Sarparea: una disperata nota etimologica, e non solo …

di Armando Polito

immagine tratta ed adattata da Google Maps
immagine tratta ed adattata da Google Maps

 

Qualche giorno fa sul mio profilo facebook ho trovato il graditissimo messaggio di Antonio Manieri, un mio ex allievo, certamente uno dei migliori, forse il migliore che abbia avuto. Antonio, alla luce del dibattito in corso sul destino della Sarparea, mi chiedeva lumi (come si constaterà alla fine, altro che luce e lumi! …) sull’etimo di questo toponimo.  Sarei un ipocrita se dicessi  di non essermi posto autonomamente fino ad allora la stessa domanda. Il problema è che, non avendo trovato lì per lì risposta plausibile e “distratto” da altri interessi,  ho adottato la tattica tanto cara ai politici: il rinvio della ipotetica soluzione. Sono grato ad Antonio per avermi messo, senza volerlo, all’angolo; infatti, non avendo potuto dare nell’occasione una risposta “fulminante” (quella in cui il fulmine è autentico e non il frutto di un aggeggio laser …) alla sua domanda, gli ho promesso che su questo blog avrei a breve affrontato la questione, che già nella lapidaria risposta al suo messaggio avevo definito come cosa che non può essere liquidata in quattro parole; il che, tradotto nell’autentica sostanza, suona: non saprei nemmeno da dove cominciare …

Oggi, come si vede, ho cominciato, ma, siccome la premessa rischia di diventare troppo lunga e di apparire come un diversivo, passo al sodo.

La testimonianza più antica del toponimo a me nota è contenuta in un atto del 20 luglio 1443 (Angela Frascadore, Le pergamene del monastero di S. Chiara di Nardò (1292-1508), Società di storia patria per la Puglia, Bari, 1981, p. 120), ove si legge:  … usque ad locum qui vocatur Salparea et vadit per massariam Sancti Ysideri, inclusive1, usque ad turrim Sancti Ysideri , que est fundata et costructa super territorio dicti pheudi … (fino al luogo che si chiama Sarparea e procede attraverso la masseria di S. Isidoro, comprendendola, la quale è posta e costruita sul territorio di detto feudo [Ignano, citato precedentemente].   

Il filologo che si interessi di etimologie ha molto in comune con l’archeologo, tant’è che spesso, soprattutto nell’attuale era della superspecializzazione, l’uno non può fare a meno dell’altro, reciprocamente. Non a caso ai vari strati di uno scavo, dal più recente fino a quello basale, corrispondono per una parola le varianti che si sono susseguite nel tempo e la meta è per l’uno lo strato più profondo significativo per la ricostruzione della frequentazione del sito, per l’altro la variante che, presumibilmente, è la forma primigenia.

Nel nostro caso essa sembra risiedere nella variante Salparea con passaggio, rispetto alla forma attuale, –l->-r– assolutamente normale nel dialetto locale (non scomodo il cortello per coltello sentito infinite volte nella mia infanzia (quasi una forma di ipercorrettismo precoce …), ma, per restare nell’ambito del dialetto locale e allo stesso vocabolo, penso a curtieddhu e poi, ma gli esempi potrebbero essere innumerevoli, curtiare contrapposto all’italiano coltivare e, con esclusivo riferimento all’italiano, a sarpa come variante (usata anche nel dialetto neretino), sia pur di basso uso, per salpa).

Accettando, dunque, Salpalea come forma originaria e iniziando lo scavo linguistico virtuale,  la prima proposta è che la voce derivi dall’aggettivo greco ἁρπαλέα (leggi arpalèa) che ha significati di senso solo passivo (bramata ardentemente), attivo o passivo a  seconda di chi esercita l’azione o di chi la subisce (attraente), solo attivo (rapace, avida, insaziabile). Se dovessimo credere al detto latino nomina omina (i nomi sono presagi), alla luce del dibattito in corso sul progetto di installarvi un resort dovremmo dire che l’etimo proposto calza a meraviglia …

