Storia delle fornaci e delle manifatture ceramiche a Nardò

faenze nardò

Si svolgerà a Cutrofiano, p.zza Municipio, sabato 17 agosto 2013, h. 20.00, nella colorata cornice della 41 edizione della Festa della Ceramica, la presentazione del volume “Per uso della sua professione di lavorar faenze. Storia delle fornaci e delle manifatture ceramiche a Nardò tra la seconda metà del XVI e gli inizi del XIX secolo” di Riccardo Viganò, con cui Edizioni Esperidi inaugura la collana “Biblioteca delle Esperidi” destinata soprattutto a studi sul Salento.

 

Intervengono: Oriele Rosario Rolli (sindaco di Cutrofiano), Tommaso Campa (ass. attività produttive), Nicola Masciullo (ass. cultura), Salvatore Matteo (Museo della ceramica di Cutrofiano), Claudio Martino (Edizioni Esperidi), Riccardo Viganò (Autore).

 

Si ringraziano i comuni di NARDÒ e GALATONE per il patrocinio morale sul volume. Si ringraziano per il patrocinio economico e morale: GRUPPO SPELEOLOGICO NERETINO e MUSEO della CERAMICA DI CUTROFIANO. Si ringraziano gli SPONSOR: CB-BOTTAZZO (Galatone), SIPRE (Cutrofiano), ITO (Galatone), LA MADRUGADA (Otranto).

 

IL LIBRO: “Per uso della sua professione di lavorar Faenze”: titolo preso in prestito dai manoscritti dove questa locuzione indica un’abitazione destinata ad ospitare la bottega di un ceramista. È proprio dai manoscritti che l’Autore inizia la sua ricerca, il cui scopo è quello di dare a Nardò il giusto peso e ruolo nella storia delle fornaci e delle manifatture ceramiche tra la seconda metà del XVI e gli inizi del XIX secolo. Il tutto senza avere la presunzione di realizzare uno studio esaustivo bensì con l’intenzione di aggiungere un importante tassello allo straordinario patrimonio storico della città neretina, rivelando un sorprendente ed inedito passato fatto di storie stratificate di intere famiglie di figuli la cui operosità di gente comune ha contribuito alla fortuna storiografica di questo luogo.

 

L’AUTORE: Riccardo Viganò, brianzolo di nascita (Giussano, 1969) ma salentino di radici lontane, vive a Galatone e opera come tecnico per la conservazione dei beni culturali. Dal 1998 è Ispettore Onorario della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia ed è impegnato nella tutela e nella valorizzazione dei beni culturali del suo territorio occupandosi dello studio delle aree di produzione della ceramica post medievale e moderna. È autore di numerosi articoli apparsi su riviste, giornali locali e siti web. Ha pubblicato: Le ceramiche dal palazzo Marchesale di Galatone (2003), Ceramica post medievale da Galatone (2002), Le ceramiche post medievali della chiesa di S. Giorgio in Racale (2004), Primi dati sulla ceramica di Nardò (2008), Ceramisti di Nardò tra XVI e XVIII secolo (2009).

 

A margine della mostra “Ceramica pugliese ed altro nella collezione Tondolo”

Albarello attrib. a Francesco Saverio Marinaro. sec. XVIII, fornaci di Grottaglie.
Albarello attrib. a Francesco Saverio Marinaro. sec. XVIII, fornaci di Grottaglie.

