La Terra d’Otranto ieri e oggi (11/14): OSTUNI

di Armando Polito

Il toponimo

Quanto sia tormentato l’etimo lo mostra già nel XVI secolo l’umanista di Leverano Girolamo Marciano che in Descrizione, origine e successi della provincia d’Otranto, Stamperia dell’Iride, Napoli, 1855 (l’opera uscì postuma e questa è la prima edizione) alle pagine 431-432 così scrive: Scrivono alcuni il nome di questa città Hostuni coll’h, ed altri Ostuni senza l’h. Cristoforo Foroliviense nella sua Cronica la chiama Ustonio, e dice che ella fu edificata da Ustonio II figliolo di Diomede, o come altri vogliono suo nipote,… Tutto ciò disse di questa città il Foriliviense, stimando egli che Ostuni sia città antichissima, ed edificata ne’ tempi di Diomede; il che se così fosse, se ne troverebbe senza dubbio qualche memoria appresso degli antichi, come han detto delle altre città edificate da Diomede in queste parti d’Italia. E però si stima che quanto egli dice della sua edificazione, della presa di Annibale, de’ Romani, de’ Goti, e de’ Longobardi, è tutta sua immaginazione …. E secondo quei che ne scrivono il nome Hostuni, si potrà dire che fu così detta ab hosto, verbo latino, che dinota provento d’olio, del quale si fa molta copia nel suo tenimento, il cui oliveto gira da circa miglia 50, poiché hostus ed hostum secondo Marco Marco Terenzio Varrone, significa quella quantità d’olio che si cava da un fatto, ovvero confettura di olive. Chiamano fatto quel provento, o quantità d’olio, che proviene da una confettura che si fa tutta una volta, che noi chiamiamo pasta, ovvero macina, la quale alcuni facevano di moggia 160, ed altri di 120, e d’indi giudicavansi quanti vasi d’olio, o pur quanta capacità dovevasi avere per tal confettura. Altri derivano il significato d’Ostuni ab Ostia, cioè sacrificio, alcuni ab hoste nemico, ed altri ab hostialis, cioè porticelle e finestre, perché stando essa città sopra di un colle di rimpetto alla marina, la moltitudine di finestre le quali fanno meravigliosa vista nelle sue fabbriche, ed altri palazzi, spiegano vaga e riguardevole prospettiva ai riguardanti, di modo che si vede nell’apparenza una città ornata di vaghe e riguardevoli finestre. Ma perché queste latine etimologie sono dell’ultimo effetto, e non della prima causa, ed Ostuni città greca, edificata come si è detto, dai Greci posteriori, non è da credersi che ella fosse da quelli chiamata con nome latino, sì bene greco Ostuneon, senza l’aspirazione, derivando esso nome dalle greche voci ASTY et NEON, cioè Urbs nova, come Neapolis; onde i Latini, come nota Prisciano, mutando la lettera greca Y in U latino, dicono Astu, ei i Greci, come dice Stefano, per dignità principale chiamano ASTY la città di Atene, siccome i Latini la città di Roma. Onde Terenzio nell’Wunuco dice: An in Astu venis? Del che accortosi il dottissimo nostro Quinto Mario, accomodando il nome greco al buon latino, nomina sempre questa città ne’ suoi scritti Astuneum, ed i suoi popoli Astunienses.  

Bisognerà attendere tre secoli per una nuova proposta, quella avanzata da Nicola Maria Cataldi (1772-1867) studioso gallipolino, che in  Prospetto della penisola salentina, ossia cenno storico degli antichi popoli salentini colla descrizione delle loro città con carta topografica della Iapigia, Tipografia del reale ospizio di S. Ferdinando, Lecce, 1857, pag. 28  identifica Ostuni con l’antica Sturneum o Stuneum, trascrizione latina del greco Στοῦρνοι (leggi Stùrnoi) attestato da Tolomeo (II secolo d. C.) in Geographia, III, 1, 68 e corrispondente, secondo il Cataldi , all’etnico Stulnini attestato  un secolo prima in Plinio in Naturalis historia, III, 11; l’archeologo gallipolino, infine, a corroborare la sua tesi, mette in campo la leggenda ΣΤΥ di alcune monete del II secolo a. C. attribuite a Sturnio già da Domenico Sestini (Lettere e dissertazioni numismatiche, Piatti, Firenze, 1819, tomo VI, pagg. 4-5, da cui è tratta l’immagine di seguito riprodotta).

