I graffiti di palmento Curtivecchi

palmento (1)

 

di Aldo Conte

 

Al centro di un altopiano, tra Taurisano e Specchia, vi è Masseria Curtivecchi, poco a sud della stessa vi è un antico tratturo. Dove oggi regna il religioso e silenzioso asfodelo, cento anni fa uomini e contadini percorrevano queste strade con le loro voci e i carichi di uva appena raccolta venivano portati al palmento.

Questo è una piccola costruzione quadrangolare, rustica, umile. Dal lato opposto alla porta di ingresso, una apertura a finestra dà direttamente su una vasca intonacata che occupa quasi metà del vano. Sul fondo della vasca, nel lato che guarda la finestra, un buco immette in una piccola cisterna sottostante. Sul lato destro, infine, una rientranza del muro accoglieva uno di quei torchi detti “alla calabrese”.

Sulle due mura laterali, per tutta la lunghezza del vano, si  riconoscono i grigi segni di una rara letteratura.

Poche scritte sono ancora leggibili e mi sembrano interessanti e meritevoli di essere strappate all’oblio a cui sono altrimenti condannate.

Riporto la trascrizione delle epigrafi di più facile lettura, per le altre si attendono ulteriori studi.

 palmento (2)

L’amore è quell’umore

che dagli occhi passa al cuore

e per maggior sollazzo

dal cuore passa

al C…..    (alcune lettere cancellate ma che si intuiscono facilmente)

——————–palmento (3)——

 

Viva il pretore

abbasso la legge

viva chi scrive

 

Settembre palmento (4)

1896 Sono stato in questo parmento

palmento (5)

 

Appello per due chiese abbandonate a Taurisano

 

Taurisano, Oratorio don Bosco, Ruderi della chiesa di san Donato
Taurisano, Oratorio don Bosco, Ruderi della chiesa di san Donato

di Stefano Cortese

 

All’interno dell’oratorio di san Giovanni Bosco a Taurisano (Lecce), in fondo a destra, si notano i ruderi di un’antica chiesetta dedicata a san Donato, probabilmente edificio di culto non di un insediamento specifico, ma punto di riferimento per un popolamento sparso[1].

Oggi è del tutto scomparsa la facciata dell’edificio, mentre rimangono in piedi parte dei muri perimetrali e soprattutto la zona absidale, elemento che ci consente di datare l’impianto originario della fabbrica. L’abside, infatti, si presenta di forma semicircolare all’interno e poligonale all’esterno, proprio come nelle chiese costruite intorno al VI secolo, di chiara derivazione costantinopolitana (tra tutte, la chiesa del monastero di san Giovanni in Studion o Studios, edificata nel 463 a Costantinopoli). Per avere un esempio, basta percorrere qualche chilometro e notare l’abside rettangolare, decisamente aggettante, di santa Maria della Croce (conosciuta come Casaranello) a Casarano, oppure, per un confronto più aderente, la chiesa di santa Eufemia a Specchia, sul sito dell’antico insediamento romano di Grassano. Con quest’ultima, grazie all’ausilio di vecchie foto, possiamo riscontrare altre analogie, tra cui la copertura a doppia falda con embrici e il fronte molto affine (forse leggermente più dilatato a Specchia), caratterizzato dalla bifora con colonnetta al centro, sopra la porta di ingresso. Le differenze sembrano minime: il portale lunettato e le dimensioni generali leggermente ridotte a Taurisano, tanto che nell’abside è presente una finestra con arco a tutto sesto (arco identico alla bifora in facciata). Possiamo supporre che anche l’interno dovesse essere simile, con la variante che in pieno medioevo la chiesa di santa Eufemia da navata unica divenne a tre navate, con l’aggiunta di quattro serie di triplici arcate[2]. Altro elemento peculiare è il reimpiego di materiale di spoglio proveniente da edifici antichi, adoperato nell’inquadramento del portale sino ai grandi blocchi perimetrali.

