiantato, magari da «coltivazioni intensive» di pannelli solari. In questa nota alcune considerazioni sulla indissolubilità Ambiente del Salento leccese e Olivo!

Tanti coloro che tagliano, pochi quelli che potano

Tanti coloro che tagliano, pochi quelli che potano.

Una conversazione con Carlo Pisanello, insolito  “parrucchiere” per  ulivi salentini

Carlo Pisanello in posa accanto ad un patriarca verde del Salento appena potato

di Marcello Gaballo

Recentemente abbiamo dedicato molta attenzione al patrimonio arboreo salentino, e all’ulivo in particolare, essendo la pianta più rappresentativa della Puglia. Abbiamo scoperto, anche grazie al web, che sono tantissimi ad amare particolarmente questo albero. Migliaia di firme su una improvvisata petizione online hanno amplificato l’allarme su una possibile facilitazione nell’espianto, come proponeva la sciagurata proposta di un consigliere regionale, per fortuna accantonata dopo tanto rumore mediatico sollevato da quanti hanno a cuore il paesaggio salentino.

Centinaia di foto scambiate tra gli internauti, migliaia di commenti e di apprezzamenti, numerosi articoli e bellissime poesie sull’ulivo di Puglia, hanno riunito tantissimi italiani, facilitando la conoscenza tra i tanti che hanno a cuore ed amano i patriarchi verdi, seriamente minacciati dal fotovoltaico e da insensate proposte che li farebbero soccombere al progresso a tutti i costi e alla cementificazione selvaggia che, purtroppo, sta invogliando molti a snaturare il Salento.

Tra i tanti “olivofili” anche Carlo Pisanello, che spessissimo è intervenuto nel tam-tam pro-ulivo, con dichiarazioni e prese di posizione quanto mai pertinenti e competenti.

Lo abbiamo cercato, dopo tanti apprezzamenti che ha ricevuto, e abbiamo scoperto che è un giovane nato a Sannicola ma residente a Tuglie (Lecce), di professione, ma guarda un po’, potatore di ulivi. Chi allora meglio di lui può svelarci alcuni aspetti che certamente aiutano d amare e rispettare ancora di più questa meravigliosa creatura?

Anche perché non è facile trovare in giro di questi tempi sacerdoti di un’arte e una tecnica assai definita come la sua.

Alcune domande per scoprire l’insolito “parrucchiere” e per far conoscere Carlo, che ci aiuterà ad amare ancora di più l’ulivo.

Ti vuoi presentare?

Sono Carlo ho 31 anni, vivo a Tuglie e ho un diploma magistrale. Ho cominciato praticare questo mestiere  nel 2005, avviato da un maestro potatore  di Sannicola (Lecce) che mi ha insegnato il metodo di potatura dei nostri nonni, il loro modo di affrontare la coltura di queste grandi piante, le malattie e la logica strutturale che, ci tengo a precisare, varia molto da provincia a provincia. La pianta si adatta ai vari metodi di raccolta e quindi non esistono regole generali, ma dei principi biologici che se ben applicati aiutano questi giganti a svilupparsi e produrre frutti con generosità. Sono cosi rimasto affascinato dalla storia di questa che considero un’arte, che già mio nonno praticava, ma che non ha fatto in tempo a trasmettermi.  Indissolubilmente legata alla cultura contadina, rispetta in pieno il principio

Accade in Puglia. 90 giorni per espiantare un ulivo secolare. La parola all'agronomo

Per i Consiglieri della Regione Puglia per spiantare un Olivo Monumentale basta il silenzio assenso

 

di Antonio Bruno

«I popoli del Mediterraneo cominciarono ad uscire dalla barbarie quando impararono a coltivare l’olivo e la vite» (Tucidide, V secolo a.C.)

Mi dispiace in questo ultimo scorcio di 2011 dover rimpiangere il codice babilonese che regolava il commercio dell’olio d’oliva, un’attività a cui per millenni è stata attribuita straordinaria importanza. Addirittura mi trovo a vergognarmi se penso ai Greci che furono i primi a regolamentare la coltivazione dell’olivo, i cui alberi dominavano la rocciose regioni rurali della Grecia e divennero i pilastri della società ellenica; pensate amici miei che erano così sacri che chi ne abbatteva uno era condannato alla morte o all’esilio. La coltivazione era protetta ed incentivata: ad Atene si poteva incorrere in severe sanzioni, passibili anche di condanna a morte, se si violavano le leggi promulgate da Solone a difesa degli olivi.

