Suoni di pietra: indagine del Cnr nella chiesa grotta di San Michele

 

Gravina. San Michele delle Grotte

 

di Giuseppe Massari

Le chiese rupestri di Gravina in Puglia continuano a suscitare sempre di più e nuovi interessi da parte di studiosi e ricercatori, assetati e affamati di storia vera, autentica e genuina. O più esattamente, sempre più desiderosi di accostarsi alle fonti primordiali di una storia sacra che ha lasciato i suoi segni indelebili con le pitture murali, sottoforma di affreschi, ora bizantini, ora medioevali, ora tardorinascimentali.

Dopo l’intenso periodo di lavoro, durato circa 15 giorni e di cui abbiamo già scritto su questo sito, vissuto dall’ équipe di giapponesi, provenienti dall’Università di Kanazawa, guidata dal professor Miyashita, ecco che la città, situata sull’orlo del burrone e torrente da cui prende il nome, viene nuovamente “presa di mira”, con un nuovo progetto denominato: “Suoni di Pietra”.

Suoni di pietra è un progetto promosso dal Dipartimento di Architettura e Urbanistica del Politecnico di Bari, dedicato alla caratterizzazione acustica di alcune chiese rupestri dislocate in diverse zone della regione: fra esse anche la Grotta di San Michele a Monte Sant’Angelo sul Gargano.

Ingresso alla chiesa di San Michele

Scopo principale del progetto, finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Puglia, è lo studio, la catalogazione e la fruizione dell’ambiente sonoro delle chiese, al fine di valorizzare le caratteristiche acustiche e ricreare in realtà virtuale le atmosfere delle celebrazioni sacre dei secoli medievali.

Anche Gravina è stata inserita nell’iniziativa grazie al coinvolgimento, come storico locale, della prof.ssa Marisa D’Agostino, presidente dell’Associazione Amici della Fondazione E. Pomarici – Santomasi, incaricata di fornire un supporto storico alla ricerca, relativamente al sito preso in considerazione.. Infatti, nei giorni scorsi e quasi contestualmente alla missione giapponese, un gruppo del Cnr si è messo a lavoro,  per conto del Politecnico, per effettuare alcune prove tecniche e rilievi con il laser scanner all’interno della chiesa grotta di San Michele, la più rappresentativa del patrimonio rupestre gravinese. Dai dati che emergeranno, frutto di due giorni di permanenza in questa cavità naturale, potrebbero essere coinvolte anche altre chiese di ugual natura che insistono sul territorio,  ma potrebbero essere coinvolte anche alcune  scuole cittadine, soprattutto quelle medie  di secondo grado. Mentre la stessa chiesa, alcuni giorni fa è stata fatta oggetto da parte di vandali, incoscienti e criminali, di quell’atto sacrilego e blasfemo culminato nel trafugamento della corona dal capo della statua di san Michele.

Mentre da ogni dove vengono segnalati analoghi atti di insipienza umana, culturale, di aberrante inciviltà contro alcune testimonianze storiche e patrimoni culturali, che, comunque sono stati, purtroppo segnalati, nella speranza di sensibilizzare quanti e tutti a recuperare una dimensione di tutela, salvaguardia, vigilanza e fruizione, dall’altra si notano segnali positivi di ripresa di studi, di ricerche, finalizzati a far conoscere i misteriosi valori e potenzialità che questi tesori posseggono e conservano  e mai esplorati fin d’ora.

Tutto quello che è avvenuto, nel più stretto rigore scientifico, di competenza, di passione, di professionalità, può essere soltanto l’inizio di un interesse ridestato da parte di chi, facendo cultura tutti i giorni, è capace di dimostrare quanto siano importanti certi studi.

Quanto sia importante, non solo ai fini della conoscenza, non fermarsi nello scrutare ciò che non è mai un bene abbastanza definito o conosciuto. La internazionalizzazione, da una parte, con i docenti e gli alunni universitari di Kanazawa; la regionalizzazione o localizzazione, dall’altra, con il Politecnico di Bari, produrranno i loro frutti. Le loro risultanze saranno un’altra tappa  fondamentale nel cammino di ricerca, ma soprattutto, di nuovi strumenti da fornire ai visitatori, ad altri studiosi, ai turisti non distratti e non superficiali che interagiranno con le stesse realtà storiche già conosciute, ma con nuovi risvolti, con gli arricchimenti che la tecnologia più avanzata è stata capace di mettere e mettersi a servizio dell’uomo contemporaneo, frastornato, forse,  negativamente dai bombardamenti del tecnologismo abusato, incontrollato e non da quello positivo che lascia i suoi segni per riscrivere nuove e fresche pagine di storia.

Le macchine del tempo. Orologi e meridiane in Puglia

TEMPO E OROLOGI: MERIDIANE E MACCHINE DEL TEMPO A GRAVINA E CITTA’ DI PUGLIA E BASILICATA

 

di Giuseppe Massari

Fedele Raguso e Marisa D’Agostino, un tandem consolidato sul piano storico e culturale per la città di Gravina. Due storici e due ricercatori di storie patrie, e di tutto il vasto tessuto murgiano, da cui sono emersi, grazie ai loro precedenti studi, personaggi quali Canio Musacchio e Arcangelo Scacchi. Sindacalista e collaboratore di Di Vittorio il primo, mineralologo, il secondo. Un territorio nel quale ha approdato l’Arcangelo Michele, fino ad inabissarsi nei meandri scoscesi e rupestri, dove solo lo Spirito è capace di poggiarsi e fermarsi, per condividere la storia comune di popoli diventati protagonisti grazie alla penna di questi due instancabili studiosi. Dopo tanto peregrinare sono giunti alla loro decima fatica editoriale con la quale hanno voluto fermare il loro tempo per parlare, far parlare gli artefici del tempo: gli orologi, le meridiane. Un lavoro dedicato alla loro città di origine, alla città verso la quale continuano a svolgere il prezioso lavoro di conoscenza, di approfondimento. Gli orologi più importanti della città. Non solo come monumenti, non solo arredo e corredo di una città che ne annovera tre fra i più significativi, anche da un punto di vista storico ed architettonico, ma di oggetti, compagni di viaggio, di speranza, di attesa, di lavoro, di riposo, di inquietudine, di solitudine.

Con le loro storie, hanno segnato la vita dei gravinesi. Di ogni ceto sociale, perché il tempo è l’unico a non fare discriminazioni. Passa per tutti. Tutti sono segnati dalle fatiche del tempo. Dai ristori che ognuno riesce a ritagliarsi.

Queste tre testimonianze, situate in luoghi diversi della città, hanno avuto il privilegio di seguire le sorti di coloro che, forse affidavano le loro ansie, le loro preoccupazioni, il buon o il cattivo andamento degli affari.

l’orologio della villa

Uno era situato nei pressi della villa comunale, dove, di solito , gli operai, i

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