TAP. Stiamo concedendo un prezioso tratto di costa…

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di Sergio Blasi

“Come da abitudine Tap continua a intrattenere con il territorio salentino una relazione costruita su promesse da marinaio. I lavori per la costruzione del gasdotto non coinvolgeranno nessuna azienda pugliese, e questo nonostante le promesse e le rassicurazioni che all’inizio della vicenda venivano rilanciate a livello locale dai tanti fautori dell’approdo a San Foca, tra i quali gli stessi rappresentanti locali delle imprese oltre a una schiera trasversale di esponenti politici dei quali in queste ore non sentiamo le voci.

Spiace constatare come questo territorio continui ad essere considerato come una sorta di colonia e la sua classe dirigente, non solo politica, come una creatura facilmente addomesticabile, con l’anello al naso. Dopo aver letto in passato che quest’opera avrebbe portato sviluppo e lavoro per le aziende locali, oggi leggiamo che per l’economia locale ci sarà spazio nei subappalti. Si tratta di zuccherini per addolcire quella che sarà una umiliazione e un’offesa. Stiamo concedendo un prezioso tratto di costa, uno dei più interessanti in Puglia dal punto di vista turistico e ambientale, in cambio di niente.

Insopportabile è poi il trattamento che Tap riserva alla Regione Puglia e al suo Presidente, “snobbato”, come titolano i giornali di oggi, da una azienda che di fatto ha chiuso le porte a qualsiasi tipo di confronto”.

 

Il Salento e le sue opere irrinunciabili!

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di Gianni Ferraris

Leggendo l’Espresso di questa settimana (25 settembre 2014) c’è un interessantissimo articolo sulla famigerata TAP (Trans Adriatic Pipeline). A chi giova? Si diceva un tempo parlando di affari loschi.

Facciamo un piccolo riassunto della situazione leggendo sempre L’Espresso del 29/11/2013:

Tutto iniziò quando Gianpaolo Tarantini e Roberto De Santis (il primo fornitore privilegiato della real casa Berlusconi di merce che ben conosciamo, il secondo che si autodefiniva “fratellino minore di Massimo D’Alema”), parlarono di due gasdotti, il primo dalla Grecia a Otranto, il secondo (TAP) da definire, la cosa venne prontamente portata all’attenzione di Silvio da parte di Tarantini (probabilmente con una letterina infilata in qualche reggiseno, per stimolarne la curiosità). Berlusconi non esitò, al contrario di Prodi che sponsorizzava il primo progetto, a sostenere la TAP, lo seguirono a ruota Monti, Letta e il lavoro sporco lo vorrebbe terminare Renzi con tutto il nuovo PD, dicendo che si tratta di “opera strategica”.

TAP è una società svizzera, ha un capitale di 149 milioni di Franchi Svizzeri, partecipata da: Socar (società Azera) , Fluxys (Belgio), E.ON (Germania), AXPO (Svizzera).

Insomma, dietro TAP si muovono interessi internazionali e sicuramente volano mazzette a tonnellate.

 

Ma veniamo all’articolo odierno. Oggi (sabato 20 settembre) è programmata una manifestazione a San Foca, dove dovrebbe sbarcare il tubo che potrebbe distruggere uno dei tratti più belli della costa salentina e portare il gas in un appezzamento di terreno di 12 ettari poco dopo San Foca per lavorarlo. Questo lavoro comporterà: perforazione della roccia, trasformazione dell’ambiente sottomarino, colate di cemento nelle campagne al posto degli ulivi. Mentre i cittadini manifestano contro la TAV, Matteo Renzi sarà a Baku (Azerbaijan) a prostrarsi davanti al padrone del paese, Alyev, assicurandolo che TAP si farà e, cascasse il mondo, perforeremo San Foca e il Salento intero, secondo lui non saranno 4 pezzenti di sindaci e poche decine di migliaia di cittadini a impedirgli di portare a termine quel che il suo padrino politico di Arcore iniziò.

Per giustificare la fretta, Renzi prende spunto dalle minacce di Putin di chiudere i rubinetti per le note vicende, però TAP entrerà in funzione nel 2020, se Putin, a fronte delle minacce, agisse oggi, TAP non servirà ad un’emerita cippa.

