Un geniale figlio di Terra d’Otranto: Salvatore Napoli Leone (1905-1980)

di Pier Paolo Tarsi

Il travaglio inquieto che caratterizzò costantemente l’intensa vita di Salvatore Napoli Leone sembra contrassegnare persino il passaggio incidentato del suo ricordo nelle pagine più interessanti della nostra storia recente, meta fino ad oggi impedita e tuttavia spettante di diritto ad una così eccezionale figura.

I tentativi di consegnare alla memoria collettiva quanto qui è finalmente raccolto, narrato e rigorosamente documentato furono in ogni caso vari, al punto che possiamo tracciare una sintetica storia delle tentate biografie del Nostro.

Fu per iniziare egli stesso, negli ultimi anni della sua esistenza, il primo a cimentarsi vanamente con il difficile compito di una simile narrazione; successivamente toccò a Maria Teresa Napoli misurarsi con il tentativo di tramandare la complessa esistenza del padre e provare a illustrarne gli ingegnosi frutti.

Quell’unica figlia del Nostro non riuscì però mai ad andare oltre qualche pagina: non le giovarono infatti un profondo affetto filiale e una salda cultura ad arginare il prorompere delle emozioni e l’impeto dei ricordi che sopraggiungevano a fermare la sua penna ogni volta che si accingeva a consegnare la vita operosa ma sfortunata del padre alla scrittura, operazione che avrebbe implicato una distanza emotiva che le era naturalmente negata.

Tenacemente convinta, ad ogni modo, della rilevanza e della necessità di quel compito mai potuto portare a termine, Maria Teresa consegnò alle sue ultime volontà terrene il desiderio postumo della realizzazione, per opera altrui, di un’attenta e documentata biografia del padre. Tale volontà fu dunque raccolta dagli eredi della donna, i quali, nel fermo proposito di onorare il suo

Il poeta con la chitarra

di Paolo Vincenti

Fresco di ristampa, Il sesto ed altri racconti. Psychotropic noir,  di Stefano Delacroix, edito da Lupo (2012), con Prefazione di Michelangelo Zizzi. Il libro, già pubblicato a fine 2008, esce oggi con l’aggiunta di un racconto e viene presentato con rinnovato entusiasmo dal suo autore.

Si tratta di una serie di racconti i cui due punti focali, elementi chiave, sono l’amore ed il tempo. Fil rouge della narrazione è la suspance che l’autore con abilità sa creare e mantenere dalla prima all’ultima pagina dei suoi testi, seguendo in questo senso i dettami di ogni buon giallo che si rispetti. Ma i testi di Delacroix  appartengono più propriamente al genere noir, che è una derivazione del giallo classico ottocentesco, ma che vi differisce perché, a differenza di quello, che ha quasi sempre un finale consolatorio con la soluzione del  mistero, questo può avere dei contorni molto più labili e sfumati ed un finale che non riscatta la trama svolta ma in cui anzi, a volte, non si dà nessuna soluzione. Ed inoltre, il protagonista di un noir è spesso, non l’eroe del giallo classico, ma un antieroe, come è certamente l’io narrante del

Domenica 5 febbraio il Tg1 incoronerà la scrittrice Vittoria Coppola

a cura di Stefano Donno e Luciano Pagano

coppola-40k1Il caso editoriale dell’anno è il libro di una ventiseienne salentina, Vittoria Coppola: Gli occhi di mia figlia (Edizioni Anordest/Lupo Editore). A dirlo non una giuria di intellettuali, ma la rete, a suon di voti, più di 160.000 per la precisione. A proclamarla la redazione del Tg1 con un servizio che andrà in onda domenica 5 febbraio dopo il Tg delle 13:30 su RAI1.

Ogni anno in gennaio la rubrica libri del Tg1, “Billy il vizio di leggere”, in onda la domenica in coda al tg delle 13:30, indice un concorso per eleggere il miglior libro dell’anno. L’incoronazione del vincitore di quest’anno è attesa domenica 5 febbraio, quando sarà messo in onda il servizio su Vittoria Coppola, autrice di “Gli occhi di mia figlia” (Edizioni Anordest/Lupo Editore). Il concorso è semplice: la redazione sceglie 10 titoli e li getta in pasto alla rete, dando la possibilità di votarli direttamente dal sito de Tg1. L’anno scorso l’ha spuntata Antonio Pennacchi, quello precedente Roberto Saviano.

UN TALENTO DALLA RETE

Quest’anno, dopo 581.000 voti (record della trasmissione), vince Vittoria Coppola, classe 1986, con “Gli occhi di mia figlia”, edito da Edizioni Anordest e Lupo Editore. Dietro di lei, tra gli altri, gente come Carofiglio, Maraini, Buttafuoco, Pansa. Sorprendente è dir poco. Oltre il 28% di preferenze significa oltre 160.000 clic a favore di un libro che, in qualche modo, ha scatenato un furioso passa parola nella rete che ha decretato la vittoria di Davide contro Golia, sparigliando le carte e rovesciando facili pronostici. Vittoria Coppola quindi non solo è una giovane scrittrice che promette di

Due pugliesi per il romanzo più bello dell’anno

Gianrico Carofiglio e Vittoria Coppola. Due pugliesi per il romanzo più bello dell’anno. Votazioni aperte fino al 25 gennaio 2012

Domenica 8 gennaio 2012, nella puntata di “Billy il vizio di leggere” (in coda al TG1 delle 13.30), è stato ufficialmente lanciato il concorso sondaggio “Il romanzo dell’anno lo voti tu”, che offre ai lettori (tramite un semplice meccanismo di voto diretto su facebook) la possibilità di votare la propria preferenza fino al 25 gennaio 2012, eleggendo il libro dell’anno 2011.

“Gli occhi di mia figlia” (Lupo Editore) di Vittoria Coppola è stato scelto dalla redazione di Billy per concorrere al titolo, insieme a altri undici titoli usciti nel 2011, nella rosa dei candidati dalla redazione tra gli altri, Dacia Maraini,

L’Inferno di Capitan Black a fumetti: una possibile proposta formativa per le scuole medie salentine

di Pier Paolo Tarsi

Premessa

Qualche giorno fa, proprio dopo aver scritto sul Capitano il brano che potete leggere qui, intenzionato a prendere parte alla presentazione di un libro recentemente pubblicato da Lupo Editore, mi sono recato nello spazio espositivo appena inaugurato dall’editore stesso nel centro storico di Copertino. Neanche a dirlo, avevo sbagliato giorno: la presentazione si sarebbe tenuta il giorno dopo! Ho approfittato a quel punto per curiosare un po’ tra gli scaffali colmi dei tanti testi pubblicati dall’editore, accompagnato dalla voce narrante del disponibilissimo signor Lupo in persona che mi introduceva con entusiasmo al contenuto di ogni libro sul quale mi soffermavo. Tra i tanti lavori di grande interesse, la mia attenzione è ricaduta ben presto su un prodotto dal formato grande, dalla copertina colorata e attraente, avvicinandomi alla quale ho letto a grossi caratteri neri: Nfiernu!

Felice coincidenza: avevo appena scritto sulla necessità di far riscoprire nell’ambito della scuola dell’autonomia risorse come questo poeta dimenticato della nostra terra e lì, davanti a me, campeggiava una versione a fumetti di una parte della grande opera del Capitano, una concreta e

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