Quale focolaio di Xylella fa più paura?

Xylella time …

di Piero Sumerano

ph Marco Cavalera
ph Marco Cavalera

 

Il focolaio di xylella a Ostuni fa paura ? Fa più paura di quello di Oria? Di Torchiarolo, di San Donaci, di Trepuzzi, di Squinzano, di Veglie o di Gallipoli?
Fa più paura perché è più vicino alla terra di Bari?
L’olivicoltura della Puglia ha lo stesso valore da Santa M. Di Leuca fino a Serracapriola . Un valore sociale, economico, storico, paesaggistico, cultuale e naturalistico a prescindere se parla di terra del Salento, di Bari, delle Murge o della Daunia ! Qualcuno forse si aspettava, o peggio ancora, si aspetta che il batterio della Xylella f. si possa fermare da solo come se niente fosse? O che possa essere curato ?
O possa essere circoscritto solo al Salento ?
Che lasciare gli alberi infetti al loro posto per puro spirito patriottico non avrebbe avuto conseguenze ?
No! No! Niente di tutto questo !
La questione è ben più complessa di, come alcuni pseudo esperti o sedicenti tecnici ecologi e chi più ne ha più ne metta, vogliono farla apparire! Nessuno ha capito che siamo difronte alla più grande e catastrofica epidemia che si possa immaginare.
La malattia viaggia!! Il suo vettore fa l’autostoppista e nascondendosi nelle macchine, furgoni e camion provenienti dalle zone infette conquista nuovi territori.
Oggi la malattia la scopriamo a Ostuni; ma chissà dove sia potuta arrivare ! Forse già é al nord Italia con qualche sputacchina che innocentemente si è posata fra le fessura delle auto dei tantissimi turisti che hanno affollato l’estate salentina 2016. O magari è già scesa nelle regioni joniche.
Oggi c’è gente che parla e professa senza la più elementare competenza in materia e senza avere ben impresse negli occhi e nella mente le immagini apocalittiche degli olivi millenari della provincia di Lecce e di parte di quella di Brindisi ridotti a muti scheletri. Oggi c’è gente, purtroppo, che specula sulla vicenda Xylella solo per meri scopi di notorietà mediatica magari da spendere in qualche prossima tornata elettorale ( è già successo ) Oggi ancora c’è DISINFORMAZIONE !!! Una disinformazione quasi voluta e pilotata per creare scalpore, confusione e fare scoop mediatici! Giornalismo di basso profilo che tenta di distogliere l’attenzione dal vero problema: la morte degli olivi e la morte della nostra economia con tutto ciò che ne consegue!
In occasione del nuovo focolaio di Ostuni, leggere ancora una volta, su testate giornalistiche di portata nazionale che dietro tutto questo c’è l’ombra di qualche lobby speculatrice con chissà quali interessi di edilizia turistica sinceramente mi fa cadere le braccia ! Distogliere l’attenzione dal vero problema ( ripeto la morte certa degli olivi monumentali), per lanciare insinuazioni mentre si intervista il gestore della stazione di servizio dove é stata trovata la pianta infetta, mi sembra davvero inqualificabile. Sarebbe stato più giusto e più professionale descrivere il problema ed esortate tutti, ognuno per la propria parte, ad attivarsi per attuare tutte le pratiche per cercare di contrastare l’epidemia!
La colpa di tutto questo ?
Di tutti noi sicuramente . Di tutti quelli che a vario titolo hanno ostacolato una norma europea e la legge nazionale in materia di organismi da quarantena ( che forse andava migliorata per essere applicata ad una specie come l’olivo ) . Dei ricorsi accettati dal TAR e dei sequestri che hanno rallentato, intralciato e persino bloccato l’iter che il Servizio Fitosanitario era chiamato a svolgere! Ognuno di noi si faccia un esame di coscienza; semprechè ognuno di noi ne abbia una !!

Lettera aperta al Commissario speciale sulla “Xylella” in Salento

STOP FRODE ''XYLELLA'' - Ulivo simbolico in piazza Sant'Oronzo a Lecce

3 marzo 2015

Lettera aperta al Commissario speciale sulla “presunta” e nebulosissima emergenza “Xylella” in Salento!

Converta l’attuale folle piano anti-xylella, da “Piano BOIA” quale è oggi, a “Piano di SALVEZZA” per il Salento!

E operi per scoprire tutta la Vera Verità sottesa dietro un piano tanto assurdo, impopolare, astorico e illogico!

Si stanno manifestando, intanto, le prime virtuose e responsabili obiezioni di coscienza all’attuazione del piano biocida anti-xylella. In un convegno nei giorni scorsi in un comune del Parco naturale dei Paduli nel cuore del basso Salento, un forestale di alto grado ha dichiarato pubblicamente: «io mi rifiuterò di spandere pesticidi sulla macchia mediterranea

 

E intanto sui social network si condivide tantissimo in queste ore un video toccantissimo estratto dal film intitolato “Il Segreto del Bosco Vecchio” del regista Ermanno Olmi, cui la voce popolare ha aggiunto il seguente commento eloquentissimo: Il Governo ha chiesto ai Forestali di distruggere il Salento, ma la Forestale lavora per la Natura! Dal film “Il segreto del bosco vecchio”, saggezza e speranza nel dramma della maxi Frode della “Xylella”, link video: https://www.youtube.com/watch?v=bqR7h5ej89k

Uno scandalo ormai dilagante a livello internazionale con inchieste giornalistiche, non più solo locali, ma da parte di testate estere ed internazionali, alla ricerca dei retroscena che possono spiegare tanta operazione illogica e astorica a innumerevoli fondi pubblici!

Si indaga su possibili interessi e forzature che possono avere indotto il sistema Italia e Puglia, per il fomentato caso “xylella”, a portare il Salento sull’ orlo di un tale apocalittico baratro, economico, sanitario ed ecologico assolutamente da scongiurare! Si considerino in merito gli spunti provenienti dalla eloquentissima e dettagliata denuncia da parte di senatori salentini attraverso interrogazioni parlamentari (vedi: http://parlamento17.openpolis.it/atto/documento/id/65873, dove leggiamo: «nel Salento il caso “Xylella” potrebbe celare interessi speculatori»), e anche il recente rapporto Eurispes intitolato “Agromafie. III Rapporto sui Crimini Agroalimentari”, coordinato dal giudice Giancarlo Caselli e in cui si trova un paragrafo proprio dedicato a “Lo Strano Caso della Xylella” in Salento (vedi: http://eurispes.eu/content/agromafie-eurispes; qui capitolo dedicato al Salento: http://www.csvsalento.it/upload/doc/notizie/libro-agromafie2015.pdf).

Un’ operazione, quella dell’ odierno piano anti-xyella, tanto palesemente illogica, con contraddizioni continue, ben visibili anche ad un bambino di scuola elementare, da sfociare nel RIDICOLO, se non fosse per la tragicità delle conseguenze del folle piano Biocida, Genocida e Geocida per i suoi effetti e per le sue previsioni operative sproporzionate rispetto ad ogni punto di vista.

Ad esempio questi aneddoti, ahinoi legati alle parole pronunciate in pubblico da protagonisti di questo scandalo Xylella:

-) il grosso della legna di alberi tagliati detti “infetti”, che in un primo momento si diceva di fare seccare in loco per abbattere l’eventuale presenza batterica, prima di asportarli, oggi si dice che possono essere subito asportati via e usati quindi come biomassa, come già in alcune denunciate occasioni è scandalosamente avvenuto, sotto gli occhi delle telecamere e di giornalisti, in questi mesi nella farsa della “xylella”;

-) i polloni verdi e forti dalle radici vivissime degli ulivi oggi in ripresa, e che avevano avuto sintomi di rami secchi, definiti come la barba che continuerebbe a crescere per un po’, si dice, sui cadaveri! Spacciati così per sintomo di morte, quando son invece sintomo massimo di Vita e rigenerazione! E’ la costruzione e diffusione della mistificatoria “mitologia della Xylella”, funzionale alla maxi-frode della “Xylella”, che usa il fantomatico microorganismo in tutte le salse come cavallo di Troia;

-) il divieto-consiglio di tenere chiusi in estate i finestrini delle auto quando si dovesse transitare nella provincia di Lecce, a sud della città di Lecce, area tutta bollata oggi dall’ ente Regione come “rossa”, infetta, quando così assolutamente non è! Questo perché degli insetti graziosissimi innocui e minuti, i cicadellidi, potrebbero entrare in auto ed essere trasportati nel resto d’Italia. Aggiungendo che già un cicadellide avrebbe fatto così il viaggio clandestino dal Salento a Roma in un’auto dove poi a Roma sarebbe stato ritrovato … e di certo poi lì schiacciato!

E a tali insetti autoctoni si vorrebbe fare ora la guerra irrorando ovunque tonnellate di pesticidi delle multinazionali; multinazionali presso i convegni delle quali, organizzati nel mondo ora per il montato, anche senza solidi fondamenti scientifici, caso xylella-olivi, scandalosamente partecipano protagonisti regionali di questo brutto affare, come si è scoperto da link di questi convegni, con foto che li ritraggono, diffusi in rete, e che stanno destando enorme indignazione popolare!

Finestrini chiusi poiché potrebbero entrare in auto i cicadellidi ed esser così trasportati altrove. I Cicadellidi, si dice, potrebbero veicolare da un albero all’altro la Xylella, che ben si legge negli studi scientifici odierni non essere la causa prima, ma al più potrebbe al limite essere un cofattore, non dimostrato, della sintomatologia osservata sugli ulivi con alcuni rami e fusti disseccatisi nel Salento; rami in realtà seccati dall’opera di funghi ed insetti fondamentalmente, si dice nei medesimi studi!

Ma la Xylella fa comodo mettercela dentro perché per le leggi attuali europee permette di fare scattare “quarantene” dei pieni poteri e dei molti denari, per distruggere e non per curare, anche se si dimostra presente la Xylella in maniera asintomatica per le piante, e questo è ancor più assurdo, e fa riflettere sulla follia dell’attuale scandalo pugliese!

Chissà, forse qualcuno, con rimorsi di coscienza, spera così di minimizzare l’aspirazione nei polmoni dei bambini in auto dei pesticidi nocivissimi che con queste scuse folli si vorrebbero irrorare senza alcun senso per il bene delle multinazionali dell’agro-chimica. E già dicendo che potrebbe persino essere tale chimicizzazione forsennata un intervento agronomicamente inutile!

???

Pesticidi che si vorrebbe irrorare anche sulla macchia mediterranea e sui muretti a secco, e siamo dal punto di vista naturalistico così in una delle massime vette di crimini progettati contro la natura!

La LILT lega Italiana per la Lotta ai Tumori con il famoso oncologo Giuseppe Serravezza ha fortemente denunciato la pericolosità per la salute umana e per l’ ecosistema di tale piano anti-xylella.

Grandi lacune naturalistiche per scadere in tali insane e ridicole prescrizioni che non fanno altro che alimentare la psicosi che con innumerevoli osceni “convegni del terrore” si continua a spandere da mesi e ancora in questi giorni nella Provincia di Lecce, portando in un Salento verde e vivissimo i contadini ad un altissimo livello di esasperazione, e sull’orlo di crisi di nervi e di speranza, che possono portarli a diventare essi stesi esecutori di tagli scriteriati di olivi vivi sanissimi, o in ripresa! Trasformati così in esecutori materiali, in suicidi boia, di un piano boia!

ph Marco Cavalera
ph Marco Cavalera

Contadini e operatori di attività agricole e biologiche, apicoltori, imprenditori agro-turistici e turistici portati all’esasperazione da questa condotta fraudolenta immorale, che potrebbe condurre persino a insani pensieri autolesionistici persone più emotivamente fragili! Possibile che non si abbia un minimo di senso di pubblica responsabilità!?  

Convegni che indignano e da stigmatizzare con piena forza!

La stragrande maggioranza degli ulivi nella zona che oggi “loro” dicono infetta, rossa, son verdissimi e sanissimi; quella frazione di ulivi colpita da sintomi di disseccamento, son in gran parte non certo disseccatisi completamente ma in ripresa vegetativa, almeno dalla radice con polloni forti e rinnestabili, quando non anche dai fusti, che si erano spogliati, con l’emissione di nuovi getti, (aspetti che il “regime xylella” cerca di negare e minimizzare in tutti i modi!).

Come ogni patologia, anche quella del neo-battezzato CODIRO degli ulivi in questione, acronimo di “Complesso” del disseccamento solitamente parziale dei rami degli alberi, (complesso perché vi si osservano vari patogeni come funghi e insetti), fa la sua parabola: compare, si diffonde, e poi scompare nella ripresa della maggior parte degli alberi, come ogni raffreddore o influenza per l’uomo. Da qui la fretta di “eradicare”, togliere le radici e dunque non solo tagliare, con la scusa della quarantena da xylella eventualmente presente sebbene potenzialmente innocua, altrimenti si scoprirebbe che gli olivi sopravvivono e ritornano in produzione!

 

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Gli stupendi uliveti acquitrinosi del cuore del bassoSalento, beni paesaggistici da-tutelare, foto di Giovanni Enriquez
Gli stupendi uliveti acquitrinosi del cuore del bassoSalento, beni paesaggistici da-tutelare, foto di Giovanni Enriquez

IL COMMISSARIO PRESO ATTO ORA DELLA “VERA” SITUAZIONE

(e dello tsnunami popolare di manifestazioni e denunce contro il piano anti-xylella a base di nociva agro-chimica ed eradicazioni, piano definito senza mezzi termini “CRIMINALE” sui media da stessi esponenti politici della maggioranza in Regione Puglia) “FERMI” CON LA SUA AUTORITA’ :

  -) ogni uso di erbicidi e pesticidi in tutto il Salento ;

-) la realizzazione di inutilissimi cordoni desertificati artificialmente con la scusa di limitare la diffusione di Xylella più a nord, quando già si dice che “Xylella” sarebbe già persino ben oltre quel limite!)!

-) fermi ogni eradicazione di Olivi come di ogni altra essenza (Oleandri inclusi, meritevoli di massima tutela, come ogni altra specie animale e vegetale che sia, insetti naturalmente inclusi!), fermi questo ovunque in tutto Salento!

-) sblocchi le attività vivaistiche ingiustamente bloccate dal vendere in provincia di Lecce diverse piante persino autoctone!

-) tolga i divieti sacrileghi immorali e assurdi di impianto di piante della nostra tradizione agricola e della nostra storia naturale! 

E soprattutto

-) dalla sua posizione privilegiata, operi per scoprire tutta la Vera Verità sottesa dietro un piano tanto assurdo e astorico, illogico come agli occhi di ogni persona saggia coscienziosa e soprattutto ad ogni naturalista subito appare; un piano in cui si nega nella comunicazione la presenza di innumerevoli alberi d’olivo, la stragrande maggioranza, del tutto sani, e si cela la ripresa di innumerevoli alberi di olivo che hanno presentato sintomi di disseccamento, (ripresa spontaneamente come anche dopo cure agro-ecologiche), dando così l’ idea distorta di un Salento con piante affette e moribonde che è lontanissimo dalla verità verde e ubertosa di questa terra in questi mesi!

