Le paludi salentine prima della bonifica

 

di Antonio Bruno

 

Al tempo dei Romani la penisola del Salento leccese era circondata dalle paludi. Oggi dopo la bonifica, che è il prosciugamento delle zone paludose realizzata per cancellare la malaria, è rimasto poco della superficie di paludi che erano nel nostro territorio. Per continuare una riflessione iniziata con la dott.ssa Jolanda De Nola la mattina del 9 gennaio 2011 presso la Masseria Visciglito che è in prossimità dell’abitato di Strudà del Salento leccese nella quale pare abbia fatto sosta Ottaviano Augusto, di ritorno dall’Albania, prima di entrare nella città di Lupiae (Lecce), tenterò di dare una risposta alle domande che seguono: Ma com’era il Salento leccese delle paludi? Dov’erano e quanto si estendevano le zone che oggi si definiscono “ecosistemi acquatici di transizione”?

Eccole che arrivano: mosquito, gnat, Mücke, moustique. Insomma, le fastidiosissime zanzare

di Antonio Bruno

Quel zzzzzzzzzz insistente che in italiano trova eco nel nome zanzara eco che, invece non c’è in altre lingue, dove si chiama mosquito, gnat, Mücke, moustique. Comunque zanzara Genere: Culex pipiens; Ordine: Ditteri (Diptera); Classe: Insetti (Insecta).

Zanzara: la parola non dovrebbe avere significato, dovrebbe essere più un suono che una parola e infatti è un suono quel zzzzzzz che ha il significato che “stanotte non si dorme” se non accendi lo zampirone o se non metti un rimedio che rischia di farti stare male.
Perché ne scrivo? Si avvicinano le notti piene di caldo, le notti che ti giri e rigiri nel letto alla ricerca di una punto più fresco, le notti in cui nel silenzio ecco che giunge il zzzzzzzzzzz assordante della notte e il grattarsi per il prurito da puntura. Per questo ne scrivo, anche perché non siamo più nel primo ventennio del ‘900 quando si diffondeva sempre di più la malaria e la disoccupazione.

Ricordo a me stesso che tra il 1924 e il 1932 i casi di malaria registrati nella sola Ugento nel Salento leccese oscillarono tra i 1.071 e i 2.416, su una popolazione complessiva di circa 5.000 abitanti. Le scoperte scientifiche sul finire del secolo, tra il 1880 e il 1898 dimostrarono che un protozoo, ovvero il plasmodio (Plasmodium Falciparium), era l’agente patogeno della malaria e la zanzara anofele il vettore. Anopheles Meigen, 1818, è un genere di insetti appartenente alla famiglia delle Culicidae ed unico compreso nella sottofamiglia Anophelinae. Questo particolare genere è tristemente famoso poiché vettore principale di trasmissione di numerose patologie parassitiche che colpiscono l’uomo, tra le quali la malaria, il verme parassita dirofilaria immitis ed il virus della febbre chiamata O’nyong’nyong.

