Il Museo Faggiano di Lecce in prima pagina sul New York Times

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di Gianni Ferraris

Toh il caso. Vuoi mai che arrivi a Lecce un giornalista americano e si faccia un giretto nel centro storico?  Non è che ci sia passato per caso, a Lecce occorre volerci venire, il finibus terrae è questo, un luogo dove non si passa di sfuggita. Da Brindisi si può prendere l’aereo o il traghetto per andare altrove, poi c’è il Salento leccese e la fine dell’Italia intera. Lecce e i suoi paesi ti accolgono con le loro chiese barocche, i palazzi baronali, tutti luoghi dignitosamente pieni di storia e storie da raccontare. Spesso palazzi antichi hanno  mura sbrecciate o infissi pericolanti, ma mostrano una dignità e fierezza che raccontano fasti passati.  Forse anche da qui, dalla consapevolezza di vedere arrivare solo chi sceglie di farlo, l’accoglienza leccese, il benvenuto che abbraccia lo straniero.

Quindi il giornalista non era qui per caso, forse si aggirava nelle “giravolte” perdendosi, guardava i palazzi del centro storico leccese, fotografava, si scansava per evitare il traffico caotico delle viuzze e si faceva uno slalom fra le auto parcheggiate in Piazza Castromediano e nella prima parte di Piazza Sant’Oronzo, girava e rigirava per quei vicoletti pieni di vita, negozi di souvenir, pub, ristoranti, ancora auto parcheggiate, e arrivava, forse per caso, in un museo non/museo. Una casa privata che il proprietario voleva ristrutturare per farne forse una trattoria, ma che si è scoperta miniera del passato remoto leccese. Il Museo Faggiano, di cui ampiamente e bene disse Giovanna Falco in queste pagine nella sua veste di ricercatrice attenta e precisa, si trova in Via Ascanio Grandi, 56  ed è tenuto aperto dalla famiglia Faggiano. Vale la pena vederlo, chiamarlo museo forse può parere accessivo, è “solo” una casa che racconta storie antiche e meno vecchie, sovrapposizione di strati di epoche passate, come tutto il centro storico leccese si dimostra ad ogni incursione nelle sue viscere.  Il Faggiano, come dice il giornalista: “…Trovò un mondo sotterraneo risalente a prima della nascita di Gesù: una tomba messapica, un granaio romano, una cappella francescana e anche incisioni dal Cavalieri Templari…” recuperò il recuperabile e la casa divenne museo.

Interessante a questo punto è vedere come il proprietario, snobbato o guardato, se non con sospetto, quanto meno con sussiegoso distacco da molti leccesi, diventi uomo da prima pagina del New York Times e come la sua storia venga ripresa dalle TV di tutto il mondo, oltre che da migliaia di “mi piace” sulle pagine facebook, facendone, per un giorno almeno, il personaggio forse più nominato al mondo.

L’interesse di quel giornalista americano potrebbe parlare, chissà se ascoltato, ai nervi scoperti delle amministrazioni locali, quelli dell’incuria, di un centro storico senza uno straccio di piano viabilità, quelli dell’ex caserma Massa sacrificata a divenire parcheggio sopra la sua antica chiesa, il suo convento, il suo cimitero.

Ci fu un notissimo ex ministro della Repubblica italiana che disse “la cultura non si mangia”. Per chi ama il conoscere, l’affermazione equivale a dire “l’aspirina fa bene ma costa e non fa ingrassare, quindi lo Stato non la passa”.  Ora, a prescindere dal fatto che la cultura è in sé un valore e che per lei si deve anche stanziare denaro, rimane evidente come questo giornalista dimostri quanto torto aveva quell’ex ministro, basta vedere la risonanza che ha avuto il suo pezzo nel mondo intero, e la ricaduta di turisti sarà inevitabile.

Ora la domanda è sempre quella: rende più dignitosa la città di Lecce un parcheggio sull’ex Massa o la rivalutazione di quello che si è scoperto scavando per farlo?

In questi giorni vediamo sciami di turisti girovagare per la città e vediamo l’ovale di Piazza Sant’Oronzo offrire loro pagodine che vendono “coglioni di mulo” e “palle del nonno”. Dignità, perbacco, il Santo guarda dalla colonna e forse si inalbera. L’idea di museo diffuso proprio non ha sede in questi vicoli?

Trasformare una casa in museo è emblema di come uno sforzo anche minimo (di un privato ovviamente) può rendere grande, immensa una città che di suo è già immensa e grande. E forse proprio questa grandezza è una parte del problema, avere tutto questo patrimonio en plein air induce a darlo per scontato, valorizzare ed offrire ad un turismo attento tutto questo nel modo migliore, invece, potrebbe essere il valore aggiunto.  Fare del centro storico patrimonio veramente comune, un salotto, non potrebbe essere un nuovo modo di concepire non solo il turismo, ma la vita stessa dei cittadini leccesi? Forse, chissà, con più attenzione collettiva forse anche gli imbecilli che scrivono sui muri antichi frasi senza senso starebbero più attenti. Mentre il museo Faggiano tornava a nuova vita, il teatro Apollo, dopo anni di impalcature che lo ricoprivano completamente, è stata semicoperto da una palizzata con bei disegni, certo, pur sempre un teatro rigorosamente con lavori in corso. E Santa Croce, dopo anni di lavori dichiarati finiti, è stata frettolosamente ricoperta di nuove impalcature per finire i lavori “finiti”.

