Plantago coronopus nota come barba di cappuccino

NOMI DI ESSENZE VEGETALI TRA SACRO E PROFANO (2)

                                                             La barba ti mònacu  

di Armando Polito   Dopo il prete della puntata precedente questa volta è toccato al monaco, che, debbo riconoscerlo, non mi ha creato particolari problemi. Ecco il resto della scheda: nomi italiani: barbatella, barba di cappuccino, erba stella, mescolanza; nome scientifico: Plantago coronopus L. famiglia: Plantaginaceae   Etimologie: per barba ti mònacu, barbatella e barba di cappuccino basta e avanza la seconda foto, per erba stella la prima, per mescolanza basta ricordare che viene pure coltivata per mescolarla con altre nelle insalate; plantago in latino significa piantaggine, da planta=pianta;  coronopus è la trascrizione del greco koronòpus=piantaggine, composto da koròne=cornacchia e pus=piede, con riferimento alla forma delle foglie; plantaginàceae è forma aggettivale dal citato plantago. E veniamo alle testimonianze antiche: lapidaria è quella di Teofrasto (IV°-III° secolo a. C.): “Hanno le foglie prostrate a terra la piantaggine…1”. Una stupefacente poliedricità terapeutica, invece, le è attribuita da Plinio (I° secolo d. C.): “Anche il medico Temisone ha celebrato la comune erba piantaggine in un suo libro come se ne fosse stato lo scopritore. Due sono le varietà: la minore, dalle foglie più sottili e più scure, simile alla lingua delle pecore, col gambo curvo inclinato verso terra, che nasce nei prati; l’altra la maggiore, chiusa da foglie a mo’ di fianchi e poiché esse sono sette certi la chiamarono eptapleuro. Il suo stelo è lungo un cubito e curvo. Nasce nei luoghi umidi, è molto più efficace. Straordinario è il suo potere di rendere secco e denso il corpo tanto che può essere usata in sostituzione del cauterio. Non c’è niente che con pari efficacia blocchi i flussi che i Greci chiamano reumatismi2”; “Contrasta il veleno degli scorpioni il succo di bettonica e di piantaggine3”; “La piantaggine bevuta ed applicata ad empiastro giova contro tutti i morsi delle bestie4”; ”Contro le congiuntiviti va istillato succo di piantaggine5”; “Curano allo stesso modo il dolore di orecchi succo di giusquiamo in modica quantità, allo stesso modo quello di achillea e di centaurea minore e di piantaggine…la verbena [cura la parotite], lo stesso fa la piantaggine6”; “[Contro il mal di denti] vengono masticate anche le radici della piantaggine, o ci si lava i denti dopo averle cotte in aceto. E le foglie sono utili anche se le gengive sanguinanti sono infette. Il suo seme sana gli ascessi e i gonfiori delle gengive7”; “Il succo della piantaggine e le foglie e le radici masticate riparano le ulcere interne della bocca, anche se la bocca soffre di reumatismo8”; “Cura dunque [l’impetigine] la piantaggine pestata9”; “La piantaggine [giova] nella scrofolosi10”, “Anche il condurdo erba solstiziale, dal fiore rosso, si dice che sospesa al collo risolva la scrofolosi, come la verbena con la piantaggine11”; “Cura questo inconveniente [l’emottisi] pure il succo della piantaggine12”; “[Rinforza lo stomaco] la piantaggine o da sola presa come cibo o sorseggiata con lenticchia o spelta13”; “[Cura la difficoltà di respiro] la piantaggine in succo o come cibo14”; “Giova ai reni cibarsi di piantaggine15”; “Eliminano i fastidi [del vomito] e ne mitigano i disagi il dauco, la farina di bettonica in acqua e miele, la piantaggine cotta alla maniera dei cavoli16, “[Contro la dissenteria giova] il seme della piantaggine pestato nel vino o la pianta stessa cotta in aceto17”; “[Contro i dolori del ventre giova] la piantaggine assunta al mattino nella dose di due cucchiai e uno di papavero in quattro ciati di vino non vecchio. Viene somministrata anche ai soggetti alla sonnolenza con aggiunta di nitro o polenta, se viene data molto tempo dopo che si è mangiato. Nella colica si somministra un’emina di succo anche in presenza di febbre18”; “[Alle malattie della vescica giova] la piantaggine con le foglie o la radice bevute col vin cotto19”; “[Contro i calcoli giova] il seme di piantaggine nel vino20”; “In brevissimo tempo la piantaggine sana le malattie del sedere e le infiammazioni per attrito21; “[Guarisce i gonfiori la piantaggine col sale22”; “Giovano alla podagra] le foglie della piantagine pestate con aggiunta di poco sale23”; “Anche il succo della piantaggine sana la tisi se è bevuto e la stessa pianta se cotta nel cibo; con sale e olio subito dopo il sonno mattutino rinfresca. Essa