Gallipoli. Il venerdì della Madonna

di Salvatore Magno

Nella piccola cittadina, arroccata su un’isola e cinta dalle antiche mura medievali, la Settimana Santa, con tutti i suoi riti religiosi e le tradizioni popolari rappresenta il principale avvenimento dell’anno.

Tutto inizia sette venerdì prima e, di settimana in settimana, un’agitazione sottile, quasi impalpabile come una febbre, si impadronisce di tutti, senza distinzione di sesso, età o ceto sociale per esplodere il venerdì che precede la Domenica delle Palme lasciando che i suoi sintomi facciano effetto per tutta la Settimana Santa fino a spegnersi silenziosamente nel Lunedì dell’Angelo, affogata nell’unico rito pagano legato alla Pasqua: la gita fuori porta.

Una tradizione affondata nella notte dei tempi, vuole che in quel venerdì, la settecentesca statua raffigurante la Madonna Addolorata, che per tutto l’anno è conservata nell’oratorio dedicato alla Vergine del Carmelo, venga portata nella casa di una delle famiglie patrizie fondatrici della confraternita, lì viene vestita con preziosi abiti, addobbata di con ex-voto e, infine, adornata con capelli donati dalle devote, per poi tornare nella Sua chiesa. Alle dodici in punto in solenne processione la statua viene portata in cattedrale, dove alla presenza della cittadinanza, del vescovo e di tutte le più alte autorità si svolge lo storico concerto in Suo onore.

Far parte dell’orchestra o del coro è motivo di vanto ed orgoglio per tutti, dall’ultimo dei coristi al tenore solista, dal più umile musicista su su fino al

Riti della Settimana Santa a Gallipoli

…Animos eorum maceravit…

Cronistoria sui riti della Settimana Santa della confraternita Santa Maria degli Angeli di Gallipoli

 

di Antonio Faita

La processione, in ogni religione, è uno dei riti liturgici ove maggiormente si estrinseca la fede del credente e la partecipazione a essa è uno dei modi di attestare e manifestare il legame che unisce l’uomo alla Divinità, quasi verifica della propria fedeltà a Dio. E’ quindi un atto sentito e non vera ostentazione folkloristica, atto di fede e non di esibizionismo di cui dobbiamo, quasi, provare disagio o insofferenza.

Per la Chiesa Cattolica le più importanti processioni furono le Rogazioni, quelle del Venerdì Santo e del Corpus Domini.

La processione del Venerdì Santo aveva lo scopo di far rilevare ai fedeli il dolore della Chiesa per la passione e morte di Gesù Cristo.

In seguito, anche per l’influenza dei vicerè Spagnoli, regnanti nel napoletano, cominciarono a comparire gli strumenti della passione, con il  preciso scopo di far meditare sia gli incappucciati che il popolo sulle sofferenze patite da Cristo.

Questo nuovo genere di processioni era stato importato dalla Spagna nel secolo XVI e molto propagandato nel regno di Napoli dai padri Gesuiti che, nel pieno della controriforma e all’alba della crisi del Seicento, elaborarono forme di pietà e devozioni, destinate a rimanere, indelebili nel tempo, in una realtà urbana e di civiltà, della cultura del Mezzogiorno(1).

Una grande importanza ai modelli devozionali e ascetico-penitenziali proposti dai padri Gesuiti ricoprono le associazioni di vita cristiana e confraternale in cui, al di là dei titoli, il culto della passione e morte di Gesù occupa un posto centrale tra le pratiche devozionali sia individuali e private che comunitarie(2).

La presenza e il ruolo svolto dalle confraternite laicali nella città di Gallipoli, nel corso dei secoli(3),inizia dal secolo XVI; purtroppo non si dispone di documenti anteriori al Cinquecento, per poter ricostruire la storia del fenomeno confraternale gallipolitano(4).