Inoltre TAP fornirà all’Italia 8 miliardi di mc di gas, contro i 70 di fabbisogno (dati 2013), la sola Russia ne fornisce 25. Rimane un buco di non poco conto. Per giunta il governo Monti, oltre ad aver fondato la nuova classe sociale chiamata “gli esodati”, ha preso solenne impegno di rivendere parte di quel gas (la quasi totalità). A guadagnarci dovrebbe essere SNAM che gestisce le tratte italiane del gasdotto,  tuttavia deve portare il gas da San Foca alle Alpi, questa operazione costerà, secondo l’articolo, circa un miliardo di euro. Chi li paga? Colpo di genio: gli italiani tutti (ricordate il mantra “servono sacrifici?”). Un centesimo di euro per mc, inezie. “Ma il gas costerà meno” , dicono i sostenitori del buco, però come sostiene Luigi De Paoli docente alla Bocconi, i risparmi non ci potranno essere perché questo comporterebbe uno sforzo economico enorme di chi lo fornisce, per di più TAP è azienda privata e i prezzi li fa il mercato. Se ci sarà surplus di offerta i prezzi caleranno, altrimenti… indovinate un po’?

In buona sostanza a guadagnarci dal gioco perverso, oltre le mafie che sicuramente sposteranno terra e avranno appalti, potranno essere paesi terzi dell’Europa che si libereranno del fornitore Russia a costo zero. A rimetterci saranno gli italiani tutti e i cittadini di San Foca e del Salento in particolare.

A questo punto sarà interessantissimo ascoltare i candidati alla presidenza della Regione Puglia. Chi dice renzianamente (montianamente, berlusconianamente, dalemianamente, lettamente) che TAP è opera strategica ed irrinunciabile passasse anche nel centro storico di Lecce, e chi si porrà il problema di pretendere e proporre una crescita diversa, un diverso modo di produrre turismo e benessere. Ascolteremo chi vuole un’oasi alla Sarparea fatta di colate di cemento e chi dice che l’oasi c’è già ed è fatta di ulivi secolari. Ascolteremo anche chi vuole la 275 come autostrada a 4 corsie che servirà aree industriali dove gli unici stabilimenti attivi sono le Apecar dei contadini che vendono i loro prodotti e chi vuole una strada parco non distruttiva. Su questo, penso, si giocheranno i voti alle primarie e alle secondarie in Salento.

