La Quercia elegante di Carpignano

RICOMINCIA LA STAGIONE DELLE GHIANDE. Mi raccomando a tutti gli appassionati di Natura salentina e mediterranea, cominciano i giorni in cui la rarissima Quercia elegante di Carpignano dona le sue preziosissime ghiande, non lasciamone nessuna ai roditori, ma siano raccolte, una volta cadute a terra, accudite perché germoglino e piantate tutte! Informatene anche gli appassionati che non hanno facebook! Un bene rarissimo e prezioso che è un peccato sciupare! Finché non ne avremo piantumate un centinaio ovunque, la varietà è ancora a rischio! Pensate che a fine ottobre verrà anche un gruppo di appassionati di querce appositamente dall’ Olanda proprio per prenderne le preziose ghiande!

Oreste Caroppo

caroppo
Quercus caroppoi, Carpignano Salentino. Foto di Oreste Caroppo del 14 settembre 2012

ECCEZIONALE SCOPERTA BOTANICA nel Salento: la Quercia Elegante (Quercus caroppoi) esemplare unico al mondo e sconosciuto
(testo diffuso dal Forum Ambiente e Salute)

Che il Salento fosse terra di meraviglie, questo lo si sapeva già, ma oggi ancor di più il Salento si scopre e mostra in tutta la sua ricchezza territoriale e biologica, fregiandosi di una perla rarissima, anzi, unica al mondo! A Carpignano Salentino, borgo simbolo di agricoltura e tradizioni fortissime e millenarie (documentate e riscoperte dal grande drammaturgo Eugenio Barba e il suo sperimentale Odin Teatrer), la già ricca biodiversità salentina oggi si arricchisce di una gemma preziosissima.

Proprio nel territorio di Carpignano Salentino è stato scoperto un inedito e unico esemplare al mondo di quercia, tanto da meritarsi quale nome scientifico lo stesso nome del suo scopritore, Oreste Caroppo, difatti questa perla rarissima di biodiversità è stata battezzata quale “Quercus caroppoi” e che per la sua innegabile bellezza e eleganza si è meritata il nome di Quercia Elegante di Carpignano Salentino.

ph Oreste Caroppo
ph Oreste Caroppo

L’esemplare scoperto è l’antichissima testimonianza ancora viva e vegeta del mitico, variegatissimo e lussureggiante “Bosco dei Greci”, e prima ancora dei Messapi, ricordato, a tutt’oggi, dagli anziani e dagli abitanti di questi luoghi magici; bosco di straordinaria bellezza che si estendeva da Calimera, dove ancora oggi, presso la famosissima chiesetta di San Vito, nel cui interno si trova l’apotropaica megalitica pietra forata, si possono ancora notare degli imponenti esemplati di Leccio (Quercus ilex, localmente chiamato in vernacolo “lizza”), guardiani e custodi di una delle porte di accesso nell’area boschiva che a partire la lì ammantava il territorio fino alle porte di Martano, comprendendo il borgo di Carpignano Salentino e Serrano declinando da un lato verso Borgagne e Roca Vecchia e le attuali marine di Melendugno quali Torre dell’Orso-Sant’Andrea-San Foca, fin su a congiugersi con la foresta delle Cesine e di Rauccio, la foresta di Lecce, e dall’altro lato unendosi a sud-est con l’area boschiva dei Laghi Alimini e Otranto, e a sud fino a fondersi con le selve (la Silva) della immensa e antichissima Foresta Belvedere, nel cuore del basso Salento, ricchissima di biodiversità mediterranea e di una relitta flora appenninica lì conservatasi grazie a particolari condizioni microclimatiche geologiche e orografiche sin dall’epoche preistoriche, e che a sua volta si congiungeva a sud con le macchie di Tricase ricche di Quercie Vallonee (Quercus macrolepis, specie quercina, questa, emblematica e vivente in Italia soltanto in Terra d’Otranto, salvata dall’estinzione locale grazie alla corale partecipazione spontanea dei salentini, che ne hanno preso le ghiande e l’hanno ripropagata quasi ovunque possibile; una mobilitazione civico-ambientalista che fa oggi ben sperare per una rapida massima diffusione di questa nuova e, forse, anche molto antica entità quercina, la Q. caroppoi, ritrovata e vivente in territorio di Carpignano.

