Stumpisciàre (calpestare)

di Armando Polito

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È un verbo molto usato nel dialetto salentino ed è sinonimo di calpestare. Esso è la forma intensiva di stumpàre usato tanto per definire l’atto di pigiare l’uva (quando un tempo l’operazione si faceva con i piedi) quanto quello di ridurre in frammenti col pestello una sostanza nel mortaio, come, molto più semplicemente, di pestare i piedi per terra (come fanno di solito i bambini) per esprimere disappunto. Sul segmento -isciàre rinvio il lettore che ne abbia interesse al link:

http://www.fondazioneterradotranto.it/2013/01/22/un-relitto-greco-in-latino-in-italiano-e-in-neretino/

Rimane da chiarire l’etimo di stumpàre. Parto dal maestro: il Rohlfs si limita al confronto “con il greco moderno στουμπόνω (leggi stumpòno)=io pesto”1.

Dopo aver precisato che l’esatta grafia del verbo in questione è στουμπώνω (precisazione, la mia, irrilevante ai fini dell’etimo, tant’è che la lettura rimane sempre stumpòno) aggiungo che nel greco moderno è in uso anche il sostantivo στούμπος (leggi stumpos)=uomo tarchiato. Viene immediatamente da pensare che  στουμπώνω sia derivato da στούμπος con l’aggiunta di un infisso nasale secondo una formazione frequente nel greco classico: per esempio, dal sostantivo τύχη (leggi tiùche)=sorte è derivato il verbo τυγχάνω (leggi tiunchàno)=avere in sorte. Come si fa, poi, a non collegare στούμπος con il salentino stompu/stuèmpu (il secondo è la variante di Nardò) usato come sinonimo di mortaio ma proprio a Nardò nel significato metaforico della voce greca moderna?2

Può essere (me lo dico da solo …), ma cosa si può dire ancora di στούμπος?

Qualche collegamento col greco classico, a parte l’infisso nasale da cui sarebbe nato στουμπώνω, ci dovrebbe pur essere. Credo di averne trovato più di uno: στείβω=camminare sopra, battere (da esso il latino stipàre=accumulare, dal quale l’omologo italiano con lo stesso significato); στέμβω=scuotere, maltrattare: στύφω=condensare, contrarre. Secondo me siamo in presenza di un’unica radice i cui mutamenti fonetici costituiscono il necessario adattamento all’espressione di leggeri mutamenti semantici.

Dopo quella del maestro e quella di chi l’ha, sempre indegnamente, citato per l’occasione, ci sono altre proposte?

Conosco solo quella del Garrisi: “da un incrocio tra greco stumpiz, italiano tombare e leccese zumpare”3.

Disorientato dal prodotto bastardo di tre incroci (spicca il presunto greco stumpiz), sono rimasto senza parole, anche se il silenzio a volte è più eloquente di qualsiasi strillo; infatti il post termina qui …

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1 Gerard Rohlfs, Vocabolario dei dialetti salentini (Terra d’Otranto), Congedo, Galatina, 1976.

2 Per farla completa ricordo pure che stompu a Specchia indicare quel contenitore, prima di creta poi di legno, in cui si metteva il bambino in fasce; sul tema chi ne abbia interesse può andare al link:

http://www.fondazioneterradotranto.it/2011/11/23/come-ti-sistemo-il-bimbo/

3 Antonio Garrisi, Dizionario leccese-italiano, Capone, Cavallino (Le), 1990.

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