Le notti del Salento

pizzica-pubblico_2011

di Ermanno Inguscio

 

Tre eventi culturali scandiscono ogni anno il panorama culturale del Salento: la fòcara di Novoli, la notte di San Rocco a Torrepaduli e la notte della taranta a Melpignano. Tre appuntamenti che tracciano, sempre nel contesto sacrale della notte, la dimensione mitologica del fuoco, nel culto igneo di Sant’Antonio a Novoli, in pieno inverno, e, in piena estate, quella coreutico-musicale della pizzica-scherma, una nel culto di San Rocco a Torrepaduli e l’altra nella riproposizione della vetrina della tradizione musicale salentina del piazzale dell’ex convento degli Agostiniani a Melpignano.

Due santi della tradizione cristiana europea, Sant’Antonio e San Rocco, a sottolineare l’elemento primordiale del fuoco, a Novoli, e la passione del ballo della danza–scherma, tipica di Torrepaduli e l’appuntamento laico della notte della taranta, giunta ormai alla diciottesima edizione.

Grande festa popolare, il 22 agosto 2015 a Melpignano, che ha visto sul palco del concertone, insieme all’Orchestra Popolare, Luciano Ligabue ed artisti internazionali quali Paul Simonon (fondatore dei Clash, celebre band punk-rock britannica degli anni ’70 e ’80), Tony Allen (fondatore della musica Afrobeat, forse il più grande batterista al mondo, secondo Brian Eno) Andrea Echeverri (famosa cantante e chitarrista, componente degli Aterciopelados) Anna Phoebe (violinista inglese, abile nel cimentarsi in generi musicali diversi) e Raul Rodriguez (grande chitarrista dei Tres Flamenco), sotto la mirabile guida del maestro concertatore Phil Manzanera.

Grande successo mediatico, come da ventennale tradizione nonché di presenze stimate circa duecentomila nella serata conclusiva.

pizzica

Imponente successo di pubblico, oltre sessantantamila presenze, anche a Torrepaduli, il 18 agosto 2015, nello spazio sacro, come spesso definito da Pierpaolo De Giorgi, del Largo San Rocco, nella ottava edizione del Concertone della Notte di San Rocco. Evento organizzato, dal 2008, dalla Fondazione Notte di san Rocco, presieduta da Pasquale Gaetani. Un evento prodotto, come già da un triennio, dal direttore generale Cesare Vernaleone e presentato per le reti di Telerama dall’artista Rosaria Ricchiuto, che per ore fino all’alba del giorno seguente ha presentato ospiti di tutto riguardo, come Michele Placido , Eugenio Bennato e Beppe Fiorello.

Placido ha letto testi di Carmelo Bene; Bennato s’è rifatto alla tradizione musicale napoletana; l’attore Fiorello ha proposto alla platea di spettatori una una intensa rievocazione di canzoni di Modugno.

Una notte di San Rocco, quella di Torrepaduli non nata proprio ieri, attestata storicamente almeno dal 1531, e che presenta tradizione e pizzica, musica e devozione, uniti nel ritmo della festa popolare, che sublima il ferragosto, richiamando decine di migliaia di turisti e devoti del Santo di Montpellier, lanciandoli nell’agone della danza popolare, la pizzica-scherma di Torrepaduli.

scherma torre paduli

Qui canti e stornelli, alla corte del re tamburello, che ammalia e non stordisce mai, tracciano ancora i meandri della civiltà contadina, a riproporre attuali dispute tra studiosi su danza dei coltelli e mimo della rappresentazione della lotta, della danza maschile a mani nude protese a ricordare, forse anche la pizzica del corteggiamento di un tempo. Una danza, che sotto l’ottocentesco campanile di San Rocco, trova la sua massima espressione: qui sta parte del merito della Fondazione Notte di San Rocco, che punta ad innescare, con molteplici iniziative, il salto qualitativo di una cultura del territorio, da tutelare e tramandare, quando non si accontenta di coinvolgere una rete rocchina di feste patronali nell’intero Salento, con manifestazioni diffuse sul territorio e appuntamenti storico-culturali di prestigio.

La “notte” così è una dimensione culturalpopolare, fortemente sentita, e non può ridursi al solo fatidico “15 agosto”, quando la vacanza e il caldo sembrano favorire il formarsi di centinaia di “ronde” accanto al Santuario del Santo guaritore.