C’è un fantasma che si aggira nella Regione Puglia
Invece nella Regione Puglia c’è un nemico da battere. Sapete chi è? Ma i

Ulivi traditi

ph Donato Santoro

di Elio Ria

In quella notte, tra gli ulivi del Getsemani, si concretizzò il più grande tradimento della Storia: Giuda, figlio di Simone, detto Iscariota, uomo della falsità, tradì Gesù Cristo. Gli ulivi attoniti nulla poterono per fermare l’uomo vigliacco.  

Ora invece il tradimento è avvenuto in un’aula del parlamento regionale della Puglia e  il tradito è l’ulivo. Una legge consente l’espianto degli ulivi dai luoghi di origine per spostarli altrove. Alberi migranti? Alberi in cammino verso quali luoghi? E perché?  Riusciranno a sopravvivere alle scelleratezze degli uomini?

Il Salento s’indigni per tale legge. Gli ulivi saranno privati della memoria del luogo, la macchia mediterranea patirà la loro assenza, gli uomini non godranno della bontà di questi alberi forti e innocenti. Il paesaggio del Salento deturpato, violentato e ucciso. Qual è stata la molla di questo tradimento? Perché modificare ciò che è già?

Gli ulivi alberi buoni della nostra Terra non meritano di morire. Hanno saputo darci l’olio profumato che in passato ha alleviato la sofferenza della miseria. Hanno saputo condurre gli uomini verso approdi sicuri e prosperosi. Adesso li ripaghiamo condannandoli alla mutilazione, cancellando ciò che di buono c’è sulla nostra Terra. Vigliacchi noi che non sappiamo preservarli dal male.

È un brutto momento per la gente del Salento. Qualcuno ha deciso iniquamente per essa, senza tenere conto delle istanze già abbondantemente

Ulivi di Puglia

 

“Albero non domo, che vegeta spontaneamente,

terrore delle lance ostili,

che cresce soprattutto in questa terra,

pianta della verde oliva che nutre i nostri fanciulli,

 che nessuno, né giovane né vecchio,

 oserà distruggere di sua mano,

perché lo sorvegliano sempre lo sguardo di Giove Morio

e Atena dagli occhi cerulei”.

Sofocle, Edipo a Colono, 694

Anche Coordinamento Civico e Forum Ambiente e Salute a difesa degli ulivi di Puglia

Lettera Aperta e Comunicato stampa congiunto Urgente

del

Coordinamento Civico apartitico per la Tutela del Territorio e  della Salute del Cittadino

Forum Ambiente e Salute del Grande Salento (province di Lecce, Brindisi, Taranto)

———————————————-

 

REGIONE PUGLIA:

E’ EMERGENZA!

 

“NO ALLA LEGGE AMMAZZA ULIVI

ED ULIVETI DI PUGLIA!”

costituenti della preziosa “Foresta primigenia” di Puglia

 

NO dunque a questa “Legge Ammazza PUGLIA

  

Breve cronistoria di un progressivo imbarbarimento

di Armando Polito

Aristotele (IV secolo a. C.), Costituzione degli Ateniesi: “…anticamente lo stato decideva la raccolta e chiunque sradicava o abbatteva un olivo sacro era giudicato dal senato dell’Areopago: in caso di condanna la pena era la morte”.

Tavole di Eraclea (IV secolo a. C.): documento prezioso che consente di ricostruire la riforma fondiaria attuata in quel secolo in Lucania. Sintetizzando: viene ristabilita la proprietà delle terre dei templi di Dioniso ed Atena di cui si erano impossessati dei privati, vengono formati dei lotti (vere e proprie aziende) e fissati  gli obblighi per gli affittuari  che dovranno piantare un numero minimo di olivi per ogni lotto e ripristinare immediatamente l’albero eventualmente venuto a mancare per malattia  o per  calamità. L’affittuario che non rispettava le disposizioni doveva rendere conto ai Polienomi, controllori eletti dal popolo con incarico annuale; se questi non vigilavano erano incriminati di incuria. Se dopo quindici anni dalla concessione tutti gli alberi piantati all’inizio non risultavano vivi gli affittuari dovevano pagare una multa di dieci monete d’argento (all’epoca non erano spiccioli…) per ogni olivo mancante.

