Appello accorato per gli ulivi del Salento

Riceviamo e pubblichiamo:

a cura di Forum Ambiente Salute

 

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I cittadini delle provincie di Lecce, Brindisi e Taranto

in coordinamento permanente per la difesa degli ulivi rivolgono un

Appello accorato a tutti i Consiglieri regionali per una forte levata di scudi a difesa degli ulivi del Salento.
Si sospenda immediatamente la mattanza inutile degli espianti, si azzerino le sanzioni vessatorie e ingiuste a danno dei cittadini del Salento
e si prenda le responsabilità a non indurre migliaia di cittadini e famiglie sul baratro del fallimento economico creando il peggior dissesto sociale della storia e di tutti i tempi.
Urge un radicale cambio di rotta nel verso della cura del disseccamento e l’impegno per istituire sin da subito una commissione d’inchiesta interna alla Regione che affianchi la Magistratura per far luce sulle reali e gravissime inadempienze e omissioni e ristabilire il vero e pieno lume Scientifico e della Ragione ad oggi del tutto perso.
ph Mauro Minutello
ph Mauro Minutello

 

 

A tutti i Consiglieri della Regione Puglia

All’indomani della pubblicazione del nuovo assurdo piano d’intervento, e alla luce delle eradicazioni in queste ore in atto, tramite il quale si vorrebbe portare all’eradicazione di migliaia di ulivi si rivolge un accorato appello a tutti i consiglieri regionali per una immediata e decisa levata di scudi istituzionale: il consiglio regionale della Puglia discuta e prenda una ferma decisione nel verso della urgente e salvifica sospensione sine die degli espianti e delle immorali sanzioni entrambi previsti dal Piano Silletti bis e assuma responsabilmente la funzione, di difesa dei cittadini e dei loro lesi interessi economici e dei territori, del patrimonio arboreo, biologico e naturale in essi contenuti fermando la folle mattanza di ulivi del Salento.

Si invitano tutti i consiglieri regionali, ed in particolare i consiglieri salentini,a farsi promotori per l’urgente inserimento, nell’ordine del giorno del Consiglio regionale in calendario per martedì 13 ottobre, del punto di discussione sul Piano Silletti bis chiedendone l’immediata sospensiva, con lo stop agli inutili e drammatici espianti e al rischio di sanzioni che pendono rovinosamente sulla testa degli agricoltori che coscientemente si rifiutano di essere autori della mostruosa distruzione del Salento e di contro vogliono proseguire ad accudire i propri ulivi, nel rispetto dell’ambiente e della salute, con interventi e sperimentazioni che presentano quantomeno una riduzione dei sintomi. I contadini, l’olivicoltura il Salento tutto stanno subendo un incalcolabile danno d’immagine tradotto in ingentissimo danno economico situazione che si rischia ulteriormente di aggravare, a danno di decine di migliaia di cittadini e famiglie che stanno subendo da mesi e in queste ore il più macroscopico danno economico rappresentato dalla folle richiesta di espianto di piante vive e cariche di frutti, piante che rappresentano oltre a un immenso patrimonio affettivo e paesaggistico anche, talvolta, l’unica fonte di reddito e di sostentamento economico per decine e decine di famiglie e per le stesse comunità, un danno economico che senza dubbio affosserà le loro condizioni economiche, già messe a dura prova, creando uno scompenso sociale le cui ricadute sono indescrivibili; e di fronte al quale gli indennizzi sono una misera e ricattatrice offerta che offende e indigna.

Si rivolge un appello a tutti i consiglieri regionali perché sia istituita in Regione una commissione d’inchiesta non solo sugli aspetti scientifici, ma anche su tutti quegli aspetti burocratico-amministrativi che hanno permesso di giungere fino a questo punto con danni incommensurabili d’immagine a danno della regione Puglia tutta e i cui risultati siano posti a servizio delle indagini in corso da parte della Magistratura. I piani antixylella (ma non antidisseccamento) sono fondati sul riscontro di una esigua percentuale di piante sulle quali sarebbe stata riscontrato il batterio; ciò implica un riapprofondimento di tutta la vicenda al fine di individuare le carenze e gli interessi che sono alla base dello scandalo “Xylellagate” e che minaccia non solo il paesaggio ma l’economia dell’intero Salento.

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Sia lanciata anche una forte richiesta da parte dei consiglieri all’Unione Europea affinché oltre alle indagini scientifiche effettuate da EFSA, l’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare, sia anche dato pieno mandato a Europol l’Agenzia di Polizia Europea perché sviluppi indagini parallele a quelle della magistratura italiana sulla discutibile gestione dell’intera vicenda.

Chiediamo un’inversione di rotta da parte della Regione Puglia che si articoli nei seguenti interventi, assunti dai sigg. consiglieri regionali:

impugnazione del Piano Silletti, soprattutto per quanto concerne l’eradicazione degli ulivi e l’uso di agrochimica di veleni e biocidi rivolti contro la flora e la fauna selvatica e rurale;

immediata moratoria degli espianti, soprattutto in assenza di debita e circostanziata certificazione; i proprietari sono stati vittima di un aut-aut senza scampo; inoltre essi hanno il diritto di raccogliere i frutti particolarmente abbondanti.

– La drastica potatura, suggerita da diversi studiosi, con ulteriori interventi profilattici, sostituisca l’espianto, già rilevatosi inutile.

– Si presenti ricorso presso la Corte di Giustizia dell’Unione Europea avverso la Decisione che ignora totalmente le indicazioni normative della FAO: “L’opzione di non dar seguito, o di prendere un approccio di gestione dei parassiti, dovrebbe essere considerata così come le opzioni di eradicazione.” (The option to take no action, or to take a pest management approach, should be considered as well as eradication options.) – (International standards for phytosanitary measures ISPM No. 9 Guidelines for pest eradication programmes – 1998 –  FAO 2006 –

ftp://ftp.fao.org/docrep/fao/009/a0450e/a0450e00.pdf );

 

– la calendarizzazione a brevissimo di un Consiglio regionale monotematico da svolgersi nel Salento, preceduto da un incontro pubblico;

– la realizzazione di una cabina di regia che coordini, metta in relazione e promuova le sperimentazioni e le ricerche scientifiche sul territorio, dalla quale siano esclusi tutti gli organi accademici, scientifici, professionali e istituzionali regionali e nazionali come anche le università italiane e americane che hanno gestito fino a oggi in un regime di vero monopolio la vicenda xylella che ha interessato la nostra regione con le nefaste conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti di quello che è divenuto uno scandalo internazionale sotto la lente della magistratura italiana ed europea;

– l’apertura vera della ricerca a 360° con il coinvolgimento immediato di altri enti di ricerca nazionali e internazionali;