Il Commissario diventi da responsabile potenziale avallatore di distruzione ed avvelenamenti dannosi per ecosistema, economia e cittadini,  il  “salvatore del Salento” invece, nel buon nome di chi ha scelto come professione quella di difendere la Natura sopra ogni cosa!

Si all’ Agroecologia – cura e non tortura per olivi ed ecosistema del Salento !

Espliciti e affermi con forza la necessità di fermare il piano attuale a base di chimica (ergo speculazione a favore delle multinazionali dei pesticidi), e a base di eradicazioni forsennate e biocide (ergo a favore delle centrali elettriche delle biomasse del sud Italia, e della liberazione di suoli per varie speculazioni cementificatorie o per manovre agro-speculative),

nel verso invece della attuazione di un sostitutivo piano virtuoso fondato sull’AGROECOLOGIA per la cura delle piante e dell’ ecosistema salentino, dove la biodiversità è elemento prioritario da tutelare, contro chi pensa di inseguire soluzioni distruggendo anelli (insetti, piante, ecc,) dell’intricata catena alimentare dell’equilibrio della Natura e dell’agro-natura.

Salento in cui vietare per sempre e del tutto l’ uso dei pesticidi contro erbe ed insetti!

Per gli uliveti Salentini e Pugliesi tutti abbiamo bisogno dell’impegno di ognuno di noi per il loro riconoscimento come agro-foresta e patrimonio UNESCO dell’ Umanità, e in tal senso siamo certi si impegnerà anche il Commissario, fermato ora e subito con tutta la sua autorità e autorevolezza questo piano infernale ridicolo e tragico al contempo!

 

Il Forum Ambiente e Salute

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Info:

 

Forum Ambiente e Salute del Grande Salento

rete apartitica coordinativa di movimenti, comitati ed associazioni a difesa del territorio e della salute delle persone

Lecce, c.a.p. 73100 , Via Vico dei Fieschi – Corte Ventura, n. 2

e-mail: forumambientesalute@gmail.com  forum.salento@yahoo.it, forum.salento@libero.it ,

gruppo facebook: http://www.facebook.com/groups/123107425150/Sito web:  http://forumambiente.altervista.org/

 