La notte di San Rocco, dunque, può dilatarsi per lungo tempo e durare anche fino ai fatidici “Quaranta” di Torrepaduli, quando il simulacro del Taumaturgo, dalla Matrice farà ritorno nella sua Chiesa-Santuario.

E’ questa, forse, la prerogativa assoluta del fascino della festa di San Rocco a  Torrepaduli: un patrimonio di secolare tradizione e di esperienza umana, ancorato alla storia del luogo, e che la Fondazione di Gaetani si ripropone di far conoscere al grande pubblico di fruitori e studiosi, promuovendo, con eventi studiati su base scientifica,  convegni e meetings di carattere internazionale.

Tamburelli, armoniche a bocca, violini e fisarmoniche, anche astraendo dalle moderne contaminazioni, non fanno altro che far sentire al mondo della cultura mediterranea, il trofeo di esperienze umane, sedimentate nella storia, da Torrepaduli, come sottolineato dal sottoscritto nella relazione al Convegno Europeo del 2013 a Lisbona. E allora alla brava regista e attrice Rosaria Ricchiuto, già alla terza esperienza di sapiente conduzione della “notte di Torrepaduli” non è stato difficile, insieme con Attilio Romita direttore del Tg della Puglia, presentare sul palco anche il regista salentino Edoardo Winspeare, Antonio Castrignanò, il Canzoniere Grecanico Salentino ed Enzo Pagliara, Rocco De Santis per ricordare il poeta Antonio Verri, Ruggero Inchingolo allievo di Luigi Stifani, il barbiere violinista delle tarantate, i Tamburellisti di Torrepaduli, i Mariglia Pizzica Salentina, i giovanissimi del gruppo Malià, Rachele Andrioli e Rocco Nigro, gli Sparrosh, la ballerina del Cilento Gessica Alfieri, la Compagnia di Scherma Salentina di Davide Monaco.

L’evento meritava di essere diffuso in diretta sul digitale terrestre delle TV Regionale di Telerama,, Canale 12 e Telesalento Canale 73, ma anche dalla emittente Regionale Viva La Puglia Cnale 93, dall’emittente nazionale Gold Tv Cnale 128 e dalle due reti Sky Made in Italy Cnale 875 e in Streaming su www.nottedisanrocco.it, www.trvews.it, www.regno.fm e su www.irdm.us.

Se batte forte dunque, come, è stato scritto, il ritmo della Taranta nel Salento, a rimarcare l’importanza dell’evento di Melpignano, non meno significativa è la “notte di San Rocco”, che, ricordiamo, è stata antesignana col Presidente Gaetani nella costituzione in Ente di Fondazione, nel 2008.

Soltanto due anni dopo, nel 2010, nel Palazzo Pasanisi di Torrepaduli, il gruppo di Sergio Blasi cominciò a coltivare l’idea di una Fondazione della Notte della Taranta. Del resto richiamare qui primati o primogeniture non avrebbe certo senso. Ma quanto a identità e genuinità di tradizione, in ambito antropologico e musicale, per Torrepaduli  è forse più di una semplice iperbole quanto scritto sul Corriere del Giorno del 1 settembre 2005, da Giovanni Pellegrino: La notte più significativa in estate del Salento e della Puglia è quella di Torrepaduli. Se passasse dal Salento un redivivo Caio Giulio Cesare, preferirebbe essere il primo schermidore di Torrepaduli piuttosto che il secondo organetto di Melpignano. Ciò con rispetto di tutti i professionisti in campo musicale e buona pace di ogni scatenato ballerino estivo.

“La scherma, il codice, la ronda” (…nella notte di San Rocco a Torre Paduli)

