Gli affreschi della chiesa dell’Assunta in Botrugno

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Il recente restauro della chiesa dell’Assunta in Botrugno* ha restituito alla comunità del Salento l’ennesima testimonianza di una pregevole produzione artistica medievale dell’Italia Meridionale. In particolare, sono state riscoperte e disvelate sia l’intera abside sia grande parte della parete est di un’antica chiesa, dotata di notevoli affreschi bizantineggianti, databili al XIV secolo, ricchi d’iscrizioni in lingua greca.A completamento di quel recupero materiale, nasce il quarto volume della collana “de la da mar”, ideata e curata dallo storico dell’arte Sergio Ortese. L’opera, caratterizzata da un’alta qualità materiale e una splendida veste grafica, comprende, oltre al bellissimo corredo fotografico di Michele Onorato, cinque brevi ma dettagliati studi che ampliano le conoscenze sull’edificio, rischiarandone le vicende storiche e decorative.

Il saggio di apertura, a cura di Vito Papa, consente un’accurata revisione della documentazione storica e prova la dedicazione medievale della piccola chiesa a San Nicola di Mira.

Ristrutturata nel 1726 e mutata l’intitolazione in favore dell’Assunta, la fabbrica, nel corso della sua lunga storia, registra numerosi rimaneggiamenti, raccontati in un’utile appendice di Ada Toni.

Spetta al paleografo Francesco Giannachi il compito di analizzare tutte le iscrizioni greche presenti negli affreschi: semplici tituli identificatori, rotuli dipinti con preghiere liturgiche e testi biblici, spesso frammentari. Ciò consente il chiaro riconoscimento sia dell’elemento “etnico” sia del rito bizantino celebrato nella chiesa originaria.  Un piccolo scavo, di tre metri quadri, nella zona absidale, è stato curato, con accurata velocità, dall’archeologa Paola Tagliente. Il suo risultato più eclatante, oltre all’individuazione dell’antico templon, appare la posizione di una tomba, posta davanti all’abside, delineata con pietre squadrate e ancora corredata. Ne restano da catalogare, nonché studiare adeguatamente e in forma multidisciplinare, i reperti umani.

Il restauratore di beni culturali Giuseppe M. Costantini ci offre un’interessante osservazione sulla materia dell’intero edificio e un’ampia prospettiva degli studi e del restauro da fare. Lo studioso, soffermandosi sugli affreschi, oltre a rilevare alcuni caratteri del testo pittorico riconducibili ad alterazioni dei pigmenti adoperati, pone delle interessanti notazioni sull’impaginazione data al testo pittorico medievale nonché sul trattamento condotto sui “graffiti storici intenzionali” che interessano gli affreschi.

Il saggio di Costantini è corredato da un’appendice affidata a Damiana Cianci, la restauratrice che ha effettualo il recente restauro, in cui sono dettagliate le tappe e i materiali dell’intervento compiuto.

Il cuore del libro è nel pregevole studio di Sergio Ortese che, ripercorrendo la fortuna critica sull’argomento, presenta l’intero programma decorativo con dovizia di particolari.

Tra le figure di maggior interesse spicca la cosiddetta Madonna del segno nella conca dell’abside, unico esempio noto a oggi in Italia meridionale.

L’iconografia della Madonna del segno è strettamente correlata al frammentario affresco dell’Annunciazione “svelato” sulle murature che fiancheggiano l’abside: la missione di Gesù comincia nel grembo della madre.

Il programma absidale di Botrugno procede dal basso verso l’alto attraverso una concatenazione di immagini che si concludono, anche sul piano simbolico e teologico, nel registro superiore della chiesa, cioè nella superficie piana che corona l’abside. Quanto messo in luce dal restauro restituisce una visione teofanica sotto forma di visione dei profeti.

L’apice della visione teofanica di Botrugno culmina nella raffigurazione dell’Antico dei Giorni. Per i greci di Terra d’Otranto l’Antico dei Giorni prefigurava Cristo prima della sua incarnazione oltreché essere qualificazione del Verbo, considerato nella sua eternità, senza principio: “io sono l’Α e l’Ω”.

Una prima indagine dei soggetti e delle scene “svelate” con il restauro, fa pensare che quanto resta del ciclo pittorico intendesse tradurre con le immagini un complesso e articolato discorso sul significato dell’eucarestia e sulle forme in cui Cristo si è manifestato nel corso della sua storia eterna.

