Iconografia nicolaiana a Manduria (o il santo in trasferta)

1)Morte di San Nicola
Morte di San Nicola

di Nicola Morrone

San Nicola di Bari, si sa, è il patrono di Uggiano Montefusco. Nella frazione di Manduria esiste infatti la cappella del sec. XVIII dedicata al Santo, corredata della statua di cartapesta dipinta del sec. XIX e del relativo reliquiario.E sarebbe interessante che i ricercatori locali precisassero, nei limiti consentiti dalla documentazione disponibile, quando è stato introdotto a Uggiano il culto del Santo. Ma esistono tracce di una devozione per San Nicola anche nella vicina Manduria. Le abbiamo recentemente rintracciate e ricostruite, anche sulla scorta di un interessante documento manoscritto a firma di don Salvatore Greco (1842-1922), arciprete di Manduria dal 1898 alla morte. Tale documento si trova nel Fondo Manoscritti della Biblioteca Comunale di Manduria, recentemente riordinato dallo studioso Elio Dimitri e cortesemente messo a disposizione dei ricercatori di patrie memorie dalla Dott.ssa Carmelina Greco.

Il foglio manoscritto, collocato MS-A-XVII-13, può ben rappresentare, per le notizie in esso contenute, un ragguaglio storico sull’iconografia nicolaiana a Manduria. Lo abbiamo verificato ed approfondito, per avere un’idea complessiva delle tracce superstiti del culto del vescovo di Myra nella città messapica. Di cosa si tratta? Di una lettera, che don Salvatore Greco inviò il 25 Settembre 1898, su richiesta dal vescovo di Oria, fornendo alcune indicazioni storiche sul culto di San Nicola nella nostra città, poco prima che Leonardo Tarentini pubblicasse la sua “Manduria Sacra”, uscita per i tipi della D’Errico nel 1899.

Siamo portati ad immaginare che il Greco si sia consultato con il Tarentini per le notizie storiche da fornire al vescovo: il Tarentini era infatti a quell’epoca il miglior conoscitore delle vicende storiche della chiesa mandurina, nelle sue varie articolazioni.

2)Morte di San Nicola

L’arciprete della chiesa matrice afferma di essersi comunque documentato soprattutto nell’Archivio della Collegiata, che all’epoca del Tarentini rappresentava una vera miniera di notizie, prima delle dispersioni di documenti che ebbero luogo nel sec. XX.Orbene, nella sua notizia il Greco afferma testualmente che “nell’anno 1300 esisteva in questa Collegiata un altare dedicato a San Nicola, di cui si ignora l’origine. Nel 1555 lo stesso altare fu demolito e rifatto immediatamente . Nel 1755 fu assolutamente distrutto per le modifiche avvenute nella chiesa, ma il Capitolo per conservare la memoria del Santo fece scolpire una statua in pietra di Lecce, dorata, che tuttora esiste in una nicchia nell’abside dell’altare maggiore. Nel 1640 esisteva fuori dalle mura di questa città una chiesolina dedicata al Santo, e propriamente sita alla metà di quel viottolo che comincia poco più in là del convento dei Padri Passionisti, e avea detta chiesa un altare ed un affresco rappresentante il Santo Vescovo fra un coro di angeli.[….] Nel 1737 la detta cappella era quasi cadente, tanto che il Capitolo medesimo ne ordino’ la demolizione, e fino a questi ultimi tempi si vedevano gli ultimi avanzi. Nel 1720 la famiglia Arno’-Quattrocchi, devotissima di questo Santo, fece costruire a proprie spese un altare di marmo nella chiesa dei PP. delle Scuole Pie in Manduria, ed ora la Congrega del Carmine, con un quadro di tela rappresentante la preziosa morte del Santo Vescovo. Il bozzetto di detto quadro trovasi nella Chiesa degli ex Cappuccini di Manduria, ora i frati minori di San Francesco, regalato dal sig. Felice Sala. Nella Chiesa dell’Immacolata anche in Manduria nel 1737 esisteva un altare, dedicato al detto Santo fin dal 1667, con un affresco rappresentante il Santo in atto di pregare“.

Fin qui, la notizia di don Salvatore Greco.Ma in effetti cosa resta, allo stato attuale, delle testimonianze materiali del culto di San Nicola elencate scrupolosamente dal Greco nella sua lettera al Vescovo? Esaminiamole partitamente. Chiaramente, non vi è traccia , neanche documentaria, del presunto altare del XIV sec. collocato nella chiesa matrice dell’allora Casalnuovo, spazzato via dalla totale ricostruzione della chiesa effettuata nel sec. XVI.