 

La sufficiente fedeltà del disegno è attestata dalla foto sottostante tratta da http://www.bridgepugliausa.it/articolo.asp?id_sez=0&id_cat=49&id_art=3630&lingua=it

 

Passerà più di un secolo e Ciro Santoro ipotizzerà l’origine messapica di Ostuni in un lavoro che il lettore interessato potrà leggere all’indirizzo http://emeroteca.provincia.brindisi.it/Studi%20Salentini/1997/fascicoli/Ostuni%20Etimologia%20del%20Nome.pdf

Lo ΣΤΥ (evidenziato con l’ellisse rossa nell’immagine, mia, sottostante) che si legge nella Mappa di Soleto, ammesso che questa sia autentica, cioè risalente al VI secolo a. C., non contribuisce , con la sua posizione, a fare chiarezza.

 

Pacichelli (A), pag. 177

 

Pacichelli (C), anno 1686 e 1687

Lasciai appresso il lunedì mattina la via di San Vito, terra del Marchese di questo nome, e in collina, sette miglia lungi da Mesagne, e quella di Ostuni, lunga, sassosa e imboschita, di dove a dieci si passa a Martina. Ostuni da San Vito si discosta otto miglia, ed è città vecchia, di grazios’apparenza al di fuori, mal disposta però di dentro, in sito eminente, ove il solo palazzo è memorabile, fatto edificar già dalla infelice Reina Bona di Polonia, che l’avea inchiuso nel Ducato di Bari.

… in 24 moleste miglia, si ascese ad Ostuni, città senza veruna vaghezza, del Duca Zavaglio, abitante in Madrid. Mi prostrai nel vescovado, di poco elegante struttura, ed accellerata la provista del vino dal barile miserabile, a caso capitato da Francavilla, che tirò a sé, con forma di calamita, sitibondi come mosche, per dubbio di restar in un tratto esausti, quantunque i paesani vantasser copia e sostanza fragrante di quell’umore, a misura dell’olio, che vi abonda; visitai fuori i Carmelitani e i Riformati, posando in un misero albergo.

Pacichelli, mappa

immagine tratta da http://it.wikipedia.org/wiki/File:Ostuni_in_Puglia.jpg
immagine tratta da http://it.wikipedia.org/wiki/File:Ostuni_in_Puglia.jpg

A  Palazzo e Chiesa Vescovale (mappa/http://rete.comuni-italiani.it/wiki/File:Ostuni_-_Palazzo_Vescovile_-_Portone.jpg)

B Convento del Carmine (mappa/http://www.brindisiweb.it/arcidiocesi/chiese/ostuni/carmine.htm)

G  Francescani (mappa/http://www.brindisiweb.it/arcidiocesi/chiese/ostuni/sanfrancesco.htm)

D   S. Francesco di Paula (mappa/http://www.brindisiweb.it/arcidiocesi/chiese/ostuni/sanfrancescodipaola.htm)

E    Torre Pizzella/Torre Pozzella (mappa/http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/9/9c/Torre_Pozzelle_Ostuni.jpg)

F  Castello di Villanova con il Porto (mappa/http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/e/ea/Castello_di_villanova.jpg)

Per quanto riguarda lo stemma nella mappa lo scudo è vuoto. Ecco quello attuale (immagine tratta da http://it.wikipedia.org/wiki/File:Ostuni-Stemma.png):

Prima partehttp://www.fondazioneterradotranto.it/2013/12/19/la-terra-dotranto-ieri-e-oggi-114-presentazione/

Seconda partehttp://www.fondazioneterradotranto.it/2013/12/23/la-terra-dotranto-ieri-e-oggi-214-alessano/

Terza partehttp://www.fondazioneterradotranto.it/2014/01/05/la-terra-dotranto-ieri-e-oggi-314-brindisi/

Quarta partehttp://www.fondazioneterradotranto.it/2014/01/09/la-terra-dotranto-ieri-414-carpignano/

Quinta partehttp://www.fondazioneterradotranto.it/2014/01/14/la-terra-dotranto-ieri-e-oggi-514-castellaneta/

Sesta parte: http://www.fondazioneterradotranto.it/2014/01/20/la-terra-dotranto-ieri-e-oggi-614-castro/

Settima parte:  http://www.fondazioneterradotranto.it/2014/02/05/la-terra-dotranto-ieri-e-oggi-714-laterza/

Ottava partehttp://www.fondazioneterradotranto.it/2014/02/17/la-terra-dotranto-ieri-e-oggi-814-lecce/

Nona parte: http://www.fondazioneterradotranto.it/2014/02/21/la-terra-dotranto-ieri-e-oggi-914-mottola/ 

Decima parte: http://www.fondazioneterradotranto.it/2014/02/26/la-terra-dotranto-ieri-e-oggi-1014-oria/

 

 

 

 

Cisternino – Ostuni e la strada dei Colli

ulivo, muri a secco

di Gianni Ferraris

 

Sabato 25 c’è stata a Casalini, frazione di Cisternino, un’assemblea affollatissima sul progetto “Strada Dei Colli”.

