Lu spilu e la sciàna

di Armando Polito

* Accidenti, neppure qui sto trovando qualcosa che mi consenta di capire da dove deriva spilu!

* Traduzione dal miciese nel dialetto neretino: Tegnu nnu spilu ti scatuletta ti tonnu, ma tocca mmi rassegnu piccé Armandu pi llu spilu sua osce no stae ti sciàna; traduzione dal dialetto neretino in italiano: Ho un desiderio acuto di una scatoletta di tonno, ma mi debbo rassegnare perché Armando a causa del suo desiderio acuto non sta di buon umore.

Aderendo volentieri ad una gentile recente richiesta dell’amico Marcello (si accettano, comunque, le “ordinazioni” di altri amici…), esaminerò oggi i due sostantivi del titolo, il primo dei quali ho più volte “aggredito” senza risultati apprezzabili (meno male che gli articoli e la congiunzione restanti non pongono problemi!), i quali, lo anticipo, neppure questa volta son venuti fuori.

Dopo aver detto che si definisce spilu un desiderio intenso e per lo più improvviso,  è doveroso, per tentare di comprenderne l’origine e il suo eventuale rapporto con qualche voce italiana, partire dal maestro riconosciuto e, spero, ormai a tutti noto.

Al lemma corrispondente il Rohlfs si limita a rinviare a sfilu, spiùlu. A sfilu

Spilu per tutti!

 

di Armando Polito

Non intendo fare concorrenza con l’aggiunta di una semplice s intensiva al motto che contraddistingue e compendia le promesse elettorali di Cetto La Qualunque; nè tantomeno fare il facile moralista dicendo chi è senza tangente posi la prima pietra.

Sfrutterò, invece, proprio il proverbio evangelico originale per ricordare quante volte siamo stati presi dalla voglia irrefrenabile di qualcosa, per lo più attinente al campo alimentare, e come questa voglia sia diventata direttamente proporzionale alla difficoltà di soddisfarla. Ho l’impressione, addirittura, che spesso viga su questa terra una sorta di legge del contrappasso, dal momento che, per esempio,  spesso un diabetico è ghiotto di dolci e un delicato di stomaco è un patito della frittura.

Tutto questo il nostro dialetto lo esprime con la voce spilu e, siccome l’appetito vien mangiando, oggi mi ha preso proprio la voglia di approfondirne l’etimo. Questa voce fa parte della schiera nutrita di quelle che sono in attesa da qualche decennio di un approfondimento da parte mia, che sono, poi, quelle per le quali il Rohlfs non avanza proposta etimologica o ne avanza una che mi convince solo parzialmente o non mi convince affatto.

Nel nostro caso addirittura è lui stesso con il punto interrogativo finale ad esprimere perplessità. Al lemma spilu, infatti, rinvia a sfilu, spiùlu; andando

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