3) Arc.Salvatore Greco

Sparito anche l’altare rifatto nel 1555, la cui esistenza si potra’ verificare, eventualmente, solo con uno spoglio delle visite pastorali nell’Archivio Vescovile di Oria. Tale altare rinascimentale, verosimilmente “sacrificato” nell’ambito delle varie modifiche che nel corso dei secoli hanno caratterizzato l’assetto della chiesa matrice, non compare comunque nel “Campione “ del 1738, che invece documenta l’esistenza di una reliquia di San Nicola.

In sostanza, oggi l’unica testimonianza visibile della presenza di San Nicola nella Collegiata mandurina ò la statua in pietra leccese dorata, citata dal Greco e collocata ancora al suo posto, cioè nell’abside della chiesa matrice. Essa è stata realizzata, come è noto, dallo scultore Placido Buffelli di Alessano nel sec. XVII. E’ invece del tutto scomparsa la cappella campestre di San Nicolo’, un tempo collocata nei pressi del convento dei PP.Passionisti, e di cui il Tarentini , sul finire del sec. XIX, poteva ancora osservare i ruderi. Del resto, completamente alterato è l’aspetto della cappella di San Nicola che esisteva nella chiesa dell’Immacolata. Essa era caratterizzata dalla presenza di un affresco parietale e del corrispettivo altare, la cui esistenza era ancora verificabile al tempo della Santa Visita di Monsignor Francia (1698). Al posto dell’originaria iconografia nicolaiana, nella chiesa dell’Immacolata c’è ora una tela con la Presentazione di Maria al Tempio.

In conclusione, l’unico elemento superstite di una vera e propria devozione per il Santo Vescovo di Myra a Manduria èattualmente la cappella collocata nella chiesa dei SS. Apostoli (comunemente detta delle Scuole Pie), sul lato destro dell’unica navata. Si tratta di una notevole testimonianza d’arte, di marca schiettamente barocca, costituita da un insieme organico e ben strutturato di elementi architettonici, plastici e pittorici. Essa documenta la presenza di una devozione di segno aristocratico (di cui non possiamo valutare l’attecchimento nella popolazione, per mancanza di testimonianze): l’iniziativa della costruzione della cappella si deve infatti alla famiglia patrizia degli Arno’-Quattrocchi, che nel 1710 (secondo il Tarentini) o nel 1720 (secondo Don Salvatore Greco) vollero finanziare la realizzazione dell’opera, come documentano, tra l’altro, gli stemmi nobiliari posti nei cantonali della macchina d’altare. La cappella è caratterizzata dalla presenza di un sobrio altare, un commesso marmoreo ad intarsio (verosimilmente opera di artefici napoletani), e da una cona poco aggettante , che occupa l’intera parete della cappella, e che è qualificata dalla tela centrale, un dipinto di ambito pugliese raffigurante la Morte del Santo, risalente, secondo la recente catalogazione effettuata da M. Guastella (2002) alla meta’ del ‘700. Ai lati della tela, due interessanti inserti plastici: due putti alati su mensole, che reggono gli attributi iconografici di San Nicola, denotanti la sua dignità episcopale, cioè la mitra e il pastorale (quest’ultimo perduto).

San Nicola  alle Scuole Pie 001

Due maschere antropomorfe, a mo’ di capitelli, chiudono la cona, valorizzata, come tutto l’insieme, anche dalla presenza dei marmi policromi. Arricchiscono la cappella sul piano decorativo anche quattro telette laterali, rappresentanti Miracoli di San Nicola e attribuiti dubitativamente da M. Guastella alla scuola manduriana dei Bianchi. Si è inoltre salvata anche la tela con la Morte di San Nicola, verosimilmente di ambito pugliese della metà del ‘700, custodita presso il convento di Sant’Antonio e riportata fedelmente nella lettera di don Salvatore Greco.

Ci piace infine ricordare che esiste una ulteriore, piccola testimonianza figurativa della presenza di San Nicola a Manduria, rappresentata dal frammento di affresco bizantino collocato sulla scala che conduce alla Biblioteca Comunale. Esso, che raffigura il Santo Vescovo di Myra insieme a San Giacomo Maggiore, riconoscibili dai rispettivi attributi iconografici, faceva parte di una perduta scena di “Dormitio Virginis”, collocata probabilmente in una cappella medievale dedicata alla Madonna. L’affresco e’ databile al sec. XIV.