scherma torre paduli

di Daniele Vigna

La processione è finita, i pellegrini si radunano sul sagrato della chiesa.
Vengono a piedi dai paesi vicini e dormiranno all’aperto questa notte.
Qualche fuoco prende vita e scalda le pelli dei tamburi, le rami dei cimbali
brillano e già cominciano a fremere.
Ci si ritrova dopo un anno ed è naturale salutarsi con rispetto prima di
entrare nella chiesa del santo a inginocchiarsi e a pregare con devozione.
Il segno della croce, un ultimo sguardo e si lascia l’altare alle spalle
insieme all’odore d’incenso e di cera misto alle voci cadenzate dei rosari.
Dirimpetto c’è il clamore della festa che comincia a prendere vita con i suoi
grandi cerchi fatti di uomini e di tamburi: le ronde.
Ci si raduna, qualche frase per definire i ruoli sostituita, a volte, solo da
uno sguardo, tanto lunga è ormai la conoscenza. In mezzo a centinaia di persone
sbocciano i cerchi. “A nome te Diu!” grida un anziano, il pollice comincia a
battere la pelle del primo tamburo e gli altri lo seguono; il cerchio, come una
rosa, fiorisce, si allarga e comincia a srotolarsi un ritmo lento e regolare,
possente, lo si sente vibrare nei piedi e salire nel ventre, nel petto.
Tthumm! Tthumm! Tthum tthum tthum!
I primi due sfidanti fanno un cenno, prendendosi per mano si fermano, si
guardano negli occhi, presentano simbolicamente le armi: l’indice e il medio
distesi e il pollice chiude le altre dita. Le gambe sono flesse e leggere, il
baricentro basso, la colonna distesa, le spalle dritte e lo sguardo fermo. Si
gira ancora, studiandosi e aspettando il momento giusto per cogliere una
breccia nella difesa dell’avversario. A turno una volta si attacca, una volta
si difende, muovendosi e respirando assieme al ritmo del suono. Secondo il
codice antico, chi viene colpito più volte esce fuori dalla ronda. Il rituale
lentamente comincia a rivivere svelandosi e i tamburi battono la cadenza
catturando il pulsare del cuore: tthum! Tthum! Tthum tthum tthum!
Un altro cenno, altri due avversari si prendono per mano e inizia una nuova
sfida: il codice vuole che ogni attacco venga presentato e sferrato sull’ultimo
accento della terzina assieme al battere sonoro del piede al suolo. Nessuno può
trasgredire, mancare di rispetto all’avversario significa offendere la ronda e
con forza essere cacciati via tra il disprezzo di tutti.
Nessuno può disturbare la ronda, “Ci nu ssai ‘soni statte ccasa!”, e per farne
parte bisogna conquistarsene la fiducia e il rispetto anno dopo annno. Ogni
gesto si impara bene osservando e affrontando l’avversario, ogni regola viene
compresa dopo ogni sbaglio e ancor più attraverso i consigli preziosi dei
maestri, festa dopo festa, anno dopo anno, a patto di saperli sedurre col
rispetto, la perseveranza e la misura. Una volta fatto questo, però, nella
sfida si è soli, in nessun caso è consentito trasgredire le regole o il maestro
sarà il primo a punire gli sciocchi cacciandoli via con sdegno e disonore. Non
è ammesso colpire il viso, è segno di stupidità e di arroganza; mai voltare le
spalle allo sfidante, ne si ferirebbe l’orgoglio; mai in nessun caso viene
tollerata la violenza, il corpo dell’avversario deve essere solo sfiorato, non
colpito, e se ciò accade accidentalmente, le scuse vengono immediatamente
presentate con un cenno della mano destra.
Le sfide si avvicendano nei cerchi che si allargano e gli occhi soggiogati
dalla luce febbrile dei cimbali, osservano inebriati la danza dei corpi e dei
tamburi.

 

Un convegno internazionale sul culto di San Rocco nel mondo

convegno san rocco

A LISBONA UN CONVEGNO INTERNAZIONALE

SUL CULTO DI SAN ROCCO NEL MONDO

  (Lisbona, 4-7 ottobre 2013)

 

di Ermanno Inguscio

 

Dal 4 al 7 di ottobre 2013, nella capitale lusitana, nel Bairro Alto, si ritrovano studiosi di una decina di Paesi di due Continenti, l’Europa e l’America, del Sud e del Nord, per confrontarsi su “Le Feste di San Rocco nel Mondo. Tracce di cultura”, un tema proposto dalla Irmandade de Sao Roque di Lisbona, che fa gli onori di casa per tutto il tempo in cui i convegnisti esporranno i loro approfondimenti, nella grande Sala del Museo Nazionale della Farmacia. Scopi del meeting storico-culturale sono lo studio e la comprensione interdisciplinare centrato sulla identità territoriale e l’incentivazione dei valori religiosi, culturali e patrimoniali, materiali e immateriali, riscontrabili in tale ambito. Le feste di San Rocco nel mondo possono così tramutarsi in prodotto di valorizzazione turistica e culturale, veicoli di scambio e di relazioni integrate.