viene data a giorni alterni a coloro che sono deperiti24”; “Guariscono l’epilessia la radice di panace, che abbiamo chiamato Eraclio, bevuta con caglio di vitello marino, nella proporzione di tre a uno, la piantaggine bevuta25”; “Allevia le febbri fredde [temperatura corporea più bassa del normale]….la piantaggine in acqua e miele bevuta nella dose di due dracme due ore prima che raggiunga il massimo livello o il succo della radice bagnata o pesta o la stessa radice pestata in acqua riscaldata col ferro. Certi hanno somministrato tre radici per volta in tre ciati di acqua e quattro per volta nelle febbri quartane26”; “Rompe i foruncoli…la piantaggine pestata27”; “Guarisce l’idropisia la panace, la piantaggine come cibo dopo aver prima mangiato pane secco senza bere. Curano le emissioni di catarro la piantaggine, la radice di ciclamino in miele28”; “Diversi sono i tipi di fuoco sacro [fuoco di Sant’Antonio], tra i quali quello che colpisce l’uomo alla vita che è chiamato zoster e se lo cinge lo ammazza. Lo medica la piantaggine con creta del Cimolo29”; “…eliminano il dolore e i gonfiori il seme del psillio, le foglie di piantaggine pestate, con aggiunta di poco sale30”; “[Contro le fistole dovute ad imperizia del chirurgo] è di aiuto …l’infusione di succo di piantaggine31; “Le ustioni guariscono con la piantaggine, con l’arzio in modo tale che la cicatrice non si vede. Le foglie cotte in acqua e pestate vengono applicate ad empiastro32”; “Ai nervi e alle articolazioni fa bene la piantaggine pestata con sale33”; “Blocca le emorragie…il seme di piantaggine34; “Bloccano [il sangue] che esce dalle mammelle la farina di bettonica in latte di capra e la piantaggine pestata35”; “In caso di frattura, strappo, caduta dall’alto…la piantaggine in qualsiasi modo36”; “La piantaggine [è utile] per le ferite di ogni genere, soprattutto delle donne, dei vecchi e dei bambini. Rammollita col fuoco è migliore e in cerotto purifica le labbra grosse delle ferite, blocca le ulcere corrosive; dopo averla pestata bisogna coprirla con le sue foglie37”; “[La piantaggine] viene applicata in una pezza di lana nel dolore della vulva, viene bevuta in caso di crampi38”; “La radice di alcima stimola i mestrui, le foglie di piantaggine li spingono fuori39”; “Lenisce la gotta il sangue della donnola applicato ad empiastro con la piantaggine40”. Tra gli antidoti la pone il greco Galeno (II°-III° secolo d. C.): “A quelli che bevvero il colchico giova il succo di poligono o di piantaggine o di origano o un pezzo di timo sciolto nel vino41”. La nostra erba entra nella composIzione di un’esca nei Geoponica (compilazione greca del X° secolo d. C.): “Altra composizione come esca eccellente  per catturare solo grosse corvine: otto pizzichi di lenticchie tostate, una dracma di cumino tostato, quattro dracme di uva acerba, di muggini crudi, quattro dracme di piantaggine, una dracma di antillio amaro, cioè crudi, quattro dracme di palma appassita, una dracma di testicolo di castoro. Dopo aver tritato questi ingredienti con aggiunta di succo di aneto otterrai un unguento pronto per l’uso42”. In pieno medioevo, addirittura, una dottoressa salernitana di nome Trotula o Trottula De Ruggiero43 , dopo averne prescritto in diversi capitoli della sua opera l’uso in unione ad altre erbe nelle metrorraggie,  nel XXXV° presenta la nostra erba  come ingrediente fondamentale di una delle due ricette per una incruenta ricostruzione della verginità ante litteram (l’imene, comunque, è fuori causa): “Come restringere la matrice in modo che anche una donna corrotta appaia vergine. Se non fosse stato lecito  trattare del restringimento dell’ampiezza della vulva per onesta causa non ne avremmo fatto menzione; ma siccome talora il concepimento ne [dall’ampiezza] è ostacolato è necessario rimediarvi così. Prendi un’oncia per ciascuno di sangue di serpente, di bolo armeno, di corteccia di melograno, di bianco d’uovo, di resina, di galle oppure due once o quanto vuoi di ciascuno e riduci tutto in polvere; poi lavora tutto contemporaneamente in acqua calda e così preparato applicalo attraverso la vagina nella matrice. Oppure prendi un’oncia per ciascuno di galle, di sommacco44, di piantaggine, di consolida maggiore, di allume, di carlina. Sia cotto il tutto in acqua piovana e con questo decotto si riscaldino le pudenda45”. E, dopo questa testimonianza difficilmente sospettabile di ascendenza medioevale e che, invece, conferma il detto “nulla di nuovo sotto il sole”, è tempo di…piantarla con la piantaggine.

