Meloncelle o spiuleddhe

di Massimo Vaglio

Le Meloncelle ovvero Menunceddhe o Spiuleddhe, (Cucumis melo L. varietas inodorus) sono delle varietà orticole di melone esclusive del Salento, appartengono quindi, alla famiglia delle Cucurbitaceae. Note pure come Cummarazzi; Cucumbarazzi, Cucumeddhre, Pagghiotte, sono, con le due varietà principali, una a buccia chiara e l’altra a buccia verde scuro, le varietà di melone attualmente più diffuse nella Provincia di Lecce.

La loro coltivazione, un tempo, limitata a piccoli lembi di terreno fertili, profondi, e soprattutto con marcate caratteristiche di precocità, ha avuto notevole impulso, con l’aumento delle superfici irrigue, e oggi è largamente diffusa e alimenta abbondantemente il mercato salentino.

Le piante, hanno la peculiare caratteristica di allegare i frutti già sul primo internodo, per cui hanno un ciclo molto breve, il periodo-semina prima

Cresciuti a frise e menuncelle

di Antonio Bruno

Io dopo Carosello non sono mai andato a nanna! Lo confesso i miei genitori erano molto clementi e mi concedevano di vedere la trasmissione in prima serata, quando non pioveva. Come dici? Che c’entra la pioggia con la TV? Se fosse il 1963 e abitassi a San Cesario di Lecce, sapresti che appena una goccia di pioggia fosse apparsa ecco che d’incanto l’energia elettrica sarebbe stata staccata! E un lume a petrolio avrebbe illuminato una serata di “cunti”… ”azzate Giuvanni e nu durmire , visciu na nuveia scire e benire una te acqua , l’addrha te ientu , l’ addrha te triste maletiempu…”.

Ma Carosello non è mai stato nella mia infanzia; la menunceddrha si che invece ricordo molto bene come gustosa merenda estiva!

Ecco la mail in cui un nipote e figlio del Salento leccese che vive lontano da questa terra che si immerge nel grande lago salato mi scrive che ha il padre che è di Lecce e che suoi nonni lo hanno allevato a frise e menuncelle.
Poi guardate che scrive: Ora “menuncelle” è la pronuncia del termine da loro utilizzato per descrivere una specie di cetriolo tondo-melone che pare cresca solo laggiù in Puglia. Mio nonno è morto da anni, qui nessuno me le coltiva più e io vado in crisi d’astinenza. Ho fatto ricerche in internet e non trovo nulla, probabilmente il nome è sbagliato. Qualcuno mi sa dire come caspita si chiamano??? E poi conclude con un’offerta che non si può rifiutare ovvero:
Una birra virtuale a chi lo sa, una cena a chi me ne manda una cassetta.
Cominciamo con il collega Dottore Agronomo Francesco Serio dell’Ispa-Cnr francesco.serio@ispa.cnr.it che ci narra del Carosello e del Barattiere, due tipi di melone (Cucumis melo L.) tipici della Puglia. Pianta rustica erbacea annuale delle cucurbitacee a rapido sviluppo con fusto angoloso, flessibile, strisciante e rampicante. Il Carosello ha i frutti cilindrici ad estremità arrotondata, dalla buccia di colore verde chiaro con protuberanze, la polpa compatta con pochissimi semi che si mangiano immaturi, in alternativa al più comune cetriolo, crudi e cosparsi di sale o in insalata. Poi ci spiega il profilo di qualità di questi peponidi da cui si evidenzia una ridotta presenza di sodio rispetto al cetriolo e un minore contenuto di zuccheri semplici. Per tali peculiarità, continua il collega Serio, la diffusione e il consumo di carosello e barattiere, inizialmente limitata ad alcuni areali del territorio pugliese, sta uscendo dai confini regionali, interessando anche la grande distribuzione organizzata.
Il Salento leccese è ancora un centro di biodiversità per i meloni anche se le nuove cultivar hanno sostituito progressivamente le varietà locali tradizionali. Nel nostro territorio si coltiva la “Meloncella” “Menunceddrha” “Spureddrha” (Cucumis melo L. var. Chate (Hasselq.) Filov), che è stata tradizionalmente coltivata per i suoi frutti acerbi. Questa coltivazione è uno degli ecotipi pugliesi che potrebbe anche essere l’epigono di una coltivazione più ampia.
Voglio subito dire subito per chi si diletta a coltivare nel suo orto urbano oppure sul balcone come si coltiva: la “Meloncella” predilige i climi temperati o caldi con umidità costante e soprattutto per quelli che sono a nord penso che debbano tenere in debito conto la circostanza che teme il freddo e le brinate. Prima della semina il terreno deve essere ben lavorato, profondo, di medio impasto, ben concimato e con pH leggermente acido. La semina se fatta all’aperto si può effettuare da marzo a luglio se invece si utilizza una serra può essere effettuata da gennaio-febbraio per poi effettuare il trapianto in marzo-aprile su file distanti 40-60 cm l’una dall’altra. Per la semina in pieno campo si fanno le buche a un metro una dall’altra e si lasciano cadere quattro semi per buchetta.
La raccolta avviene in modo scalare a comincia dopo 74 giorni dalla semina.