– Calza? – direbbe qualcuno, aggiungendo – E la s iniziale dov’è nella voce greca? -. Se è per questo non c’è nemmeno in ἅλς (leggi als) che significa sale e che corrisponde al latino sal (da cui il nostro sale) che mostra rispetto al greco il recupero del suono della cui perdita è traccia in greco lo spirito aspro (͘῾) presente nella vocale iniziale (). Insomma, come sal è da un originario greco *σἁλς (leggi sals), così ἁρπαλέα potrebbe essere da * σἁρπαλέα (leggi sarpalèa).     Tuttavia l’obiezione mossami mette in dubbio questa mia prima ipotesi perché, immaginando il passaggio dal greco al latino debbo mettere in conto anche il cambiamento di accento perché, essendo –έ- breve in latino avremmo avuto *Sarpalěa (leggi Sarpàlea) da cui, in volgare, Salpàrea. L’ipotesi, tuttavia, non è da mettere definitivamente da parte e non invocando il caso di corrèo) che ha preso il sopravvento sul più corretto còrreo, in quanto dal latino corrěum), ma piuttosto un’originaria variante greca *σαρπαλεία  (leggi sarpalèia), da cui in latino sarpalēa (leggi sarpalèa), da cui la voce volgare, come in cefalea che è dal latino cephalaea(m), a sua volta dal greco κεφαλεία (leggi chefalèia).

Ritenendo, invece, che il Salparea dell’atto sia dovuto ad ipercorrettismo e che la forma originaria corretta fosse e sia proprio Sarparea, escludendo, per assenza di altri esempi, che sia una forma aggettivale deverbale (da salpare), non resta che mettere in campo il latino medioevale sarpa che nel Du Cange è riportato come sinonimo di sarculum, da cui l’italiano sarchiello. Tuttavia poco dopo lo stesso glossario registra il verbo sarpere con la definizione di sarpa purgare (pulire col sarchiello). Appena più avanti è registrato sarpia con la definizione ut sarpa, falx (come sarpa, falce). Che si tratti di sarchiello o di falce, entrambi gli attrezzi sono più utili per la pulizia del terreno (la falce per tagliare l’erba, il sarchiello per eliminarla dalle radici) che per la sua coltivazione. L’allusione potrebbe essere ad un paesaggio in cui lo strato di terra al di sopra di quello roccioso è poco spesso. Insomma Sarparea equivarrebbe non tanto a terra quasi incoltivabile e tutt’al più da ripulire, ma terra in cui per farsi avanti bisogna usare la falce. E la trafila sarebbe sarpa>sarpalis (prima forma aggettivale)>*sarpalea (seconda forma aggettivale derivata dalla prima).

Ragionando induttivamente e partendo dalla constatazione che spesso i toponimi sono in rapporto a qualche caratteristica del luogo (fisica come nell’ipotesi precedente o legata all’abbondanza di specie animale o vegetale) si potrebbe pensare ad una forma aggettivale da serparo (nel significato di covo, non cacciatore di serpi, tradizione della cui pratica nelle nostre zone non ho notizia) nella variante *sarparu d’influsso, forse, gallipolino. Se la constatazione, però, dovesse valere per il nostro caso, entrerebbero in gioco, con meno funambolismo fonetico rispetto a serpe, anche salpa (allusione all’abbondanza, in passato, di questa specie ittica nel vicino tratto di mare?) e, se la forma di partenza dovesse essere Sarparea, anche il latino sarpa, che significa airone (i passaggi migratori in passato, molto probabilmente erano radicalmente diversi rispetto ad oggi).

– Che senso ha – direbbe allora più di uno – osteggiare un progetto quando il nome stesso del sito coinvolto è avvolto (scusate la figura etimologica …) nel mistero? -. Ci sono casi in cui l’ignoranza merita rispetto, ma, per capire meglio questa mia affermazione apparentemente rivoluzionaria ed in contraddizione con tanti miei sfoghi registrati in questo blog, rinvio a http://www.fondazioneterradotranto.it/2017/02/11/nostro-idiota-suicida-abbarbicamento-al-presente/.

