Lucugnano/ A difesa di Palazzo Comi

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La mobilitazione a difesa di Palazzo Comi prosegue,

sabato 31 ottobre letture poetiche, convegno e concerto

 

di Paolo Rausa

‘Abbiamo bisogno di tutta la vostra partecipazione alle iniziative che il Comitato, promosso da Simone Coppola, ha organizzato sabato 31 ottobre, una non stop a partire dalle ore 16,30 con letture poetiche a cura del Fondo Verri di Lecce.’

– Gloria Fuortes responsabile della Biblioteca Comunale si appella a tutti i cittadini di buona volontà e alle associazioni che hanno a cuore questa istituzione antica del Salento. Ripercorre le tappe della vicenda che vede protagonista la Provincia di Lecce nelle scelte del presidente Gabellone; il famigerato bando di affitto per 30 anni senza vincoli, le inascoltate proposte di acquisizione del sindaco Antonio Coppola di Tricase, il coinvolgimento finora infruttuoso della Regione Puglia. E’ orgogliosa dell’appoggio che il Comitato spontaneo, sorto per evitare il cambio di destinazione da luogo di cultura a luogo di ristorazione, ha profuso e degli attestati di solidarietà che si sono espressi a difesa della Biblioteca e del Museo di Storia Naturale del Salento a Calimera con le migliaia di firme apposte in calce ad una petizione minuziosa e precisa vergata dalla scrittrice Raffaella Verdesca con destinatari il Presidente della Repubblica, il Ministro dei Beni Culturali e il Presidente della Regione Puglia.

A dare man forte a questo movimento convulso le ragioni della cultura contro la barbarie degli atti amministrativi azzardati dalla Provincia. ‘Vi invito caldamente a partecipare – prosegue Gloria Fuortes – al convegno sui Beni Comuni, a cui interverranno i docenti presso l’Università del Salento, Nicola Grasso, prof. di Diritto costituzionale e legislazione dei beni culturali e di Diritto costituzionale della cultura, e Stefano Cristante, prof. di Sociologia dei processi culturali e comunicativi; l’avv. Michele Macrì e il sindaco di Tricase Antonio Coppola. E non è finita qui. A seguire l’aperitivo offerto dal Comitato Pro Palazzo Comi-Casa della Cultura.

Subito dopo alle 21 il Concerto/Showcase ‘La Rocha’. Un convegno che esprime grande determinazione per sventare i colpi di mano della Provincia, fra l’altro destinata ad essere soppressa dalla nuova legge costituzionale. Convitati di pietra saranno i Presidenti della Repubblica e della Regione e il Ministro dei Beni Culturali a cui il Comitato ribadirà le richieste a difesa della cultura salentina e di una civiltà, quella messapica e greca e romana e sveva e normanna e angioina e aragonese e araba e turca e poi quella dei borboni e quella piemontese e quella italiana infine. ‘Considerate se non meritano rispetto costoro, – si chiede la Verdesca – ma ancor più quelli che verranno. Non possiamo privarli delle fonti e dei luoghi di cultura.

Per questo ci battiamo perché siano mantenuti aperti e nel pieno esercizio Palazzo Comi a Lucugnano e il Museo di Storia Naturale del Salento a Calimera!’

Lucugnano. Visita a Palazzo Comi

di Marco Cavalera

 

Palazzo Comi
Palazzo Comi

Rina Durante, in occasione della sua prima visita a Casa Comi, rimase incantata dall’atmosfera che si respirava a Lucugnano nella prima metà del Novecento: Tra le pagghiare e le pietraie, si sentiva solo il frinire delle cicale, poi neppure più questo, come se il mondo cominciasse da quel punto a finire. Si entrava in un altro paesaggio in cui i segni umani ed economici scomparivano del tutto e la natura era un vuoto minerale, aspro e desolato […]. Gli interni erano ancora più rispondenti al paesaggio, di una semplicità disadorna: mobili di legno nudo, di stile francescano, cui la diuturna cura di generazioni di servi aveva conferito un’opaca lucentezza; volte a stella, grandi arazzi di fiocco leccese alle pareti e quadri rinascimentali, còtime di terracotta ovunque con la raffigurazione dell’ulivo, simbolo della casa editrice; pavimenti in mosaico che richiamavano quello di Otranto. Ogni cosa concorreva a un effetto di rustica raffinatezza e andava a sigillare per incanto il paesaggio che avevamo attraversato[1].

una delle sale di palazzo Comi
una delle sale di palazzo Comi

 

Palazzo Comi si affaccia sulla piazza principale del paese, oggi intitolata allo stesso poeta, che pare immortalata in una fotografia di inizio secolo scorso, se non ci fossero le automobili al posto delle carrozze e dei traini.

