Libri| Litanie dell’acqua

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Dell’acqua che scava, dell’acqua che spezza, dell’acqua che sazia…della lotta e del simbolo nella poesia di Daniela Liviello

 

di Stefano Donno

 

Ho avuto modo di conoscere e apprezzare la poesia di Daniela Liviello già in un volume edito da Manni e dal titolo “Il rovescio delle foglie”. Classe 1955, nasce a Taviano ma vive per molti anni in Lombardia, sentendo costantemente nel trascorrere del Tempo il richiamo della sua terra, il Salento, terra madre ancestrale, magica, archetipica, oscena ed obliqua, che con le sue seduzioni lascia nella poetessa un non so che di amaro, relegando la sua nostalgia in una dimensione narcotica di desiderio e abbandono, per un ritorno forse impossibile, ma decisamente sentito per ogni suo centimetro di pelle. La poesia della Liviello ti rimane impressa e non puoi dimenticarla, non ne puoi fare a meno, se sai di cosa stai parlando, se conosci tutto quel retroterra simbolico, poetico, di cui si è nutrita e che fa parte di una memoria collettiva lirica che appartiene non a un sud del sud del mondo generico, no…tutt’altro! Esso è l’esplodere ritmico del veleno della ragna tarantolante e del mare di Idrusa, è l’avvelenata di Antonio Verri che s’aggrappa tenace al sogno del “fate fogli di poesia poeti…”, della rabbia demonicamente barocca di una Claudia Ruggeri, di un odio benevolo di un immenso Salvatore Toma verso la creaturalità bestiale e blasfema che si annida nelle notti di luna piena sulle scogliere di Badisco, sulle menzogne dei vicoli e delle chiese di Lecce. Questa poetessa i suoi versi li scrive col sangue, questa poetessa sa gestire con garbo le bizze della nostalgia vigliacca che colpisce alla schiena, gioca con furia dolente al mortale piacere della Poesia, di quella che si fa a muso duro, cha sa quanto sia splendido un poeta che non balbetti e che sicuro s’aggiusta le vesti sul palco della vita, e comincia a dirla tutta, scegliendo le parole, misurando le pause, perché nulla sfugga di ciò che bisogna dire, di quanto occorra fornire sul piatto della bilancia, prima che il Destino chieda il conto, senza porsi il problema se salato o meno. Dunque Daniela Liviello a oggi sembrava aver scelto quella purezza della scrittura incarnantesi nello spazio invisibile dell’oblio e dell’inconscio, quasi che fosse ancora aperta la “battuta di caccia” verso un percorso identitario, non perché lacunosamente mancante, ma perché per stessa consistenza dell’oblio impossibile a definirsi. Potrebbe forse trattarsi di una strizzata d’occhi a Freud, ma gli psicologismi della metrica, è bene lasciarli ai salotti. Questo offriva un tempo la poetessa. Ora in un distillato per versi Daniela Liviello presenta al lettore una preziosa raccolta dal titolo “Litanie dell’acqua”. E non perde tempo a gridare con fierezza le sue radici, non perché si senta così lontana dalla sua terra

 

 

 

da sembrare addirittura straniera in patria, anzi è una questione di sangue che ribolle e schiuma: “Sono nata qui//sulla pietra in fondo alla via//sul ramo più alto di gelso//maturo//o sulla foglia d’ulivo in mezzo ad un campo//e nel vicolo stretto//che porta alla croce//all’incrocio fuori dal centro//in mezzo alla piazza più grande//nel cortile tra gerani//canzoni//sui gradini della chiesa più vecchia//sul campanile di quella abbattuta//sul fiore di cappero//appeso al muretto//sul filo pesante di panni che asciugano//”. Detta così sembrerebbe un affresco degno di una cartolina, di una foto ricordo. Non è un caso che precedentemente si sia parlato di una poesia che guarda alla tradizione antropica del Salento in maniera precisa, che respira e rende la costellazione di senso dei contesti a queste latitudini in maniera magistrale, perché lo fa con la stessa dignità di un canto di lotta, di emancipazione, di oltrepassamento dal metallo vile all’oro. Insomma un salto di paradigma. Già perché sui gradini della chiesa più vecchia nel cortile tra i gerani, c’é il lavoro etno-antropologico di Ernesto de Martino, e il verso oblungo di Vittorio Bodini. Il Bodini che canta il suo sud, quello della Liviello, il nostro, estremo lembo di terra dove la luce o acceca o succhia vitalità. Ma questa poetessa si lascia alle spalle Bodini, e tutti gli altri, si lascia alle spalle persino Rina Durante e Flora Russo, quasi a voler sottolineare che siano gli altri a dire se ne vale la pena o no resistere alla calura di queste latitudini. Perché nel torpore dell’immemorialità, nel caldo della dimenticanza, forse una via di fuga, una scappatoia, per quanto angusta e difficile possa essere, sta nel fatto che prima o poi il mare lo si incontra, o meglio lo si affronta. L’esito dipende da quanta voglia di vivere scorra in corpo, perché la posta in gioco è alta, ma il premio enorme: “La fortuna di essere nati vicino al mare//è pietra che affiora//nel terreno spietrato//. Ostinazione://sentirmi congiunta al tutto.// Come la macchia qui intorno//inerpicata nella lieve salita//mediterranea//poi discesa a toccare l’acqua//nel motore spento della mia generazione//”. E ancora:”Qui ci sono voci d’acqua//e scivolano piano://sarà il fiato della sera//o la nera linfa del giorno//che si spegne//nell’ora che tentenna dubbia//e incerta.// Se la notte intanto incardina//origlio ombre del dormiveglia//accudita da nebbiose forme//dell’andare incontro a qualcuno//che mi chiama.// Voci d’acqua scivolano piano//a tratti// un canto scorre.// […]”. La poesia di Daniela Liviello non si nutre di finezze o sfarzi nella scelta del ritmo, si basa più che altro su un’attenta calibratura del respiro, che pare tanto naturale da accordarsi repentino al battere d’un cuore indomito, mai pago di desiderio e passione. Non ci troviamo dinanzi all’elencazione pedissequa di stati d’animo che s’ingrigiscono col passare dei giorni, dei mesi, degli anni, e che ammazzano, soffocano, uccidono la gioia, uccidono la voglia di creare e ri-crearsi. La poesia di Daniela Liviello non si nutre di bagliori, lei trasforma i bagliori in temporali, la

 

 

 

poesia di Daniela Liviello è luminosità incandescente, fatale, sacra difficile da dimenticare, difficile da perdonare!