– la realizzazione di un convegno internazionale con la partecipazione di figure scientifiche multisettoriali e di esperti impegnati in strategie fitoterapeutiche contro il disseccamento degli ulivi al fine di appurare le vere cause della sintomatologia tenendo conto anche i precedenti storici che hanno manifestato disseccamenti analoghi nel ‘700, ‘800, ‘900 che come ogni epidemia raggiunta una fase massima intensità, il fenomeno è regredito con un ritorno vegetativo e produttivo degli alberi e questo in quelle epoche in cui la scienza agronomica non era avanzata come ai nostri giorni e quindi con la semplice utilizzazione di efficaci metodi agricoli tradizionali rivolti alla cura della pianta e dell’habitat ecologico;

– la tutela del territorio attraverso la revisione della legge a tutela massima degli ulivi, Legge Regionale 4 giugno 2007, n. 14, contro gli interventi più recenti di suo emendamento che riducevano l’azione di tutela e salvaguardia del patrimonio arboreo e svuotando nei fatti l’importanza protezionistica della medesima;

– la richiesta di cancellazione dalla lista dei patogeni da quarantena del batterio “xylella”, sia sulla attuale assenza di prove certe e scientifiche sulla sua funzione sintomatologica e patogenica verso le piante e, a detta degli studiosi, della sua ineradicabilità quando insediata da tempo e in vasti territori (dal 2008 nel Salento); da qui la necessità di conviverci ; ad oggi la diagnosi è per la maggior parte “indiretta” trattandosi di esami sierologici al PCR nei quali vengono rilevati soltanto piccoli frammenti di DNA, che quindi necessitano di plurimi riscontri, anche per l’incidenza probabile di falsi positivi .

Invitiamo tutti i consiglieri regionali a porsi, come loro dovere, al fianco dei cittadini che resistono contro questo inaudito attacco al territorio e al suo patrimonio più intimo e prezioso, gli alberi d’ulivo e il patrimonio biologico tutto, e attivarsi a ogni livello istituzionale assumendosi la piena e doverosissima responsabilità per la salvezza del Salento e del patrimonio in esso contenuto poiché di questa folle strategia a danno della Puglia a giudicare non saranno solo i cittadini ma la Storia tutta!

(foto archivio Fondazione TdO)

 

 

Orazio e la moria degli ulivi

ph Mauro Minutello
ph Mauro Minutello

di Armando Polito

Est modus in rebus, sunt certi denique fines/ultra quos citraque nequit consistere rectum.

Sono due esametri di Orazio, il celebre poeta latino di più di duemila anni fa, come non sa chi, invece, leggendo e pronunciando Ora zio, crede di avere a che fare con il titolo di qualche commedia all’italiana, a compensazione, per la par condicio di Grazie, zia!, il film con Lisa Gastoni, che fece scandalo e furore nella mia verde età …

La traduzione in italiano dei versi orazioni è la seguente: C’è un limite nelle cose, ci sono, insomma, confini precisi al di là ed al di qua dei quali non può esistere il retto.

Dopo aver precisato, sempre per chi aveva letto Ora zio, che retto non sta per la parte finale dell’intestino, mi permetto di violentare il testo oraziano sostituendo rectum con vita e risparmiando, questa volta, la traduzione per l’esemplare di lettore (?) precedentemente indicato, anche se c’è sempre il rischio che egli, confondendo vita con Vita, si metta a terrorizzare pure con la citazione qualche ragazza con questo nome che lo ha respinto …

In realtà la violenza fatta ad Orazio è un pretesto per rendere ancora più attuali, se fosse possibile, le parole del poeta latino, alla luce dell’eclatante e per nulla esaltante (ma non per tutti …) fenomeno della moria dei nostri ulivi.

Senza girare attorno all’argomento, senza se e senza ma, senza bizantini distinguo, senza sofistici espedienti formali e concettuali, pronuncio il nome del colpevole corredandolo del suo bravo attributo, come si conviene nei resoconti di cronaca nera: non imprevedibile calamità o casuale incidente ma, più semplicemente, bieco profitto.

Profitto di per sé è una bella parola, perché ogni nostra azione, da quando siamo comparsi sul pianeta, è stata strumentale all’acquisizione di un vantaggio. Se l’uomo, provando e riprovando, non avesse scoperto che una scheggia di selce gli consentiva di squartare più facilmente gli animali catturati o … di eliminare un rivale, noi oggi troveremmo, se non tenessimo conto delle ere geologiche e dei loro sommovimenti, tutte le rocce del mondo inutilizzate ed esattamente com’erano milioni di anni fa.

Quel provare e riprovare ha consentito lo sviluppo della civiltà e del progresso nelle forme che conosciamo. Il nostro imperdonabile e, secondo me, esiziale errore è stato quello di pensare che tutto ciò fosse inarrestabile, tanto meno rallentabile e, comunque, controllabile, e che il metodo sostanzialmente di rapina delle risorse naturali fosse corretto e senza conseguenze immediate per la nostra vita  e, paradossalmente, per lo stesso progresso.

La stessa ricerca scientifica, che sul prova e riprova si basa, per volere del mercato e, dunque del profitto, ha subordinato il suo aspetto puro (la cosiddetta ricerca di base) al principio imperante del tutto e subito (la cosiddetta ricerca applicata) e, siccome bisogna recuperare con gli interessi quanto più presto è possibile le somme investite, sarebbe inimmaginabile per la legge del bieco profitto che qualsiasi prodotto (quello che volete: un conservante, un colorante, un diserbante …) venisse testato per un numero ragionevole di anni al fine di verificarne indesiderabili effetti collaterali.

Da quando poi la chimica ha preso piede i rischi che la natura reagisse al corpo estraneo sono aumentati in maniera esponenziale e, è risaputo, certe sostanze possono manifestare i loro effetti a distanza di decenni (non parliamo di quelle radioattive …). Una multinazionale creatrice di una nuova molecola può attendere tanto tempo prima di immetterla nel circuito commerciale? E se per un farmaco anticancro la trafila è abbastanza rigorosa prima del suo impiego clinico generalizzato, pretendete che lo stesso rispetto venga riservato, per esempio, a tutte le forme di vita presenti in un campo infestato dalla gramigna?

Siamo sicuri che tutto il nostro olio e tutto il nostro vino (parlo di quelli non sofisticati …), grazie ai quali faticosamente negli anni abbiamo acquisito il ruolo di protagonisti sul mercato mondiale del cibo, non presentino tracce di sostanze nocive per la salute passate dal terreno alla pianta, dalla pianta al frutto e da questo al prodotto finale?

E la pratica continuata per anni di usare i diserbanti per tenere pulito  lo spazio sottostante gli ulivi e per velocizzare, di conseguenza, la raccolta del frutto non ha finito, fra l’altro, per trasformare la parte superficiale del terreno in una sorta di pellicola impermeabile avvelenata e velenosa?