Salento. Tap permettendo…

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di Leonardo Gatto
Chi pensa che l’unica bandiera che sta dietro il fronte del No al  passaggio del gasdotto TAP dalle coste Salentine sia di natura  ambientale ha, molto probabilmente, preso un grosso granchio. Quello che sta succedendo nel tacco  d’Italia va al di là della semplice battaglia ambientalista o del “no a  tutti i costi” e si colloca nel più ampio scenario  dell’approccio territorialista. Secondo questa teoria, vecchia ormai ben più di dieci anni e che trova nel prof. Magnaghi e il suo “Progetto  Locale” perfetta sintesi, il Territorio non esiste in natura ma nasce  dell’azione di una Comunità Locale in un determinato spazio, operando cioè  relazioni culturali con l’ambiente circostante. Questa nuova dimensione  vede essenzialmente il Territorio come “evento culturale”, costituito  dalla “fecondazione della natura da parte della cultura”.
Riflessione  molto affascinante e, allo stesso tempo, incredibilmente avanguardista  rispetto all’approccio capitalista che, per farla breve, tende a  racchiudere la natura in apposite riserve e parchi per speculare su  tutto il resto del territorio. Per la serie mettiamo la natura nel Parco delle Cesine o nella Riserva Marina di Porto Cesare e poi, col resto, ci  facciamo quello che vogliamo. Tap, porti turistici e villaggi che andranno di moda al massimo per 10 anni (vedi degrado di Torre  Inserraglio). Facile no? Nel proporsi, la riflessione sulla  territorialità dei luoghi che abitiamo, non può che aprire una finestra  sull’opportunità di un opera altamente invasiva quale il Trans Adriatic  Pipeline che, rompendo la costa in una delle località più significative  per la cultura identitaria salentina, arriva ad operare una vera e  propria campagna di “sensibilizzazione” (ovvero destabilizzazione degli  equilibri locali) atta a far passare il concetto che, in fondo, tutto  può diventare territorio. Basta venderlo bene.
Niente di più falso.
Anche in questo caso viene in nostro soccorso l’illustre Magnaghi  puntando dritto agli aspetti che caratterizzano gli atti prodotti da una cultura come “territorializzanti”, e che per questo si rifanno  direttamente alla storicità del rapporto Popolazione/Luogo e al grado di sostenibilità delle azioni che tra i due elementi, naturalmente, si  sono succedute nel tempo e che, spontaneamente, tuttora intercorrono.
La sostenibilità diventa così capacità di autogoverno di un Territorio  al netto di continui sostegni esterni, aspetto fondamentale in quanto  permette di dare valore ai saperi locali, gli unici in grado di produrre atti territorializzanti e profondamente identitari dei luoghi. Gli  stessi che rendono un “Locale” (in questo caso il nostro, questo  Salento) unico e fortemente appetibile per il mercato globale.
Non sembra essere questo il pensiero di Tonio Tondo, noto politico copertinese di  area centrista che, in un recente articolo apparso sulla Gazzetta del  Mezzogiorno, mortifica l’attuale strategia di Tap fatta di  sponsorizzazioni selvagge ad eventi e sagre di natura popolare e non  solo e suggerisce nuove strade da percorrere al fine di rendere l’opera  meno “antipatica” alla popolazione salentina. Così, nell’ipotizzare  finanziamenti e borse di studio ai meritevoli, si riaprono vecchi scenari con soluzioni alternative. Disegnando rette nella galassia della  geopolitica planetaria ci si dimentica di quanto, mai come ora,  globalizzare faccia rima con localizzare. Si sorvola sulle potenzialità  di un Salento a vocazione turistica per sponsorizzare opere ad elevato  impatto ambientale, sociale e politico. Si ignora il ribollire di anime  pronte ad investire tempo e denaro su questo Salento per investire  in infrastutture pericolosamente compromettenti dal punto di vista  territoriale, volute da chi vede un “corridoio” nell’altrui “salotto”.
Peccato che l’operazione “simpatia” teorizzata nel brillante articolo  non tenga conto di una volontà popolare già fortemente cosciente delle  ripercussioni paesagistiche e turistiche che l’opera avrà nel breve-medio periodo, per non parlare di quello che resterà quando di quel gas nessuno avrà più  bisogno, a giacimenti esauriti. Avremmo forse una decina di medici ed  ingegneri targati Salento in più, ma resterà un tubo che nessuno  (compreso il nostro Tonio) vorrà a ricordarci quanto costa caro non  avere politici e giornalisti in grado di leggere a dovere i messaggi che la popolazione locale (e non solo), civilmente, continua a  recapitare.
Comunque c’è di che essere ottimisti, almeno a  giudicare dalla reazione spontanea e pacifica della popolazione a questo che rappresenta il primo vero tentativo di espropriazione di uno dei  caratteri fondanti la cultura salentina, ovvero la perfetta sintonia che da secoli unisce popolazione e paesaggio. Il Processo partecipativo  nato attorno all’argomento può e deve evolvere in qualcosa di più, in  quello che l’autore definisce ”produzione sociale del territorio”.  Concetto che diventa fondamentale perché è anche la chiave di volta  della critica ad un modello societario “fordista” basato sul lavoro  salariato e sul metodo “catena di montaggio”.
Un modello oramai sperato che di fatto ha allontanato l’abitante dalle scelte sociali  riguardanti la propria Vita (l’Ilva dovrebbe averci insegnato qualcosa a riguardo).  Il lavoro autonomo deve diventare il contenitore di  informazione e conoscenza in grado di accelerare il processo virtuoso di creazione di nuove relazioni sociali che, appunto, producano non solo  Comunità, ma sopratutto Territorio.
Così l’abitante-consumatore creato  dal fordismo, dalla infinita divisione del lavoro e della vitalità  urbana lascerà il posto all’abitante-produttore, pienamente consapevole  del proprio contesto sociale, politico, culturale e territoriale. Tap  permettendo.