Daniela Liviello è nata a Taviano, nel Salento leccese. Suoi interventi e testi di narrativa sono apparsi su riviste e lavori collettanei; sue poesie sono state pubblicate nell’antologia alchimie poetiche tra memoria e sogno ( Pagine )

e dalla rivista internazionale <poeti e poesia>

Per Piero Manni edizioni ha pubblicato le raccolte E madonne sorridenti e

Il rovescio delle foglie. E’ presente nelle antologie poetiche Parole Sante 2015-2016 per Kurumuny edizioni e nell’antologia A sud del sud dei santi per LietoColle edizioni, che raccoglie la poesia pugliese più rappresentativa degli ultimi cento anni. Le sue prime raccolte sono state recensite su Poesia, rivista di Nicola Crocetti, dal critico Fabio Simonelli e da L’immaginazione, rivista di letteratura diretta da Anna Grazia Doria.

Il suo ultimo lavoro è Litanie dell’acqua per LietoColle edizioni.

Un secolo di poesia pugliese (1913-2013)

verso levante cop

a cura di Stefano Donno

VERSO LEVANTE Un secolo di poesia pugliese (1913-2013)

a cura di  Francesco Saverio Lattarulo (Stilo editrice)

Questa antologia della poesia pugliese in lingua attraversa nell’arco di cento anni tre assi macro-generazionali (1890-1922; 1923-1956; 1957-1989), rubricati per comodità definitoria con un lessico parentale (padri, figli, nipoti), quasi che la conterraneità anagrafica sia l’altra faccia di una consanguineità ideale. Rappresentative della canonica partizione della regione adriatica in tre aree geostoriche (Capitanata, Terra di Bari, Salento), le trenta voci qui selezionate, dai progenitori novecenteschi agli eredi più recenti, esprimono un canto che, a partire da una latitudine comune ma da orizzonti di ricerca distinti, modula, sulle corde ora della tradizione ora del neo-sperimentalismo, bisogni, irrequietezze, utopie. Nella consapevolezza, a partire dall’ultimo trentennio del secolo scorso, di poter dialogare – forti di una parola propria e originale – con il centro dalla periferia, al netto di un atavico complesso di inferiorità, di una cronica sindrome di sudditanza psicologica. Un levarsi della poesia del Sud verso il Sud.

Salvatore Francesco Lattarulo insegna italiano e latino nei licei. Dottore di ricerca in Filologia classica, è cultore della materia presso la cattedra di Sociologia della letteratura all’Università di Bari. È giornalista professionista. Direttore responsabile delle riviste «Marsia» e «incroci», collabora con vari periodici letterari («l’immaginazione», «Pagine», «Capoverso», «Atelier») e con il «Corriere del Mezzogiorno», edizione regionale del «Corriere della Sera». Gli è stato attribuito nel 2012 il premio di giornalismo ‘Franco Sorrentino’. Dirige con Lino Angiuli e Carlo Alberto Augieri la neonata collana di testi ‘nidiandoli’ per l’editrice Milella. Ha curato La voce del gabbiano. Omaggio a Cristanziano Serricchio, numero speciale di «Marsia» (Progedit 2012); ha pubblicato Dialoghi Murattiani (Adda 2013) ed è curatore di Cristanziano Serricchio, la regina Giovanna. Dramma incompiuto in tre atti (Schena 2013) e di Le pietre sopra le ali. Vent’anni senza Antonio Verri, nuovo fascicolo monografico di «Marsia».

Collana di antologie poetiche Ciliegie
ISBN 978-88-6479-103-6
Illustrazione di copertina di Giuseppe Magnifico
Gennaio 2014 • pp. 232 • € 14,00

Pane, orzo e zucchero

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di Stefano Donno

 

Pane, orzo e zucchero di Ninì Miglietta (Lupo editore)
Pane, orzo e zucchero è un ricordo ripescato dalla memoria, è il sapore di un passato, è l’infanzia in una terra costellata di ricette e canti popolari. È la storia di Ninì Miglietta, una donna che ci racconta il Salento degli anni ‘40, con le sue usanze, con le fatiche e la bellezza della vendemmia o con i preparativi della festa di San Martino. È il racconto della felicità in una famiglia benestante: i valori che si trovano nelle piccole cose di ogni giorno e che diventano grandi cose da tramandare, attraverso l’esercizio della memoria, come preziosi dosi inossidabili di ricchezza e semplicità. Gli eventi rievocati sono tutti accompagnati da arcane intonazioni gustose, elencate e messe insieme in interessanti pagine di ricette, che mettono ancora una volta in risalto uno degli aspetti caratterizzanti la cultura salentina: la grande tradizione gastronomica. In un accordo perfetto di sensi e memorie, l’autrice mescola usanze e sapori rivelandoci i segreti della sua cucina

Libri/ Delle volte il vento

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di Stefano Donno

Delle volte il vento fa uno strano giro e genera destini nuovi, in rapido divenire. Un viaggio verso una terra promessa che non c’è. L’approdo su una spiaggia di fuoco che è avamposto di un altro domani e gabbia dorata di un’idealità perduta. La nostalgia del ritorno compressa in mille ricordi sedimentati senza valigia e un Salento sempre sospeso tra un passato e un futuro troppo lenti. In mezzo due donne scandalosamente forti e radicate nel loro vissuto ma esposte a un’incertezza nucleare. Un continuo misurarsi con l’orizzonte di un mare che unisce e divide, esaspera la percezione, adultera i colori. Delle volte il vento. Lume è una fervente comunista e seguace di Hoxha, incarcerata per dieci anni dal suo stesso padre padrone per aver inteso il comunismo come punto di vista critico e mai ortodosso. Questa donna senza più mondo arriva nel Salento, nel vuoto di storia e di prospettive esistenziali e culturali dell’altra protagonista, Carmelina. Arriva con altri albanesi in cerca di povere ricchezze, a caccia di delusioni. Ma lei non è come gli altri: non è più in Albania ma non vuole essere nemmeno in Italia. Non è più all’Est ma neppure all’Ovest, forse solo nel mare, perché nel mare delle volte ci si può illudere di

Libri/ Cici Cafaro

a cura di Stefano Donno

Esce per Kurumuny edizioni CICI CAFARO – IO SCRIVO LA REALTA’ (con cd allegato) a cura di Eugenio Imbriani, rinomato studioso di etnoantropologia, con le illustrazioni dello studio B22.