Prefazione di  S. E. Mons. Donato Negro, Arcivescovo di Otranto, Sac. Angelo Pede, Parrocchia dello Spirito Santo Botrugno

Introduzione di LindaSafran Pontifical Institute of Medieval Studies, Toronto

 

* Il restauro della chiesa, promosso dalla locale Parrocchia dello Spirito Santo e dalla Soprintendenza di Puglia, è stato progettato ed eseguito dallo Studio DEA XXI (Dania Cianci), con la direzione scientifica della dott.ssa Rosa Lorusso.

copertina web

Mercoledì 13 luglio dalle ore 20:30 alle ore 23:00

Botrugno, Chiesa dell’Assunta, Via Nazario Sauro

Botrugno, Chiesa dell’Assunta – la parete absidale dopo il disvelamento degli affreschi

(quarto volume della Collana DE LA DA MAR, ideata e curata da Sergio Ortese, edito da Mario Congedo Editore):
– Introduzione di Linda Safran
– Saggi di  Vito Papa, Sergio Ortese, Paola Tagliente,  Francesco G. Giannachi, Giuseppe M. Costantini
– Schede di  Ada Toni, Damiana Cianci
– Curatela di Sergio Ortese
– Anno: 2016
– Codice ISBN: 97888867661381. Brossura, cm 21 x 28, pp. 96, illustrato a colori.

Dedicato agli affreschi medievali di San Mauro

uno degli affreschi sul sottarco dell'abbazia di san Mauro
uno degli affreschi sul sottarco dell’abbazia di san Mauro

SANNICOLA, ABBAZIA DI SAN MAURO

GLI AFFRESCHI SULLA SERRA DELL’ALTOLIDO PRESSO GALLIPOLI

Questo terzo volume della collana De là da mar è dedicato ai preziosi affreschi medievali di San Mauro. La chiesa dell’antica abbazia italo-greca svetta tuttora sulla collina dell’Altolido di Gallipoli, lungo la direttrice per le marine di Nardò.

L’importante monumento, per più di un secolo drammatico manifesto della marginalizzazione e dell’incuria del patrimonio storico-artistico meridionale, dopo coraggiose ed estenuanti battaglie civili, appare il protagonista di una rinascita culturale. Il risultato è da ascrivere soprattutto al Comune di Sannicola, il cui territorio comprende l’Altolido gallipolino, che ha acquisito la proprietà della chiesa di San Mauro e ne ha promosso recupero e valorizzazione, azioni emblematicamente rappresentate anche da questo libro.

Questo volume, pure imperniato sulla qualità degli scritti, è dotato di un pregevole apparato iconografico, che esalta i dettagli, nonché di tavole grafiche di esemplare chiarezza. Il suo progetto editoriale conclude idealmente l’esemplare “restauro preliminare”, compiuto dal Comune di Sannicola e affidato allo Studio Costantini, dove gli affreschi sono stati sottratti a uno stato di “caduta spontanea” nonché riconosciuti nella loro reale ampiezza e scansione, e anticipa gli attesi esiti di un intervento degli Uffici periferici del Ministero BB.CC., dove, ripartendo da uno studio progettuale, si disvelano i brani pittorici inediti, già individuati, sotto agli scialbi, nel “restauro preliminare”. In particolare, il volume, multidisciplinare, raccoglie nove selezionati saggi, utili a rendere visibile un “patrimonio latente” sconosciuto e che, prima d’oggi, era, al più, solo sospettabile. Alla rivelazione di questa ricchezza hanno concorso illustri accademici, valenti ricercatori e professionisti di chiara fama.

Sergio Ortese, direttore della collana e curatore del libro, nel suo contributo chiarisce che sino dal Seicento innumerevoli articoli e saggi hanno preluso alla focalizzazione di un quadro storico-artistico e archeologico oggi scoperto o ancora da scoprire nell’antichissimo sito abbaziale.

Le vicende dell’insediamento abbaziale sono raccontate in un saggio di Mario Cazzato, dove, ripercorrendo i più aggiornati studi sulla civiltà bizantina medievale del Basso Salento, s’individua nell’area di Gallipoli e nel suo entroterra l’origine stessa di un grande fenomeno. Oltre alle vicende storiche sono esaminati alcuni aspetti dell’evoluzione tipologica dell’impianto architettonico.

