1 maggio 2016 – Domenica

13 maggio b

di Pino de Luca

1 maggio 2016 – Domenica
Non è una bella giornata, il cielo è bigio stamane e l’aria profuma di vento da ovest. Forse pioverà. Primo maggio bagnato, festa del lavoro che non c’è o che uccide. Delle fondamenta della Repubblica ormai crepate, scosse, instabili. Quella che fu la “settimana rossa”, dal 25 aprile al primo maggio è ormai un pallido ricordo nelle coscienze. Una mano di vernice incolore ha ricoperto tutto cancellando la storia e riscrivendola “ad usum delphini”. Molti dei “rivoluzionari di professione”, spremute per bene le “masse popolari”, sono diventati i più acerrimi nemici di quello che furono. Continuano a spiegare che il mondo è cambiato e bisogna cambiare, e trovano caterve di allocchi che gli credono. Il cambiare tutto perché, per loro, nulla cambi lo ha spiegato per tempo Tomasi di Lampedusa, ma in un paese di ignoranti chi cazzo se lo fila Tomasi di Lampedusa?
Il mondo cambia e tutto cambia e nessuno che si domandi come mai a comandare sono sempre gli stessi e a star sotto anche. Testoni il mondo cambia veramente quando chi era seduto in cima al cocuzzolo scende a valle e viceversa, non quando cambiano i calci e il culo rimane sempre uguale. Ma tanto a voi che ve ne frega? Avete cinque trofei in cinque anni o cinque trofei in un anno, o vivete nella regione più povera d’Italia sotto il tallone delle ‘ndrine ma il Crotone va in serie A, potete anche vedere Ballando sotto le stelle e mettere mi piace alle battute di Crozza. Che cosa volete di più? Il lavoro? Ma andatevelo a cercare … ne troverete mille di microlavori e passerete da uno all’altro, come le formichine, con la partita Iva che vi ha fatto credere di essere imprenditori e invece siete solo dei poveracci con la BMW comprata a cambiali e due Euro per la benzina.
Primo maggio, m’aggio proprio stufato dei concerti e delle canzoni rivoluzionarie. Sono felice di ciò che sono stato e felice di quello che sono. Mi manca solo un bambino da portare a spasso.
Ma son certo che arriverà prima o poi, per il momento mi canto la canzone.

31 marzo 2016. Renata Fonte ha vinto

portoselvaggio (ph Marcello Gaballo)

di Pino de Luca
E’ quasi l’una di notte, il jet leg dell’ora legale mi ha scombussolato. Metto insieme i pezzi del prossimo articolo del venerdi. Sono contento, molto contento di come alcuni pezzi di Salento, in particolare uno che non disvelo, stiano crescendo in manera prorompente, quasi sia stato levato un tappo che li comprimeva. O forse è stato levato per davvero. Non è compito mio giudicare. E guardando le carte e le storie sono incappato nelle date, in vecchie foto e vecchi articoli. Vecchi si, come a volte mi capita di essere giudicato. Forse a buona ragione. In quelle vecchie foto, con tanti chili in meno e tanta rabbia in più ne ho trovate alcune di un 31 marzo fatto al Belvedere di Porto Selvaggio. Molti anni fa. Che tempi ho avuto l’onore di vivere, che persone ho avuto il piacere di conoscere, molte personalmente e molte per contatto pubblico. Era il 1984 alla prima esperienza di Consigliere Comunale da meno di un anno, cominciavo a comprendere cosa significava muoversi in un comune difficile, avere sulle spalle le speranze degli sconfitti da sempre e di fronte la forza e l’arroganza di chi aveva sempre vinto. C’era tanta fiducia, entusiasmo, ingenua lealtà e incrollabile fede nell’utopia dell’eguaglianza e del comun sentire. Era il 31 di marzo e giunse a notizia orrenda: Renata Fonte, assessore al comune di Nardò, era stata uccisa a colpi di pistola mentre tornava a casa. Sapevamo bene cosa fosse già la quarta mafia e sapevamo bene che cresceva grazie alla miopia e alla sottovalutazione, quando non alla complicità delle istituzioni.
Ricordo i giornali del tempo e le veline che, come sempre, cercavano di instillare nell’opinione pubblica idee balzane e, trattandosi di una donna, la pista passionale era la preferita. Fino ad indicare persino il marito come possibile coinvolto. Che vergogna. Molti anni dopo si capirà che dietro c’era una mano criminale ma mai si è giunti al terzo livello … ci si è fermati al secondo. Eppure le sentenze di quell’ulteriore livello ne parlano ma restò inaccessibile. E comunque Renata ha vinto. Il Salento ha ancora Porto Selvaggio strappato alla speculazione grazie proprio al suo impegno. A Sabrina e Viviana il mio caro saluto.
Ci sono state Persone come Renata che hanno dato la vita per la loro terra e ci sono persone che ne fanno strame vendendone brandelli ai passanti. Il Salento esiste, ma i salentini continuano ad esistere ancora?
A noi la scelta!!!

19 febbraio 2016 – Venerdì

Ulivi vita millenaria da salvare - ''l'Ulivo urlatore'' - Salento, entroterra otrantino, ARCHIVIO FORUM AMBIENTE E SALUTE
Ulivi vita millenaria da salvare – ”l’Ulivo urlatore” – Salento, entroterra otrantino, ARCHIVIO FORUM AMBIENTE E SALUTE

 

di Pino de Luca
Le notizie di oggi sono due e riguardano entrambe la Puglia. Sembra che in Salento crescano i tumori e che in Puglia ci siano le mafie. Così dicono autorevoli Istituzioni. Inoltre, udite udite, a Brindisi si istituisce il Registro Tumori.
Credo che la colpa delle brutte malattie sia da ricercare nelle cozze o avrà ragione il mio amico Giorgio Gargasole? Lui sostiene che i forni di Torchiarolo che fanno il pane troppo cotto e bruciano la pizza.
Rimane il mistero di Sogliano dove ci si ammala di più in media dicono gli esperti. Deve essere colpa delle scie chimiche o della quadratura di Saturno. Ma adesso lo risolveremo senza dubbio il problema, con i filtri ai camini di Torchiarolo e le discariche di immondizie le copriamo di terra e ci piantiamo sopra grano biologico.
Sulle mafie in Puglia credo che sia esagerato, quando mai si è sentito che in Puglia ci sono i caporali, la prostituzione e ci sono amministrazioni corrotte? Qui tutto fila liscio come un tiro di coca, qualche buontempone fa qualche ammazzatina e qualcuno più nervoso mette bombe, incendia macchine, smonta bancomat e, magari, minaccia o compra e corrompe sindaci, giudici, secondini, commissari e poliziotti. Ma così, per riempire qualche pagina di cronaca …
Abbiamo tutto coperto da telecamere per poter trasmettere i video su Youtube e divertrci un pochino.
Spero che qualcuno si occupi dei veri problemi della Puglia: il traffico e gli storni.
Le belle notizie vengono da Wine Spectator, secondo loro tra i migliori 101 vini d’Italia ben 4 sono Pugliesi e di questi 3 sono nel Grande Salento. Es 2012 di Gianfranco Fino e Simona Natale, l’aleatico passito 2008 di Masseria Li Veli e il Nerio Riserva 2012 di Schola Sarmenti. Acompagna il Bocca di Lupo 2011 di Tormaresca. Non abbiamo le guide in grandissima considerazione ma per almeno due di questi giudizi siamo in perfetto accordo. Ovvio che non dirò quali nemmeno sotto tortura.
Si va in questo venerdi di febbraio con la tristezza nel cuore per la pervasività che ha assunto l’ignoranza degli adulti e la gioia di poter avere dei ragazzi che, magari, imparano qualcosa.
E si canta, a squarciagola si canta:
Che Faber avrebbe festeggiato i 76 anni!!!
P.S.
C’è chi costruisce muri e chi costruisce ponti e c’è chi cammina nel vento per arrivare a Durango.

24 dicembre 2015 – Giovedi

di Pino de Luca
Andare a Brindisi, percorrere strade dell’adolescenza mi è sempre fonte d’entusiasmo. Arrivarci, guardarsi intorno ed anche più in là fa stringere il cuore. Anche i posti abbelliti sono tristi, vuoti, un senso di solitudine e di abbandono.
La percezione diretta ed immediata che il “DIVIETO” sia l’unico mezzo per evitare il degrado. Divieti, multe, sanzioni dal peso crescente per l’uomo comune. Uno stato peggiore dello Stato di Polizia, quello aveva una logica, questo è solo uno schema di gabellotti che tassano la maleducazione. Dei morti di fame. Chi è ricco può essere maleducato senza alcun problema, perché “io so’ io e voi nun siete un cazzo!” diceva il Marchese del Grillo.
Come per la vicenda Xylella della quale mi ero ripromesso di non parlare e non ne parlerò, ma è semplicemente vergognoso l’attacco alle questioni sollevate dalla Procura di Lecce. Nessuna risposta nel merito solo affermazioni calunniose e petizioni di principio sulle quali ci sarebbe molto da discutere anche a livello semplicemente di principio. Nessuno vuole sentirsi messo in discussione in questo paese, una volta messa una berretta si diventa subito infallibili. Se volete essere infallibili in ministero dovete rassegnarvi ad usare la mitra non la coppola o il cilindro.
Difendetevi nel processo se avete ragioni da opporre, collaborate, date spiegazioni e sarete assolti. Voi potete farlo, gli ulivi no, loro non hanno potuto e voi avete proceduto ugualmente senza nemmeno pensare che possero esserci altre vie. Voi che siete gli esperti e avete consumato due anni e diversi milioni senza venire a capo di nulla.
Non dirò Buon Natale con allegria quest’anno, non lo è affatto. Per ragioni private e per ragioni pubbliche. Ho sentito donne musulmane che pretendono (e hanno) “piscine per sole donne” e inventano costumi da bagno castigati. Sono tollerante con tutte le religioni ma questo non mi impedisce di continuare a pesare che esse (o il loro uso) siano una delle ragioni che rendono l’umanità infelice e sottomessa.
Caro Gesù tu non c’entri nulla, ci hai rimesso pure la ghirba e hai vissuto pene e sofferenze, ti hanno condannato innocente per salvare un criminale. Son passati duemila anni e siamo sempre allo stesso punto …
P.S.: Divertitevi più che potete.
La vita è triste
La vita è dura
Qualche volta
Fa proprio paura.
Ma diventa assai più bella
cu la zampogna e cu la ciaramella.

https://www.youtube.com/watch?v=RCEyN1pCm3E&feature=youtu.be

Comprate l’olio solo da chi ci mette la faccia sul suo olio

donne-e-olive

di Pino de Luca

In molti hanno chiesto come si riconosce un buon Olio Extra Vergine di Oliva. Ed in molti hanno elargito utili consigli che, per diventare efficaci, dovrebbero essere accompagnati da un laboratorio ambulante e un paio di specializzazioni.
1 – Tocca allo STATO tutelare il consumatore;
2 – Tocca alle aziende serie pretendere i controlli e sollecitarli;
3 – Tocca a Stato e Produttori concordare delle procedure di controllo che siano efficaci senza essere asfissianti, magari a campione sullo scaffale.
4 – E se invece volete proprio essere sicuri comprate l’olio solo da chi ci mette la faccia sul suo olio, dal produttore che cura le sue piante e segue il ciclo fino al confezionamento. Costa di più? Non lo so, io son qui per insegnare a fare i conti.
In queste occasioni bisognerebbe cogliere il momento per avere meno protagonismi e un po’ più di protagonisti!!!
Ma sono perle che scivoleranno via come l’olio, quante procure in Italia sono attrezzate come quella di Torino? E quando Guariniello andrà in pensione chi si occuperà di “avvelenatori” e truffatori che uccidono lentamente e silenziosamente centinaia di esseri umani per far soldi e si prendono pure gli applausi da claque di giornalisti a pagamento?
Sarà sempre più conveniente dare ragione al ricco piuttosto che ai pezzenti che devono “risparmiare” sull’olio per i figli per acquistare il migliore per l’automobile, e ai poveri che non si possono permettere né l’uno né l’altro.
Caro San Martino, se fossi nato di questi tempi non ti avrebbero fatto santo, ti avrebbero chiamato fesso. Ma noi fessi ci siamo ancora e tra poco, in tuo onore, condivideremo quello che abbiamo. Chi poco, chi molto non importa.
Buon vino nuovo e buon olio novello a tutti.