Una testimonianza preziosa, un lungo racconto in cui il flusso dei ricordi sembra riannodare le fila del rapporto tra passato e presente, tra memoria e appartenenza. Un’autobiografia che ci rivela una personalità emblematica e rappresentativa della cultura dell’area grica del Salento. Cici Cafaro è un uomo che sembra aver vissuto dieci vite in una: contadino, ambulante, poi emigrante e soldato, sempre cantastorie instancabile che conosce, come gli antichi aedi, il segreto del ritmo delle parole per incantare.

Ricci i tuoi capelli. Arie e canti popolari di Cannole

a cura di Stefano Donno

Esiste un altro Salento, diverso da quello da cartolina. È il Salento più autentico e vero, quello della quotidianità, fatto di storie, di gente, di paesi arsi dal sole che vivono all’ombra delle chiese e delle masserie in pietra leccese. Dopo aver apprezzato la forma, la curiosità richiede, necessita che venga svelata anche la sostanza, l’anima, il cuore di questa terra. Lontane o solo lambite dai circuiti turistici sopravvivono, infatti, tante piccole realtà piene di fascino dove la memoria dell’antico resiste al lento scorrere del tempo e all’incessante galoppare della modernità. Incorniciati da teorie di ulivi che procedono senza soluzioni di continuità, i paesi del Salento nascondono e custodiscono piccoli grandi tesori, e tocca alla curiosità del turista o del ricercatore scoprirne la bellezza più profonda, quella che riannoda i fili del tempo.

Uno di questi è senza dubbio Cannole, piccolo paese situato nella zona centro-orientale del Salento, noto ai più per la famosa sagra della Municeddha (lumaca), oltre che per lo splendido parco Torcito, che conserva una meravigliosa masseria fortificata del XVII secolo. Qualche altro, tra i

Libri/ A quei tempi non si buttava via niente

di Stefano Donno

A quei tempi non si buttava via niente di Nicola Bruno (Youcanprint)

Un figlio ricorda la vita di rinunce e di sacrifici del padre, dall’infanzia strappata ai banchi di scuola, alla tragedia della guerra sul fronte russo, alla lunga prigionia, fino alla vecchiaia dopo anni di lavoro e molto altro ancora. Una vita ricca (fin troppo) di fatica, senza mediazioni che la rendessero meno dura; una fatica che definire da “sole a sole” o dall’alba al tramonto è ancora troppo poco, perché prima dell’alba si era già in cammino verso i campi e dopo il calare del sole, in autunno, si continuava in cantina o nel frantoio.

Un mestiere, quello del contadino, che si fa dall’alba al tramonto della vita, stregati dalla terra che si lavora fin da bambini. A quella fatica furono iniziati i

Domenica 5 febbraio il Tg1 incoronerà la scrittrice Vittoria Coppola

a cura di Stefano Donno e Luciano Pagano

coppola-40k1Il caso editoriale dell’anno è il libro di una ventiseienne salentina, Vittoria Coppola: Gli occhi di mia figlia (Edizioni Anordest/Lupo Editore). A dirlo non una giuria di intellettuali, ma la rete, a suon di voti, più di 160.000 per la precisione. A proclamarla la redazione del Tg1 con un servizio che andrà in onda domenica 5 febbraio dopo il Tg delle 13:30 su RAI1.

Ogni anno in gennaio la rubrica libri del Tg1, “Billy il vizio di leggere”, in onda la domenica in coda al tg delle 13:30, indice un concorso per eleggere il miglior libro dell’anno. L’incoronazione del vincitore di quest’anno è attesa domenica 5 febbraio, quando sarà messo in onda il servizio su Vittoria Coppola, autrice di “Gli occhi di mia figlia” (Edizioni Anordest/Lupo Editore). Il concorso è semplice: la redazione sceglie 10 titoli e li getta in pasto alla rete, dando la possibilità di votarli direttamente dal sito de Tg1. L’anno scorso l’ha spuntata Antonio Pennacchi, quello precedente Roberto Saviano.

UN TALENTO DALLA RETE

Quest’anno, dopo 581.000 voti (record della trasmissione), vince Vittoria Coppola, classe 1986, con “Gli occhi di mia figlia”, edito da Edizioni Anordest e Lupo Editore. Dietro di lei, tra gli altri, gente come Carofiglio, Maraini, Buttafuoco, Pansa. Sorprendente è dir poco. Oltre il 28% di preferenze significa oltre 160.000 clic a favore di un libro che, in qualche modo, ha scatenato un furioso passa parola nella rete che ha decretato la vittoria di Davide contro Golia, sparigliando le carte e rovesciando facili pronostici. Vittoria Coppola quindi non solo è una giovane scrittrice che promette di

Vittoria Coppola vince a “Il libro dell’anno lo scegli tu”

di Stefano Donno

Il romanzo di Vittoria Coppola, “Gli occhi di mia figlia” (Editore Lupo) ha vinto il concorso sondaggio del Tg1, “Il libro dell’anno lo scegli tu” classificandosi al primo posto con un distacco di oltre quattro punti percentuali.

Le votazioni si sono svolte con un sondaggio sulla pagina del sito rai dedicato al programma di approfondimento Billy: il vizio di leggere, in onda come di consueto ogni domenica. Ha vinto una giovane scrittrice di ventisei anni, sostenuta da decine di migliaia di voti e da un passaparola nella rete e fuori, che ha unito i blog, le piccole librerie, le scuole, gli insegnanti, gli studenti, e le associazioni della categoria, come l’Associazione Pugliese degli Editori e i Presidi del Libro.

Una vera e propria vittoria del saper far rete in modo sociale e veicolando letteratura e emozioni in presa diretta, sia sulla rete di internet che fuori, nella rete dei lettori, dei librai e di tutto ciò che ruota attorno all’editoria.
“Gli occhi di mia figlia” (Lupo Editore) ha gareggiato dall’8 gennaio, fino alla mezzanotte del 25 gennaio, e vista la rimonta, prima di Michela Marzano (Mondadori), poi Pietrangelo Buttafuoco (Bompiani), secondo i dati a disposizione è stato proprio il passaparola messo in atto dall’editore fin dal primo giorno a far vincere il romanzo di Vittoria Coppola, che ha concorso con libri di grande valore.