Nella città  battuta dai venti dell’Oceano Atlantico, in terra di Estremadura, Lisbona, alla foce del fiume Tago, dove non di rado, in autunno, nei giorni di sole i giovani d’ogni età giocano con le onde tra le spiagge di Cascais o di Oeiras, studiosi provenienti da Belgio, Francia, Spagna, Italia, Isole di Capo Verde, Canada e Brasile e naturalmente dal Portogallo, espongono le loro importanti comunicazioni, sulle modalità del momento festivo relativo al Santo Pellegrino di Montpellier e mettere in rete, tra comunità e popolazioni diverse, esperienze culturali legate alla fede, alla devozione, al folklore, alla vita di pubblica relazione.

Sono quasi tutti giunti in aereo, con le compagnie più disparate, i convegnisti, a vivere questa esperienza storico-culturale, in una capitale europea di circa seicentomila abitanti, con il fuso orario di Greenwitch e un abbigliamento consono alle turbolenze del clima tipicamente oceanico, che s’ispira a grande prudenza. Oltretutto è la città dei tram, dei traghetti, di “elevadores” (funicolari o ferrovie a cremagliera), di ponti (spettacolare il ponte di Vasco de Gama) e delle tre linee di metropolitana. “Lisboa  Em”, la rivista mensile della città, è un’affidabile guida per conoscere tutte le proposte artistiche e culturali della capitale.

San Rocco

Tra gli ospiti d’onore, oltre alla sindaco di Montpellier (città natale di San Rocco), madame Mandroux, e ai sette ambasciatori dei Paesi di provenienza dei convegnisti, vi è anche  il direttore del Centro Italiano di Cultura, ch’è ospitato in una palazzina del XVII secolo, in Rua do Salitre. Del Convegno Internazionale, specie il 5 ottobre ch’è sempre giorno festivo in Portogallo, scrivono tutti i principali giornali in edicola, il “Publico”, il “Diario de Noticias”, “A Capital”, e  il “Diario de Manhà”. Qualche interessante passaggio anche su uno dei canali della “Televisao Portuguesa” e di alcune emittenti televisive locali. Lisbona, nel nome il ricordo di un’origine misteriosa. Dai primi insediamenti di epoca preistorica ubicati  a Monsanto, Olisipo, vocabolo pre-romano da cui deriverebbe il nome della città (città fondata da Ulisse nel suo peregrinare prima del ritorno nella sua Itaca), o Alis Ubbo, che significa “amena insenatura”, di derivazione fenicia o la voce celtiberica  Lysus (più il suffisso fenicio –ippo), che significa “bellezza”: tra le leggende l’unica cosa chiara è la condizione marinara marcata nelle sue origini. Il fiume Tago, da sempre “porta di Lisbona” e lo sconfinato oceano, che celava per secoli un Continente inesplorato, Le Americhe, la fanno ancora da padroni, nei venti, nel clima, nel regime delle precipitazioni. Come per secoli questa terra lusitana era stata dominata, dopo i Romani, da Alani, Svevi, Visigoti e Arabi. Dopo la riconquista degli eserciti crociati, con Don Afonso Henriques, primo re del Portogallo, nel 1147, il destino della città portò alle scoperte dei navigatori portoghesi, delle Isole Canarie, Madeira e Azzorre. Dopo sciagure ed invasioni, una splendida rinascita: Colombo fissa la sua residenza in Spagna (1486), Bartolomeo Diaz doppia il Capo di Buona Speranza. Dopo le lotte per l’indipendenza dal potere spagnolo, con il Trattato di Tordesillas  (1494), diviso il mondo tra Spagna e Portogallo, i navigatori lusitani giungono in Groenlandia (J. Fernando Labrador), in India (Vasco de Gama), in Brasile (P. Alvares Cabral). Con l’oro brasiliano arrivato da Oltreoceano, non fu difficile lo scambio culturale con la madrepatria, ivi compreso il culto dei Santi, come quello di San Rocco. E proprio nel primo pomeriggio del 4 ottobre 2013, le delegazioni straniere invitate sono accolte nella  Sala della Lotteria della Santa Casada. Nel Bairro Alto di Lisbona la prima escursione dei convenuti con la statua di San Rocco e il cane. Dopo la visita al Museo della Chiesa di San Rocco, nella tarda serata, una grande emozione di sentimenti per tutti nella Messa cantata con cantori di fado, musica popolare tipica di Lisbona. Commistione artistica tra lundun  brasiliano,  morna  di Capo Verde, modinhas  e influenze nordafricane e la storia stessa delle navigazioni, che fa amare questa musica dalle classi elevate a quelle dei quartieri poveri dell’Alfama: una forma espressiva che molto si avvicina alla definizione dell’identità nazionale portoghese. E il pensiero corre a “Segredo” della cantante Amalia Rodriguez e della sua acrobazia vocale, al servizio della espressione pura. Sabato, 5 ottobre 2013, in due sedute, l’una mattutina e l’altra pomeridiana, è il giorno del Convegno Internazionale, nella splendida location dell’Auditorium del Museo della Farmacia, dotata di ogni supporto audio televisivo, traduzione simultanea in cinque lingue, in cui ogni “conferencista” espone il frutto di studi e pubblicazioni.

