Bandiere Blu 2016. Il mare del Salento è sempre più blu

 

Torre dell'Orso, Melendugno
Torre dell’Orso, Melendugno

 

di Giuseppe Massari

Castro, Otranto, Melendugno e Salve hanno ricevuto per il 2016 l’ambito riconoscimento assegnato dalla Fondazione Europea per l’Educazione Ambientale. Il Programma Bandiera Blu, comunque, premia tutte quelle località marine che si sono impegnate nella promozione del territorio a salvaguardia dell’ambiente, secondo criteri di assegnazione che vanno dalla qualità delle acque di balneazione, alla depurazione di quelle reflue, passando per la facile accessibilità alle marine fino alla gestione dei rifiuti.

Veterana della classifica da oltre un decennio, Otranto si riconferma come uno dei borghi marini più attrattivi del Salento, un riconoscimento che il sindaco Luciano Cariddi commenta così: È la conferma di un lavoro portato avanti da tutta la città. Posso dire però che non ci sentiamo appagati: c’è ancora molto da fare nel settore dei rifiuti, ad esempio. Un ambito in cui l’amministrazione può agire fino a un certo punto, poi tocca ad altri enti .

BAIA DI PUNTA DELLA SUINA, GALLIPOLI, PUGLIA

Stessa soddisfazione aleggia intorno alle parole del sindaco di Melendugno Marco Potì, che è gonfio di orgoglio per il premio ottenuto dalle marine di Torre dell’Orso, Roca e San Foca, le quali possono vantare di aver conquistato, contemporaneamente, la Bandiera Blu, le Cinque Vele e la Bandiera Verde.

Anche Castro non nasconde la sua soddisfazione per la gratificazione alla propria qualità nei servizi.

Ma il Salento nel suo insieme, inteso come penisola salentina, comprensiva delle province di Brindisi e Taranto, può vantare analoghi riconoscimenti per le spiagge e le marine di Fasano, Ostuni e Carovigno e per Ginosa e Castellaneta.

Nove comuni in tutto, su gli 11 pugliesi, tra i quali Polignano a Mare (nona bandiera consecutiva), l’unico in provincia di Bari, e Margherita di Savoia, comune solitario nella Barletta-Andria-Trani.

Grotta della Zinzulusa, Castro
Grotta della Zinzulusa, Castro

In definitiva, la Puglia alza le sue 11 bandiere conquistate l’anno scorso. Con una sola eccezione e un avvicendamento: esce Monopoli ed entra Carovigno. L’auspicio, per il prossimo anno, è che i vessilli aumentino e che la Puglia si confermi nel suo primato di qualità balneare e balneabile.

L’insediamento ciclopico rupestre nella campagna di Melendugno (Le)

di Paolo Rausa

Campagna di Melendugno, struttura fortificata

Ulivi e menhir, la terra del Salento nasconde tesori che la natura e il tempo hanno preservato per noi. A Minervino di Lecce e Giurdignano si allineano le pietre itifalliche erette verso il cielo come per innalzare la potenza umana sull’Olimpo. Con il maestro scultore nel duro e venato legno di ulivo Vincenzo de Maglie, originario di qui, raccogliamo l’invito di Donato Santoro a Melendugno per una introspezione bucolica, in dolce compagnia, alla scoperta di tracce del passato, massi sovrapposti in ordine a simulare una casa o un tempio, un luogo sacro.

Partiamo per la zona posta nell’entroterra di Roca Vecchia, porto antico, messapico, posto di fronte a Dyrrachium, punto di arrivo della rotta marittima  che proseguiva la via Appia e di partenza della via Egnazia verso l’oriente, a Bisanzio.

Donato Santoro è un personaggio conosciutissimo a Melendugno, un territorio che ama e che perlustra alla ricerca dei suoi segreti ancora lì da rivelare nella sua compiutezza. Cavaliere e ufficiale al merito, ha dedicato la vita agli altri, amato tanto che i giovani prima di compiere un viaggio o una scelta risolutiva per la loro vita, per es. il corso di studi o la  ricerca di un lavoro lontano, si consultano con lui come fosse un oracolo, che parla a nome della Pizia che a sua volta ha ricevuto l’ispirazione da Febo-Apollo. Donato gira per il territorio, trova un segno dell’uomo e annota, segni vetusti di strutture primordiali, dolmen, specchie, presenze umane che connotano il territorio. Attraversiamo la campagna salentina che rifulge in tutta la sua bellezza primaverile  non prima di una sosta benefica alla pasticceria Elia. A pochi km dal paese sulla vecchia strada Vernole-Calimera ci conduce in aperta campagna, fra gli ulivi verdeggianti non colpiti dal batterio. Le mire su questo territorio minacciano la sua trasformazione da luogo integro e incantato in terminale della linea Tap che porta il gas dal lontano Kazakistan. La gente teme che quest’opera trasfiguri i luoghi e si oppone con tutta la forza possibile. Ci fermiamo in una radura.