La felicità dell’editore Cosimo Lupo si spiega con le parole postate il giorno dopo su facebook “Siamo felici perchè, a volte, ci si sveglia pensando davvero che qualcosa può succedere grazie a tutti quelli che credono non solo in noi,

Un volume sullo stato del cinema nel Salento

a cura di Stefano Donno e Luciano Pagano

L’indagine sul campo condotta da Mattia De Pascali, laureato in cinema, televisione e produzione multimediale al DAMS di Roma Tre, è volta a verificare lo stato dell’industria cinematografica nel Salento, anzi più precisamente a capire se quest’industria esiste oppure no, a partire da una domanda semplice: cosa ne è di chi vuol far cinema nel Salento? Quella di

Libri/ Principi fate folletti nel magico mondo delle favole

a cura di Stefano Donno

 

COME FECE COME NON FECE

principi fate folletti nel magico mondo delle favole

 

 

Come fece come non fece è una raccolta di fiabe fatte di immagini, luoghi, atmosfere, suoni di paesi e città, voci di uomini e di animali, odori antichi di case umili o profumi esotici di sfarzosi castelli, di malìe e incantamenti alla controra.

Immagini lontane, nel tempo e nello spazio, di principi e principesse che vivono e rivivono tra gli ulivi contorti e tra gli spinosi fichi d’India. Dietro ogni favola c’è il volto rugoso di un vecchio che fu bambino, la sua voce sfiatata e i gesti delle sue mani nodose che raccontano storie vere, camuffate da fiabe.

Un libro attraverso cui i bambini possono apprendere gli strumenti per affrontare la vita, perché si narra di grandi difficoltà e pericoli da superare, di

Libri/ Fino all fine del giorno

 

 

FINO ALLA FINE DEL GIORNO  DI OSVALDO PILIEGO

(LUPO EDITORE)

 

Lunedì 17 ottobre  2011 ore 19,30

 

CIBUS MAZZINI via Lamarmora 4 a Lecce

 

Interverranno Stefano Donno, Luciano Pagano, e Pierpaolo Lala

Lunedì 17 ottobre 2011 ore 19.30 Cibus Mazzini di Lecce in via Lamarmora 4 ospita la presentazione, per la rassegna “30 minuti con l’autore” organizzata da Arcadia Lecce e Cultura Oltre, del libro “Fino alla fine del giorno (Lupo Editore), romanzo d’esordio del giornalista e scrittore Osvaldo Piliego, direttore di Coolclub.it e collaboratore del Nuovo Quotidiano di Puglia e di Rockerilla. Interverranno Stefano Donno, Luciano Pagano, Pierpaolo Lala

 Il pub di Settimio è l’approdo di generazioni perdute, il punto d’incontro di storie confinanti, di solitudini che annaspano nell’illusione di risolversi in

Libri/ Fino alla Fine del giorno

a cura di Stefano Donno e Luciano Pagano

“Fino alla Fine del giorno”

di Osvaldo Piliego per i tipi di Lupo editore.

Il pub di Settimio è l’approdo di generazioni perdute, il punto d’incontro di storie confinanti, di solitudini che annaspano nell’illusione di risolversi in cerca di una free way destinata a rivelarsi una diàspora. Le radici si sgretolano insieme alla sassosa terra salentina, incapaci di trattenere valori e tradizioni nell’incalzare disordinato di tempi nuovi e non certo migliori. Luca, Francesca, Dora, zio Franco, Emanuele… dalle storie della famiglia Peschici e dalla costellazione dei personaggi che incrociano le vicende di Danilo emerge un quadro di gente a volte ignara di tradire se stessa, totalmente partecipe delle inquietudini e delle corruzioni che segnano l’oggi in modo globale, immersa in un disorientamento a mala pena illuminato da barlumi di autocoscienza e dai legami affettivi che hanno nutrito l’infanzia. Dal coraggioso e coinvolgente romanzo di Osvaldo Piliego esce il Salento oscuro, nascosto a chi insiste a rifugiarsi in una pizzica mitizzata come emblema di purezza primigenia; è la denuncia di una penna “giovane” che, pur intrisa di nostalgia, rifiuta le panoramiche da cartolina per guardare ad occhi aperti la realtà e interrogarsi sui rischi che essa comporta.

Il canto della terra di Uccio Aloisi

a cura di Stefano Donno

Questo lavoro, che si compone di un libretto e un CD audio, vuole essere un omaggio alla memoria di Uccio Aloisi, una delle personalità più emblematiche della cultura popolare salentina. Riflessioni e ricordi di chi a vario titolo ha conosciuto e frequentato Uccio s’intrecciano e tessono il profilo umano e artistico del grande cantore, del maestro senza cattedra, “l’ultimo depositario di un alfabeto popolare fatto di tamburelli e canti d’amore, che ha messo a disposizione la sua sapienza, per accompagnarci qui, sotto il palco aperto di un Salento postmoderno” (Milena Magnani).

Contadino, cavatore d’argilla, bracciante, Uccio ha già 50 anni quando la ricerca etnomusicologica si accorge di lui: è del 1978 la prima incisione di quattro brani eseguiti a Cutrofiano da Uccio Aloisi e dal suo compagno di canto Uccio Bandello: di quest’ultimo colpiva la potenza della voce, di Aloisi la

Libri/ Ai confini del mondo e Morso d’amore

a cura di Stefano Donno

Spiagge d’autore e Presidio del libro di Nardò per una lettura a km 0 presentano Giorgio Fornoni “Ai confini del mondo” (Chiarelettere). Gli orrori del mondo visti con gli occhi di un reporter.

Martedì 9 agosto 2011 ore 21.00 presso Oasi Tabor prov.le 177 Santa Caterina di Nardò (Le) Giorgio Fornoni, autore di “Ai confini del mondo” edito da Chiarelettere, dialogherà con Tonio Tondo (giornalista “La Gazzetta del Mezzogiorno”) e con il “lettore” a km 0 Massimo Albanese.

