Palmariggi. Lu Paniri te e site

a cura di Luigi Panico

 

 

“Lu Paniri te e site” coincide con il tramonto del secondo venerdì del mese di ottobre. E’ la festa dell’autunno, dei suoi sapori, dei suoi colori in una cornice che riporta indietro, alla civiltà contadina e pastorale. “Paniri te e site” è fiera-mercato la mattina della domenica (che rappresenta l’aspetto originario di questo appuntamento annuale), mentre è sagra contadina e del maiale la sera del venerdì, del sabato e della domenica.

Proprio con le prime nebbie d’autunno, tra le ultime vendemmie ed il maturare del cotogno e del corbezzolo, apre la sua ruvida scorza la rossa melagrana lasciando vedere i suoi meravigliosi frutti. E la melagrana, cui è titolatala Fiera, è la signora della festa. Una grande festa che celebra il vino, la buona antica cucina, il canto popolare: musica folk, liscio e pizzica, la possibilità di degustare carne di maiale cotta in vari modi – alla brace, “lessa” o “fervuta”, “cicore creste te campagna culla carne te porcu”, “pittule”, pezzetti di cavallo, pane di grano con ricotta forte e alici, lacci caldarroste e “pipirussi” (peperoni), mbruscatizzi (involtini di interiore d’agnello), tanto vino gratis. Stand gastronomici coperti.

L’organizzazione della Sagra viene curata dall’Associazione “Lu paniri te e site”che composta da oltre cento soci ed è stata costituita appositamente per questa manifestazione; non ha scopi di lucro ma devolve gli utili in beneficenza e per servizi utili alla collettività.

In occasione della fiera viene stampato poi un giornale locale a numero unico, tendente ad illustrare quanto di meglio si è fatto e s’intende fare oltre che curiosità, detti popolari, informazione, satira, cultura, poesia dialettale, articoli vari. Giornale questo atteso impazientemente da tutta la gente del luogo, viene distribuito nella mattina della domenica.

 

La foto è di Luigi Panico

Tempo di melagrane. Mille motivi per mangiarle

LA MELAGRANA E LE SUE ECCEZIONALI PROPRIETÀ

di Alessandra Mattioni*

Un frutto antico, ma straordinariamente moderno per efficacia e utilità, con un’azione preventiva nei confronti dell’insorgenza dell’arteriosclerosi, attività antibatterica, azione anticancerogena e attività antiossidante.

ph Luigi Panico

La melagrana è un frutto antico al quale numerose civiltà hanno attribuito un importante valore simbolico. Secondo il mito di Persefone, nell’antica Grecia il melograno rappresentava il legame coniugale; nella mitologia persiana, secondo Erodoto, rappresentava l’invincibilità; nella Bibbia e nelle rappresentazioni medioevali è descritto come segno di fertilità e di abbondanza. Per il Buddismo come per l’Islam, la melagrana è considerata un frutto benedetto ed è usato per l’infertilità femminile.

L’immagine della melagrana è presente nello stemma di diverse associazioni mediche a indicare vitalità, fertilità e rigenerazione. Nell’Antico Testamento è citata come uno dei frutti della Terra Promessa, mentre per i cristiani il rosso della melagrana è stato usato per simboleggiare il sangue dei martiri e la carità.

Proprio per il suo valore simbolico i pittori dei secoli XV e XVI mettevano spesso una melagrana nella mano di Gesù Bambino, con allusione alla nuova vita donataci da Cristo.

Presso molte civiltà è stata simbolo di fertilità. Le spose turche, dopo il matrimonio, usavano scagliare a terra una melagrana: più alto era il numero

Palmariggi. Lu Paniri te e site

a cura di Luigi Panico

“Lu Paniri te e site” coincide con il tramonto del secondo venerdì del mese di ottobre. E’ la festa dell’autunno, dei suoi sapori, dei suoi colori in una cornice che riporta indietro, alla civiltà contadina e pastorale. “Paniri te e site” è fiera-mercato la mattina della domenica (che rappresenta l’aspetto originario di questo appuntamento annuale), mentre è sagra contadina e del maiale la sera del venerdì, del sabato e della domenica.

Proprio con le prime nebbie d’autunno, tra le ultime vendemmie ed il maturare del cotogno e del corbezzolo, apre la sua ruvida scorza la rossa melagrana lasciando vedere i suoi meravigliosi frutti. E la melagrana, cui è titolatala Fiera, è la signora della festa. Una grande festa che celebra il vino, la buona antica cucina, il canto popolare: musica folk, liscio e pizzica, la possibilità di degustare carne di maiale cotta in vari modi – alla brace, “lessa” o “fervuta”, “cicore creste te campagna culla carne te porcu”, “pittule”, pezzetti di cavallo, pane di grano con ricotta forte e alici, lacci caldarroste e “pipirussi” (peperoni), mbruscatizzi (involtini di interiore d’agnello), tanto vino gratis. Stand gastronomici coperti.