 

1 Novembre 2015 – Domenica

zucca

di Pino de Luca
In archivio l’ennesima parata di teste di zucca vuote e di carnevale anticipato che ci hanno insegnato che le “tradizioni” spesso sono imposte dai poteri più o meno espliciti. E dunque molto spesso la “tradizione” non è altro che una forma di conservatorismo becero che tradisce la storia popolare, la scimmiotta. Che un conto sono le canzoni camorriste e un conto è la canzone napoletana … Ma non avviamoci sulla accademia in questi giorni di mestizia dedicati ai defunti e al loro ricordo. Ma anche alla festa. Non c’è vita senza morte e non c’è morte senza vita. E’ il giro di giostra sul quale si sale per volere altrui e per volere altrui si scende, a volte qualcuno fa prevalere il proprio volere, ma accade di rado. Per fortuna o malasorte non so dire, ma so che la vita è bella, bellissima e se ci mettiamo del nostro può essere ancora più bella.
Le notizie di oggi riguardano un aereo caduto per ragioni che non conosceremo mai per davvero, e dunque è inutile chiederselo.
Gli All Black che riportano a casa la coppa del mondo di Rugby doppiando l’Australia in una partita da antologia.
Ma soprattutto il mondo è sbigottito dal fatto che Manfredi abbia preferito Kevin e Verdiana della Casa ha dovuto lasciare il Grande Fratello 14. Si attendono le reazioni di Barbara.
Ecco amiche e amici, questa è l’Italia che fa notizia e che è importante. Nemmeno più il calcio e la vittoria dell’Inter sulla Roma, simulacri di passioni che furono. La prima in mani indonesiane e la seconda in mani americane.
Domani sarà giorno di visite al cimitero ad onorare i nostri morti ed anche ad invocare i morti di chi ha ridotto il Bel Paese in questo stato. A domani.
P.S.
Expo finalmente è finita, innumerevoli trasmissioni ci stanno convincendo che è stato un grande successo. Dite a tutti che ne siamo convinti ma basta. Chi ha comprato terreni a dieci Euro e li ha venduti a 300 ha vinto e hanno vinto anche tanti altri. Lo slogan era quello di battere la fame nel mondo. Almeno in un pezzetto v’è chi ha mangiato a ufo. Del resto chi se ne fotte almeno fino alla prossima Expo ….

5 Settembre 2015 – Sabato

di Pino de Luca
Silenzio profondo da queste parti. Ci sarà ancora e ci abitueremo. Ci si abitua a tutto. La forza della specie umana è questa, sapersi adattare per sopravvivere. Ci adattiamo all’ambiente e alle emozioni. Ci siamo adattati anche al Governo Renzi che sembrava impossibile. Chiamiamo ministri personaggi improbabili senza metterci a ridere. Sopportiamo leggi dissennate e discutiamo di cose che il buon senso dovrebbe farci rifiutare persino di concepire.
Il panorama delle alternative è desolante. Abbiamo mille canali televisivi, levati i cartoni animati e Rai Storia il resto o si vede male o fa schifo. Lo sport in TV è quello urlato del calcio o dei motori, rarissime apparizioni degli sport minori quando funzionano le trasmissioni.
Dove andiamo?
Dove ci stanno portando!
Ma possiamo sempre cambiare strada. Ecco il 20 di settembre ad esempio, possiamo andare in piazza a Nardò, ad essere con i lavoratori invece che con i caporali. Non è detto che con le canzoni si fan rivoluzioni, ma le rivoluzioni nelle quali non si canta sono molto tristi e sanguinose. Noi canteremo e sputeremo in faccia a chi non sente.

Una nuova edizione per la Fondazione. Nardò e i suoi

Nardò e i suoi

Con cerimonia privata, cui si accede per invito, sarà presentato e distribuito questa sera l’ultimo lavoro inserito tra le pubblicazioni della Fondazione, Nardò e i suoi. Studi in memoria di Totò Bonuso.

Un volume di 400 pagine, cartonato, in formato 24×30 cm, con saggi tutti riguardanti Nardò, a cura di Marcello Gaballo, presentazione di Luciano Tarricone. Edizione non in vendita. ISBN: 978-88-906976-5-4.

Saggi di Francesco Giannelli, Armando Polito, Maurizio Nocera, Gian Paolo Papi, Giuliano Santantonio, Fabrizio Suppressa, Paolo Giuri. Giovanni De Cupertinis, Marcello Gaballo, Stefano Tanisi, Alessandra Guareschi, Alessio Palumbo, Elio Ria, Maurizio Geusa, Pino De Luca, Letizia Pellegrini, Massimo Vaglio, Valentina Esposto, Daniele Librato, Mino Presicce, Pippi Bonsegna.

 

 

Luciano Tarricone, presentazione ……………………….……………………………………. p. 1
Francesco Giannelli, Tracce di preistoria e protostoria nel territorio di Nardò …… 5
Armando Polito, Un toponimo sulla riviera di Nardò: la Cucchiàra ………………….. 11
Maurizio Nocera, Della tipografia e dei libri salentini ……………….……………………. 15
Gian Paolo Papi, La “Madonna di Otranto” in territorio di Cascia
tra i possibili lavori del neritino Donato Antonio d’Orlando ……………………………… 29
Armando Polito, Antonio Caraccio l’Arcade di Nardò ……………………..……………… 41
Giuliano Santantonio, Ipotesi di attribuzione di alcuni dipinti
a Donato Antonio D’Orlando, pittore di Nardò ………………………………………………. 67
Fabrizio Suppressa, Torre Termite, la masseria degli olivi selvatici …………………. 81
Paolo Giuri – Giovanni De Cupertinis, Il seminario diocesano di Nardò dal xvii al xix secolo …………………………………………………………………………………………………….. 91
Marcello Gaballo, Un’architettura rurale impossibile da dimenticare.
Lo Scrasceta, dalle origini ai nostri giorni ………………………………………………………101
Stefano Tanisi, Lo scultore leccese Giuseppe Longo
e l’altare di San Michele Arcangelo nella Cattedrale di Nardò ………………….……… 117
Marcello Gaballo, Achille Vergari (1791-1875) e il suo contributo
per debellare il vajolo nel Regno di Napoli ……………………………………………………. 131
Alessandra Guareschi, L’arte “nazionale” di Cesare Maccari nella Cattedrale di Nardò ………………………………………………………………………………………………………. 147
Alessio Palumbo, Il mito di Saturno in politica: le elezioni del 1913 a Nardò ………………………………………………………………………………………………………. 185
Elio Ria, Piazza Salandra, un esempio di piazza italiana. ……………………………….. 193
Maurizio Geusa, Uno sconosciuto fotografo di Nardò al servizio dell’Aeronautica Militare ……………………………………………………………………………………………………… 199
Pino De Luca, Histoire d’(lio)……………..…………………………………………………………. 227
Letizia Pellegrini, Scritture private e documenti.
L’archivio privato di Salvatore Napoli Leone (1905-1980) ………………………………… 231
Massimo Vaglio, Olio e ulivi del Salento ………………..………………………………………. 257
Maurizio Nocera, Diario di un musico delle tarantate. Luigi Stifani di Nardò …………263
Valentina Esposto – Daniele Librato, L’archivio storico del Capitolo
della Cattedrale di Nardò. Inventario (1632-2010) ……………………..……………………. 289
Mino Presicce, Edizioni a stampa della tipografia Biesse di Nardò (1984 – 2015) …377
Pippi Bonsegna, Ricordo di Totò Bonuso una vita per il lavoro… e non solo

 

10 giugno 2015 – Mercoledi, da mufloni

nuovologo13

di Pino de Luca
Come ogni mercoledì ci si diguazzerà tra birre e prodotti della terra. A volte con entusiasmo e a volte stancamente (come oggi). Sempre più raro trovare racconti capaci di entusiasmare, sempre più profonda l’impressione di ribollite o di esagerazioni estreme, di riproposizioni di bottiglie sperando nell’oblio o di creazioni che fanno evento ma non fanno vento.
Ho un gran desiderio di un rosso giovane, vinoso, ben fatto, che non indulga né alla vaniglia né alla liquirizia. Magari al corbezzolo maturo e che alla fine abbia una nota amara e sia difettato nei tannini, vorrei sentirne un po’ l’asprezza. E immaginare che ci sia il mio papà che con il suo coltello da innesti taglia una pesca bianca e mette una fetta nel bicchiere capiente. E “tuzzamu” per un’altra volta mentre con lo zio Pippi e lo zio Mino facciamo un’altra partita a tre chiamate. E di quel vino con la pesca, sotto la “preula” in un pomeriggio di giugno, giocando a tressette se ne andava un bottiglione giocando a tre chiamate a “venti lire la chiamata e quaranta la sola”.
Soldi veri sudati da tutti e “a tre chiamate non si perdona!!!”
Dopo tre ore di carte e un fiasco di vino eravamo tutti più sereni e rilassati, sia chi aveva vinto che chi aveva perso.
La pergola non c’è più, papà, zio Pippi e zio Mino nemmeno, le pesche bianche profumate (persiche), dalla buccia pelosa, sono introvabili; a tre chiamate non sa giocare più nessuno (troppo difficile dicono). Rimane il coltello di papà, il desiderio di un vino che sappia raccontare un pezzetto di storia e la voglia di andare a cercarlo.
Sia una bella giornata per tutti voi . A tutti voglio dire che almeno per il compleanno un calice di vino si solleva e si porta alle labbra, adagio. Non è forse il movimento esatto di un bacio?

P.S.
Oggi nessuna invettiva verso chi lancia invettive. Non amo le invettive, preferisco il ragionare.

1 Giugno 2015 – Ahhh

nuovologo21

di Pino de Luca

Le elezioni sono finite, si contano i voti con la lentezza tipica del Paese d’u Sole. Contano le proiezioni che dicono che hanno vinto tutti. Ma appena si diventa un po’ seri si capisce che il PCF ha il labbro tumefatto e un bernoccolo aulla cucuzza.
Due delle “virago” messe in campo come le amazzoni alle Europee hanno preso schiaffoni, la prima per esser divisiva la seconda per manifesta incapacità.
In Campania, come è d’uopo, il popolo ha scelto Barabba (ma tra i competitor non è che ci fossero dei santini …) e in Puglia ha stravinto Emiliano (come da facile previsione e soprattutto per non avere invitato il PCF). In Toscana, patria del rottamatore, Salvini gli bolla un 20% e per poco non gli pelano anche l’Umbria.
L’unico partito nazionale (finalmente al netto di Grillo e Casaleggio) si mostra il M5S che, se i giovani si lasciano fare, forse riesce a diventare qualche cosa di veramente serio ed importante. Che Grillo si tenga il merito di aver innescato il processo e non si metta più in mezzo.
Allora chi ha vinto e chi ha perso. Ha perso di certo la coscienza civile di questo sfortunato paese. Ormai la metà degli elettori non si avvicina nemmeno ai seggi elettorali, le ingegnerie isituzionali che dovevano portare al “bipolariscmo” o al “bipartitismo” sono fallite miseramente e il federalismo (per fortuna) è un ricordo lontano.
A sinistra continua a imperare il nulla, sembra quasi espunta dal panorama politico dell’italico suolo. Frantumata tra i PD di sinistra (ossimoro conclamato), i fuoriusciti, i movimentisti, e tante altre particelle subatomiche il cui problema primario è il coraggio. La destra non prova alcuna vergogna a presentarsi con la faccia di Salvini che parla chiaro e rivendica la sua dignità di parte politica esistente nella pancia e nel cuore del paese. Possibile che a sinistra non ci sia qualcuno che ha le palle per dire che in Italia ci abitano anche persone di sinistra che non hanno alcun problema a dirlo, a rivendicarne l’anima e il pensiero?
Tanto i “centristi” ci saranno sempre, ma se è vero che senza centro non si governa è anche vero che senza le ali il gioco diventa stantìo e si riduce a pura melina e catenaccio. E gli entusiasmi scemano …
Ora basta elezioni, occupiamoci di cose buone. Ad esempio del Metiusco Rosato di Palamà. Una bocca da sogno superata solo da un calice di Patrunale …..
Buon inizio di settimana a tutti

P.S.
Sembra che dal 5 al 7 giugno ci sia una manifestazione che tratta di rosati a Lecce, ne ho appena ricevuto notizia. La segnalo a tutti coloro che volessero partecipare per due ragioni:
1 – Ci sarà certamente da divertirsi tra 150 Rosati e la cucina di Antonella Ricci e Vinod Sookar;
2 – Ho un debito di riconoscenza verso gli organizzatori perché hanno scelto i vini che a Milano, qualche giorno fa, hanno così ben rappresentato il Salento.
Fatemi sapere come è andata che mi fa piacere saperlo.

28 di maggio, Giovedi

podemos

di Pino de Luca

Tanti anni fa a Brescia vi fu una strage, una di quelle stragi dimenticate nella quale furono uccise e ferite centinaia di persone. Bombe fasciste e dello Stato contro cittadini inermi. Sarebbe tempo di capire chi è stato e perché. Ma non lo sapremo mai, Decine di governi imbelli hanno sempe coperto assassini e criminali e adesso parlano di impresentabili …
Buone notizie scarse in questo finale di maggio, si avvicinano le Elezioni Regionali e i veleni si spargono a piene mani in trasmissioni vergogna che pullulano sulle televisioni, la più vergognosa delle quali si chiama La Gabbia.
Buone notizie scarse ma qualcuna c’è … Le borse volano perché Tsipras la spunterà. La Grecia si salva e magari comincia una Europa nuova. Tsipras, Podemos, Provamos … Sono convinto che, come sempre, sarà il Sud del Mondo a farsi carico dei problemi e a cercare soluzioni nuove, originali e condivise.
Dove arriva l’intelligenza emozionale non può arrivare quella razionale ed oggi, più che mai, abbiamo bisogno di fantasia, di strade inesplorate sulle quali costruire nuovi cammini. Di ampliare la cultura più della tecnologia, di privilegiare il progresso molto più dello sviluppo, di moltiplicare il numero di protagonisti e ridurre quello dei protagonismi, di preferire il verbo essere al verbo avere, di diritti invece che di privilegi, di ricercare l’uguale e cancellare l’uniforme. Possono farlo coloro che hanno massacrato un intero paese? Io non ci credo, ma so che se questo paese è ancora in piedi è perché è vero che ovunque si nasconde il marcio ma ovunque vi sono anche le risorse che quel marcio possono cancellare. Solo che il marcio puzza e l’odore del buono è coperto dal lezzo del marciume. Ma c’è. Frammentato, timido, per anni negletto, c’è qualcosa di buono in Italia. Cerchiamolo. Buona caccia a tutti.