La storia è tipicamente italiana, infinita. La famigerata “Strada dei Colli” è un tracciato di 5 Km. circa che passerebbe, secondo il progetto, in mezzo a macchia mediterranea, uliveti, e trancerebbe un paesaggio ideale per tracking, biciclette e passeggiate. L’alibi per questa colata di asfalto e cemento sarebbe quello di rendere più agevole il percorso Cisternino – Ostuni completando un progetto concepito, quarant’anni addietro, per collegare la Selva di Fasano con Ostuni, rimaneva scoperto il tratto in discussione. In realtà esistono già due strade Cisternino Ostuni, e nemmeno esageratamente brutte. Occorrerebbe solo una manutenzione ordinaria più accurata, passandoci in una sera di pioggia, come mi è successo proprio sabato scorso, il percorso era ad ostacoli, nessuna segnaletica orizzontale, strisce bianche cancellate, guadi di veri e propri laghi in mezzo alla carreggiata, tutta roba che istiga a “maledire  il tempo ed il governo” giusto per citare De Andrè., Un tempo si diceva “piove governo ladro” qui è il caso di dire che l’amministrazione provinciale è colpevolmente responsabile di mancata manutenzione, la pioggia è naturale, l’incuria non lo è mai.

mappe

La storia della colata d’asfalto iniziò nel 1963, quando l’allora amministrazione comunale fece un primo progetto impugnato da un comitato locale, poi venne fatta una variante, il tutto sospeso ben tre volte dagli organi competenti e definitivamente  e bocciato dal TAR di Lecce. Oggi dopo almeno due generazioni di progettisti, esiste una terza via che, a detta degli amministratori, sarebbe rispettosa dell’ambiente e diventerebbe ameno passeggio in auto nelle campagne. Allo stato delle cose, per le sole progettazioni, dice il comitato NOASF, la sola progettazione è costata 110.000 euro, ai quali si debbono aggiungere gli 80.000 della progettazione bis. Il preventivo di spesa complessivo ammonterebbe a 4 milioni di euro finanziati da tempo. L’amministrazione la presenta come “strada museo” o come “collegamento dei Santuari di San Biagio e Sant’Oronzo”, immaginiamo file di rombanti pellegrini fare la corsa fra un santuario e l’altro alla faccia della via francigena che si vuole riscoprire poco sotto.  Come museo la strada lambirebbe invece alcune masserie storiche, oltre che uliveti con alberi secolari.

fragno pugliavalley com

Peccato che per farla occorre abbattere almeno mille fra ulivi e fragni  secolari, che verranno espiantati pagandoli circa 800 euro caduno, 20 verranno reimpiantati, assicurano i progettisti, bella soddisfazione veramente. A proposito del Fragno (quercus trojana), leggo che esistono esclusivamente in Puglia e Basilicata, in particolare nelle Murge e nella zona di Matera. Per fare un paragone azzardato sarebbe come se in Egitto si spostassero le piramidi per fare un Mc Donalds.  Gli espropri avranno un valore complessivo di 274.000 euro. 6 Km. Di muretti a secco secolari verranno abbattuti e, promettono i progettisti, rifatti. Ovviamente, se non si vogliono stanziare milioni di euro, il rifacimento sarà con strumenti e tecniche moderne, che nulla avranno a che vedere con il fascino e l’importanza storica di quelli antichi. In sostanza, i 63.100 mq. di territorio interessato allo scempio serviranno ad uso esclusivo di una strada che, con le servitù, avrà una larghezza di 15 mt. circa. Per fare il tutto, essendo il terreno con rocce affioranti o poco sotto lo strato di terra occorrerà, recita il progetto, minare o utilizzare adeguati “martelloni”.

striscione

Al momento il comitato ha raccolto 2000 firme contro questo lavoro che definire inutile è riduttivo. Alcuni dubbi sorgono spontanei. I terreni lambiti dalla strada dei colli acquisiranno valore, soprattutto se in futuro resi edificabili. A discapito dei coltivatori che si vedranno tagliati in due i loro terreni e di un turismo “lento” che, a detta di molti, è quello che caratterizza questi luoghi. La domanda prima è proprio su quale tipo di turismo si intende attrarre con la cementificazione che, ben sappiamo, è un male atavico del Salento. Negli anni ’60, quando l’opera venne concepita, c’era una diversa attenzione all’ambiente, era boom economico e arrivava in ogni casa la FIAT 600, oggi le cose sono mutate, prova ne siano l’attenzione per l’ambiente e per la natura che spingono un turismo avveduto e rispettoso a visitare i luoghi che hanno quello specifico  valore aggiunto. E queste scelte eludono l’altro male colpevolmente voluto in tutto il Salento che è la mancanza di mezzi pubblici, di collegamenti fra entroterra e marine.

