Scienza e scienziati salentini tra Seicento e Novecento


di Livio Ruggiero

La tradizione scientifica salentina, in buona parte messa in ombra da quella umanistica e dal barocco, è ricca di una lunga serie di personaggi, da Archita da Taranto, grande matematico del IV secolo a. C., a Ennio De Giorgi, uno dei più grandi matematici del Novecento. La vita e le opere della maggior parte di essi sono cadute inesorabilmente nell’oblio e solo di alcuni si è salvato il ricordo del nome nella toponomastica stradale. Eppure la loro attività è stata di grande importanza e spesso di rilievo internazionale, come quella del medico Giorgio Baglivi, dalmata ma salentino di adozione, dei naturalisti Oronzo Gabriele Costa e Salvatore Trinchese, del fisiologo Filippo Bottazzi, candidato al Nobel.

 

Alcuni hanno dotato Lecce di strutture scientifiche e tecnologiche d’avanguardia, anch’esse cadute nel dimenticatoio e scomparse dal panorama cittadino, come l’Orto Botanico realizzato da Pasquale Manni, la rete di orologi pubblici sincronizzati elettricamente ideata da Giuseppe Candido, sacerdote e vescovo, e l’Osservatorio Meteorologico e la Rete Termopluviometrica realizzati e gestiti, per oltre quarant’anni, con grande passione da Cosimo De Giorgi.

A ciò si aggiungano fatti di rilievo come i primi esperimenti di illuminazione elettrica condotti dal gesuita P. Nicola Miozzi, l’istituzione dell’Istituto Tecnico “O. G. Costa” e la realizzazione del tram elettrico Lecce-S.Cataldo, all’epoca il più lungo d’Italia.

In ambito universitario si sta cercando di recuperare questo ricco patrimonio, ma è l’intera comunità salentina che ne deve riprendere coscienza per salvare quanto rimane.

 

abstract del saggio pubblicato integralmente su Spicilegia Sallentina n°5

Cosimo De Giorgi, famoso geografo leccese, medico e filantropo

di Luigi Cataldi

 

Cosimo De Giorgi nasce a Lizzanello, presso Lecce, il 9 febbraio 1842, ed ottiene il diploma in Belle Lettere e Filosofia nel 1858, presso il Liceo-Convitto dei Gesuiti di Lecce. Conseguita, presso la scuola Medica di Lecce, l’ammissione al II grado di medicina nel 1861, nel novembre dello stesso anno si trasferisce a Pisa, dove, nel 1864. si laurea in Medicina. Due anni dopo consegue anche la laurea in Chirurgia, a Firenze.

Nel 1867 rinuncia, suo malgrado, a recarsi all’estero per frequentare una scuola di specializzazione, dovendo rientrare al paese natio per curare i familiari affetti nel corso di un’epidemia di colera. Si dedica con successo alla professione medica, che esercita dedicandosi contemporaneamente a studi di geologia, e all’insegnamento delle scienze naturali. Lasciato definitivamente l’esercizio della medicina nel 1889, forse a seguito della morte della madre e del senso di colpa derivatogli per non esser riuscito a salvarla, si dedicò interamente ad attività sociali tra le quali il Comizio agrario, la Commissione Conservatrice dei Monumenti, il Consiglio Sanitario, la Delegazione Scolastica.

In particolare De Giorgi si dedicò allo studio dell’ambiente salentino sotto vari aspetti, dalla meteorologia alla sismologia, dalla geologia alla paleontologia, dall’archeologia alla storia, dall’agricoltura all’igiene. Dopo una raccolta sistematica delle osservazioni meteorologiche a Lecce (1869-1873), nel 1874 fondò l’Osservatorio Meteorologico, dirigendolo ininterrottamente fino quasi alla sua morte.

Realizzò anche la Rete Termopluviometrica Salentina, che portò la Provincia di Lecce ad una invidiabile collocazione ai primi posti in Italia in ambito meteorologico.

De Giorgi guadagnò in tal modo un ruolo di prestigio nella comunità scientifica nazionale, che apprezzò ampiamente le sue doti accogliendolo consensualmente tra le personalità scientifiche di maggior rilievo. Egli partecipò ai congressi della Società Meteorologica Italiana, svolgendo relazioni su vari temi.

Ottenne nel 1880 la nomina a cavaliere del Regno d’Italia. Nel 1897 fu nominato socio corrispondente della Pontificia Accademia dei Nuovi Lincei e ai primi anni del ‘900, grazie alla passione per l’Archeologia proprio in quegli anni (1900-1906) riuscì a portare alla luce l’Anfiteatro Romano esistente nel cuore della città di Lecce, permettendo al Salento di acquisire una posizione di grande prestigio culturale.

Prenderemo ora in considerazione alcuni aspetti che fecero meritare a De Giorgi ottima fama anche in campo medico, nell’Igiene e nella prevenzione. Rileviamo questi dati preziosi dalla corposa corrispondenza che il De Giorgi tenne con centinaia di Personalità, Istituzioni, Colleghi e Amici.

Accenneremo solo ad alcune problematiche che potremmo inserire nel grande tema della medicina popolare.