Taurisano, Oratorio don Bosco, Ruderi della chiesa di san Donato
Taurisano, Oratorio don Bosco, Ruderi della chiesa di san Donato

Nella piccola chiesa di Taurisano, pur essendo andata distrutta la facciata, sono ancora visibili dei grandi conci che costituiscono i cantonali della struttura, qui collocati per evidenti fini statici; è chiara, tuttavia, l’irregolarità della tessitura muraria, come in numerosi edifici di culto coevi (solo Casaranello pare avesse conci cavati ad hoc e non di reimpiego), mentre solo nella zona absidale il tessuto murario si rende più regolare ed uniforme.

Non può mancare un cenno su quanto è dipinto nell’abside taurisanese e soprattutto sull’iscrizione che corre sotto il catino della chiesa paleocristiana, in ogivale maiuscola di color rosso, non esegetica di un santo campito, bensì del committente; Marina Falla Castelfranchi[3] la segnala, confrontandola con i soli due casi analoghi in Italia. Probabilmente la datazione dell’iscrizione di Taurisano va dal XII al XIII secolo, lo stesso periodo cui può farsi risalire la figura del possibile committente, che appare di dimensioni ridotte, in ginocchio, con le braccia sollevate verso l’alto.

Taurisano, vico Risorgimento, Ruderi della chiesa di san Nicola di Mira, particolare copertura
Taurisano, vico Risorgimento, Ruderi della chiesa di san Nicola di Mira, particolare copertura

Una più facile lettura consente l’ultimo strato campito, delimitato da cornice floreale, che nella parte più alta mostra l’Eterno Padre, assiso su nubi, che regge con la mano sinistra il globo; a destra del Padre si intravede un santo con mitra e pastorale, riproducente con molta probabilità il titolare san Donato. Più in basso è visibile, su di uno strato presumibilmente cinquecentesco, una chiesa, forse residuo iconografico di una Madonna di Costantinopoli o di Loreto; altri due strati sono visibili in prossimità della finestra absidale, su cui si intravedono alcune lettere.

Taurisano, vico Risorgimento, Ruderi della chiesa di san Nicola di Mira, affresco dell'Annunciazione
Taurisano, vico Risorgimento, Ruderi della chiesa di san Nicola di Mira, affresco dell’Annunciazione

Le tracce degli affreschi documentano l’importanza nel corso dei secoli dell’edificio, fortemente tenuto in considerazione dalla popolazione locale che qui eseguiva le inumazioni dei morti per pestilenza o altre malattie infettive[4].

L’augurio è che si intervenga quanto prima per consolidare i ruderi, magari favorendo scavi sistematici che consentano di conoscerne la storia.

Sempre nel centro storico di Taurisano, nel vico Risorgimento, Salvatore Rocca[5] ha riportato l’esistenza dell’ex edificio sacro intitolato a san Nicola, segnalando le condizioni deplorevoli. L’esterno presenta una copertura a due falde coperte da coppi, mentre l’interno custodisce delle pitture sotto l’intonaco. È riconoscibile la Vergine che indossa il maphorion, col capo reclinato in prossimità dell’apertura originaria, probabilmente un’Annunciazione da ascrivere al XIV secolo; a sinistra della Vergine infatti, leggermente più in basso, si intravede un altro nimbo, che fa pensare all’Arcangelo. Situazioni similari si sono ritrovate in edifici coevi come la cripta di sant’Antonio Abate a Nardò, quella di san Marco a Ruffano e il santuario di santa Maria della Lizza ad Alezio. Altre tracce pittoriche sono visibili in prossimità dell’abside, forse un santo vescovo. La cappella, di proprietà privata, è stata interessata di recente dal parziale crollo della copertura.

 

Pubblicato su Il delfino e la mezzaluna n°2.

 



[1] P. ARTHUR (et alii), La chiesa di Santa Maria della Strada, Taurisano (Lecce). Scavi 2004, in «Archeologia medievale», a. XXXII, 2005, p. 173.