Xylella salentina e ulivi. Lo stato dell’arte attraverso una diffida

Gli stupendi uliveti acquitrinosi del cuore del bassoSalento, beni paesaggistici da-tutelare, foto di Giovanni Enriquez
Gli stupendi uliveti acquitrinosi del cuore del bassoSalento, beni paesaggistici da-tutelare, foto di Giovanni Enriquez
a cura di Forum Ambiente e Salute
ATTO DI SIGNIFICAZIONE-DIFFIDA
da FORUM AMBIENTE E SALUTE (Rete apartitica coordinativa di movimenti, comitati ed associazioni a difesa del territorio e della salute delle persone) – sede in Lecce
da COORDINAMENTO CIVICO APARTITICO PER LA TUTELA DEL TERRITORIO E  DELLA SALUTE DEL CITTADINO (Rete d’azione apartitica coordinativa  di associazioni, comitati e movimenti locali e non, ambientalisti, culturali e socio-assistenziali) – sede c/o Tribunale Diritti del Malato – CittadinanzAttiva in Maglie (Lecce)
 rivolto ai seguenti enti
Commissione Fitosanitaria UE
Commissario Agricoltura UE
Commissario Salute UE
Presidente Commissione Agricoltura Parlamento Europeo
EFSA – European Food Safety Authority – Parma
Ministro Agricoltura del Governo Italiano
Assessore agricoltura della Regione Puglia
Osservatorio Fitosanitario – Bari
 e per conoscenza, all’attenzione
Provincia di Lecce
Parlamentari della Repubblica Italiana
Commissione Agricoltura della Camera
Commissione Agricoltura del Senato
C.R.A. (Centro Ricerche Agronomiche) con sede a Rende (Cs)
Soprintendenza per i Beni Culturali e Paesaggistici della Puglia
Corpo Forestale dello Stato
ARPA – Agenzia per la Prevenzione e Protezione Ambiente – Puglia
ASL – Agenzie Sanitarie Locali del Territorio Salentino
Sindaci dei Comuni Pugliesi, massime autorità sanitarie locali
Organi di Stampa
OGGETTO:
NO A  EVENTUALI E IPOTIZZATI INTERVENTI DI DEVASTAZIONE DEL PAESAGGIO E DELLA BIODIVERSITA’ (ANCHE IN DEROGA A  NORME E VINCOLI REGIONALI, NAZIONALI, COMUNITARI), NON GIUSTIFICABILI per nessunissima ragione, e tanto meno per un’emergenza fito-sanitaria, tutta da verificare e approfondire, persino non imputabile, sulla base delle nozioni scientifiche ad oggi emerse sin dalle prime ricerche divulgate, al batterio della specie Xylella, in nome del quale si paventa invece il rischio dell’applicazione di un regime di quarantena nocivo per la salute pubblica e chimico-eradicativo finanziato con immensi fondi pubblici.
Ulivi vita millenaria da salvare - ''l'Ulivo urlatore'' - Salento, entroterra otrantino, ARCHIVIO FORUM AMBIENTE E SALUTE
Ulivi vita millenaria da salvare – ”l’Ulivo urlatore” – Salento, entroterra otrantino, ARCHIVIO FORUM AMBIENTE E SALUTE
PREMESSO CHE
– le analisi sulla sintomatologia del disseccamento di alcuni rami degli ulivi in una zona limitata del Salento, sud-ovest, particolarmente osservata a macchia di leopardo nel corso della scorsa estate 2013, a detta di alcuni tecnici avrebbe permesso, in seguito ad analisi svolte, anche il rilevamento della presenza di un batterio appartenente ad un ceppo della specie Xylella, di cui si è data comunicazione nei convegni in cui sono state elencate le differenti e varie presenze di patogeni riscontrati sugli ulivi più colpiti, tra questi funghi muffe e l’insetto rodilegno giallo;
– le indagini di laboratorio, per accertare la sottospecie di Xylella e l’eventuale patogenicità, e quindi in tal caso il grado di patogenicità, sono in corso e non saranno concluse a breve termine, e che dai primi riscontri i tecnici hanno scritto dell’appartenenza della Xylella salentina a sottospecie non patogene per l’ulivo e non patogene per le altre colture e piante locali (vedi l’articolo in merito sul sito internet ufficiale dell’Accademia dei Georgofili, pubblicato il 30 ottobre 2013, link:http://www.georgofili.info/detail.aspx?id=1510).“Per quanto riguarda la patogenicità della Xylella nel 2010 R.Krugner per l’Univ. della California ha pubblicato uno studio in cui si afferma come l’inoculazione della Xylella in piante di olivo sane non ha portato a riscontrare gli stessi sintomi del disseccamento, questo ha dimostrato come la patogenicità al momento non è dimostrata per l’ulivo e ancora da dimostrare scientificamente” (ha scritto l’ On. Adriano Zaccagnini il 4 dicembre 2013). I postulati di Henle-Koch per la patogenicità della Xylella per l’ ulivo non son stati ad oggi mai confermati;
–  gli studi in merito finora sono stati gestiti dal C.N.R. ed Università di Bari; di recente sono stati coinvolti anche il C.R.A. (Centro Ricerche Agronomiche) con sede a Rende (Cs) e l’E.F.S.A. Con sede a Parma;
–   altri enti scientifici (tra cui l’Università del Salento, che ha denunciato il mancato coinvolgimento, nonché l’ingiustificata segretezza e non trasparenza  delle indagini ad oggi svolte) intendono collaborare all’approfondimento  delle indagini di laboratorio: ciò va favorito per una più articolata e veloce analisi e diagnosi del fenomeno;
–   è doveroso  rendere  pubblici  protocolli e risultati della ricerca, alfine di un rigoroso confronto e riscontro scientifico di una pluralità di enti e istituzioni; laddove  ragioni ad oggi poco comprensibili hanno portato all’accentramento  delle indagini  e della gestione  dei risultati solo presso il CNR e l’Università di Bari;
ph Marco Cavalera
ph Marco Cavalera
– occorre abbinare la pluralità e velocizzazione delle analisi (per conoscere appieno la ad oggi alquanto dubbia eventuale patogenicità del microorganismo), alla prudenza volta a scongiurare inammissibili interventi drastici, irreversibili e devastanti, che nessunissima ragione potrebbe giustificare e tanto più, ad oggi, assolutamente sproporzionati alla luce dei risultati delle analisi, delle opinioni scientifiche di autorevoli esperti, e della situazione del territorio. Situazione che vede oggi, soprattutto dopo le piogge autunnali, la stragrande maggioranza degli alberi d’olivo, che in questa estate (particolarmente arida e siccitosa, e che ha visto l’imperversare di numerosissimi incendi), avevano manifestato sintomatologie di secco su alcuni rami, esser tornati perfettamente rivegetanti e rigogliosi;
– tale prudenza, (motivata dal buon senso, dall’evidenza empirica, dagli incerti e parziali risultati delle analisi), è sostenuta anche da dichiarazioni autorevoli:
per il prof. Alexander Sandy Purcell dell’Università California: “non abbiamo prove al momento”, in riferimento alla patogenicità dellaXylella fastidiosa per l’olivo, “In California non siamo riusciti a causare la fitopatologia su ulivi partendo dal batterio in coltura, isolato” “ Credo che X. è molto diffusa nel Mediterraneo e più volte rilevata in Europa; probabilmente ci sono molti casi di X. non conosciuti o non denunciati: infatti la sua presenza è spesso asintomatica , senza danno alle piante che la ospitano” (Gazzetta Mezzogiorno 5 novembre 2013);
per il prof. Giovanni Martelli dell’Università di Bari “le indicazioni molecolari acquisite a Bari forniscono buoni motivi per ritenere che il ceppo salentino di Xylella appartenga ad una specie che non infetta viti e agrumi e che esperienze USA ritengono di scarsa patogenicità per l’ulivo”, “non vi sono al momento elementi per ritenere Xylella l’agente primario del disseccamento dell’ulivo” (Gazzetta del Mezzogiorno 5 novembre 2013). Vedi anche in merito l’articolo del Prof. Martelli pubblicato sul sito internet ufficiale dell’Accademia dei Georgofili, il 30 ottobre 2013, link: http://www.georgofili.info/detail.aspx?id=1510;
anche per il brasiliano prof. J. Chaves Barbosa la Xylella è comune nei paesi del Mediterraneo;
anche per il prof. L. De Bellis dell’Università del Salento, non si può escludere, a priori, che la Xylella riscontrata nel Salento appartenga a ceppi endemici nel territorio e nell’area mediterranea presenti da tempo immemore;
gli stessi esperti  dell’EFSA ,  interpellati ad hoc dal Commissario alla salute UE, hanno evidenziato  che la Xylella nell’U.E. ha una vasta gamma di piante ospiti note, sia di produzione agricola, che selvatiche autoctone, ad ulteriore sostegno della potenziale endemicità del microrganismo;
lo stesso Assessore alle Risorse Agroalimentari della Regione Puglia, Fabrizio Nardoni, durante l’audizione informale dell’ 11 dicembre 2013, presso la Commissione Agricoltura della Camera a Roma, ha parlato della Xylella come di un microrganismo presente da molto tempo nella biodiversità pugliese, dunque non si comprende perché ora lo si tenti di presentare come oggetto di un’ emergenza urgentissima;
ph Mauro Minutello
ph Mauro Minutello
-non risulta prima di ora che siano state fatte analisi per  verificare la presenza di X. in Puglia;  per questo non si può escludere la sua endemicità, sostenuta dai suddetti  scienziati; né si hanno prove che essa  sia  stata importata con piante di provenienza extraeuropea: è solo una comoda ipotesi, talora spacciata come vera, da taluni evidentemente poco documentati;
– gli esami avrebbero dovuto anche riguardare anche lo stato chimico-fisico dei terreni, e le condizioni idrogeologiche e climatiche, per valutare vari fattori di stress, naturali (stagionali, ecc.), o antropici, (inquinamento, magari anche proprio legato all’ uso ad esempio di pratiche agricole troppo industrializzate, di disseccanti chimici, ecc.), causa dell’ indebolimento delle piante, con conseguente proliferazione di muffe-funghi, e insetti xilofagi, come appunto riscontrato.  Lo stress idrico estivo durato diversi mesi, e più marcato proprio nell’area sud occidentale del Salento,  ha creato uno stress idrico negli alberi che ha comportato una debilitazione generale per perdita di acqua per evapotraspirazione. L’ albero per gestire la perdita di acqua, è ipotizzabile che abbia potuto attuare, come strategia di sopravvivenza, la limitazione della superficie fogliare abscindendo parti di chioma. Una apoptosi. Ora i medesimi alberi d’olivo hanno una vegetazione ricca di foglie lucenti e sono carichi di olive, alla ceppaia sono pieni di polloni verdi e folti
uliveti
– la marcata presenza di Rodilegno giallo, (Zeuzera pyrina, un lepidottero dalla larva xilofaga la cui diffusione è oggi favorita dall’abbandono di antiche pratiche naturali di olivicoltura), e di varie specie di funghi-muffe, viene considerata basilare da tutti i tecnici che stanno studiando il fenomeno, (oggi in regressione per l’azione combinata e salutare delle piogge e delle basse temperature), per la comparsa della sintomatologia del disseccamento osservato su alcuni rami. Lo sviluppo opportunistico del batterio Xylella sarebbe favorito proprio dalle concomitanti situazioni di indebolimento ed aggressione della pianta, nonché da numerosi inverni miti che si son susseguiti nel Salento dove le temperature di gennaio non sono inferiori ai 5 gradi (temperatura di soglia mortale per il batterio): è il caso del Salento e soprattutto della zona sud-ovest, più protetta dai venti freddi; e dunque al più, la Xylella potrebbe essere una concausa ma non certo la causa, a detta degli esperti, della sintomatologia in questione;
– ad oggi le piante disseccate e semi disseccatesi in estate presentano una nuova rivegetazione persino già precedente alle piogge autunnali, ancora ben rigogliosa e in fase di ulteriore accrescimento dopo diversi mesi;
ph Mauro Minutello
ph Mauro Minutello
– la sintomatologia in questione si è presentata in aree limitate nella zona ionica del Salento sud occidentale a macchia di leopardo e non a macchia d’olio:  quindi impossibile parlare di una diffusione generalizzata, come  invece alcune dichiarazioni  allarmistiche  e frettolose di taluni hanno fatto immaginare danneggiando in tal modo gravemente l’economia e  l’immagine del  Salento e dei suoi prodotti ;
– la sintomatologia non ha neppure interessato l’insieme delle varietà di cultivar presenti nel Salento sud occidentale;
– assolutamente da stigmatizzare le irresponsabili ipotesi di svellimento delle piante ospitanti l’innocuo batterio avanzate da alcuni e sbandierate come metodica da perseguire per contenere la presenza del batterio;
– lo svellimento delle piante ospitanti il batterio non è assolutamente una pratica obbligatoria né vincolante (d.l. 214/2005), ma al più opzionale, e certamente folle, se applicata su culture legnose e persino con piante pluri secolari per loro natura iper resistenti come nel caso dell’ulivo, dove ipotizzare una tale drasticità d’intervento costituirebbe una violazione palese di principi costituzionali, comunitari ed internazionali inerenti la tutela dell’ambiente, del paesaggio, della cultura, dell’assetto idrogeologico, etc., etc., etc.;
ph Mauro Minutello
ph Mauro Minutello
– l’espianto che è stato da taluni  immaginato per migliaia di alberi d’ulivo, da 6.000 fino addirittura a 600.000-700.000 e più, su 8.000-10.000 ettari di territorio salentino, cifre apocalittiche, (e si è parlato persino di espiantare alberi del tutto verdi o anche non del tutto secchi ma in ripresa, solo perché ospitanti il microorganismo che forse in quegli alberi potrebbe vivere da sempre in maniera del tutto innocua, come sopra espresso), sta portando una parte crescente di ora in ora dell’opinione pubblica a ritenere la questione Xylella funzionale alla distruzione della locale economia agricola fondata su antiche cultivar ben adattate al territorio e sulle quali non pende alcun brevetto, funzionale all’introduzione in massa di nuove piante brevettate, d’ulivo o altre culture, anche eventualmente geneticamente modificate, dichiarate resistenti al batterio (di cui non si comprende neppure, nel Salento, sulla base di quanto sopra esposto, quale sarebbe la sua pericolosità patologica per i vegetali), così come avvenuto in Brasile, con agrumi ogm di multinazionali della agro-chimica e del biotech, dichiarati resistenti proprio guarda caso alla Xylella, e con colture transgeniche per la produzione di biocarburante. Ombre pesanti rese ancor più vivide da quanto asserito in alcuni convegni tenuti nel basso Salento in queste settimane, dove alcuni relatori hanno affermato che si dovranno cambiare colture e/o varietà nel verso di quelle resistenti allaXylella, che anche dopo tutti i catastrofici interventi previsti, continuerebbe a contaminare, a loro dire, i suoli per almeno 10, 20 o 30 anni. Così preoccupante allo stesso modo che delle multinazionali dei pesticidi e degli ogm, in questi giorni, in convegni a Bari, pubblicizzino prodotti diserbanti destinati espressamente agli uliveti pugliesi! Negli ultimi anni il Salento  ha  bocciato  il progetto di introdurre  la coltivazione di piantagioni per biocarburanti  su decine di migliaia di ettari, per numerose centrali biodiesel previste  sul territorio;  ciò è avvenuto in sintonia con le nuove linee anche dell’UE, della FAO, dell’ONU contro le agroenergie. Aleggia il sospetto che lo svellimento, ipotizzato da alcuni, irresponsabilmente, anche  di ben 600.000 piante di ulivo, possa essere funzionale a reintrodurre progetti  agroenergetici già bocciati e condannati, come anche a far legno-biomassa facile; né vanno esclusi ipotetici interessi di modificazione  urbanistica  dei suoli a fini speculativi;
– allo stesso modo nell’opinione pubblica è cresciuto il dubbio del possibile coinvolgimento di interessi delle multinazionali dei pesticidi, da quando alcuni, hanno tentato di affermare l’inevitabilità (contro ogni logica scientifica), di interventi massicci di chimicizzazione  a tappeto, perfino non escludendo l’uso degli aerei per irrorare i pesticidi; interventi presentati come fito-sanitari, e coinvolgenti l’irrorazione di quintali e quintali di diserbanti-disseccanti e di pesticidi a distruzione, anche con l’uso del fuoco (con lancia fiamme), praticamente di ogni forma di vita vegetale (domestica e selvatica) e del microcosmo animale nei 10.000 ettari e più di territorio salentino. Ipotesi di intervento altamente nocive persino per la popolazione salentina. L’opinione pubblica legittimamente allarmata da queste ipotesi di interventi ha sottolineato anche i possibili interessi a fare biomassa del legno degli alberi e così dell’olio che si è fatto produrre quest’anno e che, guarda caso, anche in teoria nelle aree dette più colpite non ha visto significativi cali nella produttività, mentre sta riscontrando un inevitabile crollo della domanda per l’immane danno d’immagine causato. Così l’opinione pubblica vede nel tentativo di svellimento degli uliveti e della flora naturale e delle macchie e dei margini dei campi, come dei canali, habitat, questi, prioritari e tutelati, da norme nazionali (articolo 9 – Tutela del Paesaggio, articolo 32 – Tutela della Salute Pubblica, due articoli della Costituzione Italiana), europee e internazionali, possibili interessi a liberar suolo da vincoli ambientali e da ogni coltura tradizionale per speculazioni legate al cemento, all’attività estrattiva, ai villaggi turistici, a nuove infrastruttura stradali ridondanti, attività industriali e non ultimo persino per assurdi progetti di neo-campi da golf proprio nelle aree definite “affette”;
ulivi borgagne santoro
– è irresponsabile che si parli di lotta integrata coinvolgente la chimica per gli eventuali interventi e non, invece, della priorità di perseguire un approccio agro-ecologico e di lotta biologica  ben possibile, (senza alcun uso di chimica industriale, tanto più nel carsico Salento, la cui acqua potabile viene dal sottosuolo), attraverso il potenziamento della biodiversità naturale e domestica, a partire dal valore ridato ai manti erbosi ad alta biodiversità negli stessi uliveti come della flora e fauna, compresa l’entomofauna e l’avifauna insettivora negli ecosistemi naturali lungo i canali come al margine degli uliveti. Un’offesa alla cultura sentire ancora parlare di malerbe, erbe infestanti e di attacchi indiscriminati agli insetti buoni, come a tutti gli altri come anche di conseguenza ai danni delle importantissime api;
–  inoltre  va ricordato che  l’agricoltura , e in particolare l’olivicoltura salentina, è già pesantemente vittima di un uso scriteriato e incontrollato di  pesticidi (insetticidi ed erbicidi in primis) che hanno devastato l’equilibrio ecologico, la falda freatica, danneggiando la salute degli abitanti, e  distruggendo la biodiversità e specie animali fondamentali, a partire dalle api. A ciò va posto rimedio ripristinando le antiche pratiche di agri-cultura.  Inutili sono gli interventi drastici  sui canali (illegali e criminali se chimici) , la cui avifauna e flora vanno tutelate; eppure per questi sono stati stanziati 2 milioni di euro, che andrebbero utilizzati per incentivare  pratiche di bioagricultura;
ulive 020
– quand’ anche si trattasse di fenomeni epidemici per la sintomatologia osservata sugli ulivi ogni approccio deve tener conto che solo alcuni o molti individui vengono contagiati, di essi una percentuale , in genere prevalente, sopravvive alla malattia sviluppando resistenza. Mentre nel Salento anziché attendere e curare taluni vorrebbero distruggere e annientare ogni cosa nel verso della realizzazione di un criminale deserto avvelenato piro-chimico;
– centinaia di migliaia di ulivi secolari e millenari della  Puglia sono sopravvissuti a  numerose  epidemie fungine, batteriche, virali, da insetti, sviluppando anche imprevedibili e forse sconosciute capacità di resistenza e immunizzazione;
– l’enfatizzazione, (cui non erano estranei giganteschi interessi imprenditoriali ed economici), negli ultimi anni, della virulenza di epidemie influenzali e del loro contagio, poi ridimensionata se non sconfessata, impone un ulteriore preventiva prudenza e massima vigilanza su quanti si fanno promotori di soluzioni drastiche. Anche solo propagandare l’abbattimento di un albero, come l’uso di prodotti chimici deve portare all’apertura di inchieste urgenti atte a fermare i danni annunciati, perseguendo i colpevoli e stanandone interessi e mandanti;
– negli ultimi anni si è assistito in parte all’abbandono delle tradizionali pratiche di agri-cultura più impegnative, a vantaggio di insani interventi fito-chimici, oggi da vietare assolutamente, che hanno alterato l’equilibrio ecologico, inquinando l’ambiente. È quindi necessario da parte di tutte le istituzioni favorire pratiche di agri-cultura, di rigenerazione del suolo, di tutela ambientale, economica, culturale del territorio e della biodiversità protetta dalla Conferenza Internazionale di Rio del 1992 e dalla Direttiva Habitat 92/43/CEE (Natura 2000);
ph. http://www.frantoionline.it/
– la nuova politica agricola comunitaria (P.A.C.) avendo abbassato da quest’anno gli incentivi elargiti per gli alberi d’olivo può alimentari insani appetiti in chi può avere interessi ad abbandonare e sostituire con colture più incentivate  la millenaria cultura dell’olivo che rappresenta per il Salento una presenza agro-forestale dalle molteplici positive implicazioni, il cui svellimento sarebbe foriero di negatività non dissimili da quelle che portano la comunità internazionale a condannare unanimemente l’abbattimento della Foresta Amazzonica in Brasile;
–  tale crisi  economica si è aggravata  negli ultimi mesi a causa dell’allarme che ha terrorizzato i mercati,  allarme non del tutto ponderato,  sui disseccamenti osservati ; il mercato dell’olio è stato ulteriormente compromesso, con danni economici incalcolabili; il territorio non tollererebbe che ad essi si aggiungano altri danni ambientali paesaggistici, culturali, prodotti da interventi irreversibili, forse ingiustificati e inefficaci;
– la confermata proprio in questi giorni maxi frode comunitaria delle quote latte deve  allertare verso le richieste di maxifinanziamenti regionali, nazionali, comunitari e di pieni poteri, in vista di una quarantena  che implicherebbe  pratiche devastanti e inquinanti;
ph Silvana Bissoli
ph Silvana Bissoli
– già il territorio pugliese ha assistito a interventi scriteriati e schizofrenici assolutamente inutili nonché esibizionisti da parte di autorità sanitarie locali che in nome di rischi per patologie influenzali danneggiarono mortalmente in anni recenti la preziosissima popolazione di cigni reali svernanti nei bacini regionali accanendosi contro i grandi uccelli ritenuti possibili vettori, quando poi migliaia e migliaia di piccoli passeriformi migratori ben potevano trasportare l’ipotetico virus ben di più di quei pochi grandi e splenditi cigni che costituivano un bene ambientale e paesaggistico di prim’ordine per la regione Puglia. Un crimine grave poco balzato ingiustamente agli onori della cronaca e i cui danni devono essere ancora risanati;
– è necessaria stigmatizzare e condannare l’azione allarmistica che è stata montata intorno alla Xylella nel Salento sull’assenza di dati certi con campagne d’opinione battenti, convegni intrisi di retorica e varie falsità, con azioni contraddittorie, non ultima, quella di vietare il prelievo di foglie e rametti per analisi indipendenti per il rischio di “contaminazione” di altre aree, e, poi, aver invece permesso la raccolta delle olive, e quindi di foglie e rametti, e la produzione dell’olio senza alcun limite territoriale per la scelta dei frantoi, contaminando, in tal modo, se vi fosse stata un’epidemia, l’intera regione e più, con lo spostamento delle olive e con lo spargimento nei campi, e negli oliveti, delle acque di vegetazioni prodotto secondario della molitura delle olive. Contraddittorio l’aver parlato di emergenza, insistendo sulla richiesta di finanziamenti pubblici, senza attuare nei fatti alcun cordone sanitario nelle aree definite “più colpite”, ma, anzi, facendovi accedere, senza alcuna precauzione, giornalisti e curiosi, giunti da ogni dove, convocati per assistere alla scena dell’esperto americano di Xylella dell’Università della California chiamato in Puglia, mentre prelevava campioni e catturava gli insetti con un retino nei pressi degli ulivi: ulivi questi che taluni avevano definito “morti stecchiti-eradicatisi da soli”, ma che in realtà i giornalisti presenti hanno osservato in piena rivegetazione e definito dei “Lazzaro” che ritornavano in vita dall’oltretomba. Di fronte poi ai tentavi di taluni di sminuire le rivegetazioni in corso, parlando di neo germogli “già disseccati”, ha voluto vederci chiaro anche l’ Onorevole Adriano Zaccagnini, Vicepresidente della Commissione Agricoltura della Camera, che ha appurato con i suoi occhi, in un suo recentissimo sopralluogo nelle aree definite “rosse” di massimo “attacco”,  la veridicità delle rigermogliazioni copiose (nuovi vivi germogli tanto sui tronchi alti, quanto dalla radice), sugli alberi d’olivo che avevano presentato in estate la sintomatologia del secco. Osservazioni divulgate poi in convegni e in sue note stampa dall’ Onorevole;
Un agire contraddittorio che solleva tanti dubbi, come ad esempio la tardiva, solo in questi giorni, ordinanza di blocco parziale dell’attività dei vivaisti,mentre si chiedono all’ Europa lauti finanziamenti per attuare l’intero apocalittico progetto, volto nei fatti, come è stato presentato sui media e nei convegni sin dalle prime ora, (vedi il servizio solo ad esempio, di TrNews http://www.trnews.it/2013/10/28/moria-ulivi-interventi-decine-di-milioni-di-euro-che-ci-sono/12364801/ ),  alla cancellazione del Salento e di tutto ciò che esso rappresenta. Contraddittorie le informazione elargite da taluni, e differenti a seconda dell’uditorio, così  mentre ai contadini si diceva che il batterio fosse stato introdotto dai vivaisti con l’importazione di piante, ai vivaisti si raccontava che il batterio è causa dei contadini che avrebbero abbandonato le terre; mettendo in tal modo le categorie le une contro le altre, aumentando il livello di confusione e la conflittualità sociale.
ulivo
– il paesaggio è tutelato fortemente dalla Costituzione Italiana; gli ulivi e gli alberi monumentali da leggi regionali, nazionali e sopranazionali;
– tale agire allarmistico ha compromesso gravemente il mercato dell’olio d’oliva, con danni economici incalcolabili per tutto il settore agricolo salentino come anche per quello turistico; un agire che ha visto un intervento di forte pubblica denuncia e stigmatizzazione da parte anche dell’ Onorevole Adriano Zaccagnini. E, a tali danni alla immateriale immagine del Salento vi è il rischio di aggiungervi ora immani danni materiali di tipo ambientale, paesaggistico, storico, culturale, e alla salute, prodotti da interventi sproporzionati e assolutamente ingiustificabili. Mai vistisi nella storia!
– l’ulivo rappresenta non una qualsiasi pianta, ma la storia, l’identità, la cultura, il paesaggio, l’economia del territorio: il simbolo della Regione Puglia; l’olivicoltura rappresenta per la Regione Puglia, ancor più per i 90.000 ettari della provincia di Lecce;
– lo sradicamento di una pianta d’ulivo era punito con la pena di morte nell’Atene  patria della civiltà occidentale (Aristotele: Costituzione degli ateniesi). Le istituzioni non possono macchiarsi dello stesso reato!
ulivo-raffaella
tutto ciò premesso con la presente
SI DIFFIDANO
formalmente gli enti, rappresentanti e pubblici sopra citati, i destinatari ciascuno per la propria competenza
– dall’ adottare misure irreversibili quali l’espianto degli alberi d’Olivo (uno come di più alberi – giovani come vetusti che siano), data la loro ripresa vegetativa, data la necessità di un periodo di tempo almeno di alcuni anni di mancata vegetazione e di mancata pollonatura per appurarne l’effettiva morte, data anche la possibilità di innestare le antiche e tradizionali cultivar sui nuovi polloni radicali, motivo anche per cui si deve stigmatizzare ancor più l’aver voluto parlare e proporre, da parte di taluni, non solo tagli, ma addirittura eradicazioni degli ulivi;
– le medesime prescrizioni del punto superiore valgono anche per tutti gli altri alberi delle altre specie domestiche e selvatiche autoctone (come Mandorli, le tante preziose specie di Querce, ecc., da tutelare massimamente!), e/o alloctone, (giovani o monumentali che siano), presenti nei campi come lungo i loro margini come nelle aree a macchia e lungo i bordi dei canali, come anche per gli arbusti tra cui i preziosi Oleandri presenti nel verde pubblico e privato e lungo i margini delle strade, importanti presenze verdi da tutelare e curare massimamente;
– dall’impiego di prodotti fitosanitari di chimica industriale (diserbanti, disseccanti, pesticidi antifungini, etc. etc.) nelle definite strategie di lotta integrata;
– dal consentire l’impiego dei 2 milioni di euro stanziati dalla Regione Puglia ai consorzi di bonifica per l’aggressione e cancellazione della flora lungo i canali e degli insetti con pratiche chimiche lontane da ogni buon principio di agricoltura biologica e di agro-ecologia;
– dal consentire l’impiego di parte dei 5 milioni di euro (o più) stanziati dall’attuale legge di stabilità dal Parlamento e dal Governo italiano, per opere di eradicazione  degli alberi o per interventi chimici (insetticidi ed erbicidi) sul territorio:
– dal consentire e/o propagandare l’impianto, la produzione e la diffusione nei vivai salentini, come nelle aree oggi olivetate e nel resto del Salento e del territorio pugliese, di altre varietà d’olivo, o  di altre colture, presentate, con la scusa, come resistenti alla Xylella, o meno, frutto di ibridazioni (contaminanti rispetto al patrimonio di cultivar locali tradizionali), varietà biotech magari anche proprio brevettate, e/o addirittura OGM, da organismi geneticamente modificati;
– dall’accettare e eseguire le predette o altre misure irreversibili  e devastanti per l’ambiente   passivamente , senza far valere le ragioni del territorio;
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SI INVITANO
i destinatari, ciascuno per la propria competenza
 
