Attenti a wikipedia: quando è scritta con i piedi aprite gli occhi

panare

di Giuseppe Corvaglia

Wikipedia è una grande risorsa e il concetto che esprime di raccogliere più informazioni con una serie di informatori diffusi nel mondo per metterle a disposizione di tutti è rivoluzionario e altamente democratico, ma talvolta vengono scritte delle inesattezze quando non proprio delle baggianate.

C’è chi riesce ad accorgersene e a porre rimedio ma chi non si rende conto o non sa? Continuerà a perseverare nell’errore.

Mentre cercavo delle notizie su Santa Vittoria, protettrice del mio paese natio, ho letto che venivano fornite notizie sul culto di Santa Vittoria a Spongano. La cosa mi ha lusingato ma dopo averlo letto sono rimasto di stucco e poi mi sono indignato non poco.

Il testo diceva così: A Spongano la festa viene celebrata il 23 dicembre: in paese si mette in scena una rappresentazione e recita della storia della santa e si perpetua il rito della bruciatura delle panare (le foglie dell’albero della palma). La patrona si festeggia anche durante la stagione estiva, con la festa del paese dell’8 agosto in onore dei turisti.

Ora è vero che la festa patronale è la festa più importante , la festa in cui anche i paesani emigrati ritornano, la festa in cui si ritrova la comunità ma è sempre in onore della Santa. Si possono fare sagre della granita, della cunserva mara, della pirilla, dell’addio e dell’accoglienza in onore dei turisti ma la festa patronale è un’altra cosa.

Ma vediamo le inesattezze riportate.

Il 23 dicembre intanto non si mette in scena alcuna rappresentazione e recita. Negli anni passati la rappresentazione sulla passio della Santa  venivano fatta occasionalmente in estate per la festa grande ma mai a dicembre. E si perché la festa principale a Spongano è quella dell’estate dal 1767 altro che festa fatta in onore dei turisti.  Fu la Sacra Congregazione dei Riti, sotto il Papa Urbano VIII, il 21 febbraio 1767 che concesse di festeggiare la Santa nella seconda domenica di agosto festa che poi nei secoli si è stabilizzata all’8 di agosto quindi molto prima dell’avvento dei turisti.

Solo più di un secolo dopo la Cittadinanza chiese di festeggiare la Patrona il 23 dicembre perché la data della sua memoria indicata dal Martirologio cristiano   era appunto il 23 dicembre e nel 1785 l’arcivescovo di Castro Agostino Gorgoni acconsentirà a tale richiesta.

Sulle Panare poi le informazioni rasentano l’assurdo. Le panare sono cesti, grandi panieri che al posto di avere un unico manico che va da un bordo all’altro, hanno due manici sul bordo per prendere la stessa quando è piena e pesante in due.

Per cui le Panare non sono fatte di palme. Tutti i cesti e tutti panieri vengono fatti di giunchi o di canne.

Le palme nelle Panare di Spongano c’entrano come ornamento al pari di festoni di carta, di edera, di bandierine, di aranci e mandarini etc. etc.

Come farebbero le foglie di palme a sorreggere il peso della sansa che riempie le Panare?

Insomma un pasticcio che mette a nudo un problema  vero: l’affidabilità di uno strumento preziosissimo per tutti noi.

Da qualche giorno con la collaborazione di Antonio Andrea Pedone abbiamo corretto le informazioni così: Spongano la festa principale  viene celebrata l’8 agosto in ricordo di fatti prodigiosi avvenuti a Spongano (uno di questi accaduto proprio nella chiesa madre il 2 settembre 1779). Qui era invocata contro il terremoto, la grandine, il maltempo e i fulmini. La Sacra Congregazione dei Riti, sotto il Papa Urbano VIII, il 21 febbraio 1767 aveva già concesso di festeggiare la Santa nella seconda domenica di agosto. [3] [4]. il 23 dicembre: (……Negli anni successivi viene anche avanzata la richiesta di poter festeggiare la Santa anche il 23 dicembre data indicata dal martirologio cristiano, e il 3 agosto 1785 il Vescovo di Castro Agostino Gorgoni acconsentì a tale richiesta).