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1 1 Forse nemmeno gli imprenditori inglesi artefici del progetto sanno che il loro inclusive è copiato, tal quale, anzi è il latino inclusive … E, per la par condicio, visto che si tratta di un imprenditore nostrano,  che una volta tanto fallisca il detto latino nomina omina, poiché l’inquietante anagramma di Flavio Briatore è Oliveti? Farò bar!

Sant’Isidoro di Nardò (Le), il sogno inglese di edificare nelle campagne di ulivi

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di Paolo Rausa

La signora Alison Deighton, ai più sconosciuta ma non ai neretini, ha tuonato nei giorni scorsi contro la malapianta della burocrazia regionale pugliese, inadempiente nei confronti del suo progetto di resort a 5 stelle, ecocompatibile a suo dire, definito addirittura ‘stellare’ da non meglio definiti ‘gruppi ambientalisti, a livello nazionale’. Non sappiamo molto di lei, se non che è moglie di lord Paul Deighton, sottosegretario al tesoro del Governo Inglese, ex top manager della Goldman Sachs e organizzatore delle Olimpiadi di Londra, e socia nel progetto del resort di un tale Ian Taylor, broker del petrolio. Uomini d’onore! Hanno messo sul tavolo come investimento 70 milioni di € nell’acquisto e nella realizzazione di questo immenso resort della portata di 150 mila mc. E non si spiegano come mai la rete della burocrazia abbia finora, dopo 6 lunghi anni, impedito la mega costruzione turistico-alberghiera con l’idea di attirare una ‘clientela alta, in modo da creare anche sviluppo’. Lamenta, a ragione, che non se ne sia parlato nelle sedi istituzionali, ma omette di dire che 4 anni fa la Soprintendenza aveva espresso parere negativo perché il progetto interessava un’area sottoposta a vincolo ambientale e che il Comune di Nardò è stato inadempiente perché non ha adeguato il suo piano regolatore al Piano di Tutela varato dalla Regione Puglia nel 2001. In qualsiasi parte del mondo e nella sua Inghilterra o negli Stati Uniti le leggi si rispettano, lei lo sa. Non basta disporre di denaro per pensare di poter sfidare il paesaggio naturale, che come ben sa è frutto di millenni di coesistenza di specie animali e vegetali. Quindi la prima regola, ancor prima delle leggi, è il rispetto dei luoghi. Non si comprende difatti in che cosa consista l’ecocompatibilità di un progetto che getta tonnellate di cemento su una delle più belle zone dell’Italia e del Mediterraneo. ‘Stop al consumo di suolo!’, la campagna per azzerare la continua occupazione di suolo agricolo sottratto alla coltivazione, ha individuato altre modalità di investimento, se così ritiene di fare la signora, a favore di un sud disastrato e sitibondo. Per esempio ritornando ad occuparsi del recupero dei centri storici che versano nel degrado e nell’abbandono: questa sì che sarebbe una campagna meritoria e riprenderebbe a dar vigore a quello spirito rinascimentale e illuministico di tanti viaggiatori inglesi nel sud Italia, ipotizzando modalità diverse di utilizzo del patrimonio edilizio, ridando vita a questi centri baroccheggianti ma dismessi, gloriandosi di aver riportato vita negli anfratti della suburra e di non aver ricoperto di cemento uno dei più bei litorali della nostra terra! Mi creda signora, cambi il suo progetto. Investa sull’esistente e utilizzi la campagna per continuare a produrre olio!

Nardò (Lecce). Le mani sulla Sarparea

 

di Fabrizio Suppressa

Lungo quel disastro “eco-estetico” di costa martoriata dall’abusivismo che va da Torre Lapillo a Sant’Isidoro vi è la Sarparea, un uliveto che costituisce l’unica interruzione di costruito lungo 25 km di litoranea. Percorrendo frettolosamente la strada che costeggia i limiti della masseria non ci si rende conto della reale piacevolezza che questo uliveto possiede. Per scoprirla bisogna necessariamente scavalcare quei bassi muretti e addentrarsi nel dedalo formato da nodose pareti di ulivo, per scoprire a pochi metri dal caos estivo, grotte con sorgenti d’acqua dolce, antiche fornaci per la cottura della calce,  stradine selciate senza inizio e senza fine, sino in sommità su di un piccolo poggio dove, con i suoi stili, le sue mura e i suoi inattivi opifici, troneggia la masseria Sarparea de’Pandi.


