Il profumo del tiglio selvatico

di Antonio Bruno

da http://www.legambiente-sudvarese.org/CassanoM/documenti/AlberiCassano/1.htm

Non capivo come mai a Berlino vi fosse un viale “Unter den Linden” (sotto i tigli) voluto da Federico Guglielmo I di Prussia piantati in questo viale nel 1647, e come mai ad Aosta ci sia un tiglio di 400 anni nella piazzetta adiacente alla cattedrale di S. Orso, albero che fu introdotto dai Burgundi sostituendo il faggio. Il tiglio di Sant’Orso è il simbolo della città di Aosta e di tutti gli alberi monumentali della regione. La storia di questo patriarca risale al 1530-1550; si narra infatti che questo albero fu messo a dimora per sostituire un altro monumento naturale: un olmo, vecchio di quasi 500 anni, che era stato distrutto dagli eventi atmosferici.

Non capivo perchè mai i Longobardi avessero piantato il famoso Tiglio di Cava dei Tirreni in provincia di Salerno. Si parla di un tiglio di Cava sotto la cui chioma il poeta Torquato Tasso avrebbe scritto mentre studiava alla Badia. L’albero si trovava nella frazione di S.Cesareo (nome molto simile alla mia adorata San Cesario di Lecce), alto 30 metri, con una circonferenza di 4 metri e mezzo con una chioma di 16 metri e mezzo; fu distrutto da una bomba nella seconda guerra mondiale e forse questa similitudine mi ha spinto a desiderare di poter avere un bel viale con i tigli proprio nel paese in cui vivo.
Poi il caso ha voluto che mi recassi il13 giugno 2010 a San Giovanni Rotondo http://www.comune.sangiovannirotondo.fg.it/ e proprio li il profumo di quella pianta mi ha stregato. Ovviamente a nessuno venga in mente di raccogliere parti della pianta lungo le strade urbane!

Del resto, proprio la capacità di vivere nelle città presuppone trattarsi di specie del genere Tilia, più versatili e frugali, quali il Tiglio americano (Tilia americana L.) e le numerose varietà ornamentali coltivate originarie del Nord America.

Michele Fiorentino mi mette in guardia perchè le varietà di tiglio spontanee sono Tilia cordata Miller noto col nome di Tiglio selvatico, albero di media statura con altezza fino a 25 m, e Tilia platyphyllos Scop. conosciuto, invece, come Tiglio nostrale o Tiglio nostrano, alto fino a 40 m.

Entrambi appartengono alla flora italiana; nel Gargano, però, si rinviene solo il secondo. I tigli sono tra gli alberi caducifogli più belli e più alti delle zone temperate. Il Tiglio selvatico è autoctono in tutta l’Europa e la Russia Occidentale, mentre il Tiglio nostrano viene dall’Europa Centrale e Meridionale.

In natura si ibridano frequentemente, dando origine al cosiddetto Tiglio intermedio o Tiglio comune (Tilia x vulgaris Hayne) con caratteristiche intermedie tra le specie originarie, diffuso nell’Italia centro-settentrionale. In tutte e tre le entità la corteccia è dapprima liscia e grigia, poi imbrunisce e si screpola in numerose placche.

Il legno del tiglio non è idoneo né per fare da combustibile né per la costruzione ma è molto apprezzato dai tornitori e dagli intagliatori. Il carbone di tiglio veniva impiegato per la fabbricazione della polvere da guerra. La corteccia interna è filamentosa e si usava per fare corde, stuoie o le scarpe che usavano i contadini russi. Nell’antichità i foglietti di corteccia di tiglio si usavano come il papiro per scriverci sopra.
E’ davvero un grande albero il tiglio, la sua corteccia è liscia, le foglie a forma di cuore e di un bel verde luccicante. Ma ciò che a san Giovanni Rotondo mi ha colpito di più sono i suoi fiori, il colore bianco giallastro raccolti in una infiorescenza e soprattutto il buonissimo profumo che emanano.
Quel profumo attira le api da cui si ha un miele molto apprezzato ed usato per medicinali e liquori.

Secondo Culpeper http://www.culpeper.co.uk/ i fiori sono un buon rimedio cefalico e nervino, eccellenti per l’apoplessia, epilessia, vertigini e palpitazioni cardiache. I fiori di Tiglio sono citati nella Farmacopea erboristica britannica, indicati per emicrania, isterismo, ipertensione arteriosclerotica e raffreddori febbrili.

Ripeto ciò che ha scritto Michele Fiorentino e cioè che dai Tigli che sono presenti nelle nostre città non possiamo prendere i fiori, essiccarli e pretendere di ottenere dall’infuso gli effetti di cui ho precedentemente riferito.

Bibliografia

Giovan Battista Pellegrini: Toponomastica italiana: 10000 nomi di città, paesi, frazioni, regioni
Gaius Plinius Secundus,Christophorus Landinus: Historia naturalis
Boris Biancheri: Il quinto esilio
Julia Lawless: Enciclopedia degli olii essenziali
Michele Fiorentino: TIGLI NOSTRANI (Tilia cordata Miller e Tilia platyphyllos Scop.)

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