san rocco

Per l’Italia Meridionale, e dal Salento in particolare, l’argomento trattato è “Tradizione e danze popolari nel “ballo di San Rocco”, dove si illustrano ai convegnisti le peculiarità della pizzica salentina, ed in particolare la modalità della “danza scherma” di Torrepaduli, all’interno del complesso apparato dello svolgimento del momento festivo. In serata è la volta di una novena al Santo, nella chiesa di San Rocco, animata col canto del coro della Cappella Patriarcale, diretta dal maestro Joao Vaz.

La solennità del Santo Pellegrino ricorre e si festeggia a Lisbona, domenica 6 ottobre: una affollatissima Messa Patriarcale e una folkloristica processione per le strade del Bairro Alto, con l’ostensione di una  venerata reliquia del Santo, che risale storicamente al 1506. Tutti i convenuti, abitanti di svariati quartieri della città, devoti, turisti a seguire trionfalmente il simulacro di San Rocco. Ogni sasso, ogni volto, ogni suono, ogni sapore (delle osterie popolari, dei caffè liberty), ci ricorda incessantemente che in questa città scorre sangue misto. Quello di un popolo ospitale, tra i più tolleranti e meno razzisti del mondo, che si prende il “suo” tempo per allineare Lisbona al profilo di capitale europea. E mentre fa posto ai grandi centri commerciali, alle grandi strutture dell’Expo 98, i suoi vicoli, noti perché girando attorno agli angoli permette di ascoltare un’infinità di rumori, sono un dedalo di viuzze rotto da spazi monumentali, ai cui lati, locali d’ogni genere impastano note di fado con le zaffate di pesce fritto. Lisbona, divisa in città bassa (Baixa) e città alta (Bairro Alto), ci permette nell’Alfama, il quartiere più antico, di vivere le emozioni di un abitato povero e affascinante, un tempo arabo, oggi abitato dai profughi delle colonie (retournados), ritenuta come la Soho di Lisbona, talmente trendy da non esserlo più, e presa d’assalto a tutte le ore da orde di turisti. Con una puntata al Chiado, area di shopping e di caffè schic, la processione sfiora Estrela, zona popolare e ridente, e Lapa, pirotecnica e rutilante di notte, riuscendo a consegnare anche il caratteristico “pane di San Rocco”.

Il terzo giorno, lunedì 7 ottobre 2913, è giornata riservata al giro panoramico della città per tutte le delegazioni straniere intervenute al Convegno Internazionale.  E via ad ammirare l’espansione urbanistica della città, posta anch’essa su sette colli, i suoi nuovi viali e gli edifici ricoperti di azulejos, gli alberi dell’Avenida da Libertade, chiese , monumenti ed edifici pubblici, come la Casa da Moneda, Piazza Marques de Pombal, Piazza de Saldanha, il Campo Grande (con la Biblioteca Nazionale  e il Laboratorio Nazionale di Ingegneria Civile), l’Avenida de Berna, Palàcio Marques de Fronteira, la Torre de Belém, dal caratteristico baluardo poligonale e la torre quadrangolare e, infine, il Padrao dos Descobrimentos, monumento alle scoperte.

