Salento, è festa grande con la “Bohème” della Stajano

di Francesco Greco
fuochi
Salento in festa dal 16 al 23 aprile (dalle ore 19 alle ore 24, in contrada Est Bavota) con la manifestazione musicale “Messapia in….rondine” che si svolge a Parabita (Lecce), la città delle celebri “Veneri” e il cui Comitato Organizzatore è presieduto dall’avv. Mario Nicoletti, personaggio molto noto in Salento ed extra-moenia.
Questo evento è considerato la festa di primavera di tutta la Murgia Salentina e cade nel periodo della secolare e tradizionale Festa della Madonna della Coltura, protettrice di tutti gli agricoltori, riconosciuta come tale da Giovanni Paolo II nel settembre del 1994, che così rafforzò un culto da secoli è molto sentito dalla popolazione di tutta l’area attorno alla mitica città messapica di Bavota.
   Il programma messo in cantiere prevede l’esibizione delle bande musicali di Conversano (Bari) e di Squinzano (Lecce), delll’Orchestra Filarmonica  “Valente” con la direzione del Maestro Salvatore Valente.
Ma a impreziosire questa edizione sarà la grande musica, il bel canto. La sera del 20 a Parabita arriva infatti la “Bohème”, l’opera immortale di Giacomo Puccini, portata dalla Compagnia Lirica “Mondo d’Arte” del tenore Davide Olivoni, che firma anche la regia.
davide olivoni
La “gemma” della serata sarà la guest-star Francesca Stajano (in foto), attrice cinematografica e televisiva, produttrice, di origine leccese: una personalità artistica eclettica e multiforme, un talento naturale, quel che si dice “un’eccellenza di Puglia”.
   “Mondo d’Arte” vede la luce nel 2006, quando Olivoni ebbe l’occasione di presentare al teatro “Ambra” di Poggio a Caiano (Grosseto) la sua prima opera lirica, un testo del teatro classico, “La statua” (ovvero le donne di Pigmalione), di George Bernard Show. Da allora è stato un crescendo di proposte e di spettacoli nei teatri di tutta Italia (dall’Emilia Romagna alla Sicilia, dalla Calabria al Piemonte) con un vasto repertorio di opere della nostra sconfinata e raffinata tradizione lirica: oltre all’opera pucciniana, “Elisir d’amore” di Gaetano Donizetti, la “Traviata” di Giuseppe Verdi, i “Pagliacci” di Ruggero Leoncavallo, sono solo alcuni dei successi da “tutto esaurito” di Olivoni e Stajano, una diva molto amata dal pubblico che la segue ovunque in tutte le “piazze”.
   A Parabita sarà la “Bohème” che piace al pubblico sin dal 2007, conforme all’originale: un allestimento che vedrà in scena i cantanti principali e altre figurazioni attoriali. “L’ambientazione scenica e costumistica sarà contemporanea, perché – fanno sapere dalla produzione – l’argomento dell’opera è attualissimo: la povertà degli artisti, e l’indistruttibilità dei loro sogni, sono sempre esistiti e continuano a esistere”. E, c’è da aggiungere, non c’è crisi né recessione che tenga: esistono sin dalle corifee ateniesi e le tragedie greche, passando per il Carro di Tespi sino alla polvere del palcoscenico dei teatri d’avanguardia, da Brecht a Beckett e Jonesco.
yuri yoshikawa
yuri yoshikawa
   I cantanti, oltre allo stesso Olivoni (“Rodolfo”), sono Yuri Yoshikawa nel ruolo di “Mimì”, Merita Dileo è “Musetta”, Stefano Lovato (“Marcello”) Stefano Madeddu (“Alcindoro”), Francesca Stajano (“Momus” e coro).
staiano
E non finisce qui: questa edizione della festa della Madonna della Coltura si annuncia memorabile, ricordata a futura memoria: nelle serate del 21 e 23 avranno luogo infatti anche due concerti lirici, presentati da Francesca Stajano, eseguiti sempre dai cantanti della Compagnia Lirica “Mondo d’Arte”. In programma arie e duetti tratti dalle opere liriche più conosciute e più amate da secoli dal pubblico di tutto il mondo: Verdi, Donizetti, Leoncavallo, Mozart, Puccini, Mascagni, Giordano, ecc.
   E’ proprio il caso di dire: è qui la festa! Sipario!

Libri/ Il grande sogno di Parabita

 

di Paolo Vincenti

Edito dal Laboratorio, è stato pubblicato Il grande sogno. Dalla vecchia cappella al nuovo tempio  di Daniele Greco (2007), nella Collana di studi e ricerche “La Meridiana”. Il libro, con Prefazione di Aldo D’Antico, fa luce su alcuni aspetti secondari, ma non per questo meno importanti, del culto della Madonna della Coltura di Parabita. Per l’esattezza, Daniele Greco, attraverso una analisi condotta nell’Archivio della Basilica Maria SS. della Coltura, nell’Archivio Storico del Comune e nell’Archivio Storico Parabitano, non trascurando le precedenti pubblicazioni che sono state fatte sull’argomento, come dimostra la “Bibliografia delle fonti consultate”, ricostruisce un periodo storico determinante per le sorti della devozione mariana a Parabita e forse per le sorti della stessa comunità parabitana che, ab antiquo, si stringe intorno alla propria venerata Patrona, in una osmosi raramente riscontrabile in altre micro-realtà municipali del nostro Salento.