Quando il paziente chiede al medici, con insistenza, la prescrizione di un farmaco di cui ha visto o sentito dire qualcosa, magari su “Internet”… Evento assai frequente anche sulla base della nostra esperienza recente. E il medico dovrebbe rispondere: “stia molto attento signore, che sul web c’è anche molta spazzatura ed abbiamo anche noi difficoltà a discernere il buono dal cattivo”. Che sarebbe una maniera elegante per non dire: “si faccia curare da Internet…”.

In una delle sue lettere, indirizzata il 2 maggio 1868 all’amico e collega Guidi Mugnaini, da Nugola (LI), suo compagno di studi, De Giorgi lamenta la richiesta di continui salassi da parte dei suoi assistiti ippocraticamente convinti che il salasso liberi il corpo dai “cattivi umori”.
Poche settimane dopo scrive allo stesso amico lamentando i pregiudizi dei suoi pazienti su streghe, stregoni, diavoli, sulla credulità e superstizione relative ai riti magici, al malocchio e ai vari rimedi popolari per liberare se stessi o i propri bambini.
Quando i bambini piangevano, lamentandosi senza un motivo apparente, veniva consultata un’anziana esperta che controllava se avessero il malocchio (l’affascinu). L’affascino poteva essere procurato ai neonati dallo sguardo invidioso di donne che non potevano avere figli, o da chi, in ogni modo per invidia, facesse apprezzamenti. Per liberare un soggetto dal malocchio si ungeva l’indice con l’olio e lo si faceva gocciolare nel piatto poggiato sulla testa del “fascinatu”; l’operazione veniva ripetuta per tre volte recitando l’Ave Maria.

Un altro rito magico molto diffuso era quello di “tagliare i vermi” ai bambini che soffrivano mal di pancia. Veniva chiamata una donna esperta, che nel vicinato non mancava mai, e che interveniva con una tecnica e una formula segreta che le era stata tramandata: per tre volte faceva il segno della croce sulla pancia del bambino con le mani unte di olio e, massaggiando la pancia, recitava preghiere misteriose.

In una lettera del 30 giugno 1868, il De Giorgi, addoloratissimo, comunica all’amico il caso di un adolescente con un grave trauma a un arto, morto per una complicanza infettiva da tetano, contratto perché i genitori avevano rifiutato di far amputare l’arto traumatizzato… Il ragazzo era morto e De Giorgi era stato incolpato, se non aggredito, dai parenti.In una lettera del 16 luglio dello stesso anno De Giorgi informa l’amico che nel Salento una medichessa tratta le infiammazioni oculari passando la lingua, ben insalivata, sull’occhio malato, ma dopo aver masticato a lungo delle foglie di ruta.

Contro l’eresipela, invece, come egli riferisce, esistevano numerose possibilità terapeutiche popolari, dalla zucca gialla alle foglie di sambuco, dalle monete o medaglie d’argento alle feci umane…

In conclusione anche se sono trascorsi quasi 150 anni dai tempi in cui Cosimo De Giorgi viveva sulla propria pelle i drammi dell’ignoranza della popolazione, ancora oggi tutti i medici e forse i pediatri in misura più rilevante, subiscono aggressioni culturali, psicologiche, legali, e non di rado anche fisiche a causa della diffusa ignoranza popolare, e perché no, anche della malafede di personaggi di indefinibile moralità.

Bibliografia

Caiuli A. (a cura di), Bibliografia di Cosimo De Giorgi, Congedo Editore, Galatina 2002

Cataldi L., Gregorio M.G., Errori di ieri… , “Atti del 10° Congresso Internazionale del GSNNP”, Aversa 24-26 nov 2006

Cataldi L., Errori di oggi… Atti del 10° Congresso Internazionale del GSNNP Aversa 24-26 nov 2006

Jastrow J. (a cura di) – Storia dell’errore umano. Milano, Mondadori, 1941

Joubert L., La prima parte de gli errori popolari dell’eccellentiss. sign. Lorenzo Gioberti filosofo, et medico, lettore nello studio di Mompellieri. Nella quale si contiene l’eccellenza della medicina, e de’ medici, della concettione, e generatione; della grauidezza, del parto, e delle donne di parto; e del latte, e del nutrire i bambini. Tradotta di franzese in lingua toscana dal mag. m. Alberto Luchi da Colle. Con due tauole, vna de’ capitoli, e l’altra delle cose notabili. Nuouamente data in luce. In Fiorenza, per Filippo Giunti, 1592 

Mercuri S., Degli errori popolari d’Italia, In Venetia, appresso Gio. Battista Ciotti Senese, 1603

Ruge R. Muhlens P, Schwalbe J. Errori diagnostici e terapeutici e criteri per evitarli: pediatria, Milano Vallardi, 1927  

* Il presente contributo è stato presentato il 20 febbraio 2010 al 6° CORSO  “NOVITA’  NELLA  STORIA DELLA PEDIATRIA” del GRUPPO DI STUDIO DI STORIA DELLA PEDIATRIA della SOCIETA’  ITALIANA  DI  PEDIATRIA autori, Angela Paladini e Luigi Cataldi.

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