Plinio (I secolo d. C.), Naturalis historia, XVI, 85: “Si può credere che la vita di certi alberi sia lunghissima se si considerano i luoghi inesplorati del mondo e

Ulivi di Puglia, patrimonio dell’umanità. Perché non adottarli?

ulivo detto "serpente" (ph Angelo Puscio)

 di Mimmo Ciccarese*

Il territorio pugliese è la regione italiana con il più rilevante patrimonio olivicolo. Oltre 350.000 ettari di superficie agricola sono coltivati ad ulivo (pari al 25% della superficie agricola utile regionale); di tale estensione, il Salento leccese conserva circa 84.000 ettari di oliveti, pari a circa 10 milioni di piante. Il 30% di queste piante sono piante di età ultrasecolare.

Alberi plurimillenari, quindi, delimitati nella penisola salentina, tra preistorici muretti a secco, dolmen e menhir, “paiare” (tipo di trulli). Queste bellezze uniche si possono ammirare, infatti, in ogni angolo del suo territorio: dalla Grecia salentina, all’otrantino, dal Parco del Negroamaro al Capo Leuca.

I titoli varietali di Cellina di Nardò e Ogliarola leccese la dicono lunga sulla loro origine; ancor di più la caratterizzano gli appellativi popolari che a secondo del modello delle loro produzioni vegetative e fruttifere, denominandoli come :“saracina, morella, cafarella, cascia, nardò, termitara, scisciula, scuranese”. 

il monumentale ulivo denominato "lu barone", nell'Arneo, simbolicamente abbracciato dai soci di Arneotrek (ph Roberto d'Arcangelo)

Tra di essi decine di migliaia di alberi sparsi, tra cui spiccano epiteti d’eccezione per il loro regale portamento, scultura o grandezza:”albero del pastore”, “lu gigante”, “lu barone”, “la baronessa”.

La loro longevità è di totale importanza se si considera la loro resistenta genetica a varcare indenni ere di ostilità (atmosferiche, cambiamenti climatici, interessi dell’uomo).

i soci di Arneotrek posano all'ombra del monumentale ulivo "lu barone", nell'Arneo (ph Roberto d'Arcangelo)

Oggi sono il patrimonio e l’identità connaturata dei pugliesi; essi rappresentano la qualità ambientale più vera, un riferimento turistico, paesaggistico e storica da custodire.

L’Unesco ha riconosciuto che in Puglia l’albero d’ulivo monumentale è il “Patrimonio dell’Umanità”.

La Regione Puglia applica, con l’art. 30 della L.R. n° 14 del31-05-2001, la “Tutela paesaggistica degli alberi”, ed ha previsto la costituzione di un albo di

Dialogo con un albero di Ulivo sulla proposta di espianto in Regione Puglia

di Massimo Negro

Questa mattina dopo aver letto della proposta che si sta esaminando in Regione Puglia per allentare i vincoli sulla tutela del paesaggio e dei nostri bellissimi uliveti, sono stato assalito da mille dubbi.

Mi sono chiesto “vuoi vedere che se queste menti hanno pensato ad una cosa del genere effettivamente i nostri alberi di ulivo sono un freno alla sviluppo della nostra Regione?” e poi “cavolo e se avessero ragione? forse si genererebbe un volume di  affari tale che finalmente riuscirei a trovare lavoro in Puglia!”.

Wow! Sarebbe la svolta!

Però su queste cose la parte pragmatica che è in me mi ha suggerito di chiarire la questione direttamente con una delle parti in causa.

Così presa la macchina mi sono diretto in campagna, ho girovagato per un po’ finché mi è sembrato di vederne uno sufficiente anziano e all’apparenza anche saggio che mi potesse rispondere con franchezza.
Ho parcheggiato la macchina e mi sono incamminato lungo un viottolo di campagna finché sono giunto là proprio davanti a lui. Un bellissimo albero di ulivo.

“Ciao amico albero, mi dispiace disturbarti ma ti vorrei fare una domanda. Non penso che tu lo sappia ma in questi giorni qualcuno nel Consiglio Regionale si sta preoccupando del fatto che voi possiate costituire un freno allo sviluppo della nostra regione. Siete in milioni e non c’è sufficiente spazio per tutti. O noi, meglio i nostri interessi, o voi”

“Caro amico, chiunque tu sia, non conosco molto delle vostre questioni ma non mi meraviglio di quello che mi stai dicendo. D’altronde la nostra vita non è

Nessuno tocchi gli ulivi di Puglia!