Il palazzo ciclopico rurale, Meledugno

All’improvviso appare un imponente castello ciclopico, una struttura mai vista in Salento che ha dei simili nei complessi nuragici di Barumini e di Tharros in Sardegna e nelle mura ciclopiche di Tirinto, nel Peloponneso. E’ un allineamento murario con delle finestrelle in alto che si congiungono in una torre di forma circolare che proietta fuori il suo volume mentre all’interno una feritoia permetteva di ricevere luce e nello stesso tempo di difendere il complesso che si avvale di locali addossati alle mura.

Dai due lati opposti si intravedono dei dolmen sottoposti in parte al terreno forse per successivi riempimenti e fra questi una struttura a tolos, un furnieddhru, consentiva il riparo delle provviste e delle persone. Veramente impressionante questo palazzo nuragico in terra di Salento! Distante da questo qualche centinaio di metri una piccola costruzione con una scritta in latino sul frontone che allude alle messi e al vino, come attività e come piacere. Una chiesa rurale, una locanda? Alla fine della scritta una data: 1715. Si comprende come questo posto abbia conservato un’aurea di sacralità, nei resti di queste pietre che lottano contro il tempo. Ci avviamo a ritornare. Abbiamo cercato di carpire l’anima di quei luoghi, anzi di conservarla. Si vede il segno del tempo su quelle pietre consumate e preservate dal verderame e dai funghi della pietra, mentre con Donato osserviamo le stratificazioni delle ere geologiche su un frammento di roccia raccolto dal suolo. E’ ormai tempo di andare. Salutiamo i luoghi e le persone che intravediamo muoversi e lavorare e pregare e vivere in un ambiente rurale magico, intoccabile.

 

La cappella di santa Caterina nella chiesa dei Francescani Neri di Specchia

 

di Stefano Cortese

Il complesso dei Francescani Neri a Specchia Preti, fondato secondo la tradizione da san Francesco reduce dall’oriente[1], presenta ancora oggi -oltre ai locali del convento e un frantoio ipogeo con i suoi torchi alla calabrese- una chiesa conventuale che custodisce pregevoli altari e frammenti decorativi bassomedievali.

In prossimità del lato destro dell’ingresso nel 1532 Antonio Mariglia fa costruire una cappella a pianta quadrata e coperta da una volta a crociera, espediente che ricorre -sia per la posizione che per la tecnica costruttiva- nella cappella dei Tolomei nel convento di santa Maria la Nova a Racale, collocabile qualche decennio prima[2]. Un altro confronto per l’ubicazione della cappella e datazione può essere effettuato con la cappella dell’Annunciazione nel santuario della Madonna della Strada a Taurisano[3], dove anche le tematiche affrescate sembrano essere di gusto francescano.

Il ciclo decorativo della cappella di Specchia risulta essere complesso: lo sguardo viene catalizzato dall’episodio frontale, ovvero Gesù con la croce che incontra

Melendugno. Giù le mani dal furnieddhu cranne!

di Dora Elia

Care amiche e cari amici, vi racconto una storia. In una campagna assolata, appena fuori da Melendugno, nei pressi della strada vecchia che porta ad Acquarica di Lecce, c’è uno stradone bianco che conduce ad uno dei più bei monumenti rurali del nostro territorio: lu Furnieddhu Cranne.

I melendugnesi e le genti vicine conoscono bene la straordinaria bellezza di questo imponente monumento rurale, dalla cui cima è possibile osservare tutto il Comune e, se guardi benebene in fondo, il mare. Tanti ricordi sono legati alla grande costruzione a secco: chi ci è andato in bici con gli amici quando era poco più che bambino, chi l’ha raggiunto in motorino con la ragazzina del primo bacio o con il gruppo delle uscite, chi ci è andato da solo per riflettere, chi si è fatto una birra liberatoria ai suoi piedi, chi, salito sul solaio si è messo a gridare la sua rabbia o la sua gioia come sfogo… tutti, ma proprio tutti i melendugnesi almeno una volta nella loro vita sono andati o

La Fondazione Terra d'Otranto, senza fini di lucro, si è costituita il 4 aprile 2011, ottenendo il riconoscimento ufficiale da parte della Regione Puglia - con relativa iscrizione al Registro delle Persone Giuridiche, al n° 330 - in data 15 marzo 2012 ai sensi dell'art. 4 del DPR 10 febbraio 2000, n° 361.

C.F. 91024610759
Conto corrente postale 1003008339
IBAN: IT30G0760116000001003008339

Webdesigner: Andrea Greco

www.fondazioneterradotranto.it è un sito web con aggiornamenti periodici, non a scopo di lucro, non rientrante nella categoria di Prodotto Editoriale secondo la Legge n.62 del 7 marzo 2001. Tutti i contenuti appartengono ai relativi proprietari. Qualora voleste richiedere la rimozione di un contenuto a voi appartenente siete pregati di contattarci: fondazionetdo@gmail.com

error: Contenuto protetto!