Da Casole a Parigi

di Armando Polito

 

La foto (tratta da http://www.viaggioadriatico.it/ViaggiADR/rete_interadriatica/beni/monastero-di-san-nicola-di-casole) ritrae i resti del monastero di San Nicola di Casole (presso Otranto) secondo alcuni fondato, secondo altri restaurato verso la fine dell’XI secolo. Esso ospitò quella che all’epoca era la biblioteca più ricca d’Europa, probabilmente del mondo,  distrutta dai Turchi nel 1480. Qualcosa si salvò grazie all’attività disinteressata di Sergio Stiso, umanista di Zollino (che, secondo le fonti, mise personalmente in salvo parecchi esemplari) e  a quella un po’ meno disinteressata,  esercitata prima dell’arrivo dei Turchi, del cardinale Giovanni Bessarione che spesso prelevava senza restituirli manoscritti greco-bizantini dai luoghi onorati (così, per dire …) della sua visita. Si sa, non tutto il male vien per nuocere, e questo proverbio trova in lui paradossale conferma. Senza i suoi furti, aggravati, secondo il mio modo di vedere, da un ulteriore reato che in campo laico si chiama peculato (perché, ammesso che li regalasse, non è difficile immaginare la finalità sdebitatrice o, al contrario, condizionante dei suoi regali e in quest’ultimo caso si configura un ulteriore reato, cioè la corruzione), e senza le numerose copie che fece fare dai suoi collaboratori copisti, tra i quali il più noto e attivo fu Michele Apostolio, certamente la consistenza di ciò che di Casole si salvò sarebbe stata ulteriormente ridotta.

Comunque, colpevoli i Turchi e i non turchi, il patrimonio librario superstite finì col tempo per disperdersi in varie biblioteche del mondo1 rendendo praticamente impossibile la sua individuazione e ricostruzione. Ed è di poco conforto sapere che è rimasto in Italia, custodito presso la biblioteca di Torino (C III, 17), il τυπικόν (leggi typicòn), cioè il manuale delle regole, datato 1173.

Il volume che sto per presentare costituisce, dunque, una sola delle tessere superstiti di quell’immenso mosaico che fu il corredo librario di S. Nicola di Casole.

È un esemplare particolarmente prezioso perché contiene testi trascritti da un copista d’eccezione, cioè Nicola di Otranto (Otranto, 1155-1160 circa/Casole, 1235), monaco, filosofo e teologo2,  dal 1219 abate dello stesso monastero con il nome di Nettario.

L’esemplare, i cui fogli sono alcuni pergamenacei e palinsesti (cioè recano le tracce di una precedente scrittura che è stata raschiata per lasciare il posto al nuovo testo, il che la dice lunga sulla preziosità, per quei tempi, del supporto scrittorio), altri papiracei, è custodito nella Biblioteca Nazionale di Francia (Suppl. Gr. 1232) e la sua versione digitalizzata (dalla quale ho tratto le immagini successive) è integralmente leggibile e scaricabile dal sito della stessa biblioteca al link http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b8528593q/f1.image.r=otrante.langEN

 

Le immagini mostrano, rispettivamente, le parti esterne, la  controcopertina superiore e il retto del primo foglio contenente nelle prime due linee la dedica da parte di Nicola di Otranto al notaio Andrea di Brindisi. Seguono sei versi che fanno parte integrante della dedica stessa. Riporto in dettaglio le prime due linee che trascrivo e traduco perché nella prima è individuabile (l’ho evidenziata con la sottolineatura rossa) quella che potrebbe essere stata, approssimativamente, la firma di Nettario.

 

Il volume non contiene solo la trascrizione di testi originali greci ma anche, per alcuni,  la traduzione in latino a fronte, come mostra l’immagine che segue.