L’organizzazione della Sagra viene curata dall’Associazione “Lu paniri te e site”che composta da oltre cento soci ed è stata costituita appositamente per questa manifestazione; non ha scopi di lucro ma devolve gli utili in beneficenza e per servizi utili alla collettività.

In occasione della fiera viene stampato poi un giornale locale a numero unico, tendente ad illustrare quanto di meglio si è fatto e s’intende fare oltre che curiosità, detti popolari, informazione, satira, cultura, poesia dialettale, articoli vari. Giornale questo atteso impazientemente da tutta la gente del luogo, viene distribuito nella mattina della domenica.

 

La foto è di Luigi Panico

Tempo di melagrane. Mille motivi per mangiarle

LA MELAGRANA E LE SUE ECCEZIONALI PROPRIETÀ

di Alessandra Mattioni*

Un frutto antico, ma straordinariamente moderno per efficacia e utilità, con un’azione preventiva nei confronti dell’insorgenza dell’arteriosclerosi, attività antibatterica, azione anticancerogena e attività antiossidante.

ph Luigi Panico

La melagrana è un frutto antico al quale numerose civiltà hanno attribuito un importante valore simbolico. Secondo il mito di Persefone, nell’antica Grecia il melograno rappresentava il legame coniugale; nella mitologia persiana, secondo Erodoto, rappresentava l’invincibilità; nella Bibbia e nelle rappresentazioni medioevali è descritto come segno di fertilità e di abbondanza. Per il Buddismo come per l’Islam, la melagrana è considerata un frutto benedetto ed è usato per l’infertilità femminile.

L’immagine della melagrana è presente nello stemma di diverse associazioni mediche a indicare vitalità, fertilità e rigenerazione. Nell’Antico Testamento è citata come uno dei frutti della Terra Promessa, mentre per i cristiani il rosso della melagrana è stato usato per simboleggiare il sangue dei martiri e la carità.

Proprio per il suo valore simbolico i pittori dei secoli XV e XVI mettevano spesso una melagrana nella mano di Gesù Bambino, con allusione alla nuova vita donataci da Cristo.

Presso molte civiltà è stata simbolo di fertilità. Le spose turche, dopo il matrimonio, usavano scagliare a terra una melagrana: più alto era il numero

Il menhir di Monte Vergine

ph Luigi Panico

di Stefano Delle Rose (http://megaliti.fotoblog.it/)

 

Il Salento è una terra ricca di energie. Energie donate dalla Madre Terra, evidenti come le serre che attraversano il territorio in tre linee parallele, che vanno a congiungersi nel Capo di Santa Maria di Leuca; energie nascoste, come l’acqua sotterranea che, grazie al carsismo, scorre nel sottosuolo come un sistema di arterie.

L’uomo preistorico, sempre connesso sulle frequenze della natura per la propria sopravvivenza, sapeva sentire e riconoscere tali energie, al punto da considerare alcuni luoghi come sacri in virtù della divampante energia che ne scaturiva. La sua naturale capacità a servirsi della natura come di un immenso dispositivo energetico, ha fatto si che ancora oggi, laddove la mano distruttiva dell’uomo moderno non è entrata in azione, possiamo beneficiare “energeticamente” di luoghi ma anche costruzioni come menhir, dolmen, triliti e specchie, costruiti millenni addietro.

Uno di questi luoghi è situato sulla Serra di Monte Vergine. Si tratta di un complesso articolato in cui la mano dell’uomo, nel corso dei millenni, ha interagito con le forze benefiche della natura. Situata a circa 7 Km da Otranto, a 96 mt sul livello del mare, l’area si affaccia in direzione est come una vera e propria terrazza rocciosa naturale dalla forma perfettamente circolare; notevole doveva essere la presenza di acqua che dal sottosuolo e in superficie, con una rete di canali tutt’attorno, arrivava ad alimentare il bacino più piccolo dei laghi Alimini, tramite un grande canale oramai in secca.

ph Luigi Panico

In cima alla collina svetta il santuario di Monte Vergine, costituito da ben tre livelli; il più antico e sacro è rappresentato da una grotta, luogo di apparizione della Madonna; sopra si trova una cappella intermedia ed infine, a livello stradale, la chiesa di più recente costruzione. Ritroviamo quindi i tre livelli sacri che è possibile ritrovare in molte antiche culture: il mondo degli inferi, il mondo terreno e il mondo celeste.