E’ facile ammirare questa capitale lusitana; con un paio di bus appositamente noleggiati, l’Irmandade lusitana, anche se in una breve mattinata, permette a tutti gli ospiti di rivisitare, o di prendere per la prima volta visione di una città, nata nella zona portuale sul fiume Tago, protagonista di grandi scoperte nella storia umana, e il cui baricentro (non solo notturno) è sull’acqua. Con sapienti interventi di archeologia industriale, dai Docas, un tempo magazzini mercantili, oggi pullulano bar, ristoranti e discoteche, frequentati da giovani che giorno fanno quartiere generale alla esplanada Graca e a quella di santa Lucia. Il desiderio di sole dei Lisboeti, anche in ottobre, è appagato dal verde dei 25 ettari nel cuore della città, Parque Eduardo VII, dove i giovani si rincorrono in bici o giocando a freesbe e i vecchi giocano alla “bisca lambida”, un lancio di carte, seguito da esclamazioni incomprensibili. Concluso il tour, poco prima dell’ora di pranzo, i convegnisti sono ricevuti in maniera ufficiale dal Presidente della Camera Municipale di Lisbona, dr. Antonio Costa, nella Sala Nobile. Presenziano  D. Manuel Clemente, Patriarca lisboeta; il dr. Pedro Santana Lopez, Provedor de SCLM; il dr. Pedro Pestana de Vasconcelos, Provedor Irmandade da Misericordia e di San Rocco di Lisbona; la sindaco della città francese di Montpellier, Hélène Mandroux e M. Leopold Beaulieu, Presidente-direttore della Generale FonAction CSN. I sette ambasciatori dei Paesi partecipanti all’importante meeting, ringraziano, a nome del le Delegazioni intervenute, le autorità civili, religiose e delle Associazioni Europee di San Rocco. E poi la volta dei saluti dei Presidenti dei Centri Nazionali di Cultura, tra cui  il dr. Guilherme  d’Oliveira  Martins, Presidente del Centro Nazionale di Cultura portoghese, che hanno dato man forte alla manifestazione ottobrina sul culto del Santo. A pranzo ogni ospite, oggi  in una delle caratteristiche  tascas , osterie tipiche, degusta i prodotti ittici freschi, tipici della cucina lusitana. Essa presenta, infatti, l’ingrediente di base, il pesce, in particolare il baccalà, proposto in due versioni veramente appetitose. Ma non manca chi si orienta sui piatti di carne, zuppe rustiche e dolci che più dolci non si può. Il tutto innaffiato dal principe delle tavole lisboete, il Porto secco o dolce, o dal Clarete, un rosato intenso, che anche in questo locale spilla direttamente dalle botti. Ma nei giorni scorsi la fantasia culinaria portoghese è venuta incontro agli ospiti con buona parte dei piatti tipici della cucina lisboeta: Acorda (zuppa di mollica con carne, pesce e frutti di mare), Carne de Poirco, Feijoada, Mariscos, Peixinhos da horta, Pipis, Caldo verde, Touchn do ceu (dolce a base di zucchero, mandorle e uova).

Nel pomeriggio, tutti a sciamare verso Portela de Scavem, il vicino aeroporto della Capitale portoghese, tramite cui parte farà ritorno in patria nelle città della vecchia Europa, e per altri, prima di farlo, dovrà rassegnarsi alla trasvolata transoceanica dell’Atlantico e tornare ad immergersi o nel tepore della primavera brasiliana o ripiombare nel brivido verde-ghiaccio di boschi e lande sterminate dei freddi autunnali dell’emisfero canadese.

 

Ermanno Inguscio e il mestiere dello storico (profilo bio-bibliografico)

di Paolo Vincenti

Ermanno Inguscio, storico, giornalista e docente di materie letterarie. Ermanno Inguscio è un ruffanese e un caro amico, che ha concentrato la maggior parte delle proprie energie nella riscoperta e nella valorizzazione di quell’enorme patrimonio demo-etno- antropologico custodito nel piccolo grande borgo di Torrepaduli, frazione di Ruffano, il paese che lo ha visto nascere, crescere e formarsi. Nella frazione di Torrepaduli, nelle antiche “terre di Maria D’Enghien”, da secoli la devozione popolare tributa onori al santo taumaturgo, San Rocco di Montpelier, il cui culto è talmente importante da avere quasi oscurato quello di San Teodoro, che di Torrepaduli è il patrono ufficiale. Nel cerchio magico della piazza del Santuario di San Rocco,  infatti, dove nella notte fra il 15 e il 16 agosto  si balla la meravigliosa danza scherma, nel vibrare della pelle dei tamburi e nel fendere dei coltelli nell’aria rovente del caldo agostano,  si celebra ogni anno un rito uguale e diverso, una messa laica, a latere di quella sacra celebrata nel Santuario, di cui officianti sono i tanti e tanti visitatori che si accalcano nello slargo di San Rocco e che, con le loro sgargianti magliette e vaporose capigliature, con i loro simboli stravaganti e la loro chiassosa allegria, fanno da contrappunto alla composta, quasi mesta, presenza dei pellegrini, questuanti del Duemila. Qui, i devoti da ogni parte del Salento e non solo, vengono a chiedere una grazia al Santo spadaccino, Rocco da Montpelier, o a ringraziare per averla ricevuta, mentre i giovani coreuti,  anche extra-comunitari ( ma tutti  comunitari del grande villaggio globale di questa contemporanea civiltà), ballano e cantano, suonano i loro improvvisati strumenti e si confondono insieme nel grande spasimo della festa che, nelle ore centrali della notte, raggiunge il culmine. Le loro voci e i loro respiri si confondono con il sudore,  l’aria della notte diventa salmastra e le vibrazioni che la tagliano, quasi percettibili al tatto, i commercianti sono stremati dalla fatica e dal caldo ma con la speranza di vendere ancora qualche pezzo della loro mercanzia e le donne devote dormono sui bordi della piazza, ai lati esterni del Santuario, fiaccate dalla stanchezza del lungo pregare e dall’afa. E il Santo