Vorrei sbagliarmi ma vedo nella gran parte dei ricercatori di oggi dei geni (?) che giocano al piccolo chimico da una parte e, per quanto riguarda la biologia, dei geni (?) che giocano con i geni (stavolta senza punto interrogativo, perché mi riferisco a quelli delle cellule), per cui dobbiamo sorbirci, tra le altre amenità, l’impudica, sfacciata, ipocrita e criminale  promessa che l’agricoltura transgenica risolverà il problema della fame nel mondo. E intanto si è già innescato, complice anche una legislazione in modo certamente non disinteressato compiacente, un processo sulla cui funesta irreversibilità non c’è stato un controllo serio, cioè scientificamente fondato (mica si può perdere tempo …).

Naturalmente, per chi ha fatto del bieco (come non definire così quello informato al metodo prima indicato?) profitto lo scopo della sua vita, l’allarme lanciato, e da tempo, dai naturalisti e da ricercatori indipendenti (razza in estinzione per fame, visto che anche quelli dipendenti non navigano certo nell’oro dei componenti del consiglio di amministrazione delle multinazionali al cui servizio hanno prostituito la loro intelligenza) è solo un assordante ed osceno stridere di gufi, come se la lenta morte del pianeta non riguardasse anche i loro figli (a meno che non abbiano già pronto il loro bunker di sopravvivenza …).

Mi sembra ingeneroso, poi, vista la commistione tra scienza, profitto e potere di cui ho parlato prima, mettere sotto accusa il comportamento degli agricoltori (il loro cervello è fino, ma quello degli scienziati, dicono, è un’altra cosa …) imputando loro l’abbandono di antiche tecniche certamente più rispettose dell’ambiente. Non si può pretendere che si mantenga eroe chi è stato inesorabilmente costretto a diventare vile per poter sopravvivere. E, per passare dai diserbanti ai pannelli solari, cosa si può rimproverare al contadino che per diecimila euro ha venduto il suo ettaro di terreno, dal quale non avrebbe potuto guadagnare tale somma nemmeno dopo venti anni di duro lavoro, all’affarista che tra qualche anno fruirà (lui sì …) del contributo statale per lo smaltimento del silicio, sempre che non gli convenga smantellare il tutto dopo che quel terreno è diventato, per opera e virtù di qualche spirito non (Mon)santo, suolo edificabile?

Per tornare ai nostri ulivi. Al di là delle conseguenze apocalittiche che gli interventi decisi provocherebbero sull’intero ecosistema (paradossalmente il rimedio proposto potrebbe essere stato, se non la causa principale, almeno una concausa del male), siamo veramente sicuri di poter impedire in questo modo la diffusione della malattia? E i cervelloni della comunità europea sono veramente sicuri che non si tratti di un’epidemia (pandemia mi pare esagerato) che, al pari di quella umana, dopo un periodo di picco si estingue naturalmente, anche perché nel frattempo alcuni soggetti son diventati immuni? E nel frattempo (senza gettare il bambino insieme con l’acqua sporca, cioè senza fare terra bruciata) non sarebbe il caso di intensificare gli studi in tal senso?

Sì, ma dovremmo farlo noi salentini. E chi potrebbe finanziare una ricerca indipendente (si spera che almeno quella statale in qualche misura lo sia) al fine di recuperare, per giunta in tempi lunghi, un profitto già da tempo precipitato e oggi annullato dalle sciagurate politiche di questi ultimi anni?

E, sebbene sia uno stupido sentimentale e anacronistico lodatore del tempo che fu, mi sono limitato a considerare solo l’aspetto economico dell’ulivo. Per il resto mi auguro che la nostra umanità recuperi in generale il senso dell’aldi là,dell’al di qua e del retto oraziani, e che non confidi, per quanto riguarda quest’ultimo, in quella sua trasposizione metonimica che si chiama culo, solo perché destinato al su…ccesso.     

“Davanti a San Pietro – poesia su ordinaria follia”

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ph Mauro Minutello

di Raffaella Verdesca

‘Gli ulivi che a Taviano alti e schietti
Van da Gallipoli in marea piana,
Quasi in corsa giganti giovinetti
Mi balzarono incontro e mi guardar.
Mi riconobbero, e bisbigliaron ver me co ‘l capo chino
Perché non parli? Perché non ristai?
Se voi sapeste! … via, non fo per dire,
ma oggi so di finanza e un po’ d’affari,
di biomasse e pannelli solari,
di rondò e ragnatele stradali.
Un mormorio pe’ dubitanti vertici
ondeggiò.
Una gentil pietade avean di me,
e presto il mormorio si fe’ parole:
Ben lo sappiamo: un pover’uomo tu se’.
Rimanti, e i rei fantasmi che da’ fondi neri
Del cuore tuo battuto dal pensier
Guizzan come dai cimiteri
Putride fiamme innanzi al passegger.
Rimanti, e ti canteremo noi ulivi i cori
Che vanno eterni fra la terra e il cielo.
Il dissidio, o mortal, de le tue cure
Ne la divina armonia emergerà
A salvare noi miseri da fine certa
 o voi prodighi da dubbia salvezza … ’

Forse così avrebbe scritto oggi il Carducci se fosse stato allevato da zolle
di Salento, quello che piange veleni e vomita rimedi.
E non me ne voglia il grande poeta se ho preso in prestito il suo amore per i
cipressi di Bolgheri, ‘in duplice filar’, per riaccendere la passione salentina
degli ulivi, in sconfinata distesa, intorno a Gallipoli, la zona dell’attuale
focolaio d’infezione da Xylella Fastidiosa,…forse.

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ph Mauro Minutello

Eh già, perché i georgofili si astengono dall’identificare con certezza la
causa di questa  parassitosi nella Xylella, rinominata ormai batterio killer.
Terrorismo mediatico, diffamazione di una povera ‘Concausa’ elevata al rango
di ‘Flagello Esclusivo’, endemica strampalata Messalina senza particolari
fortune né piaceri. In poche parole una vecchia conoscenza della nostra terra
con all’attivo qualche buon colpo messo a segno nel passato, un lungo periodo
di buona condotta  e una condanna di complicità con taglia pendente sulla
testa. E non solo sulla sua. Attenzione quindi alla testa nostra e a quella
degli ulivi contagiati, quasi 600.000 alberi per circa 8.000 ettari di terreno
interessato. Una vera strage.
“Non c’è cura, non c’è speranza di guarigione e gli alberi sono da abbattere
senza se e senza ma!”, questo il tenore delle dichiarazioni degli organi
competenti locali.