[2] G. BERTELLI, Santa Eufemia a Specchia, in «Puglia Preromanica», 2004, pp. 276-277.

[3] M. FALLA CASTELFRANCHI, La pittura bizantina in Italia meridionale e in Sicilia (secoli IX-XI), in «Historie et culture dans l’Italie byzantine: acquis et nouvelles recherches», a cura di A. Jacob, J. M. Martin e G. Noyè, Roma 2006, p. 212.

[4] S. A. ROCCA, Il cimitero di Taurisano, Taurisano, 2009, p. 12.

 

[5] ID., Le cappelle di san Nicola di Bari e la presenza dei Francescani in Taurisano, Taurisano, 2011.

Francesco Politi (1907-2002), illustre figlio della nostra terra

 

di Paolo Vincenti

 

Francesco Politi (1907-2002), nato a Taurisano, germanista, docente universitario, fu saggista, autore di numerosi contributi, in particolare sulla letteratura tedesca e sulla letteratura inglese.  Fu poeta e promotore culturale all’estero, soprattutto in Germania. Come italianista, pubblicò diversi studi su Dante, Bandello, Ariosto, Goldoni, Carducci, Pirandello, e numerose traduzioni. Sterminata la sua produzione, peraltro non raccolta mai in bibliografia. Lunghissima la sua collaborazione con le pagine di  “Presenza Taurisanese”, mensile di  politica, cultura e attualità diretto da Gigi Montonato.

“Presenza Taurisanese” dedicò allo studioso, subito dopo la morte, avvenuta a Roma, una plaquette con numerose e qualificate testimonianze e poi, nel 2007, in occasione del centenario della nascita, un volume intitolato “In memoria”, con saggi di Donato Valli e Mario Marti e postfazione di Gigi Montonato.

Questo libro, con il ricordo dei figli, Marco e Alessandro, raccoglieva testi e traduzioni del professore ed  è la più completa testimonianza su una personalità davvero poliedrica come quella di Francesco Politi, medaglia d’oro (insieme all’altro illustre taurisanese Antonio Corsano, storico della filosofia), targa d’argento e attestato di civica benemerenza del Comune di Taurisano.  Politi , da poeta ( “beato  tra i poeti” come dice Donato Valli), scriveva anche in dialetto salentino con assoluta libertà metrica e linguistica, e quindi riusciva sorprendentemente  a passare dai classici latini, come Orazio o Lucrezio, alla lingua materna (o paterna), il cosiddetto “rusciaru”: anzi, compose addirittura un’antologia,  “Poeti del mondo in dialetto salentino”,  in cui rielaborava i più grandi e importanti autori della letteratura antica e moderna in dialetto (raccogliendo le traduzioni apparse su “Brogliaccio salentino”).

Nel suo ventennale sodalizio con “Presenza Taurisanese”, dal 1985 fino alla morte, in effetti, Politi esplicò sulle pagine della rivista le sue molteplici attività creative e culturali, soprattutto di traduttore e poeta. Ed ora, in allegato al numero di aprile 2013 della rivista, Gigi Montonato dedica  all’amico scomparso  un’altra pubblicazione, da lui curata,  “Pirandello narratore e altri studi di italianistica”, uscita per le “Edizioni di Presenza”.

I testi qui riproposti, come spiega Montonato, risalgono agli anni tedeschi di Marburg Lahn e Monaco di Baviera, l’ultimo periodo trascorso in Germania da Politi prima di tornare in Italia per insegnare Letteratura Tedesca e Filologia Germanica all’Università di Lecce e riallacciare quindi quel cordone ombelicale mai reciso con la sua piccola patria, il taurisanese “borgo natìo  (forse perché “I più grandi uomini sono sempre legati al loro secolo da una debolezza” si potrebbe dire con Goethe).

Si trovano nel presente opuscolo  studi su Pirandello, su Aldo Palazzeschi, su Quasimodo e contributi di linguistica. Per avere uno spettro più completo della carriera di un illustre figlio della nostra terra ma cittadino del mondo,  studioso di grande caratura, uomo di alto sentire.

