Il convento di Santa Maria del Tempio a Lecce, ricordo di un monumento scomparso

Il convento di Santa Maria del Tempio a Lecce, ricordo di un monumento scomparso…

 Che c’era in Piazza Tito Schipa?

 

di Valerio Terragno

 

Pochi mesi fà, durante gli scavi effettuati per la creazione di un parcheggio sotterraneo in piazza Tito Schipa, nel cuore di Lecce, sono  venuti alla luce i resti di colonne e di ambienti sotterranei, forse tombe.

In questo luogo, sorgeva il convento di Santa Maria del Tempio, una delle principali dimore francescane del Salento, divenuto caserma nell’ottocento, a seguito dell’abbandono da parte dei religiosi.

Il convento, in origine tenuto dai Francescani Osservanti, fu costruito nel 1432 per volontà del barone di Corigliano d’Otranto Nuzzo Drimi e di suo figlio Lorenzo.

Sorto al di fuori delle mura di Lecce, verso sud- est, per volontà del barone Nuzzo Drimi esso venne ampliato ed abbellito grazie alle offerte dei fedeli leccesi, molto legati alla figura del fraticello d’Assisi e della Vergine, desiderosi così di avere un nuovo punto di riferimento religioso.

Questo complesso sorse accanto ad un’ antica chiesa, in stile tardo-gotico, dedicata alla Presentazione della Madonna al Tempio detta della Candelora eretta al tempo dei Principi angioini di Taranto.

Il primo rifacimento

Nel corso del 500, gli Osservanti, diramazione dell’ordine francescano, demolirono l’originario convento e lo ricostruirono, ampliandolo, in stile gotico – rinascimentale, su disegno di Padre Riccardo Maremonti ministro provinciale dei Francescani Osservanti. Frate Maremonti progettò la sacrestìa, le cucine, il refertorio ed il bel chiostro costituito da una fuga di archi ogivali sorretti da colonne con capitelli di tipo ionico.

Dopo padre Riccardo furono i suoi parenti Silvia e Filippo Maremonti ad interessarsi dell’ampliamento del chiostro e dell’arricchimento della residenza monastica.

Nel 1591 i Francescani Osservanti donarono il Convento ai Riformati, altra diramazione monastica dell’ordine, per farne la sede di noviziato in cui poter istruire tutti i fanciulli che volevano diventare frati.

Grazie alla presenza dei Francescani Riformati, Santa Maria del Tempio accrebbe sempre di più il proprio prestigio, fino a diventare la prima sede conventuale della provincia minoritica di San Nicola, che nel 600 comprendeva gran parte dei conventi della Terra d’Otranto.

Tra le sue mura sorsero una biblioteca ricca di importanti testi e documenti, un’infermerìa, un dormitorio ed una scuola di teologìa e di pittura. Nel Convento del Tempio dipinsero fra Giacomo da San Vito e fra Giuseppe da Gravina, il quale affrescò il chiostro con scene della vita di San Francesco d’Assisi, a somiglianza di quello della Basilica di Santa Caterina d’Alessandria a Galatina. In questo convento fiorì la scuola teologica leccese nella quale operarono molti insegnanti prestigiosi.Tra i nomi dei francescani illustri vissuti nella dimora di Santa Maria del Tempio spiccano  Padre Gregorio Scherio, il poeta Serafino d’Alessandro da Grottaglie, Giacomo da Lequile, l’architetto Nicola Milelli o da Lequile che costruì il santuario barocco del Crocifisso a Galatone e Bonaventura da Lama, famoso storico-teologo.

La chiesa

La parte più bella di tutta la dimora conventuale doveva essere la chiesa, realizzata ad una sola navata, sulla quale si affacciavano un coro, i matronei e le cappelle laterali, appartenute a nobili famiglie leccesi e salentine come i Condò , i Lecciso, i Maremonti, i Di Giorgio ed i D’Andrea.

Questa chiesa custodiva al suo interno preziose opere d’arte, come l’affresco mariano proveniente dal primitivo edificio, la statua di Sant’Antonio da Padova scolpita da Gabriele Riccardi, la tela dell’Immacolata attribuita a Francesco da Martina Franca, una tavola bizantineggiante raffigurante la Vergine, un Crocefisso opera di fra Angelo da Pietrafitta, la statua di Santa Lucìa attribuita a Francesco Maria Palmieri, la pala conla Presentazione della Vergine al Tempio  ed il meraviglioso tabernacolo eseguito da Frà Giuseppe da Soleto. Molte di queste opere, disperse a seguito della soppressione risorgimentale del convento, sono oggi collocate in alcune chiese salentine come quelle di San Lazzaro, di Santa Maria della Grazie e la Parrocchiale di Merine.

