Architettura contadina del Salento. Muretti a secco e pagghiari

Libri/ Rossella Barletta, Architettura contadina del Salento. Muretti a secco e pagghiari, Capone Editore

 

Pietra su pietra

di Maurizio Nocera

Perché interessarsi ancora (e sempre) dell’architettura rurale pugliese? Perché attraverso lo studio ed il recupero di questa realtà noi possiamo conoscere le origini, i costumi, le tradizioni di chi ci ha preceduto, di chi ha segnato questo territorio con il lavoro e con la speranza di lasciare testimonianze vive e utili alle generazioni che sarebbero venute. Ma anche per tentare, dopo decenni e decenni di abbandono, di progettare per dette aree un loro riutilizzo attraverso una riqualificazione ambientale, e così poter ritornare a rivivere e ad essere utili per i nuovi orizzonti turistico-culturali. Per fare tutto ciò, però, occorre avviare progetti e studi che identifichino e descrivano dettagliatamente le aree rurali, per le quali occorre poi tracciare le necessarie linee di intervento per la riqualificazione ed il loro recupero funzionale.

È importante quindi avere come obiettivo immediato il recupero dei trulli dell’area della Murgia brindisina, barese e tarantina, il recupero delle “pajare” e delle “caseddhe” del Salento, di quelle del foggiano e della Bat, infine occorre recuperare il vasto patrimonio dei muretti a secco che, per migliaia di chilometri, insistono in tutta la regione. Studiare le aree rurali pugliesi significa narrare la loro secolare storia; significa descrivere le loro caratteristiche costruttive; significa conoscere la differenza tra trullo primordiale e trullo evoluto, tra trullo e “pajara” o “furneddhu”, e tra questi e le “caseddhe”. Ciò è per noi importante per capire l’evoluzione della caratteristica struttura abitativa rurale dei pugliesi.

Libri/ Ripari trulliformi in pietra a secco nel Salento

RIPARI TRULLIFORMI NEL SALENTO

di Paolo Vincenti

E’ stato pubblicato qualche anno fa un pregevole volume ad opera di Francesco Calò: “Ripari trulliformi in pietra a secco nel Salento,” edito dalla tricasina casa editrice Progeca di Carmelo Carangelo.

Il volume, patrociniato della Regione Puglia, con Prefazione del Consigliere regionale Antonio Buccoliero, offre un affascinante viaggio fra queste caratteristiche abitazioni salentine,  che costituiscono il fiore all’occhiello di una terra che ha tanto da offrire ai suoi visitatori ed anche ai residenti. Anzi, il libro è una ottima occasione proprio per noi, abitanti della provincia, per ricordarci queste bellezze della secolare architettura rurale  che il nostro paesaggio offre e per riflettere anche su una urgenza, fortemente sentita dall’autore del libro e da tutti coloro che hanno a cuore il patrimonio culturale salentino,  vale a dire il recupero e la salvaguardia dei ripari trulliformi,  che rischiano di scomparire, fra non molto, abbandonati come sono  all’incuria e

Il brigante Pizzichicchio e la sua residenza rurale

a cura di Mino Chetta

Storico “pagghiaro” appartenuto a Cosimo Mazzeo (detto Brigante Pizzichicchio), situato in zona “Principe” a San Marzano (Ta).

E’ una struttura imponente tipo fortezza, costruita in roccia calcarea posizionata a secco. Edificata su diversi piani, al piano superiore è incassata una nicchia di tipo altana che fungeva da luogo di avvistamento.

In questa zona sono presenti moltissimi “pagghiari Sammarzanesi” (vallata dei pagghiari Sammarzanesi), i quali facevano da sentinella a quello principale del Pizzichicchio.

Si può notare che la struttura è costeggiata da una fitta vegetazione mediterranea, alberi di ulivo secolari che avevano la funzione di occultare il rifugio del Brigante Mazzeo (nato il 13 gennaio 1837 a San Marzano, fucilato in Basilicata il 28 novembre 1864, alla giovanissima età di 27 anni). Era figlio di Maria Friolo e Pasquale Mazzeo.

Esiste in paese una leggenda legata al tesoro del Pizzichicchio: Lui prima di

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