Quaderni del Museo della Ceramica di Cutrofiano

di Marcello Gaballo

Continua la fortunata serie dei Quaderni del Museo della Ceramica di Cutrofiano, che nel 2008 ha voluto l’11° numero, sempre in collaborazione con il “Dipartimento BBCC Lecce” Dipartimento di Beni Culturale dell’Università del Salento.

Tre sono i saggi offerti, dei quali il primo presenta i risultati emersi da una campagna di scavi condotta in località Piscopìo, nei pressi dell’area denominata San Giovanni dello Scafurdo, a Cutrofiano (Lecce), eseguiti sotto la direzione di G. P. Ciongoli, del Centro Operativo per l’Archeologia del Salento, e di P. Arthur, docente di Archeologia Medievale dell’ateneo leccese.

Come di consuetudine per gli scavi scientifici l’indagine è proseguita per fasi, dall’alto-medievale all’età romana-imperiale, fino alla fase protostorica. All’alto medioevo si fa risalire l’area cimiteriale con tombe a vista in buona parte soggette a saccheggio nei decenni scorsi. Un probabile fonte battesimale scavato nel banco di roccia tra diverse sepolture è l’elemento più insolito, sul quale si soffermano le Autrici.

Il saggio di Matteo e Viganò forse pone le basi per parlare seriamente della ceramica di Nardò, finora trattata molto fugacemente e in maniera frammentaria a partire da Nicola Vacca.

Lo studioso pugliese, riprendendo quanto esposto dal Castromediano, sottolineò l’affermazione dell’umanista Quinto Mario Corrado che la ceramica neritina poteva quasi stare alla pari con quella più celebre di Faenza. Ma nessuno, come giustamente scrivono gli Autori, se ne prese cura, e gli studi rimasero fermi per molti decenni. Si leggono nomi certi di “piattari”, tra i quali i calabresi Bonsegna e i Perrone, precisi luoghi di lavorazione e addirittura una via ad essi riservata, alle spalle dell’attuale chiesa del Carmine, corrispondente all’odierna Via Pellettieri.

Il rinvenimento di reperti e il supporto di documenti certi estrapolati da atti notarili e libri d’anagrafe diventa pietra miliare per documentare la produzione di fine maiolica nell’importante città salentina che produsse manufatti fino a circa un secolo addietro, a cominciare dall’età postmedievale. Il lavoro, condividendo quanto si augura il curatore del volume, potrebbe essere motivo per una seria ricerca in tal senso. Potrebbero finalmente venir fuori da collezioni private i celebri albarelli da farmacia, vanto della produzione ceramica neritina tra XVI e XVIII secolo.

Altrettanto importante è l’ultimo saggio offerto dalla Tinelli, che illustra l’abbondante materiale ceramico rinvenuto nel grande castello di Lecce (14.000 mq) a seguito del rinvenimento nel 1999 dell’enorme ambiente ipogeo, ancora studiato. Vengono descritte le ceramiche di età medievale (XIII-XIV secolo), delle quali alcune invetriate, e quelle di età moderna (XV-XVII secolo), attestandone per comparazione la provenienza da luoghi diversi della Puglia.

Le decorazioni, le cifre graffite e soprattutto gli emblemi raffigurati permettono la datazione certa per alcune di esse.

 

Museo della Ceramica di Cutrofiano. Quaderno 11 a cura di Salvatore Matteo, Martina Franca (Taranto)
Congedo Editore, 2008, 113 pagine, 36 illustrazioni e foto b/n delle ceramiche esaminate e proposte, VIII tavole fuori testo a colori
Introduzione del sindaco di Cutrofiano Aldo Tarantini, presentazione del curatore, testi di Brunella Bruno, Salvatore Matteo, Marisa Tinelli, Riccardo Viganò. Fotografie di Michele Onorato, Marisa Tinelli
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