Ben sappiamo il mantra che recitano gli amministratori:  “mancano i soldi”,  “i governi nazionali tagliano i fondi”. E’ talmente infinita questa litania che ormai sembra far parte del gossip istituzionale.

Comunque oggi Lecce ha l’onore di essere un poco più conosciuta a livello internazionale. Grazie al Sig. Faggiano questa volta.

Una nota di colore, pare che i salentini leggano molto il New York Times. Il Faggiano dopo l’articolo ha avuto un’impennata di visite di cittadini leccesi. Ad averlo saputo  prima andava a finire che con la giusta campagna stampa votavano  anche da New York per Lecce Capitale di cultura!

 

Alcuni interventi su internet dopo l’uscita dell’articolo su NY Times:

http://www.artribune.com/2015/04/finisce-sul-new-york-times-il-museo-archeologico-di-lecce-che-doveva-essere-una-trattoria-il-proprietario-aggiustava-dei-tubi-emersero-resti-di-valore/

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-aa96fce3-4278-43c1-9a6d-aa63335075bf-tg1.html

http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/chi-trova-fogna-trova-tesoro-finisce-nytimes-trattoria-98749.htm

http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Dagli-scavi-per-la-trattoria-al-tesoro-archeologico-La-storia-del-Museo-Faggiano-sul-New-York-Times-9a3ba256-a4f7-4b8c-a08d-8a2790f3e786.html

http://www.ancient-origins.net/news-history-archaeology/man-intent-fixing-toilet-uncovers-centuries-old-subterranean-world-020299#ixzz3YPkAHrNj

http://www.mirror.co.uk/usvsth3m/man-digs-hole-fix-toilet-5524122

http://www.quotidianodipuglia.it/cultura/il_museo_faggiano_di_lecce_finisce_sul_new_york_times/notizie/1299483.shtml

http://www.pugliareporter.com/lecce-museo-faggiano-sulla-prima-pagina-del-the-new-york-times/

http://www.bbc.co.uk/mundo/noticias/2015/04/150415_sociedad_historia_lecce_museo_faggiano_amv

http://www.nytimes.com/2015/04/15/world/europe/centuries-of-italian-history-are-unearthed-in-quest-to-fix-toilet.html?_r=0

http://www.ilgiornaledellarte.com/articoli/2015/4/123932.html

L’edificio storico archeologico Faggiano a Lecce

di Giovanna Falco

L’intrecciarsi e compenetrarsi degli elementi decorativi delle varie epoche che si affastellano sulla maggior parte dei prospetti degli edifici di Lecce vecchia, è dovuto all’estensione urbanistica della città, che per secoli e secoli ha mantenuto pressappoco la medesima superficie, racchiusa dalla cinta muraria. Alcuni tratti delle mura urbane hanno testimoniato la sovrapposizione di blocchi lapidei messapici, romani, medievali e, infine, cinquecenteschi. È datata a quest’ultima epoca la trasformazione dell’ipotetica forma ovoidale medievale (ancora leggibile esaminando la pianta della città), nell’attuale “trapezio”[1].

L’ampliamento, però, interessò solo alcune zone perimetrali della città. Da qui la stratificazione della maggior parte degli edifici nel centro storico di Lecce, frutto di continui adeguamenti dettati dalle esigenze dei proprietari che nel corso del tempo li possedettero. Là dove oggi sorge un’abitazione, forse in passato si ergeva una cappella, un magazzino, o quant’altro.

Nel centro storico, ovunque si scavi, sono riportati alla luce reperti delle varie epoche: basti pensare ai ritrovamenti nell’area delle piazzette Vittorio Emanuele II, Lucio Epulione, Sigismondo Castromediano, nei sotterranei del Castello e di palazzo Vernazza. Sono tutte aree di proprietà di enti pubblici, studiate scientificamente e, nel caso di piazzetta Sigismondo Castromediano, riqualificate.

Ma quando è un privato a “imbattersi” nella storia, cosa succede? Nella maggior parte dei casi non si sa.

Se i proprietari sono Luciano Faggiano e famiglia, nasce un “Edificio storico archeologico” di notevole suggestione: una sorta di grotta di Alì Babà, dove gli appassionati di archeologia, storia e architettura si trovano inaspettatamente di fronte ad un tesoro ammonticchiato e possono percorrere una passeggiata nel tempo, lunga duemila anni.

Lo stabile è articolato su tre livelli: il piano terra è suddiviso in sei ambienti, il seminterrato è distribuito in tre vani, al primo piano sono visitabili quattro locali. Presenta un anonimo prospetto in via Ascanio Grandi al numero civico 56, la seconda traversa a destra, entrando nel centro storico di Lecce da porta San Biagio. Ricade all’interno del confine di una delle aree interessate all’ampliamento urbanistico cinquecentesco di cui si è accennato sopra, nel versante orientale della città.

Probabilmente sorgeva a ridosso delle mura medievali, ancora individuabili in pianta e corrispondenti a un tratto di via Marino Brancaccio (prima traversa a destra dopo porta San Biagio) e vico dei Panevino.

L’Edificio Faggiano conserva tra le sue meraviglie una torretta belvedere, del tipo a balconcino, risalente al XIV secolo. È una delle torri d’avvistamento delle mura medievali? Il vano sottostante la torretta

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