 

6 dicembre. San Nicola. Tre affreschi del santo di Myra nella cattedrale di Nardò

Cattedrale di Nardò, particolare di uno degli affreschi ritraenti san Nicola

di Marcello Gaballo

Tra le sorprese che la cattedrale di Nardò riserva possono senz’altro comprendersi i numerosi affreschi, per lo più quattrocenteschi, alloggiati sulle semicolonne e sulle facce dei due ordini di pilastri a base rettangolare della navata centrale, oltre che sulle pareti laterali delle due navate.

Tutti di buon livello qualitativo, qualcuno anche ottimo, sono stati descritti in più riprese dal De Giorgi, dalla Gelao e da Micali. In occasione dell’Anno Santo Giubilare del 2000, in una pubblicazione su Cesare Maccari e sui dipinti della cattedrale neritina, ebbi modo di trattarne anche io, integrando con ricerche archivistiche e notizie inedite desunte da protocolli notarili.

Da quel lavoro estrapolo gli affreschi che ritraggono il santo di Myra, ben tre, riproponendoli in occasione della festività che ricordiamo oggi in questo spazio.

Cominciamo dal primo, che si osserva sul secondo pilastro della navata sinistra (per chi entra), presumibilmente della fine del XIV secolo-inizi XV. E’ allocato sul lato settentrionale e lo ridenominai San Nicola tra Gesù e la Vergine. Ridipinto a tempera dopo la metà del XV secolo, il santo appare benedicente more graecorum, secondo lo schema bizantino. Ritratto frontalmente e a figura intera, veste tunica bianca, felonion rosso, omoforion bianco nerocrociato e tiene nella mano sinistra un Vangelo decorato con gemme. Appeso alla vita si intravede parte del fazzoletto (epigonation). In alto, a sinistra, la Madre di Dio porge il pallio, mentre all’ opposto il Cristo, anch’ esso a figura intera, porge al santo il Vangelo.

Le iniziali latine sono scritte in caratteri gotici; nel terzo inferiore sono graffite diverse iscrizioni greche ed ebraiche. Inquadra il tutto una cornice di color corallo, complementare all’ azzurro dello sfondo. Misura m. 2,48×0,80 e lo stato di conservazione è discreto.

Sul terzo pilastro, sempre della navata sinistra, è ritratto ancora un San Nicola, anche questo, come il precedente, della fine del secolo XIII, ridipinto a tempera nel secolo successivo.

La pittura è la meglio conservata rispetto alle altre del medesimo pilastro. Ritrae il santo frontalmente, a figura intera, inquadrato in un arco trilobato, in piedi sullo sfondo azzurro, con camice bianco e piviale (felonion)[1] rosso, stola (omoforion) nerocrociata, guanti bianchi, con la mano sinistra impugnante il pastorale. La testa è circondata da un’aureola raggiata gialla, mentre nella parte superiore, all’altezza della spalla, si legge il nome del Santo (NICOLAUS) e si ripete uno stemma nobiliare, rovinato in più punti e con parte degli smalti originari mutati nelle ridipinture[2].

Anticamente dotata di altare proprio, la cappella era sub titulo di S. Nicola il dipinto era alloggiato sempre nella navata sinistra, ma in luogo diverso dall’attuale.

Poco distante, in corrispondenza della base del campanile, vi è il trittico, recentemente restaurato, con S. Maria Maddalena orante, la Beata Vergine col Bambino e un terzo affresco con S. Nicola. Quest’ ultimo, in posizione frontale assisa, su sfondo scuro, benedicente alla greca, è vestito con camice bianco e solito felonion rosso, omoforion e guanti bianchi, sostenente con la mano sinistra un libro, poggiato sul ginocchio sinistro, su cui si legge Ecce sa/ cerdos/ magnus/ qui in di/ ebus su/ is placuit/ Deo et/ inventus.

Il volto è incorniciato dai capelli bianchi e dalla barba corta a riccioli. L’ affresco, di m. 2×0,80, è incorniciato da una banda gialla dipinta e mostra diverse scrostature, graffiti ed incisioni.

Maglie. San Nicola e le zitelle

di Massimo Negro

Per noi di Tuglie che ai tempi della nostra adolescenza gironzolavamo dalle parti dell’Oratorio, la ricorrenza di San Nicola era la prima festa che ci introduceva al clima e all’atmosfera natalizia del mese di Dicembre.

Non che ci fosse un’antica devozione verso questo Santo, ma l’avere come arciprete il nostro amato e ormai scomparso Mons. Nicola Tramacere ci portava tutti in chiesa per la celebrazione della messa e per festeggiare il suo onomastico.

Poi crescendo, leggendo e soprattutto gironzolando per le chiese e le cripte del Salento, mi ha fatto pian piano scoprire molti temi legati alla figura di questo Santo orientale profondamente interconnessi con la nostra terra e con la nostra storia.