L’area oggetto di lottizzazione (la si confronti con le dimensioni della frazione di Sant’Isidoro in basso a sinistra)

La Sarparea non è un banale uliveto, come tanti altri di nuovo impianto nella zona, bensì un frammento dell’antica foresta oritana, un bosco di olivastri cresciuti sulla nuda roccia, innestati e addomesticati con tanta fatica durante lo scorrere delle generazioni.

I tronchi nodosi degli ulivi e i muretti a secco hanno temuto per secoli le scorribande che da terra e da mare minacciavano gli averi della proprietà. Sempre da terra e da mare la Sarparea è oggi di nuovo messa in  pericolo; ma non più da Goti o Saraceni, ma da costruttori e impresari promotori di due opere: un impattante resort[1] (versione raffinata del villaggio turistico) e un mega porto turistico da 624 posti barca.

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IL PROGETTO

Veniamo dunque ad analizzare nel dettaglio il primo progetto, quello riguardante la realizzazione del villaggio turistico. Tutto nasce dal PUG di Nardò (Piano Urbanistico Generale) approvato dalla Regione nel 2002, il quale prevede la completa lottizzazione del comparto 65, ovvero quasi tutta l’area a nord della frazione di Sant’Isidoro, area attualmente con due proprietari, i “F.lli Zuccaro” e la “Oasi Sarparea s.r.l.”. Il controverso progetto è stato presentato 3 anni fa dalla seconda figura, l’Oasi Sarparea s.r.l rappresentata dalla signora Alison Deighton, immobiliarista londinese di origini statunitensi. Per dare solo alcuni numeri, nell’area di intervento sono previsti ben 130.868,85 mc di costruzione e 41.023,15 mq di superficie coperta, in un terreno di poco più di 16 ettari.

Piano di Monitoraggio dell’Avifauna e della Chirotterofauna

Il piano di lottizzazione della Sarparea

Dopo un primo progetto che aveva la filosofia della tabula rasa, ne è stata affidata alla Gensler (una sorta di multinazionale della progettazione architettonica) la realizzazione di un secondo elaborato. La chiave del progetto attualmente al vaglio delle autorità è quella di mantenere l’uliveto e costruirci negli spazi vuoti tra un ulivo e l’altro; idea che si rileva al quanto ambiziosa e al contempo irrealizzabile senza compromettere pesantemente la natura del luogo e la tutela degli ulivi centenari. Grazie agli elaborati finora prodotti dalla Gensler, quali dei render (immagini di grafica computerizzata) che falsano la reale portata dell’intervento, il progetto è stato accolto positivamente dalla passata amministrazione comunale di Nardò, che con deliberazione del Consiglio comunale n. 106 del 21 dicembre 2009 ha adottato il piano di lottizzazione.

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L’iter burocratico per l’approvazione definitiva del progetto è ora arrivato alla VAS (valutazione ambientale strategica) presentata due mesi fa dalla LandPlaning s.r.l. (una società spin-off dell’Università del Salento[2]) per conto della società Oasi Sarparea s.r.l. dopo che la Regione in data 8 Marzo 2011 aveva assoggettato il progetto a questa verifica[3]. Per due mesi dalla data di deposito (30 Giugno 2011) chiunque liberamente poteva prendere visione degli elaborati, quali il Rapporto Ambientale e la sintesi non tecnica e presentare delle opportune osservazioni all’ufficio predisposto[4]. Così è stato fatto nella speranza di limitare il più possibilmente i danni e in allegato al fondo pagina vi sono le mie osservazioni presentate in Regione.