Esternamente, in posizione sovrastante la grotta, è situato un menhir che prende il nome dal santuario. Siamo di fronte ad un vero e proprio dispositivo energetico primitivo, l’opera dell’uomo che ha scavato la grotta e costruito il menhir, si intreccia con quella della natura. L’uomo preistorico sapeva riconoscere ed utilizzare gli elementi naturali attorno a lui, sentiva che l’acqua è un potente trasportatore di informazioni e che la grotta funge, oltre che da rifugio, anche da accumulatore di tali informazioni. Costruendo il menhir in cima alla grotta, ha posto una sorta di antenna per ricevere oltre che l’energia terrestre, anche quella cosmica o celeste, arrivando così ad una più totale immersione e comprensione delle forze necessarie al proprio benessere.

Facendo un paragone con la vita e la sensibiltà dell’uomo moderno, basta immaginare il ruolo svolto dai ripetitori radio e televisivi, ormai indispensabili per raccogliere informazioni di ogni tipo.

La conformazione carsica del sottosuolo salentino facilita lo scorrere dell’acqua ed è noto che il potenziale energetico dell’acqua in movimento è sempre elevato; ma è nella grotta il vero e proprio “fulcro energetico”; essa funge da vero e proprio accumulatore energetico nel quale si mescolano le energie scaturite dall’acqua e dalla Terra con quelle cosmiche trasmesse dal menhir. L’acqua che scorre nel sottosuolo cede parte del suo potenziale energetico alla roccia e, di conseguenza, al menhir che contemporaneamente assorbe energia dal cosmo. L’incontro/scontro delle due energie, quella cosmica e quella tellurica, si manifesta proprio all’interno della grotta o anfratto sottostante, provocando un’elevata concentrazione di energia sottile. Quando nell’antichità le grotte erano aperte e accessibili, erano il vero luogo utilizzato per ricevere e utilizzare questa energia naturale. Probabilmente erano il luogo in cui lo sciamano o sacerdote di un gruppo si ritirava per svolgere riti, guarigioni e pratiche necessarie alla comunità.

ph Luigi Panico

La presenza o meno di metalli nella roccia o nel terreno circostante il complesso grotta-menhir amplifica gli effetti energetici. Grazie alla elevata conducibilità elettrica delle sostanze metalliche, la presenza di queste ultime amplifica ed allarga il raggio d’azione del benefico effetto di un dispositivo menhir-grotta e il complesso di Montevergine sorge su un’area il cui strato superficiale è costituito da bauxite.

Sembra non essere un caso che in tutto il mondo i casi di apparizioni, soprattutto mariane e miracoli, siano avvenuti all’interno di grotte in associazione alla presenza di acqua, dove si trova una notevole concentrazione di energie sottili che l’uomo moderno, con le sue “sovrastrutture” mentali, ha spiegato con eventi a lui familiari. Anche nel Salento molti dei casi di apparizioni e miracoli sono avvenuti all’interno di grotte sopra le quali si ergono dei menhir: la grotta di Montevergine in cui è apparsa la Madonna, Carpignano in cui è avvenuto il miracolo della restituzione della vista ad un contadino, San Paolo a Giurdignano, dove ogni anno si rinnovano le richieste di protezione contro il morso della taranta; laddove non si siano verificati miracoli o apparizioni, le tradizioni popolari e la chiesa li hanno “consacrati” come luoghi di protezione e i menhir sono stati cristianizzati con l’incisione o l’affissione di croci sulla sommità. Si potrebbe addirittura ipotizzare che il complesso chiesa-campanile, ma anche moschea-minareto, siano frutto di una antica, ma ormai sopita, consapevolezza del fenomeno da parte dell’essere umano. Si è infatti constatato che il già elevato livello energetico all’interno di una chiesa, aumenta considerevolmente in coincidenza al movimento delle campane, che emettendo vibrazioni che si incanalano dall’interno del campanile fino alla chiesa, incontrano energie telluriche provocando lo stesso fenomeno osservato nel complesso grotta-menhir.

Il passare del tempo e la trasformazione del paesaggio hanno causato la scomparsa di gran parte delle grotte, ma abbiamo ancora a disposizione numerosi menhir che, posti in superficie, risultano essere molto carichi di un’ energia con cui è possibile interagire non soltanto attraverso il contatto ma anche sostando in loro prossimità. La loro influenza infatti si estende nel raggio di centinaia di metri, regolando l’equilibrio energetico-naturale dell’area di pertinenza, tra cui il regime delle acque sia superficiali che sotterranee.