– a valutare con estrema prudenza,  sostenuta da  articolata , complessa, pluralistica  attività di indagine,  la situazione in atto e l’adozione degli interventi;
– a favorire invece pratiche di agricoltura volte a risanare i terreni olivetati contaminati questo sì da troppa agrochimica industriale attraverso l’applicazione dei principi dell’agro-ecologia e le filosofie dell’agricoltura biologica fondate sull’incremento della biodiversità per un naturale incremento delle popolazioni di insetti utili, degli uccelli insettivori, e per il raggiungimento dei un dinamico equilibrio tra parassiti e predatori dei parassiti; buoni principi e buone pratiche volte a rafforzare  la salubrità delle piante e dei terreni, già provati dalla eccesiva chimicizzazione da aborrire;
– a  provvedere, anche in regime di autotutela, alla sospensione e blocco dei finanziamenti pubblici già eventualmente stanziati nel verso delle pratiche chimico-eradicative dannose al territorio e alla natura contro le quali sopra si diffida.
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SI SIGNIFICA, INOLTRE
che, qualora non fossero osservate queste indicazioni di minimo buon senso dagli enti pubblici coinvolti e qui chiamati in causa ai vari livelli, regionali, nazionali e comunitari, saranno adite le competenti vie legali in sede giurisdizionale per il perseguimento dei colpevoli.
I contadini e i cittadini del Salento, già danneggiati pesantemente dall’allarmismo legato all’ipotesi “quarantena”, non possono subire e non permetteranno ulteriori danni dall’imposizione di irreversibili misure quale l’espianto e o la contaminazione chimica dei suoli e delle acque, e sono pronti per questo a rivolgersi a tutte le autorità giudiziarie nazionali ed internazionali. Inoltre, il territorio si sta attivando anche per la cura del danno d’immagine gravissimo già subito con conseguenze incalcolabili.
Ci si riserva pertanto di tutelare legalmente  i diritti , eventualmente calpestati dei contadini e l’immagine  vilipesa del territorio in tutte le sedi  nazionali e internazionali;  soprattutto se, ai danni finora derivati dall’irresponsabile e contraddittoria gestione dell’allarme Xylella si uniranno quelli legati  all’ipotesi quarantena,  e all’imposizione di irreversibili misure quale l’espianto o la  chimicizzazione  del territorio.
Iinvitiamo infine i destinatari a ponderare con estrema prudenza la situazione, ristabilire la serietà scientifica, cercare la saggezza che deve ispirare sempre e comunque ogni atto politico e amministrativo.

 

 
 
Info:
Coordinamento Civico apartitico per la Tutela del Territorio e  della Salute del Cittadino
rete d’azione apartitica coordinativa  di associazioni, comitati e movimenti locali e non, ambientalisti, culturali e socio-assistenziali
sede c/o Tribunale Diritti del Malato – CittadinanzAttiva
c/o Ospedale di Maglie “M.Tamborino”
Via N. Ferramosca, c.a.p. 73024  Maglie (LECCE) e-mail:coordinamento.civico@libero.it , coordinamentocivico@yahoo.it
Forum Ambiente e Salute del Grande Salento, rete apartitica coordinativa di movimenti, comitati ed associazioni a difesa del territorio e della salute delle persone
Lecce, c.a.p. 73100 , Via Vico dei Fieschi – Corte Ventura, n. 2

Mi piace

di Armando Polito

 

Tante sono le idiozie che circolano in rete e che spesso celebrano il loro vacuo trionfo con una caterva di altrettanto idioti mi piace.  Per questo mi è particolarmente gradito oggi riprodurre questa immagine di Vincenzo Marasco comparsa in facebook con un commento che chiunque può leggere all’indirizzo https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10200956100557194&set=a.4827790685100.2166663.1006557559&type=1&theater

A quel commento altro non aggiungo se non che, a mio parere, una Regione Puglia amministrata da persone degne, in tutti i significati ai quali l’aggettivo può riferirsi, dovrebbe assumerla come nuovo stemma, senza, all’occorrenza, scomodare geniali grafici con consulenze altrettanto geniali e costose …

Esso sostituirebbe felicemente quello ufficiale:

 

e ancor più felicemente quest’ultima desolante immagine che oggi più fedelmente la rappresenta:

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Analisi per un censimento degli ulivi secolari

di Mimmo Ciccarese

 

ph. http://www.frantoionline.it/

“La Regione Puglia tutela e valorizza gli alberi di ulivo monumentali, anche isolati, in virtù della loro funzione produttiva, di difesa ecologica e idrogeologica nonché quali elementi peculiari e caratterizzanti della storia, della cultura e del paesaggio regionale”.

 

In particolare con l’art. 4 della Legge sulla Tutela degli ulivi secolari si definiscono le azioni sistematiche di conteggio, su proposta della commissione tecnica s’introduce un’apposita scheda di rilevazione, un modulo predisposto per la raccolta d’informazioni relative a univoche localizzazioni, proprietà, dimensione e numero delle piante, caratteri monumentali, paesaggistico-ambientali, storico-culturali, tipologie colturali.
Con tale provvedimento la Giunta regionale taglia il nastro sul rilevamento regolare degli ulivi e di uliveti monumentali, che può effettuarsi anche attraverso la stesura di convenzioni e protocolli d’intesa con altri enti o organizzazioni. Singoli cittadini, associazioni, organizzazioni, enti pubblici e loro articolazioni possono segnalare l’esistenza di ulivi e/o uliveti monumentali da sottoporre a tutela e valorizzazione.
Dopo la rilevazione sistematica e le segnalazioni, nell’art.5 si specifica l’elenco delle essenze rilevate e come il ramo ecologico della Regione su parere della commissione tecnica serba, predispone, aggiorna annualmente il censimento e definisce le risorse finanziarie per la loro tutela e valorizzazione.

Tal elenco è un contenitore d’indicazioni catastali utili per l’individuazione delle singole proprietà è pubblicato sul bollettino ufficiale della regione puglia e comunicato agli enti interessati.

A questo proposito è bene ricordare che la regione Puglia con l’art. 30 della Legge Regionale n. 14 del 31/05/2001 ha istituito “l’Albo dei monumenti vegetazionali, nel quale sono iscritti, con le loro caratteristiche fitologiche e panoramiche, gli alberi, di qualsiasi essenza, anche in forma isolata, che costituiscono elemento caratteristico del paesaggio […]”.
Con il DGR n. 345 dell’11 marzo 2011è stata pubblicata la prima lista regionale prevista dal suddetto art. 4. Si riferisce a 13.072 alberi d’ulivo monumentali dotati di numero, comune, foglio e particella, ben poco rispetto ai 354.000 ettari di oliveti considerando che il 35% sono secolari.

(23.000 ettari nel Salento): la densità di circa 4 alberi secolari ad abitante. Per dare un’idea della portata del calcolo, un ettaro di terra può ospitare circa 100 piante d’alberi secolari con sesti tradizionali regolari. Quindi un ettaro di oliveto secolare darebbe respiro a 25 pugliesi.

In ogni caso rintracciare la scheda utilizzata dalla Regione Puglia per il rilevamento e poterla confrontare con quella di altre regioni sarebbe auspicabile per dedurne delle indicazioni a supporto.

In provincia di Como ad esempio il censimento di alberi monumentali si è reso concreto con la collaborazione di appassionati ”segnalatori” supportati da tecnici esperti. Tale territorio ha reso reperibile un modulo di raccolta dati impegnando comunità montane, sedi dei comuni, enti parco, scuole, biblioteche, rifugi e associazioni di volontariato. Il documento contiene dati utili a fini dell’identificazione dell’albero e le relative istruzioni per la compilazione. Durante questa fase sono stati realizzati seminari aperti alla gente con lo scopo di far conoscere gli stessi alberi censiti.

In provincia di Mantova la scheda di rilevamento del monumento, contiene dettagli circa la località, il percorso per raggiungerlo, l’esposizione altimetrica, le coordinate geografiche, i connotati di distinzione, il nome volgare, il quadro strutturale, quello vegetativo e fitosanitario, i trattamenti eseguiti, il quadro dei vincoli, delle minacce e della tutela. Esauriente esempio di descrizione e valorizzazione tecnica ed etica.

Quali sarebbero gli strumenti adoperati per fare un buon censimento?

Ovviamente, alle soglie del 2013, pensare di setacciare un territorio equipaggiato da migliaia di olivi, con semplici strumenti è difficile ma non impossibile. La rilevazione può riportare numeri avvalendosi anche di video e supporti di definite immagini satellitari. Il Sistema Informativo GIS, utilizzato nel settore agricolo, restituisce la quantità di piante, la superficie d’incidenza (proiezione della chioma sul terreno) le eventuali perdite, a causa di un espianto, ad esempio, ma non fornisce età o carattere di monumentalità. Trovare un appezzamento, ormai, non dovrebbe essere più un problema quando s impiegano strumenti come una comune fotocamera GPS. Calcolare dimensioni e altezza quando si usano strumenti laser o a ultrasuoni è ancor più semplice.

Per l’olivo, data la sua fisiologica tendenza a svuotare il tronco, è quasi impossibile stabilire con precisione la sua età; in genere si comparano dimensioni o volume dell’albero oggetto di studio con quelli d’un campione di alberi d’età nota. La padronanza storica e geografica del territorio potrebbero comunicare informazioni sufficienti.

Un lavoro di censimento dovrebbe essere demandato ai singoli comuni perché conoscitori del loro agro e più vicini agli olivicoltori. Mappare e preservare gli alberi sul territorio di competenza è di grande utilità per conoscere, ad esempio, le misure da adottare per contenere le cause del dissesto idrogeologico o della desertificazione, creare percorsi eco turistici o favorire i prodotti tipici.

L’albero di ulivo, emblema del paesaggio e della storia dell’economia salentina, corre il rischio di scomparire


di Antonio Bruno*

L’olio d’oliva extra vergine qualche settimana fa veniva pagato al mercato di Andria all’ingrosso Euro 2,75 al chilo. Se l’olio ha il marchio dop (denominazione d’origine protetta) oppure igp (indicazione geografica protetta) allora può arrivare a quasi 7 euro al chilo, ma di questo tipo di olio ce n’è davvero molto poco.

Il numero di piante di olivo per ettaro si aggira in provincia di Lecce nel caso di impianto tradizionale a 400 piante che producono mediamente 45 chili di olive. Dalle olive si ricava mediamente il 18% di olio per cui da un ettaro di oliveto si ricavano 18.000 chili di olive e quindi 3.240 chili di olio che se è andato tutto bene, e sempre se risultasse tutto extravergine con i prezzi di qualche giorno fa sarebbe venduto a 2,75 euro al chilo.

Ecco che, se tutto viene fatto a regola d’arte e l’annata è stata buona, un ettaro di oliveto fornisce al proprietario una produzione lorda pari a circa 9.000 euro. Dai 9.000 euro però bisogna togliere i costi di produzione e cioè le spese per le lavorazioni, la concimazione, la potatura, la raccolta e trinciatura della legna, la difesa dai parassiti, la raccolta, il trasporto e infine la molitura. Cosa resta? Leggiamolo dalle parole scritte dagli agricoltori di Martano domenica 25 gennaio 2009 e che anche quest’anno risuonano nel Salento leccese: “Produrre olio non conviene più? Allora abbattiamo gli olivi del Salento e magari facciamone legna da ardere, con quel che costa il gas.

Sebbene la Legge n.144/51 permetta solo l’abbattimento di 5 alberi di ulivo ogni biennio, quando sia accertata, la morte fisiologica, la permanente improduttività o l’eccessiva fittezza dell’impianto da parte dell’Ispettorato provinciale dell’agricoltura, alla luce della crisi che sta attraversando il comparto olivicolo si comunica all’Ispettorato la necessità di operare lo svellimento totale degli alberi di olivo presenti nei terreni di proprietà.

Tra l’altro in controtendenza rispetto alla linea perseguita dal governo regionale che, con la legge regionale n. 14 del 4 giugno 2007 recante “Tutela e valorizzazione del paesaggio degli ulivi monumentali della Puglia”, entrata in vigore il 7 giugno 2007, aveva inteso tutelare e valorizzare gli alberi di ulivo monumentali in virtù della loro funzione produttiva, di difesa ecologica e idrogeologica nonché in quanto elementi peculiari e caratterizzanti della storia, della cultura e del paesaggio regionale, cercando di porre un freno al fenomeno dell’espianto e commercio degli alberi, specie di quelli secolari.”.

Il motivo? “Le attuali condizioni di mercato” – aggiungono gli olivicoltori – che in assenza di nessun intervento istituzionale a sostegno della economicità aziendale, rendono passiva, deficitaria ed antieconomica la loro coltivazione ed il loro mantenimento ai fini agricoli.

Dopo un secolo la storia si ripete solo che nel 1918 chi aveva occasione di percorrere le campagne del Salento leccese non poteva fare a meno di restare sorpreso nel vedere il grande movimento rappresentato dalla distruzione di oliveti che si andava compiendo a partire dal 1915. Tale distruzione era senza tregua sia d’estate che in inverno e sia che gli alberi di olivo si trovassero in buono che in cattivo stato di vegetazione e che producessero o meno un buon quantitativo di olive.