Il 9 agosto 2011, ultima data della rassegna Sentieri a Sud, Luigi Chiriatti presenterà insieme a Milena Magnani “Morso d’amore” (Kurumuny) la ristampa del fortunatissimo testo che raccoglie le oramai ritenute classiche ricerche di Chiriatti sul tarantismo nelle quali l’autore racconta la propria esperienza di ricercatore, nato e cresciuto nei luoghi e nella cultura su cui

Libri/ Porca Miseria. Storia da salumeria

Lupo Editore

NUBES – Ass. Culturale

Salumeria Cosimo Negri

22 Luglio 2011 – Ore 21,30

Piazzetta Mazzini – Copertino (LE)

“PORCA MISERIA. STORIE DA SALUMERIA”

Pane, vino e tanti racconti.

 

Special Guest: MINO DE SANTIS IN CONCERTO ACUSTICO

Venerdì 22 Luglio alle ore 21.30, presso la Piazzetta Mazzini a Copertino (LE), Lupo Editore in collaborazione con l’Associazione Culturale NUBES e la Salumeria Cosimo Negri, organizza “Porca Miseria. Storia da salumeria”, un’inedita formula che coniuga la lettura dal vivo e il racconto di storie per riflettere sul clima di austerità e di tagli alla cultura.

Lupo Editore inviterà gli scrittori presenti a raccontare la propria storia

Libri/ Sangue di nemico

a cura di Stefano Donno

L’occupazione dell’Arneo – vasto territorio posto all’estremità nord-occidentale della provincia di Lecce, caratterizzato da macchia mediterranea e pascoli – segnò la storia salentina negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale. La sollevazione popolare fu repressa dalle forze dell’ordine ma rappresentò comunque un’importante presa di coscienza per i braccianti, le cui condizioni di vita fanno da sfondo a questo romanzo corale ambientato a Monteroni, piccolo paese del Salento.
Nucleo della narrazione è la storia del diciannovenne Alfredo, figlio di Enrico, calzolaio, e del suo amore per la coetanea Maria, costretta a condividere con la madre le fatiche dei campi. Entrambi sono protagonisti in un Salento all’apparenza immobile e lontano come un lembo di terra dimenticato nell’estremo sud, ma traboccante di varietà umane e personaggi genuini che ne fondano un’identità unica e irripetibile.
Intorno all’amore di Alfredo e Maria è tutto un paese a muoversi e commentare i tempi e le vicende private, in un’epoca di confine tra il vecchio e il nuovo che si contende tra i pettegolezzi dei signori in piazza seduti attorno al solito mazzo di carte e la laboriosità inesauribile degli artigiani nelle botteghe, la religiosità delle perpetue a messa e la crudezza del lavoro nei campi di tabacco, la nascita di una grande fabbrica di scarpe pronta a stravolgere

Libri/ Il morso d’amore e altre fascinazio​ni

a cura di Stefano Donno

Autore: Luigi Chiriatti
Titolo: Morso d’amore
Prezzo: € 12.00
Pagine: 184
Uscita: Giugno 2011
Note: Volume realizzato con il contributo del Centro sul tarantismo e costumi salentini di Galatina
C.so Porta Luce, 2 – 73013 Galatina (Le)
3805310814 | tarantate@supereva.it

L’autore presenta lo svolgersi del suo lavoro sul tarantismo, dalle prime inchieste alla collaborazione con la regista Annabella Miscuglio per la realizzazione del film documentario Morso d’amore (1981), alle ultime interviste e verifiche degli anni Novanta.
Racconta la propria esperienza di ricercatore, nato e cresciuto nei luoghi e nella cultura su cui indaga, che si ferma sulla soglia del rito nel timore di esserne catturato e di non potersene allontanare.
L’autore, quindi, più dei suonatori terapeuti, più delle tarantate stesse, si offre come protagonista di una ricerca a ritroso dei simboli e dei luoghi magico-rituali frequentati da bambino: quasi un esorcizzare razionalizzante per poter unificare le due anime, quella di portatore conoscitore dei fenomeni della propria etnia e quella di ricercatore e studioso degli stessi.

Luigi Chiriatti da decenni si dedica all’attività di ricerca nel campo delle tradizioni popolari del Salento. Dopo aver inciso nel 1977 con il Canzoniere Grecanico Salentino il disco Canti di terra d’Otranto e della Grecìa

Libri/ L’uomo ucciso due volte

a cura di Stefano Donno

 

Salento Books presenta

 

Con la partnership di Arcadia Lecce, in collaborazione con AISA, Cantori di Ippocrate, Donne del Sud, Iride, IV Circoscrizione Rudiae Ferrovia, Ass. Salento Box, ass. culturale Orizzonti Salentini, Associazione Procivil Lecce, ass. Kalos Manfredi Pasca

 

6 MAGGIO 2011 ore 18.00

presso Ex Convitto Palmieri (Sala Teatrino)

p.zzetta Carducci – Lecce

 

presentazione de

“L’uomo ucciso due volte” (Negroamaro)

di Piero Grima

 

 

Libri/ La Malamara

La Malamara di Giuseppe Triarico  (Lupo editore)

 

a cura di Stefano Donno

Dall’adolescenza all’età adulta, il tempo inarrestabile trascina via
con sé ogni magia e svela impietoso la forza distruttiva delle
passioni, mette a nudo fragilità e rancori, scardina la purezza degli
affetti adolescenziali che hanno nutrito un mondo, disperdendolo.
È la storia di “quelli del Paisiello”, narrata in chiave di
contrappunto tra passato e presente, quasi in una corsa che ha la
rapidità degli anni e l’intensità del vivere.
Fausto e Rocco, Sandro e Antonia – legati da un’amicizia esclusiva e
totalizzante – vivono, gioiscono e soffrono insieme, in una dimensione
che credono inattaccabile ma che non li risparmia dalla solitudine,
dall’irrequietezza e dal tormento.
L’insidia della MalaMara, quel misto di felicità e dolore, quel
chiedere sempre qualcosa in più che in vario modo si insinua nella
loro formazione, finisce col vincolarli ad un eterno presente,
rendendoli adulti incapaci di confrontarsi con la realtà a viso aperto
e vittime di una logica che – per eccesso di amore – si manifesta
devastante.
Una storia ambientata nel Salento, ma che può essersi svolta ovunque
coinvolgendo una stessa generazione e toccando gli stessi tasti, per
questo intrigante quanto basta a suscitare riflessione e ad accogliere
il monito rivolto a chi di quella generazione è erede.