Nel Salento sono diversi i casi di menhir sovrastanti o a ridosso di grotte, ma quello di Monte Vergine è senza dubbio il più evidente e il più facilmente visitabile ed utilizzabile per sperimentare tecniche energetiche e di connessione con la natura.

 

Le foto del menhir e l’appello lanciato da Luigi Panico si possono vedere in:

https://www.facebook.com/#!/media/set/?set=a.210403992357012.55093.100001622386214&type=1

A Palmariggi tutto pronto per la festa della Matonna du Munte

Palmariggi, martedì 6 marzo 2012

FESTA DELLA MADONNA DI COSTANTINOPOLI

nota come “Matonna du Munte”

L’effigie nella cappella della Madonna du Munte a Palmariggi (ph Luigi Panico)

La cappella della Madonna di Costantinopoli sorge fuori dal centro abitato di Palmariggi, in campagna, su di un’altura, e deve ritenersi molto antica. L’edificio è un rarissimo esempio, fortunatamente conservato, di edificio religioso di epoca medioevale.

In tale cappella per molti secoli si celebrarono le sacre funzioni fino a quando, intorno al 1840 o 1848, fu interdetta dall’Arcivescovo di Otranto Monsignor Vincenzo Morelli a causa dello stato precario della costruzione e delle limitate dimensioni.

Gruppo di fedeli davanti alla cappella della Madonna du Munte a Palmariggi (ph Luigi Panico)

Tra la fine del XIX secolo e gli inizi del successivo la nobildonna Carmela Elia, moglie del patrizio di Palmariggi Don Gabriele Modoni, essendo devota della Vergine di Costantinopoli, a proprie spese fece ristrutturare e imbiancare la cappella, ricostruire il piccolo altare e restaurare l’affresco della Vergine; dotò, inoltre, la cappella di una porta e donò per gli usi sacri tovaglie per l’altare e altri oggetti. Quotidianamente la nobildonna si recava sul luogo e per devozione si preoccupava di accendere e far ardere le lampade.

Gruppo di fedeli davanti alla cappella della Madonna du Munte a Palmariggi (ph Luigi Panico)

È da notare che la devozione alla Madonna di Costantinopoli era molto radicata nella nobile famiglia Modoni, tant’è che nella Chiesa Madre, sull’altare di San Giuseppe eretto dagli avi di quella famiglia, come è evidenziato dallo stemma gentilizio posto in alto, vi è al di sopra una piccola nicchia con dentro l’immagine della Madonna di Costantinopoli.

Per antica tradizione ogni anno, il primo martedì del mese di Marzo, festività della Madonna di Costantinopoli, i fedeli devoti di Palmariggi si portano in processione (ore 16.00) dalla Chiesa Madre del paese alla cappella, dove il parroco, quest’anno don Michele Cursano celebra una Santa Messa.

Pietanze da consumarsi nel giorno della fest della Madonna du Munte a Palmariggi (ph Luigi Panico)

Nella campagna circostante, tra il verde degli ulivi, su prati ormai invasi da pratoline e altri fiori spontanei, chiaro segno dell’incipiente primavera, la Pro Loco “Montevergine” mantiene  viva la tradizione di consumare, per l’occasione,  il panino con la mortadella e il provolone, il pane di grano – cotto nel tradizionale forno a legna – con  i “pimmitori scattarisciati”, l’uovo sodo nel sale e nel pepe, le crostate; il tutto accompagnato da un salutare bicchiere di vino, godendo dei primi raggi di sole primaverile e allietati dall’ameno panorama.

(fonte: Pro Loco ‘Montevergine’ Palmariggi)

La campagna circostante (ph Luigi Panico)
Gruppo di fedeli nei pressi della cappella della Madonna du Munte a Palmariggi (ph Luigi Panico)

Palmariggi (Lecce). Festeggiamenti per la Madonna della Palma

di Luigi Panico

7-8-15 MAGGIO 2011

FESTA DELLA MADONNA DI MONTEVERGINE

Palmariggi. Altare del Santuario di Montevergine (ph. Luigi Panico)

PALMARIGGI: TERRA MARIANA

La protettrice di Palmariggi è la Madonna della Palma. I festeggiamenti religiosi in onore di Maria Santissima della Palma si svolgono, per antica tradizione, quindici giorni dopo la festa di Pasqua.
È importante ricordare, allora, che l’8 maggio (quindici dopo Pasqua) la comunità di Palmariggi farà festa per un evento finora mai verificatosi: la coincidenza della festa della Madonna di Montevergine con i solenni festeggiamenti in onore della Nostra Protettrice.