ph Mauro Minutello
ph Mauro Minutello

Sbaglio o gli alberi si curano ‘senza se e senza ma’?
Provate a convincermi che per curarli si debba ucciderli.
Se questa fosse la regola valida per alterazioni e malattie, l’intero globo
terrestre sarebbe oggi pressocchè disabitato: pochi esseri umani sopravvissuti
al delirio di onnipotenza, al contagio della corruzione, alla speculazione
famelica su ogni diritto;
lande deserte animate dal rosso diafano di qualche pomodoro OGM, sagome di
alberi di carta proveniente dalla deforestazione e riforestazione proveniente
dall’imponente richiesta di carta;
poche mucche meno pazze delle sorelle passate a miglior vita, qualche suino
privo di raffreddore, di maschera al silicone e di pass per i festini alla
Provincia, uno sparuto nugolo di api indenni ai pesticidi e alla squalifica per
doping, e un piccolo gregge di pecore geneticamente modificate, in grado d’
insegnare ai lupi come fare a ingannare i bracconieri, i rimborsi dell’Ente
Parchi e le esche estrogenate.
E in mezzo a questa Torre di Babele di buone intenzioni, di effetti estremi e
di ottimi profitti, credete davvero oneroso e insensato provare a salvare gli
ulivi del Salento piuttosto che i ‘detersivi’ per smacchiare denari e
coscienze?
Sarebbe criminale ricordare che le parassitosi si superano con la
sopravvivenza degli esemplari ad esse resistenti e che non è necessario
estirpare le piante colpite fingendolo un penoso dovere da emergenza
fitosanitaria?
Se un’emergenza c’è, riguarda il coinvolgimento di esperti nazionali e
internazionali in materia di bonifica, d’interventi di risanamento, di cura e
di salvaguardia degli uliveti dall’inesorabile diffusione del patogeno e della
speculazione.

ph Mauro Minutello
ph Mauro Minutello

Il nostro parco oleario fa invidia a tanti, si sa, i piani di sfruttamento
selvaggio del territorio non hanno mai avuto il vezzo della timidezza in questa
regione, e tutto, come d’incanto, può diventare all’improvviso business per
pochi, la cura come l’abbattimento.
E’ il modo più rapido per squarciare un’economia già in ginocchio.
Eppure, novelli Carducci, camminando per le nostre campagne dovremmo trovare
irresistibile il richiamo dei fedeli amici argentati, monumentale tempio di
forza, bellezza e sapienza senza età.
Nel magico rituale che attorno a loro si consuma da secoli, ci ritroviamo nel
cuore di una natura che si fa raccogliere e spremere per nutrire, di un’
atmosfera che suggestiona e incanta per identificare.
L’ulivo è infatti simbolo dell’identità di ogni suo abitante, è l’anello di
congiunzione tra il lavoro dell’uomo, le tradizioni e la cultura storica del
popolo salentino.
Albero sacro, elemento peculiare di un paesaggio che tutto perderebbe senza
quelle nodose promesse di vita che attraggono, non adescano.
Davanti alla chiesetta di San Pietro dei Samari, nella gallipolina Palude de
li Foggi, così come Carducci davanti a San Guido, nel cuore della Maremma
livornese, dovremmo idealmente raccoglierci tutti per opporci alle soluzioni
spicciole proprie della vita profana, identificata oggi nella condanna senz’
appello degli alberi infetti.
L’elevazione spirituale offerta dagli ulivi rimane perciò una realtà da
perseguire e un’importante ragione per cui lottare,… ma attenti all’ “asin
bigio”!
“… l’asin bigio, rosicchiando un cardo
Rosso e turchino, non si scomodò:
tutto quel chiasso ei non degnò d’un guardo
e a brucar serio e lento seguitò.”
Come non capirlo, povera bestia? Ha occhi solo per il suo bel cardo da
rosicchiare, unico mezzo attraverso cui crede e sente di realizzarsi, rimane
indifferente a tutto ciò che gli accade attorno, non si scomoda neanche se gli
crolla il mondo addosso: asino bigio di pura razza bigio asinina!
E pensare che suo cugino, per spaventare gli altri animali o forse solo per
primeggiare su di essi, un giorno volle mettersi addosso una pelle da leone,…ma
finì sbranato.

S.O.S. per gli ulivi del Salento!

Visita guidata e osservazioni presso gli oliveti situati a Sud-Est di Gallipoli interessati da un disseccamento della chioma