A MARGINE DELLA MOSTRA “CERAMICA PUGLIESE ED ALTRO  NELLA COLLEZIONE TONDOLO. XVII – XX SECOLO”

L’importante contributo di Carlo e Antonio Dell’Aquila

alla storia della ceramica di Grottaglie e di Terra d’Otranto

di Rosario Quaranta

Si segnala con piacere l’importante ed elegante Catalogo che consegna alla storia la mostra di ceramica artistica tenutasi nei mesi scorsi presso il museo Castromediano di Lecce: “La passione del collezionismo. Ceramica pugliese ed altro nella collezione Tondolo. XVII – XX secolo” (Mario Congedo editore, Galatina 2012, pp. 168 splendidamente illustrate). Una mostra progettata da Antonio Cassiano e curata da Brizia Minerva e Anna Lucia Tempesta, con la consulenza di un nutrito e qualificato comitato scientifico (Antonio Castorani, Antonio e Carlo Dell’Aquila, Daniela De Vincentis, Regina Poso, Riccardo Tondolo e Fabrizio Vona) che racconta in maniera esemplare quattro secoli di produzione ceramica regionale, con brevi, ma efficaci, incursioni anche in altre regioni (in particolare Campania, Calabria e Sicilia) e con riferimenti a fornaci e fabbriche lucane e abruzzesi, e a quelle di Faenza, Deruta e S. Quirico d’Orcia, non escluse alcune testimonianze portoghesi, spagnole e francesi. Tutto ciò grazie ancora una volta alla ricchissima e qualificata collezione Tondolo, dopo l’analoga esperienza realizzata nel 2011 sempre presso il Museo Castromediano e incentrata sulle ceramiche di Laterza.

Alzata in maiolica del sec. XVIII. Fornaci di Grottaglie.
Alzata in maiolica del sec. XVIII. Fornaci di Grottaglie.

Il catalogo, di cui ci occupiamo, presenta in apertura due saggi firmati da Carlo e Antonio Dell’Aquila, indispensabili per collocare in un contesto preciso e in una sistemazione scientifica la notevole produzione ceramica  in mostra (alzate, piatti da pompa, albarelli, bottiglie da farmacia, scaldini, “ciarle”, zuppiere, caffettiere, coppe, acquasantiere, candelieri, oliere, bacili…) che viene poi analizzata, studiata e presentata nelle singole schede redatte dagli stessi fratelli Dell’Aquila e da altri specialisti (Ida Blattmann D’Amelj, e le ricordate Minerva, Tempesta e De Vincentis, la quale firma pure all’interno del catalogo una breve nota sulla fabbrica Calò attiva a Grottaglie nella prima metà del Novecento).

Copertina del Catalogo

Dei pezzi in mostra (circa duecento che spaziano dal Seicento al secolo scorso) ben una cinquantina appartengono alla produzione figulina grottagliese, a testimonianza dell’importanza che questo centro ha da sempre assunto nel panorama della ceramica pugliese e in particolare di Terra d’Otranto dove pure lungo i secoli sono stati individuati molti altri centri di attività tra i quali spicca Laterza con la sua produzione “faenzara” di alto e raffinato gusto, giustamente decantato e riconosciuto nella storia della ceramica.

E a proposito di storia della ceramica, è con vero piacere che raccomandiamo i ricordati due importanti saggi che aprono il catalogo che non svolgono soltanto mera funzione introduttiva e illustrativa a una esperienza culturale/editoriale di notevole spessore, ma costituiscono un vero e proprio contributo scientifico per la ricerca, la ricostruzione, lo studio, e l’analisi della ricca e variegata produzione ceramica del nostro territorio.

Giara o ciarla biansata con coperchio del sec. XVIII. Fornaci di Grottaglie
Giara o ciarla biansata con coperchio del sec. XVIII. Fornaci di Grottaglie

Il primo saggio è incentrato sulla ceramica grottagliese (“La maiolica di Grottaglie. Gli studi, i ceramisti, le produzioni”); il secondo sulle altre produzioni (“Le produzioni di Laterza e di Terra d’Otranto”).

