Le macchie d’Arneo

Notabili salentini (collezione privata Nino Pensabene)

SALENTO FINE OTTOCENTO

LA MAMMELLA DEI POVERI

 Rapporto tra contadini e terra incolta: La macchia di Arneo

 

 

di Giulietta Livraghi Verdesca Zain

Cosa rappresentava per il popolo salentino la macchia d’Arneo se non l’unica risorsa nei momenti di maggiore bisogno, la madia dove i poveri potevano furtivamente attingere il tozzo, o – per dirla con i contadini – “La menna ti nutrìzza ca ci nno ttene latte armènu no tti neca la culàstra?” (“La mammella di nutrice che se non tiene latte almeno non ti nega il colostro?”).

Centinaia di ettari di terra incolta, regno incontrastato di lecci, pinastri, ulivastri, ginepri, ligustri, rovi, ginestroni, timo e soprattutto mortella, che cresceva alta in un intrico di rami e in un tale fittume di cespugli da confondere i passi di chi vi si inoltrava. Non c’erano infatti carraie da far da guida, ma solo strate perse o più coloristicamente carrariéddhri futtùti, tratturi così chiamati perché, se d’estate non offrivano spunto all’orientamento, confusi com’erano in tante intersecazioni, nella stagione delle piogge sparivano addirittura, inverdendosi e quindi amalgamandosi con le sponde.

A’ ppassatu lu mbreu!”, commentavano i contadini tutte le volte che arrivando nella macchia non trovavano cenno di sentieri, e così dicendo intendevano riferirsi al leggendario ebreo errante che, per avere insultato Cristo sulla via del Calvario, era stato da Dio condannato a vagare inquieto sulla terra sino alla fine del mondo. Secondo loro, tutte le volte che lu mbreu si trovava a passare dalla macchia di Arnèo, gli angeli del Signore, per trattenerlo il più possibile in quella landa sterminata, coprivano d’erba i

Arneo, la Maremma della Puglia

di Oreste Caroppo

LE LOTTE CONTADINE PER DISTRUGGERE IL PARADISO SELVAGGIO DELL’ARNEO, LA MAREMMA DELLA PUGLIA!
UN ERRORE STORICO GRAVE CUI SI DEVE RIMEDIARE OGGI CON L’ESTESA RINATURALIZZAZIONE-RIMBOSCHIMENTO DI ARNEO CON PIANTE AUTOCTONE!

Un errore storico, non l’occupazione delle terre per le esigenze di tutti contro lo strapotere dei baroni-latifondisti, ma la folle foga devastatrice degli ecosistemi forestali plurimillenari lì esistenti, fonti di prodotti alimentari e di un’economia intrecciata silvo-agro-pastorale, che andavano sfruttati ecosostenibilmente, ma che furono invece quasi del tutto cancellati a scapito poi di chi vi praticò, tra mille sacrifici, le monoculture dagli esiti a lungo termine più che mediocri! Un fallimento agronomico!

Sabato sera, 27 maggio 2012, a Lecce si è tenuto il virtuoso Festival della Dieta Med-Italiana, finalmente un festival di valore ambientalista vero a Lecce dopo la kermesse volgare e strumentale del Festival dell’ Energia tenutosi per tre anni a Lecce prima di essere cacciato via a calci e fischi dai salentini, poiché mirava palesemente, nel progetto dei suoi ideatori, a fare del Salento una desolata inquinata landa dove produrre energia da ogni fonte da esportare altrove!

Tra gli appuntamenti del Festival della Dieta Med-Italiana, un bel convegno sulle lotte contadine novecentesche di Arneo, l’area del Salento che si affaccia sull’arco ionico del Golfo di Taranto, da Gallipoli a Nardò fino a Manduria e oltre.

Ho avuto lì modo di ascoltare i racconti delle lotte contadine di Arneo per l’occupazione delle terre “incolte” anche dalla voce dei vivi protagonisti dell’

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