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Il 21/09/2013, il sottoscritto Prof. Vincenzo Mello, docente di Fitopatologia ed Entomologia agraria, insieme al Dirigente Scolastico Prof. Walter Livraghi e agli alunni delle quinte classi dell’Istituto Tecnico Agrario “G. Presta” di Lecce, ha effettuato un sopralluogo presso gli oliveti situati a Sud-Est di Gallipoli interessati da un disseccamento della chioma.
La prima visita ha interessato gli olivi nei dintorni della stazione di servizio ESSO “Li Sauli” sulla S.S. Gallipoli-Leuca. Le piante hanno una circonferenza del tronco di cm 150-200 e presentano la chioma con gravi disseccamenti riguardanti alcuni rami o addirittura intere branche.
2u
La prima osservazione che gli alunni hanno fatto è che le foglie secche, delle parti interessate, si sono accartocciate a sigaretta e sono rimaste attaccate ai rami. Ciò vuol dire che il ramo si è disidratato repentinamente, tanto da non dare il tempo necessario alla foglia di formare il cuscinetto di abscissione e cadere, come spesso avviene in risposta della pianta a sofferenze di varia natura.
3u
Molti rami secchi presentano, oltre alle foglie, anche le olive rinsecchite. Ciò fa pensare che il disseccamento di quei rami è avvenuto circa un mese fa.
Molti rametti di due anni, con le drupe in accrescimento, presentano un disseccamento basipeto. L’estremità è del tutto secca mentre andando verso la base le foglie e le olive sono sempre meno disidratate. E’ come se il rametto fosse stato strozzato da un qualcosa che non permette il flusso normale della  linfa.
 Spesso questi rametti si ergono da rami del tutto verde o viceversa si vedono rametti verde che partono da rami quasi secchi.
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Gli  studenti hanno messo in pratica le loro nozioni e armati di forbici da pota e coltelli da innesto hanno prelevato un po’ di materiale da osservare. Dapprima hanno effettuato delle sezioni oblique, a becco di clarino, alla base dei rami sofferenti ma non del tutto secchi per rinvenire eventuali imbrunimenti nel tessuto legnoso. Ciò avrebbe potuto far pensare ad una malattia fungina che insinuandosi con le ife nei vasi xilematici possa averli ostruiti impedendo così la salita della linfa grezza, costituita principalmente da acqua e sali minerali. La Tracheo-verticilliosi è una malattia dovuta al Verticillium dahliae che attacca molte piante sia erbacee e sia arboree tra cui anche l’olivo e da una sintomatologia molto simile a quella in esame. Ma, dall’osservazione macroscopica, non sono stati individuati imbrunimenti anulari dei cerchi legnosi che possano ricondurci a questa patologia.
7u
Continuando ad esaminare le chiome malate è stato osservato un sensibile attacco da Fleotribo (Phloeotribus scarabaeoides). All’ascella di molti rametti si rinvengono profonde ed estese erosioni di alimentazione dell’Insetto e molte di queste hanno permesso la penetrazione del batterio Pseudomonas savastanoi che causa la Rogna dell’olivo, consistente in evidenti escrescenze tumorali legnose. L’infestazione da parte di quest’Insetto, insieme all’Ilesino bruno (Hylesinus oleiperda), potrebbe provocare disseccamenti dei rametti e/o la loro caduta, sotto l’azione del vento e la colatura delle mignole che sono le infiorescenze dell’olivo. Non è da escludere quindi pensare che l’azione di questi Insetti, aggravata da quella della Rogna, possano aver fatto seccare all’inizio i rametti e poi via via i rami sempre più grandi fino ad interessare le branche o addirittura l’intera chioma, come abbiamo potuto osservare in altri oliveti di zone limitrofe.
8u
La Zeuzzera pyrina o Rodilegno giallo è una farfalla le cui larve, scavando gallerie nel legno e tranciando i vasi legnosi, potrebbero causare gravi ed estesi disseccamenti della chioma. All’osservazione però non sono stati individuati molti fori di areazione o di sfarfallamento dell’Insetto. I pochi fori osservati sono vecchi e interessano alcuni rami del tutto verdi. In questo caso è difficile pensare che sia il Rodilegno giallo il responsabile di tutto ciò.
Inoltre, nei tre oliveti della zona ispezionati, sono state rinvenute, sulla nuova vegetazione dei polloni e dei succhioni, macchie gialle sulle foglie e in corrispondenza di esse, sulla pagina inferiore, imbrunimenti ben definiti. Osservando prima con le lenti contafili in campo e poi con lo stereo-microscopio nel laboratorio dell’Istituto si notava che  i peli stellati cadevano facilmente evidenziando leggere escrescenze del tessuto fogliare.
Gli olivi che ricadono nell’areale dove si è notata per prima la manifestazione sono stati potati drasticamente o addirittura capitozzati. Le piante hanno reagito emettendo una grande quantità di polloni e succhioni. Ma anche su questi ultimi si nota la medesima sintomatologia con disseccamenti di alcuni giovani rami incastonati tra quelli verdi.
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Gli olivi che non sono stati potati, ricadenti sempre nella stessa zona, presentano quasi tutta la chioma disseccata e qua e la si evidenziano rametti ancora verdi. Spesso questi si notano all’estremità di grossi rami assurgenti del tutto secchi. In entrambi i casi i polloni sono molto vigorosi, sia i selvatici e sia i gentili, anche se su questi ultimi si osservano gli ingiallimenti sopra menzionati. Questi farebbero pensare a una lieve micro carenza e comunque di poca importanza dal punto di vista fitopatologico.
Tantomeno si può pensare ad inquinamento della falda o del terreno perché avremmo dovuto assistere alla morte dell’intera pianta, compresa la radice. Invece dal piede degli olivi nascono molti polloni vigorosi e sani che però possono seccare dopo due-tre anni.
Ovviamente gli Istituti di ricerca, le Università, il Servizio Fitosanitario Regionale, ecc. dovranno approfondire le indagini con esami di laboratorio per individuare con sicurezza l’agente responsabile, biotico o abiotico che sia per poter intervenire opportunamente per circoscrivere e bloccare la patologia.
Tornando a Lecce, tra l’uscita per Galatina e quella per San Donato sono stati individuati diversi olivi con la medesima sintomatologia.
Anche sulla strada provinciale San Donato-Copertino sono stati individuati molti olivi con parziali disseccamenti della chioma. Anche queste mostrano un notevole attacco da Fleotribo e/o Ilesino.
Sappiamo bene che non bisogna fare allarmismi inutili e dannosi ma sarebbe auspicabile che questo problema venga affrontato tempestivamente e risolto quanto prima. Una cosa è certa, questa manifestazione il sottoscritto l’ha notata da circa quattro-cinque anni ed interessava solo un’esigua superficie in località “La Castellana”, mentre ora investe diversi chilometri quadrati di superficie.
Prof. Mello Vincenzo
Alunni partecipanti:
Classe V A: Ciurlia Mirko, Corciulo Alexander, Della Giorgia Filippo, Durante Federico, Mandrà Monia, Marzo Biagio, Nicolì Marco, Rizzello Alberto, Romano Andrea, Tridici Samuele, Zecca Lorenzo e Zezza Matteo.
Classe V B: Aprile Alessandro, De Santis Kevin, D’Ospina Alessandro, Elia Serafino, Iasi Luca, Mariani Salvatore, Martina Gabriele, Miccoli Carlo, Pagano Alessio, Pinzi Giorgio, Sansone Biagio, Savarelli Angelo, Sicuro Andrea, Simone Ferderico, Stabile Adriano, Tondo Samuel e Vantaggiato Federico.
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Analisi per un censimento degli ulivi secolari

di Mimmo Ciccarese

 

ph. http://www.frantoionline.it/

“La Regione Puglia tutela e valorizza gli alberi di ulivo monumentali, anche isolati, in virtù della loro funzione produttiva, di difesa ecologica e idrogeologica nonché quali elementi peculiari e caratterizzanti della storia, della cultura e del paesaggio regionale”.

 

In particolare con l’art. 4 della Legge sulla Tutela degli ulivi secolari si definiscono le azioni sistematiche di conteggio, su proposta della commissione tecnica s’introduce un’apposita scheda di rilevazione, un modulo predisposto per la raccolta d’informazioni relative a univoche localizzazioni, proprietà, dimensione e numero delle piante, caratteri monumentali, paesaggistico-ambientali, storico-culturali, tipologie colturali.
Con tale provvedimento la Giunta regionale taglia il nastro sul rilevamento regolare degli ulivi e di uliveti monumentali, che può effettuarsi anche attraverso la stesura di convenzioni e protocolli d’intesa con altri enti o organizzazioni. Singoli cittadini, associazioni, organizzazioni, enti pubblici e loro articolazioni possono segnalare l’esistenza di ulivi e/o uliveti monumentali da sottoporre a tutela e valorizzazione.
Dopo la rilevazione sistematica e le segnalazioni, nell’art.5 si specifica l’elenco delle essenze rilevate e come il ramo ecologico della Regione su parere della commissione tecnica serba, predispone, aggiorna annualmente il censimento e definisce le risorse finanziarie per la loro tutela e valorizzazione.