In particolare sono da commendare nel primo le puntuali e attente pagine dedicate a “La maiolica di Grottaglie: gli studi, i ceramisti, le produzioni” (pp. 9-20) che finalmente aprono un varco ed indicano una pista sicura nel finora vago e nebuloso capitolo della storia della ceramica di questo pur “vitale centro pugliese”, con un richiamo accorto e critico a una ricerca che renda conto con probante documentazione storica della straordinaria ricchezza e varietà tipologica di una produzione massicciamente attestata lungo i secoli e, fortunatamente, pervenuta e coltivata sempre con esiti interessanti fino ai giorni nostri.

zuppiera del sec. XVIII. Fornaci di Grottaglie.
zuppiera del sec. XVIII. Fornaci di Grottaglie.

I fratelli Dell’Aquila colgono così l’occasione per fare il punto sulle produzioni delle fornaci grottagliesi sviluppando un discorso critico, ben articolato e metodologicamente corretto, che getta non poca luce nella complicata vicenda della storia della ceramica di questo centro.

Ne ripercorrono così l’evoluzione degli studi, a partire da quelli pionieristici della prima metà del Novecento (da Piero Trevisani a Francesco Blasi, da Carlo Polidori a Domenico Maselli, da Ciro Drago a Cosimo Calò) conclusisi con la famosa monografia del Vacca sulla “Ceramica salentina” (1954); studi proseguiti poi grazie alla presenza e al ruolo dell’antica “Scuola per la Ceramica”, poi Istituto d’Arte, e “al suo problematico inserimento nel tessuto produttivo e sociale grottagliese” (dallo “Statuto per la Scuola di Ceramica in Grottaglie” del 1888, alle note e agli approfondimenti di Anselmo De Simone (1911),  dell’arciprete Giuseppe Petraroli, di Saverio Pansini; ma ricordando pure gli interventi favoriti dalla più ampia  e “nuova stagione di studi sulla ceramica e sulla maiolica pugliese” (da Guido Donatone a Ninina Cuomo Di Caprio, da Saverio Pansini, a Rosario Quaranta e Silvano Trevisani, da  Orazio Del Monaco, ad Antonio e Carlo dell’Aquila, fino ad Elio Scarciglia);  e infine i filoni in cui si ascrivono molte pubblicazioni apparse sui cataloghi curati per “manifestazioni ormai storicizzate organizzate dall’amministrazione grottagliese” (dal “Concorso di ceramica mediterranea”  alla  “Mostra dei presepi”, alla “Biennale internazionale di ceramica contemporanea”), nonché dal Museo della Ceramica istituito dal Comune di Grottaglie nell’antico castello-episcopio degli Arcivescovi di Taranto (con vari contributi di Daniela De Vincentis e di diversi altri autori).

Una produzione bibliografica di tutto rispetto dal punto di vista quantitativo cui raramente corrisponde una validità dal punto di vista della ricerca storico-documentale e scientifico-tipologica. Per cui appare ampiamente giustificata l’osservazione dei due Studiosi: “per quanto a nostra conoscenza, sembrerebbe che fino ad ora la ricerca effettuata in loco sul campo – tranne sporadici episodi- non abbia mai suscitato particolare interesse a Grottaglie. Non ci risulta infatti che l’Amministrazione comunale, né le altre istituzioni locali, come l’Istituto d’Arte e poi anche il Museo della Ceramica, abbiano progettato o comunque favorito l’esecuzione di scavi controllati o il recupero sistematico di ritrovamenti casuali. Lo studio e la successiva pubblicazione, tramite i periodici convegni ceramici specialistici o mediante pubblicazioni locali, dei materiali ceramici, anche frammentali, e soprattutto degli scarti di fornaci costituiscono l’unica possibilità di dimostrare la produzione locale antecedente al XVIII secolo, di cui è attestata l’esistenza dalla documentazione archivistica a partire almeno dal secolo XV. Tutto questo contribuirebbe a riconoscere e valorizzare in modo significativo l’importanza di Grottaglie nell’ambito dei centri produttivi non solo pugliesi anche per i secoli precedenti”.