Nato nel 1977 a Noci, ma è cresciuto a San Donaci. Architetto, si
divide per lavoro tra il Salento e le sue terre natìe. Ama i film di

I misteri dei Messapi rivivono in un libro di Lory Larva

 

lorylarva_messapia_paolopagliaroeditore

di Stefano Donno

Interessante il volume “Messapia. Terra tra due Mari”, a cura dell’archeologa e giornalista Lory Larva, edito da Paolo Pagliaro Editore.

La casa editrice salentina, “fresca di stampa”, esce con tale pubblicazione proprio mentre serpeggia a queste latitudini un sentimento di necessità per un’idea di autonomia locale, volta alla creazione di una Regione Salento. Ma non è politico l’obiettivo del volume … forse!?

Ad ogni modo si tratta di un lavoro piuttosto corposo, circa 366 pagine, ricco di numerose fotografie a colori, che nell’intenzione dell’autrice vuole essere un esaustivo compendio sull’antica civiltà dei Messapi, popolo misterioso che abitò quello che oggi è il Salento tra il IX e la metà del III secolo a.C.

Ma chi erano veramente i Messapi? Lory Larva scandaglia in profondità le innumerevoli fonti storiche sui Messapi pervenuteci ad oggi, non trascurando analisi concernenti il sistema insediativo messapico, il sistema cultuale rappresentato prodromicamente dal “culto aniconico del pilastro-stele”, e in seguito da cippi iscritti associati a depositi votivi, il sistema della produzione e di quello commerciale tra la Messapia e il mondo greco,

Emanuele Spano, visual designer, photographer, street photographer

di Stefano Donno

Emanuele Spano. Classe 1978. Il suo background affonda le radici e
prende corpo a partire da due esperienze ad alto potenziale di
“creatività”: il FORMA ovvero il Centro Internazionale di Fotografia e
la Nuova Accademia di Belle Arti di Milano (NABA).

Per descrivere in cosa eccelle o cosa è in grado di realizzare, non
basterebbe un anno intero, proviamo a sintetizzare in poche immagini.
Emanuele Spano è visual designer, photographer, street photographer e
molto, molto di più. Con l’architetto Yona Friedman, realizza per il
Mart di Rovereto una casa/installazione di origami. Nel suo entourage
circolano nomi “immensi” come Peter Gehrke o Eikoh Hosoe. È stato
assistente/fotografo ufficiale per campagne pubblicitarie di aziende
del calibro di Armani, Yamamay, Richmond. Ha vinto diversi premi di
importanza nazionale e internazionale, suoi lavori compaiono nelle più
prestigiose e autorevoli pubblicazioni a livello mondiale del settore
fotografico e del design. A partire dal 2008 il pulsare della sua
incontenibile voglia di manipolare e realizzare nuovi linguaggi
artistici, lo portano a creare “I’M WHERE I LIVE” a vera e propria
factory presente a Muro Leccese, a pochi chilometri dal capoluogo
salentino.
Un concetto di biocompatibilità tra arte e vita, un vero e proprio
biospazio dove il concetto stesso di factory si trasforma in pura
funzionalità, comfort e bellezza. Uno spazio vitale che è anche
showroom e allo stesso tempo laboratorio, studio, fabbrica artistica e
atelier post-moderno.
“I’M WHERE I LIVE”, questo nome evocativo che è anche un habitat di
vita nasce grazie a uno spunto di della grande Marina Carrara
direttrice della storica rivista CASAVIVA.
Ora Emanuele Spano sta lavorando ad un progetto per immagini di
“eco-visione” dove l’obiettivo cattura ombre, immagini, colori, quasi
fosse senziente. Un progetto di intelligenza naturale della
fotografia.

Info: http://www.emanuelespano.it

Libri/ Storia di un metronomo capovolto

di Stefano Donno

Storia di un metronomo capovolto di Giuseppe Cristaldi (Libellula edizioni). Con una nota di Franco Battiato

Il romanzo ambientato tra gli anni ’70 e ’80, narra l’educazione politica, esistenziale, affettiva di Antonio Gardini, un giovane operaio di fabbrica alle prese sin dall’infanzia con una personale lotta contro le ingiustizie sociali e morali della sua terra e della condizione umana. Dotato di sensibilità d’animo, profondità di vedute,
spirito ribelle, generosità, coraggio, Antonio Gardini si troverà a tentare di incastrare in una visione del mondo unitaria una miriade di ‘fatti’ ed ‘eventi’ dolorosi che si dimostreranno refrattari ad essere contenuti e risolti in una lettura radicale e coerente.

L’epilogo tragico della storia dimostra l’impossibilità dell’idealismo
ideologico del protagonista a correggere il male, che quasi
ontologicamente insiste sul mondo; sullo sfondo della tragedia si
inscena il complesso, carnale, biologico, strettissimo e irrisolvibile
rapporto che lega lo stesso Antonio con la madre, figura dolente e
tipica di un certo genere di ‘donna meridionale’. Ma Storia di un

Libri/ Capatosta di Beppe Lopez (Besa editrice)

a cura di Stefano Donno

Al suo apparire, nel settembre del 2000, il romanzo Capatosta di Beppe
Lopez (Mondadori) si impose subito all’attenzione dei lettori e della
critica per quattro peculiarità: perché scritto in un linguaggio mai
prima di allora usato in letteratura, un idioletto ricavato
dall’autore intrecciando italiano parlato e un materiale dialettale –
quello pugliese – considerato “minore”; perché ambientato in un mondo
mai prima descritto, un Sud né contadino né operaio, né rurale né
cittadino, né magico né metropolitano, come sospeso in una fase
astorica di inconsapevolezza collettiva e individuale; perché dava
voce a una plebe estranea ed estraniata dalla storia e dalla stessa
letteratura; perché incentrato su un personaggio forte, memorabile, in
assoluto – come è stato detto – “uno dei ritratti femminili più belli
della narrativa italiana”.
Il testo di questa edizione – che vede la luce esattamente a dieci
anni dalla prima – è frutto di un’attenta rilettura, di revisioni e di
correzioni alle quali l’autore ha ritenuto necessario e doveroso
sottoporre la stesura “sperimentale” del 2000, restituendoci quello
che può già considerarsi un “classico” della narrativa meridionale a
una più adeguata altezza di coerenza e accuratezza linguistica.
Beppe Lopez, intellettuale a tutto tondo, ha scritto il suo primo
romanzo (Capatosta) nel 2000, dopo un’intera vita dedicata al
giornalismo e ai giornali, come cronista politico, inchiestista,

Libri/ Il Vento e le Pietre

24 settembre 2010, 19,30
Fondo Verri, via S. Maria del Paradiso 4, Lecce

Ambienti tra le righe

Moderatore: Stefano Donno

 

Presentazione del volume

Il Vento e le Pietre di Dario Stornati

(Lupo editore).