Marina Falla Castelfranchi, con la sua consueta limpidezza, riesce a circostanziare la fondazione e la decorazione della fabbrica. Inoltre, ribadendo la peculiarità del ciclo gallipolino, di traslare una decorazione nata in chiese a pianta centrale in uno schema longitudinale, punta l’attenzione su alcuni inediti brani del ciclo cristologico. La studiosa attribuisce il ciclo pittorico a «un concepteur di profonda cultura» e, confrontandolo con altri programmi iconografici, giunge a cogliere l’importanza della stagione “bizantina” del Salento nonché a collocare i dipinti alla fine del XIII secolo.

Sempre sul versante iconografico, un saggio di Manuela De Giorgi, interfacciandosi agli esiti del restauro preliminare, riconosce, con dovizia di particolari, il variegato “Santorale” di evangelisti, monaci, vescovi, eremiti e militari, intessuto su absidi, pilastri e sottarchi della chiesa, in un gioco di alternanze e corrispondenze iconologiche. A testimoniare il ruolo di punta degli affreschi di San mauro tra le eccellenze della pittura italogreca interviene un’adamantina lettura stilistica e iconografica di Valentino Pace.

Lo studioso inquadra gli affreschi della chiesa di San Mauro, insieme a quelli della vicina abbazia di San Salvatore, in un «panorama dai vasti orizzonti, partecipi del sistema espressivo dei territori dell’ortodossia, determinato e siglato dall’inerenza ‘greca’ della loro committenza». Quanto alla natura materiale e allo stato conservativo delle superfici, decorate e no, di San Mauro il volume accoglie due contributi del “CNR – Istituto per i Beni Archeologici e Monumentali” di Lecce: Francesco Gabellone ricostruisce il Monumento con tecniche di laser scanner, fotogrammetria e fotomodellazione 3D, mentre Giovanni Quarta e Davide Melica presentano gli esiti di una notevole indagine diagnostica sugli affreschi.

Centrale l’apporto del saggio (con ricca appendice) di Giuseppe Maria Costantini. Al restauratore e studioso è demandato il compito di illustrare gli esiti dello straordinario intervento di restauro preliminare, dall’indagine critica stratigrafica, un metodo specialistico finalizzato a riconoscere e distinguere tutti gli strati superficiali che costituiscono la storia materiale di ogni singola superficie murale dell’edificio, alla messa in sicurezza degli affreschi, ai saggi di restauro in opera e relative elaborazioni progettuali. In questo volume, le necessarie comparazioni con altri cicli pittorici sono tante, tuttavia è sembrato indispensabile che uno dei monumenti evocati fosse trattato, sia pure sinteticamente, assieme a San Mauro: la vicina San Salvatore, antico complesso abbaziale italo-greco, oggi inglobato in una masseria abbandonata e in fase terminale di degrado; un bene di privati che il mondo della cultura, raccolto attorno al Comune di Sannicola, cerca disperatamente di salvare. Maria Ritana Schirinzi, da sempre interessata a San Salvatore, fino dai suoi studi presso i Laboratori di Restauro in “Architettura Valle Giulia”, fornisce un esame architettonico-urbanistico del monumento nonché un suo accurato rilievo grafico.

Nello stesso capitolo, Giuseppe M. Costantini conduce un sintetico esame tecnologico delle superfici della chiesa, con interessanti esiti diretti o indiretti.

Antonio De Vito. Segni e segreti negli affreschi del Salento

di Marcello Gaballo

 

Solo per gli sprovveduti ricorderemo che l’affresco è una antichissima tecnica che ci ha consegnato pitture del periodo medievale e rinascimentale, con esempi sparsi in tutto il Salento, in cui è forte la tradizione per questo tipo di pitture, particolarmente nelle cripte disseminate sul territorio, ma anche all’interno e all’esterno delle chiese.

Una tecnica quella dell’affresco assai difficile e laboriosa, che richiede tempi rapidissimi per la sua realizzazione, oltre ad una particolare abilità del frescante, che non può ripensare o correggere una volta applicato il pigmento colorato e diluito sull’intonaco fresco, che immediatamente lo assorbe.