 

ph Francesco Politano

di Marcello Gaballo

Chiedo perdono se ancora una volta dovrò rubarvi qualche minuto per un’altra firma, consapevole di apparire ai vostri occhi come un testardo, magari desideroso di protagonismo. La realtà non è questa, e chi mi conosce lo sa bene, ma scaturisce spontanea dopo la segnalazione degli amici di Forum Ambiente Salute, che nella giornata del 20 ottobre hanno informato il web di un imminente pericolo che potrebbe abbattersi sulla nostra Regione e che riguarda uno tra i beni più importanti della nostra terra, gli ulivi di Puglia. Restare indifferenti o delegare ad altri una necessaria e netta  presa di posizione forse poteva tornare comodo, ma non me la son sentita ed ho subto condiviso le preoccupazioni e le ansie dei tanti amici e conoscenti di Facebook, che hanno disperatamente gridato all’ennesimo scandalo. Eccomi dunque, ancora una volta, quando una petizione ancora non si è conclusa, a ridiscendere in campo per lanciare un altro allarme che, son certo, vi troverà solidali e ancor più combattivi di me.

Ecco il testo che potrete sottoscrivere cliccando nel link in basso: 

Al Presidente della Regione Puglia

La Regione Puglia con la Legge Regionale n. 14 del 04-06-2007 protegge il paesaggio degli Ulivi monumentali della Regione Puglia:

La Regione Puglia tutela e valorizza gli alberi di ulivo monumentali, anche isolati, in virtù della loro funzione produttiva, di difesa ecologica e idrogeologica nonché quali elementi peculiari e caratterizzanti della storia, della cultura e del paesaggio regionale…

Una delle più belle leggi che la RegionePugliapossa vantare ecco che viene offesa da una vergognosa proposta del 3 ottobre 2011, già da qualcuno definita “Ammazza olivi secolari”, presentata dal gruppo consiliare Il popolo della Libertà, che così recita: “La tutela degli ulivi monumentali è un obbligo, ma deve essere anche un’opportunità e non un impedimento allo sviluppo economico e infrastrutturale del territorio. Questo è il motivo di questa

Espiantiamo gli ulivi dalla terra o espiantiamo questi signori dalla poltrona?

di Pier Paolo Tarsi

Alcuni nostri politici regionali ci sorprendono con una nuova originalissima proposta di questi giorni, finalizzata a trarre finalmente la Puglia fuori dalla crisi economica che attanaglia la nazione e l’occidente tutto! Dopo attente e scrupolose analisi, questi geni non solo hanno individuato la causa frenante dello sviluppo nella nostra regione – ossia, tenetevi forte, gli ingombranti ULIVI SECOLARI – ma hanno, pensate, addirittura scovato la soluzione al problema: snellire le lungaggini burocratiche necessarie per espiantarli, proponendo il decentramento a livello comunale delle “competenze per il rilascio di autorizzazioni agli espianti e spostamenti di piante secolari”, oggi ancora di pertinenza della Regione. In quanto pugliesi ringraziamo sentitamente i detti signori per l’acume, lo sforzo ed il faticoso lavoro con cui mostrano di ricompensare le laute paghe ed i privilegi loro attribuiti: proposte come questa instillano serenità nei cittadini, accrescendo in loro la fiducia e la sensazione di essere in mani buone e sapienti, capaci di estirpare finalmente quelle radici secolari che ammorbano la nostra economia. Grazie signori, grazie di cuore!

Riportiamo di seguito la proposta di legge ( Fonte: http://www2.consiglio.puglia.it/Giss9/9PubbGiss.nsf/0/6B09FD5B3764D3B9C1257920002DF1DF?OpenDocument) e vi invitiamo, dopo la lettura del testo riportato – ammesso che sopravviviate alle amare risate – a firmare la petizione con cui proveremo a bloccare l’iniziativa e salvare gli Ulivi secolari dalle mire di questi…gentili signori! Sommergiamoli di sdegno!

per firmare la petizione:

http://www.petizionepubblica.it/PeticaoVer.aspx?pi=ulivi

L’ulivo testimone di civiltà

di Sonia Venuti

Contro la stupidità anche gli dei sono impotenti. Ci vorrebbe il Signore.