La casa del barone Girolamo Comi non è una semplice residenza nobiliare della metà dell’Ottocento: la sua facciata, dallo stile armonioso e lineare, cela un luogo ricco di storia, cultura e letteratura.

Un giardinetto con siepi, alberelli e un busto di Comi adorna l’entrata dellu Palazzu, nome con cui era chiamato l’edificio dagli abitanti del luogo. Varcato il portone, l’antico e verdeggiante cortile porta ad un’ampia scalinata, segnata dal trascorrere del tempo, che conduce al piano superiore.

Intorno all’atrio si aprono i locali di servizio, stalle, magazzini, un palmento e la casa del fattore che, restaurati, sono stati adibiti a sala conferenze, sala mostre e biblioteca dalla Provincia di Lecce, attuale proprietaria dell’immobile. Circondano la casa un agrumeto, un giardino con piante ornamentali e una terrazza panoramica.

la cappella privata all'interno del palazzo
la cappella privata all’interno del palazzo

L’appartamento al piano superiore rievoca ancora le stesse sensazioni di semplicità, eleganza e raffinatezza espresse da  Rina Durante. Nella stanza d’ingresso i busti severi di Comi,  Bodini e Pagano accolgono i visitatori, a memoria degli antichi fasti letterari della casa.

Le stanze si mostrano, ad un primo impatto, sobrie ed austere ma gli ambienti ampi, i grandi arazzi alle pareti, i tappeti, i salottini, i camini e le antiche librerie rendono l’atmosfera suggestiva ed accogliente, custodendo eternamente la figura  e  la  personalità del poeta.

Suscita emozione lo studio di Comi, con i suoi oggetti personali, la scrivania, la poltrona e la biblioteca, ricca di volumi preziosi e rari, a carattere essenzialmente umanistico, databili principalmente tra l’inizio del Novecento e l’anno di morte del poeta, il 1968. Soffermandosi sui suoi libri, per metà in lingua originale francese, non si può non pensare alla parentesi parigina, in età giovanile, negli anni della sua prima formazione culturale e umana. A questa seguì il periodo romano, l’apertura ai diversi fermenti culturali, letterari ed artistici nella capitale e la conversione al cattolicesimo negli anni Trenta. Infine nel 1946, in età matura, Comi ritornò stabilmente e definitivamente a Lucugnano.

cucine di palazzo Comi
cucine di palazzo Comi

Da quel momento in poi si aprì una stagione molto intensa sia da un punto di vista culturale, con la fondazione dell’Accademia Salentina e della casa editrice L’Albero, che imprenditoriale, con la creazione di un’impresa industriale: gli Oleifici Salentini. Purtroppo questi ultimi si rivelarono un investimento sbagliato e segnarono l’inizio del tracollo economico per Comi.

Con la nascita dell’Accademia, Lucugnano diventò non solo un luogo capace di aggregare le personalità letterarie locali ma si concesse, come luogo d’incontro, anche a poeti, scrittori e artisti di respiro nazionale.

Le sale del palazzo vennero così animate da numerose figure come Macrì, Bodini, Pagano, Corti, Merini, Pierri, Ciardo, Ferrazzi, Anceschi e Gatto, che dedicò a Comi e alla sua casa dei versi: “Nel silenzio […]. In questa casa anche le ombre sono amiche”[2].

l'atrio del palazzo
l’atrio del palazzo

Nell’epistolario comiano, conservato in biblioteca, sono infatti numerose le espressioni di ringraziamento che testimoniano la grande gentilezza e generosità nella sua ospitalità.

Continuando nella visita della casa sorprende piacevolmente la spaziosa  cucina economica, il grande tavolo di marmo ed  i mobili di un inconsueto colore azzurro, regno di Tina Lambrini, la sua governante. Qui venivano preparate le numerose portate dei memorabili pranzi, serviti nell’elegante sala.