P.S.
Il buono spesso si riconosce dalle mani. Callose, affaticate, robuste e sincere.

Martedì, 19 maggio 2015

goya_colossus

di Pino de Luca

Ne è caduta di pioggia questa notte. A secchiate. In questa plumbea mattina del 19 di maggio 2015, di martedi, il sapore dell’aria è acidulo. Più fresco della melassa di ieri ma non ha quel profumo di fresco del dopo tempesta. Sembra che l’acqua che cade, quand’anche copiosa, non sia abbastanza da lavare l’odore di morte che ammorba l’aria. Ogni giorno più vicine cupe salve di cannoni, e si alzano i toni delle parole soffiate da mantici possenti e amplificate da crani rimbombanti.
Scorrerà sangue ancora, la belva umana non riesce a saziarsi del sangue de suoi simili, la belva umana un tempo relegata nella gabbia della parodia e della satira è ora manifesta, circola libera. Parole orripilanti e concetti lugubri non sono più causa di sdegno ma di comune conversazione e, sempre più spesso, di manifesta condivisione.
E nell’ossimoro della nostra società sempre più divaricata, belle facce ci chiedono due euro per salvare i bambini dell’Africa e belle facce ci chiedono di bombardare i barconi carichi di disperati. Ovvero carichi di quei bambini che avevamo salvato.
E mentre scorrono sui monitor le immagini dei manicaretti per gatto preparati da grandi chef e giovani da sogno in posti da sogno bevono sereni un aperitivo di perfetta sintesi chmica, nel sottotitolo stupri, crimini di guerra, devastazioni ambientali e accenti furbastri fomentano la guerra tra i disperati.
Se le parole di Papa Francesco e del Presidente Mattarella fossero ascoltate una volta sola… ma così non è, questo è il tempo della violenza e della cattiveria. Questo è il tempo del dio denaro che tutto rompe e tutto corrompe.
Eppure i buoni sono di più, ma sono frantumati, chiusi nel loro se, diffidenti come non mai e incapaci a riconoscere i loro simili. Solo quando una pioggia forte ci ridarà il profumo di fresco e le note di An der schönen blauen Donau voleranno nell’aria ci sarà una nuova speranza.
La speranza che un giovane uomo si fermi e con la prima persona che incontra si metta a ballare il valzer, e così tutti i passanti che li vedono e le macchine si fermeranno e la fretta avrà una pausa e tante coppie di sconosciuti volteggeranno al ritmo della musica, è la speranza che tutti comprendano che un valzer ballato spensieratamente vale molto di più della paranoica ricerca del “successo” che si fa realtà. Allora tornerà il tempo della buona vita … per ora continuiamo a guardarci a brutto muso e, tra la folla, a ricercare visi che ci hanno dimenticato.
Ma io non mi rassegno ad essere cattivo e dunque, a tutti voi buon giorno e buon ballo!!!

 

Mercoledì 13 maggio 2015

nuovologo21

di Pino de Luca

Ed eccolo un altro mercoledi. Questa volta è il 13 maggio e sotto la cupola che copre questa parte di mondo nulla di nuovo. Mancano 18 giorni alle elezioni regionali e una miriade di vermini si muove sul cacio della politica. Caterve di personaggi da operetta, degni delle magie di Houdini, si avvicendano su schermi, salotti e pagine di giornali. A chi urla più forte, a chi stimola di più un elettorato ignorante ed incazzato pronto a farsi fregare un’altra volta da chi la spara più grossa. La frase magica di questa campagna elettorale (come delle altre) sarà: “se vinco io il debito pubblico non lo pagherete mai!!!” e riceerà i voti e per mille giorni prenderà il possesso della cosa pubblica e alla fine se ne andrà e lascerà il debito più grande di quello che aveva trovato. Specialmente se continuerà ad affifarsi agli “economisti” che hanno messo il mondo in mutande. I debiti si pagano, prima o poi si pagano. Io lo posso dire tanto non sono candidato e voi lo dovete sapere. E votate chi lo sa e affronta i problemi sottovoce, sommessamente, con umiltà e con determinazione raccontando la verità. Chi urla e insulta ha solo quel vocabolario, forse divertente, sicuramente inutile.
Oggi me ne andrò in una pasticceria, a farmi raccontare storie dolci di dolci e proverò a raccontarle dolcemente. Nel mondo brutale e violento, fatto di tweet e di spot preferisco dilungarmi lentamente e con dolcezza. E’ più bello, più utile e, alla lunga, funziona meglio.
Spesso sento donne e uomini in alto scanno nominare il termine “paura”. Mia nonna mi diceva sempre “male non fare, paura non avere” e dunque io non ne ho alcuna di paura. Quelli che impugnano fucili e digrignano i denti mi fanno solo pena, e chi li spinge mi fa solo schifo.
Alla strada ragazzi, che mercoledi sia foriero di buone cose per tutti, soprattutto per chi ha paura.

9 maggio 2015

nuovologo21

di Pino de Luca

Sono trascorsi 37 anni da quando l’Italia cambiò verso per davvero. Nello stesso giorno due assassinii: Aldo Moro a Roma, in via Caetani e Peppino Impastato a Cinisi in una stazioe abbandonata. Storie avvolte sempre in mille ombre p’er il grande pubblico. In realtà limpide e chiarissime per chi ha voglia di comprendere e di leggere i fatti. Peppino assassinato dalla Mafia per ordine di Tano Badalamenti (Tano Seduto) morto in carcere in Spagna senza che a Giovanni Falcone fosse stata data la possibilità di interrogarlo. Eppure Don Masino Buscetta ebbe a dire a Falcone: “io so l’ABC di Cosa Nostra, zù Tanu è l’enciclopedia.” Indagini depistate da quell’Antonio Subranni indicato da Agnese Borsellino come “punciutu”. Accusa archiviata ma depistatore di sicuro. Se non per dolo per manifesta incapacità. Ed è strano che un maggiore incapace si ritrovi Generale di Corpo d’Armata.
Sul caso Moro molto è stato raccontato (grandissime falsità) e molto è stato ricostruito, indagini vere e concrete fatte di prove e di testimonianze riscontrate e riscontrabili (ne sanno tanto Manlio Castronuovo e Alessandro Forlani e a depistare, imbrogliare e inquinare sempre gli stessi …
Ma siamo nel 2015, cito le vicende solo perché qualche giovane non perda la memoria, noi sappiamo bene come sono andate le cose …
E allora questo nove di maggio sia lieto a tutti, in fondo è sabato e bisogna goderselo. Stamane, dopo un cattura lentissima e lunghissima, i “pezzetti” sono stati “tirati” con il negroamaro rosso di Cantina Coppola 1489, alzarsi alle cinque per tirare i pezzetti credo che sia un atto di amore unico. alle sette, ovvero tra dieci minuti, si aggiunge il pomodorino e, sempre lentamente, si cuoce per altre sette ore. Saremo ippofagi, ma per noi i “pezzetti” sono un rito e un mito … chissà quanti ne entrano in una “conca”!!!
Un saluto a tutti gli amici e a Pasquale Martinelli che racconta la Puglia migliore nel modo migliore: anche Paul McCartney vittima degli spaghetti alla sangiuannidd … Grazie Pasquale per aver capito che nella semplicità c’è la chiave della porta dell’universo.

P.S.
Nel Regno Unito hanno votato e hanno vinto i conservatori e gli indipendentisti scozzesi. In Italia non abbiamo votato e il risultato è stato uguale. Ora che voteremo che sceglierà il popolo? Un tempo poteva scegliere tra Gesù e Barabba e scelse Barabba. Adesso può scegliere tra Barabba1, Barabba2, Barabba3, … Paperino. I sondaggi dicono, al solito, il contrario di quello che accadrà.

Buon giorno in questo sei di maggio 2015

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di Pino de Luca

Buon giorno in questo sei di maggio 2015 che si annuncia molto caldo.
Lentamente ma inesorabilmente le tessere di un puzzle si mettono in ordine. I lavori procedono in casa, mia moglie li dirige magistralmente come sempre coordinandone lo svolgmento e facendo in modo che il tempo sia usato nel più efficiente dei modi. Così posso anche fare le mie visite nei luoghi della memoria sperando di poter contribuire alla sua conservazione e perpetuazione. Forse sono conservatore ma resto persuaso che il futuro buono ha salde radici nel passato.
E le minime soddisfazioni non mi mancano, minime certo ma impagabili. La cosa che mi stupisce ogni giorno è l’osservazione di tanta gente insoddisfatta, che ha il grugno e trasuda rabbia. Spesso mi è capitato di osservarla cercando di comprendere cause e ragioni di cotanta iracondia. E spesso ho dovuto concludere che la neglettosità deriva da una sopravvalutazione di sé stessi. Una diffusa credenza per la quale la propria condizione è dettata da: la sfiga, la società, gli africani, i ROM, le multinazionali, gli ebrei, i comunisti, il neoliberismo, la politica, i sindacati ma soprattutto da “loro” non meglio identificati. L’incapacità di autocritica è la ragione primaria dell’infelicità.
Oggi con il mio scout Marcello vado a fare la ricotta di capra, ci vengono anche Barbara, Cynthia, Milla e, forse, Giuseppe insieme a Giampiero e Rosario. Una giornata di lezione casearia manuale. Ecco cosa chiamo felicità. Ma io non ho una grande proiezione di me stesso. Tornare indietro di cinquant’anni e riuscire a comunicare questo pezzetto di vita vince il tempo. Rende immortali. E cosa può essere più ambito dell’immortalità, almeno temporanea?
Ecco miei cari amici, quando vi sentite infelici e feriti da un mondo ingrato cercate un luogo della memoria, recatevi li e pensate come eravate e cosa siete diventati. Ed è in gran parte merito vostro … Gli errori? Tutti li facciamo e, probabilmente, sono la nostra parte migliore se non siamo avvezzi a ripeterli!!!

P.S.
Esiste il bene e il male, il bene si chiama conoscenza, il male ignoranza.
E poi esiste il sogno di una seconda vita nella quale compiere nuovi errori e vivere nuove passioni, ma questa è un’altra storia …

28 aprile 2015 – Martedi

28 aprile 1945. Festa della Liberazione a Cassano delle Murge
28 aprile 1945. Festa della Liberazione a Cassano delle Murge

di Pino de Luca

Sarà una lunga giornata elettorale, si vota per il Consiglio Scolastico Nazionale nel disinteresse generale. Eppure si tratta di una cosa importante nella qualse ci sono sostanzialmente due filoni di pensiero: i sostenitori de La Buona Scuola che si sta intessendo una strisciante privatizzazione dell’istruzione secondo la progressione Gelmini-Giannini e i sostenitori de La Scuola Buona che ritiene la scuola pubblica come asse portante della stessa concezione di Stato.
Tutti a discutere dell’Italicum, riforma elettorale ormai trapassata che il buon Matteorenzi vuole rinverdire … per la prima volta fuori tempo.
Vent’anni di “Un uomo solo al comando” sono stati digeriti dal Paese, i grandi leader in solitaria: Berlusconi, Prodi, Di Pietro, Bossi, Bertinotti ecc. appartengono a ciò che fu. Adeso è un altro tempo, è il tempo del noi invece che dell’io. Infatti il M5S, da quando Grillo si è defilato e con lui il compare fondatore, cresce nei sondaggi. E’ tempo che il morto abbandoni il vivo e che i vivi si occupino della vita infestata da razzismo, xenofobia, egoismo, cattiveria, invidia e malanimo.
E’ tempo che tu, altro da me, sia una opportunità e non un pericolo. E’ tempo che si smetta di indignarsi perché siamo in mezzo allo schifo, basta indignarsi, si prendano secchi e ramazze e ciascuno, ciascuno pulisca il pezzetto di strada che è vicino alla sua porta di casa. Vedrete che alla fina la strada sarà tutta pulita. Resta da capire cosa ce ne facciamo dell’immondizia … io sono persuaso che una raccolta differenziata si possa fare e recuperare il massimo possibile. Certo c’è qualcosa che andrà bruciata necessariamente. E la bruceremo.
Abbiamo il dovere di andare avanti e di riconoscere i nostri limiti, per superarli ogni tanto o per accettarli semplicemente. E finché i nostri organi di senso saranno vigili, finché comprenderemo il piacere e ne avremo desiderio, la vita sarà sempre pronta a sbalordirci … oggi saremo costretti a mangiare un panino ma presto, presto un plateau di ostriche ed una bollicina ce la dedicheremo

25 Aprile 2015 – Festa della Liberazione

di Pino de Luca

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Sono trascorsi settanta anni tondi tondi da quel giorno nel quale una parte di Italiani decise di riprendere in mano i destini di un paese martoriato dalla guerra e dalla vergogna di un regime orrendo.
Erano anni terribili, di grandi passioni, di armi in pugno e di grande rischio. Ma i demoni della divisione e della furia furono tenuti fermi dalla saggezza e dall’amore per la Patria. Se solo una piccola parte di quei valori fossero presenti in coloro che oggi son chiamati a traghettare l’Italia fuori dalla palude della corruzione, del malaffare e della approssimazione saremmo il più grande paese del mondo, almeno dal punto di vista ivile. Ci restano un libro e una canzone: La Costituzione Repubblicana che da decenni cercano di massacrare e Bella Ciao che hanno provato a cancellare.
Ma sono cose scritte con il sangue e il sangue è difficile da nettare, il sangue versato sui monti dell’appennino tosco-emiliano, in val d’Ossola, nei campi di concentramento e nelle mille prigioni che un regime schifoso ha insozzato d’infamia.
Non si possono cancellare perché raccontano della libertà di un popolo. Solo che la libertà è un grande premio e anche una grande responsabilità e, spesso, questo popolo dimentica la seconda …
Al Comandante Bulow – che ci insegnò a combattere con coraggio, fierezza ed orgoglio. Per chi c’è, per chi non c’è ed anche per chi è contro.
Buona festa della Liberazione a tutti, perché la libertà è quella cosa per la quale tutti possono festeggiare ma possono anche non festeggiare. Per parte mia di feste ne ho due: quella di tutti e quella di San Marco. Mi attrezzo per entrambe.