ph Oreste Caroppo
ph Oreste Caroppo

Questa strabiliante scoperta, oltre a riempire di indicibile gioia tutti i cittadini del Salento, a dimostrazione dell’estrema importanze e vitalità che giorno dopo giorno ci regala questa straordinaria terra, impone un’importante presa d’impegno da parte di tutti, e, soprattutto, da parte di tutte le istituzioni, ovvero la doverosa attivazione di un programma di massima salvaguardia e tutela di questo esemplare unico al mondo con la creazione pianificata di una campagna di propagazione tramite un sano e doveroso piano di ripristino naturale dei luoghi storici, con sistematiche azioni di riforestazione e salvagaurdia, con azioni puntuali di bonifica-decementificazione e deasfaltizzazione, seguendo un certosino restuaro paesaggistico-territoriale. Un’entità botanica che ha bisogno dell’amore di tutti affinché le sue preziosissime ghiande siano raccolte e coltivate con massima cura negli orti e giardini del territorio pugliese per un’azione partecipata e condivisa volta alla salvezza di questa splendida, e bisognosa di cure, Quercia Elegante. Allo stesso tempo è importante la ripropagazione e diffusione da parte del Corpo Forestale dello Stato di questa inedita entità quercina.

ph Oreste Caroppo
ph Oreste Caroppo

Qui a seguire si può leggere l’importante e ufficiale relazione redatta dal prof. Piero Medagli ricercatore del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche ed Ambientali (Di.S.Te.B.A.) dell’Università del Salento.

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Lecce 21 maggio 2013

Spett.le Amministrazione Comunale di Carpignano Salentino,

su segnalazione di Oreste Caroppo e verifica del sottoscritto con successive indagini bibliografiche e di laboratorio, è stata accertata la presenza in agro di Carpignano Salentino di un esemplare arboreo bicormico (con due tronchi separati partenti da un ceppo comune) di una quercia di origine ibridogena derivante dall’incrocio tra quercia di Palestina o quercia spinosa (Quercus calliprinos Webb) e cerro (Quercus cerris L.). Benché gli ibridi nel genere Quercus siano abbastanza diffusi in natura, l’ibrido in questione risulta costituito da una combinazione nuova e del tutto inedita alla scienza e si tratta dell’unico esemplare vivente fino ad ora conosciuto di questa rara entità alla quale è stato ufficialmente dato il nome di Quercia di Carpignano, sulla base della sua collocazione geografica (nome scientifico Quercus x caroppoi in onore di colui che per primo ha posto attenzione su questa nuova entità ibrida). I due tronchi risultano avere un’età di circa 20 anni ciascuno e sembrano scaturire alla base da un ceppo di circa 300 anni di età attualmente ricoperto e nascosto da un muretto a secco. Forse si tratta di un esemplare residuo di un’antica formazione forestale oggi scomparsa. La assoluta rarità di questo esemplare unico al mondo, sulla base delle conoscenze attuali e la sua collocazione lungo un bordo strada, impone rigorose misure di salvaguardia dell’esemplare ed iniziative volte alla conservazione e adeguata diffusione del nuovo ibrido con la creazione di nuovi individui prodotti da autoimpollinazione naturale e collocazione in aree idonee da individuare, al fine di scongiurarne l’estinzione. Ovviamente gli studi scientifici su questa entità sono ancora in corso presso l’Orto Botanico dell’Università del Salento e mirano a ricostruire le caratteristiche e le modalità di formazione del nuovo ibrido la cui origine, come accennato risale a circa tre secoli fa, in un contesto ambientale assai diverso dall’attuale. In ogni caso le informazioni acquisite sono sufficienti affinché venga data ufficialmente comunicazione all’Amministrazione Comunale di Carpignano Salentino allo scopo di predisporre adeguate iniziative di tutela. Ovviamente sia il sottoscritto che l’amico Oreste Caroppo restiamo a disposizione per ogni ulteriore chiarimento. Con i migliori saluti.

Dott. Pietro Piero Medagli – Botanico Università del Salento

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ph Oreste Caroppo
ph Oreste Caroppo

Lo sguardo di Oreste

oreste caroppo

di Wilma Vedruccio

 

Scrivevo così di Oreste Caroppo, conosciuto sul web, rincorrendo ora uno ora l’altro, dei suoi tanti interessi, per cercar di capire.

Uno scritto che pensavo un po’ fantasioso, per metter insieme alcuni indizi che si potevano cogliere dai suoi appunti, dagli articoli numerosi, dalle posizioni sull’uso del nostro territorio.