Alla vigilia, il 22 dicembre, si svolge una festa detta delle Panare (ceste di canna e virgulti di ulivo riempite di sansa e addobbate con palme, edera ed altri abbellimenti combustibili) che nasce come festa dei frantoi e non ha un riferimento con la patrona anche se sulla gran parte delle panare viene posto un ritratto della stessa [1][2].

 

Ora a questo errore è stato posto rimedio ma sarebbe opportuno che tutti noi, specie le nuove generazioni qualche volta allergiche a ricerche più approfondite e talvolta inclini alla comodità, e wikipedia è comoda, si faccia attenzione e anche che i volontari appassionati che sono preparati sorveglino e che chi non è informato o preparato eviti di scrivere commenti senza fondamento e senza costrutto.

Le Panare, Santa Vittoria e Spongano (Lecce)

La nascita e le origini delle “Panare” si perdono nel tempo e sarebbe suggestivo farle risalire alle feste del fuoco che nell’antichità si svolgevano in prossimità del solstizio d’inverno tra cui quella paganissima del Sole Invitto su cui si è poi innestato Natale.

 

LE PANARE

di Giuseppe Corvaglia

Una storia precisa delle “Panare” sarebbe difficile da tracciare e questo lo sa bene chiunque abbia cercato con curiosità appassionata tra le carte (che non ci sono) e nella memoria collettiva della nostra comunità.

E’ innegabile che questa sia una festa propria della cultura contadina e racchiude, probabilmente, i due significati tipici di queste feste: il ringraziamento per il raccolto dell’annata e la propiziazione per il raccolto dell’anno successivo.

La nascita e l’origine delle “Panare” si perdono nel tempo e sarebbe suggestivo farle risalire alle feste del fuoco che nell’antichità si svolgevano in prossimità del solstizio d’inverno tra cui quella paganissima del Sole Invitto su cui si è poi innestato il nostro Natale.

E’ probabile che la nostra festa possa essere annoverata tra quelle che si celebravano per ottenere la benevolenza del Dio Sole e che presentavano come elemento caratterizzante il culto del fuoco come apportatore di salute, benessere, ricchezza e vita.

Le analogie sono innegabili: ad esempio il gesto rituale di raccogliere del fuoco dal falò acconciato dalle “Panare” per portarlo nel braciere di casa propria era non era solo un’esigenza dettata dalle povertà ma un vero e proprio atto propiziatorio (si diceva per devozione) con cui ogni famiglia rinsaldava i suoi legami con l’intera comunità prendendo parte alla prosperità generale.

In altri paesi sono ancora in uso oggi riti del tutto simili dove al centro delle feste invernali c’è il ceppo di Natale o “Confuoco” nome nel quale è messo bene in evidenza il legame fra i vari nuclei familiari della comunità intera.

Un significato analogo va ricercato nel legame tra le Panare e la protettrice Santa Vittoria, legame tenacemente ricercato dalla fantasia popolare fino a cambiare il martirio della giovinetta, che venne trafitta con la spada in un rogo di cui le “Panare” sarebbero il simbolo.

Ho potuto constatare ultimamente la tenacia degli sponganesi nel difendere questa versione ascoltando un adattamento che è un compromesso delle due versioni.

Il racconto ammetteva il martirio tramite la spada ma solo perché le fiamme del rogo rifuggivano dalla Santa. Non c’è che dire: proprio incorreggibili.

Certo da tempo immemorabile su tante “Panare” viene messo un ritratto di Santa Vittoria ed anche il comitato che si occupa della festa del giorno dopo in onore della Santa organizza pure le “Panare”.

Tuttavia un nesso vero e proprio non c’è e lo dimostra il fatto che ancora oggi la messa importantissima con il bacio della reliquia è in contemporanea con il corteo delle “Panare”, per cui partecipare ad una festa significa escludere l’altra. D’altra parte in una festa il cui significato preponderante è quello propiziatorio di favorire un buon raccolto è naturale che trovi spazio una Santa Protettrice così amata e venerata.