Puntualmente, ogni anno, a Gallipoli si rivive la passione e morte di Gesù Cristo attraverso le pratiche penitenziali, che vanno dai digiuni, alle mortificazioni corporali, alle discipline. Queste ultime, specie in tempo di

La pratica dell’asta nei riti della Settimana Santa a Gallipoli

La pratica dell’asta nei riti della Settimana Santa della confraternita di Santa Maria degli Angeli di Gallipoli, alla luce di un documento del 1762 *

 

di Antonio Faita

In  “… Animos eorum maceravit…”, pubblicato alcuni giorni fa , illustrai come, nel XVIII sec., la confraternita di Santa Maria degli Angeli curava i riti della Settimana Santa e in particolar modo la processione dei Misteri nei giorni di Giovedì e Venerdì Santo1.

Sulla base delle testimonianze descritte sin dal 1726 ho messo anche in risalto una certa ritualistica penitenziale che si svolgeva all’interno dell’oratorio, fino a produrre negli anni a seguire un cambiamento, sia nella liturgia penitenziale quaresimale che nello svolgimento di questi riti, nei quali prese sempre più corpo la reiterazione di queste pie pratiche2.

Rileggendo attentamente i documenti del “Libro degli Annali e Conclusioni dal 1727 al 1766”, emerge un nuovo particolare, una pratica inedita, forse unica nel suo genere, non solo in Gallipoli ma presumibilmente in tutta la Puglia, riguardante lo svolgersi d’una “gara d’asta” per l’aggiudicazione dei simulacri del Cristo morto e dell’Addolorata. Questa forma d’asta veniva praticata  e lo è tuttora, nel capoluogo jonico, come famosi sono in tutto il mondo i riti della Settimana Santa, unici nel loro genere di maggiore coesione e identità3. Infatti il momento cruciale sia del pellegrinaggio ai sepolcri che delle due processioni è costituito dalle aste, le “gare”, “gli incanti” nel Calabrese, per l’aggiudicazione dei simboli che vede impegnate sia la confraternita dell’Addolorata, sia quella del Carmine.

In realtà le aste sono delle assemblee straordinarie dei confratelli e, pertanto, possono partecipare alle “gare” tutti gli aggregati che mediante libere offerte si aggiudicano i simboli delle due processioni e le varie immagini sacre. Alcuni studiosi, dei riti tarantini ritengono che l’aggiudicazione per asta, da molti contestata, si effettui forse dalla nascita dei riti della Settimana Santa, tra la seconda metà del XVII sec. e i primi del

La febbre di Pasqua (Il Venerdì della Madonna)

di Salvatore Magno

Nella piccola cittadina, arroccata su un’isola e cinta dalle antiche mura medievali, la Settimana Santa, con tutti i suoi riti religiosi e le tradizioni popolari rappresenta il principale avvenimento dell’anno.

Tutto inizia sette venerdì prima e, di settimana in settimana, un’agitazione sottile, quasi impalpabile come una febbre, si impadronisce di tutti, senza distinzione di sesso, età o ceto sociale per esplodere il venerdì che precede la Domenica delle Palme lasciando che i suoi sintomi facciano effetto per tutta la Settimana Santa fino a spegnersi silenziosamente nel Lunedì dell’Angelo, affogata nell’unico rito pagano legato alla Pasqua: la gita fuori porta.

Una tradizione affondata nella notte dei tempi, vuole che in quel venerdì, la settecentesca statua raffigurante la Madonna Addolorata, che per tutto l’anno è conservata nell’oratorio dedicato alla Vergine del Carmelo, venga portata nella casa di una delle famiglie patrizie fondatrici della confraternita, lì viene vestita con preziosi abiti, addobbata di con ex-voto e, infine, adornata con capelli donati dalle devote, per poi tornare nella Sua chiesa. Alle dodici in punto in solenne processione la statua viene portata in cattedrale, dove alla presenza della cittadinanza, del vescovo e di tutte le più alte autorità si svolge lo storico concerto in Suo onore.

Far parte dell’orchestra o del coro è motivo di vanto ed orgoglio per tutti, dall’ultimo dei coristi al tenore solista, dal più umile musicista su su fino al

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