20 aprile 2015

da Internet (chi può ci segnali l'autore della foto per attribuirla)
da Internet (chi può ci segnali l’autore della foto per attribuirla)

di Pino de Luca

Eccolo! Dopo il 19 aprile giunge incontestabilmente il 20. In questo periodo di certezze solide come la gelatina di pollo qualche scoglio concreto al quale aggrapparsi è utile.
La notizia del giorno è la scoperta della paura vera che ci attanaglia. La paura di tornare poveri. Di avere difficoltà a mettere insieme pranzo e cena e di tornare a confrontarci con la “cucina povera” per davvero e non per “riscoperta d’antiche virtù”
La paura, il terrore direi, che la frase che ci piace pronunciare: “si stava meglio una volta” si avveri concretamente e scompaiano smartphone, corn flakes e patatine fritte.
E quando hai paura diventi aggressivo e crudele, naturalmente con i deboli. Mentre provi ad essere accondiscendente e sei pronto ad ogni azione per captatio benevolentiae verso chi reputi forte e ricco.
Ti acceca la paura e non ti fa comprendere che come tu giudichi nemico chi ti è un gradino sotto e vorresti come amico chi ti sta un gradino sopra, anche chi ti sta sopra è nella tua medesima condizione. E così ciascuno si trova schiacciato comunque, accerchiato dalla sua medesima paura che lo paralizza.
La pompa dell’orrore è delegata a fare questo. Mentre sei occupato a gestire la paura “degli invasori” i tuoi dominanti ti levano diritti, democrazia e dignità. Ma ti lasciano lo smartphone, i corn flackes e la coca cola e tu sei felice perché, sei sazio, e dici comunque la tua anche se non conta una cippa. Bruciammo le ideologie e, insieme ad esse, anche ideali e idee. Affondando in una morchia di pragmatismo da maiali.
Domani è il compleanno di Roma, nata da due figli di nessuno allevati da una Lupa che, scannandosi fra di loro, ci raccontarono da subito in che Paese avremmo vissuto. Ciao Papa Francesco I. Mi sa che sei arrivato tardi e nel periodo sbagliato. Hai da guidare una gigantesca pletora di cattolici tra i quali vedo radi i cristiani.
Per i laici, come me e come tanti altri un link per chi volesse rinfrescarsi la memoria: http://www.ohchr.org/…/…/Documents/UDHR_Translations/itn.pdf
Buona giornata a tutti e provate caffé e pasticciotto qualche volta.

Se gli ulivi del Salento saranno capaci di sopravvivere è colpa loro

ph Donato Santoro
ph Donato Santoro

di Pino de Luca

Non li conoscono in tanti, ma se gli ulivi del Salento saranno capaci di sopravvivere è colpa loro. Li segnalo a tutti quelli che immaginano il Salento come una terra priva di alberi, una sorta di savana desolata sulla quale far passare tubi, installare pannelli, centrali a biomasse, cave di rifiuti e edificare parchi Disneyland fasulli con le comparse che ballano la pizzica e i vecchi rimbambiti che raccontano le storie di un tempo e quando c’erano gli ulivi ….
Se volete questo dovete abbattere questo nucleo di resistenti altrimenti non ce la farete mai. Questi combattono fino alla fine e si divertono pure!!!! (E noi con loro)

 

Xylella in Francia…

Ulivi vita millenaria da salvare - ''l'Ulivo urlatore'' - Salento, entroterra otrantino, ARCHIVIO FORUM AMBIENTE E SALUTE
Ulivi vita millenaria da salvare – ”l’Ulivo urlatore” – Salento, entroterra otrantino, ARCHIVIO FORUM AMBIENTE E SALUTE

di Pino de Luca

 

E dunque la Xylella è in Francia (e questo mi rende ancora meno felice). E’ lecito pensare che le “fasce di rispetto” sono pura idiozia? E’ lecito pensare che se non basta l’Oeano Atlantico ad isolare figuriamoci se possono farlo le eradicazioni selvagge? Su questa vicenda possiamo usare un po’ di buon senso? Almeno su questa … Anche se so bene che in molti stanno ridendo, come avvenne per il terremoto de l’Aquila …

14 Aprile 2015

di Pino de Luca

Gunter Grass
“Grande è il disordine sotto il cielo e dunque la situazione è eccellente.”
Papa Francesco ha scatenato un vespaio semplicemente dicendo la verità. Dedicato a Michele che ne va in cerca. L’umanità è, in gran parte, conservatrice. La verità è sempre rivoluzionaria ecco perché è così rara …
Pensa se raccontassimo al mondo che abbiamo inventato le dittature, i campi di concentramento, i gas nervini e l’olocausto (Cartago delenda est!). Il fatto è che i conti con la storia non li vuole fare nessuno. Chi vince e gli amici di chi vince sono buoni, chi perde e i suoi alleati sono i cattivi. Il Papa che ha stigmatizzato il novecento per l’olocausto nazista, i gulag staliniani e l’olocausto armeno si è tirato addosso le ire dei turchi. Pensa se dovesse dire qualcosa su Falluja, Song mi, My Lay, Sabra e Chatila o, semplicemente, sull’isola Diego Garcia …
A Ostuni crolla il soffitto di una scuola elementare, si aprono le inchieste, chi sarà il “mitico imprenditore” autore di questo capolavoro? Avrà dovuto fare la cresta sui lavori per suddividere qualche tangente o è semplicemente un delinquente?
Tra quindici giorni comincia l’Expo e tra quarantacinque siamo chiamati a eleggere i nuovi consigli regionali. Comunque vada sarà un successo o saremo sul cesso?
Se ne è andato Eduardo, ma noi siamo ancora qui, imperterriti a difendere una utopia e a muovere verso il tramonto, con una piccola barca dalla randa rossa come i colori del cielo in fiamme. Andiamo ad Ovest, ad Ovest di Paperino, in cerca di una rada nella quale buttare l’ancora e goderci la notte.
E anche Gunter Grass ha lasciato il mondo dei vivi.
Quando Dio ha bisogno di aiuto richiama gli spiriti liberi e le grandi intelligenze. Meno male che sono nato spirito libero ma poco intelligente.
Buon viaggio Eduardo, buon viaggio Gunter. A voi che non avete più martedi da affrontare, e buon viaggio a ciascuno di noi che di martedi da affrontare ne abbiamo ancora.

 

8 Aprile 2015 – Mercoledi

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di Pino de Luca
Le Vacanze Pasquali sono finite, a me tocca una coda che impiego per cercare le mie piccole storie da raccontare sul nostro piccolo giornale. Oggi spero di incrociare una storia interessante … poi ricomincia la scuola, da domani. Una lunga giornata da mane a sera,
Come è regola prima delle vacanze si fa una prova scritta, non foss’altro che per avere qualcosa da correggere durante i giorni dedicati alle mille e una faccende che, dovendo andare a scuola, si trascurano.
E arrivano le mail dei fanciulli in parossistica ansia da prestazione. La domanda è sempre la medesima: quanto ho preso? Non riescono a misurarsi in conoscenza ma solo votometro. Invece di chiedere e chiedersi quanto ho appreso passano il tempo a chiedersi quanto ho preso, ed è ininfluente se si è ottenuto misurando lo sforzo o dando il massimo o, semplicemente, con la tipica furberia italiana. Persuasi, dalla cultura dominante, che quello che conta è il voto non il sapere.
E quella Scuola Pubblica che, nei nostri sogni di ragazzini martoriati dall’acne e dalle tempeste ormonali, doveva darci “uguali opportunità” è ridotta a luogo di pascolo per riformatori di professione, sempre impegnati a riformare e mai a far funzionare.
Ed ora mi ritrovo, a 57 anni, a fare il docente che mette i voti e trascorre il suo tempo a leggere prove scritte in un italiano accennato e a consegnare risultati che lasciano senza speranza giovani spesso mal consigliati e arruolati in una classe e in una scuola dalla quale, prima o poi si tireranno fuori con un pezzo di carta su cui è stampato l’agognato sessanta e con il quale andranno ad ingrossare la schiera di coloro che protestano “contro gli immigrati che ci tolgono il lavoro”. E magari hanno di fronte persone che parlano quattro lingue e hanno una laurea in ingegneria in tasca ,,,
Ma adesso si parte, è tempo di inforcare la fida auto e di scovare una bella storia da consegnare ad un pubblico che, assai spesso, ha la medesima carriera scolastica sopra descritta. Queste piccole storie e l’agire del docente non è altro che quello del disseminatore di scintille. Durano un momento, ma la speranza che almeno una inneschi un incendio che si alimenti con la curiosità, la conoscenza e la voglia di sapere, non morirà mai.
Buon giorno a tutti, soprattutto a chi sa che domani sarà una giornata più bella di oggi. Sempre.

7 Aprile 2015

di Pino de Luca

 

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Piove di quella pioggia fredda e sottile che appartiene più a novembre che ad aprile.
Batteri esotici cambiano radicalmente le condizioni ambientali di intere aree e batteri resistenti agli antibiotici preparano la popolazione più povera ad una nuva ondata di epidemie devastanti.
La storia dell’Uomo è punteggiata di questi eventi, una sorta di riposizionamento del sistema su nuovi punti di stabilità. Singolare che gli storici, in gran parte, si siano concentrati sulle vicende “politche” dei popoli. Studiandone le abitudini alimentari si riescono a capire tante cose. Ad esempio abbiamo portato le viti in California, in Cile, in Australia, in Nuova Zelanda. Gli ulivi in Florida o in Cina, portammo le solanacee in Europa e il Cacao in Africa. Queste colonizzazioni vegetali per mano umana hanno anche portato enormi squassamenti ambientali che il sistema ha assorbito perché i processi erano lenti e quindi si sono assestati nel tempo segnando profondamente il ciclo della storia ma con grande lentezza. Adesso è tutto molto veloce e la vita media si è allungata, possiamo dunque passare da un panorama di Palme e di Ulivi ad uno di Girasoli o di Colza. Sempre di olio si tratta, che l’olio, prima di essere commestibile, è un gran combustibile …
Andando verso Ostuni le chiazze di graminacee si fanno sempre più vaste ad interrompere la catena di boschi di ulivo. Come l’alopecia di chi sta perdendo i capelli …
E molti immaginano che, rasandosi a zero, i capelli ricresceranno più forti, se ricresceranno …..
Buona giornata a chi va allu Riu, a chi riparte dopo una brevissima vacanza e a chi attende la fine delle feste per risorgere definitivamente.


P.S.
Un saluto a Giovanni Berlinguer. Con i ringraziamenti per quello che è stato e per ciò che continuerà ad essere. almeno per chi pensa che occuparsi di politica può essere la più nobile delle azioni umane.

Il culto dell’uovo nei giorni di Pasqua nel Salento

 

di Pino de Luca

 

 

Il culto dell’uovo nei giorni di Pasqua ha radici remote, legate alla fecondità e alla ripresa della vita. La storia d’Europa e del Mediterraneo ne è pregna. La parola si è poi materializzata nelle endemiche “uova di cioccolata”, a volte ottima e spesso pessima.

Anche nei dolci simbolici e ancestrali c’è stato il culto dell’uovo.

La tradizione scandita dai nomi sopravvive in Sicilia: campanaru o cannatuni a Trapani, pupu ccù l’ovu a Palermo, cannileri nel nisseno, panaredda ad Agrigento e a Siracusa, cuddura ccù l’ovu a Catania, palummedda nella parte sud occidentale dell’isola. Qualunque sia la forma e il nome si tratta di pasta di dolci impreziositi da uova intere cotte nel forno.