Ma dovrebbe scendere lui di persona, non mandare il Figlio;

non è il momento dei bambini

(John Maynard Keynes)

Una prova tangibile di questo mio esordire la possiamo trovare nell’ultima proposta di legge presentata alla quinta commissione della Regione Puglia per modificare la legge già esistente sulla tutela e valorizzazione del paesaggio degli ulivi monumentali della nostra regione, da parte del Consigliere Regionale Massimo Cassano.

Rammento ancora quando  da ragazza qualcuno mi leggeva i passi della Bibbia relativi al Vecchio Testamento, allorquando dopo lo scatenarsi della furia degli elementi,  dopo il Diluvio Universale, punizione  inferta da Dio all’uomo per la sua stupidità,  avidità e  sete di potere,  giunse in volo sull’arca di Noè  una colomba, con un ramoscello d’ulivo in bocca.

L’ulivo il nostro  patriarca verde, come giustamente qualcuno lo ha definito in qualche commento a caldo sulla proposta di legge, è presente nella vita

Memento, sallentinus: Legge di tutela e valorizzazione del paesaggio degli ulivi monumentali

2007: Legge di Tutela e Valorizzazione del paesaggio degli Ulivi monumentali della Puglia

Regione Puglia Legge Regionale n. 14 del 04-06-2007
(B.U.R. Puglia n. 83 del 7-6-2007)

 

IL CONSIGLIO REGIONALE HA APPROVATO
IL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE PROMULGA
la seguente legge:

TITOLO I
FINALITÀ E DEFINIZIONI

ARTICOLO 1
(Finalità)
1. La Regione Puglia tutela e valorizza gli alberi di ulivo monumentali, anche isolati, in virtù della loro funzione produttiva, di difesa ecologica e idrogeologica nonché quali elementi peculiari e caratterizzanti della storia, della cultura e del paesaggio regionale.
2. La tutela degli ulivi non aventi carattere di monumentalità resta disciplinata dalla legge 14 febbraio 1951, n. 144 (Modificazione degli articoli 1 e 2 del decreto legislativo luogotenenziale 27 luglio 1945, n. 475, concernente il divieto di abbattimento di alberi di ulivo), e dalle norme applicative regionali.

ARTICOLO 2
(Definizioni)
1. Il carattere di monumentalità viene attribuito quando la pianta di ulivo possiede età plurisecolare deducibile da:
a) dimensioni del tronco della pianta, con diametro uguale o superiore a centimetri 100, misurato all’altezza di centimetri 130 dal suolo; nel caso di alberi con tronco frammentato il diametro è quello complessivo ottenuto ricostruendo la forma teorica del tronco intero;
b) oppure accertato valore storico-antropologico per citazione o rappresentazione in documenti o rappresentazioni iconiche-storiche.
2. Può prescindersi dai caratteri definiti al comma 1 nel caso di alberi con diametro compreso tra i centimetri 70 e 100 misurato ricostruendo, nel caso di tronco frammentato, la forma teorica del tronco intero nei seguenti casi:
a) forma scultorea del tronco (forma spiralata, alveolare, cavata, portamento a bandiera, presenza di formazioni mammellonari);
b) riconosciuto valore simbolico attribuito da una comunità;
c) localizzazioni in adiacenza a beni di interesse storico-artistico, architettonico, archeologico riconosciuti ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali, ai sensi dell’articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137).
3. Il carattere di monumentalità può attribuirsi agli uliveti che presentano una percentuale minima del 60 per cento di piante monumentali all’interno dell’unità colturale, individuata nella relativa particella catastale.

ph Francesco Politano

 

La Fondazione Terra d'Otranto, senza fini di lucro, si è costituita il 4 aprile 2011, ottenendo il riconoscimento ufficiale da parte della Regione Puglia - con relativa iscrizione al Registro delle Persone Giuridiche, al n° 330 - in data 15 marzo 2012 ai sensi dell'art. 4 del DPR 10 febbraio 2000, n° 361.

C.F. 91024610759
Conto corrente postale 1003008339
IBAN: IT30G0760116000001003008339

Webdesigner: Andrea Greco

www.fondazioneterradotranto.it è un sito web con aggiornamenti periodici, non a scopo di lucro, non rientrante nella categoria di Prodotto Editoriale secondo la Legge n.62 del 7 marzo 2001. Tutti i contenuti appartengono ai relativi proprietari. Qualora voleste richiedere la rimozione di un contenuto a voi appartenente siete pregati di contattarci: fondazionetdo@gmail.com

error: Contenuto protetto!