A Spongano era tradizione che il 22 dicembre, nel pieno della stagione olearia, ogni frantoio attivo preparasse queste ceste intrecciate appositamente per sostenere un peso discreto, riempiendole con sansa a “paddhrotte” e decorandole al meglio con elementi naturali o, comunque, combustibili come mandarini, arance, festoni d’edera e fiori e bandierine di carta colorata. Così acconciate venivano caricate su un carretto, almeno prima dell’avvento di camion e trattori, e portate la sera in un giro di raccolta per le vie del paese.

Ogni panara, anche se il frantoio era decentrato rispetto al percorso, aveva il diritto di uscire accompagnata dalla musica di una bandinella; la banda andava a prenderla ed essa si metteva in coda al corteo che proseguiva nella raccolta delle rimanenti.

La prima panara era ed è ancora quella della “Casa  cranne” vale a dire del palazzo del barone Bacile, o più precisamente del suo frantoio; e per lungo tempo proprio piazza Bacile è stato il punto d’arrivo del corteo. Non è stato tuttavia l’unico sito utilizzato per l’occasione anzi ve ne sono stati diversi : dalla piazza principale, quando si chiamava piazza Mercato (probabilmente cambiata perché all’epoca troppo piccola) a via Fratelli Rosselli o al largo vicino al Mercato coperto in tempi più recenti.

Il numero delle panare indicava se l’annata era stata buona o grama poiché corrispondeva al numero dei frantoi in attività.

A cavallo degli anni Ottanta le “Panare” hanno conosciuto un momento di scarsa partecipazione: erano infatti poche (molti dei tradizionali frantoi rimanevano inattivi con l’avvento delle moderne mulinove in grado di molire più ulive con costi più bassi) e l’entusiasmo della gente per questa festa si era ridotto in parte per l’uso smodato dei mortaretti che pure, se usati con criterio, fanno parte della tradizione.

E’ in questo periodo che un gruppo di persone, pur non facendo parte di un frantoio ma comunque pratiche del mestiere, decise di fare una sua Panara. Quello che poteva sembrare una rottura della tradizione ha rappresentato invece l’inizio di una partecipazione più attiva da parte della gente del paese.

Nel 1987 il Gruppo di Ricerca e Sperimentazione- musica  popolare –, inserendosi in questo spirito nuovo, ha voluto riproporre la Panara quanto più vicina alla tradizione e l’ha acconciata su un carretto tirato dai suoi componenti, sotto la supervisione di Salvatore Bramato.

Per l’occasione il gruppo in collaborazione con il comitato per i festeggiamenti, ha intrattenuto, con il suo spettacolo di musica popolare, la cittadinanza prolungando ben oltre la festa.

Da qualche anno poi le scuole elementari hanno voluto fare le “Panare dei bambini” che sono una lodevole esperienza didattica e un’occasione per i più piccoli di partecipazione in prima persona.

Dopo quelle esperienze la festa si è andata allargando e la cittadinanza oggi partecipa sempre più attivamente sia acconciando le “Panare”, sia prendendo parte ai vari intrattenimenti che i vari comitati approntano.

In questo modo la Panara è diventata occasione di aggregazione non solo per le varie associazioni ma anche per gruppi di amici o vicini di casa. In questo sembra rivivere l’atmosfera dei tempi andati quando la competizione fra le tante persone coinvolte nel lavoro dei frantoperciò protagoniste di questa festa, poteva portare a risultati lodevoli o a vere e proprie marachelle.

La Panara, infatti non doveva spegnersi e anche dopo che era stata scaricata veniva sorvegliata durante tutta la notte poiché il farla consumare lentamente era indice di maestria.

Si doveva inoltre badare acchè qualcuno non vi gettasse dentro qualche mortaretto con le conseguenze immaginabili.