Multinazionali del gas nel Salento

di Giovanni Greco

 

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Gli italiani in Italia da tempo immemorabile stanno a sentire e vedere i politici italiani che si azzuffano fra loro; e mentre la palla e lo stadio sono gli unici motivi di felicità e distrazione, nei piccoli comuni brulicano gli interessi più sommersi.

E nel Salento di sommerso ce ne è tanto: c’è ad esempio che nei fondali del mar Adriatico le multinazionali VORREBBERO creare un GASDOTTO, progettato dalla TAP (Trans Adriatic Pipeline) con la apparente e oscura complicità di alcune persone locali; e nel mare sono ben visibili le piattaforme impegnate nelle indagini geofisiche sui fondali al largo di San Foca … in concreto si potrà devastare l’ambiente!!!

Con un tubo del diametro di circa due metri sommerso in acqua e nel sottosuolo lungo 500 km … ma anche in tratti sarebbe un tubo a vista fra le campagne salentine … brulicano gli interessi ! brulicano gli interessi !
Infatti ecco la strada regionale 8, la strada del Gasdotto che si trova in LECCE-ZONA INDUSTRIALE VERNOLE-SAN FOCA. E’ in fase di lavori di ampliamento. Nulla di strano, se non fosse che vorrà collegarsi alle arterie stradali del centro nord per favorire l’idea di sviluppo obsoleta imposta dalle politiche dei petrolieri e legate alla ipotesi di realizzazione di un Gasdotto lungo le coste salentine.

San Foca un piccolo comune che vive di turismo, agricoltura e pesca sarà quindi stravolto dopo la realizzazione del gasdotto e simil sorte avrà in poco tempo Vernole, la cui zona industriale fa da ponte di collegamento tramite il comune di Melendugno. “… l’Amministrazione Comunale di Vernole rispetto alla realizzazione di un gasdotto denominato Trans Adriatic Pipeline (TAP) con insediamento finale di un terminale di ricezione (Prt) sul territorio comunale, il Gruppo di Maggioranza ribadisce la netta, perentoria ed insindacabile contrarietà dell’Ente ad ogni tipologia di ipotesi progettuale. …”.
La vicenda sembra davvero torbida oltre che sommersa. Dal mare infatti alcuni giorni fa i pescatori denunciavano che il passaggio della piattaforma per la TAP aveva causato la distruzione delle loro reti. Voci queste, che un tempo non avrebbero sortito grande eco, ma che oggi sono interpretate dall’intera comunità come il primo allarme dell’arrivo del “Trans Adriatic Pipeline” (TAP) ossia il progetto per la costruzione di un gasdotto transadriatico che intende collegare la Grecia con le coste meridionali dell’Italia passando attraverso l’Albania e dentro il mar Adriatico. In questo modo il gas che proviene dalla regione del mar Caspio raggiungerebbe San Foca e i mercati europei (partendo dalla San Foca Vernole appunto). Certo però i lavori sembrano iniziati in gran fretta … almeno sino a inizio febbraio gli scienziati stanno ancora sondando il fondale marino per cercare il punto migliore dove iniziare la loro opera. Che poi dovrebbe proseguire con il completamento della rete lungo tutta Italia.

da laterradipuglia.it
da laterradipuglia.it

Il nesso fra la realtà concreta e gli affari futuri è da vedersi negli interessi economici e nelle Royalties promesse, in quanto la strada in questione è una strada da ritenersi di periferia, ma che allargandosi vorrà vedere il trasporto necessario di veicoli con carichi eccezionali, e per far ciò, ossia per superare le attuali barriere naturali (legate alla fisiologia e conformazione dell’attuale territorio), allora è più semplice spianare tutto e andare avanti, sbancare il terreno da rotatorie, masserie, scuole, alberi secolari …