Spaventati vero? Ma il plasmodio (Plasmodium Falciparium) nel Salento leccese è stato debellato e quindi le notti che sono caratterizzate dal zzzzzzzzz della zanzara Anopheles non hanno conseguenze.
Ci sono tante specie di zanzare che però non pungono l’uomo. Infatti la maggior parte delle specie si nutre del sangue di uccelli, anfibi ed altri animali vertebrati. Le specie che pungono l’uomo si dicono antropofile e sono solo le femmine della zanzara che, per poter maturare le uova, hanno bisogno delle proteine che si procurano pungendoci e succhiando il nostro sangue. I maschi invece si nutrono di liquidi zuccherini e quindi sono assolutamente inoffensivi.
Si possono distinguere due sottospecie di zanzara la Culex pipiens molestus e la Culex pipiens pipiens, difficilmente distinguibili. Per i diversi ambienti normalmente colonizzati la Culex pipiens molestus è conosciuta come forma urbana, mentre la seconda come forma rurale.
Poi c’è la zanzare tigre (Aedes albopictus Skuse, 1894) che compie 20 anni di soggiorno in Italia, il primo avvistamento fu fatto a Genova, nel ’90, arrivò dal Sud America dentro i copertoni da smaltire. Ed è in arrivo una pericolosa “cugina” che si chiama Aedes egipti, che veicola la febbre gialla e arriva nei porti. Finora non è arrivata da noi perché non riusciva a sopportare il freddo invernale. Ma ora con l’aumento medio delle temperature e le importazioni si potrebbe stabilizzare tranquillamente, e non ce ne accorgeremmo, perché è perfettamente identica alla zanzara tigre.
Cosa fare? Prima di tutto bisogna sapere che cosa fanno le zanzare e poi stabilire un programma d’azione. La femmina di queste specie che pungono l’uomo ha un apparato boccale pungente succhiatore, che funziona come una siringa ipodermica. Allora questa siringa volante che dovrà pungerci viene attirata dall’anidride carbonica che emettiamo con la respirazione, dall’odore del nostro sudore, dall’acido lattico che si è formato nei nostri muscoli e dalle correnti termiche di convenzione che si formano attorno al nostro corpo.
E quando ci ha individuati si poggia sulla nostra pelle che viene ispezionata dalla maledetta con la punta del suo labrum che è il suo pezzo boccale superiore, quella brutta siringa volante ci palpa la pelle per trovare un’area idonea. Poi con gli stiletti boccali che sono 4 pezzi derivanti a coppie dalle mandibole e dalle mascelle, inizia a lacerare le cute, e con essi penetra dentro la nostra pelle insieme al labrum e all’ipofaringe insomma ci fa sentire un ago formato da tutti questi che tvengono chiamati fascicolo.
Mentre il fascicolo penetra, il labium che ho già scritto che è il pezzo boccale inferiore, si piega a gomito all’indietro scorrendo lungo il fascicolo stesso che gli fa da guida.
La zanzara con un movimento avanti e indietro fa penetrare il fascicolo in profondità fino a raggiungere ed entrare in un capillare, o almeno, sino a danneggiarlo quel tanto da farlo sanguinare.
A questo punto ecco uscire la saliva della zanzara che fluisce attraverso il suo ipofaringe e si mescola con il sangue diluendolo. Tutto questo ha la finalità di rendere più facile la suzione del nostro adorato sangue. Ma nella saliva della zanzara ci sono anche alcune componenti che provocano il rilascio di istamina che fa dilatare i capillari che stanno nelle vicinanze e quindi la nostra zanzara potrà succhiare molto più sangue, ci dissanguerà questa insetta assassina. E fosse solo il sangue ciò che gli doniamo! Ci sono delle reazioni che lasciano quel senso di prurito intorno alla puntura che ci costringe a grattarci svegliandoci durante la notte. La saliva della zanzara per non far coagulare il nostro sangue contiene anche delle sostanze anticoagulanti che impediscono la formazione di coaguli mentre lei ci sta succhiando il nostro sandue goccia dopo goccia.
In pochi minuti quella femmina di zanzara carica di una quantità di sangue sino al peso del suo corpo, finalmente sazia, se ne va volando via.
Io mi chiedo e vi chiedo: se andaste in vacanza in una qualsiasi parte del mondo, gradireste avere un trattamento di questo genere ad opera di un insetto che fa zzzzzzzzzzzzzzzzzz?
Il Centro Studi del Dottore Agronomo e del Dottore Forestale della Provincia di Lecce ha elaborato un progetto di studio che ha l’obiettivo della conoscenza del territorio e delle specie esistenti in modo da comporre il quadro di informazioni necessario per costruire ed applicare una strategia di difesa in grado di stabilire con precisione la reale necessità di un intervento.
Intanto possiamo fare tutti qualcosa. Possiamo mettere in atto semplici comportamenti che possono ostacolare il proliferare di questo insetto nelle aree private e che hanno lo scopo di evitare il più possibile i ristagni d’acqua, l’habitat fondamentale per il suo ciclo vitale.
Tenere pulite vasche e fontane, verificare che le grondaie non siano ostruite, trattare i tombini con prodotti larvicidi, non utilizzare sottovasi, non lasciare innaffiatoi e secchi con l’apertura verso l’alto, non accumulare copertoni.
È nelle zone di deposito e raccolta di acqua stagnante che nasce e si sviluppa la Zanzara e quindi se in questi posti si mettono in atto semplici comportamenti, piccole abitudini si può ostacolare il proliferare dei focolai nelle aree private. E’ un Progetto per una strategia integrata di lotta alla Zanzara che ha l’obiettivo di affrontare in modo coordinato il diffondersi di questo insetto che costringe le Amministrazioni comunali del Salento leccese a sostenere costi per le disinfestazioni a cui si aggiungono le spese dirette di tutti noi per l’acquisto di prodotti per la protezione personale e per le cure mediche.
L’obiettivo del progetto è di creare un approccio integrato al problema, ricercando anche soluzioni innovative per la prevenzione e la gestione dei focolai.
Una volta stabiliti i siti dei focolai si potrà mettere in atto la tecnica messa a punto dal collega Dottore Agronomo Fabio Grattarola dell’Assessorato all’Ambiente del Comune di Aqui Terme.
Si devono costruire delle ovitrappole. Una ovitrappola è fatta da un bicchiere di plastica nero riempito per metà di acqua e lasciato nel terreno per non più di 5 giorni. In questo modo si attrae la femmina che depone le sue uova. Dopo 5 giorni si svuota l’acqua nel terreno e le uova che vi sono state deposte o le larve che si sono formate al contatto con il suolo e senza acqua muoiono.
Non si deve aggiungere alcuna sostanza chimica, basta della semplice acqua.
Se si segue questa semplice procedura e si vuota il bicchiere dopo 5 giorni si assicura una trappola per catturare uova e larve per poi ammazzarle e non acqua per produrre zanzare.
Se poi con lo stesso metodo si aggiunge nell’acqua delle pasticche di bacillus thurinsiesis israelensis si combattono anche le altre larve o uova. Il batterio è attivo per tre/quattro giorni, quindi il bicchiere va comunque svuotato e soprattutto la raccomandazione è svuotarlo nel terreno e mai nei tombini.
Il Bacillus thuringiensis venne scoperto nel 1901 in Giappone e nel 1911 in Germania da Ernst Berliner; è un batterio sporigeno che vive nel terreno. Quando viene ingerito mediante vegetali contaminati, il batterio sporula nell’ospite liberando le tossine che sono innocue per gli esseri umani e che danneggiano il tratto digerente delle larve delle zanzare.
Le tossine sono contenute all’interno di cristalli che si dissolvono in particolari condizioni presenti a livello intestinale di alcuni insetti. Al fine di favorire la solubilizzazione del cristallo il pH deve essere alcalino (pH >9). Le tossine Bt sono estremamente specifiche ed interagiscono con l’intestino di determinate specie d’insetti e tra questi le zanzare.