 

Dario Stomati  è un neurologo di Mesagne, che poco ha a che fare con
la storia, anzi, con la preistoria, e men che meno con pietre,
megaliti e reperti archeologici. Eppure è lui la voce narrante di
questo viaggio tra i megaliti del salentino e sulla cultura che li ha
prodotti. Il libro da lui scritto – tra le numerose pubblicazioni
scientifico e a carattere medico – è Il vento e le pietre, edito dalla
Lupo (pp. 181, 15 euro), pubblicato nel 2010.
Questo libro si pone come un percorso tra pietre, popoli e territori.

Libri/ VIAGGIO NEL SALENTO di Maria Brandon Albini

a cura di Stefano Donno

Maria Brandon Albini, una delle protagoniste di maggior rilievo della
letteratura meridionalista del secondo dopoguerra, ci racconta il suo
“Viaggio” nel Salento con una scrittura dall’andamento leggero e
brioso, tanto che si ha quasi l’impressione di leggere degli appunti,
delle notazioni di viaggio prese giorno per giorno.
L’autrice s’immerge in un universo composito dove convivono antiche
credenze e istanze della contemporaneità, dove le leggende
s’incrociano con storie di santi e il mondo magico e rituale della
cultura contadina non è in contraddizione con il sindacalismo e le
leggi di difesa operaia.
L’Albini si sofferma sulla condizione delle donne nel Sud, registra il
persistere di tradizioni popolari che sopravvivono agli assalti della
modernità, la pratica della lamentazione funebre, la lingua grika e il
tarantismo, pagine queste ultime di estremo interesse da un punto di

Da Caravaggio, al Parmigianino, a Tamara de Lempicka…

a cura di Stefano Donno

 

Da Caravaggio, al Parmigianino, a Tamara de Lempicka: sì ma …tutti rigorosamente “falsi d’autore”
Rassegna di Marina Andrenucci

Cibus Mazzini dal 1 al 30 settembre 2010
Via Lamarmora 4 – Lecce

Inaugurazione il 1 settembre h. 19,30.  Introduce l’artista Francesca Leone

Cibus Mazzini ha attivato un percorso di promozione culturale ed
artistica con l’organizzazione di eventi che spaziano dalla
presentazione di libri alle esposizioni di arte. Continua dunque la
sua attività di promozione della cultura, con la rassegna dall’1 al 30
settembre 2010 dal titolo “Da Caravaggio, al Parmigianino, a Tamara de
Lempicka: sì ma …tutti rigorosamente falsi d’autore!”. I grandi
personaggi che hanno fatto grande il nostro patrimonio artistico
mondiale, ora “rivisti” dall’artista salentina Marina Andrenucci .
Dice di lei: “L’amore per l’arte nelle sue infinite forme mi ha
indotta a perfezionare la pittura nel suo aspetto tecnico attingendo
esclusivamente alle mie doti personali. L’ispirazione artistica,
decisamente figurativa, la trovo in ogni pensiero, in ogni immagine
così da spingermi a creare un filo conduttore tra la mente e la tela
al solo scopo di trasmettere quelle emozioni che provo nel riprodurre
i grandi Maestri. Le loro scelte, la ricerca dei particolari, ogni

Benvenuti in Puglia

a cura di Stefano Donno

In Puglia o meglio nelle Puglie, che abbracciano le terre di Foggia,
di Barletta, di Bari, di Taranto, di Brindisi e di Lecce, non si passa
per andare altrove. Chi le vuole ammirare deve venire apposta in
questo “stivale” d’Italia, che si tuffa tutto intero nel mare sino a
“finibus terrae”, ultimo lembo che – secondo la leggenda – o va
visitato da vivi oppure, con l’anima, da morti. In pratica, si vuol
dire che tutti dovranno conoscere queste contrade, contrassegnate da
uno speciale, fascinoso richiamo, unico, irripetibile, meraviglioso.
Un segno da noi, pugliesi residenziali, non percepito, reso
sconosciuto, quindi non apprezzato, anche se immersi in esso. Un
immenso dono naturale, che, in quanto tale, sembra non far notizia,
non esprime ammirazione, non porta vanto. Gli altri, invece, lo
scoprono subito sin da quando, provenienti da lontano, varcano il
tavoliere foggiano e si incamminano verso la punta di Santa Maria di
Leuca, luogo che salda l’amoroso incontro tra l’Adriatico e lo Ionio.
Anni or sono, conversando ad Acquaviva di Marittima, vicina alla perla
di Castro, con gli allora Principi del Belgio, Alberto e Paola, oggi
regnanti, chiesi loro il perché avevano scelto, per una pausa vacanziera, il Salento, terra lontana, non facilmente accessibile, quasi esule. Chiesi, pure stando da noi, quale particolare seduzione li aveva catturati. La risposta fu netta: “la luce che si gode nei vostri luoghi, altrove non esiste”. Finalmente, il dono, rimasto occulto si manifestò anche ai miei occhi. Invero, al pari degli altri, qui dimoranti, mai ci avevo pensato, dimentico del tutto che proprio dalle coste adriatiche, pugliesi e salentine, si ammira la sorgente luce dell’alba.