Nel periodo da febbraio a giugno del 2003 è stata condotta una ricerca in serra fredda su quattro selezioni di popolazioni locali di Melone da consumo verde che sono coltivate in Puglia e specificamente il Barattiere, la Menunceddrha o Spureddrha Bianca, il Carosello di Polignano e il Carosello di Manduria. I ricercatori hanno valutato la morfologia delle piante, le caratteristiche della produzione e la quantità di peponidi delle quattro selezioni di popolazione. La differenza maggiore dal punto di vista Morfologico è tra il Barattiere da una parte e la Menunceddrha o Spureddrha Bianca, il Carosello di Polignano e il Carosello di Manduria dall’altro e anche tra queste ultime tre popolazioni ci sono differenze.
La popolazione più precoce è risultata la Menunceddrha o Spureddrha Bianca mentre la più tardiva e la meno produttiva è risultata la popolazione di Barattiere.
Dal 1996, gli scienziati del Istituto di Genetica Vegetale (IGV) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) di Bari ( Italia) e il Crop Science Institute dell’Università di Kassel (Germania) hanno studiato la conservazione e l’uso di agrobiodiversità nella Grecia salentina.
I risultati di queste indagini hanno indicato una forte erosione genetica delle varietà locali autoctone e l’urgente necessità della loro protezione sia in situ e ex situ.

La zona del Salento (Grecia salentina inclusa) è famosa per il Carosello melone cetriolo, meloncella o menuceddha (Cucumis melo L. subsp. melo convar. adzhur ( Pang. ) Grebenšc . var. Chate (Hasselq. ) Filov ). Sono stati raccolti dodici campioni di questa coltura. Sette varietà tipiche locali di melone (C. melo) tra cui la vecchia “Minna te moneca “( seno della monaca), Bianco Melone d’Inverno (poponia in Griko ) e Malune ZUCCARINO (melone dolce) , un tipo caratteristico con frutto lungo e profumato. Purtroppo non sono stati trovati esempi di vecchie varietà locali di cocomero (Citrullus lanatus (Thunb.) Matsumura et Nakai ) già coltivata in questa zona e caratterizzata da polpa gialla , e questi con ogni probabilità possono essere estinti.
Bibliografia
Coltivazione degli ortaggi e salvaguardia della biodiversità: il caso del carosello e del barattiere http://roma.cilea.it/plinio/Iniziative/iniziativa.asp?codIniziativa=IC82&Dettaglio=RC84#dettaglio
G. Laghetti , R. Accogli and K. Hammer: Different cucumber melon ( Cucumis melo L.) races cultivated in Salento (Italy)
Anna Bonasia, Francesco Montesano, Angelo Parente, Angelo Signore, Pietro Santamaria: Morfologia e produzioni di quattro popolazioni di melone da consumo verde
F. Martignano V. Falco B.R.G. Traclò K. Hammer: Agricultural biodiversity in Grecìa and Bovesìa, the two Griko-speaking areas in Italy ( Hammer et al. 1992; Laghetti et al. 1998; Hammer et al. 1999; Laghetti et al. 2003; Hammer et al. 2007a , 2007b , 2007c ; Hammer- Spahillari et al. 2007; Laghetti et al. 2007a , 2007b ; Miceli et al. 2007).

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