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L’aspetto architettonico degli edifici rappresenta forse la parte più impattante del progetto, come d’altronde emerge dagli elaborati grafici; architetture internazionali che non prendono minimamente in considerazione il territorio, ad eccezion fatta del terrazzo. Tuttavia, l’iter burocratico è giunto ad una scala urbanistica, quindi la questione stilistica degli edifici a questo livello poco importa. L’aspetto e la conformazione delle strutture potrà variare nelle successive definizioni di dettaglio. Per dovere di cronaca, il progetto è stato insignito di un premio definito dalla stampa “prestigioso”, il “The American Architetture Award 2010”[5]  assegnato da un ente il “Chicago Athenaeum”[6] così autorevole da sfornare quaranta premi all’anno e avere un sito internet a malapena funzionante (nella foto in basso la prestigiosa sede del premio). In ogni caso, il premio è valutato in base alla concezione statunitense dell’architettura, basata più sulla spettacolarità che sulla qualità del progetto architettonico.

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LE RAGIONI DEL NO

Non è facile opporsi mentalmente a progetti e ad interventi che potrebbero in qualche modo aumentare l’occupazione e lo sviluppo di questa parte del territorio, soprattutto in quest’ultimo periodo di crisi e specie se il progetto si fonda su principi di sostenibilità ambientale. Occorre però domandarsi se vale la pena, in nome della tutela del’uliveto sbandierata nel progetto, modificare pesantemente uno dei territori ancora intatti per offrire al turista un ambiente finto fatto solo di erbettina verde e ombrelloni di paglia. La formula del recinto turistico, per quanto offra servizi e comodità che è difficile trovare al di fuori di esso, non è di per se sostenibile per l’ambiente e per il territorio. Queste sorte di enclave attive solo pochi mesi all’anno, limitano con le loro barriere la scoperta del vero Salento e producono un’occupazione e un tornaconto (per il territorio) altrettanto ridotti, a dispetto del guadagno elevato della società di gestione. Ciò non significa che in nome del turismo sostenibile non bisogna più costruire alcunché, ma al contrario, l’attività edilizia sarebbe senz’altro stimolata dal recupero delle architetture e delle “scenografie” di cui questo territorio è riconosciuto ed apprezzato al di fuori di esso.

Esistono strade sostenibili sia dal punto di vista ambientale e paesaggistico sia economico che investono anche i comuni limitrofi, è un modello turistico aperto tutto l’anno, che non confina il turista in un recinto, ma lo apre alla ricerca del territorio.

LE OSSERVAZIONI

Prima di passare alle osservazioni presentate in Regione, è doveroso sottolineare come il Rapporto Ambientale redatto dalla LandPlaning presenti nelle sue 155 pagine alcuni elementi copiati qua e là dalla rete e da vecchie relazioni tecniche non inerenti all’area in questione. In particolare anche il nostro blog di Spigolature Salentine risulta interessato da tale fenomeno;  a pag. 99 del R.A. nella descrizione architettonica della masseria, alcuni paragrafi sono stati interamente copiati da un mio articolo del 3 Dicembre 2010, relativo ad antichi sistemi di copertura in laterizio[7].

Nardò, 07 Agosto 2011

(…)

Dopo un’attenta ed approfondita lettura del Rapporto Ambientale (R.A.) e della Sintesi non Tecnica, depositati in data 30 Giugno 2011 presso gli uffici regionali e comunali competenti dalla società Oasi Sarparea s.r.l. e relativi al piano di lottizzazione del comparto 65 del PRG del comune di Nardò, adottato con deliberazione del Consiglio comunale n. 106 del 21 dicembre 2009, si vogliono sollevare le seguenti osservazioni:

  • TUTELA DELL’ULIVETO MONUMENTALE. Il Rapporto Ambientale presentato dall’ente proponente sottolinea ripetutamente come il progetto di lottizzazione salvaguardi e valorizzi l’uliveto a sesto irregolare che ricopre quasi tutta l’area del comparto 65. Tuttavia in questo punto si vuole rendere noto come l’uliveto monumentale (BUR Regione Puglia n°41 del 22-03-2011), non sia affatto tutelato dal piano di lottizzazione e al contempo dal suddetto Rapporto Ambientale non vi sia traccia di un esaustivo piano di tutela.

