Il territorio di Salve dai primi abitanti alla romanizzazione

ARCHEOLOGIA DEL SALENTO

Il Territorio di Salve dai primi abitanti alla romanizzazione

di Sandra Sammali

Siamo nati in Africa circa 5 milioni di anni fa. Nel tempo, ci siamo evoluti: dal primo ominide siamo arrivati all’Homo Sapiens, circa 30.000 anni fa. Allora vivevamo di caccia e raccolta, spostandoci di volta in volta lì dovela Terraci offriva nuovi frutti e materie prime, dominati dalla natura e inconsapevolmente vincolati ai suoi mutamenti.

Poi, circa 8.000 anni fa, è avvenuto il cambiamento epocale: siamo passati a modi di vita sedentari e alla produzione di cibo per mezzo dell’allevamento e dell’agricoltura, dalla pietra scheggiata alla pietra levigata e ai minerali metallici.  Da quel momento, la nostra evoluzione non si è più arrestata e ci ritroviamo, oggi, in quella che il Nobel Paul Crutzen ha definito l’era dell’ “Antropocene”, già..perché oggi è proprio l’uomo, anthropos, a dominare prepotentemente su tutto il resto.

Paleolitico, Mesolitico, Neolitico, età dei Metalli, età iapigio – messapica ed età romana: 2.000.000 di anni, è questo l’arco di tempo racchiuso e raccontato tra le pagine di Archeologia del Salento. Il territorio di Salve dai primi abitanti alla romanizzazione, di Nicola Febbraro (ed. Libellula), laureato in Archeologia nel 2006, presso l’Università di Lecce. In quest’opera, l’archeologo salvese, grazie alla collaborazione di Marco Cavalera, laureato in Archeologia e di Anna Lucia Nicolì, laureata in Lingue e Letterature

La vita svanisce, ma l’arte no. Vito Russo, scultore e pittore salvese

VITO RUSSO,

SCULTORE E PITTORE SALVESE

LA BELLEZZA,LA SEMPLICITÀ E L’ARMONIA D’INSIEME NELLA SUA FILOSOFIA ARTISTICA

di Marco Cavalera e Sandra Sammali

Vito Russo, scultore e pittore salvese, ci accoglie nella sua casa – atelier in un freddo e piovoso pomeriggio di metà autunno, circondati da statue e sculture di ogni forma e materia che esprimono la filosofia intrinseca del suo pensiero artistico. Ci sediamo intorno ad un grande tavolo pieno di appunti e bozze di disegno per opere che un giorno, da un foglio bianco di quaderno, prenderanno vita, e tra un caffè caldo e un aneddoto (molto suggestivo quello del suo incontro con il grande poeta salernitano Alfonso Gatto) passa in rassegna tutta la sua storia artistica, a partire dal 1966, quando divenne titolare della cattedra di scultura presso l’Istituto d’Arte di Lecce.

“L’arte non avrà mai fine finché l’uomo, incontrando i materiali che gli stanno intorno, o creandosene di nuovi, saprà trasmettere loro, con la sua manualità, le forme del proprio pensiero”, esordisce Russo sfogliando le pagine segnate dal tempo di un album di ricordi.

Fin dalle prime battute dell’intervista si percepisce subito l’essenza delle forme di pensiero che l’artista esprime attraverso l’arte figurativa: bellezza, semplicità, accordi di linee e armonia d’insieme.

La scultura e la pittura rappresentano il suo linguaggio privilegiato perché “l’arte non conosce confini, né lingue. La pittura o la scultura sono linguaggi accessibili in  qualsiasi modo o in qualsiasi situazione”. Non è l’arte fine a se

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