Lo spirito unitario a Galatina tra il 1799 e il 1848

   
 

di Tommaso Manzillo

Gioacchino Toma, Piccoli patrioti (1862)

 

Il 17 marzo di quest’anno ricorre il 150mo dalla nascita del Regno d’Italia, proclamato dal re Vittorio Emanuele II di Savoia, grazie all’intesa opera diplomatica svolta da Camillo Benso conte di Cavour e alla impresa dei Mille guidata da Giuseppe Garibaldi. Mentre fervono i preparativi in tutta Italia per l’importante traguardo raggiunto (tra l’altro il 17 marzo 2011 sarà festa nazionale, onorata con il riposo dal lavoro e dalla scuola), anche Galatina ha ricordato l’evento nella serata del 4 dicembre 2010, presso la sala Fede e Cultura “Mons. Gaetano Pollio”), con la presentazione e distribuzione gratuita del libro di Tommaso Manzillo e Donato Lattarulo, “Il protagonismo di Galatina dal Risorgimento alla Costituente”, con prefazione del prof. Giancarlo Vallone, presente alla serata, insieme al sindaco, dott. Giancarlo Coluccia, al senatore Giorgio De Giuseppe, all’onorevole Ugo Lisi e alle altre personalità istituzionali locali, tutti coinvolti in un appassionante dibattito, moderato dal dott. Rossano Marra, ricordato da quel pugno duro battuto sul tavolo dallo stesso senatore De Giuseppe, segno evidente della carica ideale del suo pensiero.

Il processo di unificazione italiana ebbe un forte impulso con la nascita della Repubblica Partenopea del 1799 (22 gennaio – 13 giugno), figlia, a sua volta, della grandi rivoluzioni europee, prima fra tutte quella francese con la diffusione degli ideali della libertà, dell’uguaglianza e della fraternità e la decapitazione della sorella della regina di Napoli Maria Carolina d’Asburgo-Lorena, ossia Maria Antonietta. Di questa prima esperienza rivoluzionaria e libertaria, che fu rappresentata dalla Repubblica Partenopea, il nostro Gioacchino Toma ci ha lasciato due stupende raffigurazioni di Luisa Sanfelice, figlia di un generale borbonico di origine spagnolo, decapitata nel settembre del 1800 per aver smascherato la congiura dei Baccher, dopo aver diverse volte rimandato la sua esecuzione perché ella riteneva di essere incinta.

Per questo il nostro Toma la raffigura nella sua cella intenta a preparare il corredino per un bimbo che non nascerà mai. Una di queste tele trovasi presso il museo Capodimonte a Napoli, mentre la seconda presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna a Roma. Come alcuni studiosi hanno sottolineato, la grandezza del Toma si esprime proprio attraverso la sua straordinaria capacità di ridurre all’essenziale un episodio ricco di profondi sentimenti e di tragiche situazioni.

Gioacchino Toma è ancora ricordato a Napoli come il “Grande Toma”, come ho piacevolmente notato la scorsa estate, e fu coinvolto anch’egli nelle lotte rivoluzionarie del 1860, quando si aggregò alla Legione del Matese con il grado di sottotenente, partecipando all’assalto di Benevento “che prendemmo piegando poi su Padula”. Da questa esperienza trasse l’ispirazione per alcuni dipinti patriottici quali O Roma o morte del 1863.

Gli effetti della Rivoluzione napoletana si ebbero anche a Galatina quando il sindaco, Donato Vernaleone, fece issare nel febbraio del 1799 l’albero della Libertà in piazza San Pietro, segno dei tempi che stavano mutando. Difatti, l’arrivo dei napoleonidi e la legge di eversione

Galatina. Il sistema scolastico nell’Unità d’Italia

Gioacchino Toma, Piccoli Patrioti (1862)

di Tommaso Manzillo

Nella ricorrenza per il 150.mo dalla proclamazione del Regno d’Italia (che storicamente è l’espressione più corretta, dato che l’Unità si completerà con l’annessione dei territori di Trentino, Alto Adige, Trieste ed Istria e poi Fiume), merita una breve trattazione la nascita e lo sviluppo del sistema scolastico a Galatina durante il periodo risorgimentale e post-unitario.

Da quanto sappiamo, prima dell’Unità l’istruzione era affidata storicamente, oltre alle parrocchie, agli enti ecclesiastici del tempo, come per esempio le Orsoline, la Compagnia di Gesù, i Barnabiti.

Fu Orazio Congedo senior, morto nel 1804, che nel 1801 istituì a Galatina due scuole, con una munifica donazione dal suo patrimonio personale: una di primella e primaseconda, l’altra di seconda e umanità (Congedo P., Gli Scolopi e Galatina, 2003, pag. 33). Con il regio assenso del 1804, la prima prese il nome di scuola del leggere e dello scrivere, mentre la seconda fu indicata come scuola dell’umanità.

Per la vita del sistema scolastico a Galatina fu determinante un ordine religioso già operante nel Salento (Campi Salentina, Brindisi, Manduria, Francavilla), ossia gli Scolopi, fondato da San Giuseppe Calasanzio, che istituì le Scuole Pie nel 1597, ottenendo successivamente il riconoscimento dei pontefici Clemente VIII e Paolo V. Agli inizi del XVIII secolo a Galatina si tentò di far arrivare gli Scolopi, tramite il Capitolo della Collegiata, ma non si approdò a nulla, perché non si trovarono quelle disponibilità finanziarie ad integrazione del lascito di mons. Adarzo de Santander (1673).

Un altro tentativo in favore delle scuole pubbliche a Galatina, fu rappresentato dal testamento del canonico della Collegiata, Ottavio Scalfo, morto nel 1759, lasciando i suoi beni per l’istituzione delle Scuole Pie. Dopo un lungo processo civile durato diversi anni, a causa dell’impugnazione del testamento Scalfo da parte degli eredi del fratello Giovanni, ossia i Galluccio, la R. Camera di S. Chiara di Napoli decise, nel 1776, che il lascito di Giovanni Scalfo non andasse ai Carmelitani bensì ai Galluccio, eredi legittimi, mentre con quello del canonico Ottavio fu istituito

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