Leggiamo infatti che all’art. 6 (tutela degli uliveti monumentali) comma 3 della L.R. n°14 del 4 Giugno 2007 “Gli uliveti monumentali sono sottoposti alle prescrizioni di cui al punto 4 dell’articolo 3.14 delle norme tecniche di attuazione (NTA) del Piano urbanistico territoriale tematico per il paesaggio (PUTT/P)

Nel punto 4 dell’articolo 3.14 delle NTA del PUTT/P le prescrizione base sono: “Nell’”area del bene” si applicano gli indirizzi di tutela di cui al punto 1.1 dell’art. 2.02 e le direttive di tutela di cui al punto 3.2 dell’art. 3.05; a loro integrazione si applicano le prescrizioni di base di cui al punto 4.2 dell’art 3.10”.

Inoltre, si ricorda che:

  • Gli indirizzi di tutela del punto 1.1 dell’art 2.02 delle NTA del PUTT/P:  “negli ambiti di valore eccezionale “A”: conservazione e valorizzazione dell’assetto attuale; recupero delle situazioni compromesse attraverso la eliminazione dei detrattori
  • Le direttive di tutela del punto 3.2 dell’art. 3.05 delle NTA del PUTT/P: “negli ambiti territoriali estesi di valore rilevante (“B” art. 2.01), in attuazione degli indirizzi di tutela, per tutti gli ambiti territoriali distinti di cui al punto 3 dell’art 3.03, va evitato: l’apertura di nuove cave; la costruzione di nuove strade e l’ampliamento di quelle esistenti; la allocazione di discariche o depositi di rifiuti, la modificazione dell’assetto idrogeologico. La possibilità di allocare insediamenti abitativi e produttivi, tralicci e/o antenne, linee aeree, condotte sotterranee o pensili, ecc., va verificata tramite apposito studio di impatto paesaggistico sul sistema botanico-vegetazionale con definizione delle eventuali opere di mitigazione”
  • Le prescrizioni di base al punto 4.2 dell’art 3.10 delle NTA del PUTT/P: “Nell’”area annessa”, si applicano gli indirizzi di tutela di cui al punto 1.3 dell’art. 2.02 e le direttive di tutela di cui al punto 3.3 dell’art. 3.05; a loro integrazione si applicano le seguenti prescrizioni di base:

 non sono autorizzabili piani e/o progetti e interventi comportanti nuovi insediamenti residenziali o produttivi

non sono autorizzabili piani e/o progetti e interventi comportanti trasformazioni che compromettano la morfologia ed i caratteri colturali e d’uso del suolo con riferimento al rapporto paesistico-ambientale esistente tra il bosco/macchia ed il suo intorno diretto; più in particolare non sono autorizzabili: la formazione di nuovi tracciati viari o di adeguamento di tracciati esistenti, con esclusione dei soli interventi di manutenzione della viabilità locale esistente”.

La realizzazione di strade, parcheggi, costruzioni, e la modifica del suolo va quindi in netto contrasto con la L.R. sulla tutela degli ulivi monumentali.

  • TUTELA DELL’ULIVETO MONUMENTALE. Il piano di lottizzazione prevede le nuove costruzioni negli interstizi tra un ulivo e un altro. Tali spazi destinati all’edificazione sono stati identificati tramite delle recenti ortofoto (strisciate effettuate nel 2006) che immortalano l’uliveto dopo le pesanti potature avvenute negli anni precedenti; operazioni culturali comunque necessarie alla corretta conduzione agricola ma che al contempo hanno ridotto notevolmente il volume delle fronde quasi al solo tronco. Ad integrazione di quanto appena segnalato si vuole illustrare la seguente figura 5.7.2. tratta dal Rapporto Ambientale  a pagina 78.

Piano di Monitoraggio dell’Avifauna e della Chirotterofauna

Le due foto satellitari, la prima del 1954 la seconda del 2006, mostrano come la tesi “presenza di substrato non idoneo alla piantumazione e dalla perdita di esemplari nel tempo” enunciata a pag. 78 del R.A. sia totalmente errata e che nella realtà l’aumento degli spazi disponibili tra un ulivo e un altro siano da attribuirsi esclusivamente a potature e da incendi avvenuti negli anni precedenti lo scatto dell’ortofoto. A completamento si vogliono allegare alcune foto dell’uliveto tratte sempre dal R.A. a pag. 79  che mostrano lo stato attuale degli ulivi potati e il relativo minimo volume.