Per le altre parti: 1 http://www.fondazioneterradotranto.it/2011/01/10/gichero-pan-delle-bisce-calla-selvatica-per-i-salentini-recchia-ti-prete-o-ua-ti-scursuni/

3 http://www.fondazioneterradotranto.it/2011/01/14/la-mazza-ti-san-giseppu-ovvero-la-malvarosa-il-malvone-il-rosone/

4 http://www.fondazioneterradotranto.it/2012/01/18/la-pianta-che-divenne-bicchiere-della-madonna/

5 http://www.fondazioneterradotranto.it/2011/01/21/ce-anche-lerba-delle-fate/

6 http://www.fondazioneterradotranto.it/2013/01/02/lagave-dal-mondo-sereno-delle-fate-a-quello-tumultuoso-del-diavolo/

7 http://www.fondazioneterradotranto.it/2011/01/25/lerba-che-ricorda-le-unghia-del-diavolo/

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1 De historia plantarum, VII, 8, 3; ho tradotto con piantaggine l’originale greco koronòpus. 2 Naturalis historia, XXV, 39: Celebravit et Themiso medicus vulgarem herbam plantaginem tamquam inventor volumine de ea edito. Duo eius genera: minor angustioribus foliis et nigrioribus linguae pecorum similis, caule anguloso in terram inclinato, in pratis nascens; altera maior, foliis laterum modo inclusa, quae quia septena sunt, quidam eam heptapleuron vocavere. Huius et caulis cubitalis est. Et ipsa in umidis nascitur, multo efficacior. Mira vis in siccando densandoque corpore, cauterii vicem optinens. Nulla res aeque sistit fluctiones, quas Graeci rheumatismos vocant. 3 Op. cit., XXV, 75: Scorpionibus adversatur et Vettonicae sucus ac plantaginis. 4 Op. cit., XXV, 77: Plantago et ad omnes bestiarum morsus pota atque inlita prodest. 5 Op. cit., XXV, 91: Instillatur plantaginis sucus lippitudini. 6 Op. cit., XXV, 103: Medentur et aurium dolori, item sucus hyoscyami modicus, item Achilleae et centaurii minoris et plantaginis… parotidas verbenaca, item plantago sanat. 7 Op. cit., XXV, 105: Commanducantur et plantaginis radices, aut colluuntur in aceto decoctae succo. Et folia sunt utilia vel si sanguine gingivae putrescant. Semen eiusdem apostemata et collectiones gingivarum sanat. 8 Op. cit., XXV, 109: Oris ulcera intus sucus plantaginis emendat et folia radicesque commanducatae, vel si rheumatismo laboret os. 9 Op. cit., XXVI, 10: Sed in lichenis remediis atque tam foedo malo plura undique acervabimus, quamquam non paucis iam demonstratis. Medetur ergo plantago trita. 10 Op. cit. XXVI, 12: Strumis plantago. 11 Op. cit., XXVI, 14: Condurdum quoque herba solstitialis, flore rubro, suspensa in collo comprimere dicitur strumas, item verbenaca cum plantagine. 12 Op. cit.: XXVI, 15: Cui vitio et plantaginis succus medetur  13 Op. cit., XXVI, 18: Stomachum conroborat scordotis suco, centaurium, gentiana ex aqua pota, plantago aut per se in cibo sumpta aut cum lente alicave sorbitione. 14 Op. cit., XXVI, 19: Plantago suco vel cibo. 15 Op. cit., XXVI, 21: Renibus prodest plantaginis cibus. 16 Op. cit., XXVI, 25: Abstergunt fastidia cruditatesque digerunt daucum, Vettonicae farina ex aqua mulsa, plantago decocta caulium modo. 17 Op. cit., 17: XXVI, 28: Semen plantaginis in vino tritum vel ipsa ex aceto cocta. 18 Op. cit.,  XXVI, 47: Plantago mane sumpta II lingulis et tertia papaveris in vini cyathis IIII non veteris. Datur et in somnum euntibus addito nitro vel polenta, si multo post cibum detur. Colo infunditur hemina suci vel in febri. 19 Op. cit., XXVI, 49: Plantago foliis vel radice potis ex passo. 20 Op. cit., XXVI, 56: Plantaginis semen ex vino. 21 Op. cit., XXVI, 58: Sedis vitia et adtritus celerrime sanat plantago. 22 Op. cit., XXVI, 60: Panos sanat panaces ex melle, plantago cum sale. 23 Op. cit., XXVI, 64: Plantaginis folia trita addito sale modico. 24 Op. cit., XXVI, 68: Phthisin sanat et plantaginis sucus, si bibatur, et ipsa decocta in cibo; e sale et oleo a somno matutino refrigerat. Eadem datur iis, quos atrophos vocant, interpositis diebus. 