Leccesi, c’era una volta / Quando esce la taranta. 6a parte.

/
 di Alfredo Romano

/

IL VIDEO: Alfredo parla del tarantismo. Segue monologo e l’esecuzione di 2 pizziche con la partecipazione di Mina Fabiani e di Giuseppe Maniglio alla chitarra.

/

PREMESSA AL TARANTISMO CON QUALCHE DIVAGAZIONE

C’è stato nel Salento, fino a qualche anno fa, un fenomeno detto del tarantolismo, fenomeno che è sopravvissuto finché è resistita la civiltà contadina e che ora è del tutto scomparso. Nella mia terra succedeva che le donne specialmente, alcune donne, ciclicamente all’inizio della stagione calda entravano in una crisi che si potrebbe definire depressiva.

Alfredo Romano

Era credenza che la donna fosse stata morsa da un ragno, la tarantola, un morso magico, dal momento che la donna, al semplice suono di un tamburello o di una fisarmonica, danzava e si dimenava al ritmo del suono e questo le portava giovamento nel fisico e nell’umore.

I familiari, la collettività, consci di questo effetto terapeutico della musica, organizzavano dei veri e propri concerti in casa ad opera di musicisti di tamburello, di violino, di fisarmonica e di chitarra: in genere erano persone del paese. Io ho avuto due zii paterni che suonavano il violino e il tamburello, quello che suonava il violino era il nonno di mio cugino Mariano Romeo, un mastro muratore che qui tutti chiamano Lupo.

I concerti duravano giorni a volte, la donna danzava e mimava con i gesti le movenze del ragno, entrava in trance, percorreva nella sua mente mondi sconosciuti, finché, ad un certo punto, rientrava docilmente nella ragione, tornava in sé, nella sua normalità, dopo aver smarrito il suo orizzonte.

A questo punto ringraziava i musicisti, ringraziava i vicini di casa che avevano assistito alla sua terapia musicale, e ringraziava pure San Paolo, creduto il protettore delle tarantole e dei serpenti. In conclusione, la stessa collettività allora si incaricava di curare chi era entrato nel tunnel della crisi.

Che la musica, il canto, abbiano una funzione terapeutica, è ormai riconosciuto da tutti. La vibrazione sonora infatti non viene percepita solo dal nostro udito, ma viene sentita anche dall’intero corpo e dal nostro mondo inconscio. Il suono armonico viene quindi ad armonizzare, ad alleviare cioè il nostro dolore fisico e mentale.

Tornando alla terapia musicale del tarantolismo, è chiaro che aveva la sua ragion d’essere in un determinato contesto culturale. Ma le crisi, gli smarrimenti della ragione non sono affatto finiti. Solo che oggi la cura si risolve in farmacia o all’ospedale (detto tra noi era molto meglio ballare al suono di un tamburello) dimenticando che certe malattie dell’anima non possono essere curate esclusivamente con la chimica.

Mina Fabiani

Perché le donne erano più soggette a essere «morse dalla tarantola?» Beh sappiamo che allora le donne subivano leggi e costumi repressivi e la crisi era sempre in agguato. Ma io aggiungo un altro motivo: non è che anche l’uomo fosse immune dalle crisi, è che la donna, più dell’uomo, ad un certo punto decideva di entrare in crisi, si abbandonava, tirava fuori la parte di sé più irrazionale e costringeva la collettività a occuparsi di lei (finalmente di lei), si metteva al centro dell’attenzione, lei ballava e aveva un pubblico tutto suo, era protagonista di un evento. Così facendo la donna si riconquistava le sue sfere di libertà.

Al contrario, gli uomini in crisi, in generale non sono capaci di questi abbandoni, non decidono di smarrirsi, di uscire da sé (e farebbe loro tanto bene), perché gli uomini si controllano di più, stanno più attenti, si vergognano, ne andrebbe del loro status di maschi, perfino il pianto è visto come segno di debolezza, quasi che il pianto debba essere un’esclusività delle donne. Non so perché mi viene in mente il pianto di Priamo, re di Troia, di fronte all’eroe greco Achille per ottenere la restituzione del corpo di Ettore, il figlio ucciso dallo stesso Achille. Era il pianto di un re. E piangeva anche Odisseo nell’isola di Ogigia al ricordo della sua donna lontana, della sua patria lontana. E allora… questi uomini, insomma, che piangano pure, visto che piangevano anche gli eroi.

Adesso passo a raccontarvi del fenomeno del tarantolismo nel dialetto del mio paese di origine, Collemeto di Galatina, in provincia di Lecce. Questo perché, prima della pìzzica tarantata, voglio farvi entrare in un mondo magico, un mondo di suoni e ritmi che solo il dialetto può rievocare.

Mina Fabiani, Alfredo Romano e Giuseppe Maniglio in scena.