Oggi la partecipazione è cresciuta ma la maestria non è andata di pari passo: non di rado, infatti, si vedono Panare che inquinano  con il loro  fumo eccessivo dovuto ad una cattiva gestione della fiammella  posta al centro. Il “fuochista” ha a disposizione sul carro due secchi, uno contenente pezzuole imbevute di nafta (combustibile lento) e uno con acqua: le prime servono ad alimentare il fuoco quando minaccia di spegnersi, mentre l’acqua, come si può immaginare, viene usata per temperare gli eventuali eccessi della fiamma.

Oggi l’inesperienza porta ad eccedere con la nafta e a dover correre ai ripari con l’acqua troppo spesso.

La sansa troppo umida, però, provoca a contatto col fuoco, un denso fumo che disturba la festa e può anche arrecare danni alle persone.

Una festa come questa non potrebbe trovare una collocazione migliore se non a Spongano che  in passato è stato un centro dove si effettuava la lavorazione di ogni parte o residuo dell’oliva, dall’olio alla sansa, alla morchia.

Oltre ai frantoi, fino a non molto tempo fa, era operante uno stabilimento per la trasformazione della sansa, progettato dall’ing. Rizzelli, dove veniva distillata la sansa in modo da ottenere l’olio di sansa. Non bisogna poi dimenticare che la sansa veniva pure utilizzata come combustibile non solo per il riscaldamento delle abitazioni ma anche per i forni o per le “carcare” dove si ottengono le pietre di calce.

E’ poi opportuno ricordare l’attività di saponai che era diffusa a Spongano tanto da porlo in concorrenza con S. Pietro in Lamis, altro centro produttore di sapone dalla morchia o dai fondi dei recipienti dell’olio. Il sapone prodotto a Spongano si differenziava da quello di San Pietro non solo perché era duro , mentre quello era quasi liquido, ma anche per l’idrossido usato nel processo di saponificazione: nel nostro paese si usava l’idrossido di sodio (soda) mentre i nostri concorrenti usavano invece l’idrossido di potassio (putassa).

 

 

Pubblicato su Nuovo spazio del 22 dicembre 1994. Anno 12 n°11.

 

Si veda anche:

http://www.fondazioneterradotranto.it/2011/12/22/la-festa-delle-panare-a-spongano-ovvero-quando-il-contenitore-prende-il-sopravvento-sul-contenuto/

 

 

22 dicembre. La festa delle panare a Spongano

Oggi le tradizionali “Panare” a Spongano

di Raimondo Rodia

dal sito del comune di Spongano

Il 22 dicembre, come ogni anno, si tiene a Spongano un’antica tradizione legata al culto del fuoco e a quello di Santa Vittoria: la Festa delle Panare.  Un rito tradizionale antico e sentito da parte della popolazione del piccolo paese salentino.

Si rinnova così a Spongano la tradizionale festa delle “Panare”.

Le panare sono cesti di vimini intrecciati con listelli di canne e riempite di sansa, residuo della molitura delle olive e adornate di festoni, fili dorati, bandiere di carta colorata, mandarini, palme da dattero ed altro ancora.

La festa inizia nel pomeriggio quando la Banda che apre il corteo invita a mettere fuori le “Panare” preparate un tempo solo dai frantoi. Oggi partecipano singoli cittadini, associazioni, l’Amministrazione Comunale ed il Comitato Festa. Le Panare così addobbate vengono raccolte in corteo nei vari punti del paese per essere portate tutte insieme in un posto prestabilito, dove vengono fatte bruciare in onore di Santa Vittoria, protettrice di Spongano.

La serata continua con momenti di sano spirito paesano allietato dalla musica popolare, avendo a disposizione taralli e vino per tutti, fino a notte tarda.

Quest’anno il programma prevede: alle 15.30 l’inizio del corteo con la partenza tradizionale da Palazzo Bacile. Poi intorno alle 20.00 l’arrivo di tutte le Panare nei pressi del Municipio, in piazza Vittoria. Subito dopo partono i festeggiamenti. Quest’anno concerto di musica popolare con il gruppo Menamenamò. In mattinata, dalle 10, la sfilata delle “panare” confezionate dai ragazzi delle scuole e dell’asilo, accompagnate dalla banda musicale formata sempre dagli alunni.