Ne abbiamo pure nel Salento, con nomi simili in qualche caso e completamente diversi in altri. I più interessanti sono la “Panareddhra” (dolce) e il “Puddhricasciu” (salato).

Quasi sperduti nella notte dei tempi, ancora qualche forno di paese continua a farli e a sentirsi chiedere cosa siano. La panareddhra ha la medesima radice e formulazione del corrispondente Sicano. Più interessante è la storia del “puddhricasciu”. Almeno nel mito, di incontrovertibili origini leccesi.

… Il Fatalò narra che dimorando San Francesco d’Assisi in Lecce, nel 1219, «giva, secondo il solito dei mendicanti religiosi, limosinando per la città, giunse dinanzi al palazzo di un patrizio (oggi si possiede dalla nobile famiglia dei Perroni ed è immemorabile tradizione dei leccesi che questo fosse stato il palazzo del nostro primo vescovo Santo Oronzo) vi picchiò la porta e chiese per amor di Dio la limosina ; in un subito vaghissimo un paggio diedegli un bianco e grande pane e disparve. Al picchiarvi della porta ere accorso un famigliare della casa a cui San Francesco rendè le grazie in nome di Dio per il pane già ricevuto e che fino a quel punto teneva in mano. Disse colui non essere pane di loro casa, onde, conosciutosi da San Francesco il tratto della divina provvidenza e da quelli della casa il miracolo ne diè i ringraziamenti all’Altissimo e gli altri conservar ne vollero perpetua la memoria, mentre fecero sull’arco della porta scolpire un angelo in atteggiamento di scendere dal cielo ed offrire un pane. Questa memoria sin oggi in quel palagio si vede.» …N. Vacca

Il passo è tratto da Rinascenza Salentina – Anno II, 1934 – pp 207-208.

Quel pane fu nominato “puddhricasciu” e quel rione prese il nome di Pollicastro, per la tendenza a toscaneggiare che s’aveva in quel tempo. Vi sono alcune imprecisioni ovviamente. L’angelo di cui si parla è tipico del 1500 piuttosto che del 1200 e probabilmente quel palazzo non vide mai Sant’Oronzo abitarvi. Ma il rione Pollicastro esisteva per davvero e doveva il suo nome ad una forma di pane bianco con le uova dentro che si portava allu riu …. ma questa è un’altra storia.

La ricetta oggi non c’è, solo l’invito a cercare ancora l’antico “puddhricasciu”, a consumarlo con gli amici sorseggiando un vino nuovo, nuovissimo: il Merlot del Salento della cantina Santi Dimitri. Il primo merlot salentino in assoluto, siamo qui a testimoniarlo come fece il Fatalò per il “pollicastro”, sperando che qualcuno, un giorno, se ne ricordi.

30 di marzo 2015

Piazza S. Oronzo, Lecce

di Pino de Luca
Tre cortei negli ultimi giorni, uno a Roma, uno a Tunisi e uno a Lecce.
Un vecchio modo di testimoniare la propria presenza secondo alcuni dei “bravi giornalisti” che commentano ogni cosa smentendosi il giorno successivo.
Io credo che quando gli umani si mettono insieme per qualche ragione un barlume di luce si accende sempre. Perché noi umani, presi uno per volta, siamo meschini, vili, e inducono al ribrezzo. Ma l’umanità è una cosa immensa, in essa c’è l’essenza stessa di questi piccolo pianeta.
E allora il dovere di ciascuno è unire, connettere, usare il noi invece che l’io nella persuasione che “ciascuno di noi, da solo, non vale nulla” ma ciascuno di noi, migliorandosi, è importante per l’umano destino.
Comincia la settimana santa, metafora piena della nostra esistenza: si inneggia al Salvatore, poi lo si espone al pubblico ludibrio, si tradisce ed infine il popolo vota, sceglie la libertà di Barabba e manda a morte il Cristo. Crucifige. Ed anche il preferito tra i seguaci rinnega il maestro per ben tre volte. Miserrimo vigliacco.
Ma poi c’è la Resurrezione e tutti coloro che avevano contribuito, con l’azione o con l’inazione, con le parole o la viltà, alla fine di Gesù, ci fanno una magra figura.
Dedicato ai trombettieri del villaggio: insultate gloriose bandiere, svillaneggiate sentimenti nobili, per compiacere i potenti del momento. Ne ho visti di rabbiosi cani randagi diventare miserabili cani da lecco.
Ecco la differenza tra chi scrive cronaca e chi scrive storia: da una parte c’è chi combatte per raggiungere uno scopo e dall’altra chi combatte per dare un senso alla vita. Chi è stato a Roma, a Lecce, a Tunisi scriverà un piccolo capitolo di storia, e sarà degno di Resurrezione. Chi ha dileggiato Roma, Lecce e Tunisi farà, prima o poi, una magra figura.
Buon principio di settimana a chi è disposto al sacrificio per una idea, a chi non lo è il suggerimento di riflettere se sia scarsa l’idea o sia scarsa la persona.

P.S. Andreas Lubitz nascondeva i certificati medici per andare a lavorare. Un italiano non lo avrebbe fatto mai!!!!! A volte l’assenteismo è una scelta saggia.

28 di marzo 2015

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di Pino de Luca

E’ il 28 di marzo 2015, questa notte passeremo al’ora legale, una delle poche cose legali che è rimasta in questo paese. Di questa settimana ci reesta qualche bellissima esperienza, un sacco di fatica e la convinzione che a Perugia, una sera di sette anni e mezzo fa, una ragazza fu ammazzata da qualcuno con la complicità di un ivoriano. Il complice ivoriano che, forse, era presente all’omicidio sconta una condanna di sedici anni, degli autori non si sa nulla se non che sono innocenti. La differenza tra bianco e nero conta molto, tra ricco e povero conta moltissimo. La legalità ha fatto il suo corso, ma lo ha fatto anche la giustizia?
E’ il 28 di marzo e piove, forse domani smetterà di piovere. Continuano le croci rosse sugli ulivi da abbattere e personaggi importanti, en passant ma ormai con parole chiare, paragonano la Xylella alla Fillossera. Tradotto significa che TUTTI gli ulivi dovranno essere espiantati e sostituiti con piante geneticamente modificate. Il paradosso è che questa tesi la sostiene chi fa i soldi con il Made in Eataly …
E’ il 28 di marzo, oggi a Copertino ci sarà un convegno nel quale dovrò raccontare la mia idea d’uso dell’olio di oliva nella alimentazione. Proverò a spiegare gli oli di oliva non l’olio di oliva e a spiegare che senza ulivi l’olio non si può fare. Come il latte, il latte che molti pensano sia proprietà specifica della mucca e non frutto della gravidanza della medesima ….
E’ il 28 di marzo domani sarà la Domenica delle Palme, il giorno nel quale si scambierebbe il segno di pace. Ma il mondo è pieno di guerre e di malanimo. E come potrebbe essere diversamente? Le palme sono state uccise dal punteruolo rosso e gli ulivi dalla Xylella, come accogliere Gesù a Gerusalemme? Facendosi i selfie e postandoli sulla rete?
E’ il 28 di marzo di me che non sono credente ma non sono disposto a rinunciare ad una certa spiritualità che ci rende umani.

 

P.S.
Sulla tragedia dell’aereo schiantato spero si cominci a fare un po’ di silenzio, lo dico soprattutto a quelli che hanno sempre una soluzione in tasca …

27 di marzo 2015

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di Pino de Luca

Oggi ce la faccio a darvi un buon giorno. Perché ne abbiamo bisogno. Per ripulirci l’anima delle parole orrende emanate da giornali e televisioni sulla triste, tristissima vicenda dello schianto di un aereo sulle Alpi. Non so dire se tutto corrisponde al vero ma non credo che l’animo umano possa essere ancora più mostruoso di chi assassinandosi assassina anche qualche centinaio di innocenti. Quindi prendo per buona la versione ufficiale. Senza nessuna forma di speculazione. Degli orridi individui approfittino di tanto dolore per assegnare colpe e responsabilità inutilmente. La mente umana, per fortuna molto spesso e per disgrazia qualche volta, non è controllabile e tutti gli sforzi di “sicurezza” non solo si dimostrano inutili ma, qualche volta, estremamente dannosi. La sicurezza è quel baluardo inesistente invocato come un totem da chi ha in odio la libertà degli individui. La Sicurezza non esiste, è solo una percezione non una condizione (lo spiego fra le prime lezioni ai miai alunni piccoli). Esiste la vulnerabilità e su questa si può agire molto. Ma se si dicono queste cose i “padroni della sicurezza” smettono di fare soldi e rafforzare il proprio potere contando sulla paura dei creduloni.
Passa questo incidente come ne sono passati altri, tra tre giorni ce ne saremo dimenticati per fortuna forse.
Io vado avanti, ieri sera a Salve siamo stati in ottima compagnia a parar di vino, di birra, di cioccolato a scoprire che oltre alla tristezza le persone conoscono anche alcuni piaceri stupendi. Ne approfitto per salutare tutti.

20 marzo 2015

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di Pino de Luca

20 Marzo. Domani comincia la primavera (veramente comincia oggi ma siete così pignoli e precisini :-D). Comincia anche il taglio degli ulivi ammalati. Sarà l’ecatombe. Chissà quei tronchi se sarenno triturati o serviranno per fare mobili, quelle fronde disseccate saranno abbastanza pulite da poter essere utilizzate per cuocere il pane nei forni a legna o conterranno troppi veleni anche per questo? Non volge al bello questa primavera, sento che anche i fiori sono tristi e l’erba non è fresca e croccante. Investigare sulle colpe forse è inutile … ma leggere:
“Vicino ad Alessano, e sulle sponde del mare Ionio sta Castro. La derrata di maggior utile di questa città è l’olio. Il mare dà puro vantaggio colla pesca dei pésci e con quella de’ coralli …” scritto soltanto duecento anni fa … scomparsi i coralli e quasi del tutto i pesci cosa scriveremo di Castro quando scompariranno gli ulivi?
Siamo nati nell’Eden e siccome non ci hanno cacciati lo stiamo distruggendo. Sempre nle medesimo testo è scritto:
“Io prezzo la fisica, e pur la chimica, ma non a tanto sublime grado, ed estensione, che se venisse in testa a persona da cavar dà metalli, o da fossili materia per
vitto, trovarebbe a nostri dì propensissimi molti à preferirlo al vitto vegetabile, o animale. Povera umanità attirata dall’insania e dalla impostura.”
Noi, finché è possibile, preferiremo prodotti vegetali e animali anche in disuso. Comincia la primavera, spero che a qualcuno torni l’idea di conservare il posto degli ulivi tagliati perché un giorno, qualcuno meno stronzo di questa generazione sciagurata possa ripiantarli quegli alberi e rivedere i tordi, gli storni e tutto il mondo che un albero di ulivo sa generare.
Buona primavera a tutti, anche a Maurizio Lupi e al suo figliolo, messi alla gogna perché il padre ha raccomandato il figlio e sono amici di una banda di presunti tangentari. In Italia si fa sempre pulizia nella casa altrui. Vedremo chi prenderà il posto di Maurizio Lupi.

 

 

19 marzo 2015

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di Pino de Luca

Laudata sia la Zeppola … mi raccomando non fatevi mancare questo dolce meraviglioso della storia napoletana, rigorosamente fritto possibilmente nello strutto e guarnito con una amarena …
Sarà un buon giorno di sicuro. A noi è toccato alzarci molto presto per cercare di tener dietro agli impegni che entro domenica saranno esauriti, spero.
La cronaca è toccata agli assassinii di Tunisi, terrorismo che va ad ascriversi, secondo il tambureggiamento mediatico, al califfato cosiddetto dell’Isis. Di certo una forma terroristica nuova rispettoi a quella a cui ci avevano abituato. I “kamikaze” che cercano la morte in combattimento non ci sono più. Questi colpiscono, uccidono e poi scappano … la cultura occidentale prene il sopravvento.
In Israele vincono i falchi e ci sarà presto una nuova guerra, temo …
In Italia da una parte scandali dall’altra l’OPA di Landini sulla CGIL.
Ieri ho visto gli ulivi di Palmariggi, Minervino e Giuggianello, ho sentito anche la preoccupazione di chi non può fuggire e si domanda perché ….
Anche oggi è intenso ma ce la faremo!!!!
Noi ce la facciamo sempre!!!

P.S.
La zeppola, vi prego, sia grande. Poi magari la dividete con chi vi piace ma non appropinquatevi alle “zeppoline al forno che sono più leggere!!!”