Parimenti, dalle coste ioniche di Puglia si scorge, al tramonto, l’abbagliante palla di fuoco del sole, che, calante, insanguina un mare azzurro più del cielo. È proprio questa luce, unica, fiabesca, stregona, cangiante nella sua intensità, secondo le ore del giorno, ad avvolgere, affrescare, tingere, smorzare, accarezzare le bellezze di Puglia e del Salento, in minima parte, filmate in questa pubblicazione, voluta, impostata e descritta dalla passione dell’editore Lorenzo Capone e dai suoi figli, che, con gli occhi, spesso smarriti e sedotti, hanno arato l’intera Regione, fissando colori, meraviglie, usi, costumi, paesaggi, angoli remoti e tesori nascosti. Un vero e proprio zibaldone dalle molteplici effervescenti sfaccettature, che fluiscono ed esondano come un fiume in piena, rendendo dolcemente curioso, attonito, sazio lo sguardo su un Creato posseduto, sfavillante, divino e terreno.

Diciamolo pure: la Puglia, orgogliosamente ha tutto in sé. Certo, non possiede una economia forte e florida, fabbricata dall’imprenditorialità dell’uomo.
Però, trionfa e ammalia la sua natura, consolidata dai secoli. E su
tutto filtra la nostra luce, che reca esaltazione e splendidezza.
Indora palazzi, castelli, masserie, dolmen, aree archeologiche,
anfiteatri, cattedrali, cripte rupestri, ville, monumentali tappeti di
ulivi, paesaggi mozzafiato e tant’altro. Giocherella, a nascondiglio,
con i pupi, gli angeli grassi del barocco e i ricami dei rosoni
romanici. Accarezza e bacia spiagge stupende, sabbiate e rocciose,
dove fluttuano mari tersi e luccicanti. Ingemma una sequela di piccoli
borghi, di grumi di bianche casette e di gentili, medie città, aperti
all’accoglienza, all’ospitalità, all’amicizia, conditi di profumi caserecci e di piatti prelibati, innaffiati da vini genuini. Rende bagliori suggestivi sugli ottoni e sugli strumenti delle bande musicali, trionfo di armonie inedite e tradizionali, arricchite da marce baldanzose, circondate da spettacolari luminarie ornamentali, chiamate, oramai ad abbellire tutto il mondo. È sempre la nostra luce a scaldare antichi riti, usanze, costumi. Ravviva musei. Conforta eleganti silenzi. Avvampa pizziche vertiginose. Rende parlanti le trine di muretti a secco e le “paiare”, capolavori che sfidano le
celebrate architetture mondiali. È sempre questo godimento di luce a
dare più luce a fior di scrittori, di poeti, di artisti, di letterati, che scontano la colpa di essere nel giù più giù d’Italia, dove solo la voluta malizia dell’oblio ostinatamente oscura.

Prima di sera, residui squarci di luce perdurano nella danza di civiltà stratificate e di quanti – nei secoli – hanno percorso la nostra terra pugliese. Alcuni l’hanno invasa, sfregiata, conquistata mai, però, domata. Altri l’hanno amata e arricchita, lasciando vestigia e memorie, che vivono
ancora tra di noi, sprofondate nei secoli come le Grotte dei cervi di Porto Badisco, scoperte ma inviolate perfino all’aria e all’occhio di molti. In sintesi, gli spartiti armoniosi, scritti in questo volume esplodono di luccicante bellezza, che reclama conoscenza, e voglia di fruire degli occhi altrui in modo da renderli avidi di luce e di luci, per accecare il quotidiano buio della nostra epoca e rendere bagliori di speranza. Certo, non tutto è canto di elegia. Anche da noi frullano travagli, guasti, incertezze. Comunque, la nostra luce, unica, insuperabile, splende. Luce sovrana che aiuta ad amare la vita, a fruire delle cose belle, a salvaguardare il Creato, che, in Puglia,
affresca un trionfo di grazia di Dio, pressante offerta a farsi vedere
e a farsi amare. Venite in questa terra. La luce da capogiro non frastorna, fulmina il brutto, rifinisce il bello e luccica una sequela di meraviglie. Una luce da imbottigliare, da mettere – a ricordo – sul comodino delle vostre case con una bella etichetta: “made in Puglia”.

E luce è anche in lontananza. (Giacinto Urso)

Benvenuti in Puglia.

Salento. Una casa editrice per il fumetto

a cura di Stefano Donno

La nuova casa editrice dei salentini Marco Laggetta e  Salvatore
Primiceri rappresenta l’unica azienda editoriale pugliese ad avere
scelto non solo come contenuti, ma come filosofia di vita, la via del
fumetto, e per la precisione del fumetto di qualità. Basti vedere la
veste grafica ed editoriale veramente curata sin nei minimi dettagli.
Parliamo delle edizioni Voilier di Maglie in provincia di Lecce
(http://www.edizionivoilier.com/). La casa editrice parte, tra le
tante novità a sua disposizione, con il primo punto vendita di
proprietà della casa editrice, in via Ospedale 79 a Maglie. Le
edizioni Voilier a testimonianza di una intensa attività che va oltre
i confini regionali, partecipano ad importanti fiere nazionali come
Rimini Comics e Lucca Comics solo per citarne alcune.

Segnaliamo

CUBANA
di Guido Fuga e Lele Vianello
90 pagine brossurato b/n
€ 16,00
2010 Edizioni Voilier

Prefazione di Silvano Mezzavilla

Nel 1993 Hugo Pratt e Lele Vianello sono a Losanna, quando decidono di

Libri/ Venti di pace

VENTI DI PACE

TITOLO: Marika Carriero, Vinicio Russo, Luigino Sergio: Venti di Pace ;

SOTTOTITOLO: Teoria e Prassi della Solidarietà Internazionale; Martignano – Libano: vent’anni di cooperazione decentrata;

ANNO: 2010

ISBN: 978-88-95161-41-9

PAGINE: 212;

PREZZO: 16 €;

FORMATO:15×21 cm.

A cura di Luigino Sergio, Prefazione di Gianni Perrelli

A vent’anni dalla prima delibera comunale in favore del Gemellaggio con Kfar Matta, il sindaco di Martignano Luigino Sergio presenta in questo libro

La Fondazione Terra d'Otranto, senza fini di lucro, si è costituita il 4 aprile 2011, ottenendo il riconoscimento ufficiale da parte della Regione Puglia - con relativa iscrizione al Registro delle Persone Giuridiche, al n° 330 - in data 15 marzo 2012 ai sensi dell'art. 4 del DPR 10 febbraio 2000, n° 361.

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