Tal elenco è un contenitore d’indicazioni catastali utili per l’individuazione delle singole proprietà è pubblicato sul bollettino ufficiale della regione puglia e comunicato agli enti interessati.

A questo proposito è bene ricordare che la regione Puglia con l’art. 30 della Legge Regionale n. 14 del 31/05/2001 ha istituito “l’Albo dei monumenti vegetazionali, nel quale sono iscritti, con le loro caratteristiche fitologiche e panoramiche, gli alberi, di qualsiasi essenza, anche in forma isolata, che costituiscono elemento caratteristico del paesaggio […]”.
Con il DGR n. 345 dell’11 marzo 2011è stata pubblicata la prima lista regionale prevista dal suddetto art. 4. Si riferisce a 13.072 alberi d’ulivo monumentali dotati di numero, comune, foglio e particella, ben poco rispetto ai 354.000 ettari di oliveti considerando che il 35% sono secolari.

(23.000 ettari nel Salento): la densità di circa 4 alberi secolari ad abitante. Per dare un’idea della portata del calcolo, un ettaro di terra può ospitare circa 100 piante d’alberi secolari con sesti tradizionali regolari. Quindi un ettaro di oliveto secolare darebbe respiro a 25 pugliesi.

In ogni caso rintracciare la scheda utilizzata dalla Regione Puglia per il rilevamento e poterla confrontare con quella di altre regioni sarebbe auspicabile per dedurne delle indicazioni a supporto.

In provincia di Como ad esempio il censimento di alberi monumentali si è reso concreto con la collaborazione di appassionati ”segnalatori” supportati da tecnici esperti. Tale territorio ha reso reperibile un modulo di raccolta dati impegnando comunità montane, sedi dei comuni, enti parco, scuole, biblioteche, rifugi e associazioni di volontariato. Il documento contiene dati utili a fini dell’identificazione dell’albero e le relative istruzioni per la compilazione. Durante questa fase sono stati realizzati seminari aperti alla gente con lo scopo di far conoscere gli stessi alberi censiti.

In provincia di Mantova la scheda di rilevamento del monumento, contiene dettagli circa la località, il percorso per raggiungerlo, l’esposizione altimetrica, le coordinate geografiche, i connotati di distinzione, il nome volgare, il quadro strutturale, quello vegetativo e fitosanitario, i trattamenti eseguiti, il quadro dei vincoli, delle minacce e della tutela. Esauriente esempio di descrizione e valorizzazione tecnica ed etica.

Quali sarebbero gli strumenti adoperati per fare un buon censimento?

Ovviamente, alle soglie del 2013, pensare di setacciare un territorio equipaggiato da migliaia di olivi, con semplici strumenti è difficile ma non impossibile. La rilevazione può riportare numeri avvalendosi anche di video e supporti di definite immagini satellitari. Il Sistema Informativo GIS, utilizzato nel settore agricolo, restituisce la quantità di piante, la superficie d’incidenza (proiezione della chioma sul terreno) le eventuali perdite, a causa di un espianto, ad esempio, ma non fornisce età o carattere di monumentalità. Trovare un appezzamento, ormai, non dovrebbe essere più un problema quando s impiegano strumenti come una comune fotocamera GPS. Calcolare dimensioni e altezza quando si usano strumenti laser o a ultrasuoni è ancor più semplice.

Per l’olivo, data la sua fisiologica tendenza a svuotare il tronco, è quasi impossibile stabilire con precisione la sua età; in genere si comparano dimensioni o volume dell’albero oggetto di studio con quelli d’un campione di alberi d’età nota. La padronanza storica e geografica del territorio potrebbero comunicare informazioni sufficienti.

Un lavoro di censimento dovrebbe essere demandato ai singoli comuni perché conoscitori del loro agro e più vicini agli olivicoltori. Mappare e preservare gli alberi sul territorio di competenza è di grande utilità per conoscere, ad esempio, le misure da adottare per contenere le cause del dissesto idrogeologico o della desertificazione, creare percorsi eco turistici o favorire i prodotti tipici.

Gli ulivi di Puglia fra cielo e terra

ph Mino Presicce

di Carla Martini

 

Ho pensato che in Puglia ci siano tanti ulivi quanti sono i pugliesi.

Ognuno ha il suo ulivo nel quale ha imprigionato una vibrazione del suo spirito. Ognuno ha ricevuto direttamente da Dio il compito di far vivere una creatura arborea dalle foglie d’argento, dal frutto indispensabile, dal tronco libero di darsi forma, statura, vetustà.

Ho pensato che gli ulivi siano uomini stessi che un giorno hanno scelto di fermarsi, di porsi in silenzio ad ascoltare, con i piedi affondati nella terra rossa ed aspra, con la mente rivolta a Dio per una lode eterna.

Sono dunque gli ulivi una emanazione spirituale di questo popolo? Essendo lo spirito eterno, il tempo è immortale, questa terra è per sempre. Così gli ulivi così gli uomini.

I piedi si fanno radici, le braccia si alzano al cielo, la terra è fisicità, il cielo è spiritualità.

Il silenzio è perfetto, il movimento è nello stesso punto, i colori sono nitidi nella simbiosi dell’ulivo con la natura circostante.

Se dico terra di Puglia, cielo, ulivi e mare, intendo il loro essere unico. Insieme si fondono nel silenzio, nel silenzio di uomini che hanno espresso lavoro, arte, gioia e dolore.

L’ulivo assurge a simbolo di tutto questo, mentre l’olio delle sue olive ha rischiarato secoli di storia dagli eventi spesso tragici, ma anche la pazienza  di tutti coloro che umilmente hanno accettato il divenire dei tempi bui in quelli luminosi.

Ed è tutto nell’albero che dona speranza in quella lode verso Dio, perché quale uomo “trasformato” conosce. Infatti non è uomo pietrificato dal dolore, ma immerso in quella staticità che è propria della contemplazione mistica.

Ogni ulivo è diverso, quale scultore geniale scalpella il suo corpo. Non è tormentosa l’opera, ma discorso complesso da filosofo, che invecchiando diviene sempre più “capace” di dire.

Interpretare tali sculture sarebbe comunque svelare segreti o meglio misteri,

Mai più erbicidi nell’oliveto: l’erba aumenta la quantità e qualità dell’olio

 di Antonio Bruno

I giganti del Mediterraneo, gli olivi secolari del Salento, veri e propri monumenti vegetali che danno frutto ma che ne danno di più se c’è la più disponibilità di acqua. L’acqua che da la vita è importante perché anche in volumi ridotti migliora la produttività e la resa in olio. In questa nota come aumentare l’acqua a disposizione degli olivi della nostra terra.