/

 QUANDU ESSE LA TARANTA

Mo’ fazzu cu ssentiti la pìzzica tarantata. Cce gh’ete la pìzzica tarantata? Ete ‘na tarantella. Ndae tante tarantelle a llu Sud: have la tarantella te Napuli, quiddha calabrese, quiddha siciliana… e nnui tenimu puru la tarantella noscia: la pìzzica-pìzzica.

La tarantella vene te taranta. La taranta è ‘nn’animale ca se troa a ttiempu t’estate a lle campagne, a lli tiempi de la metitùra te lu cranu… Se scunde a mmienzu ‘llu cranu la taranta, quandu face quiddhu sole ertu ertu, a quiddhi merisci caddi ca se vite l’aria brillare, ca pare ca sta arde quasi. Le furmìcule stanu scuse sotta terra, se sente lu sonu te le cicale… ca face mutu caddu! Se sente cicì-cicì-ciciiì. Sempre quiste cicale. E allora tìcianu ca la taranta esse te fore e pìzzica le mane e lli pieti te li cristiani.

Giuseppe Maniglio

   E quandu pìzzica la taranta, li cristiani se sèntanu tutti scazzicàti. E basta cu nne rria quarche ssonu te tamburieddhu o te fisarmonica ca vene te luntanu, ca se mìntanu ‘ballare. E ballanu tuttu lu giurnu, a ffiate puru dô giurni, tre giurni, quattru giurni… puru ‘na settimana!

   La taranta, la pìzzica. Nui ‘stu fattu te li cristiani ca su’ ppizzicàti te la taranta e cca se mìntanu ballare, ‘sta cosa la tenìmu scusa intru te nui, comu ‘na sorta te mascìa ca nu’ mbulìmu cu sse saccia.

   E ssentendu vui quistu sonu te pìzzica-pìzzica, vui be putiti ccurgìre te cce ssangu ca tenìmu nui intra lle vene, te cce ffocu ca ne arde intra llu core: ‘stu focu ca vulìmu cu spetterra, cu esse te fore e ccu llu tamu a tutti li cristiani.

/

TRADUZIONE IN ITALIANO

QUANDO ESCE LA TARANTA

   Mo’ vi faccio ascoltare la pìzzica tarantata. Che cos’è la pìzzica tarantata? È una tarantella. Ci sono tante tarantelle al Sud: c’è la tarantella di Napoli, quella calabrese, quella siciliana… e noi teniamo pure la tarantella nostra: la pìzzica-pìzzica.

  La tarantella viene da taranta. La taranta è un animale che si trova al tempo d’estate nelle campagne, al tempo della mietitura del grano… Si nasconde in mezzo al grano la taranta, quando fa quel sole alto alto, in quei meriggi caldi quando si vede l’aria brillare, che pare che arda quasi. Le formiche se ne stanno nascoste sotto terra, si sente il suono delle cicale… ché fa molto caldo! Si sente cicì-cicì-ciciiì. Sempre queste cicale. E allora dicono che la taranta esce fuori e pìzzica le mani e i piedi dei cristiani.

Alfredo Romano

   E quando pìzzica la taranta, i cristiani si sentono tutti smossi dentro. E basta che arrivi loro quarlche suono di tamburello o di fisarmonica che viene da lontano, che si mettono a ballare. E ballano tutto il giorno, a volte anche due giorni, tre giorni, quattro giorni… anche una settimana!

   La taranta, la pìzzica. Noi questo fatto dei cristiani che sono pizzicati dalla taranta e che si mettono a ballare, questa cosa la teniamo nascosta dentro di noi, come una sorta di magia che non vogliamo che si sappia.

   E ascoltando voi questo suono di pìzzica-pìzzica, voi potete scorgere che razza di sangue teniamo noi nelle vene, che fuoco ci arde dentro il cuore: questo fuoco che vogliamo che trabocchi, uscir fuori e donarlo a tutti i cristiani.

La Fondazione Terra d'Otranto, senza fini di lucro, si è costituita il 4 aprile 2011, ottenendo il riconoscimento ufficiale da parte della Regione Puglia - con relativa iscrizione al Registro delle Persone Giuridiche, al n° 330 - in data 15 marzo 2012 ai sensi dell'art. 4 del DPR 10 febbraio 2000, n° 361.

C.F. 91024610759
Conto corrente postale 1003008339
IBAN: IT30G0760116000001003008339

Webdesigner: Andrea Greco

www.fondazioneterradotranto.it è un sito web con aggiornamenti periodici, non a scopo di lucro, non rientrante nella categoria di Prodotto Editoriale secondo la Legge n.62 del 7 marzo 2001. Tutti i contenuti appartengono ai relativi proprietari. Qualora voleste richiedere la rimozione di un contenuto a voi appartenente siete pregati di contattarci: fondazionetdo@gmail.com

error: Contenuto protetto!