*Dottore Agronomo

Bibliografia
Antonio Vincenzo Greco: “Le bonifiche n ella storia del paesaggio del Tarantino Sud-orientale”, in Umanesimo della Pietra Verde 7, 1992 Martina Franca
Roberto Perrone: “Le paludi del Tarantino occidentale prima delle bonifiche”, in Umanesimo della Pietra Verde 7, 1992 Martina Franca
Floriano BOCCINI, Erminia CICCOZZI, Mariapina DI SIMONE, Nella ERAMO, Maura PICCIALUTI: Fonti per la storia della malaria in Italia
Stefania Busatta: La zanzara
La zanzare tigre compie 20 anni di soggiorno in Italia: non se ne andrà più Il giornale del 4 giugno 2010 http://www.ilgiornale.it/interni/la_zanzare_tigre_compie_20_anni_soggiorno_italia_non_se_ne_andra_piu/cronaca-attualit-zanzara_tigre_anni/04-06-2010/articolo-id=450576-page=0-comments=1
Luca Marzocchi: Zanzare, lotta integrata e mirata nei siti dove proliferano le larve. Terra e vita n° 18 dell’ 8 maggio 2010.
ANTEA: www.entomologia-antea.it
Comune di Acqui Terme – Assessorato all’ambiente – Dottore Agronomo Fabio Grattarola referente tecnico-scientifico del Comune per la lotta biologica ed integrata alla zanzara tigre http://www.acqui-ambiente.it/pages/assessorato.htm
Bacillus thuringiensis: http://www.ispave.it/fpdb/bancadatibiologica/dettaglio.asp?principio=10

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