18 marzo 2015

primavera

di Pino de Luca

Manca poco. qualche giorno appena. Poi ufficialmente sarà primavera. L’aria si farà tiepida e l’attesa trepida. Nasceranno nuovi insetti e ci sarnno nuove possibilità di contagio per i nostri giganti impotenti verso la cattiveria e l’insipienza dell’uomo.
Il cinismo con il quale alcuni esseri, che l’umana specie dovrebbe rifiutare come membri, è indegno. Con la medesia felicità con la quale dei vigliacchi si fregavano le mani sapendo dei terremoti, allo stesso modo invocano l‘ecatombe.
Sarà che siamo sbagliati noi, sarà che la malvagità ci segna da sempre (non fu forse Abele a soccombere e Dio stesso a proteggere il suo assassino?) ma non riesco a farmene una ragione. Ne scriveremo la storia un giorno di questa tragedia che consegnerà ai nostri nipoti un mondo fantastico che abbiamo vissuto.
La destra vince in Israele ipotecando altri dieci anni di guerra e di odio antisemita. Che non ci si può lamentare dell’antisemitismo se ci si ritiene “POPOLO ELETTO”.
Maurizio Lupi è incappato nelle maglie della magistratura per un’altra vicenda di corruzione che accarezza il di lui figliolo. Gli chiedono di dimettersi ma lui resiste. E fa bene. Non ha commesso nulla, non ha fatto nessun reato e non ha ricevuto nessun avviso di garanzia. In un luogo di pregiudicati che fanno i leader di partito e che vengono invitati al Quirinale quando sono in espiazione della pena, di lestofanti avvezzi a prescrizioni, amnistie, indulti, riti abbreviati e riduzioni della pena dovrebbe dimettersi. Proprio lui? E che è il figlio della serva? E’ solo il padre di un giovane raccomandato come tanti.
Nell’Italia divorata dagli Agnelli è arrivato il turno dei Lupi …
Il segretario di ANM ha alzato la voce e Renzi si è offeso. “Il Governo prende a schiaffi i magistrati e accarezza i corrotti” ha osato dire il magistrato.
E cosa vorrebbe? Le carezze anche lui? Ce ne sono magistrati che se le prendono le carezze caro il mio Sabelli e magistrati che, saltato il fosso, tirano anche calci e pugni a quelli che continuano a fare il loro dovere. Mai generalizzare.
Non tutti i politici sono corrotti (ne conosco almeno dodici che non lo sono, per ora …) e non tutti i magistrati sono onesti e capaci (ne conosco una dozzina che non lo sono, per ora ….). Il fatto è che nella classifica della corruzione siamo i primi d’Europa (ce la giochiamo con la Grecia) e, nel mondo, competiamo con Swaziland e Senegal … Magari abbiamo sbagliato tutto e dovremmo arrestare gli onesti e valorizzare i delinquenti. Magari cambiando nome. I primi possiamo chiamarli “rigidamente fissati a vecchie idee” e i secondi “pronti ad accogliere e sviluppare ogni opportunità”.
Buon giorno a tutti, rigidamente finché mi riesce …

17 marzo 2015

ph Mauro Minutello
ph Mauro Minutello

di Pino de Luca

17 marzo 2015. C’è luce, qualche acciacco e il segno indistinguibile che la vita ci riserva un altro giorno di croci e di delizie. Ho buone speranze che oggi le seconde prevarranno.
Giornali colmi di tintinnio di manette, ogni tanto una retata fa scoprire cose che tutti sapevano da tempo. Cose che facevano indignare alcuni e cercare amicizie che contano a molti altri. Il caso in questione riguarda alcuni corregionali che si distinguono, nella fattispecie, non tanto per lo spessore criminale del quale non abbiamo contezza riservando anche per codesti signori la presunzione di innocenza fino a condanna definitiva, quanto per lo spessore etico. Frazione infinitesima dello spessore di un foglio di pellicola per alimenti.
Certo che i tanto vituperati partiti ne hanno coperti di culi. Per il partito c’è chi ha dato la vita e chi ha preso denari, e hanno vinto i malfattori … Inevitabile il pessimismo della ragione.
Anche domenica scorsa Renato ha scritto bene sugli ulivi del salento. Un olocausto che ha radice umana, se criminale, irresponsabile o, semplicemente, idiota non lo sappiamo né, temo, lo sapremo mai. Ma il timore che dopo i giganti dalle grandi chiome grigioverdi la malattia invada capperi, mirto, rosmarino ed altre piante della nostra terra non è infondato. Spero che molt amici fotografi conservino i loro scatti per raccoglierli nel volume di una terra feconda che c’era e che l’insipienza dell’uomo a reso deserta … Inevitabile il pessimismo della ragione.
In Israele si vota. Il Presidente in carica continua a fare professione di razzismo. Incredibile che chi ha più sofferto una pena sia pronto ad infliggerla ad altri … Inevitabile il pessimismo della ragione.
Si va dunque, sulla strada, a incontrare gente vera, a volte brutta, sporca, irriguardosa e piena di difetti e di guai. Gli sconfitti di ogni giorno ed ogni giorno condannati alla sconfitta. Alcuni di essi sono giovani e hanno tempo, forse qualcuno ce la farà a vincere. Non ci abbandoni mai l’ottimismo della volontà.

Quando l’amore è olio …

di Pino de Luca

Un vecchio proverbio recita: “ci sparti ricchezza te rimane povertà” (Se dividi la ricchezza resta la povertà).
Famiglie contadine che possedevano un qualche fazzoletto di terra hanno sempre generato cospicua prole. Ai figli quella terra s’è divisa. Ciò che era abbastanza per tutti diventa, di colpo, insufficiente per ciascuno.
Per fortuna che i figli “si prendono le scuole”, si apre la via della professione e la campagna resta li, inutile e incolta. Testimone del passato, problema del presente e facile preda di razziatori futuri.
Ogni tanto a contrastare questa evoluzione (sic!) c’è di mezzo l’amore. Non quello bucolico, eroico o romantico. L’amore normale, quello che fa incontrare due persone che si trovano attraenti, si comprendono, condividono un progetto di vita e se la giocano insieme. L’amore normale che non ammette repliche, che ti incontri a luglio, ti frequenti qualche mese, ti piaci, ti capisci in ottobre e l’aprile successivo ti sposi.
Come a chiunque si ama dovrebbe esser permesso. Perché l’amore è la potenza più grande che l’umanità ha a sua disposizione per salvare se stessa da se stessa.
Grazia e Francesco hanno “le scuole”, un bel lavoro “cittadino”, una eccellente carriera di fronte che, per amore, diventa un luminoso futuro alle spalle.
Ci si può amare davvero vivendo in grandi città, in Italia ed in Svizzera, trattando “grandi clienti finanziari” o compagnie di comunicazione di “grandi clienti”?
Si, forse è possibile, magari lo fanno in tanti ma i Barba (cognome comune ad entrambi) piantano tutto. E scoprono che piantare è la loro passione. Piantare ulivi.
In verità ne hanno ereditati qualche decina di ettari e la scelta che si prospetta è: coltivarli per hobby o dedicarsi a loro.
Scelgono la seconda. Impavidi e/o incoscienti.
Una laurea in Scienze Bancarie e una in Economia e Commercio che prospettiva possono avere in agricoltura? Eccelsa.
Perché prima della Laurea conseguita nelle Università c’è una expertice imparata sul campo da ambedue. Una bella villa in contrada Saetta e, a qualche chilometro, queste stupende campagne immerse nella “conca aurea” posta tra Monteroni e Copertino: una distesa di terre fertilissime.
Alberi di Celina di Nardò, di Ogliarola e di Leccino curati fino alla paranoia, non una foglia di secco a pagarla a peso d’oro, una squadra di maestranze che conoscono quelle campagne e quegli alberi palmo a palmo.
Francesco ha una fissazione: la qualità delle olive. Nulla è lasciato al caso o trascurato, dalla potatura “a piani” eseguita ogni anno, alla raccolta con pettinatura distinta per cultivar e rispettando, ovviamente, i differenti tempi di maturazione.
E mentre passeggia tra gli alberi, alcuni giganti di sette-otto secoli, mostra con fierezza ed emozione il frutto del suo lavoro, delle terre che ha comprato e alle quali dedica ogni ora della sua felice esistenza.
Grazia invece “ci mette il naso”. A parte la comunicazione che era il suo mestiere, ha studiato da sommelier dell’olio e ha abbinato delle indubbie doti personali con l’amore per la campagna trasmesso dal padre, medico di fama che continua, imperterrito, a seguire la terra da sempre.
I Barba e gli ulivi sono una cosa sola, forse derivata dalla comune radice, una trisavola di entrambi, lontanissima nel tempo che si chiamava Oleria, assai probabilmente dal nome di una bellissima farfalla.
Ma a lei è intitolata l’azienda: Donna Oleria (non Olearia) di Monteroni. I prodotti (due monovarietali, celina e ogliarola, e una Dop Terra d’Otranto insignito delle Tre Foglie dal Gambero Rosso) sono orientati alla altissima qualità e sono il “segreto” di molti Chef nazionali le cui stelle rifulgono nel firmamento della cucina.
Grande prodotto dei campi dunque, raccolta pettinata e molitura immediata a … 25 Km di distanza. Vernole, cooperativa Sant’Anna.
Urge vedere, sentire, scrutare. Un opificio che trasforma olive un tempo si chiamava “trappeto”, noto comunemente come “frantoio” assai diffuso nel Salento soprattutto in forma ipogea. Un tempo, le mamme chiamavano “trappitari” i figlioli che tornavano a casa sporchi e inzaccherati, perché nel frantoio imperava il grasso, la cenere e, diciamolo, la sporcizia per le particolari modalità di lavorazione e di commistione fra uomini e animali che convivevano, spesso, per l’intera “campagna” sotto il comando di un capo, il “nagghiro”, versione dialettale del “nocchiero”.
Cooperativa Sant’Anna, tre linee di produzione completamente automatizzate, l’unico odore che si sente è quello delle olive appena frante, il rumore è abbastanza forte e gli operai, sotto l’abile guida del Sig. Gianni, moderno “nagghiro”, si muovono lesti e silenti: hanno abiti da lavoro eleganti, lindi e personalizzati. Anche guardando le fughe del pavimento non si trova una striscia di unto o di umido a pagarla in contanti.
Un signore con il volto segnato da rughe profonde che sanno d’antico, dalle mani forti di chi ha conosciuto ogni tipo di fatica ma ha ancora energia per conoscerne altrettanta, si presenta come Michele.
È l’ammiraglio di questa cooperativa che, in sette anni, ha virato profondamente affidandosi a energie giovani guidate saggiamente e con determinazione da un sessantacinquenne dagli occhi che trasudano cultura e coraggio.
Eccellenze che si uniscono e che, in pochi anni, cambiano l’età media dei produttori di olio e la qualità dell’olio medesimo.
Quanta cultura da presentare abbiamo e non dobbiamo nemmeno aspettare il 2019, se solo torneremo a coltivarlo, il futuro, ci darà frutti dolcissimi.
Dovrei dire di Jack e di mamma Giovanna, ma è la prima pagina sull’olio e mi sia concesso di pensare ad una spremitura di leccina e ad una giovanetta che mi piace immaginare come Miss Marianne di Sherwood che se la gode con il buonissimo pane del Salento.

Nome: Terra d’Otranto


Tipo: Olio Extra Vergine di Oliva DOP
Composizione: 60% Ogliarola, 30% Celina di Nardò, 10% Leccino

Note organolettiche:

Colore:  Giallo brillante con riflessi verdi.
Naso: vegetali freschi, erbaceo floreali (carciofo) e frutta appena colta
Gusto: richiama il naso e prosegue, lungo con una giusta nota di amaricante e pungente

Acidità:
0,3
Oleologo: Carmelo (Nino) Buttazzo

 

 
Nome:  Tra due mari

Tipo:  Olio Extra Vergine di Oliva
Composizione:  100% Celina di Nardò

Note organolettiche:

Colore:  Verde brillante con riflessi giallo oro
Naso:  Tipico della varietà, media intensità di frutta rossa e gialla appena matura.
Gusto:  Armonico al palato, richiama la frutta rossa e finale amaro e pungente tipico della varietà.

Acidità:
  0,3
Oleologo: Carmelo (Nino) Buttazzo

 

Nome:  Tra due mari

Tipo:  Olio Extra Vergine di Oliva
Composizione:  100% Ogliarola Salentina

Note organolettiche:

Colore:  Verde brillante con riflessi giallo oro
Naso:  Note erbacee, foglie di pomodoro e mandorla di media intensità,
Gusto:  Buona armonia, dolcezza e rotondità. Suadente e Armonico al palato, ha note gustolfattive dolci e profumate.

Acidità:
  0,3
Oleologo: Carmelo (Nino) Buttazzo

 

Non possiamo bere tutto il vino del mondo, ma è nostro ineluttabile dovere provarci

“Non possiamo bere tutto il vino del mondo, ma è nostro ineluttabile dovere provarci” (Pino De Luca)

per canti e cantine

di Gianni Ferraris

Musica e vino, parafrasando posso dire “Io non so parlar di vino, l’emozione non ha voce…” come cantava più o meno un Celentano d’epoca, invece del vino lui ci metteva l’amore, però era giovane, ora che siamo sicuramente meno giovani,  forse  più maturi cerchiamo emozioni anche in amori altri, nella natura, a volte, come si legge nelle brevi nota biografiche dell’autore del libro, Pino De Luca “dopo una vita trascorsa fra scienza e peccato, è approdato all’e(t)nogastronomia…”.