Libri/ “La Pizzica Scherma di Torrepaduli” di Ermanno Inguscio

di Paolo Vincenti

La pizzica scherma  è la principale attrazione della festa di San Rocco di Torrepaduli, frazione di Ruffano. Nella magica notte agostana della danza delle spade, infatti, la piccola frazione diventa il centro del mondo per migliaia e migliaia di visitatori e turisti che, fra il 15 ed il 16 agosto, si riversano nelle affollate contrade di questo paesino del medio Salento.

Per l’occasione, Torrepaduli diventa via vai di commercianti, che alla secolare fiera di San Rocco espongono i loro prodotti,  di fedeli, che si recano nel Santuario torrese per pregare davanti alla statua del Santo di Montpellier, ed  incrocio di culture e scambio vitale e prezioso di pareri, idee, esperienze che si confrontano, in questi tre giorni, nel segno del protettore degli appestati, Rocco, il santo spadaccino. Nella notte dei tamburelli e dei coltelli, girano nelle danze i destini degli uomini e delle donne che ballano al centro della piazza, sotto lo sguardo vigile del Santo, il quale, ogni anno, benedice questa festa, che rende Torrepaduli un punto di riferimento nell’ambito del folklore e delle tradizioni popolari salentine, sia per gli amanti del nostro territorio che per gli studiosi. I ricercatori, infatti, hanno sempre qualcosa da scoprire su questo culto e su questa danza antica e misteriosa che ancora non ha svelato del tutto il suo fascino segreto ma continua ad ammaliare con un sibilo lungo che difficilmente le nuove tecnologie offerte dalla modernità massificante e la omologazione culturale di questi ultimi anni riusciranno a spegnere.

Fra gli studiosi più attenti, vi è Ermanno Inguscio, il quale all’ombra del Santuario torrese è nato e cresciuto e al fenomeno della danza delle spade ha dedicato diversi libri, come quest’ultimo: La pizzica scherma di Torrepaduli. San Rocco: la festa, il mito, il santuario, edito da Lupo (2007). Questo libro, patrocinato dal Comune di Ruffano,  con una Prefazione di Gino

Libri/ Osso Sottosso Sopraosso

di Paolo Vincenti

E’ stato ripubblicato “Osso sott’osso sopraosso- Storie di Santi e di coltelli –la danza scherma a Torrepaduli” di Annabella Miscuglio e Luigi Chiriatti, per le edizioni Kurumuni-libri, di proprietà dello stesso Chiriatti, con il patrocinio dell’Associazione E.De Martino-Salento e del Comune di Ruffano.

Questa è una iniziativa editoriale un po’ insolita, come tutte quelle che riguardano Chiriatti, in quanto raccoglie una serie di interventi che abbracciano  un arco temporale molto ampio.

L’iniziativa, come spiega Chiriatti nell’introduzione del libro, in cui ricorda con affetto la studiosa, nasce da un debito di amicizia nei confronti della Miscuglio, che aveva condiviso molte esperienze con l’autore e che è scomparsa nel 2003.

Annabella Miscuglio, nata a Lecce nel 1939, scrittrice e documentarista, da sempre in prima linea sul fronte dell’impegno femminista, aveva iniziato realizzando vari cortometraggi sperimentali di ricerca su luce, forma e

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