 

Il volume appare in ottimo stato di conservazione ma l’avvenuta digitalizzazione rappresenta una garanzia in più per la sua sopravvivenza e, quel che più conta, per una fruizione veramente planetaria. Ignoro lo stato di salute di documenti simili conservati nelle biblioteche italiane ma so di certo che da noi il processo di digitalizzazione è lungi dal decollare e dal diventare, da fatto sporadico, progetto di grande respiro. Qualcosa si è mosso, ma molto lentamente: il 10 dicembre 2012 è iniziata la fase operativa del progetto Google-Mibac che è seguita a quella preliminare iniziata quasi due anni prima; quanti anni dovranno trascorrere prima che i volumi digitalizzati siano fruibili in rete? Non è una domanda da ingenuo: so benissimo che in Italia avviene in tempi brevissimi solo la costruzione di uno stadio, mentre per questa, come per tante altre autostrade della cultura, la similitudine più immediata che mi viene in mente è la mitica Salerno-Reggio Calabria …

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1 Un inventario provvisorio (non essendo stati ancora catalogati  parecchi fondi di varie biblioteche nazionali ed estere) è dato da Marco Petta, Codici greci del Salento posseduti da biblioteche italiane ed estere, in Brundisii res, 4 (1972), pp. 59-121.

2 Tra le sue opere: L’arte dello scalpello [una copia manoscritta è custodita nella Biblioteca Nazionale di Francia (Gr. 2419, cc. 228r-241v), edito da L. Delatte, Un traité byzantin de géomancie. Codex Parisinus 2419, in Mélanges Franz Cumont, Secretariat de l’Institut, Bruxelles, 1936, pp. 575-658]; venticinque poesie in trimetri giambici bizantini, edite da M. Gigante, Poeti bizantini di terra d’Otranto nel secolo XIII, Macchiaroli, Napoli 1979, pp. 73-84. Così l’umanista galatonese Antonio De Ferrariis alias  Il Galateo ricorda il monastero e il suo abate in un passo del De situ Japygiae uscito postumo per i tipi di Perna a Basilea nel 1558: … Nicolaus Hydruntinus, vir eo tempore doctissimus, qui a Philosophia ad Religionem Magni Basilii transmigravit, atque Abbas Cenobii Divi Nicolai apud Hydruntum creatus fuit, et Nicetas appellatus, ubi plura ingenii sui monumenta reliquit in Dialectica, Philosophia, et Theologia; quae omnia in illa non sine lacrymis memoranda Hydruntina clade, Monasterio a Turcis, direpto, ac diruto, conflagrarunt, simul cum Bibliotheca omnis generis librorum, quos ex universa Graecia vir ille magnus congesserat, quique ab Imperatore ad Summum Pontificem, et a Summo Pontifice ad Imperatorem componendarum rerum causa saepe commeabat (… Nicola di Otranto, uomo in quel tempo dottissimo, che dalla filosofia passò alla religione di Basilio Magno e fu fatto abate del cenobio del divino Nicola presso Otranto e chiamato Niceta, dove lasciò molte testimonianze del suo ingegno in dialettica, filosofia e teologia; tutte queste in quella strage di Otranto da ricordare non senza lacrime, preso e abbattuto il monastero dai Turchi, bruciarono insieme con la biblioteca di ogni genere di libri che da tutta la Grecia quel grande uomo aveva raccolto e che spesso si recava dall’imperatore al Sommo Pontefice e dal Sommo Pontefice all’Imperatore per risolvere i problemi …).

Da notare che il Galateo qui confonde Nicola di Otranto alias Nettario con Nicola Niceta che era stato precedentemente, pure lui, abate nello stesso monastero e si era distinto, al pari di Nettario, per alcune missioni diplomatiche e per l’amore verso la letteratura.

Otranto e l’albero di Pantaleone

da Wikipedia

Dedicato a Don Grazio Gianfreda il volume «Note di storia e di cultura salentina» (2)

Nel volume «Note di Storia e Cultura Salentina» (Argo Editrice), annuario a cura di Fernando Cezzi, ed organo della Società di Storia Patria per la Puglia una miscellanea di Studi dedicati a Mons. Grazio Gianfreda. Il volume è introdotto da un ricordo di mons. Grazio Gianfreda di Maurizio Nocera riprodotto qui nella sua seconda parte.