L’olivo nel Salento leccese

In provincia di Lecce le piante di olivo sono oltre 9 milioni e 500 mila vi sono oliveti tradizionali su terreni rocciosi e poverissimi, senza irrigazione. Comunque nella provincia ci sono anche oliveti irrigati capaci di produrre anche 300 q.li di olive per ettaro.

Gli impianti recenti interessano all’incirca 9.000 ettari, dei quali 3.000 di varietà nuove rispetto alle presenze secolari della Cellina di Nardò e dell’Ogliarola. La coltura è specializzata e viene praticata generalmente in asciutto, anche perchè meno del 20% circa della superficie olivetata è irrigata.

Quale acqua agli olivi del Salento leccese?

Nel Salento leccese il problema della desertificazione, processo irreversibile che comporta una diminuzione o distruzione del potenziale biologico dei suoli, impone una gestione delle riserve idriche sempre più oculata, unitamente alla necessità di rendere ecologicamente compatibili i modelli di sviluppo sociale ed economico.

Tutelare la risorsa idrica della falda

La Provincia di Lecce è ricca d’acqua, grazie alla presenza dell’acquifero calcareo che favorisce l’accumulo nel sottosuolo di ingenti risorse. Ma nello stesso tempo è di dominio pubblico che la ricchezza di acque sotterranee è compromessa da un uso dissennato della risorsa stessa. In provincia di Lecce, sino a qualche anno fa, erano 70mila i pozzi autorizzati e non sappiamo quanti altri ce ne siano senza autorizzazione. Lo sfruttamento della falda del Salento leccese è caratterizzato da prelievi eccessivi e non pianificati nonché dall’inquinamento puntiforme e diffuso di diversa origine (urbana, agricola, industriale). Se si dovessero trivellare nuovi pozzi per irrigare gli oliveti che oggi sono coltivati in asciutto si rischierebbe di compromettere ulteriormente la situazione con la conseguenza di un eccessivo prelievo di acque sotterranee e ulteriore abbassamento del livello della falda, il che a sua volta può produrre delle modificazioni ambientali. Tali modificazioni sono l’aggravamento di ciò che già accade: il mondo scientifico ha più volte denunciato che si sta verificando il richiamo di acque superficiali inquinate in acquiferi profondi non contaminati e che in prossimità della costa si è già provocato il richiamo di acque marine causando la salinizzazione della falda.

Coltivare l’oliveto solo con le acque di pioggia

Nel nostro territorio gli oliveti che non dispongono di irrigazione hanno a disposizione solo l’acqua di pioggia che come sappiamo a seconda delle zone del Salento leccese varia dai 600 ai 900 millimetri annui. Il tema è: “Quali pratiche agronomiche possiamo mettere in atto nel Salento leccese per aumentare l’acqua presente nei terreni degli oliveti?” Si tratta di fare in modo di aumentare la capacità che hanno i terreni del Salento di conservare l’acqua che cade con la pioggia nel periodo autunno – invernale e per ottenere questo obiettivo l’unica strategia che possiamo adottare è quella di limitare le perdite di acqua nel terreno quando l’olivo entra in vegetazione.

Lo studio coordinato da Assunta Maria Palese

Ho letto sull’informatore agrario 25/2011 lo studio coordinato da Assunta Maria Palese del dipartimento di scienze dei sistemi colturali, forestali e dell’ambiente dell’Università della Basilicata in cui i ricercatori giungono alla conclusione che se non si effettuano le lavorazioni e si lascia il terreno dell’oliveto inerbito si intercettano più efficacemente le acque piovane anche in quei periodi si pioggia scarsa facendo si che l’acqua si distribuisca sia in superficie che in profondità. In particolare questo studio ha accertato che l’acqua che si trova a più di un metro di profondità, che è quella che viene utilizzata dalle radici dell’olivo, si ricostituisce in presenza del cotico erboso.

Attenzione però, bisogna tagliare il cotico erboso!

Sempre nel lavoro coordinato da Assunta Maria Palese si legge “in generale i consumi idrici del sistema inerbito sono risultati superiori a quelli del sistema lavorato in tutti i periodi considerati”….”pertanto è di importanza fondamentale la scelta del momento più opportuno per il taglio del cotico erboso per evitare la sovrapposizione tra lo sviluppo delle essenze erbacee e le fasi di fioritura ed allegagione dell’olivo, particolarmente sensibili allo stress idrico e determinanti per la produttività.”

L’idea del collega Rori Muratore: le pecore che tagliano l’erba dell’oliveto

Per il taglio dei prati in maniera da averli ben rasati, senza rovi e arbusti vari generalmente si ricorre a decespugliatori e rasaerba che sono mezzi costosi, rumorosi e che richiedono l’impiego di manodopera. Il collega Rori Muratore in occasione di un Convegno e sollecitato dal prof. Silvano Marchiori che denunciava il pericolo dell’estinzione della flora nei terreni coltivati ad oliveto sottoposti al diserbo chimico propose di utilizzare le pecore per il controllo delle infestanti. Ho appreso poi che già da alcuni anni nell’Italia centro settentrionale i prati risultano sempre sotto controllo grazie al pascolo delle pecore e in particolare di quelle di razza Sufflok che sono voracissime e insaziabili. “L’utilizzo delle pecore Suffolk (per tenere sempre ben rasati e puliti i terreni incolti) è estremamente naturale e biologico, non inquinante e a ciclo chiuso: il terreno fornisce l’erba, le pecore mangiano l’erba, i loro escrementi concimano il terreno, l’erba ricresce ancora più rigogliosa. Quanto alle piante infestanti, queste vengono tenute sotto controllo e gradualmente eliminate perché le pecore ne mangiano in continuazione le foglie e i germogli.”….” “QUANTE PECORE PER ETTARO DI SUPERFICIE? Il numero ideale dei capi è di circa 2- 4 per ogni ettaro di terreno, in dipendenza dalla quantità e qualità dell’erba. Se ne possono tenere anche 6 o più, ma in questo caso occorre integrare l’alimentazione con fieno e mangimi appropriati per pecore da carne….” (Carlo Bavecchi, Allevate alcune pecore di razza Suffolk per tenere «pulite» le aree incolte VITA IN CAMPAGNA 1/2006)

Nel Salento leccese c’è erba per 280mila pecore

Moltiplicando due pecore per ettaro per i circa 90mila ettari di oliveto della Provincia di Lecce posso affermare che in questo territorio c’è pascolo per 280mila pecore e che questo reddito unito a quello della migliorata quantità e qualità dell’olio rappresenta una suggestione che potrebbe dare luogo a una prova che se riuscirà porterebbe eliminare definitivamente l’uso degli erbicidi nel Salento leccese.