 

La fortuna filosofica di Vanini: l’ateo e il credente

di Luca Calabrese

Ettore Ferrari, Giulio Cesare Vanini (1889), ph Giovanni Dall’Orto

Giulio Cesare Vanini nacque a Taurisano il 18 gennaio 1585. Il Vanini entrò nell’ordine carmelitano col nome di frà Gabriele, in seguito si trasferì a Padova per studiare teologia. In Veneto entrò in contatto con il cristianesimo irenico e latitudinario di Paolo Sarpi. Dopo svariati viaggi attraverso l’Italia e la Germania, nel 1612, fugge in Inghilterra, dove abiura alla fede cattolica, abbracciando l’anglicanesimo. Dopo due anni tenta di riprendere i contatti con la Chiesa cattolica, tentando la fuga, ma le autorità religiose inglesi lo rinchiudono in una prigione nella torre del Palazzo di Lambeth, da dove riuscirà a fuggire grazie alla  connivenza dell’ambasciatore spagnolo a Londra.

Da questo momento inizia il peregrinare del Vanini, che teme la ferrea intransigenza dell’Inquisizione. Nel 1615 pubblica a Lione l’Amphiteatrum aeternae providentiae e nel 1616, a Parigi, il De admirandis naturae reginae deaeque mortalium arcanis. Dopo un breve periodo trascorso a Tolosa, venne processato dall’Inquisizione nel 1618, condannato per eresia e ateismo e, l’anno seguente, mandato al rogo.

Influenzato dall’aristotelismo di Averroè, di P. Pomponazzi e di G. Cardano, Vanini contesta la religione rivelata, facendosi promotore  di una concezione della divinità immanente alla natura. Nella sua filosofia i dogmi della religione rivelata vanno riconsiderati alla luce della ragione, mentre i miracoli, lungi dall’essere fenomeni straordinari, hanno una spiegazione naturale.

La Scuola d’Atene (particolare)

Questa visione materialistica e razionalistica della natura conduce Vanini ad un determinismo universale, in cui si nega che il mondo abbia avuto origine per creazione e allo stesso tempo si proclama la materialità dello spirito e la mortalità dell’anima umana.

A dominare l’intero corso della ‹‹fortuna›› del Vanini è l’identità di significato tra ‹‹vanianesimo›› e ‹‹ateismo esemplare››, che accompagnerà l’eretico autore dell’Amphiteatrum e del De admirandis, fin dal crudele rogo di Tolosa. La documentazione scritta redatta per le Annales de l’Hotel de Ville, gli imputa l’offensiva intenzione di creare dei proseliti, cioè di insegnare l’ateismo. La sua morte incarna la fine del perfetto filosofo, lontano dai conforti religiosi, irrisorio nei confronti dell’assurda credenza nell’immortalità dell’anima, saldo nel credere alla funzione catartica e

L’ Università di Taurisano negli archivi dell’antica Terra d’Otranto

De Paola Francesco, L’ Università di Taurisano negli archivi dell’antica Terra d’Otranto (sec. XIII – XVI), Casarano (Lecce), Carra Editrice, 2006.

Questo lavoro affronta gli stessi temi già presenti nel testo precedente, ma allarga la sua indagine estendendola alle Numerazioni dei Fuochi del 1522, 1532, 1561, 1574, 1586, 1596 e alle informazioni per aggravii di fuochi dell’Università nel 1561, offrendo così una grande messe di notizie sulla vita del casale di Taurisano nel ‘500.
Il lettore vi potrà trovare, inoltre, i documenti di epoca angioina attestante la presenza del casale e dei suoi signori nell’antica Terra d’Otranto e in altre località del Regno di Napoli; il problema storico, quello della data di edificazione e quello della lettura dei simboli dell’antica chiesa di S. Maria della Strada; e, infine, note sul sistema fiscale, la qualità delle abitazioni, le strutture del quotidiano e il costo della vita in quest’angolo di Terra d’Otranto nel Cinquecento.