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Quindi le aree destinate all’edificazione previste nel piano di lottizzazione dovrebbero tenere conto del reale volume degli ulivi nelle normali fasi di coltivazione (con un diametro del volume variabile dai 8 – 10 metri) di conseguenza tali aree dovrebbero ridursi di dimensione.

  • TUTELA DELL’ULIVETO MONUMENTALE. Il Rapporto Ambientale non menziona in quale modo e con quali metodi intende proteggere gli ulivi monumentali durante le fasi di cantierizzazione. Il passaggio di macchinari ingombranti, quali gru, camion, caterpillar e betoniere per la realizzazione di strade e costruzioni, potrebbe infatti danneggiare in maniera irreversibile l’uliveto, non ultimo si ricorda che tale probabilità potrebbe essere maggiore laddove la vegetazione di presenti più fitta e ramificata. In aggiunta si vuole ricordare come all’art. 10 (divieti) comma 3 della L.R. n°14 del 4 Giugno 2007 sia rammentato che: “E’ vietato il danneggiamento, l’abbattimento, l’espianto e il commercio degli ulivi monumentali inseriti nell’elenco regionale di cui all’articolo 5”.
  • TUTELA DELL’ULIVETO MONUMENTALE. Si ricorda che l’area in questione è stata percorsa in data 17 Giugno 2008 da un incendio che ha distrutto o danneggiato quasi 200 piante (a proposito vi è depositata un interrogazione parlamentare n. 3-00650 presentata da Adriana Poli Bortone nella seduta n.183 in data giovedì 26 marzo 2009). Il piano di lottizzazione va dunque in contrasto con la legge n. 353 del 2000 che, all’art. 10, comma 1, testualmente recita: “Le zone boscate ed i pascoli i cui soprassuoli siano stati percorsi dal fuoco non possono avere una destinazione diversa da quella preesistente all’incendio per almeno 15 anni (…) È inoltre vietata per dieci anni, sui predetti soprassuoli, la realizzazione di edifici nonché di strutture ed infrastrutture finalizzate ad insediamenti civili ed attività produttive, fatti salvi i casi in cui per detta realizzazione l’autorizzazione sia stata già prevista, in data precedente l’incendio dagli strumenti urbanistici vigenti a tale data“.

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  • PARTECIPAZIONE E CONSULTAZIONE. In relazione alla Direttiva comunitaria 2001/42/CE e il D.R.A.G. regionale, si rammenta come non vi siano stati intrapresi percorsi di partecipazione e consultazione che interessassero gli abitanti della stagione estiva della marina di Sant’Isidoro (in prevalenza di comuni limitrofi, quali Copertino e Leverano, e per la maggior parte all’oscuro del progetto), i commercianti o i residenti delle aree limitrofe. Inoltre l’unico momento di presentazione del progetto al pubblico è stato effettuato al di fuori della stagione turistica e all’interno del Consiglio Comunale in data 21/12/2009, come segnalato a pag. 139 del R.A.
  • Inoltre si segnala che nelle pagine seguenti (pag. 140-141) nella tabella delle osservazioni del capitolo 10.3 vi siano delle osservazioni di copianificazione (con esito considerato!) totalmente fuori luogo e probabilmente frutto di un copia e incolla da altre relazioni tecniche. In particolare si fa riferimento ad un “complesso dell’incoronata”, ad un “centro storico e la fascia circostante” e di “un villino sub urbano di inizio secolo” totalmente estranei al contesto geografico e sociale della Sarparea e della Marina di Sant. Isidoro. Ancor peggio si fa più volte menzione della “Sopraintendenza per i beni ambientali architettonici artistici e storici della Provincia di Brindisi”, ente territorialmente estraneo alla Provincia di Lecce.