Ma si può consentire che tutto ciò che la nuova arteria incontri di fronte a se venga (e verrà) rasa al suolo nell’apparente indifferenza delle istituzioni locali come anche degli organi di stampa regionali?
Certo i lavori sembrano già a buon punto dicevo, come dimostrano tanti altri interventi fuori legge che ogni giorno affliggono la terra del Salento … una terra in cui oltre all’arrivo del Gasdotto, qua e là in questo fazzoletto di una terra chiusa fra il mare Jonio e Adriatico, c’è lo sradicamento di ulivi, pini e gelsi secolari, che erano sparsi anche nell’entroterra sino a metà gennaio; e che soprattutto lungo quella strada Vernole – San Foca dominavano il paesaggio storico e rurale del luogo; si aggiungono in questa terra contesa da tutti, anche tanti altri interessi, strani sbancamenti della collinetta di Galatina (sull’altro versante Jonico del Salento), la distruzione di un pineto per farne trucciolato  … soprattutto sono stati distrutti Pini autoctoni delle specie Pinus halepensis e P. pinea, (Zappini e Pini ad ombrello da pinoli, parlando più comunemente), e Cipressi mediterranei delle varietà horizzontalis e pyramidalis. E sorprendono anche le relazioni tecniche che consentono la distruzione di tutti quegli alberi, le quali per legittimare tagli si giustificano frettolosamente sostenendo che sono tutte piante malate … certo  …

Ecco che, a macchia di leopardo, qualcuno oltrepassa facilmente gli standart minimi di sostenibilità ambientale. E accade che a tutti i livelli (politici, sociali, economici …) chi detiene un minimo di potere agisce indiscriminatamente a favor delle sue idee, spesso purtroppo senza tenere in conto le valutazioni di impatto ambientale, ad esempio.
Dunque la Puglia e il sud Salento sono nelle mani delle grandi holding internazionali che mirano a trivellare il suolo calcareo di una terra bellissima spesso paragonata alle isole tropicali. Intanto la popolazione attiva, i comitati No Tap, i contadini, i pescatori e tanti singoli cittadini stanno pian piano facendo emergere la loro voce in difesa degli alberi e del mare e per tutelare e salvaguardare una terra a vocazione turistica e balneare, che siamo sicuri ha e avrà poco o nulla di buono da spartire con la quantità di denaro che ruota attorno ai Gasdotti.

Un altro mostro si abbatte sul Salento

di Stefano delle Rose

Nessuna pace per il Salento! Oltre alla copertura selvaggia delle nostre campagne con ettari di campi solari, la svendita di muretti a secco, pagghiare e alberi di ulivo, la concessione silenziosa a trivellare i nostri fondali alla ricerca di qualche goccia di petrolio, ecco che un altro mostro si prepara a dilaniare il nostro territorio.
Con un unico progetto stiamo svendendo contemporaneamente il nostro mare, la nostra costa, la nostra terra; stiamo parlando del Progetto TAP, un gasdotto che collegherà l’Albania e l’Italia.
 
“Il progetto di realizzazione del gasdotto TAP sul territorio italiano prevede un tratto onshore di circa 21 km e un tratto offshore di circa 45 km e l’installazione di un terminale di riduzione della pressione (Pressure Reduction Terminal – PRT), nel Comune di Melendugno, in provincia di Lecce. La capacità iniziale di trasporto del gasdotto sarà di circa 10 miliardi di metri cubi (BCM) di gas naturale l’anno (circa 1.520.000 metri cubi/ora). La conduttura raggiungerà la costa italiana tra San Foca e Torre Specchia Ruggeri nel comune di Melendugno attraverso l’utilizzo della tecnologia di perforazione in micro-tunnel in modo da ridurre al minimo l’impatto visivo sulla costa. In linea la normativa italiana (DM 17/04/2008), saranno installati punti di intercettazione di linea ogni 15 km circa lungo la sezione onshore per interrompere il flusso di gas in caso di emergenza o di manutenzione.
Il gasdotto attraversa una linea ferroviaria, 29 strade (1 statale, 8 provinciali e 20 strade secondarie) e un canale a regime idrico stagionale. Particolari tecniche specializzate saranno utilizzati per questi attraversamenti al fine di

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