Nel 1918 si sentivano i colpi secchi della scure amplificata nel silenzio che allora dominava le campagne, chi si avventurava per le strade rurali era investito dall’odore acre del fumo che si sprigionava dalle carbonaie che si incontravano in ogni dove nelle contrade del Salento leccese. E sempre percorrendo la rete viaria salentina si incrociavano ovunque lunghe file di carri stracarichi di legna.

Questa immagine di devastazione è stata la caratteristica del Salento leccese del 1915 – 18 che costituisce la prova della crisi gravissima che in quel periodo stava attraversando l’oliveto e l’olivicultura salentina.

In quel periodo non c’era necessità di recarsi in campagna per poter vedere le migliaia e migliaia di metri cubi di legna d’olivo che si accatastavano nei pressi delle stazioni ferroviarie. Inoltre a Piazza delle Erbe era possibile vedere i carri ricolmi che formavano una lunga coda per aspettare uno dopo l’altro di poter essere pesati sulla bascula dell’Ufficio daziario.

Questa situazione era già evidente in tutto il Regno d’Italia e il governo di allora avuta chiara la situazione pubblicò un decreto luogotenenziale l’8 agosto del 1916 che aveva la funzione di moderare questa piaga del taglio senza scrupoli degli oliveti meridionali.

Le norme per accordare la concessione del taglio degli olivi contenute in quel decreto erano troppo vaghe ed indeterminate al punto che due anni dopo, ovvero nel 1918, si poteva assistere a questo scenario devastante ed apocalittico di taglio dei veri e propri boschi d’olivo del Salento leccese.

Quel decreto imponeva la costituzione di commissioni che dovevano autorizzare o meno la distruzione degli olivi che però agivano senza criteri precisi tanto che alcune volte autorizzavano la distruzione di oliveti che avrebbero dovuto essere rispettati e altre volte vietavano il taglio di oliveti vecchi ed improduttivi.

I proprietari di oliveti del 1915 – 18 erano incentivati a divenire taglialegna dai prezzi altissimi dei combustibili legna e carbone e quindi non esitavano a chiedere lo svellimento dei loro oliveti. Gli astuti proprietari per fare in modo che la domanda di autorizzazione per il taglio fosse fondata e accettata dalla commissione hanno scritto interminabili motivazioni alcune volte giuste, ma spesso le argomentazioni addotte erano solo dei pretesti alcuni dei quali addirittura ridicoli.

La maggior parte degli olivicoltori giustificavano la loro domanda di svellimento per l’improduttività delle loro piante. Spergiuravano che la mancanza di produzione permaneva nonostante avessero impiegato tutti i mezzi messi a disposizione dalla tecnica e dalla scienza. Altri giustificavano la domanda di taglio con la volontà di trasformare l’oliveto in seminativo da destinare alla coltivazione del tabacco o del vigneto che a loro dire garantivano un reddito di gran lunga più elevato.

Altri dichiaravano di voler tagliare il loro oliveto per destinare il terreno alla coltivazione raccomandata allora dal governo ovvero quella dei cereali, essendo che il paese ne aveva necessità essendo stato tanti anni in guerra. Infatti in quel periodo il Governo raccomandava di aumentare quanto più era possibile la produzione di derrate alimentari. Tale argomentazione risultava altamente umanitaria e spesso inteneriva i cuori dei componenti della commissione ottenendo in tal modo l’agognata autorizzazione al taglio.

Ma le ragioni che allora fecero più presa sull’animo dei componenti della commissione furono quelle di salvaguardare la salute dei lavoratori, potatori e raccoglitrici di olive che potevano essere contagiati dalla malaria che imperversava in quegli anni in quegli oliveti.

Tutti i motivi addotti hanno avuto un gran successo tanto che la commissione ha autorizzato il taglio del 90% degli oliveti dei proprietari che presentarono domanda di distruzione.

Per questi motivi nel 1918 il Governo si apprestava a licenziare un altro decreto in sostituzione di quello del 1916, ma mentre il Governo provvedeva c’era un’altra causa che dava davvero ragione ai proprietari di oliveti di distruggere tutto ed era l’istituzione in quegli anni del calmiere sugli oli.

Col termine calmiere dal greco kalamométrion, si intende l’imposizione per legge di un tetto massimo ai prezzi al consumo per uno o più prodotti, solitamente di prima necessità. Questa misura venne presa dal governo per contrastare un aumento eccessivo dei prezzi causato dall’inflazione. Per questo motivo se prima di questa decisione a voler tagliare gli oliveti erano solo i proprietari di quelli infruttiferi o poco fruttiferi affascinati dal miraggio dell’alto prezzo della legna, dopo l’introduzione del calmiere anche i proprietari di oliveti produttivi si lasciavano trascinare dalla corrente.

Il produttore di olive e di olio del 1918 faceva un ragionamento molto semplice dopo aver fatto i calcoli sulle spese di coltivazione e di raccolta del prodotto e tenuto conto anche della produzione di olive che non è costante, arrivavano alla conclusione di distruggere i loro oliveti vendendoli per legna anziché ricavare olio. Questo poiché l’olio avrebbe finito con l’essere venduto a prezzo di calmiere ritenuto per quegli anni eccessivamente basso rispetto a quello di altri grassi commestibili.

Le notizie riportate sono state redatte dal Prof. Ferdinando Vallese che conclude la sua nota con l’affermazione che il problema non era di facile soluzione perché, comunque si cercasse di risolverlo, si urterebbero gli interessi dei proprietari se si propendesse per l’applicazione del calmiere e quelli dei consumatori se del calmiere si intendesse fare a meno.

Ora come allora gli olivicoltori pur consapevoli che l’espianto indiscriminato di ulivi porterebbe alla deturpazione del paesaggio tipico del nostro territorio, non vedono altre soluzioni alla grave crisi che sta attraversando il settore, che mette in serio pericolo la loro sopravvivenza aziendale.

L’albero di ulivo, emblema del paesaggio e della storia dell’economia salentina, corre il rischio di scomparire perché risulta antieconomico.

Oggi la legna e il carbone non rappresentano la “suggestione energetica”, oggi va il rinnovabile, il solare e l’eolico, frutta tanti Euro all’anno, da riuscire ora come allora a distruggere gli oliveti del Salento leccese.

Ad oggi la Puglia occupa per le energie rinnovabili il primo posto in Italia per potenza installata con oltre 100 Megawatt. Tra eolico, fotovoltaico e biomasse, il Piano Energetico regionale (Pear) prevede l’installazione di poco meno di 5 mila Mw di potenza entro il 2016.

L’obiettivo “minimo” fissato dal Pear, prevede l’installazione di almeno 200 MW, cioè il doppio del risultato raggiunto fino ad oggi. Questo vuol dire che siamo solo a metà dell’obiettivo considerato minimo. Ora come allora la crisi del mercato è affrontata dagli agricoltori vendendo ciò che hanno avuto dai loro padri per ricavare energia.

Allora la situazione cambiò. E oggi? Cosa faranno gli olivicoltori di oggi con un prezzo dell’olio di 300 euro al quintale?

*Dottore Agronono

 

 

Bibliografia

L’Agricoltura Salentina del 1918

Marcello Scoccia Capo Panel ONAOO Rilevazione prezzi del 02 e 03 Aprile 2010 TN 13 Anno 8

Disciplinare Consorzio di tutela DOP Terra d’Otranto

UNAPROL FILIERA OLIVICOLA ANALISI STRUTTURALE E MONITORAGGIO DI UN CAMPIONE DI IMPRESE

http://www.frantoionline.it/ultime-notizie/produrre-olio-non-conviene-piu.html

Paolo De Maria L’olio nel Salento

Adriano Del Fabro Coltivare l’olivo e utilizzarne i frutti

Glauco Bigongiali Il libro dell’olio e dell’olivo: come conoscere e riconoscere l’olio genuino

I Greci condannavano con la morte chi uccideva un albero d’ulivo


di Antonio Bruno

quando impararono a coltivare l’olivo e la vite, i popoli del Mediterraneo cominciarono ad uscire dalla barbarie

Tucidide nel V secolo a.C.

L’olio d’oliva deodorato di provenienza africana o spagnola mette in crisi la produzione dell’olio lampante prodotto nel Salento leccese.  Questa «invasione barbarica» provoca danni incalcolabili all’economia della penisola salentina infatti in questo 2010 le olive rimangono sugli alberi o per terra. C’è il pericolo reale per l’intero ecosistema degli uliveti secolari, che rischia di morire ed essere soppiantato, magari da «coltivazioni intensive» di pannelli solari. In questa nota alcune considerazioni sulla indissolubilità Ambiente del Salento leccese e Olivo!

Gli ulivi di Puglia fra cielo e terra

ph Mino Presicce

di Carla Martini

 

Ho pensato che in Puglia ci siano tanti ulivi quanti sono i pugliesi.

Ognuno ha il suo ulivo nel quale ha imprigionato una vibrazione del suo spirito. Ognuno ha ricevuto direttamente da Dio il compito di far vivere una creatura arborea dalle foglie d’argento, dal frutto indispensabile, dal tronco libero di darsi forma, statura, vetustà.

Ho pensato che gli ulivi siano uomini stessi che un giorno hanno scelto di fermarsi, di porsi in silenzio ad ascoltare, con i piedi affondati nella terra rossa ed aspra, con la mente rivolta a Dio per una lode eterna.

Sono dunque gli ulivi una emanazione spirituale di questo popolo? Essendo lo spirito eterno, il tempo è immortale, questa terra è per sempre. Così gli ulivi così gli uomini.

I piedi si fanno radici, le braccia si alzano al cielo, la terra è fisicità, il cielo è spiritualità.

Il silenzio è perfetto, il movimento è nello stesso punto, i colori sono nitidi nella simbiosi dell’ulivo con la natura circostante.

Se dico terra di Puglia, cielo, ulivi e mare, intendo il loro essere unico. Insieme si fondono nel silenzio, nel silenzio di uomini che hanno espresso lavoro, arte, gioia e dolore.

L’ulivo assurge a simbolo di tutto questo, mentre l’olio delle sue olive ha rischiarato secoli di storia dagli eventi spesso tragici, ma anche la pazienza  di tutti coloro che umilmente hanno accettato il divenire dei tempi bui in quelli luminosi.

Ed è tutto nell’albero che dona speranza in quella lode verso Dio, perché quale uomo “trasformato” conosce. Infatti non è uomo pietrificato dal dolore, ma immerso in quella staticità che è propria della contemplazione mistica.

Ogni ulivo è diverso, quale scultore geniale scalpella il suo corpo. Non è tormentosa l’opera, ma discorso complesso da filosofo, che invecchiando diviene sempre più “capace” di dire.

Interpretare tali sculture sarebbe comunque svelare segreti o meglio misteri,

Tanti coloro che tagliano, pochi quelli che potano

Tanti coloro che tagliano, pochi quelli che potano.

Una conversazione con Carlo Pisanello, insolito  “parrucchiere” per  ulivi salentini

Carlo Pisanello in posa accanto ad un patriarca verde del Salento appena potato

di Marcello Gaballo

Recentemente abbiamo dedicato molta attenzione al patrimonio arboreo salentino, e all’ulivo in particolare, essendo la pianta più rappresentativa della Puglia. Abbiamo scoperto, anche grazie al web, che sono tantissimi ad amare particolarmente questo albero. Migliaia di firme su una improvvisata petizione online hanno amplificato l’allarme su una possibile facilitazione nell’espianto, come proponeva la sciagurata proposta di un consigliere regionale, per fortuna accantonata dopo tanto rumore mediatico sollevato da quanti hanno a cuore il paesaggio salentino.

Centinaia di foto scambiate tra gli internauti, migliaia di commenti e di apprezzamenti, numerosi articoli e bellissime poesie sull’ulivo di Puglia, hanno riunito tantissimi italiani, facilitando la conoscenza tra i tanti che hanno a cuore ed amano i patriarchi verdi, seriamente minacciati dal fotovoltaico e da insensate proposte che li farebbero soccombere al progresso a tutti i costi e alla cementificazione selvaggia che, purtroppo, sta invogliando molti a snaturare il Salento.

Tra i tanti “olivofili” anche Carlo Pisanello, che spessissimo è intervenuto nel tam-tam pro-ulivo, con dichiarazioni e prese di posizione quanto mai pertinenti e competenti.

Lo abbiamo cercato, dopo tanti apprezzamenti che ha ricevuto, e abbiamo scoperto che è un giovane nato a Sannicola ma residente a Tuglie (Lecce), di professione, ma guarda un po’, potatore di ulivi. Chi allora meglio di lui può svelarci alcuni aspetti che certamente aiutano d amare e rispettare ancora di più questa meravigliosa creatura?

Anche perché non è facile trovare in giro di questi tempi sacerdoti di un’arte e una tecnica assai definita come la sua.

Alcune domande per scoprire l’insolito “parrucchiere” e per far conoscere Carlo, che ci aiuterà ad amare ancora di più l’ulivo.

Ti vuoi presentare?

Sono Carlo ho 31 anni, vivo a Tuglie e ho un diploma magistrale. Ho cominciato praticare questo mestiere  nel 2005, avviato da un maestro potatore  di Sannicola (Lecce) che mi ha insegnato il metodo di potatura dei nostri nonni, il loro modo di affrontare la coltura di queste grandi piante, le malattie e la logica strutturale che, ci tengo a precisare, varia molto da provincia a provincia. La pianta si adatta ai vari metodi di raccolta e quindi non esistono regole generali, ma dei principi biologici che se ben applicati aiutano questi giganti a svilupparsi e produrre frutti con generosità. Sono cosi rimasto affascinato dalla storia di questa che considero un’arte, che già mio nonno praticava, ma che non ha fatto in tempo a trasmettermi.  Indissolubilmente legata alla cultura contadina, rispetta in pieno il principio

Ulivi prigionieri fra le pietre grigie del tempo

di Elio Ria
Inglobati, racchiusi come prigionieri fra le pietre grigie del tempo.
Ma resistono.
Essi sanno cosa fare per continuare ad essere ulivi.
L’uomo accordi loro il diritto alla vita, non spezzi le radici secolari per futili motivi; sia rispettoso di questo albero muto e sapiente, generoso e tollerante. La terra lo vuole, lo desidera ardentemente affinché si perpetui nei secoli la tradizione di una forza benevola della natura che sa dare e mai togliere.

Nardò (Lecce). Le mani sulla Sarparea

 

di Fabrizio Suppressa

Lungo quel disastro “eco-estetico” di costa martoriata dall’abusivismo che va da Torre Lapillo a Sant’Isidoro vi è la Sarparea, un uliveto che costituisce l’unica interruzione di costruito lungo 25 km di litoranea. Percorrendo frettolosamente la strada che costeggia i limiti della masseria non ci si rende conto della reale piacevolezza che questo uliveto possiede. Per scoprirla bisogna necessariamente scavalcare quei bassi muretti e addentrarsi nel dedalo formato da nodose pareti di ulivo, per scoprire a pochi metri dal caos estivo, grotte con sorgenti d’acqua dolce, antiche fornaci per la cottura della calce,  stradine selciate senza inizio e senza fine, sino in sommità su di un piccolo poggio dove, con i suoi stili, le sue mura e i suoi inattivi opifici, troneggia la masseria Sarparea de’Pandi.