25 Op. cit., XXVI,70: Comitiales sanantur panacis, quam Heraclion diximus, radice pota cum coagulo vituli marini ita, ut sint panacis III partes, plantagine pota. 26 Op. cit., XXVI, 71: Febres frigidas leviores facit… plantago ex aqua mulsa II horis ante accessionem pota binis drachmis vel sucus radicis madefactae vel tusae vel ipsa radix trita in aqua ferro calfacta. Quidam ternas radices in III cyathis aquae dedere. Iidem in quartanis quaterna fecerunt. 27 Op. cit., XXVI 72: Carbunculos rumpit…plantago tusa. 28 Op. cit., XXVI, 73: Hydropicos sanat panaces, plantago in cibo, cum prius panem siccum comederint sine potu…. Eruptiones pituitae emendant plantago, cyclamini radix e melle. 29 Op. cit., XXVI, 74: Ignis sacri plura sunt genera, inter quae medium hominem ambiens, qui zoster vocatur et enecat, si cinxit. Medetur plantago cum creta Cimolia. 30 Op. cit., XXVI, 75: …doloremque et tumores tollunt semen psyllii, folia plantaginis trita, sale modice addito. 31 Op. cit., XXVI, 78:  Auxilio est… plantaginis sucus infusus. 32 Op. cit., XXVI, 80: Ambusta sanantur plantagine, arctio ita ut cicatrix fallat. Folia eius in aqua decocta contrita inlinuntur. 33 Op. cit., XXVI, 81: Nervis et articulis convenit plantago trita cum sale. 34  Op. cit., XXVI, 82: Sanguinis profluvia sistit …plantaginis semen. 35 Op. cit., XXVI, 84: Vettonicae farina e lacte caprino pota sistit ex ubere fluentem plantagoque contusa. 36 Op. cit., XXVI, 85: Ruptis convulsisque, ex alto deiectis… plantago omnibus modis. 37 Op. cit., XXVI, 87:  Plantago omnium generum ulceribus, peculiariter feminarum, senum et infantium. Igni emollita melior et cum cerato crassa ulcerum labra purgat, nomas sistit; tritam suis foliis integere oportet. 38  Op. cit., XXVI, 90: Adponitur in lana in dolore volvae, in strangulatu bibitur. 39 Op. cit., XXVI, 158: Menses ciet et alcimae radix, folia plantaginis pellunt. 40 Op. cit., XXX, 23: Podagras lenit… sanguis mustelae cum plantagine. 41 De antidotis, II, 13. 42 XX, 9. 43 Il suo nome e l’opera (che gli studiosi ritengono una compilazione dell’originale) citata nella nota 45  compaiono in alcuni manoscritti del XIII secolo, ma gli studiosi ritengono che Trotula sia  vissuta ed abbia operato intorno al mille. 44 Arbusto il cui nome scientifico è Rhus coriaria L.; sommacco, come il sumach del testo originale, è dall’arabo summāq. 45 Curandarum aegritudinum muliebrium ante, in et post partum libellus, a cura di Henric Kormann, Buescmel, Lipsia, 1778, pag. 66: De modo coarctandi matricem, ut etiam corrupta appareat virgo. Nisi de restrictione amplitudinis vulvae propter honestam causam liceret tractare, nullam de ea mentionem faceremus; sed cum per hanc impediatur aliquando conceptio, necesse est tali impedimento sic subvenire. Recipe sanguinis dracionis, boli armenae, corticis mali granati, albuminis, masticis, gallarum ana unc. I vel unc. II vel quantum vis singulorum et in pulverem redige; et omnia simul in aqua calefacta conficiantur et de hac confectione pone in foramen transiens in matricem. Vel recipe gallarum, sumach, plantaginis, consolidae maioris, aluminis, chamaeleae ana unc. I. Decoquatur in aqua pluviali: et cum ista decoctione fomententur pudibunda. Vale la pena far notare come nel testo compare due volta ana (dal greco anà=per, con valore distributivo, che nelle ricette notoriamente indica che una data quantità si riferisce a ogni elemento di una lista di ingredienti); nel latino tardo è attestato come preposizione reggente l’accusativo in Vegezio (IV°-V° secolo d. C.), entra in italiano nel secolo XV.

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