(…)


[1]  Pur non essendo ancora iniziati i lavori di costruzione del resort è già attivo il sito internet: http://deightonuk.com/

[2] http://www.landplanningsrl.unisalento.it/

[3] http://www.regione.puglia.it/index.php?page=burp&opz=getfile&file=20.htm&anno=xlii&num=64

[4] http://urbanistica.nardo.puglia.it/index.php?option=com_content&task=view&id=192&Itemid=2

[5] http://www.comune.nardo.le.it/index.php?option=com_content&task=view&id=615&Itemid=67

[6] http://www.chi-athenaeum.org/default.htm

[7] http://spigolaturesalentine.wordpress.com/2010/12/03/antichi-sistemi-di-copertura-per-le-abitazioni-salentine/

Le mani sulla Sarparea: le Osservazioni del CTP di Nardò

Dopo il recente post, dal titolo “Nardò (Lecce). Le mani sulla Sarparea”, apparso il 14 Settembre u.s., il Comitato per la Tutela del Paesaggio di Nardò si è reso gentilmente disponibile a pubblicare i contenuti dei loro elaborati presentati in Regione. Ricordiamo che le “Osservazioni”,  ad integrazione della Valutazione Ambientale Strategica (VAS), presentate al competente ufficio regionale, contribuiranno al giudizio di compatibilità ambientale del piano di lottizzazione della Sarparea. Prossimamente nuovi aggiornamenti sulla vicenda.

a cura del Comitato per la Tutela del Paesaggio di Nardò

Masseria Sarparea de' Pandi (ph. F. Politano)
Masseria Sarparea de’ Pandi (ph. F. Politano)

NOTIZIE STORICHE SULLA LOCALITA’ “SALPAREA” E SULL’OLIVETO IVI PRESENTE*

Le Pergamene del Monastero di S. Chiara di Nardò (1292-1508), ed. A. Frascadore, in “Codice Diplomatico Pugliese”, XXV, Bari 1981, doc.n° 27, pp. 114-122. Il documento riguarda l’inventario patrimoniale dell’Ospedale di Santa Caterina di Galatina e, quindi, dei beni ricadenti nel casale di Agnano e di pertinenza di detto Ospedale. L’inventario fu redatto il 20 luglio 1443 nello stesso casale di Agnano, «quod est hospitalis Sancte Ecaterine de Sancto Petro de Galatina» (p. 115). Il passo riferentesi alla località Sarparea, collocata in un più ampio contesto confinante con masserie la denominazione delle quali non e più rintracciabile (dei fabbricati rustici non vi è più traccia) e con la masseria Sant’Isidoro provvista di torre, è il seguente: «[…] altera vero», vale a dire masseria, «que dicitur de li Mayri, est de feudo Puteivivi et de pheudo domini principis et currunt per limites et speclas, qui et que sunt versus massariam, que dicitur de li Tagano, et vadit per quondam parietem grossum […] usque ad locum qui vocatur Salparea et vadit per massariam Santi Ysideri, usque ad turrim Sancti Ysideri, que est fondata e costructa super territorio dicti pheudi, et deinde currit per viam que dicitur Carbasio, usque ad clasorium olivarum Carbasii […] et deinde vadit per viam rectam, usque ad massariam, que dicitur de Malecoris, inclusive, et massariam condam Nicolai Cursari […] et vadit per viam ecclesie Sancte Marie de Cisaria, inclusive, usque ad clausorium magnum curie dicti casalis Igniani […] et currit usque ad clausorium olivarum Guillelmi Quaglasierii […]» L’attuale torre cinquecentesca potrebbe essere (ma solo in via di ipotesi) il riutilizzo di un presistente; ad ogni modo, la presenza di una torre non costituisce, un fatto nuovo.

Sarparea, l'antica "viam ecclesie Sancte Marie de Cisaria" (ph. F. Suppressa)
Sarparea, l’antica “viam ecclesie Sancte Marie de Cisaria” (ph. F. Suppressa)

Il toponimo Carbasi ricorre anche negli atti della Visita Pastorale di mons. Ludovico de Pennis eseguita nel corso degli anni 1452-1460. Si tratta di una

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