Avvenimento unico – per trovare una Pasqua il 24 aprile bisogna riandare indietro al 1859 – che si ripeterà nel 2095.

 

Palmariggi. Santuario di Montevergine (1707) (ph. Luigi Panico)

La Madonna di Montevergine: la Storia.
L’origine del Santuario e l’intensa religiosità per la Madonna di Montevergine fu originata dall’apparizione, nel 1595, della Vergine ad un pastorello piangente per aver smarrito il temperino, unico passatempo durante le interminabili ore di pascolo. Porgendogli il temperino, la Vergine, gli affida un messaggio: «Va’ dall’Arciprete di Palmariggi e da parte mia gli dirai che io qui l’attendo e venga col suo popolo a me». Il sacerdote don Francesco Antonio Federici, Dottore in Sacra Teologia, comprese subito che il racconto del pastorello aveva dello straordinario e si recò in processione sul luogo dell’apparizione, una località distante 2 km da Palmariggi e volgarmente chiamata “‘u munte” – da cui il nome di Montevergine (Vergine del Monte), dove alcuni fedeli si misero ad allargare una buca finché, raggiunto il fondo, con immensa meraviglia trovarono una grotta su una parete della quale vi era un affresco raffigurante la Madonna con il Bambino. In quello stesso luogo gli abitanti di Palmariggi vollero costruire una chiesetta per custodire degnamente la sacra immagine.

Nel 1707, crollata la prima chiesetta costruita sulla grotta, i devoti della Madonna, stimolati da una donna di Cursi di nome Giulia, costruirono l’attuale chiesa, peculiare nella sua struttura architettonica.

 

Palmariggi. Statua della Madonna di Montevergine (ph. Luigi Panico)

La Madonna di Montevergine: il programma
04 – 05 – 06 MAGGIO: Ore 06:00 partecipato Pellegrinaggio, dalla Chiesa Parrocchiale al Santuario, a piedi: Rosario – Canti – Santa Messa con lodi.

SABATO 7 MAGGIO alle ore 17.30 i fedeli, muovendosi in processione dalla Chiesa Parrocchiale intitolata a San Luca Ev., portano la statua della protettrice Madonna della Palma fino al Santuario di Montevergine, dove alle ore 18.30 viene celebrata una Santa Messa. Dopo la Messa, alle ore 19.30, con gran partecipazione di popolo, la statua della Madonna di Montevergine (come da tradizione portata a spalla dalle donne di Palmariggi), insieme alla statua della Madonna della Palma, viene portata processionalmente, per “l’antico cammino”, alla chiesa parrocchiale.
La strada di campagna tra ulivi secolari e muretti a secco che dal Santuario conduce a Palmariggi è illuminata ogni anno da migliaia di fiaccole e flambeaux.
Ad accoglierle: un grande spettacolo pirotecnico, curato dalla ditta DITTA “MEGAFUOCHI S.r.l di Francesco & Figli” – Scorrano e l’accensione delle luminarie della ditta MANCA da Monteroni di Lecce.

A seguire: esibizione musicale a cura dell’Associazione culturale-musicale “LA CITTADELLA DEI RAGAZZI” – Associazione Culturale Musicale di Nardò, diretta dal maestro concertatore Giovanni Greco

DOMENICA 8 MAGGIO: Festa della Madonna di Montevergine.
Tutto si svolge a Palmariggi: alle ore 8.00 S. Messa. Alle ore 10.30, processione per le vie del paese. Al termine della processione: S. Messa solenne. IL GIORNO 08 MAGGIO PRESTERÀ SERVIZIO IL CONCERTO LIRICO SINFONICO “GRECÌA SALENTINA” – MAESTRO DIRETTORE E CONCERTATORE SALVATORE TARANTINO.

La statua della Madonna di Montevergine rimarrà in Parrocchia e dal 9 al 14 maggio, dopo la Messa del mattino (ore 7:00) verrà portata in alcuni rioni del paese, ove sosterà durante il tutto giorno.

DOMENICA 15 MAGGIO
Alle ore 9.45, dopo la celebrazione della S. Messa, la statua della Madonna è ricondotta al Santuario perla S. Statale 16 Maglie – Otranto, dove all’arrivo sarà celebrata una S. Messa.

La Fondazione Terra d'Otranto, senza fini di lucro, si è costituita il 4 aprile 2011, ottenendo il riconoscimento ufficiale da parte della Regione Puglia - con relativa iscrizione al Registro delle Persone Giuridiche, al n° 330 - in data 15 marzo 2012 ai sensi dell'art. 4 del DPR 10 febbraio 2000, n° 361.

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