Parlando di vino, anzi dei vini, nella fattispecie di quelli salentini, un osservatore dotto e colto dovrebbe scrivere frasi come:

“rosso cupo, con preponderanza del violaceo; profumi avvolgenti di vaniglia e poi di spezie, fino all’eucalipto. Al palato è morbido, setoso, consistente ma molto ben educato…”[1]

Bene, non lo scriverò mai per il semplice fatto che per mia formazione il vino è un liquido da degustare, quando proprio voglio fare il raffinato intenditore mi faccio guidare da chi mi consiglia cosa abbinare con cos’altro. Altre volte (barbaramente) mi piace rinfrescare un rosso importante in frigorifero qualche tempo.  Riesco a volte, è vero, a capire se un vino sa di tappo, e riesco a sentire, altre volte, aromi e profumi che non saprò mai a quali spezie si riferiscono, e lì mi fermo, sono un consumatore più o meno abituale, non un raffinato conoscitore. Però sono grato a Pino de Luca perchè, con “Per canti e Cantine”, forse a sua insaputa parla anche a me e prova a mettermi a mio agio abbinando la cantina alla musica, ed essendo di una generazione quasi contigua (lui è decisamente più giovane) ricordo i canti che cita, le cantine invece le intravedo e i bicchieri di vino li immagino. E ricordo, i filari di viti che ho visto da sempre. Mi hanno accompagnato dal Monferrato alle Langhe, sulle colline Toscane, le pianure Romagnole e giù, fino al Salento. Da Fenoglio e Pavese e Paolo Conte, a Verri, Bodini, Mino De Santis.  Con l’amore, la musica ed il vino si può diventare grandi, immensi, immortali forse, per dirla con Galeano “siamo tutti mortali fino al primo bacio e al primo bicchiere di vino”. Non so se Galeano si è spinto troppo oltre, però manca la prima emozione provata ascoltando Chopin piuttosto che il bolero di Ravel o, più prosaicamente ma neppure troppo, il salentino e irridente Mino De Santis che canta “tuttu è cultura, anche se cangia la temperatura”.  E ricordo Guccini che nei suoi concerti, accanto alla sua seggiola, aveva una bottiglia di vino.

pino de luca

Si, De Luca dice a me, profano, che nei canti e nelle cantine (perché non ha messo anche incanti, nel titolo?) ci si può perdere. Le parole avvolgono perché sono:

“come il vino, hanno bisogno del respiro e di tempo perché il velluto della voce riveli il loro sapore definitivo” (Luis Sepulveda) .

Così è piacevole farsi accompagnare in questo non immaginifico viaggio fra paesi, città, cantine e produttori attenti e capaci, nominati uno ad uno,  da Taranto a Manduria, a Copertino a Brindisi e ancora altri, campi di terre rosse, viti e vitigni, canti e cantori. Fare accarezzare il negramaro di Copertino dalla voce di Sangiorgi, il Negramaro e i Negramaro. Oppure sentire irrompere “libiamo libiamo” de La Traviata bevendo bollicine ad Alezio. O ancora  immaginare il sapore forte e prepotente di un primitivo bevuto sulle note di “All’alba Vincerò” cantato da Mario Del Monaco. E ancora risentire, perché scordarcene?

 

“…La fatica è di più

Sulle braccia scure

Lacrime

Non ne abbiamo più

Facce scolpite e dure

Voglia di cambiare

Bella terra mia

Nata allu soli

Forte terra mia

All’odio e all’amuri

E sacra como stu cielu

Grande co’a stru mari

Tutta la vogghiu

Tutta la vogghiu liberari…”

 

cantata in un Festival di Sanremo il secolo scorso da Mariella Nava da Taranto. E ascoltarla mentre si bene un negramaro figlio della forte terra da liberare dall’ipocrisia, dai rifiuti forse. Terra grande, immensa, imprigionata fra i due mari. “Una zattera” per citare un altro immenso salentino, il regista, autore, attore Mario Perrotta.

Oppure sedersi e sorseggiare un rosato di negramaro, perché altro non può essere, secondo Pino, il vino rosato se non di uve Negramaro. Perché il rosato non è del Salento, ma è il Salento stesso. Ne ha i profumi, la luce, la forza. Chissà, questa domanda la giro all’autore, se ne ha anche le contraddizioni di essere un rosso fermatosi a mezza strada. Sorseggiare e ascoltare musica di rinascita e di colori intensi, albe e tramonti che fanno rima con amori e la leggera pesantezza di sentimenti forti e avvolgenti, ascoltando la primavera di Vivaldi.

A leggere il viaggio salentino di De Luca mi è venuto in mente, piuttosto che le colline monferrine o langarole, terre di nobilissimi vini che si chiamano Barolo, Barbaresco, Barbera, il misconosciuto (ingiustamente) Grignolino ecc., il ligure sciacchetrà. Vitigno coltivato su terrazzamenti che guardano il mare delle Cinque Terre. Terreno strappato alle rocce, ripulito, dove si produce quella meraviglia. Forse saranno quelle rocce che vedo spuntare di tanto in tanto dalle terra rossa di Salento a ricordarmelo, chissà. O forse la vicinanza del mare. E non si può parlare di Liguria, mi consentirà Pino, senza riascoltare Creuza de ma di Fabrizio De Andrè. Quei sentierini che fanno tornare alla mente contadini con la vanga in spalla. Ho fatto una digressione geografica anche se, ammetto e concordo pur nella mia enoica ignoranza, con Pino “…Abbiamo vini in Salento che non temono assolutamente i maestri d’altre parti d’Italia e nemmeno quelli d’oltralpe…”, ma sui vini francesi non facciamo digressioni, quando vorranno imparare a vinificare, l’Italia intera li accoglierà con gioia e senza far loro pesare una pur evidente superiorità.

 

Pino De Luca – Per Canti e Cantine – Kurumuny editore – € 12,00

 

[1] P. De Luca- Per canti e cantine pag. 97

Settembre e Facebook

tramonto-salentino-2

di Pino de Luca

9 settembre 2014 – Martedi
S’evolve FB. Si cominciò con gli aforismi, le battutacce e i non sense. Poi si passò alle immagiini e alle scritte sentenziose. Per acquisire like sostanzialmente sempre uguali. Adesso è tempo di video più o meno riciclati.
La potenza della rete è nell’assenza dell’oblìo, ovvero nella sua esistenza probabilistica. Una presenza mediatica può riapparire da un momento all’altro e anni e anni di “imenoplastica” scompaiono in un secondo.
Non so dire se sia un bene o un male, so che molti video come molti post e molte immagini non mi piacciono affatto, ma anche molte persone che incontro nella vita reale non mi piacciono affatto, da qui la mia convinzione profonda: un social forum è una delle possibili astrazioni della vita reale e, molto spesso, le astrazioni sono una verità più profonda di quella che appare nel contatto reale.
Per me, affidare alla rete queste riflessioni è diventata una specie di terapia mattutina. Immaginare che ci sia qualcuno che ascolti le tue esternazioni, per quanto possano essere inutili, ti fa sentire meno solo, specialmente dopo il calar del sole …
“Le sere sono uguali, ma ogni sera è diversa
e quasi non ti accorgi dell’ energia dispersa
a ricercare i visi che ti han dimenticato
vestendo abiti lisi, buoni ad ogni evenienza, inseguendo la scienza o il peccato…”
Buon giorno a tutti

 

Olio e imbonitori …

Olio

di Pino de Luca

 

In un tronco di ulivo Ulisse intagliò il suo talamo nuziale, di legno d’ulivo è il manico dell’ascia bronzea che Calipso gli dona per costruire la sua zattera, sempre dall’ulivo viene l’arco con cui il re d’Itaca compie la Nemesi verso i Proci. Biòs è l’arco d’ulivo, strumento di morte, Bìos è la vita che si concepisce nel talamo nuziale … E un ramoscello d’ulivo porta la colomba a Noé per suggellare il patto dell’Arca, e l’unzione sovrintende confermazione, ordine sacro e l’atto estremo. D’ulivo sono le fronde che accolgono l’Emanuele a Gerusalemme e frantoio (Getsemani) è il luogo del tradimento e dell’estremo sacrificio. Quanti simboli in quell’albero, in quei frutti e nel succo che ne scaturisce. Prezioso per tutti, per i vivi e finanche per i defunti. Salubre e santo.
Non si può far verbo dell’olio senza parlar d’ulivi.
Di oli ne esistono tanti, ma l’olio che viene dalla premitura delle drupe dell’albero che impreziosisce da millenni le terre del Mediterraneo è altra cosa. L’ulivo è pace, morigeratezza nei costumi, gloria, giustizia, sapienza, rinascita a nuova vita. È l’albero che si torce per impedire che da esso si possa trarre il legno della croce e così resta, scultura perpetua e testimone per secoli di abbondanze e carestie.
ph Mauro Minutello
ph Mauro Minutello
Conviviamo da sempre con questi giganti buoni, alberi che la stupidità e l’avidità di pseudo-umani troppo spesso sacrificano a inutili forme di pseudo-modernità. Dai nostri ulivi secolari si estrae, appunto da secoli, l’olio, l’oro verde. L’esigenza di tutelarne il valore ha prodotto, forse troppo lentamente, normative stringenti capaci di rendere più difficili le frodi. La più recente riguarda la riconoscibilità di oli prodotti da olive “maltrattate”.
Non è questo il luogo per tassonomie e classificazioni, ma l’elemento chimico-fisico minimale per riconoscere un Olio Extra Vergine d’Oliva (OEVO) ci sia permesso: Acidità: 0,8%; Numero di perossidi: 20; Acidi saturi: 1,3; Steroidi: 1, Isomeri: 0,03; e all’esame spettrofotometrico: K232: 2,5; K270: 0,1, ?K: 0,001.
Ovvio che non basta, queste sono le condizioni minimali, di chimico-fisiche, ve ne sono tantissime altre, fra le ultime la quantità di sostanze che va sotto il nome di alchil-esteri e metil-esteri.
Poi si ragiona di olfatto, gusto, salubrità. Il nostro territorio è da sempre dominato da cultivar di celina di Nardò, ogliarola leccese e porzioni ampie di leccino e frantoio.
Non eravamo terra vocata alla produzione di oli alimentari, ma solo di oli lampanti, ovvero atti a fornire energia per i lampioni di grandi città come Milano e Parigi. Poi l’evoluzione e il petrolio, l’energia elettrica e i testimoni della storia a presidiare i campi, a onorare le mense che intelligenza e cultura secolare hanno arricchito con produzioni ad uso alimentare e dalle caratteristiche straordinarie.
Quale miglior “integratore alimentare” per i bambini convalescenti può sostituire un cucchiaino di “olio di affioramento”? Cosa c’è di più sano di una frisa con olio, pomodoro, sale e un pizzico di origano fresco? E le paparine ripassate con olio, olive nere e una punta di diavolicchio?
Potremmo andar avanti per secoli … e per secoli siamo andati avanti. Liberi dalla necessità di produrre per le torce, i produttori più avveduti hanno affinato tecniche di produzione, di raccolta e di molitura e oggi il Salento è patria di oli da sballo, dal Terra d’Otranto DOP a vari monocultivar dalla versatilità incredibile. Arrivano mail che raccontano di uso per far pasta frolla e salsa besciamel, gelato e creme, infusi e guarnizioni … Gli oli del Salento son capaci di “parlare”, di suggerire l’uso da farne.
Ma per questi oli bisogna raccogliere le olive al momento giusto: l’invaiatura (ovvero quando da verdi cominciano ad annerire) e, immediatamente, molirle a freddo. Le drupe sono frutti che assorbono moltissimo e degradano rapidamente. Meno le si tocca meglio é. Ci sono oli buoni crudi su alimenti crudi, crudi su cotti, cotti per cotti, cotti per crudi. Sapori decisi, a scalare.
Un monocultivar di Celina filerà su un carpaccio di triglia, un blending  delicato colorerà un piatto di legumi, un leggero soffritto di fruttato medio con acciuga e aglio insaporirà dei cavoli al vapore, e neutro deve esser l’olio con il quale si tosta il guanciale che arricchisce una crudaiola di fiaschetti … Se la frittura non é abitudine giornaliera, farlo sempre e solo d’olio vergine di oliva dal gusto neutro, chi perora la leggerezza di altre sostanze per la frittura mente sapendo di mentire.
La possibilità di scelta per gli oli è straordinaria, chi fa ristorazione collettiva abbia il tavolo degli Oli e non l’oliera di un olio anonimo, è un tocco di classe non da poco. L’Olio di Oliva è storia, cultura e fede. Non si tratti come un qualunque grasso vegetale.
Il costo? Singolare che quando si va a fare il tagliando per l’auto si scelga l’olio migliore e per nutrir sé stessi e i propri figli ci si ponga il problema del costo dell’olio …
Son passati esattamente sette anni da quando questo articolo fu scritto e pubblicato. Ed ora? Tutto questo dovremmo lasciarlo svanire per insipienza, codardia o semplice ignavia? Nemmeno per sogno: difendere gli ulivi è difendere la vita. E va fatto seriamente e senza “se” e senza “ma”. E senza “guaritori” o “sciamani” per i quali spero che ci sia qualcuno pronto all’applicazione dell’art. 661.

Xilella e Salento

ph Marco Cavalera
ph Marco Cavalera

di Pino de Luca

 

Sto studiando la Xylella Fastidiosa, la moria di ulivi nel Salento è orribile e, temo, continuerà ancora per quattro o cinque anni. Il batterio è pericoloso ma abbiamo alcuni vantaggi operativi che non scriverò qui ovviamente. Se la Xylella diventa questione nazionale possiamo far fare all’Italia un grande balzo scientifico in campo agricolo e biologico. Se invece triamo a campare aspettiamoci anche l’attacco alla vite e la desertificazione di una delle aree più belle del pianeta. Altro che turismo e dieta mediterranea …

Si può agire, si può fare. Ma ci vogliono risorse e sforzi unitari. Poi litigheremo dopo.