Come un “fenomeno da baraccone”

Come un “fenomeno da baraccone” portato di piazza in piazza per essere ammirato, mentre il suo orgoglio viene “potato” irrimediabilmente

di Silvana Bissoli

…Da tempo ripensavo alle foto inviatemi lo scorso aprile 2011 per invitarmi a visitare “euroflora” di Genova:  “Resterai senza fiato” mi disse un’amica, conoscendo bene il mio amore per gli Ulivi di Puglia. Poverina, era in buona fede e pensava di rendermi un favore, non aveva lontanamente immaginato quale fosse il prezzo del nostro “piacere visivo”. Da infarto la visione di quelle foto in cui il povero “Ulivo gemello” veniva trasportato e collocato nello “zoo di Genova”. Già perchè il primo pensiero che ho avuto all’epoca fu che era stato ridotto a fenomeno da baraccone… Sono stata nel dubbio se riprendere l’argomento, per portare maggiore sensibilizzazione nel cuore delle persone. E’ importante che si comprenda che il nostro piacere piccolo piccolo non vale la vita di un Essere Vivente di 2400, umiliato, seppure ammirato, in tutta la sua chioma e ridotto ad un tronco triste e spoglio. Ho trovato navigando questo articolo di Spigolature salentine che desidero portare all’attenzione degli amici del gruppo per una riflessione.. mi piacerebbe avere la vostra opinione sull’uso di piante (non solo Ulivi) secolari usate come attrazione

Patriarchi verdi del Salento di Lucio Meleleo

di Lucio Meleleo

…In nient’altro si può trovare il simbolo della nostra provincia se non nei giganteschi e pittoreschi ulivi plurisecolari, che, come maestose colonne tortili, sormontate da larghi capitelli d’argento, tormentate, spaccate o scoppiate, di un vetusto tempio pagano dedicato a Pallade, si perdono, a vista d’occhio, per chilometri e chilometri, da Lecce fino al mare, fino a Finibus Terrae. Qui, nella nostra terra, l’ulivo ha il suo regno, qui l’ulivo sin dall’epoca messapica è stato spettatore di tante antiche vicende, di tante illustri civiltà, di tutto il nostro glorioso e doloroso passato… (Emilio Panarese)

Radici forti e chiome maestosamente splendenti sono simbolo del cuore salentino (Antonio Mauro tra i commenti della petizione online “Nessuno tocchi gli ulivi di Puglia”).

Espiantiamo gli ulivi dalla terra o espiantiamo questi signori dalla poltrona?

di Pier Paolo Tarsi

Alcuni nostri politici regionali ci sorprendono con una nuova originalissima proposta di questi giorni, finalizzata a trarre finalmente la Puglia fuori dalla crisi economica che attanaglia la nazione e l’occidente tutto! Dopo attente e scrupolose analisi, questi geni non solo hanno individuato la causa frenante dello sviluppo nella nostra regione – ossia, tenetevi forte, gli ingombranti ULIVI SECOLARI – ma hanno, pensate, addirittura scovato la soluzione al problema: snellire le lungaggini burocratiche necessarie per espiantarli, proponendo il decentramento a livello comunale delle “competenze per il rilascio di autorizzazioni agli espianti e spostamenti di piante secolari”, oggi ancora di pertinenza della Regione. In quanto pugliesi ringraziamo sentitamente i detti signori per l’acume, lo sforzo ed il faticoso lavoro con cui mostrano di ricompensare le laute paghe ed i privilegi loro attribuiti: proposte come questa instillano serenità nei cittadini, accrescendo in loro la fiducia e la sensazione di essere in mani buone e sapienti, capaci di estirpare finalmente quelle radici secolari che ammorbano la nostra economia. Grazie signori, grazie di cuore!

Riportiamo di seguito la proposta di legge ( Fonte: http://www2.consiglio.puglia.it/Giss9/9PubbGiss.nsf/0/6B09FD5B3764D3B9C1257920002DF1DF?OpenDocument) e vi invitiamo, dopo la lettura del testo riportato – ammesso che sopravviviate alle amare risate – a firmare la petizione con cui proveremo a bloccare l’iniziativa e salvare gli Ulivi secolari dalle mire di questi…gentili signori! Sommergiamoli di sdegno!

per firmare la petizione:

http://www.petizionepubblica.it/PeticaoVer.aspx?pi=ulivi

Memento, sallentinus: Legge di tutela e valorizzazione del paesaggio degli ulivi monumentali

2007: Legge di Tutela e Valorizzazione del paesaggio degli Ulivi monumentali della Puglia

Regione Puglia Legge Regionale n. 14 del 04-06-2007
(B.U.R. Puglia n. 83 del 7-6-2007)

 

IL CONSIGLIO REGIONALE HA APPROVATO
IL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE PROMULGA
la seguente legge:

TITOLO I
FINALITÀ E DEFINIZIONI

ARTICOLO 1
(Finalità)
1. La Regione Puglia tutela e valorizza gli alberi di ulivo monumentali, anche isolati, in virtù della loro funzione produttiva, di difesa ecologica e idrogeologica nonché quali elementi peculiari e caratterizzanti della storia, della cultura e del paesaggio regionale.
2. La tutela degli ulivi non aventi carattere di monumentalità resta disciplinata dalla legge 14 febbraio 1951, n. 144 (Modificazione degli articoli 1 e 2 del decreto legislativo luogotenenziale 27 luglio 1945, n. 475, concernente il divieto di abbattimento di alberi di ulivo), e dalle norme applicative regionali.

ARTICOLO 2
(Definizioni)
1. Il carattere di monumentalità viene attribuito quando la pianta di ulivo possiede età plurisecolare deducibile da:
a) dimensioni del tronco della pianta, con diametro uguale o superiore a centimetri 100, misurato all’altezza di centimetri 130 dal suolo; nel caso di alberi con tronco frammentato il diametro è quello complessivo ottenuto ricostruendo la forma teorica del tronco intero;
b) oppure accertato valore storico-antropologico per citazione o rappresentazione in documenti o rappresentazioni iconiche-storiche.
2. Può prescindersi dai caratteri definiti al comma 1 nel caso di alberi con diametro compreso tra i centimetri 70 e 100 misurato ricostruendo, nel caso di tronco frammentato, la forma teorica del tronco intero nei seguenti casi:
a) forma scultorea del tronco (forma spiralata, alveolare, cavata, portamento a bandiera, presenza di formazioni mammellonari);
b) riconosciuto valore simbolico attribuito da una comunità;
c) localizzazioni in adiacenza a beni di interesse storico-artistico, architettonico, archeologico riconosciuti ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali, ai sensi dell’articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137).
3. Il carattere di monumentalità può attribuirsi agli uliveti che presentano una percentuale minima del 60 per cento di piante monumentali all’interno dell’unità colturale, individuata nella relativa particella catastale.

ph Francesco Politano

 

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