L’area oggetto di lottizzazione (la si confronti con le dimensioni della frazione di Sant’Isidoro in basso a sinistra)

La Sarparea non è un banale uliveto, come tanti altri di nuovo impianto nella zona, bensì un frammento dell’antica foresta oritana, un bosco di olivastri cresciuti sulla nuda roccia, innestati e addomesticati con tanta fatica durante lo scorrere delle generazioni.

I tronchi nodosi degli ulivi e i muretti a secco hanno temuto per secoli le scorribande che da terra e da mare minacciavano gli averi della proprietà. Sempre da terra e da mare la Sarparea è oggi di nuovo messa in  pericolo; ma non più da Goti o Saraceni, ma da costruttori e impresari promotori di due opere: un impattante resort[1] (versione raffinata del villaggio turistico) e un mega porto turistico da 624 posti barca.

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IL PROGETTO

Veniamo dunque ad analizzare nel dettaglio il primo progetto, quello riguardante la realizzazione del villaggio turistico. Tutto nasce dal PUG di Nardò (Piano Urbanistico Generale) approvato dalla Regione nel 2002, il quale prevede la completa lottizzazione del comparto 65, ovvero quasi tutta l’area a nord della frazione di Sant’Isidoro, area attualmente con due proprietari, i “F.lli Zuccaro” e la “Oasi Sarparea s.r.l.”. Il controverso progetto è stato presentato 3 anni fa dalla seconda figura, l’Oasi Sarparea s.r.l rappresentata dalla signora Alison Deighton, immobiliarista londinese di origini statunitensi. Per dare solo alcuni numeri, nell’area di intervento sono previsti ben 130.868,85 mc di costruzione e 41.023,15 mq di superficie coperta, in un terreno di poco più di 16 ettari.

Piano di Monitoraggio dell’Avifauna e della Chirotterofauna

Il piano di lottizzazione della Sarparea

Dopo un primo progetto che aveva la filosofia della tabula rasa, ne è stata affidata alla Gensler (una sorta di multinazionale della progettazione architettonica) la realizzazione di un secondo elaborato. La chiave del progetto attualmente al vaglio delle autorità è quella di mantenere l’uliveto e costruirci negli spazi vuoti tra un ulivo e l’altro; idea che si rileva al quanto ambiziosa e al contempo irrealizzabile senza compromettere pesantemente la natura del luogo e la tutela degli ulivi centenari. Grazie agli elaborati finora prodotti dalla Gensler, quali dei render (immagini di grafica computerizzata) che falsano la reale portata dell’intervento, il progetto è stato accolto positivamente dalla passata amministrazione comunale di Nardò, che con deliberazione del Consiglio comunale n. 106 del 21 dicembre 2009 ha adottato il piano di lottizzazione.

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L’iter burocratico per l’approvazione definitiva del progetto è ora arrivato alla VAS (valutazione ambientale strategica) presentata due mesi fa dalla LandPlaning s.r.l. (una società spin-off dell’Università del Salento[2]) per conto della società Oasi Sarparea s.r.l. dopo che la Regione in data 8 Marzo 2011 aveva assoggettato il progetto a questa verifica[3]. Per due mesi dalla data di deposito (30 Giugno 2011) chiunque liberamente poteva prendere visione degli elaborati, quali il Rapporto Ambientale e la sintesi non tecnica e presentare delle opportune osservazioni all’ufficio predisposto[4]. Così è stato fatto nella speranza di limitare il più possibilmente i danni e in allegato al fondo pagina vi sono le mie osservazioni presentate in Regione.

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L’aspetto architettonico degli edifici rappresenta forse la parte più impattante del progetto, come d’altronde emerge dagli elaborati grafici; architetture internazionali che non prendono minimamente in considerazione il territorio, ad eccezion fatta del terrazzo. Tuttavia, l’iter burocratico è giunto ad una scala urbanistica, quindi la questione stilistica degli edifici a questo livello poco importa. L’aspetto e la conformazione delle strutture potrà variare nelle successive definizioni di dettaglio. Per dovere di cronaca, il progetto è stato insignito di un premio definito dalla stampa “prestigioso”, il “The American Architetture Award 2010”[5]  assegnato da un ente il “Chicago Athenaeum”[6] così autorevole da sfornare quaranta premi all’anno e avere un sito internet a malapena funzionante (nella foto in basso la prestigiosa sede del premio). In ogni caso, il premio è valutato in base alla concezione statunitense dell’architettura, basata più sulla spettacolarità che sulla qualità del progetto architettonico.

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LE RAGIONI DEL NO

Non è facile opporsi mentalmente a progetti e ad interventi che potrebbero in qualche modo aumentare l’occupazione e lo sviluppo di questa parte del territorio, soprattutto in quest’ultimo periodo di crisi e specie se il progetto si fonda su principi di sostenibilità ambientale. Occorre però domandarsi se vale la pena, in nome della tutela del’uliveto sbandierata nel progetto, modificare pesantemente uno dei territori ancora intatti per offrire al turista un ambiente finto fatto solo di erbettina verde e ombrelloni di paglia. La formula del recinto turistico, per quanto offra servizi e comodità che è difficile trovare al di fuori di esso, non è di per se sostenibile per l’ambiente e per il territorio. Queste sorte di enclave attive solo pochi mesi all’anno, limitano con le loro barriere la scoperta del vero Salento e producono un’occupazione e un tornaconto (per il territorio) altrettanto ridotti, a dispetto del guadagno elevato della società di gestione. Ciò non significa che in nome del turismo sostenibile non bisogna più costruire alcunché, ma al contrario, l’attività edilizia sarebbe senz’altro stimolata dal recupero delle architetture e delle “scenografie” di cui questo territorio è riconosciuto ed apprezzato al di fuori di esso.

Esistono strade sostenibili sia dal punto di vista ambientale e paesaggistico sia economico che investono anche i comuni limitrofi, è un modello turistico aperto tutto l’anno, che non confina il turista in un recinto, ma lo apre alla ricerca del territorio.

LE OSSERVAZIONI

Prima di passare alle osservazioni presentate in Regione, è doveroso sottolineare come il Rapporto Ambientale redatto dalla LandPlaning presenti nelle sue 155 pagine alcuni elementi copiati qua e là dalla rete e da vecchie relazioni tecniche non inerenti all’area in questione. In particolare anche il nostro blog di Spigolature Salentine risulta interessato da tale fenomeno;  a pag. 99 del R.A. nella descrizione architettonica della masseria, alcuni paragrafi sono stati interamente copiati da un mio articolo del 3 Dicembre 2010, relativo ad antichi sistemi di copertura in laterizio[7].

Nardò, 07 Agosto 2011

(…)

Dopo un’attenta ed approfondita lettura del Rapporto Ambientale (R.A.) e della Sintesi non Tecnica, depositati in data 30 Giugno 2011 presso gli uffici regionali e comunali competenti dalla società Oasi Sarparea s.r.l. e relativi al piano di lottizzazione del comparto 65 del PRG del comune di Nardò, adottato con deliberazione del Consiglio comunale n. 106 del 21 dicembre 2009, si vogliono sollevare le seguenti osservazioni:

  • TUTELA DELL’ULIVETO MONUMENTALE. Il Rapporto Ambientale presentato dall’ente proponente sottolinea ripetutamente come il progetto di lottizzazione salvaguardi e valorizzi l’uliveto a sesto irregolare che ricopre quasi tutta l’area del comparto 65. Tuttavia in questo punto si vuole rendere noto come l’uliveto monumentale (BUR Regione Puglia n°41 del 22-03-2011), non sia affatto tutelato dal piano di lottizzazione e al contempo dal suddetto Rapporto Ambientale non vi sia traccia di un esaustivo piano di tutela.

Leggiamo infatti che all’art. 6 (tutela degli uliveti monumentali) comma 3 della L.R. n°14 del 4 Giugno 2007 “Gli uliveti monumentali sono sottoposti alle prescrizioni di cui al punto 4 dell’articolo 3.14 delle norme tecniche di attuazione (NTA) del Piano urbanistico territoriale tematico per il paesaggio (PUTT/P)

Nel punto 4 dell’articolo 3.14 delle NTA del PUTT/P le prescrizione base sono: “Nell’”area del bene” si applicano gli indirizzi di tutela di cui al punto 1.1 dell’art. 2.02 e le direttive di tutela di cui al punto 3.2 dell’art. 3.05; a loro integrazione si applicano le prescrizioni di base di cui al punto 4.2 dell’art 3.10”.

Inoltre, si ricorda che:

  • Gli indirizzi di tutela del punto 1.1 dell’art 2.02 delle NTA del PUTT/P:  “negli ambiti di valore eccezionale “A”: conservazione e valorizzazione dell’assetto attuale; recupero delle situazioni compromesse attraverso la eliminazione dei detrattori
  • Le direttive di tutela del punto 3.2 dell’art. 3.05 delle NTA del PUTT/P: “negli ambiti territoriali estesi di valore rilevante (“B” art. 2.01), in attuazione degli indirizzi di tutela, per tutti gli ambiti territoriali distinti di cui al punto 3 dell’art 3.03, va evitato: l’apertura di nuove cave; la costruzione di nuove strade e l’ampliamento di quelle esistenti; la allocazione di discariche o depositi di rifiuti, la modificazione dell’assetto idrogeologico. La possibilità di allocare insediamenti abitativi e produttivi, tralicci e/o antenne, linee aeree, condotte sotterranee o pensili, ecc., va verificata tramite apposito studio di impatto paesaggistico sul sistema botanico-vegetazionale con definizione delle eventuali opere di mitigazione”
  • Le prescrizioni di base al punto 4.2 dell’art 3.10 delle NTA del PUTT/P: “Nell’”area annessa”, si applicano gli indirizzi di tutela di cui al punto 1.3 dell’art. 2.02 e le direttive di tutela di cui al punto 3.3 dell’art. 3.05; a loro integrazione si applicano le seguenti prescrizioni di base:

 non sono autorizzabili piani e/o progetti e interventi comportanti nuovi insediamenti residenziali o produttivi

non sono autorizzabili piani e/o progetti e interventi comportanti trasformazioni che compromettano la morfologia ed i caratteri colturali e d’uso del suolo con riferimento al rapporto paesistico-ambientale esistente tra il bosco/macchia ed il suo intorno diretto; più in particolare non sono autorizzabili: la formazione di nuovi tracciati viari o di adeguamento di tracciati esistenti, con esclusione dei soli interventi di manutenzione della viabilità locale esistente”.

La realizzazione di strade, parcheggi, costruzioni, e la modifica del suolo va quindi in netto contrasto con la L.R. sulla tutela degli ulivi monumentali.

  • TUTELA DELL’ULIVETO MONUMENTALE. Il piano di lottizzazione prevede le nuove costruzioni negli interstizi tra un ulivo e un altro. Tali spazi destinati all’edificazione sono stati identificati tramite delle recenti ortofoto (strisciate effettuate nel 2006) che immortalano l’uliveto dopo le pesanti potature avvenute negli anni precedenti; operazioni culturali comunque necessarie alla corretta conduzione agricola ma che al contempo hanno ridotto notevolmente il volume delle fronde quasi al solo tronco. Ad integrazione di quanto appena segnalato si vuole illustrare la seguente figura 5.7.2. tratta dal Rapporto Ambientale  a pagina 78.

Piano di Monitoraggio dell’Avifauna e della Chirotterofauna

Le due foto satellitari, la prima del 1954 la seconda del 2006, mostrano come la tesi “presenza di substrato non idoneo alla piantumazione e dalla perdita di esemplari nel tempo” enunciata a pag. 78 del R.A. sia totalmente errata e che nella realtà l’aumento degli spazi disponibili tra un ulivo e un altro siano da attribuirsi esclusivamente a potature e da incendi avvenuti negli anni precedenti lo scatto dell’ortofoto. A completamento si vogliono allegare alcune foto dell’uliveto tratte sempre dal R.A. a pag. 79  che mostrano lo stato attuale degli ulivi potati e il relativo minimo volume.

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Quindi le aree destinate all’edificazione previste nel piano di lottizzazione dovrebbero tenere conto del reale volume degli ulivi nelle normali fasi di coltivazione (con un diametro del volume variabile dai 8 – 10 metri) di conseguenza tali aree dovrebbero ridursi di dimensione.

  • TUTELA DELL’ULIVETO MONUMENTALE. Il Rapporto Ambientale non menziona in quale modo e con quali metodi intende proteggere gli ulivi monumentali durante le fasi di cantierizzazione. Il passaggio di macchinari ingombranti, quali gru, camion, caterpillar e betoniere per la realizzazione di strade e costruzioni, potrebbe infatti danneggiare in maniera irreversibile l’uliveto, non ultimo si ricorda che tale probabilità potrebbe essere maggiore laddove la vegetazione di presenti più fitta e ramificata. In aggiunta si vuole ricordare come all’art. 10 (divieti) comma 3 della L.R. n°14 del 4 Giugno 2007 sia rammentato che: “E’ vietato il danneggiamento, l’abbattimento, l’espianto e il commercio degli ulivi monumentali inseriti nell’elenco regionale di cui all’articolo 5”.
  • TUTELA DELL’ULIVETO MONUMENTALE. Si ricorda che l’area in questione è stata percorsa in data 17 Giugno 2008 da un incendio che ha distrutto o danneggiato quasi 200 piante (a proposito vi è depositata un interrogazione parlamentare n. 3-00650 presentata da Adriana Poli Bortone nella seduta n.183 in data giovedì 26 marzo 2009). Il piano di lottizzazione va dunque in contrasto con la legge n. 353 del 2000 che, all’art. 10, comma 1, testualmente recita: “Le zone boscate ed i pascoli i cui soprassuoli siano stati percorsi dal fuoco non possono avere una destinazione diversa da quella preesistente all’incendio per almeno 15 anni (…) È inoltre vietata per dieci anni, sui predetti soprassuoli, la realizzazione di edifici nonché di strutture ed infrastrutture finalizzate ad insediamenti civili ed attività produttive, fatti salvi i casi in cui per detta realizzazione l’autorizzazione sia stata già prevista, in data precedente l’incendio dagli strumenti urbanistici vigenti a tale data“.

agosto-199

  • PARTECIPAZIONE E CONSULTAZIONE. In relazione alla Direttiva comunitaria 2001/42/CE e il D.R.A.G. regionale, si rammenta come non vi siano stati intrapresi percorsi di partecipazione e consultazione che interessassero gli abitanti della stagione estiva della marina di Sant’Isidoro (in prevalenza di comuni limitrofi, quali Copertino e Leverano, e per la maggior parte all’oscuro del progetto), i commercianti o i residenti delle aree limitrofe. Inoltre l’unico momento di presentazione del progetto al pubblico è stato effettuato al di fuori della stagione turistica e all’interno del Consiglio Comunale in data 21/12/2009, come segnalato a pag. 139 del R.A.
  • Inoltre si segnala che nelle pagine seguenti (pag. 140-141) nella tabella delle osservazioni del capitolo 10.3 vi siano delle osservazioni di copianificazione (con esito considerato!) totalmente fuori luogo e probabilmente frutto di un copia e incolla da altre relazioni tecniche. In particolare si fa riferimento ad un “complesso dell’incoronata”, ad un “centro storico e la fascia circostante” e di “un villino sub urbano di inizio secolo” totalmente estranei al contesto geografico e sociale della Sarparea e della Marina di Sant. Isidoro. Ancor peggio si fa più volte menzione della “Sopraintendenza per i beni ambientali architettonici artistici e storici della Provincia di Brindisi”, ente territorialmente estraneo alla Provincia di Lecce.