Piatto da parata del secolp XVII. Fornaci di Terra d'Otranto
Piatto da parata del secolp XVII. Fornaci di Terra d’Otranto

Inoltre, e chi scrive concorda pienamente, essi rimarcano l’importanza delle “ricerche sistematiche negli archivi” che sole possono dare informazioni molto interessanti su “i nomi dei ceramisti, i loro estremi esistenziali e cronologici, i rapporti familiari, la costruzione e la trasmissione delle botteghe ceramiche e, ancora, le committenze e i commerci dei loro prodotti, nonché la nomenclatura ceramica nella tradizione locale. Contrariamente a quanto avviene per altri centri produttivi, per Laterza ad esempio, per Grottaglie – che pur vanta forse il più vasto e importante “quartiere delle ceramiche” in ambiente rupestre ancora in attività – mancano studi storici sistematici sulle antiche botteghe e fornaci (i “Camini”), sulla loro ubicazione e distribuzione urbanistica, sulla loro proprietà e sui passaggi di proprietà, e ancora sulla loro valenza produttiva ed economica. Anche queste ricerche potrebbero dare un avallo storicamente e scientificamente valido alla antichità vantata, a volte solo a parole, da tante botteghe attuali”.

Il solo elenco degli altri argomenti sviluppati da Carlo e Antonio Dell’Aquila (che non possiamo qui per ragione di spazio trattare analiticamente) è sufficiente per comprenderne interesse e importanza: “Gli antichi ceramisti grottagliesi” –  “Le produzioni” – “La produzione tardo barocca delle giare o “ciarle” . “I  maestri faenzari: Andreuccio, Marinaro e Lapesa” –  “Conclusioni”. Come pure l’Appendice (con documenti riguardanti due famosi ceramisti: la discussa e misteriosa figura di Ciro La Pesa (ancora tutta da indagare e decifrare dal punto di vista della sua reale attività lavorativa) e quella più sicura di Francesco Saverio Marinaro); e infine le fitte e preziose “Note”  finali.

Le pagine di Carlo e Antonio Dell’Aquila costituiscono così non solo un impulso efficace ai fini di un approfondimento critico, ma anche un autorevole riconoscimento alla plurisecolare esperienza umana e culturale della ceramica grottagliese e dell’antica Terra d’Otranto.

 

Libri/ Ceramiche apule

Il libro affronta lo studio di un cospicuo e pregevole nucleo di reperti ceramici di produzione indigena apula tra il VII e il II sec. a.C., nell’ambito di una ricca collezione archeologica privata donata al Museo Diocesano di Trani, dove è esposta dal 1998.
Consta di un catalogo, corredato di immagini di riferimento per ogni pezzo, e di uno studio analitico che, attraverso la ricerca di confronti con pezzi editi da contesti di scavo, ne propone un inquadramento stilistico e cronologico altrimenti negato dall’irrimediabile perdita delle informazioni sulla provenienza.
Si cerca di fornire, dunque, strumenti accessibili che, anche nelle mani dei poco esperti, possano giovare alla pubblica fruizione di un patrimonio gelosamente raccolto da un appassionato e poi generosamente donato al Museo con

La Fondazione Terra d'Otranto, senza fini di lucro, si è costituita il 4 aprile 2011, ottenendo il riconoscimento ufficiale da parte della Regione Puglia - con relativa iscrizione al Registro delle Persone Giuridiche, al n° 330 - in data 15 marzo 2012 ai sensi dell'art. 4 del DPR 10 febbraio 2000, n° 361.

C.F. 91024610759
Conto corrente postale 1003008339
IBAN: IT30G0760116000001003008339

Webdesigner: Andrea Greco

www.fondazioneterradotranto.it è un sito web con aggiornamenti periodici, non a scopo di lucro, non rientrante nella categoria di Prodotto Editoriale secondo la Legge n.62 del 7 marzo 2001. Tutti i contenuti appartengono ai relativi proprietari. Qualora voleste richiedere la rimozione di un contenuto a voi appartenente siete pregati di contattarci: fondazionetdo@gmail.com

error: Contenuto protetto!