Il soffitto ligneo fu commissionato dal devoto Lelio Bozzi che si fece raffigurare inginocchiato nel quadro raffigurante la Presentazione della Madonna al Tempio, collocato al centro della volta.

Nella chiesa di Santa Maria del Tempio si conservavano alcuni oggetti venerati dai fedeli come reliquie, quali un pezzo di legno della Croce ed una spina della Corona di Cristo.

L’attigua sacrestìa era provvista di alcuni armadi realizzati in legno d’ulivo, completamente istoriati e al cui interno si custodivano preziose suppellettili. La chiesa fu pure luogo di sepoltura non solo per i frati ma pure per parte dei cittadini leccesi.

Nel 1811, al tempo del governo napoleonico, il convento fu soppresso e chiuso per la prima volta, venendo adibito ad ospedale per accogliere i malati di tifo petecchiale. Qualche anno più tardi, nel 1822, su interessamento dell’attivo frate Angelo da Lecce, Santa Maria del Tempio ritornò nelle mani dei Francescani Osservanti . Intorno al1850, inquesto convento fu impiantato lo Studio Generale dell’Ordine, ma la dimora non raggiunse, dal punto di vista culturale, l’originario prestigio culturale religioso. A seguito della seconda soppressione, quella sabauda, il complesso smise, definitivamente, di essere un convento, venendo trasformato in caserma nel 1872.

Chi era Oronzo Massa?

Il primo nome di questo distretto militare fu quello di ” Caserma Tempio”, sostituito poi, nel 1905, con l’intitolazione ad Oronzo Massa, ufficiale salentino che partecipò alla rivoluzione partenopea del 1799, fucilato nell’agosto di quell’anno nel carcere del Carmine a Napoli, per aver sostenuto la causa repubblicana, rivelandosi così ostile e nemico della monarchìa borbonica.

Negli anni 40 e 50 del 900, l’ex convento fu adibito sia a scuola media che abitazione di militari; i suoi ampli e rigogliosi giardini e frutteti scomparvero per dar posto a nuove costruzioni.

Poco fuori l’edificio si trovava inoltre un monumento eretto in onore dei Caduti del ’95 Reggimento Fanteria, realizzato, in pietra di Ostuni, dallo scultore Angelo Cocchieri.

Nel febbraio 1971, iniziarono i lavori di demolizione di tutta la struttura, per realizzare l’attuale piazza sulla quale sarebbe dovuta sorgere una struttura tesa a divenire punto di riferimento per la vita pubblica e culturale della città, opera tuttavia ancora non realizzata.

In questo modo Lecce ha perso uno dei suoi monumenti più belli ed importanti del XVI secolo, la cui esistenza oggi è rappresentata soltanto da sbiadite fotografìe in bianco e nero ed è custodita nei ricordi dei pochi anziani leccesi che ebbero l’opportunità di vivere una testimonianza di cultura e di arte, oramai  inesorabilmente scomparsa.

 

pubblicato su Paesenuovo del 2 luglio 2011. Si ringraziano il direttore della testata Mauro Marino e l’Autore per la gentile concessione.

Il Risorgimento in Puglia

Giuseppe Pisanelli

di Paolo Rausa

Il Mezzogiorno d’Italia ha svolto un ruolo non secondario nel processo risorgimentale, con un contributo notevole di vite perdute, per lo più sottaciuto nei documenti storici e nelle cerimonie ufficiali rievocative. Il Sud aveva per tempo già dato prova della sua vocazione repubblicana nella breve e tragica esperienza istituzionale della Repubblica Napoletana nel 1799 e poi nei moti rivoluzionari del 1820-21 e del 1848.

Anche la Puglia è stata componente significativa di questo lungo processo storico-culturale, che ha coinvolto i figli della borghesia e i semplici cafoni. A cominciare da Antonietta De Pace, nativa di Gallipoli e fulgido esempio di donna coraggiosa e intelligente, che è andata oltre le convenzioni che discriminavano le donne. Al grande giurista e politico tricasino Giuseppe Pisanelli (18121879), autore del primo codice di procedura civile del Regno d’Italia ed esule per la sua azione di animatore contro la monarchia borbonica, poi nominato Ministro di Grazia e Giustizia da Garibaldi e confermato nel Governo nel nascente Regno d’Italia. A  Sigismondo Castromediano di

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