Libri/ Sud Est. Vagabondaggi estivi di un settentrionale in Puglia

 

Chi l’ha detto che le cronache di viaggio debbano restare esclusivamente legate al ricordo del Gran Tour che nell’800 letterati e nobili stranieri si accingevano ad intraprendere? Quei diari di viaggio, che oscillavano tra la descrizione narrativa e le divagazioni filosofiche, sono stati assai amati fino alla prima metà del secolo scorso. Poi, il giornalismo, con grandissimi cronisti, ne ha raccolto la funzione e le finalità, svecchiando un modo di raccontare il Paese che sembrava ormai dimenticato.

Ebbene, da una decina d’anni questo genere sembra nuovamente caduto in disgrazia, sia per l’onnivora presenza televisiva che ha degradato ogni narrazione, sia per l’esistenza di una certa narrativa che, attraverso (discutibili) reportage e real story, ha recuperato la sua antica consuetudine di raccontare il territorio. Marco Brando, giornalista del Corriere del Mezzogiorno, ha scritto un agile libretto, che già dal titolo,

Sud Est. Vagabondaggi estivi di un settentrionale in Puglia, rievoca la forte – ed atavica – commistione tra giornalismo d’inchiesta e racconto d’evasione.

Composto di una trentina di percorsi e di due “fuori rotta”, il libro di Brando assolve con facilità ad una duplice funzione: quella di denuncia, dettata dalla sconforto e dall’avvilimento per l’incuria e l’insensibilità di alcuni scellerati progetti di industrializzazione; e quella della fascinazione, che una terra come quella di Puglia è capace di emanare proprio nei suoi anfratti dimenticati (e quindi sottratti al degrado ambientale, ma anche alla valorizzazione turistica e culturale che dovrebbe invece esserne fatta).

Da “settentrionale trapiantato nel Sud”, Brando riesce ad evidenziare bene questa contraddizione entro cui il sud-est – come tutto il Meridione, del resto – rischia di restare fulminato, ma ne comprende anche le straordinarie possibilità di riscatto mai attuate, che la condannano in un odioso limbo nel quale sembra ormai essersi rassegnato.

 

(pubblicato sulla rivista “Gli Apoti. Quelli che non la bevono”

– link: http://www.gliapoti.it/LaRivista/Pdf/Gli%20Apoti6.pdf )

Un libro e un’intervista per indagare sullo strano caso di Federico II

 

LO STRANO CASO DI FEDERICO II DI SVEVIA

Un mito medievale nella cultura di massa

di Marco Brando

prefazione di Raffaele Licinio

postfazione di Franco Cardini

Il mito dell’Imperatore svevo ha generato speculazioni pseudoscientifiche, diatribe esoteriche, campagne pubblicitarie, persino campagne politiche.

Ma “di chi è” Federico II di Svevia? Della gente, ovvero del senso comune che ne ha mitizzato la figura? Oppure l´imperatore svevo “è” degli storici? Di coloro che cercano di sottrarlo al vorace bisogno di miti manifestato dalla gente per poi restituirlo alla sua reale collocazione nel panorama del Medioevo?

Parte delle risposte le troveremo di seguito, riproponendo l’intervista di Matteo Airaghi all’Autore (pubblicata sul CORRIERE DEL TICINO ((SVIZZERA) – 1 LUGLIO 2010).

 

Marco Brando, si può davvero dire che qualche volta “l’impero colpisce ancora”?
L’impero colpisce, eccome. Tanto è vero che i sovrani svevi – soprattutto Federico I di Svevia detto il Barbarossa e suo nipote Federico II di Svevia – in Italia sono ancora protagonisti del dibattito culturale e di quello politico. Basti pensare al recente e fantasioso film “Barbarossa”, finanziato dalla tv di Stato italiana e voluto della Lega Nord di Umberto Bossi per celebrare la presunta eterna battaglia della cosiddetta Padania contro il potere centralista. Non a caso la Lega Nord celebra a Legnano e a Pontida gli anniversari della lotta contro Federico, a Fossalta (Bologna) la sconfitta di Federico II. Oppure si pensi alla Lega Sud Ausonia: ha nel suo simbolo proprio Federico II, portato come esempio di un sovrano, si legge nel loro sito, “che seppe dare vigore e orgoglio alle genti del Meridione d’Italia”.

Come mai otto secoli dopo a proposito di un imperatore svevo nato nel 1196 si versano ancora fiumi d’inchiostro e alla sua figura si dedicano persino molte pagine online?
Perché ai mass-media, ai politici e alla gente piace il personaggio: potente,

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