« (…) il mondo basato sulle grandi visioni sintetiche e interculturali, come quelle raffigurate sul Mosaico, si è frantumato. / La programmazione informatica, da parte sua, più che mettere ordine in tale universo, rappresenta con i suoi archivi computerizzati solo una difesa disperata, mossa dalla consapevolezza che i frantumi sono diventati cocci, pezzi ormai inutili»

« (…) Nel Mosaico c’è l’incontro tra l’integrazione culturale di Alessandro il Grande, la romanizzazione dell’Impero Romano, l’arte e la cultura dell’Impero Arabo, la Rinascenza dell’Impero Bizantino e le culture dell’Europa Occidentale: nella Cappella degli 800 Martiri, invece, c’è il risultato dello scontro tra civiltà. L’incontro produce l’“opus insegne”; lo scontro rovina, distruzione, morte»

 
 
 
da Wikipedia

L’albero di Pantaleone

Maurizio Nocera

Altro libro che mi donò Don Grazio Gianfreda, sempre con dedica, fu la sua bella e agile “Guida di Otranto” (Edizioni del Grifo, Lecce 1993), nella quale riprende l’argomento della chiesa di San Pietro, confermando alcune affermazioni e precisando alcune datazioni.

Scrive: «la Chiesa bizantina di San Pietro risale al sec. IX. È tutta affrescata. Sulla cupola dell’altare è la “Annunciazione”; nella conca sottostante è

Casole (Otranto), mirabile fusione fra Oriente ed Occidente, nel segno della cultura, dell’accoglienza, della preghiera e del lavoro

resti del cenobio di Casole (ph Ubaldo Villani-Lubelli)

Luigi Giuseppe De Simone e le lettere casulane

di Paolo Vincenti

Un imponente lavoro, questo di Mario Muci, che ha deciso di pubblicare il carteggio di un grande intellettuale salentino dell’Ottocento: Luigi Giuseppe De Simone. Non avevamo finito di apprezzare  il lavoro certosino svolto con la pubblicazione del carteggio di un altro gigante della cultura salentina dell’Ottocento, Cosimo De Giorgi, che ecco ci capita fra le mani, grazie alla gentilezza di Alessandro Laporta che ce ne fa dono, questo nuovo libro: “Guida al carteggio di L.G. De Simone (con le Lettere Casulane di G.Cozza-Luzi)”, di Mario Muci,  pubblicato dalla Provincia di Lecce, nell’ambito della Collana “Quaderni della Biblioteca N. Bernardini” (Amaltea Editore 2006).

Particolare curioso: Mario Muci in questa pubblicazione non si sofferma molto sulle  Lettere Casulane come fa, invece, in un’altra sua pubblicazione, di poco anteriore a quest’ultima, dedicata a Girolamo Marciano1 (stravaganza dello studioso, pensiamo),  dove dà ampia testimonianza del carteggio intercorso fra il Cozza- Luzi e il  De Simone, non mancando di sottolineare la grande importanza di questa documentazione.

Nella rosa di lettere scelte da Muci per questo libro, troviamo, corrispondenti del grande De Simone, altrettanto grandi intellettuali salentini e non solo, come il Canonico Paolo De Giorgi, Giacomo Arditi, Pietro Siciliani, Giovanni Flechia, Cesare Cantù, il sacerdote Giuseppe Candido, Luigi Settembrini, Antonio Salandra, Cosimo De Giorgi, Domenico Briganti, Ettore Pais ed altri;  ma la lista completa dei personaggi con cui De Simone fu in corrispondenza epistolare annovera moltissimi nomi , come Gaetano Brunetti, Oronzo Gabriele Costa, il Gregorovius, De Sassenay, Lenormant, Yriarte, il Diehl, l’Omont, ecc. Questa fitta corrispondenza è stata sviscerata in diverse pubblicazioni da parte dei nostri storici locali, a partire da Nicola Vacca, che curò nel 1964 una nuova edizione dell’opera desimoniana “Lecce e i suoi monumenti” (Centro di Studi Salentini), fino ad Alessandro Laporta con il suo saggio Luigi Giuseppe De Simone tra Europa e altra Europa, contenuto in “ L.G.De Simone cent’anni dopo”, a cura di Eugenio Imbriani (Amaltea Edizioni 2004).

Ma veniamo a quello che rappresenta il cuore della nostra trattazione. Oltre alle lettere già citate, Muci pubblica anche l’intero corpus delle  Lettere Casulane di Giuseppe Cozza -Luzi e questo costituisce certamente il valore aggiunto del libro. Preziosissimo, infatti, appare questo carteggio, conosciuto da tutti gli studiosi che si sono occupati del De Simone, o di storia di Otranto e del monachesimo bizantino, ma che non era fino ad oggi mai stato pubblicato nella

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