(…)


[1]  Pur non essendo ancora iniziati i lavori di costruzione del resort è già attivo il sito internet: http://deightonuk.com/

[2] http://www.landplanningsrl.unisalento.it/

[3] http://www.regione.puglia.it/index.php?page=burp&opz=getfile&file=20.htm&anno=xlii&num=64

[4] http://urbanistica.nardo.puglia.it/index.php?option=com_content&task=view&id=192&Itemid=2

[5] http://www.comune.nardo.le.it/index.php?option=com_content&task=view&id=615&Itemid=67

[6] http://www.chi-athenaeum.org/default.htm

[7] http://spigolaturesalentine.wordpress.com/2010/12/03/antichi-sistemi-di-copertura-per-le-abitazioni-salentine/

Ulivi monumentali: patrimonio dell’umanità e diritto alla tutela

ph Donato Santoro

di Mimmo Ciccarese

 

La Puglia, tra tutte le regioni d’Italia, ha il più rilevante patrimonio olivicolo. Oltre 350.000 ettari di superficie agricola sono coltivati a ulivo (pari al 25% della superficie agricola utile regionale); di tal estensione, il Salento leccese conserva circa 84.000 ettari di oliveti, pari a circa dieci milioni di piante. Il 30% di queste piante sono piante di età ultrasecolare.

Alberi plurimillenari, quindi, distribuiti nella penisola salentina, tra preistorici muretti a secco, dolmen e menhir, “paiare” (tipo di trulli). Queste bellezze uniche si possono ammirare, infatti, in ogni angolo del suo territorio: dalla Grecia salentina all’otrantino, dal Parco del Negroamaro al Capo Leuca, nell’Arneo.

I titoli varietali di Cellina di Nardò e Ogliarola leccese la dicono lunga sulla loro origine; ancor di più le caratterizzano gli appellativi popolari che secondo il modello delle loro produzioni vegetative e fruttifere, le indicano con nomi alquanto esotici: “saracina, morella, cafarella, cascia, nardò, termitara, scisciula, scuranese”. 

Decine di migliaia di alberi sparsi, tra cui spiccano epiteti d’eccezione per il loro regale portamento, scultura o grandezza:”albero del pastore”, “lu gigante”, “lu barone”, “la baronessa”.

La loro longevità è di grende importanza se si considera la loro resistenza genetica a varcare indenni ere di ostilità (atmosferiche, cambiamenti climatici, interessi dell’uomo).

Gli ulivi oggi sono il patrimonio e l’identità connaturata dei

Statale 16 Maglie-Otranto. Morte annunciata del territorio

 
di Fernando Bevilacqua
 
 
Sono allibito dall’atteggiamento preso intorno alla statale 16 dalla gente. E ancora di più dalle associazioni ambientaliste e da tutti quegli organismi che tanto vantano di essere attenti al territorio, alla sua conservazione, alla sua valorizzazione.
 
Bene, osservo l’ambaradam che essi stanno sollevando, di certo animati da buoni intenti, per salvare gli oltre 8000 ulivi e tante altre piante, che verranno fatte fuori per la realizzazione di una morte annunciata: la doppia corsia!!!
 
Ad essa si aggiungono le  due complanari, che tutti “dimenticano” di citare: grandi quanto due strade  e che invaderanno il territorio per una lunghezza superiore alla strada stessa. Queste due complanari devono entrare nelle campagne per servire strutture produttive create in questi ultimi tempi abusivamente e poi sanate con leggi fatte per i soliti furbi.
 
Morte annunciata del territorio. Che è la nostra faccia, il  nostro sguardo, che è noi!  Ed ogni volta che lo guardiamo, ci stupisce sempre di più per la sua bellezza. Sempre di più  mi pare che tutti quelli di cui sopra (cittadini, organizzazioni ambientaliste) stiano cercando affannosamente di collocare per trapianti gli organi di un corpo di un condannato a morte non ancora ammazzato, pur sapendo che il condannato è completamente innocente, colpevole solo di essere utile a tutti, ma non ai pochi (qualche politico, qualche speculatore) che di  quella ricchezza comune ne fanno mortale speculazione.
 
Allora mi chiedo se non sia più giusto per voi, adottatori di ulivi e associazioni ambientalistiche e uomini e donne di buona volontà,  di riconsiderare la

Appello agli Young Apulians per salvare gli ulivi della Statale 16 Maglie-Otranto

 

tagli di ulivi sulla Statale 16 Maglie-Otranto (ph Alessandro Colazzo)

 

 

ADOTTIAMO GLI ULIVI DELLA STATALE 16 Maglie-Otranto (Salento)

di Chiara Idrusa Scrimieri


Cari YOUNG APULIANS, questo è un appello a voi cittadini e alle istituzioni. Agli amanti della terra, agli oleifici, ai contadini. Ai salentini e ai forestieri. A chi ha un fazzoletto di terra e a chi vorrebbe averlo. Ai musicisti, ai poeti, agli uomini.
E’ una campagna di adozione, un’occasione per dire la propria e attivarsi con un gesto significativo per la propria terra. 
E’ un appello a quanti, salentini e non, privati cittadini, associazioni, aziende e istituzioni pubbliche vogliano ADOTTARE gli ulivi che stanno per essere espiantati dai lavori di ampliamento della statale 16 che collega MAGLIE a OTRANTO. E questo accadrà entro la fine di marzo. 
Siamo nel Salento e ci sono 8.000 ulivi che cercano casa. L’alternativa è la loro distruzione. 8.000 ulivi sono tanti e possono trovare dimora in buon parte del territorio italiano. 
Le domande pervenute finora arrivano a 1.500. Le Istituzioni sono state costrette a prendere atto di una grande mobilitazione su web per adottare simbolicamente e concretamente le migliaia di alberi a rischio distruzione.

 Sono in corso vertici per la definizione delle procedure, perché la campagna mediatica ha sollevato il caso e le Istituzioni sanno di non poter procedere senza ignorare le nostre istanze. 

Sappiamo che in rete la sensibilizzazione può raggiungere risultati importantissimiABBIAMO BISOGNO DI TUTTO IL VOSTRO SOSTEGNO per diffondere la notizia e smuovere l’iniziativa dei singoli, delle

Proprio così! 6500 ulivi saranno sradicati per i lavori di ampliamento della Statale 16 nel tratto Maglie-Otranto

di Gianni Seviroli

È vero, Marcello, 6500 ulivi saranno sradicati per i lavori di ampliamento della Statale 16 nel tratto Maglie-Otranto, ma non so se il peggio è questo: io abito alle “Crie” (questo è l’antico toponimo), a ridosso della via di Otranto, in agro di Muro Leccese, famosa ridente cittadina messapica, in una viuzza che si apre sulla Statale 16 in direzione Otranto poco dopo l’incrocio per Muro, viuzza perpendicolare rispetto alla via di Otranto che a percorrerla tutta, in tutta la sua bellezza di “sterrato”, esce circa un chilometro più a Sud, in prossimità dello svincolo per Lecce e Leuca, poco lontano dalla chiesa e dall’omonimo parco del “Crocefisso”, vicino al convento degli Agostiniani: due delle perle di Muro, di cui tutti i Muresi vanno giustamente fieri insieme ai cultori delle cose belle del Salento.

Da un po’ di tempo ormai, da quando cioè la triste notizia dell’ampliamento è diventata certezza, ogni volta che percorro la strada da Maglie a Otranto, butto l’occhio nei campi per vedere dove sono stati conficcati dall’Anas quei sinistri picchetti con testa rossa, circa 20 metri di là del margine della carreggiata, in piena campagna, che segnano il futuro confine fra asfalto e “natura salentina”: lungo quest’area segata a rosso, insieme alle migliaia di ulivi scompariranno muretti a secco, una quantità enorme di alberi di ogni tipo, principalmente eucalipti, ma anche pirazzi (peri selvatici, specie protetta perché rischia l’estinzione), fichi, fichidindia, per non parlare delle siepi di oleandro (quelle che nel tratto di strada all’altezza di Palmariggi in estate erano una manna per gli occhi) e di tutte le altre rigogliose siepi, ivi compresi i rovi e le frasche di ogni tipo. E per non parlare, infine, delle magiche pietre e dei grandi lastroni di roccia calcarea; gli stessi lastroni di cui i nostri progenitori si servirono nel neolitico per innalzare dolmen e menhir, che  abbonda(va)no nella zona.

Un pugno allo stomaco, uno schiaffo alla natura, un’offesa alla storia, un insulto al buon senso: 4 corsie, dico 4… perché? per cosa? per un po’ di traffico in più due mesi all’anno in estate? Ma questa gente che fa i progetti, non ha mai

Lequile (Lecce). Si profila ancora una strage per 720 innocenti nonni argentei

Comunicato stampa congiunto Urgente del Coordinamento Civico apartitico per la Tutela del Territorio e della Salute del Cittadino e del Forum Ambiente e Salute del Grande Salento (province di Lecce, Brindisi, Taranto)

Lequile (Le) ENORME oliveto a Rischio. Foto satellitare-indicazioni

FERMIAMO La “STRAGE DEI 1000 INNOCENTI” OLIVI !

La strage dei “GIGANTI BUONI”, si deve evitare!

SI DENUNCIA E SEGNALA CON URGENZA MASSIMA QUANTO RISCHIA DI AVVENIRE A LEQUILE (Lecce).

NO AD UN’ALTRA STRAGE DEGLI INNOCENTI !

Lequile. L’uliveto che dovrà essere espiantato

Appello urgente a

-) Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola

-) Assessore della R. Puglia alla’ Agricoltura, Dario Stefano

-) Assessore all’ Assetto del Territorio, Angela Barbanente

-) Assessore all’ Ambiente Lorenzo Nicastro

Per una richiesta di ampliamento della zona industriale già cospicua del paese, il Comune di Lequile avrebbe richiesto alla Commissione regionale preposta alla valutazione delle domande di espianto degli uliveti, l’autorizzazione all’espianto di circa 1000 alberi d’ulivo, di cui diversi anche monumentali ed ultra centenari. Un uliveto che si estende su numerosi ettari a perdita d’occhio!

L’area in cui si vorrebbe ampliare la già cospicua zona industriale fa anche da cuscinetto tra un’ oasi di protezione faunistica in cui insiste anche un bosco-

Accade in Puglia. 90 giorni per espiantare un ulivo secolare. La parola all'agronomo

Per i Consiglieri della Regione Puglia per spiantare un Olivo Monumentale basta il silenzio assenso

 

di Antonio Bruno

«I popoli del Mediterraneo cominciarono ad uscire dalla barbarie quando impararono a coltivare l’olivo e la vite» (Tucidide, V secolo a.C.)

Mi dispiace in questo ultimo scorcio di 2011 dover rimpiangere il codice babilonese che regolava il commercio dell’olio d’oliva, un’attività a cui per millenni è stata attribuita straordinaria importanza. Addirittura mi trovo a vergognarmi se penso ai Greci che furono i primi a regolamentare la coltivazione dell’olivo, i cui alberi dominavano la rocciose regioni rurali della Grecia e divennero i pilastri della società ellenica; pensate amici miei che erano così sacri che chi ne abbatteva uno era condannato alla morte o all’esilio. La coltivazione era protetta ed incentivata: ad Atene si poteva incorrere in severe sanzioni, passibili anche di condanna a morte, se si violavano le leggi promulgate da Solone a difesa degli olivi.

C’è un fantasma che si aggira nella Regione Puglia
Invece nella Regione Puglia c’è un nemico da battere. Sapete chi è? Ma i

Patriarchi verdi del Salento di Lucio Meleleo

di Lucio Meleleo

…In nient’altro si può trovare il simbolo della nostra provincia se non nei giganteschi e pittoreschi ulivi plurisecolari, che, come maestose colonne tortili, sormontate da larghi capitelli d’argento, tormentate, spaccate o scoppiate, di un vetusto tempio pagano dedicato a Pallade, si perdono, a vista d’occhio, per chilometri e chilometri, da Lecce fino al mare, fino a Finibus Terrae. Qui, nella nostra terra, l’ulivo ha il suo regno, qui l’ulivo sin dall’epoca messapica è stato spettatore di tante antiche vicende, di tante illustri civiltà, di tutto il nostro glorioso e doloroso passato… (Emilio Panarese)

Radici forti e chiome maestosamente splendenti sono simbolo del cuore salentino (Antonio Mauro tra i commenti della petizione online “Nessuno tocchi gli ulivi di Puglia”).

Ulivi traditi

ph Donato Santoro

di Elio Ria

In quella notte, tra gli ulivi del Getsemani, si concretizzò il più grande tradimento della Storia: Giuda, figlio di Simone, detto Iscariota, uomo della falsità, tradì Gesù Cristo. Gli ulivi attoniti nulla poterono per fermare l’uomo vigliacco.  

Ora invece il tradimento è avvenuto in un’aula del parlamento regionale della Puglia e  il tradito è l’ulivo. Una legge consente l’espianto degli ulivi dai luoghi di origine per spostarli altrove. Alberi migranti? Alberi in cammino verso quali luoghi? E perché?  Riusciranno a sopravvivere alle scelleratezze degli uomini?

Il Salento s’indigni per tale legge. Gli ulivi saranno privati della memoria del luogo, la macchia mediterranea patirà la loro assenza, gli uomini non godranno della bontà di questi alberi forti e innocenti. Il paesaggio del Salento deturpato, violentato e ucciso. Qual è stata la molla di questo tradimento? Perché modificare ciò che è già?

Gli ulivi alberi buoni della nostra Terra non meritano di morire. Hanno saputo darci l’olio profumato che in passato ha alleviato la sofferenza della miseria. Hanno saputo condurre gli uomini verso approdi sicuri e prosperosi. Adesso li ripaghiamo condannandoli alla mutilazione, cancellando ciò che di buono c’è sulla nostra Terra. Vigliacchi noi che non sappiamo preservarli dal male.

È un brutto momento per la gente del Salento. Qualcuno ha deciso iniquamente per essa, senza tenere conto delle istanze già abbondantemente

Ulivi di Puglia

 

“Albero non domo, che vegeta spontaneamente,

terrore delle lance ostili,

che cresce soprattutto in questa terra,

pianta della verde oliva che nutre i nostri fanciulli,

 che nessuno, né giovane né vecchio,

 oserà distruggere di sua mano,

perché lo sorvegliano sempre lo sguardo di Giove Morio

e Atena dagli occhi cerulei”.

Sofocle, Edipo a Colono, 694

Anche Coordinamento Civico e Forum Ambiente e Salute a difesa degli ulivi di Puglia

Lettera Aperta e Comunicato stampa congiunto Urgente

del

Coordinamento Civico apartitico per la Tutela del Territorio e  della Salute del Cittadino

Forum Ambiente e Salute del Grande Salento (province di Lecce, Brindisi, Taranto)

———————————————-

 

REGIONE PUGLIA:

E’ EMERGENZA!