Vanini e il primo Seicento anglo-veneto

De Paola Francesco

Vanini e il primo Seicento anglo-veneto : ricerca su alcuni personaggi e movimenti politici, religiosi e filosofici e sugli anni anglo-veneti di G. C. Vanini ricostruiti con l’ausilio di documenti inediti e non, Cutrofiano, Toraldo & Panico, 1979.

 

Una dettagliata ricostruzione della fuga di Vanini in Inghilterra, con la descrizione dei suoi retroscena e del progetto politico – religioso sarpiano che ne era a monte, con l’indicazione delle personalità della politica e della cultura coinvolte, con i contributi dati da Marc’Antonio De Dominis ed altri protagonisti.

Effettuato in seguito alla concessione di due incarichi conferiti nel 1974 e nel 1977 dal Consiglio Nazionale delle Ricerche su proposta del Prof. Mario Dal Pra dell’Università degli Studi di Milano, questo lavoro sul filosofo Giulio Cesare Vanini, cui piacque dichiararsi cittadino del centro salentino di Taurisano, fornisce nuovi particolari sugli avvenimenti della sua vita e getta nuova luce sulle sue relazioni con alcuni personaggi come Paolo Sarpi, Fulgenzio Micanzio, Antonio Foscarini, Giovan Francesco Biondi, Giovanni Maria Genocchi, William Bedell, Thomas Horne, Sir Henry Wotton, Sir Dudley Carleton, Ascanio Bagliano, Gerolamo Moravo, Giulio Muscorno ed altri protagonisti della scena politico-culturale anglo-veneta nei primi anni del Seicento e a cui egli afferma di essersi collegato.

Nell’opera vengono altresì noti nuovi particolari sulle ragioni e sui modi della sua fuga a Londra e sulla sua permanenza in questa città.

Inoltre, con un’indagine a largo raggio, il lavoro presenta una vasta documentazione su alcuni movimenti religiosi e filosofici e progetti politici che caratterizzarono quel periodo in Venezia e in Inghilterra, cui il carmelitano di Taurisano, almeno formalmente, aderì. Vi trovano ospitalità, quindi, accenni alle lotte tra il partito dei “vecchi” e quello dei “giovani” in Venezia; i rapporti con la Francia e i Gallicani; la figura dell’ambasciatore veneto a Londra, Antonio Foscarini, e la sua tragica fine; il ruolo centrale di Paolo Sarpi e le sue relazioni con il mondo protestante; l’azione diplomatica di Francesco di Castro in Venezia durante l’Interdetto lanciato dalla Santa Sede e che Vanini invocò quale suo protettore; un poema latino inedito di Giovanni Maria Genocchi, compagno di Vanini nella sua fuga in Inghilterra, contro la Chiesa di Roma; e infine un sermone inedito contro la stessa Chiesa Romana pronunciato dall’arcivescovo di Spalato, da poco transfuga nella protestante Inghilterra.

La cappella di santa Caterina nella chiesa dei Francescani Neri di Specchia

 

di Stefano Cortese

Il complesso dei Francescani Neri a Specchia Preti, fondato secondo la tradizione da san Francesco reduce dall’oriente[1], presenta ancora oggi -oltre ai locali del convento e un frantoio ipogeo con i suoi torchi alla calabrese- una chiesa conventuale che custodisce pregevoli altari e frammenti decorativi bassomedievali.

In prossimità del lato destro dell’ingresso nel 1532 Antonio Mariglia fa costruire una cappella a pianta quadrata e coperta da una volta a crociera, espediente che ricorre -sia per la posizione che per la tecnica costruttiva- nella cappella dei Tolomei nel convento di santa Maria la Nova a Racale, collocabile qualche decennio prima[2]. Un altro confronto per l’ubicazione della cappella e datazione può essere effettuato con la cappella dell’Annunciazione nel santuario della Madonna della Strada a Taurisano[3], dove anche le tematiche affrescate sembrano essere di gusto francescano.