Poi è arrivata la strabiliante notizia, diffusa dalla stampa locale: la presenza, nel nostro territorio, dell’unico esemplare di una Quercia unica al mondo, denominata “Quercus Caroppoi ” dagli studiosi dell’Università del Salento.

 

Lo sguardo di Oreste

Era stato sempre così, fin dalla scuola elementare.

Aveva avuto un bel da fare il suo maestro a tenere a bada quell’alunno che squarciava l’orizzonte dell’aula a ogni lezione per proiettarsi nell’ampio mondo geografico, senza frontiere, senza il rispetto dei tempi convenzionali ma come a bordo della macchina del tempo.

Apportava dunque correttivi alla lezione svolta secondo i programmi, ma non il giorno dopo, dopo approfondimenti nel pomeriggio ovattato fra le mura domestiche e colte… no, subito, lì per lì, partivano le domande, i distinguo, le precisazioni a cui il maestro, preoccupato all’equilibrio della classe intera, provava a porre un argine.

Erano domande, prospettive inusitate che offriva e pretendeva risposte rigorose, non gli importava se i compagni seguissero le sue traiettorie, contava su una certa naturale fascinazione che faceva sì che avesse seguaci fedeli pronti a tutto. Per non dire delle femminucce, si schieravano in suo favore a prescindere, senza neppur sapere il motivo del contendere.

Qualche problema cominciò ad averlo alle superiori, ai professori non andava a genio che ne sapesse più di loro…era imbattibile se si trattava del proprio territorio, pareva aver vissuto prima in un’altra vita, tanto ne sapeva. Le visite al museo erano frequenti, presso la biblioteca comunale era di casa, ma soprattutto era a cavallo di una vecchia bicicletta che il mondo circostante gli svelava i suoi intriganti e fascinosi segreti.

Metteva in relazione i segni, ipotizzava, cercava il conforto nei libri, forzava un po’ la mano… e giungeva a conclusioni che potevano essere diffuse con probabilità e certezza scientifiche.

Forzava la mano? Solo per dare alimento a certe sue teorie che pareva non stessero in piedi e a cui teneva molto, col tempo sarebbero state accettate e si poteva così esplicitarle bene. “Discorsi utopici” tagliava corto il professore al quale non andava che nello svolgere la sua funzione istituzionale di insegnare, potesse offrire il più piccolo spiraglio per una qualunque innovazione, anche solo linguistica.

Ma Oreste non mollava…alla prima interrogazione utile si presentava armato di citazioni, riferimenti dotti, documenti. Presa la parola non accennava a privarsene se prima non avesse esplicitato interamente la sua ricerca con uno argomentare dialettico che era difficile interrompere. Nel rispetto dei ruoli e delle regole.

Intanto, fra una disavventura scolastica e un successo, portava avanti il suo personalissimo percorso di conoscenza del mondo circostante. Non tralasciava di cogliere ogni segno, storico, geologico, scientifico che fosse. Tracciava collegamenti fra un sentiero, un menhir, un’ icona campestre.

Spiava covate e germogli, riproduceva pianticelle da semi raccolti nella passata stagione, contava i nidi…e sognava di veder la gallinella d’acqua raggiungere senza paura una pozza d’acqua sorgiva nel bosco dei Paduli.

Sognava di veder attraversare i cieli da una stuolo di cicogne, studiava le rotte migratorie e ipotizzava che i volatili avrebbero prima o poi dato una regolatina al loro natural “navigatore” per soddisfare il suo grande desiderio di vederli nel cielo cittadino.

Risvegliava la memoria di animali belli ed estinti nel panorama dell’oggi ed arrivava a prevederne il ritorno se solo avessimo rimosso qualche bilio-tonnellata di cemento e di asfalto dalle nostre mortificate contrade.

quercus caroppoi

Sognava, oltre a cieli da “Popolo Migratore” , oltre a boschi e terre da epoca precolombiana, sognava comportamenti corretti fra la sua gente: no alla corruzione, spese inutili, clientelismi…si appellava a un buonsenso, raro quale merce preziosa, alla professionalità, al rigore, sempre più sconosciuti.

Lo sguardo di Oreste aveva pian piano offerto scenari agli occhi di tanti conterranei, erano scenari semplici di cui solo i più anziani avevano memoria, ed ora erano in più a sognare, sognare… che tornino a volare le cicogne, che l’acqua sorgiva torni a scorrere, che si possa sentire il canto delle gru sui tetti di città garbate. E pur io mi ritrovo a sognare.

 

 

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