Ma adesso bisogna mantenere il patrimonio ulivicolo e svilupparlo, e, possibilmente, trovare il modo PULITO di sconfiggere la Xylella. Si può fare.

La cultura della mia terra*

cecamariti1

di Pino de Luca

 

Quanto stride con la cultura della mia terra l’approccio di alcuni amici che mi spiegano la loro modernità.
La modernità enogastronomica la intendono così:
“servire alle popolazioni locali l’esotismo, ovvero ciò che è viene da lontano!”
E pensare che io ho sempre immaginato l’ospitalità e il futuro enogastronomico della nostra terra proprio al contrario:
“servire a chi viene da lontano ciò che è “de quai”!!!”…
P.S.
La prima critica è giunta: solo vini pugliesi e salentini nei tuoi canti e nelle tue cantine.
Si. E se avrò salute canterò il Salento e la Puglia ovunque ma non per ottuso provincialismo, solo per profondo rispetto alla mia terra e alla tera d’altri. Potrei parlare anche di Sicilia, Campania, Sardegna, Lazio, Calabria, Piemonte e Lombardia e poi? I miei amici Siciliani, Campani, Sardi, del Lazio (que’altra parola io non la dico), Calabri, Piemontesi e Lombardi di cosa dovrebbero raccontare? Per altre terre si può avere un occhio di riguardo e una visione di un momento ma il cuore …. il mio cuore è qui, in questa striscia di terra a forma di martora che si abbevera tra due mari …. di questa critica non me ne dolgo, me faccio vanto.

 

* il post è stato estrapolato dal profilo Facebook di Pino de Luca, che non ha autorizzato. Ci perdonerà se lo abbiamo fatto senza chiedergli permesso

Coldiretti Lecce lancia la pizza al cento per cento salentina

pizza

a cura di Pino de Luca

 

Parte da Salento la riscossa tricolore contro l’invasione di alimenti esteri sulla pietanza simbolo dell’italianità Presentazione e degustazione martedì 22 luglio ristorante Lo Scoglio di Pirro, Torre San Giovanni (Ugento)

Quasi due pizze su tre (63 per cento) servite in Italia sono ottenute da un mix di farina, pomodoro, mozzarelle e olio stranieri. Una vera beffa per il prodotto simbolo dell’italianità. La riscossa tricolore parte quest’estate dal Tacco d’Italia ed ha le sembianze ed il gusto di una pizza al “cento per cento salentina”, tutta realizzata con ingredienti di Terra d’Otranto, a partire dalla farina, sino al pomodoro, alla mozzarella fior di latte, all’olio extravergine, al basilico ed alle olive. La pizza “salentinissima” verrà presentata (e degustata) martedì 22 luglio, alle 20, nella pizzeria Lo Scoglio di Pirro, a Torre San Giovanni. Ad illustrare le finalità di un’iniziativa che potrebbe avviare un ciclo virtuoso per l’economia locale, ci saranno il direttore di Coldiretti Lecce, Giampiero Marotta, la responsabile di Campagna Amica di Coldiretti Lecce, Teresa Buttazzo ed il gourmand e cultore del cibo Pino De Luca, che racconterà aneddoti e segreti dei preziosi ingredienti che danno vita alla pizza autoctona. La pizza salentina al cento per cento rappresenta un tentativo di inversione di rotta, dunque, ad un trend assai negativo fotografato dal dossier “La crisi nel piatto degli italiani nel 2014”, presentato dal presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo al Teatro Palapartenope di Napoli. Dall’indagine Ixe è infatti emerso che quasi due pizze su tre (63 per cento) servite in Italia sono ottenute da un mix di farina, pomodoro, mozzarelle e olio provenienti da migliaia di chilometri di distanza senza alcuna indicazione per i consumatori che oggi hanno rinunciato del tutto ad andare in pizzeria (25 per cento) o hanno ridotto le presenze (40 per cento) rispetto a prima della crisi. Oltre alla pizza è sempre meno tricolore la pasta, mentre i sughi più nostrani, dall’arrabbiata alla puttanesca, profumano d’oriente e il pane viene impastato nei Paesi dell’est Europa. Del resto i dati parlano chiaro: in Italia sono stati importati nel 2013 – spiega la Coldiretti – ben 481 milioni di chili di olio di oliva e sansa, oltre 80 milioni di chili di cagliate per mozzarelle, 105 milioni di chili di concentrato di pomodoro dei quali 58 milioni dagli Usa e 29 milioni dalla Cina e 3,6 miliardi di chili di grano tenero con una tendenza all’aumento del 20 per cento nei primi due mesi del 2014. “Un fiume di materia prima che – sostiene il direttore di Coldiretti Lecce, Giampiero Marotta – ha purtroppo compromesso notevolmente l’originalità tricolore del prodotto servito nelle 50mila pizzerie presenti in Italia che generano un fatturato stimato di 10 miliardi, ma non offrono alcuna garanzia al consumatore sulla provenienza degli ingredienti utilizzati”.

L’appuntamento gastronomico sarà preceduto da un’altro taglio del nastro nel segno della qualità alimentare e della tipicità delle produzioni: alle 18 sarà infatti inaugurata ad Ugento in via Napoli n. 15 la prima “Bottega Italiana” del Salento leccese, uno spazio commerciale dove acquistare solo prodotti agricoli italiani selezionati all’origine, provenienti direttamente dal circuito delle aziende agricole accreditate al Consorzio Produttori Campagna Amica.

La cunserva mara

peperoncini

di Pino de Luca

 

“Laudato si’, mi Signore, per frate focu, per lo quale ennallumini la nocte, et ello è bello et iocundo et robustoso et forte.” Notissima questa Lode del Cantico delle Creature.

Frate Focu è bello, iocundo, robustoso e forte e, se siamo a Scorrano anche molto molto saporito. Già Frate Focu è il nomignolo che è appioppato ad una delle salse più straordinarie che offra il Salento: in tutti gli altri comuni, in particolare a Spongano, detta Cunserva Mara.

Prodotto di origine almeno seicentesca da annoverare tra quelli di lunga durata[1] visto che utilizza le solanacee come elemento costitutivo e il calore come elemento conservativo. La salentinità è specificata dall’Olio d’Oliva come elemento protettivo.

È noto che le solanacee (quasi tutte) hanno provenienza esotica, precisamente dalle Americhe e che, a parte numerosi studi che ne predatano la scoperta da parte dell’Europa, solo con le caravelle cominciano gli scambi intensi e le traversate comode dell’Atlantico.

Le solanacee sono notoriamente velenose[2] ma è altrettanto noto che la solanina è termolabile e quindi il potere venefico scompare con il calore.

Due fra di esse sono i componenti della “Cunserva mara”: il peperone e il pomodoro.

Del peperone, in ragione della parentela con “frate focu” si usa una varietà dolce e una varietà ricca di capsaicina, anch’essa venefica (dicono) ma tanto tanto saporita …

Infatti “mara” non è sinonimo di amara bensì di piccante e la piccantezza è derivata dalla percentuale di “tiaulicchi” con il quale si confeziona “Frate Focu”.

Secondo il protocollo dei prodotti tipici di Puglia le percentuali tra peperone e pomodoro devono essere rispettivamente 70% e 30%, ma non v’è proferito verbo sulla divisione tra “pipe russu” e “piparrussu” che sembrano uguali solo che il primo è dolce come una carota e il secondo arriva facile facile al centinaio di migliaia di Scoville[3].

Diciamo che un 70-30 tra dolce e piccante da una salsa alla quale tutti si possono approcciare. Sul 50-50 comincia a diventare “Frate Focu” …

Il materiale da utilizzare per la Cunserva mara è dunque costituito da peperoni rossi dolci, peperoncini rossi piccanti e pomodorini fiaschetti. Tutti questi ingredienti devono essere ben lavati, privati del picciolo e dei semi e sminuzzati. Posti quindi in una grande pentola, allungati con un fondo di acqua fresca e una manciata di sale, coperti per bene e lasciati a bollire a fuoco lentissimo per 4-5 ore, fino a quando i pomodori (ricordarsi che devono essere privati di semi) non si spappolano completamente.

Quando la marmellata è bella cremosa essa va passata con una macchinetta per fare la salsa e la passata va posta in ampie terrine di terracotta per alimenti. Devono essere molto ampie e poco profonde poiché vanno esposte al sole protette da zanzariere a trama sottilissima per evitare gli insetti e la polvere.

L’esposizione avverrà tutti i giorni dall’alba al tramonto fino a quando la “Cunserva Mara” non assumerà un colore mogano scuro e sarà abbastanza dura.

Quando la salsa si è essiccata la si pone in un vaso profondo (limmu o limbu) sempre di creta vetrificata, la si copre con un telo di lino e la si lascia al fresco per due o tre giorni, la cunserva si ammorbidirà riassumendo una certa pastosità.

È tempo della “spatolatura”: poco alla volta si aggiunge Olio Extra Vergine di Oliva (OEVO) e con una “cucchiara” di grandi dimensioni si mescola l’olio alla cunserva. In dieci-dodici giorni avremo una crema densa ma molto cremosa e spalmabile che può essere trasferita in vasetti di vetro sterili e coperta con un filo di OEVO.

Compagna inimitabile di friselline, sagne ‘ncannulate e, fidatevi, di arrosti alla brace e formaggi semistagionati, la Cunserva Mara fa da companatico di per sé.

La Cunserva Mara e Frate Focu sono festeggiati appositamente e rispettivamente a Spongano e Scorrano.

 



[1]      cunserva viene senza dubbio da conservare, “cum serbare” ovvero mezzo con il quale proteggere

[2]      Autoproducono la solanina, un alcaloide glicosidico che utilizzano per proteggersi da funghi e insetti.

[3]      La scala Scoville è quella che misura, in maniera organolettica, la “piccantezza” di un peperoncino, vi sono altre scale più oggettive ma la Scoville è ancora la più usata. Per avere una misura i valori tra 2500000-5200000 della scala indicano gli spray della Polizia. Un peperoncino molto piccante arriva a 50000-70000 Scoville, tranne i super campioni come Habanero che può arrivare a 800000 o all’Infinity Chili che arriva a 2000000. Diciamo che dopo i 100000 siamo al limite del commestibile anche se vi sono persone che riescono ad usarlo serenamente.

Buon giorno mondo, non mi rassegnerò mai alla tristezza

mauro minutello tramonto
di Pino de Luca
Il malefico Zuckerberg pone la domanda in questo luogo non luogo. A cosa stai pensando … il suo successo deriva dal fatto che nessuno è più interessato ai pensieri dell’altro. Chi te lo chiede oggi: “a cosa stai pensando?” Se ti permetti di proferirlo di tua sponte ti trovo qualcuno che cambia posto, discorso o semplicemente gioca con lo smartphone.
E allora i tuoi pensieri li devi affidare al non luogo se vuoi che diventino tangibili anche a te stesso. Ed i miei pensieri s…tanno alle tante persone che mi vivono vicine, in condizioni di grandissima povertà e di enorme dignità. Che al supermercato comprano (si fa per dire) un pacco di spaghetti o (esclusivo) un litro di latte, e hanno gli occhi lucidi e bassi. Poi vai ad acquistare i giornali, noi che siamo nati negli anni ’50 compriamo sempre I giornali. Cinque Euro per nutrire la curiosità. Uno sguardo e ti accorgi che la merda è sempre la stessa, che raccontano di ieri, forse di oggi, mai di domani. I nomi son sempre uguali e non hanno mai gli occhi lucidi e bassi e, forse, non sanno quanto costa mezzo chilo di pasta o un litro di latte.
I poveri hanno un nome comune in questo paese, si chiamano ISTAT, tutti insieme, privati anche della dignità di un nome. Salario di cittadinanza, riduzione del cuneo fiscale, riduzione immediata e grande dei prezzi dei beni di prima necessità. Tassare il pane, la pasta, il latte è una vergogna in queste condizioni. Sono scomparsi dall’agenda politica. I rivoluzionari passano il tempo a combattere i fantasmi, i conservatori passano il tempo a conservare i privilegi, gli innovatori l’hanno presa alla larga. E Giovanni, Salvatore, Luigi e le loro famiglie sperano in un giorno nel quale qualcuno permetta loro di guadagnare venti Euro in nero, magari pulendo un giardino o pitturando per l’ottava volta un portoncino di ferro, che non ne avrebbe bisogno, ma il suo proprietario sa che se offre venti Euro di sostegno Giuseppe non li prende e allora gli fa pitturare il cancelletto.
I nomi sono falsi ma le storie sono vere. E un mercoledi 12 febbraio 2014 principia da un’alba stanca, densa di pioggia. Ma noi non dobbiamo stancarci, pochi, reietti e derisi, appesi alla folle idea di uguaglianza dobbiamo da andare avanti perché un altro mondo è possibile.
Buon giorno mondo, non mi rassegnerò mai alla tristezza.

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