Il ciclo decorativo della cappella di Specchia risulta essere complesso: lo sguardo viene catalizzato dall’episodio frontale, ovvero Gesù con la croce che incontra

Libri/ Taurisano negli ultimi anni del Fascismo e nei primi della Repubblica

di Paolo Vincenti

Qualche tempo fa, l’Associazione culturale “Odigitria” ha pubblicato Il contesto sociale-politico a Taurisano negli ultimi anni del Fascismo e nei primi della Repubblica, di Salvatore Antonio Rocca, con Prefazione di Maurizio Nocera e Presentazione di Antonio Ciurlia.

Questo libro, patrocinato dall’Amministrazione comunale  e dall’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) di Lecce, fa luce su un periodo buio e tempestoso per Taurisano e per tutta l’Italia, vale a dire il settennio 1944-1951, l’età a cavallo fra la fine della dittatura fascista e l’inizio dell’età repubblicana.

Il libro si apre con la massima latina Omnia tempus habent, omnia tempus habet e viene riportato il testo della bellissima canzone “La storia”,di Francesco De Gregori. L’autore prende in considerazione un periodo storico particolarmente travagliato e denso di fenomeni sociali che sono tutti da analizzare. Una grave crisi economica, la povertà dilagante, la risoluzione della annosa “questione meridionale”che, per certi aspetti, perdura ancor oggi, la difficile opera di ricostruzione, sono i problemi che si trovavano sul tappeto

Libri/ La civica Università di Taurisano nel 600

De Paola Francesco, La civica Università di Taurisano nei Registri del ‘600 dell’antica Terra d’Otranto, Casarano (Lecce), Carra Editrice, 2005.

Questo lavoro propone al lettore le Numerazioni dei Fuochi dell’antico casale di Taurisano del 1632 e 1643.

Tra la documentazione relativa alla vita delle comunità dell’ex Regno di Napoli nel ‘500 e nel ‘600, le Numerazioni dei Fuochi, su cui essenzialmente si basa questo lavoro, erano i periodici censimenti della popolazione che le massime autorità di Napoli facevano effettuare da funzionari appositamente inviate nei territori da loro governati, al fine di stabilire l’identità e la quantità degli abitanti, sulla base delle quali fissare poi le quote fiscali dovute dalle singole Università alle autorità centrali.

Dalla lettura di esse e dai registri dei numeratori emerge una grande ricchezza di notizie ed il lettore vi potrà rinvenire tutti i nomi degli abitanti, la loro età, la composizione delle loro famiglie; note su alcuni mestieri o professione; sulla struttura della popolazione per sesso, età e stato civile; notizie sui costumi e sull’ordinamento sociale del tempo; sui servizi disponibili e sulle attività praticate nella Universitas civium, nella comunità; sulla mobilità della popolazione; cenni sulle fonti e sulla distribuzione della ricchezza tra gli addetti all’agricoltura, tra gli artigiani e i praticanti di alcune professioni; sulle strutture del quotidiano e sulla qualità e lo snodarsi della vita; sui prezzi d’acquisto di alcuni beni primari e sulla loro diffusione sul territorio; su alcuni tragici episodi del tempo, quali l’imperversare della peste e gli assalti dei Turchi sulle nostre terre; sui luoghi di culto, sul tipo di rito religioso praticato, greco o latino / greco e latino, e sul loro avvicendarsi; sui rappresentanti delle autorità civili e religiose nel corso del secoli XVI, XVII e XVIII; notizie sulla vita del padre, dei fratelli e del nipote del filosofo Giulio Cesare Vanini; ed altri elementi di confronto o semplice curiosità, che il lettore potrà facilmente ricercare e trovare al fine di ricostruirsi uno spaccato di vita di epoca tardo-medievale e moderna, semplice e posta nell’antica Terra d’Otranto.

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