Tina si prendeva cura delle faccende di casa e del soggiorno degli ospiti. Amata e benvoluta da tutti, rimase accanto al poeta per decenni, anche nel periodo di maggiore difficoltà economica. Comi la sposò pochi anni prima di morire, in segno di gratitudine.

Sono diventato migliore attraverso e grazie all’assistenza costante, del tutto eccezionale e disinteressata di Tina, scrisse lui stesso nel diario di casa, custodito da Donato Valli.

Nel palazzo è presente anche una cappella privata, con l’altare racchiuso in un armadio, che invita alla riflessione e al raccoglimento.

 

L’autore ringrazia Gloria Fuortes, responsabile della Biblioteca Provinciale “G. Comi”, per la revisione del testo.

 

Bibliografia:

Cavalera M., Lucugnano e il suo territorio, Tricase 2014.

Durante R., Gli amorosi sensi, Lecce 1996, pp. 21-22.

 

[1] Durante 1996, pp. 21-22.

[2] Frase riportata nella targa al lato della scala d’ingresso.

 

 

Le immagini negli arazzi di Casa Comi

di Maria Grazia Presicce

L’arte è divenuta sin dall’antichità impegno primario nella creazione d’immagini-simbolo attraverso schemi differenti nel tempo e nello spazio e, le stesse, hanno una straordinaria capacità comunicativa, evocativa, persuasiva ed emozionale. Guardandole l’uomo ricorda, si riallaccia ad avvenimenti e si avvicina col cuore al pensiero che ha creato quell’immagine. In un’opera, in generale, arte e simbolo sono imprescindibili l’una dall’altro perché ogni autore, da sempre, nel realizzarla la pervade d’intimi effluvi, desiderando conferire un senso al suo manufatto, impregnandolo del suo mondo esteriore ma, ancor di più del suo mondo interiore, delle sue sensazioni più nascoste.

Il simbolo della spirale

 

Il simbolo, in fondo, è sempre parte basilare di un’opera d’arte, ne costituisce il fulcro interpretativo e spesso lo stesso manufatto artistico diventa vettore del simbolo in essa racchiuso. A ben pensarci, arte e simbolo sono coesi l’una all’altro nella storia dell’umanità sin dalle sue origini perché l’uomo, da sempre, ha avvertito la necessità di capire il mondo che lo circondava e, desiderando rendere visibile il sacro nella sua quotidianità, lo ha rappresentato nelle forme artistiche più varie ed anche su supporti più disparati caricando le immagini di una forte simbologia.

Considerando, poi, che l’arte, in genere, è l’illustre linguaggio in cui il segno e il simbolo vengono esplicitati per consegnarli alla società come valori di autenticità e sacralità, è quasi scontato per quel segno essere metafora di comunicazione per chi le sta di fronte.

L’arte, come la poesia, va “scritta” e interpretata secondo il proprio pensiero e per farlo si possono usare varie chiavi di lettura; non vi è dubbio, però, che proprio grazie a questa sua rappresentatività impregnata di simboli e metafore, l’opera d’arte, più della poesia, si presenta ai nostri occhi come fonte inesauribile di segni, di messaggi silenziosi e d’impercettibili vibrazioni che scuotono nel profondo e che, spesso, fanno parte del nostro modo di essere mondo nel mondo e della nostra coscienza solitaria e silente.

Girolamo Comi, forse, si era avvicinato all’arte grazie al suo amico Evola[2] ed era amante dell’arte in genere.

Forse anch’egli aveva provato a cimentarsi nel disegno; infatti nei suoi diari, conservati gelosamente nelle teche della biblioteca provinciale di Lucugnano, ritroviamo in alcune pagine schizzi e disegni o forse simboli.