“Il grande sogno” del titolo è quello del popolo parabitano dell’inizio del secolo scorso, che anelava dare alla propria amata protettrice un tempio  più degno

La Madonna della Coltura di Parabita e l’incendio del campanile

di Paolo Vincenti

La venerazione della  Madonna della Coltura di Parabita è una delle più forti e sentite nel Salento e da molto tempo impegna studiosi ed appassionati nell’inestricabile eppur affascinante ricerca storica, antropologica, linguistica sulle origini di tale culto. Ortensio Seclì, in un suo saggio del 2001, apparso su “La Madonna della Coltura”, pubblicazione annuale sulla fede, la storia e la tradizione, a cura del Comitato Festa Patronale, in collaborazione con la Pro Loco e l’Archivio Storico Parabitano, ci riferisce della più remota testimonianza della leggenda parabitana sul ritrovamento del monolito della Madonna della Coltura; leggenda che,modificata con l’aggiunta di alcuni particolari fantasiosi, fu stampata nel 1896 per i tipi di Luigi Carra in Matino: “E’ tradizione che nella spianata Le Pane della Corte del territorio di Parabita, nel sito detto Cutura fu trovata,arandosi,la mozza lapide, su cui è dipinta a fresco l’immagine della nostra Protettrice, che si chiamò della Coltura, perché rinvenuta coltivando nel Campo Cutura”.

Sul significato dell’intitolazione della Vergine a Cutura, ci viene incontro Aldo D’Antico che, in un suo saggio comparso sempre su “La Madonna della Coltura”, ci dice che il termine, secondo le due ipotesi che si sono affermate nel corso dell’ultimo secolo, potrebbe derivare da cuddhrura, relativo alla Madonna del Pane, alla quale diversi altri paesi dedicano un culto, oppure da cuddhrura inteso come antica unità di misura del terreno seminativo. D’Antico propone poi un’altra ricostruzione.

Nell’iconografia orientale, questa Madonna era detta Hodegitria, perché considerata protettrice dei viandanti. Ed anche la Madonna della Coltura di Parabita era inserita nel percorso dei pellegrinaggi mariani per arrivare a Santa Maria di Leuca, attraverso Alezio (Santa Maria della Lizza), Parabita, Casaranello (Santa Maria della Croce) e Taurisano (Santa Maria della Strada).

A ridosso delle mura dell’antica Bavota, sita in contrada della Corte, e distrutta nel 927 dai Turchi, era probabilmente situata una laura basiliana nella quale era affrescata una Madonna Hodegitria, appunto “vigilatrice dei viandanti”, presso la quale i pellegrini sostavano per guadagnare le indulgenze promesse. Con la persecuzione che i Bizantini subirono tra il 1000 ed il 1300, i monaci furono costretti ad abbandonare la laura.Questa venne col tempo completamente sepolta sotto detriti ed altro materiale, fino a quando il vecchio contadino della leggenda, arando con i suoi buoi, non la riportò alla luce. Il luogo in cui avvenne il rinvenimento si chiamava “contrada la corte seu la cutura”, ed all’immagine venne quasi spontaneamente dato il nome di quel posto, da cui Madonna ta Cutura. La Madonna, patrona dei viandanti, trovata in una cutura, diventa così la protettrice delle coltivazioni e del mondo agricolo in genere, della cultura e della civiltà contadina. Questo culto poi si espande anche nei paesi limitrofi e in tutto il Salento, partendo proprio da Parabita, che si identifica totalmente nel culto della sua Patrona.

La festa per la Madonna ta Cutura si svolge verso fine maggio a Parabita. La giornata più importante è la Domenica,quando, in  mattinata, si ripete la tradizione dei Curraturi: secondo la leggenda, il meravigliato agricoltore, come scrive Mario Cala, altro noto studioso di storia parabitana, nel volume sopra citato, dopo avere prestato le prime dovute cure all’immagine della Vergine con Bambino, corse verso il paese per annunciare il prodigioso ritrovamento e il sacro monolito venne portato in trionfo dagli eccitati concittadini nella chiesa matrice. E dal XIV secolo, ancora oggi, si ripete questa bellissima tradizione, la domenica mattina della festa civile della Madonna della Coltura, a ricordo della corsa che gli antenati avevano fatto dopo il ritrovamento del monolito. Da segnalare ancora il suggestivo incendio del campanile della basilica, grazie ad una felice intuizione che ebbe nel 1971 padre Carlo Viviani,rettore dei Domenicani di Parabita, mutuando questa iniziativa da Santa Maria dell’Arco a Napoli, sede centrale dei Domenicani. Questa tradizione è stata poi ripresa sei anni fa con grande successo. Viene chiamato appositamente un gruppo pirotecnico, specializzato in simulazioni d’incendi di strutture architettoniche, e il campanile sembra davvero bruciare, tra gli applausi e gli sguardi sbalorditi del foltissimo pubblico che riempie Piazza Regina del Cielo, e, quando il campanile sembra ormai essere divorato completamente dal fuoco al suo interno, ecco accorrere la Madonna a spegnerlo e a salvare la sua casa, tra i rintocchi delle campane che suonano a festa.

Anche il lunedì successivo sarà festa, con una processione in ricordo della traslazione del monolito dalla chiesa al Santuario.

Mofificato da: “Il Tacco d’Italia” maggio 2004 e poi in “Di Parabita e di Parabitani” di Paolo Vincenti, Il Laboratorio Editore 2008.

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