La devozione verso questo Santo viaggia verso la nostra terra sulle imbarcazioni che portarono nel lontano 700 i monaci basiliani a popolare i nostri luoghi per sfuggire alle persecuzioni orientali e la furia iconoclasta dell’imperatore bizantino Leone III Isaurico.

Della vita di questo Santo, vissuto a cavallo tra il 200 e 300 d.C. in Licia, si tramandano alcune sue azioni che danno la misura della sua santità e che sono diventate motivo della sua devozione e di alcune credenze popolari legate alla sua figura.

Divenuto erede di un grande patrimonio a causa della prematura morte dei suoi genitori, si impegnò alacremente per aiutare i bisognosi della sua terra.

Si narra che Nicola, venuto a conoscenza di un ricco uomo decaduto che voleva avviare le sue tre figlie alla prostituzione perché non poteva farle maritare decorosamente, abbia preso una buona quantità di denaro, lo abbia avvolto in un panno e, di notte, l’abbia gettato nella casa dell’uomo in tre notti consecutive, in modo che le tre figlie avessero la dote per il matrimonio. Per questo motivo viene considerato una sorta di protettore e patrono delle donne nubili (zitelle).

Un’altra leggenda non fa riferimento alle figlie del ricco decaduto, ma narra che Nicola, già vescovo resuscitò tre bambini che un macellaio malvagio aveva ucciso e messo sotto sale per venderne la carne. Anche per questo episodio san Nicola è venerato come protettore dei bambini e, in alcuni paese, la notte del 5 dicembre è tradizione mettere degli stivali fuori dalla porta di casa affinché il Santo li possa riempire di dolciumi

In alcuni paesi dell’Europa orientale, la tradizione vuole che porti una verga ai bambini non meritevoli, con cui i genitori possano poi punirli.

L’immagine del Santo è presente in molte cripte e chiese del Salento, e di Maglie, a cui si riferiscono le foto, ne è il Santo Patrono.
E proprio in questa cittadina del leccese si tramandano delle tradizioni legate al suo essere protettore delle donne nubili e in particolare di coloro che tardavano a maritarsi. Giovani donne che non trovavano fidanzato o donne ormai in età non più tanto giovane e in conclamato “ritardo” sull’argomento matrimonio. Le zitelle.

La tradizione vuole che la zitella, per chiedere l’intercessione del Santo, si dovesse rivolgere a lui dicendo:

“Santu Nicola meu se nu ‘me ‘mmariti, paternosci de mie nu ‘nne spittare”.

E sempre secondo la tradizione, che a ben pensarci vede un San Nicola particolarmente in vena di parlare, il Santo risponde:

“Quando troi la sorte saccitela pijare”.

Come ben sappiamo, nell’antico ma anche nel recente passato, lo stato di zitella o di donna senza figli veniva vissuto quasi come una sorta di castigo di dio (volutamente in minuscolo). A volte considerato quasi come uno stato di peccato che impediva, nello specifico, il maritarsi. Fortunatamente i tempi cambiano.

Le immagini che vedrete sono quelle dei tre simulacri portati in processione il giorno della festa. Con San Nicola, sono portate per le strade della cittadina anche le statue della Madonna delle Grazie e di Sant’Oronzo.

_____

di seguito il link al  video delle foto del giorno di festa

http://www.youtube.com/watch?v=chO-6W0PdK0
_____

fonte sulla vita del Santo:

http://it.wikipedia.org/wiki/San_Nicola_di_Bari

http://massimonegro.wordpress.com/2011/12/05/maglie-san-nicola-e-le-zitelle/

La Fondazione Terra d'Otranto, senza fini di lucro, si è costituita il 4 aprile 2011, ottenendo il riconoscimento ufficiale da parte della Regione Puglia - con relativa iscrizione al Registro delle Persone Giuridiche, al n° 330 - in data 15 marzo 2012 ai sensi dell'art. 4 del DPR 10 febbraio 2000, n° 361.

C.F. 91024610759
Conto corrente postale 1003008339
IBAN: IT30G0760116000001003008339

Webdesigner: Andrea Greco

www.fondazioneterradotranto.it è un sito web con aggiornamenti periodici, non a scopo di lucro, non rientrante nella categoria di Prodotto Editoriale secondo la Legge n.62 del 7 marzo 2001. Tutti i contenuti appartengono ai relativi proprietari. Qualora voleste richiedere la rimozione di un contenuto a voi appartenente siete pregati di contattarci: fondazionetdo@gmail.com

error: Contenuto protetto!