Venerdì 23, alle 7,30, sarà celebrata la prima Messa, mentre alle 15,30 si snoderà la processione accompagnata dalle note del Piccolo Concerto Città di Conversano (Ba). Al rientro, lo spettacolo dei colorati fuochi pirotecnici.

Un tempo le panare erano realizzate da artigiani o semplici contadini per poter comodamente raccogliere i frutti dagli alberi e avere un solido recipiente con il quale trasportarli a casa, dato che di solito si andava in giro in bicicletta o a piedi. Oggi è uno dei prodotti più venduti nelle fiere artigianali che si tengono nei vari comuni del Salento.

Furono i baroni Bacile di Castiglione a portare nel Medioevo il culto della santa romana Vittoria a Spongano, eletta poi a Patrona del paese in seguito ad una serie di miracoli che salvarono i raccolti da funesti eventi meteorologici. Gli stessi Bacile chiesero poi all’arcivescovo di Otranto di poter festeggiare la santa in due occasioni, una a Dicembre e l’altra ad Agosto.

Spongano. Il busto di Santa Vittoria portato in processione (dal sito del comune)

Con il culto alla Santa è nata anche la festa delle panare, una delle più antiche del Salento, anche se sono in molti a ritenere che una forma ancora più antica di questa tradizione fosse già presente.

Le panare per l’occasione vengono riempite di sansa, una sostanza di scarto ottenuta dalla lavorazione delle olive, nella fase di spremitura da cui si ottiene poi l’olio. Il materiale è composto dunque da pezzi di noccioli, bucce e altri residui che rimangono dopo l’estrazione dell’acqua vegetale dall’oliva. Questa sostanza emana un odore molto forte e pungente ed è usata anche come combustibile. La sansa usualmente viene sottoposta a 2 o 3 procedimenti a ripetizione, detti ripassamenti, al fine di ricavare la massima quantità possibile di estratto liquefatto.

Le panare sponganesi vengono decorate con grandi fiori e foglie, le si dà fuoco in modo che ardano lentamente e poi vengono trasportate su carri accuratamente decorati condotti in processione per le vie del paese. Alla fine della processione le panare vengono riposte tutte insieme nello stesso luogo per attendere che prendano fuoco del tutto.

A conclusione della serata vengono distribuiti ai presenti lupini, tarallini e vino, consumati durante l’ascolto della musica.

Con questa festa si celebra il fuoco in una terra dalla lunga e profonda tradizione olearia. Ed attraverso il fuoco la cultura contadina del Salento ha trovato il modo di manifestare la sua riconoscenza per la produzione agricola nell’anno appena trascorso, auspicando un proficuo raccolto per quello successivo.

Santa Vittoria, la santa cattolica a cui è stata associata questa tradizione, fu una donna che si oppose alla nozze con un patrizio di nome Eugenio, rinunciando inoltre ai suoi oggetti e ai suoi gioielli che donò ai poveri. Ad Eugenio, che voleva principalmente impossessarsi del patrimonio della santa, questa cosa non piacque e per punizione rapì Vittoria, la esiliò nella sua tenuta e la uccise. La morte di Vittoria non avvenne direttamente per mano del suo sposo rifiutato ma per quella di un commissario imperiale. Questo fu inviato su richiesta di Egidio dopo che Vittoria, accogliendo una supplica di aiuto della popolazione locale, scacciò un drago che terrorizzava gli abitanti della stessa terra in cui venne esiliata. Questo drago era una bestia molto feroce e incendiava tutto, case e raccolto, con il solo respiro. Nel luogo che il drago scelse come sua dimora la santa chiese che le fosse costruito un oratorio e che delle vergini si fossero unite alla causa cristiana come sue discepole. Dopo questi eventi Vittoria fu richiamata all’ordine dal commissario che le ordinò di prestare fedeltà e di venerare un’effige della dea Diana. Il suo rifiuto le costò la vita, che perdette perendo di spada.