 

“NO ALLA LEGGE AMMAZZA ULIVI

ED ULIVETI DI PUGLIA!”

costituenti della preziosa “Foresta primigenia” di Puglia

 

NO dunque a questa “Legge Ammazza PUGLIA

  

Breve cronistoria di un progressivo imbarbarimento

di Armando Polito

Aristotele (IV secolo a. C.), Costituzione degli Ateniesi: “…anticamente lo stato decideva la raccolta e chiunque sradicava o abbatteva un olivo sacro era giudicato dal senato dell’Areopago: in caso di condanna la pena era la morte”.

Tavole di Eraclea (IV secolo a. C.): documento prezioso che consente di ricostruire la riforma fondiaria attuata in quel secolo in Lucania. Sintetizzando: viene ristabilita la proprietà delle terre dei templi di Dioniso ed Atena di cui si erano impossessati dei privati, vengono formati dei lotti (vere e proprie aziende) e fissati  gli obblighi per gli affittuari  che dovranno piantare un numero minimo di olivi per ogni lotto e ripristinare immediatamente l’albero eventualmente venuto a mancare per malattia  o per  calamità. L’affittuario che non rispettava le disposizioni doveva rendere conto ai Polienomi, controllori eletti dal popolo con incarico annuale; se questi non vigilavano erano incriminati di incuria. Se dopo quindici anni dalla concessione tutti gli alberi piantati all’inizio non risultavano vivi gli affittuari dovevano pagare una multa di dieci monete d’argento (all’epoca non erano spiccioli…) per ogni olivo mancante.

Plinio (I secolo d. C.), Naturalis historia, XVI, 85: “Si può credere che la vita di certi alberi sia lunghissima se si considerano i luoghi inesplorati del mondo e

Ulivi di Puglia, patrimonio dell’umanità. Perché non adottarli?

ulivo detto "serpente" (ph Angelo Puscio)

 di Mimmo Ciccarese*

Il territorio pugliese è la regione italiana con il più rilevante patrimonio olivicolo. Oltre 350.000 ettari di superficie agricola sono coltivati ad ulivo (pari al 25% della superficie agricola utile regionale); di tale estensione, il Salento leccese conserva circa 84.000 ettari di oliveti, pari a circa 10 milioni di piante. Il 30% di queste piante sono piante di età ultrasecolare.

Alberi plurimillenari, quindi, delimitati nella penisola salentina, tra preistorici muretti a secco, dolmen e menhir, “paiare” (tipo di trulli). Queste bellezze uniche si possono ammirare, infatti, in ogni angolo del suo territorio: dalla Grecia salentina, all’otrantino, dal Parco del Negroamaro al Capo Leuca.

I titoli varietali di Cellina di Nardò e Ogliarola leccese la dicono lunga sulla loro origine; ancor di più la caratterizzano gli appellativi popolari che a secondo del modello delle loro produzioni vegetative e fruttifere, denominandoli come :“saracina, morella, cafarella, cascia, nardò, termitara, scisciula, scuranese”. 

il monumentale ulivo denominato "lu barone", nell'Arneo, simbolicamente abbracciato dai soci di Arneotrek (ph Roberto d'Arcangelo)

Tra di essi decine di migliaia di alberi sparsi, tra cui spiccano epiteti d’eccezione per il loro regale portamento, scultura o grandezza:”albero del pastore”, “lu gigante”, “lu barone”, “la baronessa”.

La loro longevità è di totale importanza se si considera la loro resistenta genetica a varcare indenni ere di ostilità (atmosferiche, cambiamenti climatici, interessi dell’uomo).

i soci di Arneotrek posano all'ombra del monumentale ulivo "lu barone", nell'Arneo (ph Roberto d'Arcangelo)

Oggi sono il patrimonio e l’identità connaturata dei pugliesi; essi rappresentano la qualità ambientale più vera, un riferimento turistico, paesaggistico e storica da custodire.

L’Unesco ha riconosciuto che in Puglia l’albero d’ulivo monumentale è il “Patrimonio dell’Umanità”.

La Regione Puglia applica, con l’art. 30 della L.R. n° 14 del31-05-2001, la “Tutela paesaggistica degli alberi”, ed ha previsto la costituzione di un albo di

Dialogo con un albero di Ulivo sulla proposta di espianto in Regione Puglia

di Massimo Negro

Questa mattina dopo aver letto della proposta che si sta esaminando in Regione Puglia per allentare i vincoli sulla tutela del paesaggio e dei nostri bellissimi uliveti, sono stato assalito da mille dubbi.

Mi sono chiesto “vuoi vedere che se queste menti hanno pensato ad una cosa del genere effettivamente i nostri alberi di ulivo sono un freno alla sviluppo della nostra Regione?” e poi “cavolo e se avessero ragione? forse si genererebbe un volume di  affari tale che finalmente riuscirei a trovare lavoro in Puglia!”.

Wow! Sarebbe la svolta!

Però su queste cose la parte pragmatica che è in me mi ha suggerito di chiarire la questione direttamente con una delle parti in causa.

Così presa la macchina mi sono diretto in campagna, ho girovagato per un po’ finché mi è sembrato di vederne uno sufficiente anziano e all’apparenza anche saggio che mi potesse rispondere con franchezza.
Ho parcheggiato la macchina e mi sono incamminato lungo un viottolo di campagna finché sono giunto là proprio davanti a lui. Un bellissimo albero di ulivo.

“Ciao amico albero, mi dispiace disturbarti ma ti vorrei fare una domanda. Non penso che tu lo sappia ma in questi giorni qualcuno nel Consiglio Regionale si sta preoccupando del fatto che voi possiate costituire un freno allo sviluppo della nostra regione. Siete in milioni e non c’è sufficiente spazio per tutti. O noi, meglio i nostri interessi, o voi”

“Caro amico, chiunque tu sia, non conosco molto delle vostre questioni ma non mi meraviglio di quello che mi stai dicendo. D’altronde la nostra vita non è

Nessuno tocchi gli ulivi di Puglia!

 

ph Francesco Politano

di Marcello Gaballo

Chiedo perdono se ancora una volta dovrò rubarvi qualche minuto per un’altra firma, consapevole di apparire ai vostri occhi come un testardo, magari desideroso di protagonismo. La realtà non è questa, e chi mi conosce lo sa bene, ma scaturisce spontanea dopo la segnalazione degli amici di Forum Ambiente Salute, che nella giornata del 20 ottobre hanno informato il web di un imminente pericolo che potrebbe abbattersi sulla nostra Regione e che riguarda uno tra i beni più importanti della nostra terra, gli ulivi di Puglia. Restare indifferenti o delegare ad altri una necessaria e netta  presa di posizione forse poteva tornare comodo, ma non me la son sentita ed ho subto condiviso le preoccupazioni e le ansie dei tanti amici e conoscenti di Facebook, che hanno disperatamente gridato all’ennesimo scandalo. Eccomi dunque, ancora una volta, quando una petizione ancora non si è conclusa, a ridiscendere in campo per lanciare un altro allarme che, son certo, vi troverà solidali e ancor più combattivi di me.

Ecco il testo che potrete sottoscrivere cliccando nel link in basso: 

Al Presidente della Regione Puglia

La Regione Puglia con la Legge Regionale n. 14 del 04-06-2007 protegge il paesaggio degli Ulivi monumentali della Regione Puglia:

La Regione Puglia tutela e valorizza gli alberi di ulivo monumentali, anche isolati, in virtù della loro funzione produttiva, di difesa ecologica e idrogeologica nonché quali elementi peculiari e caratterizzanti della storia, della cultura e del paesaggio regionale…

Una delle più belle leggi che la RegionePugliapossa vantare ecco che viene offesa da una vergognosa proposta del 3 ottobre 2011, già da qualcuno definita “Ammazza olivi secolari”, presentata dal gruppo consiliare Il popolo della Libertà, che così recita: “La tutela degli ulivi monumentali è un obbligo, ma deve essere anche un’opportunità e non un impedimento allo sviluppo economico e infrastrutturale del territorio. Questo è il motivo di questa

Espiantiamo gli ulivi dalla terra o espiantiamo questi signori dalla poltrona?

di Pier Paolo Tarsi

Alcuni nostri politici regionali ci sorprendono con una nuova originalissima proposta di questi giorni, finalizzata a trarre finalmente la Puglia fuori dalla crisi economica che attanaglia la nazione e l’occidente tutto! Dopo attente e scrupolose analisi, questi geni non solo hanno individuato la causa frenante dello sviluppo nella nostra regione – ossia, tenetevi forte, gli ingombranti ULIVI SECOLARI – ma hanno, pensate, addirittura scovato la soluzione al problema: snellire le lungaggini burocratiche necessarie per espiantarli, proponendo il decentramento a livello comunale delle “competenze per il rilascio di autorizzazioni agli espianti e spostamenti di piante secolari”, oggi ancora di pertinenza della Regione. In quanto pugliesi ringraziamo sentitamente i detti signori per l’acume, lo sforzo ed il faticoso lavoro con cui mostrano di ricompensare le laute paghe ed i privilegi loro attribuiti: proposte come questa instillano serenità nei cittadini, accrescendo in loro la fiducia e la sensazione di essere in mani buone e sapienti, capaci di estirpare finalmente quelle radici secolari che ammorbano la nostra economia. Grazie signori, grazie di cuore!

Riportiamo di seguito la proposta di legge ( Fonte: http://www2.consiglio.puglia.it/Giss9/9PubbGiss.nsf/0/6B09FD5B3764D3B9C1257920002DF1DF?OpenDocument) e vi invitiamo, dopo la lettura del testo riportato – ammesso che sopravviviate alle amare risate – a firmare la petizione con cui proveremo a bloccare l’iniziativa e salvare gli Ulivi secolari dalle mire di questi…gentili signori! Sommergiamoli di sdegno!

per firmare la petizione:

http://www.petizionepubblica.it/PeticaoVer.aspx?pi=ulivi

L’ulivo testimone di civiltà

di Sonia Venuti

Contro la stupidità anche gli dei sono impotenti. Ci vorrebbe il Signore.

Ma dovrebbe scendere lui di persona, non mandare il Figlio;

non è il momento dei bambini

(John Maynard Keynes)

Una prova tangibile di questo mio esordire la possiamo trovare nell’ultima proposta di legge presentata alla quinta commissione della Regione Puglia per modificare la legge già esistente sulla tutela e valorizzazione del paesaggio degli ulivi monumentali della nostra regione, da parte del Consigliere Regionale Massimo Cassano.

Rammento ancora quando  da ragazza qualcuno mi leggeva i passi della Bibbia relativi al Vecchio Testamento, allorquando dopo lo scatenarsi della furia degli elementi,  dopo il Diluvio Universale, punizione  inferta da Dio all’uomo per la sua stupidità,  avidità e  sete di potere,  giunse in volo sull’arca di Noè  una colomba, con un ramoscello d’ulivo in bocca.

L’ulivo il nostro  patriarca verde, come giustamente qualcuno lo ha definito in qualche commento a caldo sulla proposta di legge, è presente nella vita

Il calvario dell’ulivo deportato dalla Puglia

Su segnalazione di Marco Rosa pubblichiamo un articolo del giornalista Marco Preve apparso sulle pagine di Genova di Repubblica del 19/4/2011, a proposito dei tanto amati ulivi di Puglia in vetta alle cronache di quest’ultimo periodo. Ringraziamo entrambi  per la cortesia dimostrata e per la gentilezza nell’autorizzazione concessa.

Fenomeni da baraccone: Euroflora e l’ulivo millenario

ulivononno

Tutto nasce dalla mail di un lettore di Repubblica: «Ma se suo nonno fosse l’uomo più vecchio del mondo, lo costringerebbe ad un viaggio di mille chilometri per esporlo su un palco?». Era una provocazione per una riflessione sulla star di Euroflora: l’olivo gemello. Un incredibile esemplare di pianta a due tronchi, proveniente dalla Puglia, la cui età è stimata attorno ai 2400 anni. Abbiamo chiesto un parere al professor Mauro Giorgio Mariotti, ordinario di botanica alla facoltà di Scienze dell’Università di Genova e presidente, per conto dell’Ateneo, dei Giardini Hanbury di Ventimiglia, tra i più noti al mondo.

Allora professore, era il caso di muoverlo il “vecchietto”?
«La premessa è che gli olivi sono abituati a stare in un certo posto e se portati da un’altra parte soffrono. Io pure ho qualche perplessità su questa scelta anche se è un rischio abbastanza calcolato. Ripeto, qualsiasi pianta, spostandola, un poco soffre. Dalla loro gli ulivi hanno una buona capacità di ripresa. Pur avendo tronchi colossali hanno radici poco profonde, con tessuti che le rigenerano. Poi c’è anche l’aspetto del trasporto… >.

Quale?
«Purtroppo devono potarli per farli stare in un container. Certo anche la chioma tagliata ad arte può essere apprezzabile a chi piace la scultura più che la natura. Io, in questo caso, preferisco la seconda».
Si insegue la spettacolarizzazione anche nella botanica?
«Mah, il fatto è che l’ulivo millenario e gli altri esposti ad Euroflora vanno inquadrati in un problema più ampio, di una pratica che dal punto di vista ambientale, ecologico e paesaggistico non è da favorire. La moda recente di creare giardini e parchi privati con prato all’inglese e ulivo millenario o centenario al centro. Ci sono anche architetti dei giardini che progettano

Ulivi monumentali della Puglia. Interventi per la rilevazione sistematica

In questi giorni è stato indetto dal Servizio regionale Affari Generali un Avviso di bando di gara per  l’affidamento del servizio di realizzazione degli interventi di rilevazione sistematica degli ulivi monumentali della Puglia in attuazione della Legge regionale n.14/2007,  “Tutela e valorizzazione del paesaggio degli ulivi monumentali della Puglia”,  legge che tutela e valorizza gli alberi di ulivo monumentali ” in virtù della loro funzione produttiva, di difesa ecologica ed idrogeologica nonché quali elementi peculiari e caratterizzanti della storia, della cultura e del paesaggio regionale”.

“Tale tutela e valorizzazione viene perseguita, in particolare, attraverso la definizione del carattere di monumentalità da attribuire alle piante plurisecolari, individuate attraverso attività di rilevazione sistematica degli ulivi monumentali della Puglia”.

L’oggetto del bando riguarda la creazione di un sistema informativo territoriale georeferenziato/database che riporti tutte le informazioni censite.

Così, tra l’altro, recita il bando:

“Il suddetto sistema informativo territoriale georeferenziato/database dovrà inoltre contenere i dati uniformati provenienti da:
a) le azioni di rilevazione sistematica sul campo già avviate;
b) le istanze di espianto/reimpianto presentate alla Commissione tutela alberi monumentali;
c) le segnalazioni di ulivi monumentali, presentate da cittadini ed enti ai competenti uffici regionali;

La Fondazione Terra d'Otranto, senza fini di lucro, si è costituita il 4 aprile 2011, ottenendo il riconoscimento ufficiale da parte della Regione Puglia - con relativa iscrizione al Registro delle Persone Giuridiche, al n° 330 - in data 15 marzo 2012 ai sensi dell'art. 4 del DPR 10 febbraio 2000, n° 361.

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