Rocco De Vitis, medico dalla scorza dura

              

di Paolo Vincenti

“Secolare albero d’ulivo, d’erbe nocive abbarbicato, il vasto tronco intorno respirante e nitido ti rendo. Par che m’avvolgan plaudenti i rami tuoi e giulive le fronde sussurrino “grazie” al mio senil sudore”.

Certi vecchi sono come gli alberi d’ulivo delle nostre campagne salentine, soprattutto certi grandi vecchi dalla scorza dura, attaccati alla vita con tutto sé stessi, animati da una grande forza  e da una straordinaria caparbietà, temprati dalla dura vita contadina: giorni e giorni a contatto con la natura e  le sue avversità, ingaggiano con essa una sfida per vedere chi si piegherà, chi, per primo, si farà vincere ed addomesticare.

Questi vecchi, per dirla con Nazim Hikmet, sono talmente cocciuti che, “sul punto di morire, sono capaci di piantare  un ulivo, convinti ancora di vederlo fiorire”.

Così era  Rosario Rocco De Vitis, Don Rocco, come lo chiamavano tutti.

Era nato nel 1911 a Supersano. Aveva frequentato il Liceo Pietro Colonna di Galatina e poi Medicina a Bologna, dove si era laureato, a pieni voti, nel 1937. Tornato a Supersano, aveva iniziato la sua carriera di medico

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