Il fuoco delle panare di Spongano è stato associato agli incendi che il drago provocava ai raccolti della popolazione salvata da Vittoria.

La tradizione vuole che si festeggi anche il 7 e 8 agosto, data in cui la santa salvò Spongano da una  grandinata.

La combustione lenta delle Panare dura a lungo a volte fino a Natale, e passata la mezzanotte, inizia la caccia al fuoco, perchè ognuno vuol portare nella propria casa un po’ della brace, oltre che per scaldarsi, quale benevolo segno di un lieto futuro.

La festa delle panàre a Spongano, ovvero quando il contenitore prende il sopravvento sul contenuto.

di Armando Polito

La panàra è una specie di cesta alta e rotonda e la voce è da pane con aggiunta di suffisso aggettivale indicante pertinenza con effetto finale sostantivato di natura strumentale (contenitore per il pane), come per farnàru (setaccio) da farina, per puddharu (pollaio) da un inusitato puddhu (pollo), per cranàru (granaio) da cranu (grano), etc. etc.

Se il contenuto originario e per eccellenza era il pane, così com’è successo con tanti altri contenitori, la panàra ha finito per accogliere fin da tempi antichi  anche altri ospiti, soprattutto i frutti e a Spongano, addirittura, la sansa. In occasione delle festa di S. Vittoria, il 22 dicembre, le panàre vengono riempite di sansa, decorate con fiori e foglie, poi si dà loro fuoco perché brucino lentamente trasportate in processione su carri per le vie del paese. La tradizione ha origini medioevali ma sicuramente ha ereditato l’antica vocazione per il culto del fuoco, elemento nello stesso tempo di purificazione e di propiziazione, che trae alimento dal residuo della lavorazione del frutto che ci connota in Italia e nel mondo: l’oliva. E gli aspetti devozionali e, in un certo senso, utilitaristici s’intrecciano con leggende cristiane popolate anche da draghi, il cui significato allegorico non sempre è facile cogliere. In questo la leggenda di S. Vittoria che scaccia dalla regione in cui era stata esiliata un drago che imperversava bruciando col suo fiato cose e persone sembra essere la versione riassuntiva  di quella di San Giorgio e della principessa col drago al guinzaglio.

E come nel mondo antico sull’altare venivano bruciate per essere offerte alla divinità le parti più scadenti (quelle migliori, a cottura avvenuta e prima che bruciassero completamente, approdavano in bocche tutt’altro che divine) degli animali sacrificali per convincere la divinità a favorire la crescita di esemplari ancora migliori, così viene bruciata la sansa  e pure il suo contenitore perché il raccolto di olive dell’anno successivo sia felice e il pane non manchi…tanto per realizzare una nuova panara basta qualche canna e qualche inchiùlu.

La mia ironia non vuole essere blasfema ma è solo tesa a far recuperare alle coscienze, alla mia prima di tutto, il valore profondamente sentito che queste feste avevano soprattutto presso i più umili (quelli, per intenderci, ai quali, nel mondo pagano,  immagino fosse precluso dare un piccolo morso alla parte nobile dell’animale sacrificato). Nell’era del consumo abnorme ed egoistico e, comunque, dello spreco delle risorse, la crisi può rappresentare paradossalmente (come in passato lo era la guerra; lungi, comunque, da me l’idea che essa possa mai costituire la pulizia del mondo…), se gestita correttamente, la nostra fortuna, il trampolino per il riscatto di una umanità più degna di questo nome. E se alla fine della festa a Spongano (il discorso vale, naturalmente, per tutte le feste in ogni angolo della Terra) verranno distribuiti solo lupini, tarallucci e vino, S. Vittoria sarà senz’altro più contenta e i partecipanti ne avranno senza dubbio guadagnato in salute…, mentre una volta tanto il contenuto (devozione religiosa) avrà prevalso sul contenitore (la festa nei suoi connotati esteriori, compresi anche quelli goderecci e culinari…).

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