Gesù bambino in alcune marche editoriali cinquecentesche

di Armando Polito

Leggendo un titolo simile chiunque penserebbe che marche di tal fatta  siano appartenute ad editori specializzati in pubblicazioni di carattere religioso. Lo pensavo, prima di partorirlo,  anch’io quando mi sono imbattuto nel primo titolo: Missale secundum chorum alme Ecclesie Strigoniensis, Urbano Kaym, Venezia, 1518.

La marca mostra la Madonna in piedi, con Gesù bambino in braccio. Fiamme sullo sfondo. In basso le iniziali dell’editore V. K. sormontate da croce.

Mi son dovuto ricredere, pur con qualche riserva, col secondo titolo: Calandra. Comedia di Bernardo Divitio da Bibiena intitolata Calandar, Giovanni Antonio Borgo, Milano, 1545.

La marca mostra Gesů bambino benedicente con la destra mentre con la sinistra regge un globo sormontato da croce.

Il terzo titolo mi ha convinto ad abbandonare ogni riserva o idea di beneficio d’inventario. Esso conferma definitivamente  la fallacia del pensiero inizialmente espresso e la marca, per giunta, tradisce l’attaccamento dell’editore, che è lo stesso del titolo precedente, allo stesso tema, anche se la sua rappresentazione cambia in qualche dettaglio: Formulario overo Epistolario volgare, cioe modo de insegnare a dittare lettere missive, et responsive ad ogni persona de qualunque grado si sia, con ornato et elegante parlare, et anchora a sapere fare le mansione di dentro ey di fuora con facilita. Composto alla comune utilita delli indotti, et novamente stampato, Giovanni Antonio Borgo, Milano, 1546.

I cambiamenti più appariscenti sono l’aggiunta su un lato del ramo di olivo, sull’altro di palma e il cartiglio al cui interno si legge il motto EGO SUM LUX MUNDI1 (Io sono la luce del mondo).
Ci vedo la celebrazione dello spirito del Rinascimento, in cui la rivalutazione dell’uomo non relegò mai di fatto la divinità su un piano secondario ma propiziò il felice connubio (a parte le deviazioni dal giusto equilibrio presenti in ogni epoca storica, anche in quella relativamente più felice) del sacro e del profano, del laico, credente e non, e del religioso (anche di professione…). Ma ci vedo pure, anzi, soprattutto, l’occasione per augurare ad ogni specie vivente (e, perché no, anche ai sassi …), ma soprattutto alla nostra, dalla quale dipende anche il benessere delle altre, se non un nuovo Rinascimento, almeno la rinascita dei valori fondamentali che sono alla base di ogni civiltà, compresa la nostra che, nonostante i mille sbandieramenti, mi pare li rispetti solo a parole …

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1 Vangelo secondo Giovanni, 8, 12.

Il delfino e la mezzaluna (quarta parte)

di Armando Polito

Per dovere di completezza va ricordato anche uno sfruttamento “laico” del delfino che compare in molte marche tipografiche dei secoli XVI-XVII, che qui distinguo in due gruppi a seconda della loro composizione riportandone solo alcuni esemplari:

1)  La Fortuna: una donna in mare è sorretta da un delfino e tiene con le mani una vela gonfiata dal vento.

2) Delfino avvinghiato ad un’ancora.

Il primo, destinato anche a restare il più famoso, ad adottare questa marca, conservata poi tal quale dal figlio Paolo, fu Aldo Manuzio.

Il lettore ricorderà che nella nota 10 della terza parte avevo lasciato in sospeso la questione dell’accostamento fatto dal Piccinelli tra il delfino e l’ancora. È giunto il momento di dire come effettivamente stanno le cose. Tutto nasce dall’incontro tra Aldo Manuzio (1449-1515) ed Erasmo da Rotterdam (1466/1469-1536) il quale nei suoi Adagia pubblicati da Aldo nel 1508,  dopo aver riportato la testimonianza di Gellio relativa ad Augusto da

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