La bravura sta anche nel saper scegliere la superficie, che l’artista deve rendere assolutamente piana, per poi applicarvi il tonachino e quindi i colori. Wikipedia comunque vi spiegherà ogni particolare.

Queste essenziali caratteristiche siano sufficienti per spiegare quanto pochi siano i frescanti e perché la tecnica sia stata abbandonata nel corso dei secoli, nonostante sia tra quelle che ci hanno tramandato meravigliose opere d’arte, che difficilmente sarebbero sopravvissute se le stesse fossero state realizzate con la pittura. Bastino per tutte Pompei, le opere di Giotto e la cappella Sistina. Per rimanere nel Salento solo due esempi: la chiesa di S. Caterina in Galatina e quella di Santo Stefano in Soleto. Ma in queste Spigolature Salentine si cerchino i diversi articoli di Massimo Negro, che pazientemente ha visitato le numerose cripte affrescate della provincia, offrendoci esempi talvolta bellissimi e tanto sconosciuti. Tra le più recenti edizioni a stampa mi piace ricordare gli affreschi di Santa Maria de Itri in Nociglia, un incantevole edificio medievale, per secoli naturale tappa del pellegrinaggio verso l’antico santuario di Leuca, abilmente studiati e descritti da Sergio Ortese.

La stringata premessa per introdurre quello che, secondo il mio punto di vista, è uno degli eventi culturali dell’estate salentina che merita particolare attenzione. Dal 3 al 27 agosto, presso la Torre Matta di Otranto,  esporrà le sue opere il qualificato maestro Antonio de Vito, nativo di Alessano, che ha raccolto ventisei delle sue creazioni nella mostra “I muri dell’arte. Segni e segreti negli affreschi del Salento”, patrocinata dalla Provincia di Lecce, APT, Comune di Otranto e Comune di Poggiardo.

Attento studioso degli affreschi antichi, il maestro De Vito, molto abile nella tecnica pittorica, ha prodotto numerose reinterpretazioni di celebri affreschi italiani, con uno stile assai pulito e nitido, armoniosamente classico e di chiara ispirazione rinascimentale, rinnovando con le sue opere la conoscenza di alcuni dei capolavori dei grandi maestri.

Scelto il supporto su cui immortalare l’opera, magari un imperfetto muro in pietra, comunque una superficie provata dai segni del tempo, ecco che realizza con la rapidità necessaria il soggetto preventivamente studiato. Giorni e giorni di applicazione, di stesura dei ricercati pigmenti, assistendo con emozione alla lenta ma efficace azione della chimica di quei materiali selezionati. Poi faranno la loro parte il calore ed il tempo, che fisseranno indelebilmente sulla pietra le capacità artistiche appena espresse, misteriosamente esaltate dalla patina che si viene a creare. Seguirà lo stacco dal muro originale, conclusione di tanta perizia, che consentirà l’adattamento alle proprie esigenze.

Legato alla sua terra, come accade per molti salentini che si son dovuti spostare, il maestro De Vito ha avuto la brillante intuizione di reinterpretare e riproporre anche alcune opere esistenti nel territorio salentino, disseminate in grotte, cripte e chiese, che spaziano dall’arte bizantina a quella rinascimentale.

Le eloquenti foto inserite a corredo di questo annuncio denotano chiaramente la maestria di De Vito, e le bellissime figure in primo piano, particolarmente predilette dall’artista, risaltano per l’incisiva lucentezza e per i volumi così sapientemente delineati e modellati. A mio modesto parere, un evento da non perdere assolutamente.

I MURI DELL’ARTE – Segni e segreti negli affreschi del Salento

Otranto – Torre Matta

Dal 3 al 27 agosto 2011

Orari mostra : 18.00-23.00

Ingresso: libero

Info: Antonio De Vito, cell. 328 9044529

http://www.devitoantonio.it/index.html

 

Le foto sono state gentilmente fornite dall’Autore, che le ha concesse in esclusiva per questa nota. E’ vietata ogni riproduzione, con qualsiasi mezzo.

Nociglia. Chiesa di Santa Maria de Itri

Martedì 22 Marzo ore 17.30
presso la Sala Consiliare del  Palazzo Baronale di NOCIGLIA

presentazione del volume di Lupo Editore:

NOCIGLIA
Chiesa di Santa Maria De Itri
Un palinsesto pittorico sulle rotte Leucane

a cura di Sergio Ortese

 

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