Nella richiesta di incontro urgente con l’Assessore regionale Barbanente, Alberto Vannetti del comitato NOASF scrive fra l’altro:

 

“…Come Ella saprà con raccolta di circa 2000 firme pari al 20% della popolazione del Comune di Cisternino, i cittadini si sono espressi a sostegno delle ragioni del comitato e contro una previsione stradale che prevede l’espianto di circa 1000 ulivi, alcuni secolari, oltre a fragni e lecci, e la distruzione di centinaia di metri di muretti a secco, assolutamente non ripristinabili per fattura e tipologia, nonostante le supposte previsioni di interventi di “compensazione ambientale”.

L’opera  concepita nel 1963 appare superata ed inutile se si

considera la presenza di tracciati stradali alternativi per i quali non risulta “strategica”, ed abnorme nella sua concezione alla luce della visione del paesaggio maturata in oltre 50 anni di cultura del territorio, oltre che di uno sviluppo compatibile e sostenibile sul piano del turismo che lasci i luoghi inalterati in quanto risorsa. Senza considerare l’impegno di spesa di circa 4 milioni di euro (denaro pubblico), 370 mila dei quali per oneri di progettazione (la lezione del prof. Settis in merito ai conflitti di competenza potrebbe rivelarsi emblematica in questa vicenda, cfr Paesaggio, Costituzione, Cemento. Einaudi)…”.

 

Nel corso dell’assemblea di sabato 25, alla quale hanno partecipato gli avvocati Elda Pastore, Andrea Moreno e Luigi D’Ambrosio, sono stati evidenziati tutti i difetti del progetto, e ne sono stati proposti di alternativi, meno invasivi e soprattutto meno costosi, “il denaro risparmiato si potrebbe utilizzare per manutenzione ordinaria e straordinaria della viabilità di Cisternino e delle frazioni” ha detto l’ex consigliere comunale Arcangelo Palmisano.

Nell’attesa dell’inizio dell’assemblea abbiamo raccolto alcuni commenti sulla tenacia dell’Amministrazione Comunale nel voler procedere a testa bassa, PD, SEL, PSI uniti nella lotta. Le risposte sono state univoche: “non si vogliono perdere i quattro milioni già stanziati e questa amministrazione si vuole appuntare la medaglietta di primi della classe, ultimando un’opera che aspetta dagli anni ‘60”.

Poco veramente, soprattutto quando in giro per il Salento si vedono lottizzazioni selvagge, gruppi italiani e stranieri di ogni provenienza arrembare per acquisire terreni, ettari ed ettari, per cementificare. Succede in agro di Nardò, succede in altre parti. La scelta di tirare i remi in barca e concepire un’evoluzione del paesaggio meno invasiva e più etica forse potrebbe essere vincente. Il Salento è terra scelta da molti che da nord si sono trasferiti a vivere qui, non certo per vedere asfalto, piuttosto per sperare che un modo di vita più “lenta” sia possibile, che tornino a funzionare i trasporti pubblici inesistenti, che si faccia manutenzione ordinaria e straordinaria dei tratturi e delle stradine di campagna, che si lascino in pace alberi che da secoli segnano la differenza di queste terre da altri luoghi.

 

Architettura contadina del Salento. Muretti a secco e pagghiari

Libri/ Rossella Barletta, Architettura contadina del Salento. Muretti a secco e pagghiari, Capone Editore

 

Pietra su pietra

di Maurizio Nocera

Perché interessarsi ancora (e sempre) dell’architettura rurale pugliese? Perché attraverso lo studio ed il recupero di questa realtà noi possiamo conoscere le origini, i costumi, le tradizioni di chi ci ha preceduto, di chi ha segnato questo territorio con il lavoro e con la speranza di lasciare testimonianze vive e utili alle generazioni che sarebbero venute. Ma anche per tentare, dopo decenni e decenni di abbandono, di progettare per dette aree un loro riutilizzo attraverso una riqualificazione ambientale, e così poter ritornare a rivivere e ad essere utili per i nuovi orizzonti turistico-culturali. Per fare tutto ciò, però, occorre avviare progetti e studi che identifichino e descrivano dettagliatamente le aree rurali, per le quali occorre poi tracciare le necessarie linee di intervento per la riqualificazione ed il loro recupero funzionale.

È importante quindi avere come obiettivo immediato il recupero dei trulli dell’area della Murgia brindisina, barese e tarantina, il recupero delle “pajare” e delle “caseddhe” del Salento, di quelle del foggiano e della Bat, infine occorre recuperare il vasto patrimonio dei muretti a secco che, per migliaia di chilometri, insistono in tutta la regione. Studiare le aree rurali pugliesi significa narrare la loro secolare storia; significa descrivere le loro caratteristiche costruttive; significa conoscere la differenza tra trullo primordiale e trullo evoluto, tra trullo e “pajara” o “furneddhu”, e tra questi e le “caseddhe”. Ciò è per noi importante per capire l’evoluzione della caratteristica struttura abitativa rurale dei pugliesi.

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