 Brani del diario Comi[3]  

 

Nel momento in cui ho cominciato ad interessarmi agli arazzi presenti nel Palazzo del poeta Girolamo Comi ( oggi Biblioteca della provincia di Lecce) mi ha colpito l’interesse di questo poeta verso l’arte del tessere, sia perché arte

A casa di Girolamo Comi

Girolamo Comi e Tina nel suo studio

di Maria Grazia Presicce

Eccomi di nuovo qui, a Lucugnano, nella Casa di Girolamo Comi. Ho risalito le scale in silenzio nella quiete che avvolgeva ogni cosa. Pareva davvero che tutto dormisse d’ un sonno profondo, troppo profondo: unica nota di vitalità e colore le piante che adornano la balaustra. Nell’ingresso ho ritrovato il padrone di casa. Girolamo era lì, m’aspettava ancora una volta. Quando entro nella sua dimora un brivido dolce m’attraversa e un nuovo mondo mi si svela. E’ come se avessi un muto appuntamento con quel magico luogo dove tutto continua ancora a parlare di lui. Cammino quasi in punta di piedi per non disturbare quella tranquillità che m’affascina. Mi soffermo a sfogliare un suo libro e l’immagine di Girolamo, riflessivo e accorto, che compie lo stesso mio gesto mi sovviene inattesa. Eccolo trattenersi su un passo, pronto a fissare un concetto per poi dare vita ad altre parole, ad altri pensieri, ad altri stupori.

Chissà quante volte nel cuore della notte ha indugiato su quei fogli ora serrati, lasciati nell’oblio più totale! Chissà quante volte tra quelle pagine ha cercato consigli per dipanare dubbi e incertezze! Ora i suoi libri son lì tutti in fila e, sconsolati, aspettano che qualcuno li ritorni a sfogliare, li ritorni ad amare. Nel

Palazzo Comi a Lucugnano di Tricase

PALAZZO COMI A LUCUGNANO DI TRICASE:

OGGI BATTE IL CUORE E HO PERSO LA PAZIENZA

 

di Giuliana Coppola

“Menomale, menomale che la stampa, quella che parla troppo, non ha parlato di noi, dice papà Tarlo a mamma Tarlo” nell’angolo loro d’un tavolino di legno d’olivo “menomale che possiamo stare ancora tranquilli almeno noi in questi tempi di magra”. Si riaddormentano i Tarli nobili di Casa Comi, mentre la campanella, a Lucugnano, alle sei suona prima tre tocchi e poi, in cadenza cinque e poi sette e attende che si svegli l’orologio e sono le sei e un quarto e anche l’orologio si sveglia; di notte, a Lucugnano, anche l’orologio dorme e si riposa.

Lo sveglia tocco di campana, canto di galline nei giardini, voci di contadini che già ritornano dai campi con la verdura fresca; così riprende un altro giorno e questa è un’altra storia di una notizia sfuggita dal segreto, di Tarli un po’ poeti, di un prato all’inglese e di un caffè.

E anche di quattro chiacchiere al bar Comi, naturalmente; ché esiste già un bar Comi accanto al palazzo suo; un caffè e la notizia della giornata; e il cielo benedica sempre la stampa, quella, oggi fa rimbalzare la notizia anche quella di un “fazzoletto, piccolissima porzione d’un giardino chiuso sino ad ora trascurato e dimenticato da tutti, logisticamente separato da palazzo Comi”. E come fai a dimenticarlo? Se lo chiedono i cittadini di Lucugnano intorno al caffè, è là, sotto gli occhi di tutti, ci passi decine di volte al giorno, che è quasi un obbligo se si vuole andare in chiesa, comprare sigarette e giornali, fare la spesa, sedersi in piazza, è lì e non può essere dimenticato; qualcuno, a turno, da volontario, l’ha sempre coccolato ed ora c’è Cesario, c’era prima Fernando. Già Fernando; “ora se ne è andato in pensione”, ti dicono. Era lui l’anima del giardino; quello che ne curava ferite, coccolava e carezzava piante e s’è disperato perché vedeva morire le palme e gli sembrava di tradire memoria del barone che scendeva dalle scale di casa sua e lo sentiva subito il primo sbocciare d’una rosa; questo tu pensi e intanto si legge insieme che quel “fazzoletto” si descrive lontano e diviso e invece è proprio legato, comunicante da tutti gli angoli e da tutte le porte alla Casa Comi, basta scendere scale per ritrovarsi giù, tra le piante.

“E mo pacenzia”… il giardino tanto quanto, dice la voce, é dentro che sta morendo “sta casa” e tanto quanto significa che proprio non è che stia tanto male il giardino e invece… ma il caffè è finito e il sole avanza e suda anche lui, il barone sul suo piedistallo e chissà che pensa, chissà se pensa. E la giornata

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